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NOIR 2: I TASCABILI FANTASTICI

Selene

1 - Noir2 Si è parlato troppo poco di questo secondo importante volume di Luca Mencaroni, che chiude almeno temporaneamente il suo discorso sui tascabili italiani per adulti che affollavano (e talvolta ingolfavano) le edicole dal i966 fino a tutti gli anni Ottanta, con già un notevole calo in quest'ultimo decennio, complice l'impennata di acquisti nel settore delle videocassette sexy, seguite dai dvd e poi... dal nulla, dai siti dedicati, dalle chat. E vi saluto carta e vignette!

Bene, su questo Noir 2, qui su Post Card Cult si trova un piccolo approfondimento. Chi gradisce assumerne almeno una dose, può passare a rifornirvisi.

SECONDO TEMPO

Intendevo, sulle prime, chiudere questo rimando al post altrove inserendo qualche film animato (dimenticato) dello stesso periodo dei tascabili coperti da Luca Mencaroni.
Ce ne sono un paio di esempi più, sotto, da Dirty Duck differente fdal character creato da Bobby London a una rara prova nientemeno che di Osamu Tezuka.

Ma poi, per rispondere a Sauro Pennacchioli, meglio farlo dentro il post stesso che nei commenti.

Si parla di molti altri fumetti, strapopolari (e per questo forse non del tutto digeribili da parte del lettorato di Cartoonist Globale), amati e diffusi quanto rari.

Per esempio c'è la spiega sul fumetto beat (o similtale) più famoso: il significativo Teddy Bob. Con le sue controcopertine musicofile illustrare da Josè Pin (il ben poco esotico Giuseppe Pini).

Com'è noto, Teddy Bob il fumetto giovane è il titolo completo della testata, pubblicata dalla C.E.A. di Gino Sansoni (nella T di Teddy, per ribadire un target campeggia la scritta rossa beat). Partecipano all’operazione tra gli altri i disegnatori Aulo Brazzoduro (Lino Brazzi), Gino Dauro, Giuseppe De Facendis (Endis), Brenno Fiumali, Pietro Gamba e Maurizio Ricci.

Teddy Bob

TEDDYBOB129BACKCOVER

Uranella Poi si parla di Uranella e di altre eroine postbarbarelliane consimili.

A me fa una certa sensazione ritrovare anche quegli insoliti albi verticali, spillati, intitolati Ringo, pubblicati dall'editore romano Vita (per il quale aveva lavorato Massimo Liorni, e forse lo stava ancora facendo al momento, nel 1966).

Erano quasi impossibili da gestire e nelle buste sorpresa delle rese, per poterceli ficcare il distributore li apriva a metà e faceva far loro una flessione sulla loro costola, ottenedndo dei quadrotti con la riga al bacino, sotto l'ombelico. Pardon, fra un punto metallico e l'altro.

Un'appendice dell'appendice del libro è meritoriamente dedicata alle misconosciute pubblicazioni, alcune davvero effimere e almeno una vergognosissima, delle Edizioni Cancellieri.
Chi se le ricorda?
Chi le ha mai conosciute?

Qui, su The Boschington Post.

E qui sul sito di Luca Mencaroni, che ben presto sarà completamente rinnovato.

nuove funzionalità - nuova veste grafica

. carrello degli acquisti

. aggiornamenti online

. continui nuovi arrivi

Testate come Colarado Bill, Toryok, Lak Timo, Tetrus, La Donna di Picche (ispirata, almeno nel nome, da uno sceneggiato televisivo del Tenente Sheridan, ma anche a un brando minore di Little Tony)...

One Thousand and One Nights (1969)

This little known anime film, conceived by the legendary Osamu Tezuka, is an unique, psychedelic interpretation of the Aladdin story. The first in a series of three films - the "Animerama" - it was aimed at an adult audience. It took me awhile to find the film, and I hardcodded the subtitles myself. Apologies if the subs aren't to your taste - it's all I could find.

DIRTY DUCK
(USA, 1977)

Directed by Charles Swenson

Hoppy e Porfirio

Due conigli a confronto, a uso e consumo di Sauro! :-)

Commenti

Si può sapere quale categoria di tascabili tratta questo secondo volume?

Il primo, che naturalmente ho, parla degli eroi neri di serie B (quelli illeggibili).

E questo secondo volume?...

Dal testo di Luca Boschi sembrerebbe dedicato agli erotici, ma non credo sia così.

Del resto L.B. odia i tascabili...

Ah, ah, non li odio!
Ma ho scritto tutto nell'altro blog, dove non c'è ancora niente online.
Quindi, devo rimandare questo "lavoro in corso" di qualche ora.

Selene c'è, per dire, anche se ha il formato di un 45 giri.

Vabbe', lo lascio online e di ritorno dal cinema, qui a Parigi in Rue cosa... Rue Montorgueil, con Jac e Tomaso (qui ormai soimo tutti diventati visionari), lo completo.

Vale la pena di prenderlo, Sauro, ti piacerà come l'altro, ma è ancora più "stracult", se possibile.

Il sito di Luca Mencaroni non è ancora stato restaurato, penso che lo sarà entro il mese.
A tra qualche ora!

Il 25 gennaio h 19 durante Art City White Night, presso lo spazio Zoo in Strada Maggiore 50/A inaugura
Burn Clear, personale di Anna Deflorian curata da Canicola. Alle h 20 live di His Clancyness (solo set) e proiezione in anteprima del videoclip
del pezzo Miss out these days (dall'album Vicious, prodotto dall'etichetta britannica FatCat), con animazione realizzata da Anna Deflorian insieme a Michele Bernardi .
La mostra sarà aperta dal 24 gennaio al 16 febbraio 2014.

L'evento si inserisce all'interno di Arte Fiera / Art City Bologna ed è realizzato grazie al sostegno di GAER, Regione Emilia Romagna, GECO e Dipartimento della gioventù.

Con Burn clear, Anna Deflorian presenta alcune delle sue opere edite e inedite più interessanti (dalle collaborazioni con le riviste Watt e Kuš! a quelle per festival come Drodesera e Fuochi fatui), una serie di serigrafie in edizione limitata prodotta dalla galleria stamperia d'arte Squadro e tavole tratte dal volume Roghi, opera in cui il fumetto si esprime nel pieno del suo potere visivo e che vede l'esordio della Deflorian nella collana di grande formato di Canicola dove si sono misurati artisti di fama internazionale come Andrea Bruno, Anke Feuchtenberger e Gabriella Giandelli. In mostra è esposta inoltre la serie di scatti realizzata dalla fotografa Giulia Mazza in cui le suggestioni di Roghi diventano spunto per un'interpretazione e un esperimento che nel dialogo tra i due linguaggi conferma, di nuovo, la ricchezza della contaminazione.

La mostra di Bologna segue quella realizzata presso la Project Room del CAOS di Terni, e precede le successive tappe di Berlino, Amburgo, Rovereto.

Di Anna Deflorian è disponibile il volume Roghi:
http://www.canicola.net/libri/roghi/

e la serigrafia Medieval Lynk:
http://www.canicola.net/serigrafie/

I realtà, da notizie avute da Ange Tomaselli anni or sono, Francoise Corteggiani e Jacovitti andarono veramente al cinema nell'autunno del 1985 o 86.
Non ricordo il nome del cinema, ma allora si trovava alla fine del boulevard Magentà, all'incrocio con Foubourgh Saint.Martin.
Fra l'altro ho recentemente scoperto che Jacovitti pernottò da quelle parti nell'Hotel della catena "Campanile".
Chi me l'ha detto? un appassionato francese conosciuto in un sito dedicato non solo allaBD francese.
Vedrò a proposito il da farsi.

Teddy Bob sembrava più un fascistello dei teddy boy che un beat, anche se era circondato da fighette semisvestite in stile hippy.

Come al solito, nel post si omette lo sceneggiatore: Pier Crapi, segretario del venerabile Licio Gelli.

Ecco un episodio come lo ricordo (l’avrò letto a nove anni). Un grasso imprenditore perseguita una delle ragazze seminude della banda beat. Allora Teddy va da questo stronzo e gli dice: “Se tu perseguiti ancora la mia amica dirò a tutti il tuo segreto”. “No, ti prego, non svelare il mio segreto! Farò tutto quello che vorrai!”. Con un sorrisetto, Teddy Bob esce pensando “non so che segreto abbia, ma tutti quelli come lui hanno un segreto inconfessabile”.

Testi manierati e deboli, per nulla beat.

Non Pier Crapi, ma Pier Carpi.

(1 di 2)

Io gliel’ho detto al Menca: buttati sui fumetti della Rg!

Basta fare il confronto con questa storia di Messalina che vado a riassumere, forse disegnata da Manara (ammesso che Manara abbia mai disegnato Messalina).

Con la borsa della spesa, Messalina va al mercato degli schiavi. Decide di comprarne uno bello e muscoloso. Vince l’asta con un senatore ciccione e se lo porta a casa.

Dopo esserselo scopato, Messalina nota che lo schiavo ha un certo neo sulla schiena.

Che sia suo fratello perito in un naufragio? Lo schiavo dice di sì e qui inizia la parte drammatica della storia, con la disperazione di Messalina che pensa di avere commesso un incesto.

1 di 2.

Io gliel’ho detto al Menca: buttati sui fumetti della Rg!

Basta fare il confronto con questa storia di Messalina che vado a riassumere, forse disegnata da Manara (ammesso che Manara abbia mai disegnato Messalina).

Con la borsa della spesa, Messalina va al mercato degli schiavi. Decide di comprarne uno bello e muscoloso. Vince l’asta con un senatore ciccione e se lo porta a casa.

Dopo esserselo scopato, Messalina nota che lo schiavo ha un certo neo sulla schiena.

Che sia suo fratello perito in un naufragio? Lo schiavo dice di sì e qui inizia la parte drammatica della storia, con la disperazione di Messalina che pensa di avere commesso un incesto.

2 di 2.

Alla fine, Messalina scopre che lo schiavo le aveva raccontato un sacco di balle: non è suo fratello.

Incazzata come una iena, “zak!”, con un pugnale gli stacca il pistolino.

Mentre lui si piega in due, Messalina dice sarcastica: “Ti rivendo al ciccione, tanto a lui non interessava quella parte lì”.

Minchia, che storiona di tradimenti e di femminismo ante litteram!

E poi Luca Boschi ha il coraggio di scrivere a proposito dei tascabili: “Si parla di … fumetti, strapopolari … e per questo forse non del tutto digeribili da parte del lettorato di Cartoonist Globale”.

Saranno meglio i fumetti con i coniglietti.

Facciamo i soliti figli e figliastri: nell'altro blog di Boschi, quello frequentato da gente figa e da pop star, c'è una bellissima tavola di Manara in stile Crepax (credo da Genius), mentre qui solo vediamo roba brutta.

"Porfirio e lo stupratore di conigliette", pubblicato da Renzo Barbierri e disegnato a Nicola Del Principe nel 1973, forse accontenta tutti?


Qui ne trovi la copertina, sicuramente ti piace più di Hoppy the Marvel Bunny, della Fawcett, che aveva lo stesso costume di Captain Marvel:

http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2007/09/renzo-barbieri-.html

Li ho inseriti direttamente in coda di post, per evitare deambulazioni nella rete.

E... certo, Pier Carpi, che negli anni Sessanta-Ottanta ha scritto una tonnellata di storie, co-fondato il primo "Horror" e così via.

E creato Ottoperotto, il cane bassotto della Banda Bassotti, poi riportato alla luce da Francesco Artibani sotto la direzione di Claretta Muci!

Non mi dilungo, anche perché sono in viaggio, ma di Carpi si potrebbe dire molto. Il suo libro "Cagliostro" era oggetto di studio e anche di "confutazione" da parte dell'altro fratello massone nostro amico, Franco Riccomini (che a sua volta aveva risposto con un suo altro "Cagliostro", che conservo con dedica e autografo), purtroppo scomparso la settimana scorsa.

Pier Carpi era indicato nei tags sin dalla messa online di questo post.

Mentre scrivevo la chiusa sui coniglietti, mi dicevo che, per fortuna, Luca Boschi non ha la raffinatezza culturale per sbattermi in faccia il vecchio Porfirio.

Invece mi rivela anche che lo disegnava Nicola Del Principe.

Be’, se non altro questo significa che Del Principe era un disegnatore scarso.

Nestore, mi leggi?

Ti ho provocato un’altra volta…

Oggi ve ne segnalo un'altra.
Sabato 25 gennaio alle 16 presso il Cinema Galliera, via Matteotti 27, Bologna, verrà presentato il bellissimo Cattivissimo me 2.


http://www.futurefilmkids.org/

L’ex cattivo Gru conduce una vita tranquilla con le tre nuove figlie adottive e i Minions, finché non compare sulla scena mondiale un nuovo misterioso supercriminale.

Reclutato come consulente dalla fantomatica Lega Anticattivi in quanto esperto di pensiero criminale, Gru riprende in pugno le armi e torna in azione, stavolta dalla parte dei buoni.

I Minions sono tornati! Tanto basta per entusiasmarsi davanti al secondo capitolo delle avventure di Gru e soci, un mix perfetto di azione e umorismo che sa rinnovarsi intelligentemente rispetto al primo capitolo. Gru saprà resistere all’irresistibile richiamo del male?

Penso che i fumetti ristampati non andrebbero ristampati su carta.
I tascabili ad esempio, ripresi anche in coloritura digitale, sarebbero interessantissimi,
ma su carta non ce li vedo.
Secondo te esiste qualche materiale tipo plastica biologica con cui poter fare giornalini?

E se si stampassero sul fondo della vasca? Così chi fa il bagno a pancia in giù potrebbe leggere Porfirio

Okay ora arriva il poliziotto e mi manda nell'altro blog

Hey, ho seguito il link di Tomaso e ho davvero trovato qualcosa di interessante ma che non capisco del tutto.
Ho capito che questo Ange Tomaselli ha perso la vista e non è più contattabile.

Per condividere queste informazioni con voi, copio il commento di Tomaso:


Deeds and misdeeds of Van Straelen
by Tomaso Turchi

After the publication of the article “Will Sparrow, Caesar and surroundings” in Informavitt, in March 2003, which left some questions open, I have been contacted by Ange Tomaselli, which through the editorial staff he sent me a lot of french material related to the aforementioned character, drawn by the "famous" Van Straelen (with the aid of at least another unknown hand) and to the series “Les hèros de l’aéroport Z”.
About this series, it’s necessary to emphasize an important point: Caesar’s collaboration in Italy with the weekly Mondadori title “Topolino” stops with issue 305 from 1938, and the following episode pages are drawn by Pagotto.
At the same time, the story of "Pino il Mozzo" suffers the same fate: we are more or less at the time when on "Il Vittorioso" the story "Romano il Legionario" is coming to an end, between the end of October and the beginning of November 1938.

Here it begins a sort of "black hole" lasting about a few months, because it will be only in March 1939 that a new story signed by Caesar, "Deserto Bianco", will appear on "Il Vittorioso". What could have happened in that time frame? – because something specific must have caused this sudden "disappearance" with his following interruption of as much as two cineromanzi for Mondadori, seamlessly taken over by the skilful hand of Pagotto.
A special mission for some important newspaper? A business trip to distant countries?
I leave to the careful biographers of Caesar – and we have more than one – the answer to my question.

Ange Tomaselli, with whom I have recently had a close encounter of the first kind in the height of the summer heat, formulated the opinion of a simple period of strong work commitment, whose fruits would have been made ​​manifest months after; the temporary abandonment of the stories on "Topolino" then would simply have been the editorial strategy which often rotated its designers from one title to another, from one job to another.
In the meanwhile in France, in 1940, the same episode of "Airport Z" is reprinted on the issues n.196-200 of the famous journal "Robinson", but entirely drawn by Caesar : thus there are at least five pages of our author unpublished in Italy.

The other problem, as it’s now widely known – please bear with me if I repeat myself, but I have to go briefly into specifics – lies instead in the fact that the adventures of Will Sparrow (Bill l’Albatros in France) at some point bifurcate, taking two different paths: the italian one by Caesar/Galeppini/Benvenuti and the transalpine one of Van Straelen and his assistants. These last french adventures have been partially published in six Albi d’Oro issues by Mondadori, the first of which, “Il flagello dei mari del sud” (n.75) roughly corresponds to the "official" episode "Le perle del mare di Oman", serialized on "Topolino” in 1941 and drawn by Galeppini; while the last one, "La sconfitta di Will Sparrow" (n.141, February 12, 1949) – shows us in its final page the two "villains", Sparrow and the inseparable Mark Park, once again luckily free in the middle of the South Pole, driven by belligerent intentions of revenge: «Oh, we’re not fallen in their hands yet, my dear Mark, and I have plans which will give them a hard time…» – this is the dialogue from the last balloon coming out of the mouth of the sinister villain of our story.

[to be continued…]

Spero che Tomaso non me ne voglia.

Ci sarebbe una sceneggiatura venduta a due disegnatori diversi: Galleppini e Caesar, per eccesso di commissioni e poco tempo per inventare cose diverse.
Ho capito qualcosa?

Per risollevare le sorti di questo blog bisognerebbe poter inserire le immagini con i commenti, come nel blog segnalato da Tomaso.

Diverrebbe seguitissimo.

i blog come quello però sono "gestiti" da moderatori "pischelli" con problemi di ego:
almeno qui in Italia.
con cui non c'è dialogo
e se ti permetti di coglierli in fallo, ti mettono sulla lista nera.

@Mikimoki:
"esiste qualche materiale tipo plastica biologica con cui poter fare giornalini?"

se per "biologica" intendi ecologica o -biodegradabile- allora sarebbero Fumetti usa-e-getta
visto che "marcirebbero" da "soli"

non c'è niente di più ecologico della carta...
nota:
gli alberi usati per la carta non sono quelli delle foreste pluviali o..
ma sono piant-aggioni per quell'uso
bisogna solo imparare a riciclarne di più.


per quel bisognerebbe fare per la carta per "libri" è migliorarne le prestazioni...
qualche giorno fa ho visto un documentario dove mostravano un procedimento per "rinfonzare" le fibre della carta che la rendeva più resistente e praticamente "impermiabile"
quindi se si potrebbe usare per con la stampa si avrebbero fumetti anti muffa
chissà se...

Per le storie in due puntate, stamperei la seconda sulla tendina davanti alla vasca. Così quando avrei letto la prima a pancia in giù, mentre esco mi leggo la seconda in piedi.

Per quelle in tre si potrà fare anche sullo zerbino?

Ciao Seba, non stavo mica scherzando, non intendevo usa e getta.
Credo che un materiale diverso dalla carta si adatterebbe meglio alla resa
dei colori in digitale, anche al tatto.
Non ne so nulla di quel che dici del documentario che hai visto.
Penso a un materiale leggero, non rigido.
Mi fermo qui perché mi sa che se continuo arriva un altro plotone di Sarette
a sventolare le tendine.
Ciao.

Parlando di Messalina, il sacerdote prebbe leggere la prima parte appunto durante la Messa, quando volta le spalle alla platea dei fedeli.

Cosa ne pensi Mikimoki?
Sarebbe abbastannza ecologica?
Oppure ecoillogica?

Una vignetta su ogni ostia forse ci sta, così chi si comunica ne assimila meglio il contenuto.

Per la parte finale di Messalina, quella con il taglio degli szibedei, devo ancora riflettere.

Mi sorprendi, non immaginavo che tu fossi capace di riflettere?
Funzioni a specchio o cosa?!

Antolisei: no, no , tutto bene, anzi meglio!
La circolarità delle notizie, scritte e immagini, è un principio sacrosanto! Almeno, io ci credo.
Federico scrisse la sceneggiatura per la storia di Will Sparrow "Le perle del mare di Oman", che fu inizialmente disegnata , solo due o tre pagine,da Corrado Caesar che già aveva disegnato i primi episodi ( su "Paperino" e "L'Audace").Le prime tavole apparvwero in Francia, ma poi per cause politico belliche tutto si interruppe.Allora MOndadori fece ridisegnare dall'inizio la stessa sceneggiatura di Pedrocchi da Aurelio Galeppini su "Topolino" giornale.Con la sospensione del settimanale mondadoriano alla fine del 1943, questa storia ebbe una conclusione mozza (Tutto fu ripreso nel 1944 ne "Gli albi del Carro", che uscirono nel nord italia in formato orizzontale.
Ma intanto in Francia Il disegnatore Van Straelen fu incaricato di disegnare a sua volta quella storia, che uscì in alcuni albi con comprensibili differenze anche narrative.
La stranezza consistè nel fatto che l'editore Mondadori pubblicò nel dopoguerra quei sei albi disegnati da Van Straelen nella collana albi d'oro, a partire dal n° 75 del 18/10/1947 che ebbe il titolo de "Il flagello dei mari del sud".
Una storia apparentemente complicata, si trattava solo di disfare i nodi.
IO scrissi due articoli sull'argomento su "Informavitt" nel corso del 2003.Fui aiutato da Ange Tomaselli che andai a trovare in quello stesso anno a Parigi in Luglio.
Insomma, così andarono le cose.

La traduzione in inglese è dovuta all'amico Claudio Piccinini, che l'ha fatta ad uso e consumo degli amici franco/svizzeri.
Io ho preso contatto solo con lo svizzero Raymond: io gli scrivo in franco/inglese e lui mi risponde nel dialetto di Losanna, dove vive.
Ci divertiamo MOLTO!!
Si, per me è solo un divertente passatempo,non avendo obblighi con nessuno scrivo tutto quello che mi pare e piace, e come mi piace!
Non è poco.

Ciao Tom ho letto tutto e anche qui.
Vagolo tra convoli.
Per favore vieni al sodo!

Tarquinio; fammi delle domande precise su problemi per te irrisolti.
Proverò a chiarire

Qui si legge l'articolo in italiano con corredo di figure.
http://lectraymond.forumactif.com/t486p15-qui-connait-van-straelen

Ho postato un link istruttivo, ma quando uscirà non so.
Se potessi postare qui articoli con figure tutto sarebbe più semplice , ma non so se o come si possa fare.
Ma, comunque, si campa lo stesso!! Viva the turf cake, con panna fresca!!!

Dunque: abbiamo uno stralcio del fumetto popolare del secolo scorso
e stiamo cercando di guardarlo con gli occhi di adesso.
Vediamo vintage?
Si.
Ma questo ci appassiona?
Forse.
Fatto sta che il clima che queste immagini creano è un clima retrò,
e non sappiamo se questo sia il clima giusto per avvicinarci al fumetto contemporaneo.
Abbiamo di fronte una voragine e cerchiamo di riempirla di dati.
Sappiamo infatti che quella voragine ha prodotto un tipo di fumetto
che non possiamo considerare contemporaneo e nemmeno popolare perché non lo è.
Quindi secondo me siamo ancora nel nucleo della distinzione tra fumetto realistico e non.
W panevinezzucchero!

Taequinio: lo studio del fumetto contemporaneo non può prescindere da quanto a proposito è stato creato ieri o ieri l'altro.
Nulla nasce dal nulla,
se si legge il Tex contemporaneo viene naturale cercare di capirne la storia , dall'inizio alla fine.
Quindi Galleppini entra per forza in ballo, a partire da quanto disegnò su "Topolino" su testo di Federico Pedrocchi.
Ma non è strettamente necessario seguire questa linea di studio, si può anche ignorare tutto e non sapere nulla.
Tanta gente vive in questo modo, e non solo nei riguardi della cultura a fumetti, ma in generale: meno sa ee più è -forse- ignorantemente felice.
Non siamo tutti uguali: meno male.

@tomasoprospero

Se vuoi postare immagini puoi sfruttare questo sito:
http://tinypic.com

Non ho capito, i tascabili dell'editore Viano (Genius, Helga, Vartan) sono trattati o no in questo secondo volume?

Purtroppo, come ho detto una volta, all'epoca faticavo a trovare i Viano.

Nel mio paesello arrivava solo Iolanka, quella che, malgrado i colori, mi piaceva di meno.

Sì, ma sarebbe molto meglio postare la immagini insieme al commento.

Una curiosità, qualcuno sa chi è stato a pubblicare per primo Barbarella di Forest in Italia?

Io ho il libro della Milano Libri, ma è degli anni settanta.

Questo significa che negli anni sessanta l'ha pubblicata Linus? Se sì, in che anno?

Mi interessa capire in che modo Barbarella ha influenzato i tascabili italiani, per questo sto cercando di scoprere in che anno è stata pubblicata da noi.

@Sauro
"Una curiosità, qualcuno sa chi è stato a pubblicare per primo Barbarella di Forest in Italia?"

Credo sia apparsa nel numero 31 di Linus (ottobre 1967).

Ma autori italiani avrebbero potuto conoscerla in edizioni francesi già dal 1962...

Su Barbarella: "Linus" ne ha parlato nel suo prtimo numero (aprile 1965) mostrando la copertina del volume di Losfeld prima edizione.


Poi, eranto "tempi prudi", si è guardato bene dal pubblicare la prima storia, che credo sia uscita solo (in parte) nell'"Enciclopedia del Fumetto" pubblicata da Sansoni (di Firenze, niente a che vedere con Gino Sansoni) con la cura di Gaetano Strazzulla.

"Linus" ha invece pubblicato a puntate il secondo episodio di Barbarella, "La collera del Mangiaminuti", ma facendo cancellare i capezzoli alla bionda girovaga spaziale di Forest.

Qui ne mostravo una vignetta censurata, anni fa:

http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2007/11/le-origini-del-.html

CLICCANDOCI si vede leggermente meglio. Accanto lei c'è Forest in autoritratto.
L'ultima parte di questo secondo episodio, dopo una pubblicazione discontinua sul mensile, esce sul supplemento brossurato "Barbarella speciale"...

La prima parte compare poi in Italia nel libro che possiedi, solo in bianco e nero (e non con il secondo colore come in originale), seguita da queste puntate di "Linus" e da un terzo episodi che nel frattempo era uscito (più debole dei precedenti). Finalmente, i capezzoli di Barbarella tornano a farsi vedere.


Non credo vi siano altre uscite.
A proposito di Uranella, coperta in questo secondo volume, ci sono pagine di Floriano Bozzi disegnate probabilmente con Barbarella sotto gli occhi. E benissimo. La sua abilità di artigiano era davvero singolare, ed è ancora sottovalutata.

Grazie, Fortunato.

Ma come hai fatto a scoprirlo così rapidamente?

Sicuramente Barbarella era nota da prima del 1967: a quei tempi il francese era una lingua molto più conosciuta dell'inglese.

Grazie anche a Luca Boschi, che vedo solo adesso.

L'influenza di Barbarella in Italia precede ampiamente il 1967.

Barbieri e Cavedon avevano capito che la frontiera successiva del Fumetto per Adulti (molto popolare, con costi contenuti e guadagni ampi) era quello con le donnine, dopo il giallo-nero che qualche scena hard già proponeva (su "Kriminal", per esempio).

Isabella fa rima con Barbarella ed esce già nel 1966, quindi prima che "Linus" ne pubblichi le puntate. Ma proprio perché sulla scena milanese si parlava di questo e di altre eroine di Losfeld, si è pensato di giocare questa carta.

Me ne parlava Sandro Angiolini, che al momento, nel 1966, vivacchiava disegnando svogliatamente storie per bambini. Me lo ricordo come ora: "Si sono ricordati che avevo disegnato delle donnine" (ma si trattava di donnine quasi alla Boccasile, alla Mameli Barbara, per barzellettone di grande formato alla "Calandrino"). E Barbieri lo chiama.

Appassionato di romanzi, anche francofoni, si ispira a quelli che stanno facendo abbastanza successo, dei coniugi Anne e Serge Glolon. In Italia penso che li pbblichi Garzanti insieme a Padre Brown, Rocambole e Fleming. O comunque, si trovano nello stesso gruppo di pocket che è diffuso abbastanza capillarmente. Fra tutti sono i più "scollacciati" e sono i più vicini al feuilleton.

TEMO che a ispirare i pocket "spaziali" (c'ero, bambino, al lancio di "Cosmine, l'atomica del sesso", stampata tutta a colori con toni "elettrici" per il momento mai visti) sia stata la notizia del filmetto con Jane Fonda, non tanto l'influenza di Forest.

Non solo per Barbarella, Forest era un autore grandissimo.

Dopo la scomparsa di Goscinny, Forest e Lauzier, non mi viene in mente nessun francofono in grado di scrivere una storia lunga.

Però le donne in lingerie dei fumetti neri, soprattutto quelle di Bunker e Magnus, avevano poco a che fare con Barbarella.

Venivano più dai film di 007, anche se alla lontana.

O dai film francesi, anche se scene di quel tipo in Italia venivano tagliate.

Ma Cosmine è degli anni settanta.

Prima c'erano state Gesebel (di certo Bunker e Magnus non avevano dato il massimo con questo personaggio) e tutte le altre.

Angiolini non me ne parlò certamente nel 1966, ma intorno al 1983. Su questo e altro gli feci una delle poche interviste che rilasciò, morì un anno e mezzo dopo (ma prima riuscii a coinvolgerlo in una mostra come satirico-umorista, a Forte dei Marmi, a memoria d'uomo nell'estate 1985).
Fu pubblicata sul primo numero di "Diva" della Glittering Images.

Ho qui sopra di me un suo originale a china fattomi espressamente, con Isabella spadaccina che incrocia l'arma con quella di uno dei suoi Tre Pappagalli Moschettieri, che disegnava per la Dardo.

Non dai romanzi, ma dai film di "Angelica dei diavoli" si è ispisato Barbieri.

Film che ho visto e che, in effetti, ricordano molto Isabella.

Sì, come del resto è noto, Isabella viene da lì.

Mentre Goldrake, creato nel 1966 insieme a Isabella, ovviamente è un James Bond con il volto di Belmondo.

Su Goldrake c'era la prima mistress sadomaso italiana: la sua nemica Madame Brutal, che piaceva tanto a un mio coetaneo poi diventato gay.

Angiolini faceva schifo a tutti i critici, ma per me era un disegnatore bravissimo.

Anzi, un artista con uno stile inconfondibile.

Mentre il personaggio secondario che più mi è rimasto impresso di Goldrake è un lanciatore di coltelli cinese chiamato Ku-La-Tong.

Nei primi Goldrake compariva anche Giorgio Gaber con nome e cognome.

Barbieri diceva che era amico suo.

Quindi, in conclusione, Barbarella non c'entra direttamente con il lancio del fumetto erotico italiano.

Diciamo che l'humus in cui è nata Barbarella, cioè la cinematografia francese (anche nei film italiani si giravano delle scene con attrici a tette scoperte solo per quel mercato), ha fatto nascere anche i tascabili italiani.

Certamente, i film di Angelica erano l'ispirazione vera di Barbieri, anche se il precedente librario c'era. Alcune cover di Garzanti, tra l'altro, erano illustrate da Crepax.

Angiolini fu scelto perché la sua pennellata bella grassa, mostrata su Chicchirichì etc. (mentre le sue donnine precedenti non l'avevano) aveva un punto di contatto con quella di Forest. Osservando gli originali si capisce bene.

Idem, si capisce che Bozzi (credo cognato di Del Principe, e per questo aveva percorso un tragitto parallelo, in Bianconi e così via) aveva Forse sotto gli occhi e ne riprendeva più la sostanza che la superficie, come invece faceva Angiolini.

Adesso torno al lavoro. Alla nuova testata in uscita a marzo.

Quindi Isabella è tutta d' Angiolini,
e Barbarella era la copia della Bardot?


Mah, rimango perplesso del fatto che all’epoca Barbieri e Cavedon conoscessero già Barbarella e vedessero lo stile di Forest in quello di Angiolini (io, per esempio, non lo vedo).

Peraltro, negli anni sessanta la Rg ha esplorato tutti i generi, salvo il fantascientifico.

Avendo conosciuto abbastanza bene sia Barbieri sia Cavedon, li ritengono dei francofili retrò.

I loro riferimenti erano altri: i film osé, i romanzi alla Pittigrilli o alla Fantomas, e addirittura i feuilleton.

Barbarella, secondo me, non c’entra.

O meglio, c’entra nel senso che anche lei era ispirata da certi film francesi.

Come carattere, del resto, Barbarella ricorda molto la giovane Brigitte Bardot.

Invece può essere benissimo che Angiolini si ispirasse a Barbarella.

Isabella, in effetti, le assomiglia fisicamente.

Ora che ci penso bene, in effetti, Isabella aveva la faccia, le espressioni e la pettinatura di Barbarella.

Mentre Angelica dei Diavoli aveva un'aria più matura, sebbene dello stesso genere (cioè assomigliava pure lei a Brigitte Bardot).

Comunque i contenuti delle storie di Barbieri e soci non avevano niente a che fare con quelle di Forest, nemmeno alla lontana.

Si, in effetti è possibile che Angiolini si ispirasse alla Barbarella di Forest
il quale si ispirava alla Bardot.
Domani mi racconti la differenza dei contenuti della storie?
Buona notte.

Giusto, è Angiolini che guarda a Barbarella, può darsi che aggiunga lui questo plusvalore e inizia a lavorare con le Edizioni 66 dopo che Barbieri e Cavedon lo hanno cercato. In particolare Barbieri, che aveva contatti con la Dardo e con Torelli (suo mentore e padre putativo, diciamo così). Sarà Torelli a scrivere un sacco di storie di Goldrake Playboy (forse il personaggio è addirittura idea sua, mi sembra di ricrdare che fosse in Costa Azzurra a fare la bella vita quando progetta la serie), dopo aver impostato per la Dardo il ciclo di "Radar", copia autoctona di Superman, poi proseguita da Alex Murray (al secolo Attilio Mazzanti).

Quindi: Barbieri si affranca dalla Dardo e "prende" l'anziano Torelli per Goldrake P., dopo aver reclutato Angiolini, sempre dalla Dardo, per "Isabella", dopo che il buon Angiolini era abbastanza caduto in disgrazia presso Casarotti (fondatore della Dardo), che lo rimproverava di "tirare via".
Anche su questo ho varie testimonianze.
Il giovanissimo Marco Rota veniva chiamato a riempire gli spazi lasciati liberi da Angiolini nelle vignette. Per lui andavano bene così, si rifiutava di aggiungere dettagli anche se richiamato all'ordine.

Angiolini è stato un disegnatore più grande di quanto si possa immaginare. Nella maturità raggiunse un livello altissimo. La sua pennellata era intrisa di un erotismo che nessuno possedeva; capace di superare, e di molto, qualsiasi punto di riferimento. Peccato che non sia stato sfruttato, come successo ad altri in Italia, per prodotti di maggior qualità. Per tutti gli artisti di quel genere, le fonti di ispirazione affondavano nella commedia all'italiana, nello spirito della cultura popolare, ai racconti di De Sade, ai films di cappa e spada, alle immagini disegnate dei calendari profumati delle barberie, alle illustrazioni di riviste sexy come il Calandrino dei primi anni '50, alle donne di Bertoletti, Ciriello, Molino...dei veri grandi maestri. Le donne di riferimento andavano dalle grandi attrici italiane e internazionali alle pin-up americane. Ho vissuto e lavorato in quel periodo. Qualsiasi fosse il punto di riferimento tutto doveva essere declinato con il gusto e la sensibilità della commedia e cultura popolare all'italiana. Tutta questa produzione considerata di sottocultura, molto vasta e prodotta a ritmi frenetici, per quanto schifo facesse, fu quasi tutta pubblicata in Francia con grande successo!

Ciao, gente.
Il 25 gennaio che è domani, alle 18 verrà inaugurata a Milano, in via Lupetta 3, la doppia personale di Franz Stähler e Maria Amos, La Terza Volta Insieme. Dopo le mostre di Genova (2012) e Neustadt (2013) tornano a esporre insieme Franz Stähler e Maria Amos.

La presenza di Franz Stähler sulla scena internazionale, italiana in particolare, è consolidata fin dalla metà degli anni Settanta, quando le sue sculture ambientali iniziarono a essere visibili in diversi paesi, non soltanto dell’Europa.

Più recente il debutto di Maria Amos, che attualmente lavora in un interessante binario di sperimentazioni pittoriche e oggettuali fortemente ancorate alla ricerca poetica sul reale.

Franz Stähler presenta in questa mostra una serie di sculture di piccolo formato, che costituiscono una novità per l’artista abituato e dedito soprattutto alle grandi (e grandissime) opere ambientali e urbane, visibili ancora oggi in sedi pubbliche e private in Italia, Germania, Egitto, Francia e Stati Uniti. Si tratta di una ricerca recente di Stähler, portata avanti nel suo grande studio nella campagna a nord di Francoforte. Si conferma in queste opere l’uso di secolari legni di quercia e il recupero di ancor più antichi mattoni, riesumati dall’artista in insediamenti abbandonati in Europa come in Egitto. L’intento è ancora quello di dare vita e forma nuove al materiale già concepito e forgiato dall’uomo per le costruzioni urbane. Stähler lavora con un approccio totalizzante e quasi sciamanico, quando avvia un dialogo stretto, serrato e profondo con i più svariati materiali: dagli scarti industriali ai semilavorati naturali, dai grandi e pesanti cavi d’acciaio ai vasi in terracotta usati anticamente per conservare olio e vino. Stähler lavora quindi sulla combinazione plastica e architettonica di oggetti e materiali, avvicinando il suo operato a quello della natura, che egli considera la massima esecutrice e generatrice, alla quale l’artista (colui che ricerca e raggiunge un alto grado di consapevolezza) deve riferirsi e donarsi per mezzo del suo lavoro. Ciò che stupisce di queste recenti opere, tanto da attrarre e incantare lo spettatore, è l’apparenza fragile e leggera di queste vere e proprie filigrane di legno e mattoni. La tradizione artigianale nordica (assimilata e riconvertita a fini poetici da Stähler nel corso di diversi anni di formazione e sperimentazione) sorregge un sottile lavoro concettuale che rende il lavoro dello scultore attuale, originale e intriso di tensione umana e plastica. Tale tensione emerge ancor più dal contrasto tra queste leggere, mobili e pur stabili costruzioni e l’unica grande e pesante scultura in acciaio esposta in mostra. Anche in questo caso Stähler gioca, magistralmente, con materiali e forme, fino a solleticare l’aria, riuscendo a far gioire l’occhio insieme alla terra dalla quale sembra nascere questa danza di aculei levigati.

Maria Amos dopo aver esposto a Monte-Carlo e a Neustadt presenta a Milano dipinti a olio e quadri polimaterici.
Per 'st'Amos la ricerca artistica significa affrontare il mistero della vita e del reale attraverso la libertà del gioco. A volte le visioni catturate nelle tele dipinte appaiono come incubi, nei quali la mostruosità e la deformità dei corpi non sono mai grottesche o bizzarre, quanto terribilmente commoventi o tragicamente reali. Una sorta di pittura muscolare convive con la dolcezza dello sguardo dell’artista nella penetrante introspezione psicologica dei personaggi. L’uso sapiente e originale del medium pittorico conduce l’osservatore a perdersi nei contorni sfocati, nei timbri acidi e nelle nebbie slavate di un paesaggio solo intuito, fino a quando si avverte che il reale è qualcosa che si può tentare di afferrare, a volte, con un gesto o uno sguardo nell’aria, nello spazio. Anche le immagini più dolci create da Amos racchiudono elementi evanescenti, fuggevoli, e questo perché i sogni e le visioni, come la vita intera, sono transitori. Un processo, quello di Amos, che dalla riflessione filosofica porta alla bidimensionalità della tela, che a volte si espande in oggetti fortemente simbolici, prelevati dalla realtà. Una tensione verso lo spazio che migra a sua volta nelle installazioni basate sulla sovrapposizione di vetri, a cercare la simultaneità e la sovrapposizione di parole, oggetti, animali, resti organici e pittura. Maria Amos riesce ad affrontare il tragico del reale (perduto nella sconsacrazione contemporanea dei miti tradizionali) giocando con gli stessi elementi che generano il distacco brutale tra esperienza concreta e percezione psicologica del fluire del tempo e via con altre parole in libertà a capocchia.


In questi squarci che l’artista riesce a illuminare, è possibile vedere d’improvviso anche la leggerezza e la bellezza di un istante. Il lavoro di Maria Amos è vicino a quello del poeta, perché ci trascina e ci lascia sulla soglia di autentiche visioni, là dove gli oggetti e le parole acquistano di colpo lucentezza e senso nuovi.

@Mikimoki,
“Ciao Seba, non stavo mica scherzando, non intendevo usa e getta”

ho usato il termine usa e getta con riferimento alla “plastica” ricavata dal mais:
anni fa allegato a Topolino ci fù un orologio con quel materiale...
e si invitava il lettore poi, quando non servirà più, di seppellirlo così che si biodegradasse.
era un modo per formare uno spirito ecologico nei bambini, il target a cui è rivolto quel fumetto...
peccato che:
lo avessero verniciato, per farlo più BELLO, e ciò impedisse la decomposizione;
come scoprì un lettore... adulto
quando ricordandosene, andò a scavare trovandolo INTATTO.

quindi una eventuale carta-plastica ricavata dal mais probabilmente sarebbe meno resistente agli attacchi del "tempo".


tornando alla carta trattata di quel documentario;
dopo il trattamento resta una carta
flessibile come la carta
ma praticamente idrorepellente...
e con altre caratteristiche che ora non ricordo
: la carta, a secondo dei liquidi con cui si imbeve, reagisce, cambia:
l’acqua la “indebolisce” : un fumetto bagnatosi va trattato con cautela
ma ciò non succede con la candeggina...
di cui non conosco eventuali “postumi” lontani negli anni.


è da vedere se la carta per la Stampa si possa trattare per "rinforzarla" e se il costo sia sostenibile...
era solo un'idea che dubito vedrà la luce.

@ Randolfo

Le storie di Barbarella non c’entrano nulla con quelle di Isabella, quindi non si può nemmeno fare un confronto.

Barbarella è contemporaneamente leggera e profonda, sempre ironica e vagamente satirica: non riesco a trovare le parole.

Isabella è più convenzionale, è un romanzo d’appendice tradizionale. Mentre Barbarella è un personaggio positivo che vive un erotismo felice, Isabella è più contradditoria (senza essere più profonda) e tormentata.

Se Barbieri aveva letto Barbarella, non gli era rimasto niente.

Il suo stile, anche come scrittore di libri, non dico più che ricorda Pittigrilli, perché nessuno sa chi sia, ricorda allora i quotidiani scandalistici come La Notte, Bild e The Sun.

Ti presentano il peggio del sesso con la scusa di condannarlo.

Ciao, non c'entra, ma vi risulta che a New York in Central Park ci sia stata una statua dei due monelli di Busch, Max e Moritz?
Stronzata o realtà? li sto studiando per una tesi sulle origini del fumetto e siccome so che voi ne sapete troppe, ve lo chiedo. Poi lo condividerò anche su fb se non arrivo a niente.
Se qualcuno puo' aiutarmi, grazie.

@ Luca e Fortunato

Potrebbe essere che, prima di Linus, qualche rivista mainstream, tipo Abc, abbia pubblicato Barbarella?

Chiara,

poi ce la fai leggere la tua tesi.

"Potrebbe essere che, prima di Linus, qualche rivista mainstream, tipo Abc, abbia pubblicato Barbarella?"

Non mi risulta.

Retroscena.

Ecco il vero motivo della separazione di Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon, proprietari ciascuno di metà Rg, la casa editrice che unisce le iniziali dei loro nomi di battesimo.

Uno stampatore, che per forza di cose queste cose le sapeva in prima persona, mi ha detto che Cavedon aveva scoperto che Barbieri si prendeva una percentuale sulla stampa e addirittura sull'incellofanatura dei tascabili.

Da quello che ho intuito, è stato lo stesso stampatore a "fare la spia". S’era incazzato per la percentuale sull’incellofanatura.

Ben ritrovati. Ho letto il messaggio di Chiara questi casualmente, ma non saprei rispondere, quando andai a NY non vidi quella statua, ma potrebbe trattarsi di una notizia vecchia.
Invece ce n'è una qui a Colonia.
Se ti serve per la tesi, Chiara, la spedisco in privato all'indirizzo di LB e magari la mette online oppure scrivi tu il tuo e te la mando direttamente.
Ciao.

PS: Qual è l'argomento preciso della tua tesi?

Boh! Valli capire i retroscena degli erotismi....
Barbarella è praticamente la copia della Bardot, nel 1968 Vadim fa il film,
e ci mette Jane Fonda per protagonista.
Nel '68 era sposato con la Fonda, ma era stato marito di BB fino al 57!
Anche se era miope, qualcuno glielo avrà pur detto che il personaggio
a cui si era ispirato Forest era la sua prima moglie.
Nulla: lui nel cast ci mette la seconda (bionda, femminista e americana).

Brigitte è invecchiata precocemente, nel 1968 non aveva gia più il fisico per Barbarella.

Aveva 36 anni, se non sbaglio, ma ne dimostrava di più.

Per paura del bisturi rifiutava le operazioni estetiche, e le donne non mantengono a lungo la bellezza come noi uomini...

Comunque quella svalvolata di Jane Fonda aveva una faccia troppo seria per interpretare Barbarella.

Ma adesso non stanno girando il remake?

Quale nuova attrice farà Barbarella?

All'inizio del dibattito si è accennato alla figura, forse controversa, di Pier Carpi.
Mi è sempre sembrato, con le sue menate su Cagliostro, una persona piuttosto priva di ironia.
E non sapevo (ma non ho la cultura di Sauro-Man) che fosse stato segretario di Licio Gelli.
Però, se interessa a qualcuno, ho comperato recentemente un suo vecchio libro su una bancarella, e l'ho trovato comicissimo.
Si intitola LE RONDINI NON ESISTONO ed è del 1972, credo si trovi facilmente su ebay. Lo consiglio a tutti gli appassionati di cultura pop anni Settanta.

Pier Carpi, essendo vecchio amico di Alfredo Castelli, ha scritto anche Martin Mystère.

Saur, ma che dici? BB era bellissima a 36 anni!
Certo che voi uomini mantenete l'avvenenza affascinante
anche con le rughe che vi danno il nonsokkè!
Ma in quanto a gusti, almeno in questo dovete ammettere
che noi donne siamo meno stucche.
Per quando riguarda il remake secondo me
non ci mettono nessuna attrice e Barbarella la costruiscono tutta robò.

Non fidarti delle foto di BB, dove era truccatissima.

Per un ruolo spericolato come quello di Barbarella non ci sarebbe stato trucco sufficiente.

E poi Barbarella è una ragazza, non una signora.

Annalena, non so sei una donna davvero o no, leggo che qui dubitano di noi. Ma io comincerò a dubitare di loro! Non del loro maschilismo, di questo non si può dubitare davvero. Avevo postato delle foto di Max e Moritz ma non ho anvcora avuto feedback.
Si possono mostrare?
Domanda: "stucche" che vuol dire? "Appiccicose" come lo stucco? Oppure è un fatto di cosmesi, con la vecchiaia e le zampe di gallina si "stuccano" le facce, come fa anche quello che adesso andrà agli arresti domiciliari?
Per dire che non solo le donne sono "civette", c'è chi è più vanesio di noi anche se lo fa per mascherarsi e fare finta di essere quello che non è. Più che l'estitista servirebbe lo psichiatra.

Del resto, nella seconda metà degli anni sessanta BB credo abbia fatto solo film da "signora", non più quelli movimentati che girava da ragazza.

E pochi anni dopo si è ritirata dalla scene: le sue foto senza trucco dei primi anni settanta spiegano bene perché.

Tra parentesi, questo blog è come una macchina del tempo: maschilismo, femminismo e altre parole antiche.

Sembra di essere ancora all'oratorio: non puoi dire una cosa che devi andare subito a confessare il peccato.

Va bene, quante Ave Maria mi toccano stavolta?

Speriamo in un futuro dove tutti possano dire quello che pensano senza essere incasellati tra i cattivi o, peggio, i buoni.

Soprattutto un futuro in cui l'ironia venga colta, se non apprezzata, da persone meno incazzose.

Se il tema di questo blog è "i tascabili fantastici", come dice il titolo, per quelli fatti bene bisogna andare alla Ediperiodici degli anni settanta-ottanta.

Gozzo è stato di gran lunga lo sceneggiatore migliore di science fiction, con Zordon, Terror Blu, Storie Blu, Pig eccetera.

Diciamo che Gozzo è stato il più grande autore di tascabili in generale.

L'unico che scriveva sceneggiature di alto livello.

Ciao Verbena,
Stucche in vuol dire che non gli va mai bene nulla.
Le donne sono meno stucche, vuol dire che se un uomo ci ha le rughe
non ci fanno troppo caso, anzi lo trovano più affascinante!
A proposito di psichiatri, lo sai che ultimamente lavorano moltissimo?
Ci hanno un gran daffare tra crisi di identità, bipolari e sindromi da straniamento.
Maschilismo e femminismo sono oramai superati, defunti direi, insieme al pragmatismo.
Ma a noi questi tipi di ismi, ci interessano poco, vero Verbena?
Comunque è curioso come nella seconda metà del ‘900, l’erotismo sia stato assoldato
dall’industria per fare un lavoro duro.
Eppure Eros (non sto parlando di Ramazzotti) è un dio, e gli dei non amano moltissimo lavorare troppo e per forza.
Come questo sia potuto succedere resta un mistero, tu che ne pensi?
Saur non credi anche tu che Eros sia stato -oltretutto- anche un tascabile fantastico?

Annaluna, ti chiamo così anche se non sei una donna: i tascabili sono stati un’occasione mancata, salvo per Kriminal e Satanik (anch’essi fatti al peggio, ma pieni di genio).

Bravi e a volte ottimi disegnatori, ma sceneggiatori non eccezionali: questo era il problema dei tascabili.

Barbieri della Edifumetto, che ho conosciuto quando stava chiudendo baracca, continuava a ripetere: “Non ho avuto la fortuna di trovare un Decio Canzio”.

Sopravvalutava Canzio, ma il senso è chiaro.

Lo stesso problema c’era per i fumetti d’autore: il suggestivo Crepax disegnava storie prive di senso e pure Blue, per quanto elegante, aveva poca sostanza nelle sceneggiature (salvo qualche fumetto spagnolo).

Perché gli sceneggiatori non erano all'altezza dei disegnatori?
Strano caso in quel periodo?

Mah, questo valeva per tutto il fumetto italiano: Intrepido, Monello, Il Giornalino...

La responsabilità era dei supervisiori.

Diciamo che il fumetto italiano di qualità è finito prima di cominciare, con l'emigrazione di Civita e l'uccisione di Pedrocchi.

Poi le cose migliori si sono affermate solo per caso, senza calcolo, tra tanta mediocrità.

Secondo me -in quel periodo- si iniziava a considerare in modo "intellettuale"
il valore espressivo dei testi.
Iniziava cioè una scissione mentale che prima non c'era.
(Anche nella canzone, per quanto riguarda i testi rispetto alla musica,
nello stesso periodo, mi sembra che le cose vadano in un modo piuttosto strano).

Io direi che venivano scelte persone intelligenti e colte per i ruoli di direzione.

Cesare Civita sceglie Pedrocchi in Italia e Oesterheld in Argentina semplicemente perché è una persona intelligente e colta.

In questa “veste” ha preso anche Zavattini, Boccasile, Pratt e altri.

Quando ho scritto "in quel periodo" intendevo gli anni '60.
Ma ti ringrazio molto, perché nominando Pedrocchi,
mi hai fatto fare un dietro front e mi hai aperto una panoramica insospettata.

Civita era più importante di Pedrocchi.

Se Civita fosse rimasto in Italia, che (senza offesa) era ben più ricca di talenti dell’Argentina, ora avremmo il migliore mercato del fumetto del mondo. Fumetti insieme di qualità e popolari.

Gli anni sessanta rappresentano, invece, il massimo dello scollegamento tra la “qualità” e il “popolare”. La cinematografia era Fellini o Ciccio e Franco: di qualità o popolare. Mancava il prodotto medio, cioè di qualità E popolare.

Nel fumetto avevamo il popolare Intrepido, che negli anni settanta arriverà a 800 mila copie, e il qualitativo Linus: due strade che hanno portato entrambe su un binario morto.

Solo una persona intelligente e colta come Civita aveva capito che la qualità non è in contraddizione con la popolarità.

Mi avete convinto.
Bisogna fare un tascabile.
Voglio un tascabile che sia sempre lo stesso
ma con una storia diversa e personaggi diversi,
di autori diversi, ogni mese.

Francyduc, biuonasera. Ho letto la sua mail di commento con stupore. Ho trovato anche io su una bancarella quel libretto di Pier Carpi. Copertina bianca, disegno di copertina di M. Rostagno. L'ho riconosciuto, era un bravo disegnatore e deve essere anche stato parte dello staff della pubblicazione "Selene2 che si vede all'incipit di questo post.
Ho anche un altro volumetto di questa collana del 72-72, e che è intitolato "Il pomoporno" con una ragazzina in copertina che conla lingua fa un'espressione di appetito sessuale.

Carpi era una strana persona. Puo' darsi che sia sua anche una riduzione in forma di romanzo delle Sturmtruppen di Bonvi?


Mi metterò a indagare.

Scusate l'ingenuità, ma Pedrocchi è stato ucciso? lo apprendo da questi commenti. Io ho visto la sua firma dei numeri dell'Intrepido non così vecchi. Non posso controllare perché quei giornalini non si conservavano di solito diversamente dai Bonelli, che erano considerati da noi ragazzi un po' più di lusso.

Scusa la curiosità Sante, te sei vivo o no?

Non parlavo di Carlo Pedrocchi, che peraltro è stato mio valido collaboratore, ma del suo geniale padre Federico, ucciso dagli inglesi.

Poi c'è un altro Pedrocchi, Luciano fratello di Federico, che ha inventato i fotoromanzi per Bolero.

Grazie, gentile Sauro. Ecco, sì, io avevo capito Carlo Pedrocchi. Devo informarmi meglio. So che aveva scritto almeno una storia per Topolino.

Pier Carpi e Rostagno avevano anche inventato una striscia che mi sembra si chiamasse "Beatrice" e che riguardava una strega sul rogo che bruciava. Forse tra i passani c'erano Dante e Virgilio, e quindi la Beatrice era quella del Paradiso.

@ Giuseppe, cosa vuoi dire?
Tu sei vivo e vegeto?
O sei un disturbatore che va sul personale per rompere le scatole?

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