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UN LIBRO SUL FUMETTO CATTOLICO (COMINCIAMO DAL "VITTORIOSO")

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Ma... una domanda: qualcuno ha mai letto (o anche solo reperito) questo libro?

Editore: AVE
Formato: volume rilegato, 250 pagine a colori
Prezzo: € 45,00
Autori: a cura di Giorgio Vecchio

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Qualche anno fa nell'interessante e originale blog di Leonardo Gori, dedicato ai fumetti del passato, lo stesso Leonardo aveva imbastito un'analisi approfondita sul settimanale cattolico Il Vittorioso mettendo on line varie tavole di alcuni fra i massimi protagonisti del giornale, da Sebastiano Craveri a Giorgio Bellavitis, da Franco Caprioli al sommo Franco Benito Jacovitti.

Prossimamente, invece, approfitteremo delle ricerche di Leonardo e del "collezionista della prima ora" Sergio Lama (GAF, Eploit Comics) per accennare ai lettori di Cartoonist Globale la scoperta di un altro interessante fumettista italiano, praticamente ignoto (assente da ogni studio, enciclopedia, compendio, guida del settore), rintracciato sulle pagine di un antico giornalino.

Jacbabbucce00

Questo 2014, però, segna la ricorrenza del novantennale di un altro settimale cattolico che va celebrato al meglio: Il Giornalino.
Qui e altrove i naviganti della rete saranno puntualmente informati su questo tema.


Pippozagar


MOSTRA JACOVITTI-1


Jacovitti-Don Chisciotte

In questo post alcune tavole e immagini d'epoca di Lisca di Pesce.
E, sotto, la nuova versione di Cocco Bill realizzata da Luca Salvagno.


Cocco Bill - Salvagno


Vittcover1950sport

PUBBLICITA'

Ricordate: contro l'acidità da cattive letture, che fa scrivere commenti gastritici. il preparato sicuro è qua sotto:Antiacido Boschi

Commenti

Beh, si, son io la mosca bianca!!!
Ne feci anche due recensioni, una seria ed una fantasiosa apparse sul sito internet del vitt

Da tanto non si leggono commenti di vaga politica, allora intervengo, spero ne siate felici, specialmente Veddiana.
Niente apparizioni televisive nei principali notiziari televisivi per Alessandra Mussolini, Maurizio Gasparri, Michaela Biancofiore, Daniela Santanchè, Laura Ravetto e Laura Comi. Questo l'ordine dato da Berlusconi, il quale ha capito che gli italiani non sopportano minimamente questi figuri ultraimpresentabili e farebbero perdere voti al partito del Grande (e sempre poco) Condannato (se condideriamo le prescrizioni ai reati commessi).

Allora, questo libtro esiste!?!
Io non l'ho mai visto, credo abbia partecipato a un concorso, ma in libreria o in fumetteria... MAI!

A parte la lista di proscrizione, interessante comunque per capire il cliama... Tomasoprospero, è un libro accettabileé L'analisi è puntuale? Non ho le annate del giornalino e mi sarebbe impossibile confrontare, ma sapere delle informazioni che non si hanno è sempre utile e quindi se lo si puo' trovare non vedo perché non acquistarlo.

Un'altra domanda da parte mia.
L'ultimo di Faeti su pecos Bill com'è?


Con una certa sorpresa più di un annno or sono,, entrando in libreria, mi sono trovato davanti l'inaspettato volume "L'Italia del Vittorioso": 247 pagine, grande formato – 26x32 - contenente una lunga presentazione di ben 62 scritta del prof. Giorgio Vecchio, docente di Storia contemporanea all'università di Parma nonché direttore del dipartimento di storia dello stesso ateneo.
Volume ponderoso ed ambizioso edito dalla , in fatto di fumetti, rediviva AVE in simbiosi con la fondazione Apostolicam Actuositatem di Roma: prezzo 45 euro.
Il volume in questione già nell'intitolazione rimanda esplicitamente al senso che questo libro si propone di avere: una carrellata nel tempo, lunga parecchi decenni, per documentare la presenza cattolica in Italia soprattutto attraverso la stampa a fumetti, in questo caso il settimanale "Il Vittorioso" ed alcune sue appendici.
Impresa a dir poco eroica, poiché il nostro giornale nato nel remoto 1937 protrae la sua presenza in edicola fino agli albori degli anni '70; già, metto nel conto anche il periodo 1967/70 che vide la metamorfosi Vittorioso/Vitt:
Pochi anni, 1967/70 che videro il piccolo ( di formato) "Vitt" muoversi fra mille ostacoli e difficoltà ideologiche ed economiche in un mondo, quello dell'editoria per ragazzi, impietoso, senza remora alcuna nei confronti della concorrenza.
Il libro in questione non indugia nel tentativo di un serio approfondimento di questo travagliato periodo che portò alla chiusura di "Vitt".
Qualche accenno, due copertine riprodotte, i primi due numeri del 1967 scelti con – mi pare - la palese intenzione di dare l'impressione che "Vitt" aveva effettuato una particolare scelta di temi e contenuti legati al mondo della TV: infatti ecco le grandi fotografie rispettivamente della cantante Rita Pavone e dell'attore comico napoletano Peppino de Filippo.
Eh, io avrei messo anche le copertine dovute all'estro di Jacovitti, Landolfi, Hergé, autori di indimenticabili storie a fumetti apparse sul piccolo erede del "Vittorioso": ne vogliamo fare un sommario elenco?? Del nostro indimenticato Jac, detto Lisca di pesce, lunghe avventure di Pippo, Pertica e Palla e Jak Mandolino; di Lino più di una avventura di Procopio, poi il capolavoro "Don Chisciotte"; del belga Hergé tre capolavori con protagonista Tintin , il giovane reporter nato sulla carta nel 1928 nell'ambito del settimanale ultracattolico di Bruxelles "Le Vingtième" che per l'occasione crea un supplemento a lui dedicato ( Le petit Vingtiéme).
Per inciso voglio far notare che ancor oggi questi tre autori con i loro personaggi sono sulla cresta dell'onda con numerose ristampe delle loro opere dovute a differenti case editrici e/o cinematografiche.
Chi avanza l'ipotesi che "Vitt" non sia stato l'erede del "Vittorioso" perché introducendo personaggi altri di origine"straniera" ne tradì lo spirito autarchica italianità, beh, mi pare sia perlomeno affetto da miopia culturale e chiuso in strette gabbie ideologiche.
Va beh, penserete voi followers , ma qui siamo alla fine, che ci dici caro Tomaso del principio, delle storie apparse su "Il Vittorioso" nell'anteguerra" a partire dal 1937???
A causa della mia venerabile età ebbi la ventura prima di vederle e poi leggerle in diretta.
Il primo ricordo cosciente che ne ho è legato ad una storia di Sebastiano Craveri, che potrebbe essere quella del " Mistero dello Scorpione di latta": un giallo/agreste che mi colpì molto per la sua aura di intrigo ed avventura: che anno correva?? Ehh, un bel viaggio a ritroso nel tempo: il 1940!!!
Io avevo tre anni, vivevo a Pola, allora italiana, che poi abbandonai con tutta la famiglia nell'estate del 1943 per rifugiarmi a Trieste dai miei zii materni. Quindi la mia precedente "tirata" in difesa del "Vitt" non è legata ad una motivazione emozionale/generazionale.
Semmai questo dato dell'anima e della coscienza entra in ballo quando difendo "Il Vittorioso" degli anni di guerra, da chi sbrigativamente lo relega fra le pubblicazioni in odore di fascismo.

Va beh, torniamo al bel libro curato dal Prof. Vecchio.
Contiene ben otto storie a fumetti tutte a colori: 1)Il giro ciclistico di Zoolandia di Craveri del 1938. 2)Per l'Italia di Kurt Caesar del 1940. 3)I tre gigli, di Gianluigi Bonelli e Raffaele Paparella, 1941. 4)La carovana di Kansoes di Raffaele Paparella, 1946. 5) Il cantico dell'arco, di Danilo Forina e Gianni de Luca, 1952. 6) Al di là della Raya, di Franco Caprioli,1955. 7)Pippo preistorico, di Benito Jacovitti, 1956.8) Procopio.Un caso semplice, di Lino Landolfi,1957/58.
Si poteva fare di meglio, mettere più storie??? Non so, questo dipende dalla casa editrice che deve far pure i conti di quanto verrebbe a costare un vol ume con un numero tot di pagine. Chissà , forse in futuro……….
Va beh. Staremo a vedere.
Un'altra domanda mi urge alle labbra: quale il destinatario/acquirente ideale di questo saggio??? Perché poi inevitabilmente occorre tenere conto della domanda che proviene dal mercato: ehh, un bel problema!
Il collezionista puro al quale interessano solo i numeri del "Vittorioso", giornale del quale è stato appassionato lettore, con tutta probabilità possiede già le annate di questo settimanale e quindi non ha interesse per una loro selettiva ristampa.
Rimane la vasta marea di amanti del fumetto che più o meno collezionano tutto, o quasi.
L introduzione del prof. Vecchio è di fatto un lavoro colto, molto sprofondato nella storia dell'Azione Cattolica e con esigui rimandi al mondo dell'editoria dei fumetti ante e postguerra: il materiale d'archivio dal quale attinge dati e notizie varie è testimonianza di una cultura fumettistica basata su studi di tipo accademico ed esula da tutto quanto negli ultimi 30 o 40 anni critici, storici o semplici appassionati del fumetto hanno scritto su innumerevoli riviste (amatoriali o meno) del settore.
Quindi non saprei dire quali le caratteristiche tipo del possibile acquirente del saggio qui in disamina.
Certo, io l'ho comprato e letto con interesse e credo ne sia valsa la pena, ma forse – spero di sbagliarmi – sono la classica mosca bianca.
Ultima cosa: il volume qui presentato contiene la riproduzione a colori di una trentina di copertine de "Il Vittorioso": mi pare bastino.

Tomaso Turchi

Mattia: il libro in questione propone una serie di storie a fumetti apparse sul Vittorioso in decenni diversi.Dopo le elencherò.
Naturalmente il formato è più piccolo degli originali.
La presentazione è del Prof. Lo Vecchio, per ovvi motivi di spazio è sintetica. Non ' da un punto di vista della conoscenza della storia del fumetto propriamente didattica.Non si cala nello specifico, piuttosto inquadra le storie nel contesto dell'evoluzione della stampa cattolica per ragazzi come parte della storia dell'Azione Cattolica: quindi un punto di vista atipico per chi come me ama sopra tutto i fumettichiusi nel loro ambito.
La casa editrice AVE che

per motivi a me misteriosi dopo decenni di abulia nei confronti de "Il Vittorioso" si è cimentata in questa opera di riproposizione di queste storie a fumetti, avrebbe dovuto affiancare al lavoro scritto del prof, Lo Vecchio quello di un esperto di fumetti.Ad esempio Gianni Brunoro, che del "Vittorioso" non solo è un estimatore, ma anche un competente studioso.Inoltre io avrei affiancato a Lo Vecchio anche le competenze di un vero storico della storia de Il Vittorioso come Antonio Cadoni.

per motivi a me misteriosi dopo decenni di abulia nei confronti de "Il Vittorioso" si è cimentata in questa opera di riproposizione di queste storie a fumetti, avrebbe dovuto affiancare al lavoro scritto del prof, Lo Vecchio quello di un esperto di fumetti.Ad esempio Gianni Brunoro, che del "Vittorioso" non solo è un estimatore, ma anche un competente studioso.Inoltre io avrei affiancato a Lo Vecchio anche le competenze di un vero storico della storia de Il Vittorioso come Antonio Cadoni.


Quindi, per tirare le somme: L' introduzione del prof. Vecchio è di fatto un lavoro colto, molto sprofondato nella storia dell'Azione Cattolica e con esigui rimandi al mondo dell'editoria dei fumetti ante e postguerra: il materiale d'archivio dal quale attinge dati e notizie varie è testimonianza di una cultura fumettistica basata su studi di tipo accademico ed esula da tutto quanto negli ultimi 30 o 40 anni critici, storici o semplici appassionati del fumetto hanno scritto su innumerevoli riviste (amatoriali o meno) del settore.
Quindi non saprei dire quali le caratteristiche tipo del possibile acquirente del saggio qui in disamina.
Certo, io l'ho comprato e letto con interesse e credo ne sia valsa la pena, ma forse – spero di sbagliarmi – sono la classica mosca bianca.
Ultima cosa: il volume qui presentato contiene la riproduzione a colori di una trentina di copertine de "Il Vittorioso": mi pare bastino.

Tomaso Turchi


Il libro curato dal Prof. Vecchio contiene ben otto storie a fumetti tutte a colori: 1)Il giro ciclistico di Zoolandia di Craveri del 1938. 2)Per l'Italia di Kurt Caesar del 1940. 3)I tre gigli, di Gianluigi Bonelli e Raffaele Paparella, 1941. 4)La carovana di Kansoes di Raffaele Paparella, 1946. 5) Il cantico dell'arco, di Danilo Forina e Gianni de Luca, 1952. 6) Al di là della Raya, di Franco Caprioli,1955. 7)Pippo preistorico, di Benito Jacovitti, 1956.8) Procopio.Un caso semplice, di Lino Landolfi,1957/58.

Sono molte, sono poche, sono rappresentative???
Mah, dsipende dai gusti.

Sono molte, sono poche, sono rappresentative???
Mah, dsipende dai gusti.

Mattia: per il libro di Faeti dipende molto se uno ama la prosa del Nostro.
Ma anche da una sintonia con l'approccio di Faeti al fumetto in generale, che non è certo il mio.
Però a molti è piaciuto.

Ricordo uno scambio piuttosto teso di opinioni a proposito dei fumetti appartenenti al genere "linea chiara", avvenuto anni e anni fa fra faeti e il gruppo del Gaf fiorentino.Mi pare che fosse Sani il portavoce,
Per me era chiaro che Faeti della "linea chiara" e dei fumetti che la rappresentavano non aveva capito il senso.
Ma insisteva con argomentazioni basate su preupposti per me arbitrari.
Insomma, parlava un poco a vanvera.

Tomasoprospero: grazie per questa profusione di notizie.
Mi sono fatto un'idea.
Grazie anche per l'elenco. Penso di condividere il tuo atteggiamento. Come appassionato di fumetti sino dalla'infanzia (periodo in cui di Vittoriosi non c'era nemmeno l'ombra) mi sarebbe interessata una analisi diversa e approfondita. Qiuesta dalle tue pur misurate parole sembra un po' antiquata e non aggiornata. Un po' alla Stefanelli o comunque come quei saggi accademici che prescindono dall'approfondimento e partono da premesse troppo rigide o preconcette. Forse se lo comprero' sarà per leggere quelle storie a fumetti che non ho. Ma se sono ridotte ignobilmente è una sofferenza guardarle.
Rileggevo oggi l'Enciclopedia del Fumetto che usciva in edicola. Quella edita da Sansoni... Le tavole sono illeggibili, i neri del lettering non sono intellegibili. Bruttissima cosa, pessima. Eppure allora sembrava anche accettabile a quel che immagino. Oggi si richiede una cura maggiore.

In somma siamo stati abituati male dagli ultimi editori amatorilai e pretendiamo molto di più.
Io credevo addirittura che le edizioni AVE fossero scomparse da qualche decina di anni.

La riproduzione delle tavole delle storie è fotografica, senza alcun intervento di "lifting".
Devo dire che seppur la carta mantiene il fondo ingiallito che è tipico di molti fumetti dell'epoca nella quale usciva "Il Vittorioso( ingiallita dal tempo), io la preferisco alle ristampe che sbiancano le tavole poi risistemano i colori in qualche modo.
Però 45 euro non sono pochi....

Secondo me il problema consiste nel fatto che il prof Vecchio è uno storico dell'Azione Cattolica ma non se ne intende di fumetti. Non li lesse da piccolo, quindi come avrebbe potuto ora farsene un'idea?'
Avrà consultato delle annate de "Il Vittorioso", ma un poco con l'animo dell'entomologo che guarda un coleottero infilato nello spillone.
Lo studioso ama i coleotteri???

è stato facile trovare quell'indirizzo
non altrettanto quello dove si vende l'antiacido Boschi

qualcuno sa indirizzarmi?

Grazie, potevo fare la ricerca anch'io, cribbio, non mi viene mai in mente.
Quello dell'antiacido mi sa che lo vendono quelli che promettono le eredità di ex dittatori sudafricani.

Giga: si , sembra la tavola originale.
Si tratta dell'ultima tavola de "Le Lotus bleu", che nell'albo originale in bianco e nero mostra l'uso del retino tipografico, qui invece non c'è.
Siamo , mi pare nel 1935, e il disegno di Hergé a me piace così

Anche a me. Facevo seguito a quanto segnala Sauro in un altro post su questa storia.

Vado alla ricerca dell'altro post........

Mah?? ti riferisci al post su Hergé???
Si, si parla di queste tavole del Nostro e viene mostrata una tavola originale del 1935, sempre della storia "Lotus blu" in versione originale in bianco e nero, ma non vi trovo il nome di sauro, bensì quelli di Fortunato e Sebastiano.

Vi saluto e vado dal dentista per farmi curare il male all'orecchia.Ma come? qualcuno penserà.
Beh , si, pare che il male che mi affligge da un mese l'orecchia destra sia dovuto ad un dente del giudizio poco giudizioso.
Mah?
Secondo me mi troverò con un dente in meno e con il male all'orecchia che persisterà.

io i denti del "giudizio" me li so fatti tirare da anni...
sarà per questo che?

...l'ho feci perché mi mordevano la parete guanciale.

Io non ho giudizio da prima di mettere i denti.

In bocca di un lupo che non sei tu, Prospero! Pensa che una volta mi sono fatto curare il giradito dall'ostetrica.

Dente levato, ma dente sbagliato!!
Sarebbe quello vicino che ha causato tutto.
Ora antibiotici a go-go!!

@ Nestore Del Boccio e altri

Non c'entra con il post di oggi, ma in riferimento alle precedenti discussioni sulla figura di D'Annunzio e sul suo rapporto con Mussolini, segnalo il lungo articolo pubblicato dal Corriere della Sera di oggi, che fa completa chiarezza.

@Tomasoprospero
-1 bicchiere di acqua bollita
insieme a 8 foglie di salvia
-1 cucchiaio raso di sale
Sorseggiare freddo e tenere il più possibile in bocca
senza inghiottire .
Sputare e continuare così per 1/2 ora 3 volte al gg, per 3 gg.
Orecchia- potrebbe trattarsi di un fungo.
Evita di far entrare acqua nell’orecchio durante la doccia.
Soluzione al 3%di amuchina:
bagnaci un cotton-fioc e passalo internamente.
Se fai antibiotici integra con fermenti lattici
3v al gg prima dei pasti.
Evita gli zuccheri per 15 gg.

Cura: grazie per i consigli.
Questa faccenda del dente/orecchia è iniziata due anni fa.
Ma chi è che non ha problemucci del genere?
Bisogna rsistere!

Perché, che malattia ha Pino Rinaldi?

Sauro, grazie dell'informazione.


Sono rientrato da qualche giorno in Francia con una brutta bronchite che mi tiene legato in casa. Comunque, considerato che qui' arriva il giorno dopo, andrà la mia compagna alla stazione di Metz sperando che me lo trovi.

Anche se in Francia il Corriere della sera, come gli altri quotidiani, arrivando in formato ridotto e tutto in bianco e nero: spero sia completo dell'articolo.

A meno che tu mi facessi il favore di spedirmene una copia.


Te lo mando via mail, scrivimi qui che ti rispondo:

[email protected]

Ok.

@Nestore
-15 gocce di Propoli 3v al dì
-olio di oliva tiepido spalmato sul petto (mantenere coperto con panno di lana).
-4 spicchi di aglio frullato o pestato 3v al gg
-tisana di timo calda 1 tazza 4v al gg
-latte caldo con miele mattino e sera
-tè verde 1 tazza nel pomeriggio
Brodi vegetali, succhi di mela e carota, spremute di arancia a volontà,
sempre tiepidi o caldi.
Per 15 gg evitare insaccati e carni rosse, sostituire il riso alla pasta.
Mele e pere cotte al forno ogni sera per 7gg

Certo che saurobello è carino come e-mail.
Ricevi molta posta?
Perché parli spesso di D'Annunzio?
Ti risulta che s'interessasse di fumetto?

Lì ne ricevo poca, uso soprattutto un’altra mail.

Ma perché solo a me gli anonimi fanno domande a carattere personale?

Nestore parla spesso di D'Annunzio, forse perché è un suo corregionale.

Quando lo citava in maniera un po’ fantasiosa, io mi limitavo a rispondergli che i suoi contrasti con Mussolini non erano tali da metterlo in pericolo di vita.

Con il fumetto, in effetti, non c’entra niente.

Mi piace fare domande di carattere personale, nei blog, a chi invece invita a scrivere personalmente alla propria e-mail.
A parte questo:
io trovo che come esteta decadente sia molto più interessante Oscar Wilde.
Era anche molto più bello.
Pascoli non ti interessa? Guarda che non sono stati mica in tanti a brandire
con tanta acuminata perizia una poetica del fanciullino….

"... a chi invece invita a scrivere personalmente alla propria e-mail".

Ti dispiace?

Offende la sensibilità di qualcuno?

È immorale?

Lo chiedo per sapere dove ho sbagliato.

Quando lo trovo necessario, come nel caso odierno, preferisco usare la mail.

Ma se tu mi dici che non si può fare, e mi spieghi perché, obbedirò senz'altro.

Libero di scrivere tutte le e-mail che vuoi.
Io però ti scrivo solo qui.
Guarda che Pascoli era un uomo fantastico, grande scrittore immaginifico,
si, proprio in senso di poeta.
E dietro la melancolìa d’alcolista depresso riusciva
perfettamente a nascondere anche un’ineguagliabile
traduttore dal latino.
Roba che D'Annunzio manco se la sognava sotto l'effetto di stupefacenti!

“Io però ti scrivo solo qui”.

Me ne farò una ragione.

In ogni caso odio le mail, quasi quanto i poeti.

A questo punto capisco che tu pensi che io metta la mail per avere contatti. In realtà, non partecipo neppure ai social network. Anche se alcune amiche mi hanno iscritto a Facebook, Twitter, Linkedin e Balo o Bado, come si chiama.

In nessuno di questi social ho mai inserito mezzo dato su di me, né vi scrivo commenti o cerco contatti. Al mio account (si dice così?) di Facebook chiede di iscriversi solo chi non mi conosce, compresi alcuni lontani parenti che non sanno che non lo uso.

Se qualcuno mi spiega in maniera semplice come si fa a togliere l’iscrizione all’imbarazzante Badoo (ecco, dovrebbe scriversi così), lo ringrazio anticipatamente.

Pascoli come dice la parola stessa era troppo bucolico.
Era lui quello che parlava di bovi, di vacche... O era il suo amico Cardarelli Giosué? Amava i bovi, andava con le vacche, se poi mi dite che aveva anche a che fare con i fanciullini mi scandalizzo.
Se poi mi dite che era anche alcolizzato me ne faccio una ragione.
E' morto di cirrosi?
O è ancora vivente?

Ciao a tutti, stò cercando due episodi conclusivi di Tiki il ragazzo guerriero di Giancarlo Berardi usciti sul IL GIORNALINO del 1977,i titoli sono: L’inseguimento e Un piccolo grande amico.

C'è qualcuno che può aiutarmi segnalandomi i numeri?
grazie

Giuseppe Pascoli... poi so che voleva potare una siepe perché giù dal monte non si vedeva una mazza.
E per consolarsi ci scrisse un raccontino.

@Glilgamesh
Ciao, prendimi come diuretico.
Ha detto Cura che ne hai bisogno.
Piscia pure qui, non ci scandalizziamo.
Pascoli è vivente.

CURA, grazie della prognosi: sono sicuro che sarà efficace!

Sauro, "...fantasiosa"?

Dovresti riconoscere che quanto scrissi a proposito di D'Annunzio, l'articolo di Mieli che mi hai mandato attesti la validità dei miei argomenti.

Come la rivalità di Mussolini verso il Vate nascesse dal carisma che questi esercitava su tutto il popolo di destra;
La non condivisione del fascismo sull'impronta mussoliniana;
La visione più liberale della destra;
L'avversione a Hitler che lo definiva "l'Attila imbianchino" e altro;
Nonchè l'attentato subito dal Poeta: fatto cadere dal balcone.

Questo episodio venne considerato "attentato" da tutto il mondo antifascista; per contro, la destra mussoliniana ha sempre cercato di minimizzare l'accaduto facendo credere che si trattasse di un fatto amoroso. Ipotesi fatta sua da Bruno Guerri, che men che mai dimostra veridicità. Sappiamo bene le tendenze politiche di Guerri.

Quindi, sono molto più consono a credere alla tesi degli antifascisti; tra l'altro, i due storici (di destra) con i quali collaborai a realizzare il libro su D'annunzio facendo delle illustrazioni, sostenevano la tesi dell'attentato ordito da Mussolini.

Nestore, oggi non avrei tempo, ma voglio risponderti lo stesso.

D’Annunzio ha inventato il fascismo con l’occupazione di Fiume: dalla conquista paramilitare, ai saluti romani, all’espressione “duce”, alla teoria economica delle corporazioni eccetera.

Come Lenin ha fatto con Marx, Mussolini si è appropriato delle idee di D’Annunzio (e così i successivi dittatori fascisti).

Questo per dire che non bisogna minimizzare il fascismo di D’Annunzio, essendo lui, appunto, il vero fondatore.

Se oltre a Fiume avesse governato l’Italia, D’Annunzio sarebbe stato migliore? Non si può dire.

Prendi Trotsky, o come si scrive adesso. Era un fine intellettuale come D’Annunzio, ma al posto di Stalin avrebbe interpretato il leninismo in maniera meno spietata? Probabilmente sì, dato che non era un paranoico. Ma non di tanto. Quando era arrivato a Odessa, Lenin aveva telegrafato a Trotsky: “Per prima cosa, fai fucilare tutte le prostitute”. E lui ha eseguito. A Kronstad, o come si scrive, invece di discutere con i marinai anarchici, li ha fatti ammazzare tutti.

Insomma, qui parliamo di persone che avevano una spaventosa sindrome ideologica paragonabile a quella degli antichi crociati cristiani.

Certo, Mussolini non era sanguinario e neppure D’Annunzio. Ma entrambi avevano idee dittatoriali. Anzi, è stato D’Annunzio a darle a Mussolini.

Sauro,
è Mussolini che ha utilizzato i simboli creati da D'Annunzio per il fascismo, come la costituzione del Carnaro elaborata dal Vate insieme ad un socialista.

Alla prossima!

SuperSauro dice che D'Annunzio non centra niente con i fumetti, io però una volta ho letto che, secondo una studiosa, fu invece influenzato dal cinema di animazione, forse anche da quello disneyano. Di ciò si trarrebbe prova nelle opere tarde.
Se ritrovo quell'articolo e se interessa a qualcuno, ne indico gli estremi.
Per il resto: non vi pare che su questo blog l'anno 2014 sia iniziato con un po' troppa polemica e liti personali?

A me interessa, Francyduck. Salve, non abbiamo mai interagito fino a ora ma ti ho letto spesso. Io scrivo di solito di questioni di attualità che penso infastidiscano qualche navigaore, ma mi sembrava di poterlo fae, che fosse permesso. Se trovi quell'articolo condividilo, per favore, Grazie.

@ Nestore:

è quello che dico anche io. Mussolini prima era socialista, anzi, estremista di sinistra, poi è diventato dannunziano. Probabilmente, senza D’Annunzio e i nazionalisti del fascismo avrebbe inventato solo il nome. Per il resto, sarebbe rimasto nell’orbita socialista: lo stesso futuro partigiano e leader socialista Pietro Nenni era stato un dirigente del primo partito fascista di Mussolini. Non mi pare, quindi, che D’Annunzio abbia dei meriti. Anzi, il contrario. Anche se è abruzzese come te.


@ Francy:

se ci sono le prove di un’influenza, lieto di ricredermi.

Non sono certo io quello che vuole buttarla sul personale, è che qualcuno continua a provocarmi. E non ne capisco il motivo, dato che mi faccio rigorosamente i cazzi miei.

D'Annunzio, Mussolini, ma chi sono stati costoro al confronto di Ascanio Anchise??

Il ritorno dell’AVE nel mondo dei
fumetti
secondo
Ascanio Anchise

Finalmente una bella giornata di sole qui all'ingresso della
Salpêtrière, il grande ospedale del 13° ( al confine con il 5°,
tanto che basta essere sull'altro lato del boulevard de l'Hôpital
per passare da un arrondissement all'altro),dove si estolle la
famosa Cappella di San Luigi, pregevole opera architettonica
costruita nella seconda metà del 1600 da un tal architetto,
estroso quanto mai, rispondente al nome di Libéral Bruant. Mi
dirigo verso la grande libreria “Mona Lisait”, parte di una catena
che - mi pare – solo a Parigi e grand banlieu conta ben dieci dodici negozi del genere:
vi si possono trovare libri nuovi ma anche quelli ormai usciti dal
circuito della normale distribuzione o addirittura fuori catalogo.
Qui mi attende la delegazione degli “Amici di Luca Boschi, in viaggio
premio per aver pubblicizzato con inusitata verve l’uscita del
volume dell’AVE “ con il qui presente post.
L’Italia del Vittorioso
”. Si, finalmente
L’Anonima Veritas Editrice
ha sdoganato le annose remore che si
portava dietro nei confronti de “Il Vittorioso”, ed ha chiamato il
Prof.
Giorgio Vecchio
, docente di storia all’Università di Parma,
che ha provveduto all’introduzione scritta di ben 62 pagine al
volume in questione. Volume nell’ambito
del quale vengono
ristampate di seguito otto storie a fumetti apparse nel
corso dei decenni sul “
Sempre più bello".
Oltre a questo vengono riprodotte per motivi a me arcaniuna trentina
di copertine del Vittorioso in ordine cronologico.Tutte cose che gli appassionati conoscono a memoria.
Il cielo si è
improvvisamente incupito e un vento impetuoso agita i rami dei
numorosi alberi del viale creando una fastidiosa cacofonia.
Perbacco, la pioggia scende a scrosci!! Con veloci passi mi infilo
all’interno di un Bistrot, il primo che trovo. Meno male , l’ho
scampata bella, poiché fuori si è scatenato l’inferno. Mi guardo
intorno: ahi,ahi, seduto ad un tavolino scorgo il vecchio amico di
penna Anchise Ascanio, classe 1899, ultimo sopravvissuto dei
“ragazzi” che combatterono nelle trincee della prima guerra
mondiale. Perbacco, al suo fianco il Prof. JHoan Brunoris , esperto
in “fumettologia” comparata!! Inevitabilmente Anchise mi vede e mi
invita con voce perentoria a sedermi
al suo fianco. Mi guata con
cipiglio feroce ed attacca:”
ahh, vecchio traditore, hai scritto
la recensione per il volume di Giorgio Vecchio su “L’Italia del
Vittorioso e l'hai pure messa in questo blog di incalliti stalinisti”!!! Stammi bene a sentire ,testa di rapa, Il titolo
stesso del volume, “
l’Italia del Vittorioso
” è indicativo: si
tratta di presentare ai lettori la storia italiana a partire dal
1937 per finire alla fine degli anni sessanta, vista in un’ottica
di tipo selettivo, ossia mettendo al centro la storia dell’Azione
Cattolica, dell’editrice AVE e delle sue pubblicazioni. In questo
caso principalmente il settimanale per ragazzi “Il Vittorioso”.
Naturalmente il prof Vecchio non può esimersi dal contestualizzare
quanto l’Azione Cattolica fa e produce in più di trent’anni,
poiché questa è la prassi corretta, l’unica del resto che permette
di capire gli avvenimenti storici e le relazioni che esistono fra
le vari componenti che formano il loro insieme. Il problema che
in questi casi sempre esiste è stabilire in quale modo il contesto
– l’insieme degli avvenimenti spesso fra loro inscindibili- sia
più o meno preminente sul singolo fatto. La storia de “Il
Vittorioso” secondo me perde di senso se estrapolata dal contesto
specifico del mondo dei fumetti coevi e dalla editoria che li
produce. Questo un po’ il limite di tutti quegli studi sulle
pubblicazioni a fumetti che tendono ad estrapolare il testo dal
contesto. Il prof, Vecchio non commette di certo questo errore nei
confronti della Storia, poiché il suo studio è fortemente
contestualizzato. Logicamente poco consistente risulta essere
invece lo scenario che presenta il mondo dei fumetti in generale;
inevitabilmente, perché un tentativo di approfondimento in
tale senso avrebbe necessità non di 62 pagine a disposizione , ma
almeno di dieci volte tanto. Inoltre le “note” bibliografiche di
riferimento che compaiono da pagina 56 a 59 sono significative
nella loro unitaria caratterialità: sono tutti riferimenti colti,
esenti dalle contaminazioni popolari rappresentate dall’eterogeneo
mondo delle riviste di storia e critica del fumetto, come di fatto
è, ad esempio, “
Vitt & Dintorni" oppure quelle super colorate paginette del Gah, o quel "mattone" idigeribile de "Fumetto "dell'ANAFI, letto solo da chi lo scrive!!!!
”. Un limite, un pregio? io da vecchio liberale che ha partecipato alla Marcia su Roma ( mentre quel pavido di MUssolini rimaneva a MIlano!! E D'Annunzio dov'era nel 1922???) lascio democraticamente ai lettori
l’ardua risposta. Inevitabilmente la selezione di otto storie
rispetto alle centinaia apparse in tanti decenni sul “Sempre più
bello”, non può che essere un’operazione di parziale presentazione
di quanto in effetti il mondo de “Il Vittorioso”, inteso in senso
stretto, rappresenta. Non voglio entrare nel merito della loro
qualità...., io del "Vittorioso" ho conservato solo le pagine che parlano del Duce!! VIva la democrazia"
Ascanio si alza perché deve andare in bagno. Ne
approfitto per uscire di corsa dal Bistrot. Ahh, la ritrovata
libertà dopo quel “concione ” rifilatomi da Ascanio. E quel Brunoris
poi... muto come un pesce.
Certo, ma la sua agile mente ha registrato tutto!!

Francyduck,

sono interessato all'articolo.
Quindi mi faresti cosa gradita, se non altro per verificare il fatto in sè.

Non dimentichiamoci che il Vate creo' il personaggio Maciste nel film Cabiria di Pastrone nel 1913.

D'Annunzio era sensibilissimo alle novità.

E tra l'altro anelava un'Italia più conscia della propria storia e con maggior dignità!

Ma noi, siamo ancora sudditi e servili. Voglio dire che non siamo un paese ancora oggi capace di farsi rispettare. Eppure di identità ne abbiamo più degli altri. Non vorrei essere frainteso: non ho mai votato a destra!

a proposito:

la mia mail:
[email protected]

Che discorsi seriosi!
Io invece non posso esimermi ( sarà leffetto dell'antibiotico mescolato a quello dell'antinffiammatorio??) di scrivere scemenze.


Un clamore lontano mi colpisce i padiglioni auricolari. Mi
avvicino alla fonte. Ah, di nuovo loro, il solito gruppo di
cantimbànchi girovaghi che si impegna per intrattenere la folla di
parenti e amici che vanno o vengono dall'aver visitato il grande supermercato “Primavera”..
I pochi incuriositi passanti, o anche qualche raro turista ( quasi
sempre bulgaro), si soffermano allibiti.
Un prurito alla nuca: sento puntati su di me gli occhi color giada di April Bell (nata Caprioli). Mi giro lentamente e la osservo: é seduta all'esterno della Brassserie“Chez le bicot rôti”, proprio di fronte a me, quasi la potrei toccare se allungassi un braccio; si è tolta la consueta leggera
pelliccia di lupo bianco e i suoi capelli rossi risaltano sulla serica pelle. La vertiginosa scollatura mette i brividi. Al suo fianco Sauro e Nestore visibilmente su di giri stanno stappando un magnum contenente pregiato champagne d’annata.
Poveretti non sanno la fine che inesplicabilmente e misteriosamente colpisce i corteggiatori della conturbante sirena dai fulvi capelli.
Io ci sono già passato, per questo lo so. Mi sono salvato solo grazie alla mia indeflettibile fede nei riguardi delle cavolate che scrivo. Quella faccenda, ad esempio dell’incontro di Franco Caprioli con HUgo Pratt. Per ora ve la risparmio.

Che discorsi seriosi!
Io invece non posso esimermi ( sarà leffetto dell'antibiotico mescolato a quello dell'antinffiammatorio??) di scrivere scemenze.


Un clamore lontano mi colpisce i padiglioni auricolari. Mi
avvicino alla fonte. Ah, di nuovo loro, il solito gruppo di
cantimbànchi girovaghi che si impegna per intrattenere la folla di
parenti e amici che vanno o vengono dall'aver visitato il grande supermercato “Primavera”..
I pochi incuriositi passanti, o anche qualche raro turista ( quasi
sempre bulgaro), si soffermano allibiti.
Un prurito alla nuca: sento puntati su di me gli occhi color giada di April Bell (nata Caprioli). Mi giro lentamente e la osservo: é seduta all'esterno della Brassserie“Chez le bicot rôti”, proprio di fronte a me, quasi la potrei toccare se allungassi un braccio; si è tolta la consueta leggera
pelliccia di lupo bianco e i suoi capelli rossi risaltano sulla serica pelle. La vertiginosa scollatura mette i brividi. Al suo fianco Sauro e Nestore visibilmente su di giri stanno stappando un magnum contenente pregiato champagne d’annata.
Poveretti non sanno la fine che inesplicabilmente e misteriosamente colpisce i corteggiatori della conturbante sirena dai fulvi capelli.
Io ci sono già passato, per questo lo so. Mi sono salvato solo grazie alla mia indeflettibile fede nei riguardi delle cavolate che scrivo. Quella faccenda, ad esempio dell’incontro di Franco Caprioli con HUgo Pratt. Per ora ve la risparmio.

Sauro, non era certo una critica a te, anzi a volte vedo che hai una pazienza di Giobbe...
Sto cercando l'articolo in questione.

@Nestore,
“Non dimentichiamoci che il Vate creo' il personaggio Maciste nel film Cabiria di Pastrone nel 1913”

quindi non fa parte del Mito?
mi sembrava strano non “incontrarlo” mai...


“Ma noi, siamo ancora sudditi e servili. Voglio dire che non siamo un paese ancora oggi capace di farsi rispettare. Eppure di identità ne abbiamo più degli altri.”

Nestore,
il problema è che sono i “politici” di “oggi” che non hanno identità!
ma stranamente vengono votati.
questo da dà pensare!

Sebastiano, non capisco la tua battuta sul Mito.


I politici sono il riflesso culturale di chi li ha eletti.

Rappresentano il nostro modo di essere!
Purtroppo!!!

@Nestore,
per la battuta sul mito forse ti riferisci a "incontrarlo"?
intendevo, leggere notizie storiche in cui è nominato.


gli elettori eleggono i politici ormai per tornaconto
dubito che per la maggior parte degli elettori si possa parlare di cultura...
a meno di non considerare la cultura dell'inganno a danno degli altri

... sembra quasi che stiano regredendo:
la distanza tra chi pensa con la propria testa e chi fa pensare agli altri sta aumentando
così come stanno aumentando di numero quelli che si rifiutano di pensare
e che alla fine votano certa gente...
al massimo dicendo:
la prossima volta farà ciò che ha promesso
...

e poi ci sono quelli che confondono le loro piccole evasioni che sono costretti a fare con le gigantesche evasioni dei ricchi e dei politici...
forse è per questo che li sentono più "vicini" e li giustificano?
...
sperando intanto di raccogliere le briciole che cadono dalla tavola di chi ci affama?

Seba,
Maciste è riconosciuto come invenzione di D'Annunzio anche a livello mondiale!


Nella scienza dell'antropoligia sociale dell'uomo la cultura sta per modi di agire e di pensare.

Altro discorso è la qualità nonchè la diversità culturale.

Seba,
Maciste è riconosciuto come invenzione di D'Annunzio anche a livello mondiale!


Nella scienza dell'antropoligia sociale dell'uomo la cultura sta per modi di agire e di pensare.

Altro discorso è la qualità nonchè la diversità culturale.

Ovviamente "antropologia e non antropoligia"!

Qualcuno riesce a riconoscere qualcuno qui???
http://www.bnf.fr/fr/outils/a.benvenuti_alla_bnf.html

Scusa ma un mio commento di ieri non è passato
e io proprio non me n’ero accorto.
Torno a scrivere ora, perché c’è una cosa Nestore,
a proposito di D’Annunzio, che vorrei segnalarti.
Mi pare che tu e Saur conosciate piuttosto bene sia il contesto storico
che il personaggio.
A proposito del volo dell’Arcangelo quindi, non trovate un po’ strano
che storicamente la possibilità che si sia precipitato di sotto da solo
non sia stata mai sufficientemente presa in considerazione?
Insomma, su quell'episodio non ci sono dati certi tranne la defenestrazione del vate,
ma nonostante ciò, storicamente, avrebbero dovuto comunque e per forza
defenestrarlo gli altri!
Eppure l’avete ben presente il tipo: vate quanto vuoi ma anche matto perso.
Io ce lo vedrei in quel periodo, a tre giorni dall’incontro con Mussolini e Nitti,
esaltato fradicio di coca a librarsi sulla balaustra di casa sua in piena notte
convinto d’essere l’Arcangelo.
Sappiamo che era in pigiama e ciabatte. Tu capisci…un inciampino e giù!
Dice ce lo buttò la Baccara gelosa della sua sorellina Jojò….
Maffigurati! La Baccara era lì mantenuta come carceriera personale.
Il suo ruolo era quello di tenerlo “dentro”, non di buttarlo fuori!
I fascisti? Forse avrebbero voluto anche buttarcelo, di sotto, ma tu credi che
D’Annunzio (matto era, si, ma mica scemo!) avrebbe potuto permettere
che gli accadesse una cosa del genere?
Lui, l’eroe di Fiume! Come avrebbe potuto l’Eroe di Fiume,
tollerare d’essere defenestrato dai fascisti?
Mmh! Quello all’incontro Mussolini Nitti non ci voleva andare.
Incocato a dovere, mi sa tanto che il suo volo d’Arcangelo se lo fece da sé.
Della politica non gliene importava più nulla, la sua impresa epica l’aveva fatta
e gli bastava.
All’ospedale vaneggiò per giorni: vedeva la mamma, le casette, riducchiava….
Non diede alcun segno di violenza subita, farfugliando durante i suoi vaneggiamenti
di cerebro-contuso.
Si preoccupava solo della Jojò, ”poverina, scappata, forse a Venezia…”.
Ci sta che quella notte avesse avuto un qualche ruolo d’angelo-ninfa intravisto
su uno sgremolo di fiordo, durante uno dei soliti suoi fantasiosi farneticamenti erotici.
Anche se i referti medici furono a dir poco esagerati, il crepente che picchò fu comunque grosso. E quindi ci sta che qualcuno avesse strillato scappando alla vista del sangue.

Mi arrendo.

Mi arrendo anch'io. Vado all'altro blog, qui si mena troppo il can per l'aia. "sgremolo", "crepente"... Che dialetto è questo?
A parte che non capisco nulla di questo Jacopo, che poi è Sarachiara, scrive al maschile ma è lo stesso modo. Non capisco.

Mah, nel post sul Vittorioso l’unico che può intervenire con cognizione di causa è Tomaso. Quando lo leggevo io, il Vitt pubblicava tutt’altro. Quindi, qui posso solo cazzeggiare.

Nel post su Rat-Man non si può dire niente salvo che Ortolani è un genio fortunatamente compreso. O meglio, avrei anche qualche piccolissima osservazione da fare, ma essendo un contemporaneo non oso. Quando sarà morto lo criticherò volentieri.

A proposito, se non è uno dei tanti ricordi impiantatomi dagli alieni, molti anni fa Ortolani realizzava una fanzine che mi inviava quando curavo una rivista di fumetti. Mi chiedeva di poter collaborare e io pensavo: “Simpatico, ma disegna male”.

Le poche cartucce rimastemi credo che le sparerò nel post su Spirit.

@Saur
Si Tom è straordinario. Un grande maestro per tutti. Ma tutto qui era straordinario....
Era un blog fatto per chi sapeva leggere, e chi non sapeva imparava quasi subito.
Si arrivava a comprendere le cose con intensità e leggerezza, senza bisogno di inquadrarsi,
senza bisogno di marciare a forum….. Era bello procedere insieme andando ognuno
per conto suo.
Si, è stato un grande blog, prima dico….cioè quando ancora non si arrendeva nessun Pietro e nemmeno Francyduck.
Ma poi… sai com’è, cominciano a incepparsi le piattaforme, arrivano altri blog,
altre piatteforme…..le piattaforme…tu capisci, sono formali, piatte.
Difficile in rete mandare le cose a fagiolo (buon cibo, ma da poveri, può dare flatulenza
e non fa fino!).
La rete vuole le cose profumate, a squadra.....Uff!
Se tu sapessi quanto avevo dovuto navigare prima di incontrare un blog così….
Ciao, prima di partire, non voglio pensare a quante pizzacce mi aspettano,
sui banconi dei bar, negli aeroporti.

Jacopo, D'Annunzio come dici tu poteva essere "matto ma mica scemo".


Percui la tua ipotesi si smentisce con le tue stesse parole.

Il Duce cercava in tutti i modi di coinvolgerlo nel fascismo ma il Vate non aveva fiducia in Mussolini come considerava rozzo e imbianchino Hitler che amava fare acquerelli.


Altra inqiuetudine di Mussolini era il fatto che D'Annunzio era stimato e ricercato anche dai socialisti. Non dimenticare che la costituzione del Carnaro per Fiume, la scrisse con un socialista rivoluzionario come Alceste de Ambris. Del resto tra i tanti fiumani che avevano combattuto insieme al Vate, c'erano tanti filobolscevichi o socialisti internazionalisti. La Costituzione che redassero presentava elementi di avanguardia e di progressismo che avremmo raggiunto nel dopoguerra. Libertà di parola, di stampa, di associazione, di religione; nonchè parità dei sessi ed uguale diritti, il minimo salario, la pensione, le libertà giuridiche, inviolabilità del domicilio...

Purtroppo su D'Annunzio si tratta di una pagina osteggiata da varie forze che hanno impedito un approfondimento obiettivo ed adeguato per capirne da un punto di vista storico persino negli ambiti scolastici validità in esso presenti. In quel periodo affermare libertà di religione significava mettersi contro buona parte degli ambienti cattolici. Insomma, si sono veicolati più clichè che sostanza dei fatti.

beh, ringrazio Sauro e Lapo per i complimenti: io dei fumetti in generale e del "Vittorioso"con più accanimento ( se non ci fosse stato Jacovitti, forse avrei lasciato perdere) mi considero soprattutto un lettore.
Poi ho, naturalmente, le mie idee, che a volte non combaciano con quelle di altri lettori del "Vittorioso".
Comunque dopo il saggio del prof.Vecchio è uscito nel 2012 del prof.Ernesto Preziosi il volume "Il vittorioso,Storia di un settimanale per ragazzi,1937-1966.Edito da "Il MUlino", euro 29.
Il prof Preziosi, docente di Storia contemporanea all'Universitàdegli studi di Urbino"Carlo Bo", ha provato ad entrare di più nello specifico del medium fumetto, ma anche lui a posteriori e dall'esterno.
Non come lettore di fumetti, poichè io penso non lo sia mai stato .

Io ne ho fatto, del saggio di Preziosi, una recensione "cattiva" che appare sul numero di Dicembre di "Informavitt".
Certo che è più facile criticare gli scritti altrui che metteri a scrivere un libro di 300 pagine.
Io non ne sarei capace.

Ecco qui il io exploit.
Sono perplesso: ho letto il saggio del prof. Ernesto Preziosi su “Il Vittorioso, storia per un settimanale per ragazzi”, Ed. Il Mulino, 2012


Vi risparmio la prima parte e anche più del saggio qui sotto la lente di ingrandimento ( non ho competenze sufficienti per entrare nei meandri della storia dell’Azione Cattolica). Parto da pagina 213 del libro, citato nell’intitolazione, dove si parla di Jacovitti e delle sue storie del secondo dopoguerra, a partire cioè dal 1945.
Che ci dice il Prof. Preziosi a proposito??
Beh, soprattutto cita con le adeguate e doverose note di riferimento quanto scritto dalla signora Anna Saleppichi e Goffredo Fofi nell’ambito di vari capitoli, “Jacovitti e la pace armata” e “Jacovitti e il turbolento dopoguerra”, che fanno parte e compongono il saggio edito da Stampa alternativa “ Jacovitti, Eia, eia baccalà”, soprattutto pagine 29 e 103. Anno di grazia 2010.
L’autore, Prof. Preziosi, ripete meccanicamente, ( forse per una totale concomitanza di vedute ed opinioni??) quanto Saleppichi riprende da varie interviste, soprattutto da quella ospitata sulla pubblicazione “Segni e Disegni, 90 ma non li dimostra”, editore Pichierri, 1987: un metodo che spesso diventa consuetudine quando l’ estensore/i di un qualsiasi lavoro scritto basato sulla ricerca è/ sono – in questo caso sui fumetti - dei neofiti (suppongo). Va beh, pazienza. Però io non posso essere d’accordo con questo sistema di procedere. Sono un bacchettone moralista?? Forse, però non solo occorre dare a Cesare quel che è di Cesare ( cosa in effetti correttamente fatta), ma sarebbe auspicabile trarne conclusioni autonome .
L’intervista prima citata …….. Jacovitti in un lontano 1986 conversò con Gori , Boschi, Sani e, mi pare, Bruni. Inventò delle situazioni, quindi una operazione fantastica sul nonsenso delle cose. Dissertò sull’esecuzione delle storie di "Pippo e il Dittatore"," Pippo e le guerra e la Pace", dichiarazioni poi trascritte tali e quali dai perplessi e forse intimiditi intervistatori: i quali, penso io, non osarono emettere un solo suono, o una nota, critica. Ormai a decenni di distanza, con il senno di poi è facile dire che, in quel caso, sarebbe stato indispensabile inserire tale nota.
Queste notizie fantastiche ma di fatto ( involontariamente?) fuorvianti, furono nel tempo utilizzate alla lettera più volte e da diversi giornalisti, storici del comic ecc, ecc. Penultima a rifriggere la frittata, Anna Salepicchi, ultimo della serie , il prof.Preziosi. Questa ultima cosa mi ha inquietato parecchio. Nel 2010 oltre che scrivere alla signora Salepicchi ( insegnante di lettere) -mai ricevuto risposta - ne scrissi pure su Vitt & Dintorni e sul sito degli Amici del Vittorioso nell’ambito di un lungo intervento imperniato sul rapporto Jacovitti/ Maner Lualdi (1959).
Va beh, devo lasciar perdere? tanto una goccia nel mare non ne fa certo salire il livello. In tutti i casi desidero precisare che: Jacovitti finita la guerra lavora praticamente esclusivamente per l’editrice cattolica AVE, sul “Vittorioso” (e su alcuni albi quasi tutti con storie già uscite in precedenza a puntate sul Vitt). Nel 1945 ci fu l’eccezione di “Intervallo”, settimanale studentesco cattolico sul quale il Nostro sul n° 2 approda con la storia di “Pippo e il dittatore” disegnata a tutta pagina, in grande formato e in quella veste originaria mai più riproposta ai lettori.
Neppure la casa editrice “Stampa Alternativa“ ha avuto voglia ed interesse per condurre un’operazione filologica nel ristampare nell’anno di grazia 2010 integralmente questa storia nel contesto del prima citato volume “Jacovitti – Eia, Eia, baccalà, la guerra è finita”. Il medesimo trattamento hanno avuto, sullo stesso volume, le due storie consecutive “Pippo e la guerra” e “Pippo e la pace”, apparse originariamente su “Il Vittorioso” e disegnate dal Nostro fra il 1946 e l’anno successivo. Poi pubblicate in due albi della “serie Pippo”.
Che scrive Goffredo Fofi di queste storie ( nella veste di curatore del volume prima citato di Stampa Alternativa) nel suo prologo intitolato “Jacovitti e l’interregno....” ??
Mah, insomma, a me non dà l’impressione che affondi il coltello nello specifico fumettistico con cognizione di causa, ma piuttosto che porti avanti un’analisi di tipo generale legata alla sua conoscenza della Storia e del Cinema di quel periodo. Io scrissi a Fofi chiedendogli: ma perché mai ha accettato di scrivere su Jacovitti senza averne una reale ed approfondita conoscenza?? La risposta: “perché mi andava, per sfizio, anche se avevo in cuor mio il timore/presentimento che qualcuno me lo avrebbe poi fatto notare”.
Ancora mah?? Comunque non credo che nessuno con certezza possa discettare sulle motivazioni che spinsero Jacovitti fra il 1945 e il 1947 a disegnare quelle storie che parlano di dittatura, di guerra e di pace. Lo stesso Jacovitti ha rilasciato a proposito, in tempi diversi, interviste contradditore, poi acriticamente riportate ( mi ripeto. Ma ripetere aiuta) alla lettera in contesti diversi, compreso il prima citato volume nella parte curata dalla signora Anna Saleppichi ( Lisca di pesce e la pace armata, pagina 29). Mah?’
Torniamo allo specifico del saggio del prof.Preziosi. Mancano parecchie cose fondamentali ( si lo so, bisogna guardare quello che c’è, ma, insomma, anche quello che manca). Ho cercato invano un cenno alla metamorfosi de “Il Giornalino” avvenuta nel 1969, con cambio di formato e distribuzione in edicola.
Perché poi questo interesse per quello specifico avvenimento ?? perché di fatto “Il Giornalino” raccolse l’eredità del nostro “Il Vittorioso” attraverso l’operato di scrittori e disegnatori ereditati da “Il sempre più bello”, Basari, De Barba , Roudolph, Jacovitti, Landolfi, Giovannini, Gianni De Luca ecc .
Pubblicazione questa, Il Giornalino, ancora validamente sulla breccia.
Sono veramente perplesso….
Va beh. Si… Il prof. Preziosi è fondamentalmente uno storico dell’Azione Cattolica e il suo saggio qui in disamina rispecchia questo lato della faccenda; però, insomma, un poco più di leggerezza, per evitare la pesantezza del tutto. E poi il titolo del libro… ma Il Vittorioso non era soprattutto molte storie a fumetti di differenti autori?’ Non è limitante parlare praticamente solo di Jacovitti e per di più non in modo nuovo e personale, ma attingendo senza riserve e senza – lo ripeto- pudore alcuno, da quanto scritto da altri.
Insomma, se una persona è uno studioso, studia ed elabora una sua visione degli avvenimenti, non ripete quanto prodotto da altri, anche se le visioni sono combacianti.
Oppure sono io ad essere fuori strada e i fumetti c’entrano poco. Perché è questo il lato che emerge da quanto scritto da Preziosi: la matrice storica è prevalente, “il Vittorioso” come parte del movimento associativo, la valenza pedagogica implicita nell’associazionismo e nelle storie scritte e disegnate e in tutti gli interventi parte di rubriche varie; certo è così, ma senza un’ analisi sistematica ed accurata del fumetto il nostro giornale perde di identità, non ha senso. Almeno, a me sembra così. Mi sbaglio?
Un’altra cosa solamente, importante anche se da un certo punto di vista marginale nei confronti del nocciolo intorno al quale si sviluppa il saggio di Preziosi. Portiamoci al fatidico anno di grazia 1959: ho già raccontato con molti “se” e con tanti “ma” sia nell’ambito del “Notiziario” degli Amici del Vitt n°21 del Novembre 2009 (Il Vola Hop sulle ambe etiopiche) poi su “Vitt & Dintorni” n°17 del Luglio 2011 (Alla ricerca dell’intervista perduta) e già ne avevo accennato su “Informavitt”n° 25 del settembre 1997 nell’ambito del mio intervento “La lisca di pesce censurata”, quello che so e che penso sulle varie motivazioni che portarono Jacovitti a decidere di interrompere la collaborazione con Maner Lualdi, lasciando interrotta alla 8° puntata la storia del “Vola-Hop”: fondamentalmente di ordine economico ma con risvolti legati al carattere dei due protagonisti e al loro modo di rapportarsi con la Storia. L’aviazione nella carneficina della prima guerra mondiale, La guerra d’Etiopia del 1935/36, con l’aviazione dell’italico regno e sotto l’egida del littorio fascista che mitraglia turbe di etiopi inermi in fuga e sgancia su di loro il gas all’iprite ( proibito dalla convenzione di Ginevra). Il giornalista e scrittore Angelo del Boca iniziò a denunciare questi fatti - fino ad allora prima occultati e poi rimossi- all’inizio degli anni ’60, con una serie di reportages su di un quotidiano torinese, poi in un paio di libri che suscitarono scandalo ( mai pestare i piedi alle forze armate).
Comunque per quanto concerne prove documentali concrete e reali sui rapporti personali Jacovitti/Lualdi, non ne esistono, a parte i miei ricordi, che prove non possono essere considerati. Jacovitti dal 1960 passa in pianta stabile al “Giorno dei ragazzi”, Lualdi assunse la gestione del teatro S. Erasmo di Milano. La sua direzione durò sino al 1967, anno in cui per problemi economici, fu costretto a lasciare.
Ecco, cose come queste, non sono state assolutamente percepite dal Prof. Preziosi, eppure questi rapporti di un autore de “Il Vittorioso” come Jacovitti con altri editori è significativo, fa capire come si muovevano le cose nel campo dell’editoria che utilizzava anche fumetti.
L’estensore del saggio qui in disamina scrive ( se ho ben capito il concetto, ma ho dei dubbi) che Jacovitti passando nel 1957 a “Il Giorno dei Ragazzi” lasciò il lavoro fino allora in esclusiva per l’AVE. Questo momento non è mai stato di fatto e nemmeno ha mai rappresentato una sorta di spartiacque nell’ evoluzione del “Vittorioso”, che comunque andò avanti senza scossoni. Poiché il nostro giornale era fatto di tante altre cose, c’erano altri disegnatori da anni all’opera. Jacovitti poi non svanì nel nulla. Basti pensare al Diario Vitt. Non ci fu dicotomia, “Il Vittorioso” continuò ad ospitare storie del Nostro, anche se irregolarmente.
Ci fu, è vero, un travaso di ingegni dal “Vittorioso” al “Giornalino”, ma anche verso altri lidi editoriali, come l’Inghilterra: esempio eclatante Franco Caprioli.
Insomma, ci vorrebbe un seguito al libro qui in disamina; a me pare che le cose siano state lasciate a metà a pezzi e a bocconi. Manca tutto il periodo della prima metà degli anni cinquanta, ad esempio. Il Prof. Preziosi, se mi legge, che pensa di tutto questo?




Ma io che penso di qusto mio intervento partorito più o meno due anni fa, in preda a una sorta di furore mentale?
Beh, un poco mi fa allegare i denti, perchè mi mostra un lato manicheo di me stesso che non mi piace tanto.
Ma d'altra parte dimostra anche un lato abbastanza ingenuo del mio pensare: se ad una persona del mestiere ,un addetto ai lavori goirnalistico/storici, viene proposto dietro compenso un grosso lavoro (scrivere un saggio di 300 pagine), perché mai rifiutare??
Bisogna pur campare.
Poi, bisogna essere capaci di mettersi lì e passare mesi a far ricerche, buttare giù appunti, organizzare bene il lavoro di montaggio di quanto scritto, farne la correzione delle bozze, l'editing, ecc.
Tutte cose che io non saprei assolutamente fare.
Più facile, come ho già scritto prima, criticare.
Però, insomma, non è poi nemmeno possibile che tutte le recensioni siano assolutorie se non esegetiche.
Voi, milioni di followers, che ne pensate????

Ciao Tomaso.
Noi pensiamo che siamo tuoi fan.
Pensiamo inoltre che tu scrivi in un modo che ci piace sempre, anche quando vai in metrò con la Zazie e dici cose strane, che è come se ti venissero su tipo simultanee nascite,
da una febbrile immaginazione.
Pensiamo inoltre che leggiamo più volentieri quello che scrivi tu che quello che scrivono
gli autori dei libri di cui a volte ci parli.
E pensiamo anche che non te lo dobbiamo dire perché non è carino ammettere queste cose in un blog a modino, dove non bisogna di certo perdere tempo in salamelecchi.
Quindi stiamo zitti, ma però siamo milioni di followers e veniamo qui ogni giorno per leggere te.

Merci bocoup, mille grazie tante!
La musichetta non la so produrre.

Ciao Nestore, grazie.
Come certo hai capito, io non ho molta simpatia per D'Annunzio.
Ti piace Dino Campana?

Ehm, ehm.... beaucoup, mi pare.

Ho scritto "mi arrendo" nel senso che, dopo lunghe ricerche, non ho trovato l'articolo su D'Annunzio preannunciato, e che sembrava interessare a Sauro, Nestore e Gero Verona (grazie, interagiamo pure...).
Non nel senso che sono avvilito dai contenuti del post.
Che poi ci sia il solito disturbatore onanista, questo è un altro discorso

Ciao Francyduck, battuta, scontata, più che canina, incisiva.
Ma grazie, detta da te m’ è molare!
Si, la scrittura è da sempre considerata opera di mera masturbazione,
da un tipo di pubblico diciamo, eccessivamente materialista e di
vedute strettine e il pubblico forgiato attualmente dai networks
è -diciamo- proprio preciso spiccicato così! Se ci aggiungi un tot di
dopo-new-age e una ventina d’anni di cucina internazionale, hai
chiaro l’albero genealogico in cui Wikipedia è già la mamma della Treccani.
Quindi non meniamoli tanto per le aie, le aie tra l’altro non ci sono neppure più!
No, ci sono i server.
Hai ragione, chi scrive non può prendersi a lungo il lusso di persistere nella bega
di turbare la sensibilità della gente al fine di aiutarla a comprendere l’importanza
di mantenere viva l’attenzione alla lettura, anche in rete.
La rete alleva lettori attivi, superficiali e pedanti, viziatissimi dall’apprendimento
veloce di significati.
E quindi: ke se li spollazzi da sé!
Via quindi con la scrittura frizzante e scorrevolissima.
Vedo che qui in un post stanno andando già molto molto bene.
Guarda che andare controcorrente è stato anche faticoso, sai?

Lapo, per sensibilità mi sento più affine a Campana. Ma quando si tratta di arte o letteratura la simpatia va messa nel cassetto. La visionarietà angosciante della poesia di Campana, influenzata dal linguaggio futurista, scardina la struttura, anticipando la poesia pasoliniana. La ribellione e la dannazione sociale e umana della sua esistenza, trovano nella sua scrittura, una creatività da porlo come il massimo poeta rivoluzionario della poesia romantica italiana del novecento.

Sarebbe un delitto per "ribelli" come noi non amarlo. Tutta la poesia italiana deve molto a Dino Campana!

Francy,
comunque aspetto sempre l'articolo.

dai che riciclo qualcosa che c'entra con il Vittorioso:http://www.ilvittorioso.it/pdf/Jac-panoramiche%20-%20Volume%202.pdf

Ottimo Tomaso: ho dato una letta, ma lo rileggero' con più calma.

Il Vittorioso!! se vogliamo ritagliarne una fettina occorre setacciare la memoria. Per comunicare agli altri, che casomai come Il prof.Vecchio sono più giovani di me, ovviamente non hanno vissuto certi momenti storici. Quindi ,abbiate pietà , se quello che rammento lo scrivo di seguito.Io ben ricordo che nel 1945, avevo sette anni, aspettavo con ansia l'arrivo del “Vittorioso” con Pippo sulla Luna, e soprattutto “Pippo in montagna”, perché era misterioso e - per me - carico di pathos. Mah??
Per quanto riguarda poi gli anni dell’immediato dopoguerra i ricordi sono via via più chiari, non discutibili; non posso celare la mia emozione di fronte ai ricordi del “Vittorioso” di quel periodo con storie strepitose di Jacovitti e Craveri. Fra le tante cose che meriterebbero di essere citate scelgo come inizio un numero non a caso de “Il Vittorioso” 1947: il 45 del 23 Novembre!! Come mai due punti esclamativi?? Beh, perché qualcosa c’era di diverso rispetto ai numeri precedenti, ossia l’impaginazione delle tavole centrali, quelle tutte a colori. Sul numero di Giugno 2006 di “Vitt & Dintorni” Sergio de Simone ( Simonetto) parla intervistato dal nostro Renato Ciavola: ” ….ma ad un certo punto Piercostante Righini venne promosso ad altro incarico; iniziò così un periodo particolarmente triste perché a sostituirlo fu chiamata una persona (Enrico Gastaldi , lo aggiungo io) , che pur degnissima, non si manifestò all’altezza del suo compito, con scarsa attitudine alla direzione di un settimanale come il Vitt”.
Io, sbrigativamente, faccio coincidere quell’infausto momento con la strana impaginazione delle due pagine centrali, dove le tavole della storia craveriana “L’Isola della pace” si rimpiccioliscono e sdoppiano, e le avventure ”Mino e Dario“ di Franco Caprioli vengono sistemate fra le rimpicciolite puntate delle peripezie craveriane dell’Isola della pace assumendo una inusitata forma di “T”!
Seguiranno la stessa sorte l’anno successivo “Pippo e la bomba comica” di Jac, “Roba da chiodi” e “Il delfino inossidabile” del papà degli zoolandini”. Sulla prima delle due storie craveriane penso valga la pena spenderci su due paroline: viene pubblicata sulla parte sinistra del paginone centrale impaginato in modo da ospitare ben tre storie a fumetti, questo sull’onda un poco maniacale di una moda inaugurata l’anno precedente sul mondadoriano settimanale “Topolino”, che appunto nelle due pagine di centro presenta tre storie a fumetti, due disneiane e una di Brick Bradford. Ecco, in tale maniera probabilmente si pensava di mettere più carne sul fuoco per la delizia dei piccoli lettori, ma in pratica sulla graticola in tale maniera venivano messi i giovani utenti che si trovavano sotto agli occhi sì ben tre storie a fumetti , ma impaginate in modo poco pratico e soprattutto penalizzanti per gli autori/disegnatori di quei fumetti che vedevano le loro tavole rimpicciolite e “sistemate” in modo incongruo. Riguardando ora l’avventura degli zoolandini “Roba da chiodi” opportunamente ingrandita, beh, l’effetto è sorprendentemente diverso: risulta migliorata la leggibilità, il disegno acquista più respiro, la lettura dei contenuti delle “nuvolette” e didascalie perde l’affanno derivato dall’originale compressione e piccolezza, la narrazione della stessa storia e dei suoi contenuti narrativi risulta alla lettura molto più godibile. Va beh, non mi dilungo e vi invito a rileggere questa avventura craveriana ingrandendone le tavole. E poi gli albi…. che non erano solo quelli dell’AVE ma anche tutti gli altri, una sorta di confusa alluvione di storie vecchie e nuove, mescolate casualmente insieme da vari editori; alcuni dall’operato assai effimero, se così mi permettete di dire . I pezzi da novanta erano molti, fra i quali non è possibile dimenticare Nerbini e Capriotti. Nell’ambito del saggio a sei mani, Gori, Gadducci e Lama“, “Eccetto Topolino”, edito dal romano Nicola Pesce, ci si ferma praticamente al 1945: il dopoguerra sarà forse trattato in un altro successivo lavoro.
Mi pare che Luca Boschi abbia inteso dire proprio questo, ma chissà se ho capito bene. Non resta che attendere.

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