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ROMERO EL TORERO di Tomaso Turchi

ToreroooRomero

Lo ammetto. In questi giorni, per impegni di ogni tipo, sto seguendo poco le discussioni che avvengono su questa vecchia piattaforma, ormai patrimonio degli ex visitors, che hanno preso piede e la gestiscono di fatto a loro piacimento.

Per cui, non sono certo di aver capito del tutto la peculiarità di questo prezioso albo di indubbio antiquariato fornito da Tomaso Turchi, che ringrazio.

Lo accompagna con queste parole:

Non so se hai avuto l'ardire di leggere l'intervento di Watson /Buffatti riguardante l'Albo Roma che qui ti ritrovi in fotocopia, 1° e 2° copertina davanti e retro.

Comunque, come vedi, se si volesse di spilli da appuntire ce ne sarebbero parecchi.
La misteriosa opera inedita di Buffatti/Matteucci riguarderà invece "Il Vittorioso" nel 1944: insomma, una cosa da veri sorci di archivio.

Romero 1

Beh, Il Vittorioso aveva anche pagine scritte, con racconti, rubriche, posta con i lettori ecc.

RomerinoE' soprattutto in queste pagine che specialmente nei primi anni si avverte una sorta di "sviolinata" nei confronti del regime.
I personaggi sono anche calati nell'attualità di allora, quindi in Somalia, Eritrea, e zone limitrofe.

Si avverte "il consenso" con la guerra fascista contro i poveri africani, popolazioni da "civilizzare" e catechizzare (anche se cristiani non erano di certo cattolici romani) a suon di cannonate.

Ma questo mito della civilizzazione ( ora si dice democratizzazione) portato avanti forse anche in buonafede da una parte degli italiani,legato alla promessa di nuove terre per i contadini poveri del sud Italia, fu sostenuto in più di un "cineromanzo" su "Il Vittorioso".Anche il mite Franco Caprioli mandò due bravi, buoni e coraggiosi ragazzi nella Sirte, alla ricerca dei genitori (o parenti, non ricordo)che arrivati da quelle parti coltivavano ed allevavano: era loro diritto, essendo gli indigeni dei poveri selvaggi buoni a nulla.

In questo scenario si colloca anche Hergé, il quale con Tintin nel Congo presenta lo stereotipo tipico degli anni trenta riguardante i "poveri negri".

Era una mentalità allora molto diffusa, in Belgio poi non ne parliamo...Romero 2


$Albo Vittorioso

Sotto, una versione diversa, con qualità migliore, dell'albo del 1949 con una copertina autentica di Jacovitti.

Ricevo anche questa Analisi della copertina.

Un timbro nero copre il vecchio prezzo [Lire 1.50], ma sembra che in precedenza esistesse una fascetta (bianca?) che copriva solo l’eventuale prezzo. Non sono riuscito a comprendere se la fascetta coprisse il vecchio prezzo, oppure se essa stessa avesse impresso il vecchio prezzo e sotto di essa non vi fosse nulla.
Pippo14

Torerooooooo

Tif740

Tif741

Commenti

Ciao, si possono vedere un po' più di illustrazioni di questo fumetto?

Posso scannerizzare qualche tavola ed inviarla a LUca.Devo premettere che "Romero el Torero"risulta disegnata fra la fine del 1942 e l'inizio del 1943, quando per ordine del MINUCULPOP erano vietati nei fumetti le "nuvolette" e persino la divisione delle tavole in regolari parti sotto forma di quadretti o strisce.
Perchè poi?? perché ritenute pericolosa propaggine dell'America allora in guerra con l'Italia.
Quelli erano i tempi!!!

Come ti permetti di definire "illustrazioni" queste amenità
forniteci dal grande, maccheddico immenso!!!! Tomasoprospero Turchi?
Come osi sottintedere che le amenità qui già visibili non ti bastano?
Soffiati il naso, moccìosa.
E vattene immediatamente nel nuovo blog!

Ma la cacciate, questa Sarachiara?

Ciao, penso che sappiate che quest'anno non ci sarò la consueta rassegna di BilbolBul, cvche di questi tempi, e poi in marzo, si teneva a Bologna.
E' spostata al prossimo autunno.


Ma ci sono delle cose anche nel frattempo, in attesa, Per esempio, tra le più interessanti e innovative esponenti della scena norvegese contemporanea e di quella internazionale, Mari Kanstad Johnsen arriva a Bologna.


Aeeiva in quanto protagonista del primo degli eventi che compongono Aspettando BilBOlbul, un percorso di appuntamenti sparsi lungo l’anno come graduale avvicinamento all’ottava edizione del Festival.

L’artista sarà impegnata in una residenza artistica durante la quale, taccuino alla mano, si aggirerà per Bologna con l’obiettivo di realizzare una documentazione a disegni degli eventi che si terranno in città nei giorni di Art City 2014.

Le illustrazioni dell’artista (e spero che il poliziotto nn s'incazzi se le ciamo !illustrazioni") si trasformeranno, quasi in diretta, in un libro, un’autoproduzione stampata in risograph, grazie all’esperienza e alle macchine di Inuit.


L’opera, prodotta in una prima e rapidissima edizione limitata, sarà poi presentata a chiusura della manifestazione al MAMbo e sarà protagonista di una mostra site specific, affiancata da lavori precedenti dell’autrice. Clicca qui ;
http://hamelin.net/mari-kanstad-johnsen-per-art-city-2014
Grazie e ciao.

Caro signor poliziotto,
Tomaso è grande, ma dici bene, qui possiamo dire immenso.
Perché se dici grande, in rete, magari capiscono che è un calciatore.
Invece Tomasoprospero Turchi è un collezionista di un genere abbastanza raro
e lo è per due motivi:
-perché sa che il bello morale ci resta se ogni bellezza è perduta,
ci resta e può essere moltiplicato.
- e perché sa essere immensamente generoso.
A parte questo, hai visto poliziotto, quante immagini ha inviato al blog?
Hai letto i suoi interventi? Io si.
Tomaso è un conoscitore di Jacovitti, non solo di Jacovitti ma, credo,
abbastanza particolarmente di Jacovitti.
Tra lui e Jac c’è un rapporto strano, sono due tipi molto differenti,
tra di loro non c’è parallelismo né confronto c’è solo incontro.
E spesso si incontrano a Parigi, perché a Tomaso piace incontrare Jacovitti
non solo nei blog ma anche in una città che, nell’immaginario di chi è nato prima di Internet,
è un luogo semiopaco che sfugge ai ritmi ipnotici restando imprevedibile.
A Tomaso, caro poliziotto, in questo blog, c’è solo da essergli grati.

Dunque, dopo aver inviato a luca ,scannerizzata, la prima tavola di "Romero el torero, al tentatico di inviarnr una seconda GMAIL mi chiede la password, altrimenti tutto bloccato.
Io non ricordo di aver mai dato una password a Gmail. O se l'ho fatto (ho questo benedettocomputer da 2010) me lo sono dimenticato,
Ora che devo fare' c'è qualquno che mi può spiegare il da farsi??
Notare bene che io sono autodidatta, quindi cose complicate non le capisco.
Mah, che due.....

Uno scrivente: posso cercare di spiegare perchè i miei incontri immaginari con Jacovitti si svolgono a Parigi.
Jacovitti nel 1994 in una intervista rilasciata a Colabelli espresse il suo desiderio di poter ritornare a Parigi( c'era stato 4 volte verso la metà degli anni 80).
Ma per un insieme di cose, la moglie stava poco bene, la sua stessa salute -di Jacovitti - era pessima e tendeva a peggiorare.Ci vedeva poco, la mano gli tremava, tanto che nell'ambito di qualche manifestazione romana sui comics, agli ammiratori che gli chiedevano un disegnino, lui che per decenni era stato grandissimo, tracciava con mano tremante figure poco chiare.
Poi nel 1997 morì all'improvviso, senza poter ritornare a Parigi.
Così io,senza nessuna premeditazione, ho iniziato a scrivere di questi incontri parigini con il Nostro, nell'ambito dei quali converso con lui, e le cose che lui mi dice mi vengono fuori automaticamente.Io non so prima che cosa scriverò.
Jacovitti in questi incontri lo penso ancora giovane, molto più dime, tanto che volte lui si prende gioco del fatto che io sono biancobarbuto.
Una cosa ,mi si dice, non strana, perchè molti scrittori -anche famosi- asseriscono che i personaggi protagonisti dei loro romanzi sono animati da vita propria e che sono loro a condurre le danze.
Essendo io non credente, ovviamente non credo nella possibilità che i defunti ci possano in un modo o nell'altro, contattare.

AH AH AH!
Tomasoprospero, ma Jac non è defunto!
Se n'è semplicemente andato, da un'altra parte.
Era un po' stufo, lo sai, e certo che la mano gli tremava!
Ma non era stufo dei suoi personaggi, naturalmente.
Sono quelli che lo portano a Parigi con te.
In una Parigi, mi è sembrato di capire, ancora esistenzialista.
Ma Sartre non compare, che fa? Canta da solo in falsetto?
Mi chiedo invece se vi sia mai capitato di vedere “Quelli del loggione” ,
come dicono a Parigi, “Les Enfants du paradis”….

Allora, intanto ho recuperato la password perduta (ho sudato parecchio), quindi ho inviato a Luca altre immagini.
Una è già stata inserita.Quale l'importanza di questa storia di Jacovitti?
Il problema,per me, era ricostruire che cos accadde in realtà al "Vittorioso" e ai suoi albi nell'estate del 1943, nei famosi 45 giorni di Badoglio.
Questo albo serie Roma era effettivamente uscito in Agosto, seguito in Settembre dai numeri 25 e 26 del Vittorioso?
Penso che si possa dire di si, dopo gle ricerche fatte a più mani: Cadoni, Buffatti, Matteucci e anche -un poco -il sottoscritto.

Maria Carla: Parigi, come del resto tutto il resto del mondo, è molto cambiata dall'inizio anni sessanta ad oggi.
Se dovessi ambientarci una storia sceglierei il 1960, quando ancora il grande mercato delle Halles era in piedi e quel quartiere si animava alle prime luci dell'alba.
L'anno del film "Zazie".

Non conosco Buffatti, avevo pensato che fosse un autore. Cadoni l'ho letto in questo blog. Trovo che queste tavole siano preziose, non avevo mai visto prima Jacovitti senza vignettatura e credevo che si fosse limitato a scrivere delle dide al posto dei fumetti, non pensavo avesse eliminato i contorni.

Mattia: a partire dalla metà del 1942 Jacovitti disegnò senza quadrettatura "Pippo e il circo",Peppino il paladino", PIppo e il contrabbandiere, Pippo trotta, Romero el torero, Caccia grossissima,Pete lo sceriffo, Pippo e la pesca.
La quadettatura ritornò all'inizio del 1943 con "Caramba".
Mi sembra di aver elencato tutto.

Non ho parole.

La magnitudine dell’universo satirico?
Oplà! Fatta disegno!
Nell’uuu-niveeer-soooooooooo!
Anima libera e rara.
Meravigliosooooo!!!!!!
MERAVIGLIOSOOOOOOOOOO!!!!!

Le storie che ho elencato sono in ordine - secondo me- di esecuzione.Una loro analisi per individuare l'evolvere dello stile di Jacovitti adottando come metodo l'ordine di esecuzione ( e non di pubblicazione, che è depistante) è stato già fatto, in ambiti diversi.
Anche dal sottoscritto su "Informavitt".
Ma, mi rendo conto, è una faccenda molto specifica, che può annoiare e interessare a pochi se non a nessuno.
Però, se si alzasse qualche voce di uno o più amanti dell'opera del Nostro, con qualche richiesta, beh, si potrebbe di certo combinarci sopra qualcosina.....

Ho delle interviste di Jacovitti che prima o poi dovro' pubblicare.

Grazie della risposta, Tomaso.
Nestore, sono interviste inedite che hai fatto tu a Jacovitti?
Ma è materiale interessante. Tomaso parla spesso di dichiarazioni fantasiose del Nostro.

Mattia,

sono interviste fatte a Jacovitti nel Maggio '94 e uscite sul quotidiano dell'Abruzzo il Centro, del gruppo espresso-repubblica. Fu durante una mostra alla fiera di Roma organizzata da Rinaldo Traini e il disneyano Carlo Chendi in cui furono invitati un gruppo di disegnatori italiani tra cui il sottoscritto insieme ai vari Pratt, Manara, Cavazzano...in omaggio a Jacovitti.
Ognuno di noi dovette realizzare un'illustrazione ispirata al Re dei "salami".

L'intervista occupa, quasi, una pagina intera.
E posso garantirti che ci sono espressioni e considerazioni talmente salaci...inimmaginabili: sia sul settore politico che del mondo del fumetto.

Sarebbe oltremodo interessante poter leggere questa intervista.
Anche perché durante quella stessa mostra romana del 1994 Il Nostro rilasciò anche una intervista a Colabelli, quella dove esprime il suo desiderio che le cose(salute ecc) possano migliorare in modo tale da permettegli di fare un viaggio, a Montecarlo o a Parigi.
Un particolare: durante quella mostra Jacovitti seduto al tavolo del "Jacovitti club" e intento a rilasciare autografi e a schizzare disegnini ricordo, fu talmente sommerso dalla calc dei fans che il tavolo sotto il loro pressing cedette e si frantumò. Jacovitti fu scortato per uscire dalla calca e poter respirare un poco.
Io non c'ero, lo giuro.

A proposito di Jacovitti pubblicato in Francia: nel 1946 in Settembre esce in Francia il settimanale 2Past", di area ultracattolica. Vengono pubblicate anche storie di Jacovitti e Caprioli.
Nel post successivo metto un link che fra le prime copertine di numerosissimi settimanali francesi fa vedere anche la cover di "Pat".
Qualcuno ha più notizie su questa pubblicazione??

Per ora non appare!!

Come al solito scrivo con le cul.PAT, questo il nome del settimanale francese

Ecco, sotto il riferimento dell'anno 1946 si vede una copertina di "Pat": peccato che non si possa ingrandire.
Non sono riuscito a trovare da NESSUNA PARTE l'elenco delle storie di Jacovitti e Caprioli pubblicate su questo giornale.
Se le ristampe fossero iniziate nel 1946, ce ne sarebbe da vedere!!!
Potrebbero essere a colori , in bianco e nero,mah???

Mattia: il giorno 15 hai postato qualcosa dicendo anche che non conosci Giannantonio Buffatti,veronese, primario ospedaliero da poco in pensione.
Esperto di Jacovitti. di albi del Vittorioso e dintorni, ma anche collezionista di innumerevoli albi e gironali a fumetti.
I suoi interventi scritti sono pochissimi, per questo è sconosciuto ai più.L'anno scorso ha ripreso ad elucubrare sulla produzione AVE del 1943/44/45, e con materiale alla mano ha iniziato a farne una storia critico/cronologica, con l'appoggio di Cadoni( che in effetti è stato il primo in assoluto a trattare la materia) e di Giuseppe Matteucci di Ravenna, altro patito del Vittorioso, con particolari competenze sull'anno 1944.
Anche io aspetto il parto multiplo, cioè a quattro o a sei mani (non so), anche se ho già fra le mani una bozza, che ovviamente non posso divulgare .
Mah, non so, staremo a vedere.

Le storie disegnate da Jacovitti nel 1943, cioè "Caccia grossissima" Pippo e la pesca, Caramba, Chicchirichi,Cin cin,Cip poliziotto(quest'ultima in parte nel 1944)sono singolari non solo per la loro differenza tematica, ma anche perchè in queste grandi tavole a colori nell'arco di poco più di un anno si assiste non solo l'evolversi del gusto dell'assurdo, ma anche per il passaggio graduale di una elaborazione grafico /formale sempre più elaborata all'inizio di una semplificazione che già si avverte in "Cip Poliziotto".
Tanto che nel corso del 1944 con le 31 grandi tavole di "Pinocchio" Jacovittipur mantenendo gli scenari elaboratissimi semplifica la forma dei personaggi.
Questo è evidentissimo nelle prime storie del 1945,"La famiglia Spaccabue " e "Pippo e il dittatore" apparse su "Intervallo" e in Pippo sulla luna"pubblicata su "Il Vittorioso.
Un confronto fra i personaggi di Pippo ,Pertica e Palla dell'inizio 1943 e quelli che vediamo nella storie succitate dell'nizio 1945, ci mostrano tanto e quanto sia avvenuta questa semplificazione formale.
Basterebbero alcune paginette riprodotte ad hoc.
Si potrà fare??

Le parole scritte servono a poco, il confronto dovrebbe logicamente avvenire fra le pagine disegnate.
Fra l'altro storie come "Pippo e la pesca" e "Pippo sulla luna" non sono a tutta pagina e perdipiù in bianco e nero, fatto che permette di capirne meglio le caratteristiche del disegno.
io ne scannerizzo due e le mando a Boschi....... poi si vedrà.Olà111

Va beh, continuo in arrampicata solitaria....
In mezzo alle due storie del Nostro prima citate collecherei "Cin Cin" , disegnata alla fine del 1943 e la storia successiva "Cip poliziotto" che perta inizialmente la sigla JB43 e poi JB44.
"Cin Cin2 viene pubblicata a partire dall'ultimo numero de"Il Vittorioso" 1944 e prosegue nel 1945. Questo fatto ha a volte confuso le idee a qualche studioso del Nostro.Pazienza.
Invece "Cip il poliziotto" viene pubblicato a colori a tutta pagina a partire dal n° 22.
Appare poi in albo della "Serie pippo" n° 9 come supplemento a "Il Vittorioso" n° 8 del 1949. L'albo è in bianco e nero e la coperina porta la sigla Jac49.

"Cip poliziotto" a partire dal n° 22 del 1945, il primo a quattro colori dopo l'autarchia bicolore -blu/rosso- iniziata nel 1943.

Fra i primi mille followers che posteranno qualcosa a proposito di Jacovitti 1943/45, verrà estratto a sorte un premio consistente in un calzino usato del vostro idolo Luca Boschi!!
datevi da fare.

Siamo circa in due a pubblicare su questo post, ma io scrivo sciocchezzuole, e tu cose di sostanza. Non avendo scritto bnulla neanche questa volta non credo di aver diritto al calzino. Anche se mi piacciono i manga non ho queste manie feticistiche tipiche dei giapponesi.
Non conosco quasi nessuno che nel 43/45 era già nato.

Io ho letto i 3P contro gli inglesi.

Ho vinto qualche cosa?

Ah no, quella storia veniva prima.

Non ho vinto niente.

Ma "Elisa Fusi - chan" è la Chan di prima, quella che ha un suo blog?

Mi sa di no, è quella che bagnava il naso.

Comunque nel 43-45 non ero nato neppure io.

"verrà estratto a sorte un premio consistente in un calzino usato del vostro idolo Luca Boschi!!"

uno?
e con l'altro che ci fa?
e poi abbiamo due piedi, no?
ne servono due... almeno.

Beh, il calzino è una citazione dalla serie de I Simpson, Tv ma anche albi a fumetti.

Pazienza, il calzino dovrò ciucciarmelo io!

Prima lo passo in varechina, Tomaso, non preoccuparti...

Mah, poveri Simpson.L'inventore della battuta "ciucciami il calzino" è il piccolo e terribile Bart Simpson.
Io sono diventato espertissimo in queste storie di fumetti televisivi, dopo 14 anni di serrato babysitteraggio.
La serie che preferisco è quella fantastico fiabesca "Adventure time", molto seguita anche dalle bambine.....
Da settembre 2013 in edicola l'omonimo albo mensile edito da Panini.
A me piace anche molto lo stile del disegno.

Ma qui si sta deragliando!! Allora rimontiamo sul trenino di Romero, di professione improvvisato torero!
Quello fu un momento della Storia assai movimentato: 25 Luglio 1943, caduta del
fascismo, poi i famosi 45 giorni del governo Badoglio con “la guerra continua”, periodo che con l’otto Settembre si ribalta di netto e vede conl’armistizio l’esercito italiano combattere a fianco degli anglo/americani.
L’unica regione d’ Italia che si liberò da sola fu la Sardegna, che in meno di
una settimana costrinse le forze armate germaniche che stanziavano sull’isola a ritirarsi in Corsica, dove poi si sarebbero quasi subito arrese a reparti combattenti italo/francesi. Comunque, ritornando all’albo “Romero el torero” datato agosto, si potrebbe verosimilmente pensare che fosse stato,come era d’abitudine, stampato qualche settimana prima: in luglio, quando ancora il fascismo era al potere?? Oppure alla fine di quel mese, quando la monarchia e Badoglio al governo dettavano legge?? “Il Vittorioso” in quel mese di luglio uscì quasi con regolarità: a partire dal giorno 10 con il n°21,saltando l’uscita della settimana precedente, chissà poi perché. Poi in Agosto nulla, fino a Settembre con i numeri 25 e 26 successivamente distribuiti, non saprei dire in quale modo e maniera , in Dicembre con data e prezzo cambiati.
Ecco , questo il contesto nel quale inserire quello che è per ora l’ introvabile prima edizione dell’albo “Romero el torero”.
Disegnato da Jacovitti fra la fine del 1942 e l'inizio dell'anno successivo, con uno stile molto leggibile.
La storia successiva sarà "Caccia grossissima", su grandi tavole a colori stampate sul Vitt a tutta pagina qualche anno dopo, nel 19d6.Quello che intriga, o dovrebbere intrigare , che proprio mentre Jacovitti disegnava questa storia africana ecologista ante lettera, su "Topolino" giornale Walter Faccini portava avanti le sue avventure africane, con tanto di leoni, elefanti e farfalle...filosofali. Mah??

Domani mattina mi riguardo le annate di Topolino 1942 e 43: Caccia Grossa, La farfalla filosofale ecc. Walter faccini andava a tutto vapore.
Ma "Caccia grossissima " di Jacovitti è una storia di un'altro pianeta, che fa capire che Jacovitti sarebbe diventato un unicum nel panorama del fumetto comico italiano.Altro che il coevo Tuffolino!1 Che con Faccini non c'entra -sia chiaro - un bel nulla.
Vi saluto e vi invito alla riflessione su quanto vado qui scrivendo.

Ehmmm........
Tornando per un attimo all’albo ”Romero el torero” uscito nel 1943, ora è possibile visionare il contenuto ( L’ho inviato a Boschi) della seconda, terza e quarta pagina di copertina, pagine che nella seconda edizione del 1944 sono completamente bianche per ovvie ragioni politiche legate alla avvenuta liberazione di Roma da parte degli alleati. Poi questo albo fu successivamente ristampato con date diverse e con lievitazione di prezzo, fino a giungere a lire 20 nel 1946. Però già nell’Agosto del 1945 l’AVE su “Il Vittorioso” preannunciava anche l’arrivo dei seguenti albi serie ROMA: I Predoni del deserto, Pete lo sceriffo, I vincitori degli ottomani,L’eroe della Dominante.
Silenzio fino all’anno successivo, quando sul numero 13 de "Il Vittorioso"del 14 Aprile 1946 ritorna l'annuncio su “Romero el torero” al prezzo di lire 20!! Nell’elencano figurano sempre a lire 20
Pippo e il contrabbandiere, Naufragio della santa
Chiara, Eroe della Dominante, Pionieri del deserto e Vincitoridegli ottomani.
In questo caso le seconde e terze pagine di copertina sono scritte. Quando l’editore Camillo Conti nel 1971 ristampò gli albi di Jacovitti in questione come “Albi dell’Avventura” Serie LISCA DI PESCE, eluse questo particolare storico/filologico, e questo a ragione poiché la sua non intendeva essere una ristampa anastatica.

Nel corso del 1944 che accadde alle storie disegnate da Jacovitti, comprese quelle disegnatae a partire dalla metà del 1943 in avanti???
"Il Vittorioso" ed i suoi alvi almeno fino alla fine del Maggio '44 certamente anche se già stampati non furono messi in circolazione
La situazione romana era problematica, anche se la capitale d'Italia continuò a vivere in attesa del sospirato arrivo degli anglo americani.
Di seguito una analisi a più mani, di mio c'è al massimo il dito mignolo.

Ciao, Tomaso, per non farti scrivere in solitaria: ho ricevuto tutte le immagini, saranno oggetto di un prossimo post, commentato da te (con parte di questi tuoi interventi). Per il resto, continuo a essere poco presente qua, per le ragioni che sai.
Ma adesso mi letto a leggere i commenti degli ultimi giorni.
Sarebbe bello parlare di Jacovitti e colleghi anche su carta...

Dopo il 4 Giugno 1944 Roma è libera, ma Jacovitti recluso a Firenze deve attendere almeno fino alla fine di Agosto per poter uscire allo scoperto.
Che cosa accadde a Firenze nei mesi di settembre, Ottobre e seguenti all'editoria a fumetti, proprio non lo so.
Aspetto con ansia il vagheggiato saggio di gadducci, Lama e del magnifico Gori per erudirmi a proposito.
Il periodo che invece segue l’arrivo degli alleati a Roma, oltre che essere molto tumultuoso, è anche molto “prolifico e fecondo” per la stampa dei giornali. Già a metà della prima settimana liberata, le autorità alleate (PWB) registrano – con stupore e disappunto – che nonostante le proprie severe direttive, nei primi giorni di quella settimana erano stati stampati ben sette quotidiani e tre settimanali (non contando i sei quotidiani che erano stati sospesi dopo il primo numero: si pensi - per esempio - che la mattina del 4 giugno Il Messaggero uscì con titoloni inneggianti alla vigorosa resistenza tedesca sui colli Albani - sic!! -. Quasi altrettanti se ne aggiungeranno entro la fine della stessa settimana. E tutto ciò nonostante le interruzioni di corrente elettrica che Primo Parrini, in una sua lunga memoria quasi coeva, circoscrive alle prime tre-quattro settimane del mese. Primo Parrini era il Presidente della nuova Associazione degli Editori di Roma, che venne fondata verso il 25 di giugno, e si diede molto da fare sia per limitare le difficoltà derivate da carenza di carta da stampa sia per quelle dell’ inchiostro tipografico.

Vi interessano queste cose? Se si vi rimando al bel saggio della giornalista RAI Fiorenza Fiorentino:"La Roma di Charles Poletti (Giugno 1944-aprile 1945), Bonacci editrice Roma,1986.
in calce a detto illuminante saggio gli estratti da "Capitolium" dell'Ottobre 1944 intitolati "Quotidiani e periodici udciti a Roma dopo il 4 Giugno 1944, a firma di Ettore Veo.
da pagina 175 a 185: buona lettura!!!1

Ahh, ho capito che il periodo 1942/45 è al centro delle vostre certamente innominabili passioni per la storia del fumetto in generale e per quella del Vittorioso/Jacovitti in particolare.
Per questo continuerò a spifferare tutto quello che so a proposito.

Jacovitti in una intervista, mi pare quella per "Segni&disegni" del 1987, dichiarò che nell'Agosto del 1944 con Roma già liberata ma Firenze ancora in mano ai tedeschi, andò da quest'ultima città nella quale resiedeva fino alla città eterna per consegnare alla redazione de "Il Vittorioso" delle storie a fumetti precedentemente disegnate.
Sarebbe una storia, se vera, in odore di miracolo.

Comunque su "Il Vittorioso" nell'ultimo numero del 1944 inizia "CinCin".
Una "cineseria" disegnata con estremo puntiglio descrittivo,attraverso una trama dal ritmo vertiginoso.Chi non la conosce si ritir a meditare sul monte Athos, dove monaci dalla lunga sottana ma privi di mutande (per il caldo?siamo in Grecia) attendo ansiosi ignori ed innocenti visitatori.
Attenti alle chiappe!!!!

Attendono ansiosi ignari....

Lascio la parola a Buffatti/Matteucci:

"Si può dire che a Roma nel giugno 1944 sono tre gli imprevisti a carico delle tipografie (in successione temporale): l’energia elettrica, la carta da stampa, gli inchiostri tipografici.
1. - Energia elettrica. La sua carenza si fa acuta fin dai primi giorni dalla liberazione, permettendo tuttavia la stampa di numerosi quotidiani che con i loro brevi tempi di composizione, avevano l’urgenza (e la precedenza) di stampare, mentre i settimanali per i loro tempi esecutivi più lunghi, potevano ‘adattarsi’ in modo più elastico. L’elettricità fu giocoforza razionata, distribuendola a quartieri alterni, anche se non era difficile ‘prelevarla’ dalle linee destinate ai settori delicati (forni, molini, celle frigo, tram, ecc) e trasferirla dove si desiderava arrivasse. I ricordi di Parrini attestano che le carenze vistose furono limitate alla fine di giugno, quando essa si stabilizzò a valori compatibili con le attività e la vita cittadina. Come comprova che la carenza di forza elettrica non aveva inciso seriamente
sull’editoria, è attestato che durante il mese di giugno la stampa di 12 quotidiani (il cui primo numero uscì in vendita nell’arco di tempo dal giorno 5 a 12) e di 8 settimanali (usciti per la prima volta dal giorno 6 al 25). Tre di questi quotidiani ebbero alla fine del mese una breve sospensione di una settimana, per divergenze con le autorità.
2. – Carta da stampa. Per i primi giorni si utilizza quella che le tipografie avevano a disposizione, ma poi subentra dapprima il censimento e poi il contingentamento da parte degli alleati della carta da stampa, le quantità presenti nelle tipografie vanno poi celermente in esaurimento o meglio in parte vengono occultate. Dalle autorità viene decisa la tiratura dei giornali (e pertanto la quantità di carta concesse a ciascuno). Primo Parrini ha il suo da fare per controllare che tutti gli editori si attengano alle disposizioni, affinché non vi sia accaparramento di materiale. Egli si sposta da una tipografia all’altra, alza la voce e alla fine riesce a equilibrare – per quanto poteva essere possibile – carta e tirature.
3.- Inchiostro tipografico. La carenza di inchiostro tipografico ebbe un periodo critico verso la fine dell’estate quando nessuna ditta laziale ne disponeva a sufficienza. Parrini riesce a rintracciare nella Firenze appena liberata, un fornitore che accetta la consegna dell’inchiostro, ma vuole in cambio alcuni fusti di catrame. Egli allora egli parte per la Toscana con un vecchio camion pieno di fusti, e dopo due giorni di viaggio problematico e con molte noie meccaniche, riesce a portare a Roma l’inchiostro indispensabile".

Ecco, forse su quel camion fece il viaggio Jacovitti con una cartella piena di storie a fumetti da lui disegnate.

FINE

Ecco,ho FINITO.

Io ancora no.
C’era una volta Jacovitti che disegnava in spiaggia.
Solo che non disegnava sulla carta, disegnava sui bambini.
Immagino che alcuni di quei bambini, se non tutti,
si sentissero molto coinvolti nel suo disegno.
Il disegno di Jacovitti ha un effetto strano.
Non si cancellava. Cioè, a lavarsi non se ne andava
restava….si, il suo tratto, restava.
Restava dentro, più che sulla pelle.
Perché era un tratto deciso e sicuro,
solleticava, ma con determinazione.
Non era certo una carezza!
Faceva bene e male insieme,
non aveva nulla delle coccole né delle carezzine
del babbo o della mamma.
Eppure...tutti quei bambini lo sentono benissimo
che è un tratto sano.

Si, c'è un video in rete che fa vedere Jacovitti che disegna con una sorta di pennarello sulle braccia, schiena o pancia di piccoli bagnanti, fra la sorpresa e il divertimento di amici e parenti.
Più o meno, dall'aspetto di Jacovitti, correvano gli anni'80.
Io in quegli anni ero già vecchietto, quindi non candidabile al disegno sulla pelle.
Nel 1952 invece jacovitti disegnò con un matitone rosso e blu, su un foglio di carta, "i tre P" per un mio compagno di classe.
IO ero molto timido e non osai chiedere nulla.Il luogo dove si svolsero questi fatti è CastelnuovoRangone, provincia di Modena.
Che cosa ci facesse jacovitti in quel luogo non l'ho mai saputo.
L'amico fortunato,Franco Levoni, mi disse che era in visita a parenti per non so quale festeggiamento.
Mah???

Sul post precedente c'è il video,dopo 3minuti e 50, di Jacovitti che disegna sulla pelle di bimbi e bimbem al mare.

Però poi è complicato scuoiare il bambino per conservare il disegno...

i nazisti non si fermerebbero per così poco visto che ai loro tempi lo hanno fatto coi "pittati"
(adulti, perché bambini non ne trovarono)

Scoop: Jacovitti era nazista?

Segue dibattito.

Beh, parlare di queste cose mi scatena la vena della scrittura.
Segue un bel "mattone" jacovittesco.
Spero che esca subito.

Jacovitti che cosa sognava mentre ancora gli echi della guerra risuonavano nella sua mente??

Beh, sappiamo che il momento cruciale per tutti gli italiani fu quando nel 1943 cadde il fascismo. Jacovitti, allora ventenne, pianse lacrime amare di fronte alla disillusione di vedere il mito del Duce, l'uomo forse mandato dalla Provvidenza ( secondo Pio X1°), che aveva sempre ragione e quindi non sbagliava mai, "tradito" dalla congiura militar/giudaica/monarchica/frondista: ma, mi chiedo io, il Gran Consiglio non fece forse una semplice legale votazione?? Dove sarebbe stato il tradimento??
Jacovitti racconta nell'ambito della intervista fiume ripubblicata su "Jacovitti, 60 anni di surrealismo a fumetti" (2010) dell'editore N.Pesce e raccolta a sei mani a suo tempo da Boschi, Gori e Sani , di aver pianto alla notizia della caduta del Duce. La domanda che viene spontanea alle labbra, almeno a me accade,è la seguente: ma questa intervista fluviale è tutta farina del sacco del Nostro oppure fu in parte rimaneggiata e completata a modo loro dagli intervistatori ???? Boschi a tal proposito ha già rilasciato una pubblica confessione.
Quindi esprimo questo dubbio legittimato in parte da Luca Boschi: oppure no??'
Va beh, continuiamo…..Si potrebbe quindi pensare che fino a quel momento il Nostro avesse sinceramente creduto nella giusta causa di una guerra allora ancora in pieno svolgimento, voluta da Hitler e appoggiata da Mussolini inizialmente convinto che con pochi mesi di sacrifici e alcune migliaia di morti, l'Italia avrebbe guadagnato il diritto di sedere al tavolo dei vincitori per accaparrarsi parti della Francia, tutto il Nord Africa dall'Etiopia fino al Marocco; il grande impero coloniale che l'avrebbe alla fine messo, il Dux, alla pari con le grandi nazioni colonialiste europee, a partire dall'odiata Inghilterra. Forse ingenuamente, a queste cose sbandierate dalla propaganda di regime, credeva anche Jacovitti,
Non saprei dire.
Certo che poi Jacovitti dovette confrontarsi con la cruda realtà e riflettere sulle sue passate convinzioni.
Il Nostro in quel periodo su "Il Vittorioso" con i suoi fumetti avventuroso/comici la realtà la eludeva ( ma avrebbe potuto fare diversamente?) con "Caramba", Chicchirichi" e "Cin Cin", storie a mio parere intriganti ed originalissime ma certamente proiettate in una dimensione atemporale; poi "Cip poliziotto " e il capolavoro "Pinocchio".
Ma tutti i nodi presto sarebbero venuti al pettine: su "Intervallo" all'inizio del 1945 qualcosa si muove e con "Pippo e il dittatore" si ride a denti stretti, mentre con la "Famiglia Spaccabue" la violenza è implicita nei comportamenti maneschi dei protagonisti: violenza che Jacovitti in molti dei suoi fumetti futuri userà senza parsimonia.
E ancora: da quanto Jacovitti ebbe a confidare ai suoi attenti intervistatori che lo andarono a “tormentare” a più riprese a partire dall’estate del 1986 in quel di Forte dei Marmi (dove il Nostro trascorreva le vacanze estive), dopo la disavventura di Sacile e la sua fortunosa fuga dalle grinfie dell’esercito germanico, riparato a Firenze passò parecchio tempo all’ospedale e poi nascosto in luoghi diversi, sempre con la tremenda paura di essere catturato e condannato come disertore: questo fino alla fine dell’agosto 1944, quando Firenze fu liberata dagli alleati.
Incredibile a dirsi, mentre Jac era rintanato nei luoghi da lui ritenuti più sicuri, Ospedale, case di amici, sotterranei dell’Università di notte per avere un rifugio a protezione dei temibili raid aerei notturni con relativi bombardamenti ( qui avvenne il primo incontro visivo con una graziosa signorina- Floriana Jodice- che con tutta la famiglia in quelle sale poste sotto il livello stradale passava la notte nell’improvvisato rifugio antiaereo) e chissà quali e quanti altri a me sconosciuti anfratti: ebbene in quell’atmosfera di tensione e paura Jacovitti disegnò il suo secondo “Pinocchio”, storia quadrettata senza balloon sulla lunghezza di ben 31 tavole, correlate di adeguate didascalie esplicative.
Vale la pena di meditare su questa storia nella storia, cioè di Pinocchio realizzato in un periodo di non saprei dire quanti mesi in un clima di vero e proprio terrore??
Mah, almeno due parole mi sento di scriverle, anche se poi in effetti moltissimo è già stato detto a proposito.
Io penso che Jacovitti dopo aver disegnato fra la fine del 1943 e l’inizio del 44 “Cip Poliziotto” abbia effettivamente iniziato il suo “Pinocchio” sull’onda dei ricordi legati all’esecuzione del precedente omonimo titolo del libro illustrato per l’editrice “La Scuola” di Brescia nel 1943.
Però deportato a Sacile verso la metà di Febbraio e fuggito dopo circa 40 giorni - inizio Aprile quindi- abbia dovuto forzosamente lasciar perdere tutto; poi nei momenti di libertà relativa dovuta alla sua condizione di disertore, abbia in effetti continuato a disegnare tavole di questo tribolato “Pinocchio”.
Si avverte qualcosa di questa situazione di estremo disagio esistenziale, vissuta da Jacovitti, guardando in successione le tavole disegnate?? Mah, dopo le prime che poco hanno di pupazzzettistico e rivelano chiaramente il desiderio del Nostro di narrarare graficamente attraverso i canoni illustrativi, un poco rigidi legati alla convenzione del tratteggio e della prospettiva, ( materie di insegnamento al liceo Artistico) , Jacovitti disegna più a ruota libera, con l’inserimento anche di alcuni”fuori tema” figurali nell’ ambito sia degli scenari che della sistemazione complessiva della tavola.
Diventa insomma più spontaneo.
Come primo esempio guardiamo la quinta- settima tavola - puntata apparsa sul “Vittorioso” n°4 del 1947, nell’ambito della quale si aprono due veri e propri splash pannels, oppure la puntata del Vitt n°7 con il gatto e la volpe intenti a mangiare all’osteria.
Diciamo che la narrazione progressivamente si jacovittizza sempre più. Che so, sul Vittorioso n° 15 la tavola relativa presenta due splash pannels, uno dei quali relativo al “paese delle api industriose” che non è certo collodiana ma totalmente spostata sul versante del surrealismo tipico di “Lisca di pesce”.
Va beh, cose di questo genere.
Mi sono spesso chiesto: ma quando disegna Jac le ultime tavole di questo suo Pinocchio?? Credo alla fine del 1944, se non all’inizio del 1945. Questo per le caratteristiche stilistiche del disegno, che sono simili a quelle delle prime tavole di “Pippo e il Dittatore” e di “Pippo sulla luna”, siglate JAC45.
Comunque rimane da dimostrare che all’inizio del 1945, cioè nei mesi di Gennaio, Febbraio etc, il Nostro abbia effettivamente preso in mano il pennino e non si sia rilassato nella relativa pace della Firenze liberata, mentre riprendevano le operazioni belliche e l’esercito alleato gradualmente passava l’ostacolo della famosa “linea gotica” e dall’Emilia saliva verso il nord.
Da quanto qui scritto ( potrebbero essere tutte situazioni inventate dal sottoscritto per depistarvi) che pensate voi astuti lettori di Jacovitti visto nell'ottica storica degli anni 1944/45???


Non esce! Che due zebedei!!!

Nell'altro blog sarebbe uscito!
Voi lo criticate tanto, ma io provo a commentare dalla parte di là.

Jacovitti che cosa sognava mentre ancora gli echi della guerra risuonavano nella sua mente?? Beh, sappiamo che il momento cruciale per tutti gli italiani fu quando nel 1943 cadde il fascismo. Jacovitti, allora ventenne, pianse lacrime amare di fronte alla disillusione di vedere il mito del Duce, l'uomo forse mandato dalla Provvidenza ( secondo Pio X1°), che aveva sempre ragione e quindi non sbagliava mai, "tradito" dalla congiura militar/giudaica/monarchica/frondista: ma, mi chiedo io, il Gran Consiglio non fece forse una semplice legale votazione?? Dove sarebbe stato il tradimento?? Jacovitti racconta nell'ambito della intervista fiume ripubblicata su "Jacovitti, 60 anni di surrealismo a fumetti" (2010) dell'editore N.Pesce e raccolta a sei mani a suo tempo da Boschi, Gori e Sani , di aver pianto alla notizia della caduta del Duce. La domanda che viene spontanea alle labbra, almeno a me accade,è la seguente: ma questa intervista fluviale è tutta farina del sacco del Nostro oppure fu in parte rimaneggiata e completata a modo loro dagli intervistatori ???? Boschi a tal proposito ha già rilasciato una pubblica confessione. Quindi esprimo questo dubbio legittimato in parte da Luca Boschi: oppure no??' Va beh, continuiamo…..Si potrebbe quindi pensare che fino a quel momento il Nostro avesse sinceramente creduto nella giusta causa di una guerra allora ancora in pieno svolgimento, voluta da Hitler e appoggiata da Mussolini inizialmente convinto che con pochi mesi di sacrifici e alcune migliaia di morti, l'Italia avrebbe guadagnato il diritto di sedere al tavolo dei vincitori per accaparrarsi parti della Francia, tutto il Nord Africa dall'Etiopia fino al Marocco; il grande impero coloniale che l'avrebbe alla fine messo, il Dux, alla pari con le grandi nazioni colonialiste europee, a partire dall'odiata Inghilterra. Forse ingenuamente, a queste cose sbandierate dalla propaganda di regime, credeva anche Jacovitti, Non saprei dire. Certo che poi Jacovitti dovette confrontarsi con la cruda realtà e riflettere sulle sue passate convinzioni. Il Nostro in quel periodo su "Il Vittorioso" con i suoi fumetti avventuroso/comici la realtà la eludeva ( ma avrebbe potuto fare diversamente?) con "Caramba", Chicchirichi" e "Cin Cin", storie a mio parere intriganti ed originalissime ma certamente proiettate in una dimensione atemporale; poi "Cip poliziotto " e il capolavoro "Pinocchio". Ma tutti i nodi presto sarebbero venuti al pettine: su "Intervallo" all'inizio del 1945 qualcosa si muove e con "Pippo e il dittatore" si ride a denti stretti, mentre con la "Famiglia Spaccabue" la violenza è implicita nei comportamenti maneschi dei protagonisti: violenza che Jacovitti in molti dei suoi fumetti futuri userà senza parsimonia.

E ancora: da quanto Jacovitti ebbe a confidare ai suoi attenti intervistatori che lo andarono a “tormentare” a più riprese a partire dall’estate del 1986 in quel di Forte dei Marmi (dove il Nostro trascorreva le vacanze estive), dopo la disavventura di Sacile e la sua fortunosa fuga dalle grinfie dell’esercito germanico, riparato a Firenze passò parecchio tempo all’ospedale e poi nascosto in luoghi diversi, sempre con la tremenda paura di essere catturato e condannato come disertore: questo fino alla fine dell’agosto 1944, quando Firenze fu liberata dagli alleati. Incredibile a dirsi, mentre Jac era rintanato nei luoghi da lui ritenuti più sicuri, Ospedale, case di amici, sotterranei dell’Università di notte per avere un rifugio a protezione dei temibili raid aerei notturni con relativi bombardamenti ( qui avvenne il primo incontro visivo con una graziosa signorina- Floriana Jodice- che con tutta la famiglia in quelle sale poste sotto il livello stradale passava la notte nell’improvvisato rifugio antiaereo) e chissà quali e quanti altri a me sconosciuti anfratti: ebbene in quell’atmosfera di tensione e paura Jacovitti disegnò il suo secondo “Pinocchio”, storia quadrettata senza balloon sulla lunghezza di ben 31 tavole, correlate di adeguate didascalie esplicative. Vale la pena di meditare su questa storia nella storia, cioè di Pinocchio realizzato in un periodo di non saprei dire quanti mesi in un clima di vero e proprio terrore?? Mah, almeno due parole mi sento di scriverle, anche se poi in effetti moltissimo è già stato detto a proposito. Io penso che Jacovitti dopo aver disegnato fra la fine del 1943 e l’inizio del 44 “Cip Poliziotto” abbia effettivamente iniziato il suo “Pinocchio” sull’onda dei ricordi legati all’esecuzione del precedente omonimo titolo del libro illustrato per l’editrice “La Scuola” di Brescia nel 1943. Però deportato a Sacile verso la metà di Febbraio e fuggito dopo circa 40 giorni - inizio Aprile quindi- abbia dovuto forzosamente lasciar perdere tutto; poi nei momenti di libertà relativa dovuta alla sua condizione di disertore, abbia in effetti continuato a disegnare tavole di questo tribolato “Pinocchio”. Si avverte qualcosa di questa situazione di estremo disagio esistenziale, vissuta da Jacovitti, guardando in successione le tavole disegnate?? Mah, dopo le prime che poco hanno di pupazzzettistico e rivelano chiaramente il desiderio del Nostro di narrarare graficamente attraverso i canoni illustrativi, un poco rigidi legati alla convenzione del tratteggio e della prospettiva, ( materie di insegnamento al liceo Artistico) , Jacovitti disegna più a ruota libera, con l’inserimento anche di alcuni”fuori tema” figurali nell’ ambito sia degli scenari che della sistemazione complessiva della tavola. Diventa insomma più spontaneo.

Come primo esempio guardiamo la quinta- settima tavola - puntata apparsa sul “Vittorioso” n°4 del 1947, nell’ambito della quale si aprono due veri e propri splash pannels, oppure la puntata del Vitt n°7 con il gatto e la volpe intenti a mangiare all’osteria. Diciamo che la narrazione progressivamente si jacovittizza sempre più. Che so, sul Vittorioso n° 15 la tavola relativa presenta due splash pannels, uno dei quali relativo al “paese delle api industriose” che non è certo collodiana ma totalmente spostata sul versante del surrealismo tipico di “Lisca di pesce”. Va beh, cose di questo genere. Mi sono spesso chiesto: ma quando disegna Jac le ultime tavole di questo suo Pinocchio?? Credo alla fine del 1944, se non all’inizio del 1945. Questo per le caratteristiche stilistiche del disegno, che sono simili a quelle delle prime tavole di “Pippo e il Dittatore” e di “Pippo sulla luna”, siglate JAC45. Comunque rimane da dimostrare che all’inizio del 1945, cioè nei mesi di Gennaio, Febbraio etc, il Nostro abbia effettivamente preso in mano il pennino e non si sia rilassato nella relativa pace della Firenze liberata, mentre riprendevano le operazioni belliche e l’esercito alleato gradualmente passava l’ostacolo della famosa “linea gotica” e dall’Emilia saliva verso il nord.

Da quanto qui scritto ( potrebbero essere tutte situazioni inventate dal sottoscritto per depistarvi) che pensate voi astuti lettori di Jacovitti visto nell'ottica storica degli anni 1944/45???

E comunque gli argomenti sono buffi. Hugo Pratt era nazista? Si potrebbe dibattere anche su questo.

L’adesione ideale di Jacovitti alla guerra e il successivo tentativo di salvare la pelle dicono poco sulle sue inclinazioni politiche e sul suo stile di disegno.

La guerra, quando c’è, viene vissuta dalla maggioranza della popolazione come un lunghissimo cataclisma naturale.

Quanto a Pratt, non credo fosse rimasto fascista. Corto Maltese, però, rientra pienamente nell'ideale fascista dell'eroe.

Corto Maltese aveva il senso dell'ONORE fascista, che, come detto in precedenza, io vedo anche nel commissario Montalbano.

Invece Jacovitti aveva il senso dell'ORDINE fascista, che in un altro post avevamo attribuito anche ad Alberto Sordi.

Comunque per Jacovitti la guerra non era connaturata al fascismo, ma al nazismo. E aveva anche ragione, almeno in parte.

"Corto Maltese, però, rientra pienamente nell'ideale fascista dell'eroe."

sarà per questo che io Corto Maltese non lo digerisco?

anni fa, dato che "tutti" parlavano di sto Corto di Pratt
Pratt un grande.
cominciai a leggerlo...
che palle!
non lo sopporto!

meglio l'Ombra
sarà perché non era scritto da lui?

Sicuramente Corto Maltese è sopravvalutato.

Però fa impressione vedere un personaggio così poco statico disegnato da un italiano, per di più con un passato al Corriere dei Piccoli.

Il CdP degli anni cinquanta, oltre alle storielle comiche in rima baciata, aveva iniziato a pubblicare storie realistiche con didascalie, per le quali usava illustratori (fotografici): Uggeri, Di Gennaro, Battaglia e poi Toppi eccetera. Incongruamente questi illustratori si sono poi trasformati, quando il CdP decise di abbandonare le didascalie, in disegnatori di fumetti.

Incredibilmente, tra questi aggiunsero anche “l’americano”, come stile, Hugo Pratt.

L'Ombra di Pratt è graficamente più interessante di Corto Maltese, ma i testi di Ongaro sono privi di ispirazione.

Pratt come sceneggiatore era capace di creare suggestioni più che strutturare storie.

Anche quella più riuscita, Una ballata nel mare salato, non arriva alla conclusione e finisce con un... riassunto.

Maffigurati, sopravvalutato....
Corto non può essere valutato, perché è fuori da ogni criterio di valutazione!
E inoltre:
dove sta scritto che le storie devono essere tutte strutturate?
Non so, Tomasoprospero, il trattato sulla necessità della strutturazione delle storie
lo ha mica scritto per caso Jacovitti?
Certo che Pratt crea suggestioni, eccome se le crea!
Figurati che io conosco uno che ci ha "La ballata del mare salato" sulla scrivania da anni
e non l'ha mai nemmeno letta interamente. Non può, non vuole, non so...
Apre, guarda, vede e legge qualcosa ed è subito sogno lucido. Intensissimo.
Corto è prosciugato, desertico, perché è un soggetto del mare.
E’ “statico” giusto, né poco né troppo, proprio come deve essere un soggetto marinaio consapevole di muoversi in più dimensioni sulla terraferma.
Come lo vorresti strutturato? Come un mozzo comune?

Sì, Corto Maltese è più un'icona che un fumetto.

Basta guardarlo e ti vengono delle suggestioni conradiane.

Invece se lo leggi, salvo "Una ballata nel mare salato", ti rompi un po' le balle.

Diciamo che a sopravvalutarlo sono i francesi, noi italiani lo incensiamo per ignorarlo.

Infatti, da noi non vende niente.

Tu sei italiano?
Tu usi incensi per ignorare?
Non credo. Non credo.
Ti occupi di vendite?
Non credo, Non credo.
Che storie tieni vicino a te sulla tua scrivania?
Non lo so.
Le hai semplicemente comperate?
Non credo.


“dove sta scritto che le storie devono essere tutte strutturate?”

“Corto è prosciugato, desertico, perché è un soggetto del mare E’ “statico” giusto, né poco né troppo,”

perchè stiamo parlando di fumetti
e i fumetti raccontano.
i Fumetti non sono deliri su carta (sprecata) di fumati sotto l’effetto di qualche acido, come alcuni autori facevano e fanno!
il Fumetto DEVE raccontare e in modo usufribile a TUTTI!

Corto “soggetto del mare” deve essere “desertico” e “statico”
?
il mare non è un deserto:
è pieno di vita!
il mare non è statico:
è sempre in “burrasca”

solo le paludi sono statiche!
non il Mare!


Sauro,
mi sa che siamo di fronte ad una "nuova" identità del solito... si dice troll?

Non dico che Corto Maltese faccia schifo: è senz'altro un ottimo fumetto.

Dico soltanto che la sua qualità varia molto da un episodio all'altro, e in Italia è più osannato che letto.

Per quanto riguarda le vendite, a metà anni novanta un responsabile della Rizzoli mi aveva detto che dovevano mandare al macero un'enorme quantità di copie stampate per contratto.

Immagino che le tirature delle edizioni più recenti siano molto più basse. Anche se non lo so per certo.

Ciao Seba,
"Corto è prosciugato, desertico, perché è un soggetto del mare"
non significa che Corto sia un personaggio asettico, vuoto di vitalità.
Significa invece che Corto è una creatura marinaia e marinara viva!
Hai mai visto un uomo di mare?
Se ti è capitato di incontrare un uomo di mare, sai che gli uomini di mare sono prosciugati, desertici ma indescrivibilmente vivi.
Non sono statici, nel senso che non si muovono. Ma hanno il senso statico più sviluppato di quanto non lo abbiano gli uomini di terra perché vivono sulle imbarcazioni.
E tu sai che le imbarcazioni, in mare galleggiano e galleggiando -se tu ci stai sopra- devi continuamente trovare un equilibrio tuo.
Quando gli uomini di mare si muovono in terra, quel loro equilibrio, appare come staticità,
agli uomini di terra naturalemente, che però vedendo gli uomini di mare, comprendono
che per loro la statica e la dinamica sono qualcosa di diverso da semplici branchie della meccanica.

per me Corto Maltese è... marinato.

marinato:
sotto sale.

Ragazzi , un poco di fantasia!!!
Io, quando negli anni '70 facevo il piccolo editore a Parigi, dopo aver visto le pagine delle avventure caraibiche di Corto apparse su “Pif” e il paginone su “Le Figaro” ( se non rammento male), chiesi a Hugo di potergli stampare per l’editrice Publicness ( della quale ero responsabile, ndr), senza però pagargli una lira, un albo del suo personaggio con formato all’italiana che in Francia poi fece molto effetto. La cosa mi fu suggerita da De Luca e jacovitti che frequentavo abitualmente a Roma, quando avevo affittato un attico ai Parioli e avevo come domestico tuttofare Domenico Volpi.
Ma fra Hugo Pratt e Gianni De Luca io credo non sia mai corso nessun legame, sia stilistico/espressivo che di vita vissuta”. Jacovitti invece di Pratt parlava, dicendo che era uno che "faceva i soldi".
Però qualcosa in comune questi "artisti" certamente ce l’hanno avuto!”. Sauro e sebastiano mi scrutano perplessi.
“Si”, continuo io,” il tempo di appartenenza. Pratt e De Luca iniziarono nel 1945 ed ebbero un collega in comune” Questa volta Sauro appare preso in contropiede e fa per aprire la bocca, poi mi osserva e tace in attesa del seguito. “Ehh, trattasi di Giorgio Bellavitis, che dopo il suo esordio sulla serie Albo “Uragano” - dove iniziarono le avventure dell’Asso di Picche - passò all’AVE debuttando sugli albi della serie Vitt!
Poi successivamente, nel 1954 mi pare, addirittura lasciò “Il Vittorioso “ per andare a lavorare in Inghilterra.
Hugo Pratt, da vero giramondo intanto da tempo aveva preso il piroscafo ed era volato in Argentina.
De Luca invece, da quel che mi risulta, rimase a Roma e non si mosse mai dalla capitale.
Comunque molti suoi lavori furono utilizzati dall’AVE per l’editoria portoghese e francese .

Sauro e Sebastiano pendono dalla mia bocca e lo stesso Boschi con le lacrime agli occhi butta alle ortiche il suo dossier su Romano Scarpa e mi implora di continuare"Maestro ( è Boschi che parla) riconosco la sua immensa grandezza e la imploro, ci illumini!!".
Che fare di fronte alla sincera richiesta di un umile discepolo.
Continuo!!


Hugo Pratt, da vero giramondo intanto da tempo aveva preso il piroscafo ed era volato in Argentina.
De Luca invece, da quel che mi risulta, rimase a Roma e non si mosse mai dalla capitale.
Comunque molti suoi lavori furono utilizzati dall’AVE per l’editoria portoghese e francese .
Inizio anni ’70: Hugo Pratt prende il treno e da Genova va in Francia, a Parigi precisamente, e iniziando a pubblicare su “Pif Gadget” Corto Maltese” ha modo e maniera di vedere poi i suoi personaggi diffusi in albi”
“Ma non sarebbe stato possibile fare la stessa cosa per De Luca. Ossia editare suoi albi in Francia??”
Ride di gusto Sauro: ”ma che dici Tomaso, non hai presente quale era allora la situazione dell’editoria a fumetti? Gianni lavorava per “Il Giornalino”, non aveva tempo e forse nemmeno voglia di uscire dal seminato Poi, a dir il vero, le edizioni San Paolo non si sprecarono in tale senso, poiché del Nostro in riedizione apparve solo una sua storia, “L’uomo senza ricordi”, nella serie albi del Giornalino n°7 del luglio 1973!!.


“Guarda” fa Sebastiano che rinvigorito da un doppio Whisky al doppio malto (distelleria di Tullamore),si è rianimato, ”pensa ad una sorta di sostituzione fra i nostri due artisti, un gioco dell’immaginario ed “vedi” nel 1971 Gianni De Luca in Irlanda alla ricerca della tomba del poeta Yeats. Non senti la viva voce del Nostro che echeggia fra le pareti??”
“In una taverna presso Dublino", racconta De Luca, “delle persone mi guardano interessate, poi un tizio barbuto, con tanto di pipa sbuffante in bocca e boccale di schiumosa guinnes in mano, si avvicina dicendo: "Gianni, sono io Mortimer, che diavolo fai qui in Irlanda!". Annuisco per non dire nulla, e lui: "Era prevedibile". Mi offre da bere e se ne va. Quando poi arrivo a Drunclifte, sulla tomba di Yeats trovo una tale, un certo capitano Blake, che mi saluta, mi riconosce e dice: " Gianni come stai? Quanto tempo è che non ci si rincontrava...", e scompare. Non l' avevo mai visto in vita mia". Sorride Luca e con aria sorniona e fa: “non basta: il primo albo del Commissario Spada, o era Corto Maltese? venne pubblicato a Parigi da uno stampatore ebreo cultore d' occultismo, Jöel Laroche, in rue Lepeletier allo stesso numero civico dove, nel 1897, Yeats aveva collocato il vecchio alchimista nell’ambito di un racconto intitolato, guarda caso, Rosa alchemica”.
Sauro, che è uscito dal letargo indotto dalle mie parole sospira, “Insomma, un viaggio/indagine fra De Luca Pratt e Yeats all’interno di un feeling misterioso”.
Ma, chiedo io e vi chiederete voi, veramente Hugo Pratt era in coppia con De Luca??
Sebastiano mi osserva sorridendo e mi dice"........

Che dice sebastiano??? mah???
Aspetto di sentire e leggere,qui ,in questo post schizofrenico.

Orrido!
Alle ore 8:54:56 Seba ci ha Corto Maltese marinato in testa,
e alle 8:55:50 ci aggiunge pure il sale!
Non so... Tomaso secondo te si ferma qui, o avrà intenzione di cucinare anche Jacovitti?

Tomaso, confondi te stesso con Alfredo Castelli.

Il quale aveva trovato il mezzo Sandokan inedito di Milani e Pratt e lo aveva presentato in Francia nel formato alla italienne.

Castelli, l’avevo visto tutto gasato di ritorno da Parigi, dove, mi diceva, il cartonato furoreggiava… e solo perché era stato riscoperto in maniera “mysteriosa”, dato che le altre storie di Milani e Pratt per il CdP i francesi non avevano ancora pensato di pubblicarle.

Sauro: mah??? Esere Castelli o non essere??? Sognare, dormire non tanto , più che altro immaginare.
Sfuggire agli sgherri di Fu- Manchu ( Alter ego di Castelli che assolutamente non vuole che io sia il suo immeritato doppio)) non sarà facile, specialmente ora che si è alleato con il malefico Pignatiarty, l'orrido genio del male che traffica in fumetti e libri d'epoca. Ricordo che nell'autunno del 2003 sventai un suo colpo ai danni di un amico parigino, Ange Tomaselli. Alla fine il truce Pignataz cadde dal Ponte des Arts – non lo spinsi volontariamente, scivolai e mi appoggiai alla sua schiena con un certo impeto, lui perse l'equilibrio e precipitò nelle sottostanti acque della Senna: caso volle che in quel momento passasse una chiatta fiamminga- Das fliegenddee Holland, che trasportava ( mi pare)un carico di guano guamalteco:
Ehh, non so, il mefistofelico commerciante/antiquario scomparve, forse sprofondato nel guano soffocò, oppure inghiottito dalle acque del fiume e triturato finemente dalle eliche del barcone venne sminuzzato e divenne ambito cibo per i pesci.
Spesso mi gingillo mentalmente ed assaporo una ad una le terribili possibili fini del Nostro.
L'ultima volta che l'ho visto ( lui non mi ha riconosciuto perché io ero travestito da nomade questuante) è stato a Londra nella galleria d'arte che ospita i posters cinematografici disegnati da Saul Bass.
C'era pure Sebastiano che girellava in shorts, per la gioia delle sue innumerevoli fans.

to be continued

sono astemio.

ma leggendo alcuni interventi di Tomaso mi mbriaco...
...dove finisce la "storia" e inizia la leggenda?

Sebastiano: in realtà anche io sono astemio e perdipiù vegetariano. Però bevo latte e ogni tanto un toast al formaggio.
Non vorrei esagerare con questa mania di inventarmi le cose.
Se non ti disturba vorrei continuare con il tuo coinvolgimento in una sorta di storia circense ambientata in Irlanda.
Se la faccenda non ti sfagiola, dimmelo che smetto subito.

p.s.
ho appena finito di leggere Alice in Sunderland di Brian Talbot

un MATTONE!
per poterlo "digerire" ho dovuto "spezzettarlo" ... nel tempo.
anche se Brian lo chiama fumetto, non lo è:
è un libro di storia illustrato...
e forse un po' romanzato.

p.s.2
vado a mescolare i pomodori che ho messo a "marinare" all'insalata

fai pure Tomaso,
perché dovrebbe disturbarmi?

la mia precisazione che sono astemio serviva solo per dirlo e per fare la battuta che mi mbriachi.

sono pure vegetariano...
anche se è un termine per molti ambiguo che non uso perché dico che non mangio nessun tipo di carne
e dato che mangio latticini e uova il termine attuale dovrebbe essere qualcosa tipo:
ovolattevegetariano
assurdo!
fra poco dovremo fare l'elenco di tutto quello che mangiamo per far sapere come ci nutriamo.

Io sto confrontando il primo volume del "Tutto Scarpa" con gli originali che posseggo, che purtroppo non sono tutti.
Direi che non è male, anche se in fondo ci sono due storie ricolorate con sfumature indogeribili.
Però la storia " Topolino e le delizie natalizie" confrontata con quella contenuta nell'Almanacco Topolino 1955 (Albo d'oro n°51), mi pare perfetta.
Buon appetito a tutti.
A cucinare ci pensa mia moglie, io sono un vero parassita casalingo!

Salve, leggo e scrivo anche qui, ni complimento con l'iniziativa su Scarpa e mi appresto aleggere l'intervista con Massaroli di Simone Cavazzuti. Bravissimo a occuparti di questi autori poco conosciuti!
Scritto da: Carlo Riboldi | 21/01/2014 a 13:47

@Tomaso,
intendi le sfumature di Paperino 3D
?
le ho segnalate in postcard ma ora che ci penso forse sono i "residui" del 3D!

p.s.
di là Matteo Venturi dice che "il doppio segreto" non è stato decensurato...
Tomaso, hai la storia originale per confrontarla?

Si, intendo quelle sfumature,ma anche quelle di "Paperino e i gamberi in salmì".
Per "Il doppio segreto" devo andare a frugare nel ripostiglio......
Ma la cosa che oggi mi angustia di più è la strana faccenda della lettera che mi ègiunta dal passato remoto.
L'avevo fra le mani ed ora non la ritrovo più.
Ma di sicuro salterà fuori.
Cammino ancora per una ventina di minuti giù per rue de Rome, in direzione Gare Saint.Lazare
Arrivato nella piazza sopraelevata de L'Europe cerco il vecchio bistror"Chez Alice: eccolo lì il segaligno che sta parlando fitto fitto con Sebastien, mentre Sauro mi pare si sia appisolato sulla spalla della donna cannone.
L'investigatore vedendomi sorride e mi dice: dai siediti, Tomaso, bevi anche tu un sorso di cervogia tiepida.
Holmes è circondato da una ventina di circensi fra i quali riconosco per la evidente somiglianza la mamma del nano, la famosa donna barbuta al fianco della quale siede il marito, un pigmeo del tanganica con tanto di anello al naso.
Ma io non mi faccio depistare da questi particolari, perché so benissimo che il pigmeo è plurilaureato alla Sorbona, con specializzazione in aramaico del'antica Giudea.
Non è il solo caso di un nano acculturato, la cronaca ne è testimone.
Questa faccenda delle pagine autoctone della Bibbia ritrovate quasi per caso da Nestore del Boccio, mi ha agitato parecchio.
Sento con i miei sensi paranormali che la trama del destino è in via di tessitura e che le forze dei movimenti integralisti stanno per colpire.
Quale sia la relazione fra tutto ciò e l'uscita della collana "Le grandi storie", "L'opera omnia di Romano Scarpa", non riesco a capire. Ma il fatto che i primigeni interventi di censura non siano stati rimossi, ecco, questo mi rende nervoso.
Credo che dovrò di nuovo muovermi verso nord-ovest e cercare nel sottosuolo del desolato tavoliere del Burren, le risposte ai miei sospetti.
Mah, sperando che i fondamentalisti religiosi non mi prevengano.
Staremo a vedere.


Ho viaggiato per due giorni nascosto fra un carico di aringhe affumicate trasportato dal porto di Cherbourgh a quello di Drumnacliffs a bordo di un battello battente bandiera delle isole del canale ( Jersey, ecc.) .E siam qui giunti qui nella contea di Killarney.
Il capitano Haddock mi assicura che nessuno ci ha seguito.
Jacovitti, travestito da mozzo, mi ha accompagnato e mi assicura che non mi lascerà solo in quest'impresa.
Il cielo è gravido di nubi e un vento umido soffia da ovest ad est, presagio di turbolenza atlantica.
Questa notte, con il favore della tenebre, io e Jacovitti cercheremo di arrivare almeno alle rocce di Moher, dove padre Gorla ci aspetta per farci visionare la prima stesura di questo ponderoso saggio sulla stampa cattolica per ragazzi.
La storia di De Luca e Padre Mastrandrea,"Paulus", potrà alla fine essere decifrata in base al ritrovamento biblico di Nestore del Boccio.Sapremo finalmente se il primo bibliotecario dell'Impero è veramente morto oppure se resuscitato potrà opporsi alla dittatura galattica del demone Infernale, mezza macchina e mezza creatura umana.
Jacovitti è scettico, dice che quella storia a fumetti lo convince poco, che il mondo futuro viene descritto in modo semplice e stereotipato e che il grande dittatore megagalattico agisce come un perfetto fesso.
Mah??

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