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IL DIAVOLO E L'ACQUA SANTA

PIONIERE-1964_001

Parliamo del diavolo e spunta la coda.

Tradotto: parliamo del mondo cattolico e del vecchio Partito Comunista (naturalmente a fumetti) e si tiene un convegno sul tema, imminentemente.

Domani.

Il titolo riguarda il vecchio Satanasso.

Corsaro

Il Diavolo e l'Acqua Santa: la stampa periodica per l'infanzia e l'adolescenza in Italia tra pedagogia e lotta politica

InchiostogDomani, venerdì 31 gennaio 2014 in quel di Rovereto, presso il Palazzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto

Introduce
Fabrizio Rasera - Presidente Accademia Roveretana degli Agiati

Intervengono
Claudio Max Gallo - Università di Verona
Nicola Spagnolli - Ricercatore
Ernesto Preziosi - Centro Studi Storici e Sociali (Roma)
Ilaria Mattioni - Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano)

Si parla di libri.
Eccoli.

Vittorioso Jacovitti 1962

Il volume Falce e fumetto. Storia della stampa periodica socialista e comunista per l'infanzia in Italia (1893-1965) (Nerbini, 2013), curato da Juri Meda, con saggi tra gli altri di Nicola Spagnolli e Ilaria Mattioni, offre un esaustivo profilo della storia della stampa socialista e comunista italiana tra il 1893 e il 1965, dalle prime strenne di fine Ottocento sino al settimanale legato al PCI “Il Pioniere”, pubblicato fino alla metà degli anni '60 del Novecento.

Il_vittorioso

Vittorioso-festino1

Il libro Il Vittorioso. Storia di un settimanale per ragazzi 1937-1966 (Il Mulino, 2013), scritto da Ernesto Preziosi, ricostruisce invece la storia de “Il Vittorioso”, periodico a fumetti nato nel '37 in seno alla Gioventù Italiana di Azione Cattolica e che si seppe ritagliare, sino alla sua chiusura nel '66, una sfera di assoluto rilievo nel panorama della stampa per ragazzi.

PIONIERE-1964_003

Tali pubblicazioni rappresentano due punti di riferimento per la ricerca riguardante le modalità con le quali il mondo adulto, nelle sue diverse componenti di carattere politico, culturale e valoriale, abbia voluto trasmettere al pubblico dei minori sistemi di riferimento, anche politici, e modelli di condotta, spesso alternativi ma non del tutto antitetici, attraverso la pubblicazione di periodici contenenti storie illustrate, fumetti, racconti edificanti, rubriche della posta dei lettori.

 Giornalino Preghiera 1938

Manca un libro su Il Giornalino.
Ma per poco.

Diavolo
IL-PIONIERE-1966_024

Acqua

ALTRI LINK SINTONICI

FUMETTO, CINEMA, TELEVISIONE, TEATRO: UN CONVEGNO A ROVERETO

DISEGNATORI E ILLUSTRATORI NEL FUMETTO, di Claudio Gallo

Commenti

In Italia avevamo il parlamento anche nei settimanali a fumetti:

I liberali nel Corriere dei Piccoli.

I democristiani nel Vittorioso (e nel Giornalino).

I comunisti nel Pioniere…

Togliatti legnava Elio Vittorini, che sul Politecnico faceva il fumettofilo, ma poi un (brutto) settimanale di fumetti comunisti l’ha fatto pubblicare.

Quiz facilissimo:
Vittorini, Del Buono ed Eco dove leggevano i fumetti americani di cui tanto parlavano?

Li leggevano sui giornali americani?
Non saprei.
Salve a tutti, meno male che finalmente ricompare un post interessante dopo un po' di stallo.
Mi sembra vi fosse anche un giornalino socialista a fumetti. Di sicuro era stato meno pubblicizzato.

Che pizza. Tutti i convegni, gli incontri, le mostre, i simposi, ecc, pubblicizzati su questo sito, sono ad 800 km minimo da casa mia.
O mi ri-trasferisco, o la smetto di leggere.

Beh, anche i giornalini a fumetti qualcosa dovevano pur raccontare.
Son sempre stati lo specchio dei tempi.
Ognuno diceva la sua.
Erano educativi a modo loro.Quando avevo dieci anni la serie di albi a fumetti che predilegevo era quella di Gim Toro, scritta da Lavezzolo e disegnata da Edgardo dell'Acqua con qualche aiuto nei momenti di bisogno.Era ,Gim Toro, un personaggio proibitissimo nelle Parrocchie, nella lista esposta in tute le chiese.
Lista che pontificava su quello che era Buono e quello che era cattivo, peccaminoso ,in odore di eresia e che puzzava di zolfo come il demonio stesso.
Povero Gim Toro, amava la "Vipera bionda", ma alla fine dovette sposarla, perchè altrimenti la serie avrebbe fatto la fine di "Pantera BIonda" e compagnia bella.
Caprioli che disegnava sul laico "Topolino" le avventure esotiche de "I Fanti di Picche", vedeva i suoi personaggi femminili ritoccati con pennellino e china per mettere in ombra linea del seno e gambe in libertà.
Ma io credo che se il Diavolo allora esisteva, non era in quelle storie di Caprioli, ma nella mente di coloro che dai pulpitipredicavano bene ma razzolavano assai male.
Ipocriti, sepolcri imbiancati!!! Giù le vostre manacce dai bambini!!!
Un mondo che tutti conoscevano ma fingevano di ignorare.
Mah, chissà che si dirà in questo congresso sul Diavolo e l'acqua santa??

"Gim Toro, proibitissimo nelle Parrocchie, nella lista esposta in tute le chiese.
Lista che pontificava su quello che era Buono e quello che era cattivo, peccaminoso ,in odore di eresia e che puzzava di zolfo come il demonio stesso."

addirittura c'erano delle liste nere!?
questo mi ricorda qualcosa su come venivano fatte un tempo le confessioni:
non era il peccatore che diceva il peccato ma il prete che chiedeva se avesse fatto questo o quello ...
durante "l'atto coniugale"
!!!
nel loro bieco moralismo non si rendevano conto che così gli insegnavano a peccare.

e questo vale per quelle liste nere:
facevano pubblicità a letture che volevano affossare.
che stronzi!

Credo che Vittorini abbia letto le strisce americane sui giornali americani e nei libretti che le raccoglievano. Lì poteva aver conosciuto Charlie Brown, B.C. e anche il dimenticato Barnaby.

Ho posto il quiz come se sapessi la risposta per vie ufficiali.

In realtà la risposta al dubbio che avevo me la sono data intuitivamente.

Il New York Herald Tribune era l’unico quotidiano americano che veniva stampato in Europa (dalla redazione di Parigi), a parte Strips and Stars e alcuni giornali dalla breve vita.

L’Herald Tribune curava bene la sezione dei fumetti a New York e almeno una paginona intera di strip c’era anche nell’edizione europea.

Quando ha chiuso, se non sbaglio nel 1967, l’hanno continuato a pubblicare in Europa e oggi si è trasformato nel New York Times International.

Do per scontato che americanofili come Vittorini, Del Buono ed Eco leggessero un quotidiano americano e l’unico che potevano trovare ogni giorno nelle edicole delle grandi città italiane era, appunto, l’Herald Tribune europeo.

Poi avranno anche letto i libretti con le ristampe, ho sentito che qualcuno aveva scoperto così i Peanuts, ma non credo che si trattava di uno dei tre intellettuali citati.

Tornando ai fumetti italiani, naturalmente non è corretto mettere il Corriere dei Piccoli tra quelli politicizzati.

Il Vittorioso e il Pioniere sottendevano invece uno scopo ideologico, e proprio per questo democristiani e comunisti (attraverso Nilde Jotti, l’amante di Palmiro Togliatti) negli anni cinquanta si erano uniti per invocare la censura dei fumetti.

Lo stesso accadde negli Stato Uniti, dove il Partito comunista americano e l’ala reazionaria della destra, entrambe ideologizzate, erano d’accordo nel condannare il fumetto.

Non mi meraviglia, quindi, che il non ideologizzato e manesco Gim Toro fosse nella lista nera dei cattolici.

Gim Toro era del grande Lavezzolo: gli sceneggiatori qui non vengono citati mai.

Tra l’altro, proprio Lavezzolo, al tempo del fascismo (altro movimento ideologico), considerava il fumetto potenzialmente pericoloso.

D’altra parte, anche il liberale Corriere dei Piccoli l’aveva menata fino ai primi anni sessanta con le didascalie, giudicando le nuvolette diseducative.

Forse era Giovanni Gandini che aveva letto Charlie Brown nei libretti che poi ripubblicarono come Milano Libri?

"Tornando ai fumetti italiani, naturalmente non è corretto mettere il Corriere dei Piccoli tra quelli politicizzati"

non corretto perché?
guarda che la religione è la più antica e oppressiva politica!
e tutte le altre sono succube della "religione" che ha un'ARMA:
la PAURA dell'Aldilà.

sul Giornalino scrittori e disegnatori hanno dovuto "correggere" i loro fumetti per essere pubblicati,
ho li hanno fatti ad hoc autocensurandosi.

forse che la copertina del Giornalino che appare su non è politica?

ogni religione è politica
ogni politica è religione

"anche il liberale Corriere dei Piccoli l’aveva menata fino ai primi anni sessanta con le didascalie, giudicando le nuvolette diseducative"

a proposito, perché?
forse perché mostravano persone che pensavano con la propria testa?

è stato detto spesso che le nuvolette furono censurate:
si sa la ragione argomentata?

e perché alcuni fumetti erano un ibrido?
http://www.comics.org/issue/971546/cover/4/

e a proposito di politica e... informazione:
http://www.avaaz.org/it/internet_apocalypse_pa_eu/?bRbhugb&v=34987

vogliono farci pagare ancora di più

Naturalmente erano i pedagogisti a criticare i fumetti.

Ma chi ha una visione ideologica abbraccia subito i pedagogisti, per sfruttarli ai loro fini.

Io, invece, sono per gli editori senza scrupoli che danno ai loro lettori esattamente quello che vogliono.

Anche il pubblico infantile ha il diritto di divertirsi come crede, non solo quello adulto.

I pedagogisti limitino il loro ambito alla scuola.

Una domanda per Tomaso: perché il Vittorioso, che aveva autori tanto bravi, è fallito?

Io penso, anche se non sono Tomaso che il Vittorioso abbia fatto il suo tempo quando è chiuso. Ormai andavano i giornalini tutti di fumetti e di dimensioni piccole. Tra l'altro è chiuso l'anno stesso della nascita di Isabella di cui parlavate giorni fa.
Francyduck, in che città stai?
Così lontano da Rovereto.

Io nella chiusura del Vittorioso vedo, invece, la coincidenza temporale del successo del rinato Corriere dei Piccoli (un settimanale antologico strutturalmente simile).

Ma forse c'erano problemi distributivi, dato che il Vittorioso veniva diffuso soprattutto nelle chiese. Altra coincidenza, infatti, è il successo del Giornalino, che aveva gli stessi canali distributivi (anche se, credo, in diocesi diverse).

Esistono studi a questo proposito?

Sauro: ti posso rispondere basandomi su quello che mi disse renato Vermi, che nel 1966 lavorava a Roma per l'AVE.
" i vertici dell'azione Cattolica verso il 1965 non avevano problemi di denaro, ma si convinsero che "Il Vittorioso2 non aveva più alcun peso nell'azione di proselitismo sui ragazzi di allora.Poichè il fine de "Il Vittorioso" era sempre stato, fin dall'inizio, quello di far proseliti attraverso quanto scritto e disegnato sulle sue pagine, la dirigenza cattolica lo eliminò, lasciando al suo posto il piccolo Vitt, secondo loro più moderno e adatto a convincere i ragazzi alla loro causa.
Ma qualcosa andò storto, il Vitt non vendeva nemmeno nelle parrocchie e la sua azione di catechesi era scarsa se non nulla.Come strumento di "propaganda2 non era all'altezza del compito.Così caput!!!
Così parlò Renato Vermi.Augh!!!

Renato Vermi mi disse proprio che i soldi non c'entravano, se "Il Vittorioso" avesse continuato ad attrarre ragazzi in parrocchia, la sua pubblicazione sarebbe continuata.
Ma evidentemente i tempi erano cambiati, non tanto perchè i ragazzileggevano altri fumetti, il fatto è che in parrocchia non ci andavano più come prima.
Negli anni '50 ,lo ricordo bene, molti miei amici andavano in Chiesa per potere leggere gli albi del Vittorioso, specialmente quelli di Jacovitti.

Nelle decisioni come queste ci sono sempre in ballo i soldi, la versione che mi hai dato è di quelle che vengono fatte circolare tra i "subalterni".

Il problema, secondo me, è soprattutto nella guerra per il controllo delle parrocchie in cui si doveva diffondere il Vittorioso, il Giornalino o il Messaggero dei Ragazzi.

Più parrocchie hai e più diffondi.

Per qualche motivo, il Vittorioso ha perso un sacco di parrocchie a favore del Gornalino (il Messaggero dei Ragazzi è sempre stato circoscritto).

Sarebbe interessante indagare in questa direzione.

La mia ipotesi è questa: negli anni sessanta il settimanale Famiglia Cristiana ha un boom che lo porta a diffondere un milione di copie.

L'editore, la San Paolo, dice alle parrocchie: volete Famiglia Cristiana? Allora dovete diffondere anche il Giornalino.

Secondo me questo è il motivo della chiusura del Vittorioso.

Sauro: nel 1966 "Il Giornalino" non era una grande cosa; inoltre
era diffuso solo per abbonamento , mentre "Il Vittorioso" era anche in edicola.
Il fatto è -era- che nella metà degli anni sessanta in parrocchia c'erano bimbi dai sei anni fino a quelli di 10, poi ragazzi fino a 18/20.
Che fumetti si leggevano allora, quali andavano per la maggiore??
Gli albi, ad esempio.
La competizione era fra questi albi ( Le ed. Corno, ad esempio, o Mondadori, tanto per dire) e "Il Vittorioso", che non poteva tenere il passo, essendo vincolato ad un ben preciso programma educaticvo di indottrinamento.
Per quanto riguarda"Il Giornalino" anche a partire dal 1969, quando cambiò formato e partì con storie a lungo respiro, da Caprioli a De luca, Da Giovannini a Micheluzzi, Landolfi Sciotti, con testi di Nizzi, Roudolph, De Barba /Giraldini (per fare un esempio), sopravvisse solo perchè chi faceva l'abbonamento a "Famiglia Cristiana" lo faceva anche a "Il Giornalino".
Poi non dimentichiamoci che "Il Giornalino" aveva i suoi albi che erano accattivanti anche solo da un punto di vista oggettuale, aldilà dei contenuti.Storie avventurose, come quelle de "La regina dei Caraibi (Capitanio/Salgari), "Iracconti di Pade Brown", di landolfi Chesterton ecc.
Io ho tutti questi albi e ti assicuro che erano BEN fatti.
Mi pare che la collana completa comprenda quasi 40 titoli!!
"Il Vittorioso" se li sognava!!!

Ecco un aspetto che mi era sempre sfuggito. Gli Albi del Giornalino mi sono sconosciuti. C'erano dentro le storie che apparivano a puntate sul settimanale?
Io conosco solo i cartonati bianchi degli ultimi 15-10 anni.
Grazie.

Tomaso, sulle date hai ragione: so che non corrispondono, bisogna analizzarle meglio.

Riguardo alla diffusione, temo che tu abbia una visiona ristretta alla tua zona.

Nella maggioranza dei casi, i settimanali cattolici arrivavano alla parrocchia e poi venivano distribuiti casa per casa dai ragazzini dell'oratorio. Gli acquirenti pagavano di volta in volta.

Gli Albi del Giornalino sono una curiosità per appassionati, non vendevano niente e non avevano alcun impatto.

Il Giornalino invece, se non ricordo male, con il meccaniscmo che ho descritto vendeva più di 250.000 copie.

Allora la distribuzione dell'Ave nelle parrocchie si è indebolita da sola.

Perché? Quali erano le altre pubblicazioni Ave?

Nello spazio lasciato vuoto si è poi inserito il Giornalino arrivando, credo, a 270.000 copie senza passare per le edicole (all'epoca).

Marcello bis: a partire dagli inizi anni '70 iniziarono ad uscire questi "Albi del GIornalino", brossurati e per i primi nmeri spillati ( dovrei controllare): non erano inediti, le storie provenivano da "Il Giornalino".Questi li ho in garage dentro qualche cassa.
Però Albi del giornalino ce n'erano anche negli anni '50, ma di questi non ne ho nessuno.
Ricordo una bella storia disegnata da Monasterolo, un disegnatore/illustratore che a me piaceva moltissimo.Dovrei averneun paio di pagine nell'armadio casalingo: se le trovo le scannerizzo e le mando al magnifico Luca.

Sauro: a metà degli anni sessanta, da quel che mi risulta, c'era dell'AvE solo "Il Vittorioso" in fatto di giornale a fumetti. C'erano "Gli Almanacchi del Vitt" in formato libretto, poi i famosissimi "Diari Vitt"
Gli albi erano scomparsi da lungo tempo: sopravvivevano le rimanenze degli albi della serie "Giraffone", che furono anche utilizzati riunendoli in volume ( quattro storie di Jacovitti, il famoso "Festival",prima in veste rosa poi blu con un albo in meno (Pinocchio).

Sizilien

Ah, okay, sizilien. Capisco che stai lontano un po' da tutto il "continente".
Sarebbe bello poter leggere gli atti di questo onvegno per capire cosa concionano il Preziosi e la Mattioni.

Vedo una nota di sarcasmo nei confronti di Preziosi e Mattioni: la solita invidia di Chi-Sappiamo-Noi.

A me dei settimanali cattolici ha sempre interessato la distribuzione.

Per esempio, perché il Messaggero dei Ragazzi ha avuto una diffusione geograficamente limitata?

Ma la questione non interessa nessuno.

Marcello Toninelli potrebbe chiedere in giro, dato che lavora per i preti.

Una voce giuntami da "oltretevere" mi preannuncia l'arrivo di un PDF rivelatore.Tutto sarà chiarito.

I problemi dei convegni come questo sono due.

Manca sempre l’aspetto estetico, che è quello più importante (anzi, l’unico importante) del fumetto.

Come si fa a parlare di quadri o di film senza analizzarne la qualità? Senza dire, per esempio, che “Il dottor Stranamore” è un film eccezionale e i cinepanettoni sono delle merde?

Ebbene, in questi convegni la qualità del fumetto non importa a nessuno. Si studia il cosiddetto “medium” (questo sconosciuto), non il prodotto artistico.

Andate a fare convegni sul cinema partendo da questa base e poi vedete cosa vi tirano dietro.

Il secondo problema è quello pedagogico: per costoro una pubblicazione per l’infanzia va vista soprattutto sotto l’aspetto educativo (ancora una volta, non artistico).

In conclusione, convegni come questi, tra semiotica e pedagogia, non hanno nulla a che vedere con il fumetto. Anzi, sono un insulto al fumetto.

Un’altra dimensione dello studio del fumetto è quella storica.

Ma dubito che questi signori siano andati a spulciare archivi e a intervistare testimoni.

L’altra dimensione dello studio del fumetto è quella storica.

Ma dubito che questi signori siano andati a spulciare archivi e a intervistare testimoni.

Ormai il convegno sarà finito.
Avranno parlato soprattutto del libro di Preziosi sul vittorioso e di quello Ilaria mattioni sul "Giornalino"
Il prof.Claudio Gallo lo conosco:feci una sorta di collaborazione( gratuita naturalmente) sullo scrittore Luigi Motta.Mi sembrò una persona a posto.

Però per loro il fumetto è solo un pretesto per parlare di altro.

Per esempio, di pedagogia.

Quali erano le teorie pedagogiche del periodo?

Ecco i loro riflessi sul fumetto.

Del fumetto vero e proprio, non gliene frega niente.

Bisognerebbe parlare anche del Pioniere comunista.

Vinicio Berti, l’autore di Atomino, era un grande artista, anche se il suo stile sintetico era fuori luogo in un giornalino per bambini.

Peraltro, da dove gli veniva uno stile così moderno? Ce l’aveva già quando lavorava nei fumetti fasci?

Averardo Ciriello, quello dei manifesti cinematografici e delle belle copertine di Lucifera, aveva già uno stile alla Reiser quando disegnava per il giornalino fascio Acqua Salata (1943).

Insomma, da dove arrivavano questi stili essenziali? Direttamente dal disegno satirico? O dagli autori inglesi, come quello dell’animatore Bozzetto?

Escludendo il periodo tra ottocento e novecento, in America questi stili raggiungono il fumetto molto tardi (per fortuna), con Schulz nel 1950 e Hart nei sessanta.

Adesso lo stile “essenziale” è quello standard delle strip americane.

Che oltre a essere disegnate con i piedi, non fanno più ridere.

Al Capp e Jacovitti, dove siete?

Oggi i pesi massimi sono Trudeau e Altan.

Disegnano male e fanno ridere solo una volta su venti.

Il problema dei settimanali antologici italiani, dopo l'illuminata gestione Civita (quando scrivevano Pedrocchi e Zavattini), è che c'erano molti disegnatori bravi e pochissimi sceneggiatori capaci.

Perché i grandi editori non facevano lavorare Lavezzolo, per esempio?

Come al solito, c'era un problema di redattori.

I redattori hanno ammazzato il fumetto italiano.

I redattori non cercavano neanche degli sceneggiatori (forse temevano che gli facessero ombra), volevano dei dilettanti che facessero gli sceneggiatori come secondo mestiere.

Poi loro avrebbero "aggiustato" i testi...

Guido Martina è stato un'eccezione.

Perché l'ha scelto l'editore in persona, Arnoldo Mondadori, non i redattori.

Meglio leggere quedsti giornalini, sto vedendo della pessima televisione. O meglio, daria Bignardi che parla con Cracco, mi stupisce che la gente paerda tempo con 'st Cracco, e lo lo loda. Pessima televisione, pessimo programma e Cracco è un poveretto. Se piace è il testimone della pochezza della gente.

Ma no, io vorrei solo leggere gli atti perché non ho letto i libri di cui si parla e mi interessano, in particolare quello sul Pioniere dove disegnava il grande Carlo Perogatt.
Vedo che anche altri stanno esprimendo delle perplessità su questi convegni. Concordo, non penso che a qualcuno freghi qualcosa dell'Arte insita nel fumetto, come scrivere bene storie o disegnare alla grande. Interessano i contenuti, l'indottrinamento che accennava Tommaso.

Insomma, i redattori pensavano di essere i veri sceneggiatori e cercavano dei mezzi sceneggiatori da addomesticare ai loro voleri.

Solo il Corriere dei Piccoli / Corriere dei Ragazzi, ha saputo mettere insieme una più che ottima squadra di sceneggiatori negli anni settanta.

Ma l'ha usata malissimo. Invece di realizzare un prodotto per bambini tipo Pilote-Spirou-Tintin come faceva alla fine degli anni sessanta, o un prodotto per ragazzi tipo Skorpio della fine anni settanta, il CdR ha optato per un prodotto "con la puzza sotto il naso" capace solo di perdere copie.

Così ha sputtanato l'unica occasione che ha avuto il fumetto italiano dopo Civita.

Lo odio ancora profondamente, per questo.

ma ci sarà un qualche video per bearsi delle "perle" di "saggezza" di questi pseudoacculturanti?

chissà perché qualcuno pensa che ogni cosa debba essere vista e beneplacidata da menti "superiori".

ma questo è ancora niente:
ho sentito di una scuola di "fumetto" in cui un docente è un psicologo e fa un approccio "pedagogico"...

non conosco i fumetti del periodo della distri-indrottri-buzione delle parrocchie ma è "facile" capire come a perso colpi...
dopo la fine della guerra la gente voleva leggere qualcosa che fosse di "crescita", di sviluppo.
la gente cercava di ricostruire e di "dimenticare" i danni fatti dal fascismo; e la chiesa strutturata in quel modo ha cominciato a perdere terreno;
nei fumetti il lettore vuol trovare il senso di meraviglia,
un mondo diverso e migliore
e non lo specchio di quello che vedeva in giro.
passano gli anni e arriva una nuova generazione di lettori che sentono dentro di loro un "vuoto" da colmare
che la televisione aveva forse innescato,
ma che data la poca offerta, non riusciva a soddisfare;
il fumetto a differenza della TV, aveva un rapporto più "intimo" col lettore:
permetteva di "sognare"
di immedesimarsi, di vivere quelle avventure.
il fumetto permetteva di "vivere" in un mondo diverso e più emozionante
lontano dalla routine imposta dall'indottrinamento passato.
ben vengano quindi le "liste nere" che permettevano al lettore di individuare fumetti più "appetibili":
se sono vietati sono di certo più interessanti!
i fumetti che presentavano storie LONTANE dalla quotidianità erano più interessanti perché STIMOLAVANO i neuroni;
stimolazione che non si fermava con la parola Fine
in chiusura dell'albo
ma che era un perenne : continua...
il cervello ne voleva ancora e ancora.
e quando arrivarono gli albetti e gli albi di super-eroi
formato più pratico, più tascabile e quindi più intimo,
ecco che quel senso, quel bisogno, di Meraviglia
che si cercava forse inconsciamente, viene meglio soddisfatto!
la maggiore "offerta" di albi
la possibilità di scegliere "anonimamente" senza la pressione del porta a porta delle parrocchie
permetteva di sentirsi più "grandi"
quel che spesso si dimentica quando si parla di lettori adolescenti o pre- è che i "piccoli uomini" sono per Natura dei RIBBELLI.
più gli dici di fare nna cosa più li stimoli a fare l'opposto!
e questo quei pseudopedagogi non lo vogliono accettare!
pensano ancora:
siccome la mente di un bambino è facilmente influenzabile e plasmabile
programmiamola come ci piace a noi.
ma loro sono mai stati bambini?
come mai lo hanno dimenticato?
e perché pensano che crescere equivalga a:
ignavizzarsi.

peccato che quello che non sono riusciti a fare questi eserciti ora lo stà ottenendo la computerizazzione dei fumetti:
piatti mentalmente
e all'inseguimento del fattaccio
dell'apocalisse
dell'esasperazione delle relazioni
hanno dato il colpo finale!
e quei pochi fumetti che cercano di proporre qualcosa di diverso
o sono troppo pretenziosi
(educativi)
o troppo stronzi.
fatti da IGNORANTI senza anima
che pensano che possono mettere su carta qualsiasi loro delirio!

Buon giorno,
sono uno degli organizzatori della conferenza in oggetto. Ringrazio tutti per i commenti che sono stimolanti e che mi danno la possibilità di raccontare un po’ il senso dei due volumi, la giornata di ieri e di spiegare alcune cose.
1) Molti si chiedevano sul motivo della chiusura del Vittorioso. Se leggete il saggio di Preziosi conoscerete le motivazioni editoriali e societarie che Preziosi ha ritrovato negli archivi dell’Azione cattolica.
2) Entrambe le ricerche si basano sullo spoglio accurato delle riviste, di ricerche negli archivi degli editori, dei soggetti interessati e anche su interviste e testimonianze di autori, direttori… Basta leggere l’introduzione e la tavola degli acronimi e delle abbreviazioni di “Falce e fumetto” per capire il lavoro di ricerca che ci è dietro. Qui non si è scritto sulla base di “mio cugino mi ha detto…”, “ho sentito che…” “ su una vecchia fanzine ho letto di…”…. Questa è la prassi che io e che gli altri autori dei saggi abbiamo seguito in questa e in altre pubblicazioni.
3) E’ vero che il punto di vista degli autori dei due libri è di carattere storiografico, ma perché nascono entrambi dal voler analizzare e capire quali messaggi passavano attraverso i fumetti e le altre rubriche delle riviste e in quale contesto storico esse si inserivano. Ma poi, anche durante la conferenza di ieri sera, si è sottolineato che il successo o meno di alcuni periodici dipendeva alla fine soprattutto dalla qualità dei fumetti proposti e questa componente rientra nel metodo con il quale si affronta l’analisi di una testata.
4) Nessuno si sente professorone, a differenza di qualche commentatore in questa discussione. Semplicemente, con metodo scientifico (ricerca delle fonti, raccolta delle testimonianze e analisi delle stesse) e senza pregiudizi nei confronti di una pagina di cultura popolare del nostro paese, abbiamo voluto raccontare la storia di questi prodotti editoriali dopo che per anni di questo si sono occupati soprattutto collezionisti e appassionati del fumetto che, lodevolmente, hanno prodotto degli studi sull’arte del fumetto e sui loro autori, ma che però erano carenti dal punto di vista metodologico (mancanza di riferimenti precisi delle notizie reperite, voci di corridoio prese per buone, errori di datazione,incapacità di cogliere l’influenza delle contingenze storico-politiche).
5) I fumetti, come qualsiasi prodotto culturale, veicola dei messaggi – sia in maniera volontaria che inconscia. Pensare di parlare di fumetto solo dal punto di vista estetico mi pare una prospettiva alquanto ristretta.
6) Queste presentazioni ci hanno dato modo di incontrare soprattutto ex lettori di Vittorioso e del Pioniere e di avere un quadro più completo di quale fosse la fruizione di tali periodici, di cosa piacesse loro, di come venivano fruiti e passati ad amici e conoscenti. Cosa alquanto difficile da conoscere e che non può essere demandata solo alla lettura delle fanzine dei club dei lettori delle singole testate.
7) Sono rimasto alquanto perplesso nel leggere come contributi di questo tipo nei confronti della storia dell’editoria – condotti sine ira et studio - vengano attaccati per il puro fatto che non siamo dei cultori del fumetto che conoscono a memoria tutte le tavole e le storie di un personaggio o di un autore. Intravvedo in alcuni commenti un po’ il sentimento di chi si sente depredato del proprio “giocattolino”.
8) “Falce e Fumetto” è stato presentato anche a Firenze, Torino, Bologna. Le prossime presentazioni saranno il 21 febbraio a Roma e il 28 a Parma per chi volesse venire a sentire di persona ed poter poi commentare a ragion veduta.

Ringrazio a titolo personale Spagnolli per essere intervenuto con le sue delucidazioni.

Ammetto di trascendere spesso nelle atmosfere da bar, come forse capita ad altri commentatori dei blog.

Riconosco di avere parlato solo degli aspetti negativi di queste iniziative, ammesso che ve ne siano, e non di quelli sicuramente interessanti e costruttivi.

Per quello che mi riguarda, leggerò sicuramente “Falce e fumetto”, un testo che tratta un tema interessante al di là degli aspetti strettamente fumettistici.

Sono perplesso: ho letto il saggio del prof. Ernesto Preziosi su “Il Vittorioso, storia per un settimanale per ragazzi”, Ed. Il Mulino, 2012


Vi risparmio la prima parte e anche più del saggio qui sotto la lente di ingrandimento ( non ho competenze sufficienti per entrare nei meandri della storia dell’Azione Cattolica). Quindi questa sarà una disamina parziale, in un certo senso squilibrata dal fatto che le mie competenze sono parziali.Quindi scusate se darò l'impressione di essere polemico, ma in realtà io vorrei solo analizzare il testo del Prof.Preziosi dal punto di vista della sua analisi dei fumetti.Parto quindi da pagina 213 del libro, citato nell’intitolazione, dove si parla di Jacovitti e delle sue storie del secondo dopoguerra, a partire cioè dal 1945.
Che ci dice il Prof. Preziosi a proposito??
Beh, soprattutto cita con le adeguate e doverose note di riferimento quanto scritto dalla signora Anna Saleppichi e Goffredo Fofi nell’ambito di vari capitoli, “Jacovitti e la pace armata” e “Jacovitti e il turbolento dopoguerra”, che fanno parte e compongono il saggio edito da Stampa alternativa “ Jacovitti, Eia, eia baccalà”, soprattutto pagine 29 e 103. Anno di grazia 2010.
L’autore, Prof. Preziosi, ripete meccanicamente, ( forse per una totale concomitanza di vedute ed opinioni??) quanto Saleppichi riprende da varie interviste, soprattutto da quella ospitata sulla pubblicazione “Segni e Disegni, 90 ma non li dimostra”, editore Pichierri, 1987: un metodo che spesso diventa consuetudine quando l’ estensore/i di un qualsiasi lavoro scritto basato sulla ricerca è/ sono – in questo caso sui fumetti - dei neofiti (suppongo). Va beh, pazienza. Però io non posso essere d’accordo con questo sistema di procedere. Sono un bacchettone moralista?? Forse, però non solo occorre dare a Cesare quel che è di Cesare ( cosa in effetti correttamente fatta), ma sarebbe auspicabile trarne conclusioni autonome .
L’intervista prima citata …….. Jacovitti in un lontano 1986 conversò con Gori , Boschi, Sani e, mi pare, Bruni. Inventò delle situazioni, quindi una operazione fantastica sul nonsenso delle cose. Dissertò sull’esecuzione delle storie di "Pippo e il Dittatore"," Pippo e le guerra e la Pace", dichiarazioni poi trascritte tali e quali dai perplessi e forse intimiditi intervistatori: i quali, penso io, non osarono emettere un solo suono, o una nota, critica. Ormai a decenni di distanza, con il senno di poi è facile dire che, in quel caso, sarebbe stato indispensabile inserire tale nota.
Queste notizie fantastiche ma di fatto ( involontariamente?) fuorvianti, furono nel tempo utilizzate alla lettera più volte e da diversi giornalisti, storici del comic ecc, ecc. Penultima a rifriggere la frittata, Anna Salepicchi, ultimo della serie , il prof.Preziosi. Questa ultima cosa mi ha inquietato parecchio. Nel 2010 oltre che scrivere alla signora Salepicchi ( insegnante di lettere) -mai ricevuto risposta - ne scrissi pure su Vitt & Dintorni e sul sito degli Amici del Vittorioso nell’ambito di un lungo intervento imperniato sul rapporto Jacovitti/ Maner Lualdi (1959).
Va beh, devo lasciar perdere? tanto una goccia nel mare non ne fa certo salire il livello. In tutti i casi desidero precisare che: Jacovitti finita la guerra lavora praticamente esclusivamente per l’editrice cattolica AVE, sul “Vittorioso” (e su alcuni albi quasi tutti con storie già uscite in precedenza a puntate sul Vitt). Nel 1945 ci fu l’eccezione di “Intervallo”, settimanale studentesco cattolico sul quale il Nostro sul n° 2 approda con la storia di “Pippo e il dittatore” disegnata a tutta pagina, in grande formato e in quella veste originaria mai più riproposta ai lettori.
Neppure la casa editrice “Stampa Alternativa“ ha avuto voglia ed interesse per condurre un’operazione filologica nel ristampare nell’anno di grazia 2010 integralmente questa storia nel contesto del prima citato volume “Jacovitti – Eia, Eia, baccalà, la guerra è finita”. Il medesimo trattamento hanno avuto, sullo stesso volume, le due storie consecutive “Pippo e la guerra” e “Pippo e la pace”, apparse originariamente su “Il Vittorioso” e disegnate dal Nostro fra il 1946 e l’anno successivo. Poi pubblicate in due albi della “serie Pippo”.
Che scrive Goffredo Fofi di queste storie ( nella veste di curatore del volume prima citato di Stampa Alternativa) nel suo prologo intitolato “Jacovitti e l’interregno....” ??
Mah, insomma, a me non dà l’impressione che affondi il coltello nello specifico fumettistico con cognizione di causa, ma piuttosto che porti avanti un’analisi di tipo generale legata alla sua conoscenza della Storia e del Cinema di quel periodo. Io scrissi a Fofi chiedendogli: ma perché mai ha accettato di scrivere su Jacovitti senza averne una reale ed approfondita conoscenza?? La risposta: “perché mi andava, per sfizio, anche se avevo in cuor mio il timore/presentimento che qualcuno me lo avrebbe poi fatto notare”.
Ancora mah?? Comunque non credo che nessuno con certezza possa discettare sulle motivazioni che spinsero Jacovitti fra il 1945 e il 1947 a disegnare quelle storie che parlano di dittatura, di guerra e di pace. Lo stesso Jacovitti ha rilasciato a proposito, in tempi diversi, interviste contradditore, poi acriticamente riportate ( mi ripeto. Ma ripetere aiuta) alla lettera in contesti diversi, compreso il prima citato volume nella parte curata dalla signora Anna Saleppichi ( Lisca di pesce e la pace armata, pagina 29). Mah?’
Torniamo allo specifico del saggio del prof.Preziosi. Mancano parecchie cose fondamentali ( si lo so, bisogna guardare quello che c’è, ma, insomma, anche quello che manca). Ho cercato invano un cenno alla metamorfosi de “Il Giornalino” avvenuta nel 1969, con cambio di formato e distribuzione in edicola.
Perché poi questo interesse per quello specifico avvenimento ?? perché di fatto “Il Giornalino” raccolse l’eredità del nostro “Il Vittorioso” attraverso l’operato di scrittori e disegnatori ereditati da “Il sempre più bello”, Basari, De Barba , Roudolph, Jacovitti, Landolfi, Giovannini, Gianni De Luca ecc .
Pubblicazione questa, Il Giornalino, ancora validamente sulla breccia.
Sono veramente perplesso….
Va beh. Si… Il prof. Preziosi è fondamentalmente uno storico dell’Azione Cattolica e il suo saggio qui in disamina rispecchia questo lato della faccenda; però, insomma, un poco più di leggerezza, per evitare la pesantezza del tutto. E poi il titolo del libro… ma Il Vittorioso non era soprattutto molte storie a fumetti di differenti autori?’ Non è limitante parlare praticamente solo di Jacovitti e per di più non in modo nuovo e personale, ma attingendo senza riserve e senza – lo ripeto- pudore alcuno, da quanto scritto da altri.
Insomma, se una persona è uno studioso, studia ed elabora una sua visione degli avvenimenti, non ripete quanto prodotto da altri, anche se le visioni sono combacianti.
Oppure sono io ad essere fuori strada e i fumetti c’entrano poco. Perché è questo il lato che emerge da quanto scritto da Preziosi: la matrice storica è prevalente, “il Vittorioso” come parte del movimento associativo, la valenza pedagogica implicita nell’associazionismo e nelle storie scritte e disegnate e in tutti gli interventi parte di rubriche varie; certo è così, ma senza un’ analisi sistematica ed accurata del fumetto il nostro giornale perde di identità, non ha senso. Almeno, a me sembra così. Mi sbaglio?
Un’altra cosa solamente, importante anche se da un certo punto di vista marginale nei confronti del nocciolo intorno al quale si sviluppa il saggio di Preziosi. Portiamoci al fatidico anno di grazia 1959: ho già raccontato con molti “se” e con tanti “ma” sia nell’ambito del “Notiziario” degli Amici del Vitt n°21 del Novembre 2009 (Il Vola Hop sulle ambe etiopiche) poi su “Vitt & Dintorni” n°17 del Luglio 2011 (Alla ricerca dell’intervista perduta) e già ne avevo accennato su “Informavitt”n° 25 del settembre 1997 nell’ambito del mio intervento “La lisca di pesce censurata”, quello che so e che penso sulle varie motivazioni che portarono Jacovitti a decidere di interrompere la collaborazione con Maner Lualdi, lasciando interrotta alla 8° puntata la storia del “Vola-Hop”: fondamentalmente di ordine economico ma con risvolti legati al carattere dei due protagonisti e al loro modo di rapportarsi con la Storia. L’aviazione nella carneficina della prima guerra mondiale, La guerra d’Etiopia del 1935/36, con l’aviazione dell’italico regno e sotto l’egida del littorio fascista che mitraglia turbe di etiopi inermi in fuga e sgancia su di loro il gas all’iprite ( proibito dalla convenzione di Ginevra). Il giornalista e scrittore Angelo del Boca iniziò a denunciare questi fatti - fino ad allora prima occultati e poi rimossi- all’inizio degli anni ’60, con una serie di reportages su di un quotidiano torinese, poi in un paio di libri che suscitarono scandalo ( mai pestare i piedi alle forze armate).
Comunque per quanto concerne prove documentali concrete e reali sui rapporti personali Jacovitti/Lualdi, non ne esistono, a parte i miei ricordi, che prove non possono essere considerati. Jacovitti dal 1960 passa in pianta stabile al “Giorno dei ragazzi”, Lualdi assunse la gestione del teatro S. Erasmo di Milano. La sua direzione durò sino al 1967, anno in cui per problemi economici, fu costretto a lasciare.
Ecco, cose come queste, non sono state assolutamente percepite dal Prof. Preziosi, eppure questi rapporti di un autore de “Il Vittorioso” come Jacovitti con altri editori è significativo, fa capire come si muovevano le cose nel campo dell’editoria che utilizzava anche fumetti.
L’estensore del saggio qui in disamina scrive ( se ho ben capito il concetto, ma ho dei dubbi) che Jacovitti passando nel 1957 a “Il Giorno dei Ragazzi” lasciò il lavoro fino allora in esclusiva per l’AVE. Questo momento non è mai stato di fatto e nemmeno ha mai rappresentato una sorta di spartiacque nell’ evoluzione del “Vittorioso”, che comunque andò avanti senza scossoni. Poiché il nostro giornale era fatto di tante altre cose, c’erano altri disegnatori da anni all’opera. Jacovitti poi non svanì nel nulla. Basti pensare al Diario Vitt. Non ci fu dicotomia, “Il Vittorioso” continuò ad ospitare storie del Nostro, anche se irregolarmente.
Ci fu, è vero, un travaso di ingegni dal “Vittorioso” al “Giornalino”, ma anche verso altri lidi editoriali, come l’Inghilterra: esempio eclatante Franco Caprioli.
Insomma, ci vorrebbe un seguito al libro qui in disamina; a me pare che le cose siano state lasciate a metà a pezzi e a bocconi. Manca tutto il periodo della prima metà degli anni cinquanta, ad esempio. Il Prof. Preziosi, se mi legge, che pensa di tutto questo?

Tomaso Turchi


Sono quasi esterrefatto. Ho impiegato un'ora a districarmi fra tutti i commenti in sequenza. Quancuno andava anche avanti e indietro. I commenti sono la parte più istruttiva e fra questi dovrebbe avere un suo rilievo quello dell'organizzatore del convegno. Anche quello che forse mi precede, se non ce n'è qualcun altro in mezzo, è molto ben strutturato e intrigante. Mancandomi gli oggetti del contende non son so pormi. Mi mancano i libri in oggetto ma anche il tempo di cercarli e di leggerli. Lo farei, ma non in un giorno e per lavoro.
Ho una curiosità spuria, con domanda che rivolgo a Tomaso e al sig. Spagnoli, se sanno dare una risposta.
Perché Jacovitti avrebbe inventato una spiegazione fantasiosa per quelle sue storie sulla guerra e sulla pace (premetto con le ho lette) e quale sarebbe quella giusta e veritiera?


Altra domandina. Sono 'Albi del Vittorioso', 'Albi di Pippo' o invece sono state create autonomamente?


Dovreste duplicare questo post e mettere in luce i commenti più complessi perché temo che la gente si scoraggi a leggerli qui con tutto il testo che hanno.

Fernando: le storie disegnate da Jacovitti sono fondamentalmente tre: Pippo e il dittatore". pubblicata sul settimanale studentesco di Roma "Intervallo" a partire dal mese di maggio 1945 fino a Luglio , poi ripubblicato ( con lievi modifiche [qualche taglio di vignette per la diversa impaginazione] nel 1949 nella serie Pippo, albi del Vittorioso).Ristampato dall'editrice Stampa alternativa all'interno del volume "Jacovitti,Eia ,Eia,Baccalà, la guerra è finita, 2010.
Pippo e la guerra e il seguito Pippo e la pace, Sul Vittorioso nel 1947, poi in due albi serie Pippo .Anche queste due storie appaiono nel prima citato volume di Stampa Alternativa.
Jacovitti disegnò "Pippo e il Dittatore nel 1945,le altre due storie nel 1946/1947.
Il fatto che Jacovitti abbia dichiarato di averle disegnate tutte e tre nel 1944 a Firenze mentre ancora infuriava la guerra è un fatto da interpretare.Secondo me disse queste cose per darsi una sorta di patente di anti nazifascista: una ingenuità, perchè le storie sono firmate con tanto di data, e lo stile del disegno le colloca nel 1945(Maggio/Luglio) e 1946 /47 per le altre due.Altra supposizione: Jacovitti si confuse, lo aveva fatto anche per altre cose che non hanno necessità di dietrologia per essere capite.
Terza supposizione: Jacovitti voleva sbalordire i suoi intervistatori, cosa che gli piaceva fare e che mise in pratica altre volte.
Jacovitti disegnando le sue storie pensava certamente all'effetto che avrebbero fatto sui lettori, per questo spesso insisteva su situazioni assurde e surreali, sia da un punto di vista visivo che dei dialoghi.
Era nello stesso tempo una sua debolezza e un punto di forza: mi si perdoni l'ossimoro ( come direbbe Gianni Brunoro).
Ma naturalmente ognuno è libero di dire la sua a proposito. Credo che lo stesso Luca Boschi abbia spesso riflettuto su questi aspetti del Nostro e che a proposito abbia idee sue proprie.
Spero di essere stato abbastanza chiaro.Mah????

In quei fumetti Jacovitti sembra accusare di tutti i guai la Germania, giustificando implicitamente il fascismo italiano.

Sauro: in "Pippo e la guerra" e "Pippo e la pace", disegnati fra la fine del 1946 e il mese di Agosto 1947, Jacovitti si inventa una guerra fra due stati immaginari, Topagna e Gattonia, gli abitanti dei quali parlano rispettivamente una sorta di spagnolo e di lingua vagamente slava.
Non c'è nessun riferimento all'attualità di allora.Facendo invece un passettino indietro nel tempo e fermandoci su "Intervallo a partire dal Maggio 1945,"Pippo e il dittatore" ambientato in Flittonia e una amara satira della germania nazista, con alcuni riferimenti alla situazione italiana, per cogliere i quali occorre la volontà di farlo.
L'altra storia del 1945/6 apparsa sempre su "Intervallo", ossia "Battista l'ingenuo fascista", può essere interpretata in modi differenti, a secondo di chi è la persona che l'ha letta.
Io trovo che Jacovitti nell'affrontare alla fine del 1945 un argomento così scottante senza apparentemente peli sulla lingua, sia stato abbastanza coraggioso.
Poi si, c'è un certo qualunquismo, ma quelli erano i tempi de "L'uomo qualunque".....
Anche questa storia si ritrova nel volume di Stampa Alternativa che ho citato nei precedenti interventi.
Però, per parlarne a ragion veduta, sarebbe indispensabile averla -la storia- sotto agli occhi.
Poi rileggerla e ponderare, non buttarsi come un bolide sparagiudizi.
Ma ne varrebbe poi la pena, di impegnarsi per questa faccenda???

Almeno lui si è interrogato sul regime appena tramontato, sia pure per assolverlo o, almeno, non condannarlo.

Gli altri autori hanno rimosso subito tutto, diventando da fascisti a democratici di ferro.

Questo, naturalmente, vale anche per tutti gli altri intellettuali italiani.

Dispiace più questa scelta comoda, che la passata adesione al fascismo.

In una vignetta di questi fumetti, Jacovitti domanda (più o meno) al lettore:

"Non rimpiangete l'ordine di una volta?"

Frase volutamente ambigua: ordine rispetto al disordine del dopoguerra o della democrazia?

Sicuramente rispetto al secondo tipo di "disordine", altrimenti non avrebbe senso il riferimento al passato.

Sarebbe interessante vedere a chi il comunista Pioniere dava la responsabilità della recente esperienza fascista.

Sicuramente non agli italiani intesi come popolo.

"la ricerca con metodo scientifico " senza la conoscenza del media lascia il tempo che trova.
traduzione:
senza essere lettore
senza aver letto i fumetti in questione...
con gli occhi del lettore di quel tempo.

"5) I fumetti, come qualsiasi prodotto culturale, veicola dei messaggi – sia in maniera volontaria che inconscia"

questo l'abbiamo più volte detto anche noi
ma noi, sapendo che nel fumetto i "fatti" fumettati vengono spesso romanzati sappiamo che i "messaggi veicolati" sono fine a se stesso:
realizzare una storia a fumetti.
l'abbiamo ripetuto più volte:
il fumetto non è un saggio ne un trattato storico;
prende spunti dalla cronaca ma raramente rivela il pensiero di chi scrive:
un "buon" scrittore inserisce anche altre "visioni"
un buon scrittore sa "ricamarci" sopra.

"1) Molti si chiedevano sul motivo della chiusura del Vittorioso. Se leggete il saggio di Preziosi conoscerete le motivazioni editoriali e societarie che Preziosi ha ritrovato negli archivi dell’Azione cattolica."

un intero saggio su un "articolo" che al massimo copre due pagine?

ho letto vari saggi e so che spesso le notizie tangenti possono arricchire l'argomento;
è il caso di -H2O-
ma -perché il vetro è trasparente- parla-parla ma non dice niente;
quello su -i numeri primi- è ripetitivo e pieno di chiacchere che non servono;
quello su -la morte- ripete spesso le stesse cose come per "paura" che le dimentichi.

questo per dire che spesso si può essere più sintetici;


inoltre le "introduzioni" ai libri sono spesso non solo una perdita di tempo ma fuorvianti nel 99% dei casi

"Basta leggere l’introduzione e la tavola degli acronimi e delle abbreviazioni di “Falce e fumetto” per capire il lavoro di ricerca che ci è dietro"

è indubbio, ma... è stata a 360% gradi?

"6) Queste presentazioni ci hanno dato modo di incontrare soprattutto ex lettori di Vittorioso e del Pioniere e di avere un quadro più completo di quale fosse la fruizione di tali periodici, di cosa piacesse loro"

ecco qualcosa lasciato fuori dal
"metodo scientifico"
e che rende MONCO questo libro!
:lo dico sempre:
le "presentazioni" vanno fatte prima!

Nicola Spagnolli: il capitolo del saggio del prof Preziosi"La chiusura del "Vittorioso"e la nascita del "Vitt", pag.285,pag.296, non mi risulta chiarificatore del problema.
Trattasi di un "collage" di brani scritti estrapolati da contesti diversi.
La loro frammentarietà e l'angolo visuale "di parte" degli estensori dei detti brani scritti - in genere amministratori, quindi legati al principio dominante del profitto come epicentro del mondo ( curioso questo atteggiamento liberistico in relazione al mercato, da parte di persone e di una editrice cattolica che aveva fatto dichiarazione di fede in merito alla priorità dell'azione educativa).
La realtà che appare da quanto riportato dal prof. Preziosi è non solo deprimente, ma a mio parere freddamente e volutamente dissonante con la realtà che traspariva dalla lettura del "sempre più bello", e che veniva allora vissuta con gioia dai lettori de "Il Vittorioso".
Io trovo disumanizzante la visione burocratica che Preziosi propone in questo capitolo del suo saggio.

Tomaso, una casa editrice è un'azienda e in quanto tale può andare avanti solo con soldi.

Puoi riassumerci quello che dice il libro?

Quello che dice su questo punto, intendo.

Ciao, sono un visitor pavido e ci ho paura a intervenir.
Per i seguenti motivi:
-vorrei un tascabile possibilmente non fatto di carta
- vorrei sempre dirvi che siete bravi ma temo di ripetermi
-vorrei che andaste a commentare anche nel nuovo blog
per potervi leggere anche lì e vedere che effetto mi fate
-vorrei che pubblicaste anche lavori e disegni di autori emergenti
-vorrei che segnalaste più spesso blog e siti di autori emergenti
per poterli conoscere anch’io
-vorrei dirvi che ho recentemente picchiato la testa in una porta,
e che è andata così:
c'era la porta aperta e lo sapevo, perché l'avevo aperta io ed era lì!
Ero quindi anche inconsciamente consapevole di ciò,
ma il mio inconscio non ha calcolato le misure, non so perché:
l'inconscio è un mistero!
Dovevo prendere una pila di carta posta sul davanzale della finestra
posta a destra della porta.
Nell'allungare il braccio destro verso la pila di carta, ho inclinato
testa e torace. Ho compiuto il gesto con sicurezza ed energia,
forse eccessive, si, lo ammetto.
Il risultato è stato il seguente: ho picchiato una tuba immane di taglio,
nella porta, e ho sentito distintamente uno skrashk di tipo osseo.
Mi sono detto: vai, me la son rotta!
Mi sono steso sull'attiguo divano e ho aspettato alcuni minuti.
Poi mi sono alzato e mi sono toccato la fronte:
ho percepito una protuberanza incipiente e ho capito che iniziava
a formarsi il corno.
Attualmente riesco e leggere tutto quanto scrivete.
Riesco a connettere poco, ma più o meno è come prima...
le connessioni non sono mai state il mio forte.

Sauro; non è riassumibile, perché è una elencazione di brani di lettere o cose del genere Tutti dati diligentemente riportati da Preziosi.
Per la questione dei soldi : nel 1967 ogni numero del nuovo "Vitt" veniva a costare all'AVE quattro volte(!!!) di più di un numero de "Il Vittorioso" dell'anno precedente.
Secondo me fu un blitz: calcola che il nuovo Vitt fu la fusione fra "Il Vittorioso" e "Nuova Vita", giornale a fumetti diretto da un gesuita, che rimase direttore anche del Vitt. Mah??
Poi, Spagnolli secondo me "Il Vittorioso" non l'ha mai visto!

""Vitt" veniva a costare all'AVE quattro volte(!!!) di più di un numero de "Il Vittorioso" "

ecco un dato "ambiguo".
letto così uno deduce:
ha chiuso perché costava troppo...

ma il costare di più da solo non dice niente;
traduzione:
andava in passivo o restava un margine di guadagno?

Come faceva a costare quattro volte di più quando Vitt pubblicava quasi solo fumetti francesi (Tintin, Alix...) e inglesi (Trigan), con pochissimo materiale italiano?

Doveva costare molto di prima, che aveva solo fumetti inediti.

Dai, fa' uno sforzo maggiore e riassumi con più particolari.

Spagnolli ha detto che lì si spiega tutto.

Buonasera a tutti.
Dato l'interesse che ha suscitato questa discussione, mi sono permesso di citare qui, evidenziandolo, l'intervento del Prof. Nicola Spagnolli: http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2014/02/il-vittorioso-e-il-pioniere.html

Grazie!


Luca

Leggo adesso anche queste ultime notzaioni sulla fusione che portò a "Vitt".
Non credo proprio che il nuovo settimanale costasse più del "Vittorioso", anzi: era una sorta di ripego per stare al passo con i tempi e spendere meno. Complice era, credo, la tipografia (o lo staff) dei Fratelli Spada, che intese investire su questo tentativo.

Di fatto, "Vitt" sembra più difficile da trovare al mercato dell'antiquariato di alcune annate del "Vittorioso" e quindi più difficile da analizzare per mancanza di materia prima.

Ma conteneva intere storie molto significative, da "Il palio di Siena" di Roudolph (o Rudolph) e Bellavitis, ad antiche storie di Lino Landolfi (come "Tartarino"), a capolavori di Jacovitti come "Mandrago" o "Occhio di Pollo".

Ma ci fu anche il lancio di Jak Mandolinoi e del suo amico diavoletto plurinominato.

Ne metto una copertina nel post con l'intervento di Spagnolli.


Sono convinto che Jacovitti non fu soddisfatto economicamente dal trattamento riservatogli dal "Vitt", tanto che si tenne il personaggio e fu il suo primo "intervento" della sua futura collaborazione con il "Corriere dei Piccoli" qualche mese più tardi. Comparve all'interno di un supplemento orizzontale che precede la creazione di Zorry Kid.


Legami fra le due case editrici (AVE E Fratelli Spada) ci furono e furono stretti, come sappiamo, tanto che la seconda ne rilevò moltissimo materiale per pubblicarlo in vario modo, ricolorandolo e anche rimontandolo, anche per testate storiche che proponevano The Phantom e Mandrake.

Naturalmente io riporto solo quanto letto e ripetuto anche nel capitolo prima citato saggio del prof.Preziosi.
Anche Antonio Cadoni mi disse e lo scrisse in un bell'intervento su "Vitt & Dintorni" che il costo del "Vitt" era per l'editrice quattro volte superiore a quello del Vittorioso dell'anno precedente.
Non erano i fumetti ad incidere ma le "collaborazioni, da Pippo Baudo a Gigliola Cinquetti passando per Guareschi e così via.
Un progetto faraonico.
Comunque domani cerco l'articolo di Cadoni e lo scannerizzo e lo mando a Boschi.
Poi all'inizio non c'erano fumetti stranieri, ma solo Jacovitti, Landolfi, Giovannini, Sciotti e così via.
Buona notte a tutti voi, anime incredule!!!

Ma se c'è stato un cambiamento rivoluzionario vuol dire che il Vittorioso non guadagnava abbastanza.

Non si cambia una testata vincente, da Vittorioso a Vitt, se vende abbastanza.

Comunque, in effetti, io ho visto solo il Vitt del 1968-69, quindi di un'epoca posteriore.

Capisco, non pensavo ai costi dei redazionali, che non mi sembravano gran cosa.
Grazie, per tutto.

Buona notte a chi va a letto!

Il fatto che Vitt presentasse Pippo Baudo eccetera, significa che non era più nell'orbita delle parrocchie?

Non mi pare che Vitt uscisse in edicola.

In ogni caso, per quale motivo, al di là delle scuse tipo svecchiamento eccetera, il Vittorioso cambia testata e contenuti redazionali?

Dato il suo particolare canale distribuitivo, che comunque, a differenza del primo Giornalino, non mi è chiaro, i motivi potrebbero essere di difficile interpretazione.

Certamente c'è una mancanza di liquidi, se l'Ave fa entrare i fratelli Spada come soci.

Purtroppo non ho il tempo necessario per parlarne diffusamente adesso. Stiamo discutendo un po' all'ingrosso: quella con i Fratelli Spada non credo fosse tecnicamente una società vera e propria. Quasi sicuramente nell'operazione c'era lo zampino di Massimo Liorni.


Una persona simpaticissima.
Che, scopro adesso facendo una ricerca in rete, se n'è andata in silenzio meno di un mese fa!


Mi dispiace moltissimo!

Avevo già scritto quanto segue, ormai lo posto.


Posso confermare che "Vitt" usciva in edicola, e come.
Era una sorta di concorrente povero del Corriere dei Piccoli (o dei Ragazzi). L'idea di ridurre il formato era in discussione da tempo nell'ambito dei settimanali tabloid per ragazzi, anche per consentire spazi ai fumetti maggiori di quelli che "Corriere dei Piccoli", "Vittorioso" e (mettiamocelo, perché no?) anche "Il Giorno dei Ragazzi",, o la variamente citata "Vera Vita" potevano permettersi di proporre. A un aumento della foliazione sarebbe corrisposta la riduzione del formato.

"Vitt" è meno burocratico del CdP e arriva prima di qualche mese. Le cose non vanno male, anche al CorSera si sbrigano a seguirne l'esempio.

A quel punto, "Vitt" non ce la fa a fronteggiare il CdP; si pone, appunto, come il suo parente povero, benché le tappe seguite dai due settimanali siano parallele. Per esempio, gli albi "tascabiloidi" estivi dell'uno e dell'altro. Il CdP esce con Lucky Luke e L'Ombra, e "Vitt" con il Braccio di Ferro di Segar e (mi sembra) con Slade lo sceriffo.


Si capisce che i laici e i cattolici si osservano e studiano le mosse reciproche.


Poi... ora sappiamo chi vinse la partita.

Jacovitti avrà un contratto "polimorfo" e conveniente con il CorSera, che si estenderà anche ad altre testate.
Eccetera!

Il materiale francofono ha portato fortuna al Corriere dei Piccoli del 1968-70.

Nello steso periodo, Vitt presentava serie francofone altrettanto interessanti, ma (almeno nel periodio in cui l'ho visto io) aveva la metà delle pagine.

Vitt aveva JacoVITTi, poi passato al CdP.

C'erano molte analogie contenutistiche tra le due testate.

Paradossalmente, il Vittorioso è stato l'unico settimanale di grande formato per bambini a resistere nell'immediato dopoguerra ed è crollato proprio quando i settimanali antologici tornavano alla ribalta ngli anni sessanta.

Leggo solo ora gli interventi di Boschi.

Il passaggio cruciale da spiegare è la trasformazione da Vittorioso a Vitt.

Poi due cose: Vitt ha sempre avuto la metà delle pagine del CdP o solo alla fine, quando l'ho visto io? Se non fossei pigro andrei a guardare la Guida di Bono. Dalle mie parti Vitt non usciva in edicola, e neanche nei paesi vicini: ero andato a cercarlo.

Ho guardato la Guida, ma non ci ho capito niente. A me sembrava che Vitt avesse molte meno pagine del CdP. Anzi, ne sono sicuro.

Inoltre, sempre se non ho interpretato male la Guida, vedo che è uscito fino al 1970. Be', io il Vitt lo cercavo in giro almeno dal 1969, nelle edicole della Lombardia settentrionale e in quelle delle Marche, sia costiere sia interne. Insomma, dove mi portavano i genitori. Non l'ho mai trovato.

Avevo visto solo i Vitt di un mio amico, nel 1968 o nel 1969, e mi erano piaciuti molto.

Da allora non li ho più rivisti.

Allora, il problema che sta alla base della trasformazione de "Il Vittorioso" in "Vitt"è legato a molteplici fattori.Ma essendo io in effetti ignorante dei meccanismi che stanno alla base dell'editoria in generale,compresa quindi anche quella cattolica,che posso dire??
Copio dal libro del prof.Preziosi?? Beh, insomma, mi vergognerei......
Comunque ,partendo anche da quanto si trova scritto su "Il Vittorioso" stesso, negli anni 1965/66, nell'ambito di varie rubriche, tipo quella della posta con i lettori in genere gestita da Domenico Volpi ( con le lettrici femminucce ci pensava la signora Geraldini in de Barba)si capisce abbastanza bene che "Il Vittorioso" ha come base di utenza i ragazzi della scuola media dell'obbligo.
IO che c'ero dentro come insegnante, posso dire che dal 1960 al 1966 in ambito scolastico, relativamente alla fascia dell'obbligo, ci fu un vero processo rivoluzionario.
Domenico Volpi che di fatto era il redattore capo con ampie possibilità di scelta sui contenuti( ma non sui soldi)cercava di stare al passo con i tempi, ma non tanto con le storie a fumetti, ma con i servizi scritti, documentati con fotografie ,disegni ecc.
Ma in alto loco si ritenne che "Il Vittorioso" come strumento educativo non era più adeguato alle esigenze dei ragazzi della scuola media.
Inoltre da quanto ho letto nel volume "L'AVE compie cinquant'anni- 1935/1985, editrice AVE 1987, risulta abbastanza chiaro un fatto: che se "Il Vittorioso" e il diario Vitt ( quest'ultimo proseguì fino al 1980) erano in attivo i soldi venivano risucchiati dall',Azione Cattolica e impiegati per altri scopi
In tale maniera non si poteva certo migliorare "Il Vittorioso"

Il post, nemmeno tanto lungo, non si è "incollato".
Desisto .

Comunque, il"Vitt" all'inizio aveva 42 pagine.
Nel 1969, 52.

Intervengo brevemente in questo blog su segnalazione dell'amico Nicola Spagnolli in merito ad alcuni dei post più polemici postati ieri, in particolare quello di Sebastiano delle 17:30:56. Sono anni che combatto contro la sufficienza con cui il mondo accademico guarda al fumetto e alla sua storia nel nostro paese, continuando a ritenerlo lo stesso sottoprodotto culturale di massa che spesso additava come il "male" assoluto nelle riviste scientifiche del dopoguerra. Dispiace constatare come spesso, alcune persone - quelle alle quali cerchiamo di rivolgerci con questo tipo di saggi proprio per non rinchiuderci in una sterile discussione tra (pochi) addetti ai lavori - esprimano giudizi sferzanti senza nemmeno aver letto un'opera nella sua interezza. Ci sta. Si sa come gira il mondo. E un blog è un po' come un "Bar Sport", dove vince chi millanta e la spara più grossa. Però, scusatemi (mi rivolgo alla categoria di cui sopra), in cosa siete differenti dai tanto odiati "professoroni"? Sinceramente, scelgo di non appartenere a nessuna delle due categorie, quella dei "maestrini" e quella dei "professoroni", e opto per fare ricerca storica, seriamente, senza preconcetti, che sono poi quelli che spesso ci fanno vedere qualche pagliuzza (non sempre d'oro), lasciando però indietro le travi (che sono poi quelle che tengono su tutto). Continueremo a scrivere libri su questi temi (abbiamo fondato una collana editoriale proprio a questo scopo) e se vorrete leggerli, ne saremo contenti; se invece vorrete parlarne (male) senza averli letti, ce ne faremo una ragione.

In attesa che appaia il tuo commento "non tanto lungo", mi dici se Vitt usciva in edicola?

Sauro: si usciva in edicola fino all'estate 1970.Poi gli ultimi numeri sembra solo per abbonamento.
Ma ci fu un salto nella numerazione e i numeri 28,30,31, e da 34 fino a 39 in realtà non furono mai stampati.
In pratica uscirono in successione mensile i numeri 29,33 e 40, numerati come se fossero usciti tutti i numeri con cadenza settimanale , cosa che in realtà non avvenne.Mah?'

Il bello fu,si fa per dire, che chi -come il sottoscritto- richiese all'editrice l'ultimo numero, il 43 che avrebbe dovuto essere il primo di una nuova serie, ricevette risposta scritta negativa.Motivo della negazione? tutti i numeri erano già stati mandati al macero!!!!
Cadoni ha tutta la documentazione di questa ingloriosa storia.
Io l'ultimo numero che possiedo è il 72 del 22 ottobre 1970, dove c'è la ristampa completa di "Procopio cavaliere "di Landolfi.
La casa editrice risulta essere Mondogiovane s.p.a Roma direttore Giuseppe Santoro.

Allora già nel 1969 la distribuzione doveva essere limitata, perché io non riuscivo a trovarlo in giro.

Per questo pensavo che venisse distribuito dalle parrocchie come il Giornalino di un tempo.

Idea che mi è rimasta fino a oggi.

Possiedo il n°42, mi correggo , per Belzebu!!!!

Buongiorno, io ne ho svariati, recuperati alla Mostra di Reggio Emilia e in negozi di fumetti d'antiquariato anche negli ultimi dieci anni.


Una delle ragioni dell'acquisto, per me, era la presenza di "Ipo" e di "Vermetto Sigh", di Massimo Mattioli, al quale sarà dedicato un linro nel 2015.

Penso che la società Mondogiovane s.p.a di Roma avesse una partecipazione consistente degli Spada, mentre il direttore, don Giuseppe Santoro, proseguiva il discorso iniziato con "Il Vittorioso".


Purtroppo, come forse avete visto, Massimo Liorni non può più delucidarci su questo punto.

@ Meda

Lasciamo perdere questa polemica sterile tra "maestrini" e "professoroni", per usare le sue buffe definizioni.

Per quello che mi riguarda, non ne so nulla di giornalini cattolici e comunisti.

Se vengono proposti contributi validi sul fumetto, tanto meglio.

Ma dall'ambiente universitario, finora, non è arrivato niente di sostanziale.

E proprio per venire alla sostanza, se avete scoperto qualcosa di interessante, potreste già cominciare a dircelo con poche parole.

Scrivere frasi come, "nel tal libro si spiega perché il Vittorioso ha chiuso", è qualcosa che va contro la comunicazione.

Il tal libro lo leggeremo se ci dite qualcosa di concreto su di esso.

Dopo tante fregature, non ci basta che un docente scriva di fumetti per sentirci onorati in quanto appassionati.

“Sono anni che combatto contro la sufficienza con cui il mondo accademico guarda al fumetto …
Dispiace constatare come spesso, alcune persone - quelle alle quali cerchiamo di rivolgerci con questo tipo di saggi
proprio per non rinchiuderci in una sterile discussione tra (pochi) addetti ai lavori - esprimano giudizi sferzanti senza nemmeno aver letto un'opera nella sua interezza.”

il problema è che vediamo le cose in modo “differente”

Meda,
dici “la sufficienza con cui il mondo accademico”
e
“Dispiace constatare come spesso, alcune persone - quelle alle quali cerchiamo di rivolgerci”

qui qualcosa non va:
è al mondo accademico che andrebbero fatti leggere questi saggi
NOI il Fumetto lo conosciamo e lo apprezziamo GIA’

e,
ripeto.
chi il fumetto non lo conosce non può trattarlo
traduzione:
parlarne.

:non basta elencare STERILI dati
messi insieme con “metodo scientifico”
bisogna leggerli i “fumetti”
in questo “metodo scientifico” è stata inserita la LETTURA di Tutte le storie a Fumetti di cui volete parlare?
ma pensate davvero che per sapere perché una testata ha chiuso serve un libro?

p.s. N.B.
questa mia è in risposta al post di Juri Meda02/FEB/2014 10:22:12
IL QUALE DICE:
“Intervengo brevemente in questo blog su segnalazione dell'amico Nicola Spagnolli in merito ad alcuni dei post più polemici”

beh!
la mia esperienza dice:
chi per primo usa la parola –polemica- è quello che vuol fare polemica.

polemica:
quando una o entrambe le parti parlano senza –nessuna- intenzione di trovare una soluzione.
definizione dal vocabolario di “Sebastiano”

traduzione:
posta qualcosa da farci leggere...

Cerchiamo, piuttosto, di collaborare.

Ognuno si esprime come crede e, se non ha particolari responsabilità, lo può fare anche in maniera vivace.

@Sauro... e MEDA
"Dopo tante fregature, non ci basta che un docente scriva di fumetti per sentirci onorati in quanto appassionati"

ma il diritto -soddisfatti o rimborsati- vale anche per quest'opera?

Meda dice:
"e se vorrete leggerli, ne saremo contenti"

a scatola chiusa?
solo a-r-rigoni!
...
leggerli è un conto, pagare per leggere
è un altro.
nelle salumerie c'è il piatto assaggi

AHAHA, questa del "piatto-assaggi" è buona, sei forte, Sebastiano.
I libri sono qualcosa di più dei salami, le pagine più nobili delle fette. Però è vero che anche in altri ambiti non visto grandi contributi al sapere da docenti universitari. Parlo di letteratura e di musica, magari per la scienza le cose sono diverse.

Mi sta sfuggendo il senso del contendere. Se io leggo un libro credo poi ,se posso farlo, di poter esprimere che cosa ne penso a proposito.
Il saggio del prof.Preziosi l'ho acquistato e letto subito, poi l'ho riletto, perchè la prima impressione quasi sempre non è quella
giusta. E' passato più di un anno da allora e ri/rileggendo il saggio in questione rimango della mia opinione: è evidente che il Prof.Preziosi è certamente un preparato storico dell'Azione Cattolica e questo si capisce.
Manca la passione e la competenza dello studioso di fumetti.
Ma, non si può pretendere che gli altri siano sempre come noi vorremmo che fossero.
Però, come io ho auspicato, ci potrebbe essere un seguito al saggio di cui si parla.
Casomai con l'appoggio e l'aiuto di coloro che hanno già contribuito: una amichevole collaborazione, nello spirito della disponibilità che credo non manchi in nessuno di noi vecchi "Amici del Vittorioso".
Pace agli uomini di buona volontà!!

Io "Falce e fumetto" non l'ho ancora comprato, ma ne ho sentito parlare bene, anche se in termini di analisi delle concezioni pedagogico-propagandistiche di socialisti e comunisti.

Un tema forse poco "fumettologico", ma comunque interessante.

Purtroppo i nostri due interlocutori hanno preferito parlare delle loro intenzioni, più che delle opere.

Una tecnica dialettica poco brillante.

Ma sono d'accordo con Tomaso, meglio collaborare che scannarsi.

a proposito di "comunicazione"

ecco la presentazione del libro Falce e fumetto:
Sinossi

Un viaggio lungo cinquant'anni fra le pagine del periodico per ragazzi più longevo d'Europa: Il Giornalino. Dai difficili esordi durante il ventennio fascista fino alla fine degli anni Settanta, questa ricerca indaga per la prima volta le motivazioni che portarono alla nascita della pubblicazione della Pia Società San Paolo, la sua specificità in quanto portavoce dei valori cattolici fra bambini e adolescenti, il ruolo di mediazione fra le opposte istanze della formazione e dell'evasione. Al centro lo speciale rapporto instaurato coi lettori e la missione educativa del Giornalino, un "amico di carta" con cui confrontarsi e dialogare.

e di Inchiostro e incenso:
Sinossi

Un viaggio lungo cinquant'anni fra le pagine del periodico per ragazzi più longevo d'Europa: Il Giornalino. Dai difficili esordi durante il ventennio fascista fino alla fine degli anni Settanta, questa ricerca indaga per la prima volta le motivazioni che portarono alla nascita della pubblicazione della Pia Società San Paolo, la sua specificità in quanto portavoce dei valori cattolici fra bambini e adolescenti, il ruolo di mediazione fra le opposte istanze della formazione e dell'evasione. Al centro lo speciale rapporto instaurato coi lettori e la missione educativa del Giornalino, un "amico di carta" con cui confrontarsi e dialogare.

?????
ho controllato su due distributori!!!

cosa devo dedurre, che sono lo stesso libro?

Mi viene voglia di ridere una seconda volta. Sono entrato in questo post per caso perché leggo poco i commenti da qualche mese ma c'è da divertirsi. Mi sembra chiaro che,chi ho fatto quel programma di lettura ha sbagliato, non capendoci un cavolo. Ho duplicato lo stesso contenuto in due occasioni almeno opposte. Se il titolo è FAKCE e fumetto è evidente che tratta di fumetti comunisti e quindi del "Pioniere".

Rido di loro, non di voi naturalmente

Abbiamo sbagliato a fare i fumettofili oltranzisti.

L’università italiana, soprattutto nell’ambito delle scienze sociali, ha il difetto di essere spesso poco concreta, di parlare tra addetti ai lavori senza dire niente.

Noi appassionati ne sappiamo qualcosa, dato che abbiamo visto usare i fumetti per dire ogni sorta di banalità ammantata da un linguaggio esoterico.

Ma questo è un problema della cultura italiana nel suo complesso.

Il fatto che questi due autori ci abbiano risposto, sia pure in modo un po’ spaesato (del resto non è che noi siamo stati teneri, io in particolare), dovrebbe essere visto come un mutamento positivo, che forse in futuro contribuirà a portare la cultura italiana a parlare del fumetto in maniera più corretta.

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