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PRINCE VALIANT E PRINCE VIOLENT!

Foster

Okay. come dice il titolo, si apra, volendo, la discussione su Hal Foster, il suo Prince Valiant e volendo anche sul Prince Violent, che molto amai quando lo scoprii, infante, in una versione stampata da cani su carta newsprint in un libretto della Ballantine Books dalla costola debole e la colla cristallizzata.

Ne avevamo già parlato.

Princeviolentp1color

Mad 013 Wally Wood 002

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Mad 013 Wally Wood 006

"Prince Violent" fu pubblicato originariamente in Mad n. 13 (luglio 1954). Una buona tempistica, dato che il film Prince Valiant era stato distribuito nell'aprile dello stesso anno.

Prince nel Mad Artist

La versione sopra, riprodotta dalle tavole originali, proviene dal librone della IDW's Artist's Edition series, a line of enormous (15" x 22") hardcover art-books that reproduce the full-page, camera-ready paste-ups used to create classic comics, from Groo to Spider-Man, offering a rare look at the white-outs, annotations, corrections, and pencil-marks that give tantalizing hints about the hidden workings of these amazing pages.

Qui, su Boing Boing, una recensione.

Sotto, invece, un'altra versione di Prince Violent, in un finto numero del Mad comic book allegato (incollato, mannaggia!) alla fine degli anni Settanta all'interno di un Mad Super Special.
Il sottoscritto l'acquistò, a un'edicola di Piazza San Marco, a Fiorenza, quando gli albi a fumetti americani erano abbastanza diffusi anche se non vendevano un granché.

Mad Super Special


Bugs Bunny - Prince Violent with Restored... di looneytunes13

Invece, non si è parlato mai dell'altra parodia di Prince Valiant, dallo stesso titolo (Prince Violent), interpretata nel 1961 da Bugs Bunny e Yosemite Sam.

La regia è dell'ottimo Friz Freleng.

Per orride e stupide motivazioni legate al politically correct, il titolo è stato in seguito modificato in Prince Varmint (la parola violent avrebbe potuto spingere i più piccini a brandire un pennato e sminuzzare in piccole bracioline il primo drago che fosse loro capitato a tiro).


Bugs Bunny - Prince Varmint (1961) di Chezmymy

Prince_violent

HalFoster_Panel_Fantagraphics_2ndSeries_100

Commenti

La tentazione di intervenire è GRANDE.
Valiant è sempre stato bistrattato, l’editore Spada ne aveva proposto pessime fotocopie, colorate in modo fin troppo acceso dal comico nasone, Pippo Franco.
Ciscato e Conti in ennesime ricolorazioni passabili eseguite da un fotolitista-pittore, ora defunto e che al momento non mi sovviene il nome.

L’ultimo disastro a livello mondiale lo ha effettuato un portoghese che ne ha lucidato tutte le tavole e stampato in bianco e nero una versione spagnola e un’altra americana. Un editore tedesco colmo di furbizia ne ha fotografato questi lucidi e sovrapposto i colori della edizione americana, realizzandone una nuova edizione tedesca, il danno finirebbe qui, se non avesse venduto questi lucidi ad altri paesi esteri compreso l’Italia! Proprio ora viene proposta da noi questa modesta lucidatura.
Vedremo mai tale capolavoro in edizione integrale?
Dimenticavo l’edizione Nerbini in grande formato, in parte ricolorata da Sante D’amico, l’editore non disponendo di tutto il materiale, ha pensato bene in molti albi di… fotografare e riproporre gli albi di Conti

Anche se mi piacciono i fumetti di Prince Valiant ne capisco poco, ma i disegni sono bellissimi e l'intervento di Gianni Milo è interessantissimo. Vorrei capirne di più, complimenti.

Pippo Franco colorista di fumetti?
Ma davvero? Quando? Quel Valiant era quello che usciva in albi quadrati simili a quelli di Flash Gordon?

Non è un segreto che Pippo Franco ami i fumetti, aveva anche scritto Peter Paper con i disegni di Raul Buzzelli.
L'editore nel 1965 circa era Spada nello stesso formato di Gordon, ma spillato.

Mi riallaccio al post che tematicamente precede questo.Mi trovo d'accordo con Fortunato nel considerare una impresa quasi impossibile voler definire rigidamente e in modo univoco"storie disegnate" che fra di loro presentano differenti caratteristiche.
Per me sono semplicemente "storie disegnate", con o senza le "nuvolette con pipetta".
Per quanto riguarda specificatamente Prince Valiant, faccio notare che non poche didascalie contengono discorsi diretti in prima persona, che equivalgono sostanzialmente ai contenuti delle "nuvolette".
Altra cosa: durante la guerra in Italia storie già disegnate con i fumetti, a partire dall'inizio del 1942 per ordine ministeriale videro il taglio della vignetta nella parte alta che conteneva i fumetti e la trasformazione di questi ultimi in didascalie aggiumte nella parte inferiore della striscia. Ci sono storie di Jacovitti che possiamo leggere nelle due diverse versioni, o altre che iniziate a fumetti di colpo continuano a didascalie.
Io direi che sono tutte semplicemente "storie disegnate".

Per non parlare di storie che videro abolita la divisione in strisce, o viceversa altre che nate senza la divisione in strisce, si videro trasformate .dopo la guerra, in storie divise in strisce.
Direi che non è la sostanza che cambia, ma semplicemente la forma.
Non so se mi sono spiegato: ci vorrebbero gli esempi disegnati di queste tavole, perchè senza vederle non è detto che se ne capisca il senso spiegato solo a parole.

Gianni:
"Proprio ora viene proposta da noi questa modesta lucidatura"

"Vedremo mai tale capolavoro in edizione integrale?"

"un portoghese che ne ha lucidato tutte le tavole e stampato in bianco e nero"


perchè dici che è la "versione" tedesca?
loro dicono che è quella Fantagraphic

e dubito che vedremo mai una edizione "integrale"
e con questo penso tu intenda anche:
fedele all'ORIGINALE
visto che la colorazione è compromessa e non tutte le tavole sono disponibili

cosa intendi per "lucidi"?
le edizioni portoghesi...
e forse in parte quelle Fantagraphic
povengono da delle pellicole di "prova"
non ricordo il termine...
non da lucidi che si ottengono "ricalcando" le tavole.

Forse Sebastiano intende "proof"?

Tomaso:
"Direi che non è la sostanza che cambia, ma semplicemente la forma"

solo che la >sostanzafumettodefinitiva<
tutte le varianti sono:
qualcosa-d'altro.

Ciao, per gli interessati, la prossima asta Little Nemo si svolgerà Giovedì 19 dicembre in via Federico Ozanam 7 a Torino dalle ore 17.

Libri figurati di pregio,

Liberty e Art Déco,

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Lo staff è a disposizione per fornire informazioni e

immagini in alta definizione.

Tutte le immagini sono scaricabili o visibili da questo link:

https://www.dropbox.com/sh/85apffqdm4eqmkj/Pl_IiApGaZ

Tutti noi sappiamo cos’è il fumetto, e lo sapremmo anche se non lo sapessimo definire.

Comunque, il fumetto è facilmente definibile: si tratta di UNA SEQUENZA DI IMMAGINI DOTATE DI NUVOLETTE CHE CONTENGONO I DIALOGHI DEI PERSONAGGI.

E questo non perché in italiano si chiami “fumetto”, cioè nuvoletta: la questione non è nominalistica, ma contenutistica.

Il fatto, poi, che la regola abbia delle eccezioni è una cosa normale. Un’eccezione è Hal Foster.

La spiegazione di questa eccezione è semplice. Quando nel 1929 si è deciso di trasferire le storie avventurose delle riviste pulp nei quotidiani non si sapeva di preciso come operare. Le prime strisce quotidiane di Tarzan non erano pensate come fumetti (che all’epoca erano praticamente tutti umoristici), ma come illustrazioni dotate di lunghe didascalie scritte con caratteri tipografici. La scelta stessa di Foster, un illustratore professionista, la dice lunga sulla non volontà di realizzare fumetti. Prima di Foster si era anche pensato di usare il copertinista dei libri di Tarzan, un altro illustratore. Gli illustratori realistici, diversamente dai vignettisti satirici che Hearst aveva utilizzato per lanciare il fumetto come genere, non usano mai le nuvolette. In un secondo tempo, quando sono state lanciate le tavole domenicali di Tarzan, ci si è avvicinati al fumetto diminuendo la quantità di testo. Anche se, in seguito, gli altri autori del fumetto realistico, sottogenere ormai affermatosi nei quotidiani come forma illustrata delle riviste pulp, sceglierà di usare le nuvolette.

Contemporaneamente a Tarzan, nel 1929 era stato lanciato un altro personaggio delle riviste pulp, Buck Rogers. Il quale, invece, ha interamente accolto il linguaggio del fumetto, così come si era evoluto fino a quel momento, per le nuvolette e la stilizzazione del disegno che si rifaceva a Roy Crane. In pratica, il fumetto nato dalle riviste pulp (quello che conosciamo come fumetto realistico) prende lo stile “naturalistico” da Foster (del quale rigetta le didascalie) e prende le nuvolette dal Buck Rogers di Calkins (ma non lo stile “cartoonistico”, che però continuerà nei comic book e soprattutto nei manga).

In sintesi, Prince Valiant di Foster è un fumetto anche se non ne ha tutte le caratteristiche, perché si trova all’interno della storia del fumetto.

Al contrario, i fumetti precedenti alla fine dell’ottocento sono da considerare illustrazioni, perché così le consideravano i contemporanei. Illustrazioni che potevano essere senza testo, con testo nelle didascalie o nelle nuvolette. Quasi mai erano dei veri fumetti, cioè con testi nelle nuvolette posti in vignette sequenziali. Ma anche in questo ultimo caso, pur essendo dei veri fumetti non possono essere considerati tali, perché nel contesto editoriale in cui furono prodotti non esisteva ancora questo genere. Paradossalmente, dopo che il fumetto è nato come genere specifico (non solo come sporadica combinazione di elementi grafici), una tecnica come quella delle storie di Foster può essere considerata fumettistica anche se non lo è del tutto per la mancanza delle nuvolette.

Tutto questo non sarà chiaro ai lettori del blog, finché da un lato ci sarà il formalismo di chi va alla ricerca di “fumetti” cronologicamente precedenti all’epoca in cui il fumetto si è affermato come genere specifico (vedi Castelli) e dall’altro il concettualismo di chi ritiene che una definizione di “fumetto” può essere considerata valida solo se contiene tutte le possibilità insite nel fumetto (senza testi, con i testi nelle didascalia eccetera), come afferma Fortunato (se fosse per lui non esisterebbe alcuna regola, nemmeno grammaticale, dato che non tollera l’eccezione).

Pippo Franco l'ho visto qualche sera fa in una rete locale, in un film in cui interpretava un autore di fumetti.
Il film, un po' sconclusionato, ma tutto sommato vedibile, con ambizioni di giallo, è "La gatta da pelare" con la donna del fumettista interpretata da Janet Agreen.
Particolare curioso è che la Agreen ha interpretato la donna di autori di fumetti in altri due film oltre questo: "Questo e quello" (primo episodio: "Quel certo non so che" con Renato Pozzetto) e "Sogni mostruosuamente proibiti" con Paolo Villaggio.
Evidentemente gli sceneggiatori dei film degli anni '80 erano convinti che gli autori di fumetti si circondavano di bellissime donne come era Janet Agreen!

Va beh, ma ci può essere sostanza senza forma o viceversa???

Forma senza sostanza sì. Il Trota, suo padre il senatùr, Maroni, Alfano...
Brunetta è l'assenza di sostanza dentro una formina.
Una formina da spiaggia a forma di escrementino.

No, niente offese con chi la natura è stata matrigna.
Per il resto, volevo sottintendere ad un assunto sul quale io Sebastiano eravamo, mi pare, d'accordo.Ossia che il senso e significato delle parole è arbitrario.
Noi ci intendiamo in modo approssimativo, spesso crediamo di capirci, ma in realtà è solo una mera illusione.
Mi sono spiegato. ci sono riuscito? Mah, chissà.......

Solo un bentornato a Sauro!
E grazie per la lucida analisi (anche ben scritta, come sempre)!


L.

Johnny, bene, ho visto anche un originale di Hal Foster nella galleria che hai citato. Ah, averci i soldi per comprare quella meraviglia!
L'altra cosa è: ma che meraviglia le tavole di Wallece Wood (non l'avete citato).
Nello stesso tempo, sto guardando Zoro, che fa scompisciare.

Saur:
"In sintesi, Prince Valiant di Foster è un fumetto anche se non ne ha tutte le caratteristiche, perché si trova all’interno della storia del fumetto"

eH NO!
solo perchè è stato prodotto durante la Fumetto-Age Prince Valiant è un Fumetto?

stavi andando così bene
e poi ti dai la zappa sui piedi!

Prince Valiant si e gli altri fatti allo stesso modo, solo perchè nati PRIMA della definizione -fumetto- NO?

il fumetto è un punto d'arrivo
le "versioni" precedenti si possono definire delle prove
ma se uno usa lo stile Pre-Fumetto
fa un Non-Fumetto

anch'io non condivido la ricerca affannosa di opere e artisti PRECURSORI
ricerca in cui si è lanciato Castelli
visto che gli Antenati del Fumetto risalgono ai graffiti come quelli delle grotte di Lascaux!!

ma se si afferma che il fumetto è fatto in un certo modo non si può ritrattare includendo un'opera solo perchè coeva!!!

(copia del post dell'altra discussione)

Fortunato:
"E Foster non odiava i fumetti, odiava "Tarzan".
Certamente, se non fosse stato per un caso, non sarebbe mai divenuto un fumettaro, ma il suo stile da fumettaro (con le didascalie) gli è stato dettato da altri e lui si è limitato a restargli fedele"

ti contraddico:
su P Valiant n 1 di Nona Arte a pg 6 si legge:
"un'altra caratteristica di Foster fù il RIFIUTO dei balloon"

"Foster, che si riteneva un illustratore, considerava il fumetto un -medium INFERIORE-"

e per quanto riguarda Tarzan:
"l'artista sentiva di prostituire il suo talento... e accetto di ritornare a Tarzan perchè l'agenzia dove lavorava era sull'orlo del fallimento"

(ergo, Foster non faceva fumetti)

Sebastiano: mi pare che il tuo concetto di "fumetto" sia rigido e restrittivo.
Le storie disegnate sono nate in contesti storici diversi, e con motivazioni diverse.
L'analisi di questo complesso fenomeno andrebbe fatta con la necessità/possibilità di analizzarne i contenuti, cioè tutto quanto disegnato.
Ma questo ancora non è possibile, per ovvi motivi legati alla non reperibilità di parecchio materiale.

E poi, insomma, cose fra di loro diverse possono appartenere allo stesso genere.
Se poi qualcuno vuole inquadrare tutto quanto in rigide caselle di definizione, beh, compie un'azione artificiosa ed arbitraria.
Un poco di elasticità e l'accettazione dell'approssimazione mi pare cosa nella norma.

Poi, se vogliamo analizzare unalizzare materiale universalmente conosciuto possiamo prendere il Gordon raymondiano, che nato con le nuvolette fra la metà del 1938 e il 1939 gradualmente le perde, prima un poco e poi del tutto in favore delle didascalie.
Che fare in questo caso?? utilizzare un metodo rigido di classificazione. Prima fumetto, poi fumetto per metà, alla fine non fumetto???
Sarebbe una cosa assurda!

tomaso,
perchè il mio concetto sarebbe rigido?

Valiant, nonostante coevo del fumetto
rifiuta le nuvolette

Valiant, tra una vignetta e l'altra
ha dei buchi narrativi.

questi due sono elementi indispensabili per REALIZARE un'opera a fumetti!

Tomaso,
ora non ho sottomano li "Gordon raymondiano"
e non so se tu ti riferisci all'edizione originale o italiana
perchè se ti riferisci all'italiana allora non fa testo.
qui in Italia i balloon sono stati in passato cancellati e sostituiti da dida.

inoltre io ho senpre affermato:
Valiant non è un -Vero- Fumetto
non ho mai detto che non è un Fumetto ma che non è vero
usando altre parole

è un "fumetto" incompleto!

e ho anche detto:
Valiant usa lo stile pre-fumetto
degli antenati del fumetto.

---si deve tener conto di tutto quello che uno dice non solo una parte

p.s.
la United Features Syndacate rifiutò di pubblicare Valiant
(sempre pg 6 PV nona arte)

perchè?
qualche ragione ci ddeve essere stata.

tomaso,
perchè il mio concetto sarebbe rigido?

Valiant, nonostante coevo del fumetto
rifiuta le nuvolette

Valiant, tra una vignetta e l'altra
ha dei buchi narrativi.

questi due sono elementi indispensabili per REALIZARE un'opera a fumetti!

Tomaso,
ora non ho sottomano li "Gordon raymondiano"
e non so se tu ti riferisci all'edizione originale o italiana
perchè se ti riferisci all'italiana allora non fa testo.
qui in Italia i balloon sono stati in passato cancellati e sostituiti da dida.

inoltre io ho senpre affermato:
Valiant non è un -Vero- Fumetto
non ho mai detto che non è un Fumetto ma che non è vero
usando altre parole

è un "fumetto" incompleto!

e ho anche detto:
Valiant usa lo stile pre-fumetto
degli antenati del fumetto.

---si deve tener conto di tutto quello che uno dice non solo una parte

p.s.
la United Features Syndacate rifiutò di pubblicare Valiant
(sempre pg 6 PV nona arte)

perchè?
qualche ragione ci deve essere stata.

Luca Boschi definisce il mio testo qui sopra “ben scritto”. Rileggendolo vedo un’infinità di virgole sbagliate, predicati in disaccordo con i soggetti eccetera. Il fatto è che non ho tempo di stare a rileggermi per mettere tutto a posto, pazienza.

Dal punto di vista tecnico ha ragione Sebastiano: Prince Valiant non è un fumetto. E pure Gordon è una cosa a parte, anche quando usa le nuvolette, per i buchi narrativi di cui parla sempre Sebastiano.

Questa, però, è una classificazione troppo rigida. Le scienze esatte hanno “leggi”, le scienze umane, per non dire la letteratura e le arti visive, hanno solo “regole”. Questo significa che, per semplicità, dobbiamo dire anche cose inesatte, come “Prince Valiant è un fumetto”, perché esprimendoci sempre in maniera esatta, come si deve fare nelle scienze esatte (appunto) in questo campo non riusciremmo a parlare di niente. O a ridiscutere sempre tutto, come stiamo facendo da mesi.

Quindi, Prince Valiant non è un fumetto, ma appartiene a pieno titolo alla storia del fumetto. Non alla sua preistoria.

Questa è l'ultima mia replica, ché questa discussione è già stata fatta, è sterile ed è un noiosissimo muro contro muro.


Non ricordo di aver mai visto un'intervista del buon vecchio Haroldo in cui dicesse chiaramente che il fumetto gli facesse schifo e che lui si sentisse superiore (Foster era un membro attivo della National Cartoonist Society).


Ricordo bene, invece, interviste in cui esprimeva il suo profondo disprezzo per l'approssimazione con cui ERB scriveva Tarzan (disprezzo non ricambiato: ERB apprezzava molto il lavoro di Foster).


Quando Foster fu assunto per realizzare una versione a fumetti del romanzo "Tarzan of the Apes", si impegnò per quel solo romanzo (non era previsto, inizialmente, che Tarzan dovesse essere una striscia giornaliera di durata indefinita) e, quando concluse il lavoro (la bellezza di 60 strisce di 5 quadretti, ovvero 300 vignette in due mesi), rifiutò di realizzare ulteriori adattamenti del personaggio perché era un lavoro troppo faticoso (anche se la striscia venne ridotta a 4 vignette restavano sempre 24 quadretti a settimana).
Quando la crisi economica gli fece capire che non poteva rifiutare quel "posto fisso", accettò di fare la Sunday (solo 12 vignette settimanali).
Circa il supposto "rifiuto" delle dide, per le prime 60 strisce non fu una scelta sua, ma una richiesta dell'agenzia (allora abbastanza tipica per la riduzione di romanzi).
Quando prese in mano la Sunday, seguì pedissequamente il modello (con le dide) che già per un semestre aveva usato Rex Maxon.
Quando creò Val, ovviamente era abituato a lavorare in quella forma (Valiant e Tarzan sono sovrapponibili) e quella forma era stata di successo. Dubito che avrebbe avuto il fegato di cambiare uno stile consolidato (non lo ebbe Caniff quando fece Canyon, pur dichiarando che avrebbe voluto cambiare).
Quindi il "rifiuto" non è un atto di schifo e disprezzo, ma solo la scelta commercialmente più ovvia (anche se artisticamente pigra), quella di continuare ad offrire un prodotto stilisticamente riconoscibile.


Quanto al rifiuto della UFS di pubblicare il povero Valiant, perché avrebbero dovuto perdere il Tarzan di Foster (un successo consolidato) per avere il Valiant di Foster (un mero azzardo).
Il fatto che poi ebbero la fortunaccia di trovare Hogarth, non toglie che la nascita di Valiant fu per la UFS un bel rischio.
Inoltre, Foster offrì Valiant alla UFS solo per forma: Hearst l'aveva già contattato con proposte economicamente troppo allettanti.
Infine non scorderei che, se l'UFS rifiutò Valiant, la KFS (Hearst) aveva, a suo tempo, rifiutato Tarzan (capita a tutti di fare scelte sbagliate…)

Sebastiano: per Gordon mi riferisco all'edizione americana IDW e Titan, ma ho anche l'edizione Nerbini e poi quella Spada. Per il resto del discorso io propendo ad usare il termine "fumetto" come equivalente di "storie disegnate".
Poi si, certo, se si vuole puntualizzare che ci sono "fumetti" senza nuvolette oppure dire che automaticamente senza baloon non è fumetto, certo, si può fare, ma la cosa mi pare senza effettiva importanza.
I buchi narrativi: nel "fumetto" lo scorrere del tempo si annulla se si vuole: è una sua caratteristica.
Si parte per un lungo viaggio e nella vignetta successiva si è già arrivati.

Buongiorno.
Scrivo per la prima volta ma vi leggo da qualche anno anche se sporadicamente per ragioni di tempo.
Informazioni interessantissime, sia quelle di Saur Pennacchioli che quelle di Fortunato. Meriterebbero un post cadauna, il rischio è che qui nei commenti se le legga poca gente.
Proseguite su questa strada nel blog, per favore, non con le stupidate come "cocciolina" e le poesie in rima.
Bravi anche Sebastiano e Tomasoprospero, ma questo lo sappiamo da tempo.
Grazie, buona giornata.

"I buchi narrativi: nel "fumetto" lo scorrere del tempo si annulla se si vuole: è una sua caratteristica.
Si parte per un lungo viaggio e nella vignetta successiva si è già arrivati"

Tomaso,
non parlo di quei buchi narrativi:
se nel viaggio non succede niente è ovvio che gli autori DEVONO darci un TAGLIO.

io parlo dei buchi durante un'azione
che al posto delle vignette NECESSARIE
vengono messe le dida.

è per questo che pensi che sia "rigido"?
il sistema usato da Foster è come quello della mondadori che usò in alcune storie apparse su Nembo Kid e company:
una storia di 8 o 10 Tavole la ridusse a 2 SOSTITUENDO le restanti vignette con una voce narrante:
l'opera è sempre la stessa ma l'originale è un fumetto
l'altra un >>racconto<< illustrato
come le fiabe
o le storielle per bambini!

Penso che non sia il caso di cercare ,in generale, di incasellare troppo.
Le idee e il senso delle cose sono fluttuanti.
Non vale la pena di irrigidirsi per cercare chissà cosa.
Va beh, si, le didascalie sono state e sono messe anche per spiegare quello che accade e non viene disegnato.
E'una sorta di voce fuori dal campo visivo che narra: ma è un vecchissimo escamotage, che risale al tempo dei tempi.
Anche in fumetti con le nuvolette se ne è fatto uso.
Quindi perchè volere mettere definizioni vincolanti ad una materia -quella della storia disegnata - che in più di un secolo di vita è apparsa sotto molteplici forme?
In questo caso mi pare più giusto fare di tutte le erbe un fascio: una eccezione al senso di questa frase di origini, mi pare, evangeliche.
Ma dove vado a finire? Meglio che la pianti qui!!!

Ave, o Dario!
Che da lunge seguisti il nostro ire
Sporadicamente
Per qui primieramente intervenir
Garbatamente
A chiedere un favor subitamente
(ahi che orror, che dolor...)
La rima assente!!!
Donde vieni, tu? O Dario?
Qual fu lo commentario
Che ti produsse? O Dario?
No! Non dirmelo! Taci.
Consentirommi di rimare in baci
(Poiché sono contento
Che Sauro è qui con noi col suo talento!)

Per la serie “chi se ne frega”: libri che ho letto.

Secondo volume di Prince Valiant di Nona Arte: traduzioni molto migliorate rispetto al primo. Milone dice che le tavole sono lucidate. In effetti avevo notato qualcosa di strano (non sono un esperto), ma davvero sono lucidate?

I Puffi di Linea Chiara. Non male, anche se dopo i deliranti Puffi della Planeta ci vuole poco per non deludere.

Le Aquile di Roma della Panini. Marini scrive bene, meglio che continui da solo e lasci perdere Dufaux. Pochissimi errori. Ne ricordo solo uno, del traduttore, iraniani invece di iranici nel glossario finale.

Secondo volume del Quarto Mondo di Jack Kirby, della Rw, bisognerebbe lavorare sull’adattamento dei testi.

Bruno Brazil di Greg e Vance, Nona Arte. La prima storia è buona: quando l’avevo letta sul CdP mi aveva fatto sognare, le altre tre sono scritte con i piedi. Per Tomaso: secondo me la prima storia di Brazil e le illustrazioni di copertina hanno fortemente influenzato il De Luca del Commissario Spada.

End delle due amiche di Boschi (Canepa e Merli), Bao: per carità. Roba per ragazzine dark di ritorno.

Blu di Julie Maroh, Lizard-Rizzoli (il fumetto sulle due lesbiche): Nestore, mi dispiace ma non riesco a leggere il lettering dell’edizione italiana.

@Saur
Della serie chi non muore si rivede: non hai perso il vizio di andare a saetta.
Un po' più piano no, eh?
A valanga sempre e per sempre!
Gnèa!

Sì, il mio secondo intervento è illeggibile verso la fine.

Mah. Io capisco poco le presenze dei visitatori del blog in questi ultimi mesi. Alternanze strane, peana...
Anche a me sembra buona l'idea di recensire velocemente le cose lette e viste.

Non lo farò, oggi, magari sarebbe bello fare un post su questo, con tutti i commenti. Magari un titolo, RECENSIONI, e poi i commentatori fanno le loro liste.
Tanto per giocare e confrontarsi.


Voglio però subito concordare su un punto: il lettering della Rizzoli-Lizard è scandaloso.
Il libro potrebbe essere bello )il film lo è stato molto, nonostante tutte le critiche) ma se il libro è bello o no non lo saprò mai, i disegni leggermente sopra la media.
Per il testo, sia stramaledetto chi ha fatto il lettering. Le case editrici, specialmente le grandi e pretenziose come la Rizzoli, dovrebbe stare più attente a quello che fanno e non peccare di dilettantismo.

No guarda, non è "illeggibile verso la fine", è immenso, come tutti gli altri tuoi, fino dall'inizio! Ma ci provo. Mi ci vorranno secoli, ma ci provo a intenderci qualcosa, dovessi farci anche nottata, ci provo! Mi sono accorto solo mezz'ora fa che eri di nuovo qui.
Non seguivo questo post.
Ora me li devo leggere tuuuutti, capisci?! Mica briciole....Non so se mi spiego!
Evvaiiii!

Ho letto anche:

Poldino Spaccaferro e i taxi rossi, di Peyo (Nona arte). Ok, Poldino mi ha sempre fatto impazzire e la prima storia non l’avevo ancora letta: ma perché questo formato ridotto? Se qualcuno lo sa, me lo spieghi.

Orfani di Recchioni e altri, Bonelli. Credo che l’editore volesse una serie ispirata ai videogiochi, ma lo stile è in puro Lanciostory (come un po’ tutta la produzione bonelliana degli ultimi anni). A chi piacciono gli argentini andrà bene. Personalmente trovo tutti i personaggi di Orfani odiosi e l’atmosfera deprimente, ma è voluto.

Per rifarmi gli occhi, questo pomeriggio comprerò il Kriminal da 700 pagine della Mondadori, con le storie di Bunker e Magnus ordinate cronologicamente. Ma, cazzo, le ho appena rilette tutte solo pochi mesi fa…

Il lucido di solito si esegue quando un editore commissiona ad un disegnatore di redazione di rifare una o più tavole mancanti, poiché gli originali in bianco e nero sono andati perduti e esistono solo copie a colori.
I lucidi, da non confondere con le normali pellicole in uso fino agli anni Novanta o poco più, si affidano ad un disegnatore, di qualità modeste, che ricalca più o meno fedelmente un disegno di un autore valido, trasformandone il segno in tremolante e mediocre. Ora tramite computer lucidare un disegno è ancora più facile, grazie al sistema grafico a livelli.

Lucidate sono state le edizioni:
Flash Gordon anni 50 da Mario Fantoni, edizioni Nerbini
Cino e Franco anni 50 da Erio Nicolò, edizioni Nerbini
Uomo Mascherato anni 60, edizione in Super Albo cronologica Spada, prima avventura.
Copertine di Fulmine, da Luigi Corteggi, riedizioni Corno anni 60.

Grazie, cos'è un lucido lo so anch'io.

Ma le tavole di Valiant in questione non potrebbero essere state scansite male, invece che lucidate?

Intendo, scansite e poi restaurate.

Armato di una grossa lente di ingrandimento ho messo a confronto alcune tavole fotografate di Prince Valiant con le corrispettive del libro di Nona Arte: a me non pare affatto che siano state lucidate, anche se sono state ritoccate. E poi, scusandomi sempre per l’ignoranza in materia, come si fa a riprodurre esattamente con il lucido il copyright scritto in caratteri tipografici?

Mario Fantoni oltre che "lucidare", disegnò di Gordon, completamente apocrifa, la fine di un'avventura la parte precendente della quale appartiene alla mano di Raymond.
Nerbini nella collana "Mistero" (formato verticale) gettò sul mercato avventure apocrife di Mandrake disegnate da Aurelio Galeppini ( molto bene, meglio di quanto ha fatto or ora Alessandrini[ su testi incasinati di Castelli] nell'Almanacco del Mystero 2014).Poi nella stessa collana "Mistero" altre storie apocrife de "Luomo Mascherato" di Lemmi e &.
Erio Nicolò è stato, lo devo dire, un grandissimo disegnatore: le sue tavole e copertine son straordinarie( ancorchè in parte lucidate da originali americani).
Oh, l'ho detto!!!!

Argomenti che meriterebbero approfondimenti, ahimè, purtroppo non ho tempo di farne adesso.
Confermo su Mario Fantoni, perché mi aveva precisato un bel po' di cose lui stesso, un anno e due mesi fa, prima di andarsene. Ho ancora da "sbobinare" (come si diceva nel secolo scorso) una sua lunga intervista di un paio d'ore.


Accenno solo al fatto che rischiava di morire insieme a Pedrocchi nello stesso treno, che non prese per un infortunio (e che fu la sua salvezza!).

Pedrocchi lo stava per ri-portare da Gentilini, al quale lo aveva presentato come Disney Italiano, avrebbe preceduto Bioletto...


Ma... poi non avvenne, non solo per la morte di Pedrocchi, ma perché....


Quando sbobinerò, lo renderò pubblico con le stesse parole di Mario Fantoni, persona eccezionalissima anche umanamente.

Se Fantoni ha lucidato anche il Gordon dei fratelli Spada, gli sparo io dopo che gli inglesi lo hanno mancato.

No, ai tempi dei Fratelli Spada era alla Dardo.
E comunque, purtroppo, Mario se n'è andato poche settimane dopo quell'intervista.
Avevamo un nuovo appuntamento, anche con Luciano Tamagnini e Silvio Cosata, per un servizio su diu lui e sulla Bottega Fantoni.
Ma era troppo tardi!

Lo so che è morto, non intendevo certo sparargli davvero.

L'edizione Spada non è lucidata, certo è che all'arabo che prega nel deserto gli hanno aggiunto una casetta e una palma; questo nella prima pagina.
Vedrò di abbinare due vignette della prima pagina di Valiant su Facebook-Lucaboschi, anche se alcune le ho già piazzate nel FumetteriaMilone_Face, alcune settimane fa.

Ma secondo voi vale la pena acquistare un'edizione storica di Valian italiana, se queste che mi dite, Planeta e Linea Chiara, non sono all'altezza della situazione?


Parlo del Valiant di Foster.

Come sarebbe a dire che il Gordon dei fratelli Spada non è lucidato?

Parlo dell'edizione ristampata fino all'inizio degli anni ottanta.

Beka, diglielo tu, che ne avevamo già scritto a suo tempo.

Lasciamo perdere i fumetti antichi e parliamo di quelli modernissimi: Kriminal. Ho appena preso il primo tomo di 700 pagine e passa: lo consiglio a tutti. Cartonato, con l’orlo delle pagine colorato di nero (ma si vede solo quando è chiuso). Stampato bene. Con una introduzione di sole 2 pagine: tante puttanate “critiche” in meno da leggere. Chi non conosce Kriminal è obbligato ad acquistarlo. Io, ormai, ce l’ho in tutte le edizioni.

Non ho trovato lo speciale di Martin Mystère dedicato agli anni trenta, ma dopo la recensione di Tomaso penso sia meglio così.

Sempre per la serie “e chi se ne frega”, oggi ho preso anche alcuni libri “normali”. Tra i quali uno della versione colta di Castelli, Umberto Eco: “Storia delle terre e dei luoghi fantastici”. Zeppo di illustrazioni a colori stampate bene, c’è anche una copertina di Tarzan disegnata da quell’illustratore di cui mi sfugge sempre il nome, più vignette di Tintin e Phantom. Il testo non l’ho ancora letto, ma saranno le solite banalità pretenziose di Eco.

Ho postato un testo lungo su Kriminal e Umberto Eco, ma come al solito uscirà dopo 12 ore.

Per quanto possa ricordare (data l'età) Pippo Franco per Spada ritoccava (e basta) con il rosso coprente (quello che puzzava, da mettere col pennello) sulle pellicole negative.

Ma minchia, io avevo confrontato il Gordon Spada con lo stesso episodio dell'Enciclopedia del fumetto di Sansoni: due cose diversissime.

Evidentemente gli alieni mi hanno davvero impiantato dei falsi ricordi.

Sandrone, chi altri c'era agli Spada in quel periodo?
Tu lavoravi lì, con Pippo Franco?
Luca ha scritto a volte di Raoul Buzzelli e di Massimo Liorni, che una volta interveniva in questo blog ma che pare sia scomparso anche da internet.

Ci sarà stato qualcuno che lavorava sulle vignette di Gordon per adattarle al nuovo formato.

Oppure, la butto lì, venivano usate le pellicole già rimontate di qualche edizione europea?

Tomaso cosa ne pensa?

Io, quando mi sono "accorto" che erano dei lucidi, ho ragalato tutta la mia collezione completa delle edizioni Spada!

Forse era l'agenzia (l'Opera Mundi di Parigi?) a proporre le tavole già reimpaginate (e lucidate?...).

Sì, presso i Fratelli Spada lavorava Massimo Liorni e, sotto la sua supervisione ritoccavano in vari. Il nome che conosco è quello di Riccardo Benelli (firma "Ri Benelli", ex animatore per Gibba, e pochissimi altri, fra i quali Liorni stesso, all'occorrenza.

Mario Verger cita Ri Benelli in questi due film, a questa pagina:
http://guide.supereva.it/doppiaggio_e_doppiatori/interventi/2007/08/303527.shtml
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1942 – Pulcinella nel bosco (o Pulcinella e i briganti) – Prod.: Macco Film – Regia: Luigi Giobbe – Dis.: Carlo e Vittorio Cossio – Anim.: Renato Mariani, Beatrice (Tris) Dattari, Antonio Alessandri, Antonio Attanasi – Aiuto Anim.: Francesco Maurizio Guido (Gibba), Riccardo Benelli, Vittorio Scotti – Mus.: Vincenzo Gusmini – Fotogr. (Agfacolor): Luigi Liberio Pensuti – Oper.: Luciana Pensuti; Aiuto Oper.: Osvaldo Massimi – Prod.: Macco Film

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Pulcinella e il temporale – Prod.: Macco Film – Regia: Luigi Giobbe – Dis.: Carlo e Vittorio Cossio – Scenegg.: Ciambi (Gianluigi Bignozzi) e Isabella Coletta – Anim.: Renato Mariani, Beatrice (Tris) Dattari, Antonio Alessandri, Antonio Attanasi, Duilio Baldassini, Giorgio Mazzoni, Oreste Totto, Fernando Vassé – Aiuto Anim.: Francesco Maurizio Guido (Gibba), Riccardo Benelli, Vittorio Scotti – Mus.: Alessandro Derevitsky – Fotogr. (Agfacolor): Luigi Liberio Pensuti; Oper.: Luciana Pensuti; Aiuto Oper.: Osvaldo Massimi – I due famosi cortometraggi su Pulcinella realizzati durante la Seconda Guerra Mondiale che hanno tenuto a battesimo il pioniere di Alassio: Gibba.
.

Nel Dopoguerra Ri Benelli disegna e presumibilmente scrive delle stofrie per periodici a fumetti romani, per Gabriele Gioggi. Se ne trovano ristampe fino agli anni Sessanta, quando già da tempo lavorava agli Spada a ritoccare e rimontare con Liorni.


Se ben faccio i miei calcoli, da metà del 1962.
Vale a dire, dopo l'eperienza presso l'editore - tipografo Vita con "Braccio di Ferro" e "Johnny Azzardo".


Quindi, anche il Gordon ci sta in pieno. E insieme: Il Vascello, Superalbo Mandrake, Avventure Americane e così via.

Domani vado a ripescare il Gordon di Spada, così lo confrontero con quello IDW e Titan.Di questi ultimi avete un esempio con commenti criticia più voci qui:http://annitrenta.blogspot.it/search?updated-max=2013-03-10T13:24:00%2B01:00&max-results=18&reverse-paginate=true

In attesa di entrare nel garage ermetico, nonchè frizer( se non stai accorto divinti frozen), mi giunge un contatto telepatico da Tokio, che qui sotto integralmente riporto: ððð

Biografia di Ferdinando Corbella


E' nato a Milano il 21 ottobre 1915. Si è formato presso il liceo artistico di Brera e ha completato gli studi alla scuola grafica del Castello Sfarzesco. Il suo talento è stato molto precoce e già all'età di quindici anni disegnava cartoline e aiutava il pittore Fontana nella realizzazione di cartelloni pubblicitari. Sempre giovanissimo riuscì ad entrare nel mondo del cinema d'animazione e partecipò ai lavori sperimentali dell' IMA Film, collaborando con Carlo e Vittorio Cossio.

All'inizio della guerrà pubblicò alcune vignette sulle pagine del Guerin Meschino. Subito dopo la guerra prese parte, accanto ai grandi nomi del fumetto e dell' illustrazione, alla realizzazione del primo lungometraggio di Anton Gino Domeneghini, La Rosa di Bagdad, che verrà presentato nel 1947 dopo tre anni di lavorazione.

Nel 1945 Ferdinando lavorava stabilmente alle copertine dei romanzi della Rizzoli, e con l'esplosione della moda dei fotoromanzi disegnati, fu molto richiesto sia da Festival e Luna Park, che erano due giornali concorrenti del famoso Grand Hotel. Nel 1948 cominciò a lavorare per La vispa Teresa, una testata che riuniva molti autori importanti, e vi realizzava sia copertine sia fumetti come La formula 37, un lungo cineromanzo su testo di Camillo Zuffi (dal n°26 del 1949 al n°31 del 1950).

Ha illustrato diversi libri per l'editore Boschi; ha disegnato la serie a fumetti Piccola Freccia (su testi di Dalmasso) e Tigre Bianca tra il 1949 e il 1953 per l'editore Gianni De Simoni.
Iniziò nel 1950 a collaborare con la Casa Editrice Universo, per cui ha realizzato impotranti serie come quella dell' avventuroso Roland Eagle (basata su L'intrepido dal 1951 al 1964 con testi di Grecchi) quella del comico Narciso Putiferio (sul Monello, dal 1954), quella di Rick Provvidenza (per gli Albi dell'Intrepido) ed ancora quella del Commissario Grasset (parodia dello sceneggiato televisivo trasmesso a quei tempi Il Commissario Maigret con Gino Cervi). Ha lavorato anche per il mercato Francese e per quello Inglese. Nel 1965 realizzò tre episodi per Diabolik: Eredità di Sangue (n°5/4 episodio 28), L'artiglio del demonio ( n° 5/9 episodio 33) e Scacco alla malavita (n° 5/12 episodio 36). Pare che firmasse i suoi lavori con diversi pseudonimi e solo raramente con il suo vero nome.


Con suo figlio Roberto, negli anni sessanta, realizzò quasi interamente il mensile Scarpantibus, che era una testata ispirata al personaggio omonimo del programma radiofonico molto in voga al tempo Alto Gradimento.
Ebbe delle collaborazioni con il periodico Full.


Negli anni ottantà Ferdinando Corbella si ritirò dalle scene sia per problemi di salute sia perché non riusciva più ad adattarsi ai cambiamenti delle testate della Universo. Trascorse gli ultimi anni nel suo appartamento di Milano dedicandosi alla pittura.
E' morto il 28 agosto del 1995.

Recensioni

Quasi una beffarda visione mistica, lo "Stregatto" (o meglio, il "Gatto del Cheshire") raffigurato da Ferdinando Corbella per il suo libretto illustrato "Alice nel paese delle meraviglie".


Firmato in copertina (cosa non del tutto consueta, poiché Corbella talvolta glissava o usava pseudonimi per questo tipo di pubblicazioni), si tratta del n. 71 della "Collana Rosa d'Oro", pubblicato nel gennaio 1957 dalla casa editrice omonima, che aveva sede a Milano in via Lario, 28.
Corbella potrebbe dunque aver illustrato a Milano questo "Stregatto" che nella libera versione della fiaba di Lewis Carroll eseguita di una certa Laura O Keli (SIC), si chiamava semplicemente "il gatto", mente a Venezia, in contemporanea, Luciano Gatto disegnava i suoi primi due gatti a fumetti.


Questa collana di libretti milanesi della "Collana Rosa d'Oro" aveva formato quadrotto, molte illustrazioni, copertina in cartoncino leggero e veniva diffusa in libreria, cartolibreria e nelle migliori edicole. Il prezzo di lire 150 non era poi così basso, nel 1956, quando molti albi a fumetti ("Albi della Rosa", "Albi del Falco", "Bingo", "Corriere dei Piccoli" etc.) ne costavano solo 30 e i più corposi si aggiravano intorno alle 80, mentre altri libretti illustrati di fiabe, di formato un po' più piccolo, si acquistavano ad appena 50.


Questo tipo di produzione editoriale di libretti agili, illustrati spesso sottogamba (ma non è il caso di quelli dell'abile artigiano Corbella), sarebbe scomparsa del tutto negli anni Sessanta, soprattutto in seguito all'avvento delle fiabe dei Fratelli Fabbri ("Tutte le fiabe", "Fiabe sonore"), editori specializzati in collezionabili a fascicoli.


Luca Boschi

Il post non è per ora apparso!
Va beh, apparirà.

Comunque eccovi qui un'altro messaggio subliminale giuntomi direttamente da Tokio dalla coppia Boschi/Yoyoihttp://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2009/08/forza-john-graham.html Kusama, sorpresa dal fotografo mentre gioca a tresette nel bar delle tre melarance:

Mah?? Tokio non risponde!!
Volevo parlare di Erio Nicolò delle origini ma....
Tento di nuovo con l'intermediazione psichica di Belfagor, il fantasma del Louvre:

Ecco:Salve a tutti. Sono finalmente riuscito, dopo anni di ricerche, a rilegare in tre volumi tutte le storie dei "Laramy della Valle". Per chi non li conoscesse, dico senza mezzi termini che è fra i migliori fumetti italiani in assoluto. Le storie venivano pubblicate nel "Monello" ed apparvero per la prima volta nel n. 33 del 1963. Fino al n. 14 del 1964 le storie sono disegnate da Luigi Grecchi (vado a memoria) ma dal n. 14 del 1964 arriva lui, il re dei disegnatori italiani: Erio Nicolò. Nicolò teneva particolarmente a questa serie, al punto che non l'abbandonò nemmeno quando fu chiamato dalla Bonelli per illustrare Tex. Le avventure proseguirono senza sosta, con una media di una ogni tre numeri del "Monello", fino al n. 45 del 1971. In quest'ultima apparizione si notano le tracce di Nicolò (che sarebbe scomparso di lì a poco) ma la mano di un altro disegnatore che portò a termine l'episodio. Se vi capita fra le mani qualche numero del Monello del periodo descritto soffermatevi a vedere le meraviglie illustrative di questo asso del fumetto. Le storie non hanno nulla di consueto né di banale, vi regna la pietas, l'umanità, e il fumetto già dai suoi esordi si presenta ricco di sorprese emotive, quasi una traccia di racconto di vita vissuta. In conclusione vi esterno una mia opinione: moltissime storie di Tex, attribuite a Galeppini, sono in realtà disegnate da Nicolò: ho avuto modo di verificare questo postulato in compagnia di amici esperti e tutti o quasi tutti hanno riconosciuto la mano di Nicolò, nonostante la firma di Galeppini. Grazie per l'attenzione. Guido Iazzetta sybilla@libero.it
Vai al Forum:

Guido Lazzetta, grazie per l'inconsapevole aiuto, ma io volevo parlare di Erio Nicolò ante Intrepido e casa Universo!!
Ma oggi ci sono distorsioni nello spazio-tempo che incasinano tutto.Va beh, rischio e andrò subito nel garage-ermetico surgelato/ante.
Maggiore Gruber permettendo!!

Erio Nicolò piaceva a Sergio Bonelli che era in quei primi anni sessanta alla ricerca di "mani" per integrare Galep che non riusciva, visto il crescente successo di Tex, a fare tutto. Però Nicolò aveva un contratto, non so se scritto o solo verbale, con la casa editrice Universo per un certo numero di tavole mensili. In quegli anni L'universo produceva molto, chiedeva molto e pagava anche bene perciò non era così automatico che un autore la lasciasse per passare ad altri. Tenendo anche presente che allora la Cepim (o come si chiamava) non era quel gigante di oggi e il panorama nazionale e internazionale, molto vasto, offriva parecchie possibilità. In Italia il sogno di molti (tutti) era andare a pubblicare dalle parti di via Solferino, il Corrierino era la mita più ambita. C'erano poi, la Dardo, la Cenisio, lo stesso Sansoni e, successivamente, sbocciarono innumerevoli case editrici di Neri e poi di Sexy. Le stesse Giussani faticavano all'inizio a trovare disegnatori, infatti i primi sono ancora un mistero nazionale. Poi c'erano, la Lug in Francia, la Fleetway in Inghilterra e la Western Publishing oltreoceano.
Comunque, tornando a Nicolò, il disegnatore si fece convincere (era amico di Galep) a fare un tentativo ma (e questo lo so da notizie certe) poteva dedicargli il poco tempo che gli lasciava il lavoro per la Universo e iniziò l'episodio "Dramma nella Prateria". Episodio che si interruppe ad un certo punto perché moriva (sparato) il cavallo di Tex e si doveva decidere se fosse il suo Dinamite o un altro "preso a nolo". Questo diede a Nicolò il tempo di ripensarci e la storia fu proseguita da Galep. In seguito, tre-quattro anni dopo, forse con più rassicurazioni, entrò nello staff di Tex. Se abbia fatto matite (che amava più della china) per Galep non mi é dato da sapere, la mia fonte che in quegli anni cominciava a frequentare l'università, era più interessato alle turiste che visitavano Firenze che ai fumetti.

Allora, ha visto bene Gianni Milo, l'edizione Spada di Gordon NON è lucidata.
Parlo di quella che parte nel 1964.
Il fatto è che mentre l'roginale che ho in ristampa IDW ha inzialmente la tavola orizzontale di cm.21X26 per 26 un mezzo divisa in quattro strisce regolari con circa (in media)12 quadrettini, l'albo Spada ha la tavola verticale di cm.22e un mezzo X 19 cm con in media quattro quadrettoni!!
Quindi aggiunte a non finire e ritocchi vari, più colore completamente rifatto.

Raymond poi passa alle tre strisce- irregolari- nel luglio 1934, poi alle due strisce per tavola alla fine del 1935. Le vignette si ingrandiscono e l'impaginazione è irregolare, più espressiva dal punto di vista della costruzione della tavola.

L'editore Spada continua a mantenere la pagina fondamentalmente su due strisce, ma che per ovvie ragioni dovute agli originali, si differenzia nella composizione.Insomma, meglio che niente!1

Dal punto di vista del solo disegno, l'edizione più analitica e quella della "Comic Art", che parte dalle patinate originali che Traini ebbe dagli eredi Raymond.Il colore è però del tutto rifatto.

Come fedeltà al colore originario delle tavole domenicali, mi pare che l'edizione Titan sia quella che ha cercato di fare il possibile per ottenere questo risultato.
Bisogna però dire che io non ho mai avuto fra le mani nemmeno uno dei supplementi domenicali con il Gordon Raymondiano.
Scriveva tempo fa Fortunato Latella che quei supplementi erano stampati su cartaccia, e che il passare dei decenni ha lasciato il suo segno.
Quindi, in realtà , sembra asurdo ma così è, non è possibile sapere come esattamente apparisse il colore negli anni trenta in quei paginoni della domenica.
Va beh, pazienza, si campa lo stesso!!!!

Grazie Tomaso, capisco l’equivoco in cui sono incorso da bambino (poi non ho più rivisto il Gordon dei fratelli Spada). I miei occhi dovevano essere andati sulle numerose parti rifatte delle vignette, aggiustate al formato italiano. La presenza di tutti quei particolari disegnati male mi aveva fatto credere che le tavole erano state lucidate. Quindi l’imprinting negativo non era dovuto ai lucidi, ma alle aggiunte.

Per fortuna tra pochi mesi arriverà l’edizione italiana del Gordon pubblicata dall’inglese Titan.

... pubblicato dall'inglese Titan.

Dato che nel post si parla anche di Wally Wood, è interessante notare come questo bravo disegnatore assorbisse brandelli di stile dai colleghi facendoli propri. Per esempio i mostri da Wolverton e gli ambienti medievali proprio da Foster (un medioevo stereotipato, ma che integra elementi che vanno dall’ellenismo al rinascimento, se non oltre).

Tra l’altro, Wood fece una tavola di prova per Prince Valiant, poi regolarmente pubblicata, quando Foster smise di disegnare. Come sostituto, alla fine scelse il più convenzionale John Cullen Murphy, tanto amato dalle sorelle Giussani.

Non si può andare avanti così: bisogna aspettare sempre una vita prima che esca un commento un po' lungo.

Wally Wood lavorò anche insieme a Wolverton (uno dei suoi "maestri"), nel comic book "Plop" della Dc, a metà degli anni settanta.

La serie era soprattutto di Wolverton, ma intervenne anche Wood (ricordo almeno una copertina).

Mi sono sempre chiesto se, invece, l'arredo tecnologico di Wood derivasse da Kirby. Anche se Wood lo disegnava come se fosse carta da parati.

A ben vedere, è logico che Foster abbia preferito Cullen Murphy a Wood.

Cullen Murphy era un fotografaro, quindi un continuatore ideale di Foster, che aveva imposto lo stile realistico al fumetto sindacato.

Wood, invece, discendeva dallo stilizzato Roy Crane, come la maggior parte dei primi autori di comic book: Shuster di Superman, Kane di Batman, Everett di Sub-Mariner, Beck di Captain Marvel, Kirby di Captain America, Cole di Plastic Man eccetera. Tutta gente fortunatamente troppo povera per permettersi i modelli da fotografare.

Oggi, purtroppo, i disegnatori si sono arricchiti e si limitano a inchiostrare le fotografie. In America come in Italia.

Minchia, i tempi creativi della Marvel degli anni sessanta con Kirby e Ditko, ultimi eredi del Roy Crane degli anni venti. Una Marvel che aveva costretto la Dc a smettere di copiare il fotografaro Dan Barry.

Oggi, per salvarsi dall’estinzione, la Marvel dovrebbe prendere Bruce Timm come direttore artistico e abbassare drasticamente il target del lettorato.

Ne ha combinati di disastri, il caro Hal Foster.

Eh sì, ma il buon vecchio Foster non poteva sapere cosa avrebbero fatto i suoi epigoni.
Intanto bentornato, Sauro.
Un augurio prefestivo a tutti se non dovessi riscrivere in questo blog nella prossima settimana.
Complimenti per i post con tante belle immagini e autori che si vedono poco negli ultimi anni.
Temevo che il blog chiudesse e invece è ancora vivo e vegeto. Meglio così.

Su Erio Nicolà, citato da Tomaso e da Gcm, i danni sembrerebbe averli fatti Alex raymond.


Ho visto giusto?

Per mettere a confronto le potenzialità di un disegnatore libero dalle costrizioni della fotografia con uno che invece ne è prigioniero, basta mettere a confronto la creatività sbalorditiva del Dottor Strange di Steve Ditko dei primi anni sessanta con il grigiore del Dottor Strange di Gene Colan della fine dello stesso decennio.

E c’è chi dice che la fotografia non castra la creatività…

Più modestamente, su Tex e Zagor dove sono finiti gli autori con la versatilità stilistica di Galep e del primo Ferri?

Certo, i disegnatori di oggi sono più realistici. Più fotografici...

Il fatto è che non c’è uno stile realistico, nel senso di fotografico, e uno cartoonistico, nel senso di comico.

Esiste uno stile solo, quello fumettistico. Uno stile che si immiserisce parecchio, se si usano le fotografie o, comunque, ci si adegua all’imperante “fotografismo”. A questo punto tanto vale pubblicare fotoromanzi avventurosi.

Si può essere realistici senza usare la tecnica fotografica, si veda lo Spirit di Will Eisner: personaggi e situazioni realistiche, ma con l’espressività e la composizione fumettistiche (o, secondo alcuni che non hanno capito niente, “cartoonistiche”).

Non sarebbe meglio se i disegnatori realistici di oggi, invece di imbalsamare le figure dei personaggi e limitare la composizione, ripartissero da Eisner facendo esplodere la loro creatività? Certo, dovrebbero smettere di ricalcare fotografie, dovrebbero lavorare di più. Ma diverrebbero degli artisti a tutti gli effetti.

Conosco diversi disegnatori partiti come artisti promettenti e diventati, per pigrizia e per complicità dei supervisori, semplici imbrattafogli. E quel che peggio, hanno rovinato il senso estetico dei lettori.

Un altro responsabile di questa situazione è Milton Caniff.

Caniff parte come clone di Roy Crane e poi ha la sfiga di incontrare e lasciarsi condizionare dall’illustratore Noel Sickles.

A questo punto tutti a dire che la pagoda di Crane sembra disegnata da un bambino, mentre quella di Caniff, grazie alle ombreggiature che gli ha insegnato Sickles, sembra vera.

Be’, allora pubblicate la foto di una pagoda e non se ne parli più.

La caratteristica del fumetto non è il realismo fotografico: è lo storytelling, cioè raccontare la storia attraverso una sequenza di immagini.

Stucchevole sta crociato contro i "fotografici". E poi vecchia di cinque secoli, già Giovanni Baglione - che nessuno ricorda - si scagliava veemente contro il "fotografico" Caravaggio perché la pittura era quella giottesca delle figurine con l'aureola dorata.

Il quadro è composto da una sola immagine.

Il fumetto da una sequenza di immagini.

Se riteniamo che il fumetto sia il parente povero del cinema, come diceva Sergio Bonelli, allora va bene essere fotografici.

Se, invece, si pensa che il fumetto abbia un linguaggio specifico, allora lo si usi.

Bentornato, Sauro-Man. Leggerti è sempre un piacere, anche quando non si è d'accordo su qualcosa.

Sia chiaro, Foster e Caniff sono dei giganti del fumetto.

Non occorre nemmeno ricordarlo.

E' una vecchia polemica, questa della fotografia, ma anch'io penso che c'entri eccome. Ci sono disegnatori italiani mediocri, come Beppe madaudo, che con la fotografia otteneva risultati abbastanza buoni. E penso anche a Enric Siò, quello di Agarthi, mi sembra. Qualcuno lo ricorda? Sparito nel nulla.

Però, Sandrone, cinque secoli fa non c'erano le macchine fotografiche!

Non considero vietato usare lo stile fotografico.

Nella Marvel degli anni sessanta c’erano almeno tre disegnatori naturalistici.

Gene Colan, che usava brutalmente le foto, anche se studiava angolazioni strane e faceva vignette storte sperando di apparire creativo.

John Buscema, che come Alex Raymond si rifaceva all’arte classica e sempre come lui non era del tutto privo di fantasia.

Neal Adams, che pur non usando le fotografie aveva uno stile molto fotografico. Ricordava l’El Greco di quel famoso quadro affollato di figure di cui non rammento il titolo, con i volti allungati per farli risultare più “eleganti” (ma credo che Adams si ispirasse a Norman Rockwell e a Lou Fine). A differenza di El Greco, non usava la camera oscura e aveva più fantasia. Ancora oggi, Adams se la cava.

Ma questi autori erano la minoranza nei comic book degli anni sessanta. Ora sono quasi la totalità, influenzando i nuovi disegnatori. Lo stesso dicasi per l’Italia.

In realtà, l'unico fotografaro era Colan.

Averne di Adams e di Buscema.

Saur:
“ dovrebbero smettere di ricalcare fotografie, dovrebbero lavorare di più”

il problema dell’usare le fotografie non è la foto in se ma, come dici tu,
il ricalcarle.
le foto si possono usare ma vanno modificate
vanno fumettificate
ma pochi ci pensano!

p.s.
a me lo stile di Gene Colan piace
è dinamico
come pochi

Antonio:
“Però, Sandrone, cinque secoli fa non c'erano le macchine fotografiche!”

ma c’erano gli specchi
si dice che Caravaggio usasse la camera oscura
(mi pare si chiami così)
una scatolina “magica” con all’interno uno specchio che proietta sul piano di lavoro l’immagine da ...
ricalcare.

Certo, Sebastiano, Colan è dieci volte meglio dei fotografari nostrani, in genere molto statici.

I disegnatori italiani, in genere, non saprebbero neppure disegnare una rissa con quattro o cinque persone insieme.

Ma la colpa è anche degli sceneggiatori, che scrivono pensando di girare un film a basso budget, ignorando le enormi potenzialità del fumetto.

Ma... qualcuno potrebbe postare una storia dei Laramy della valle?

Se davvero è una delle migliori serie a fumetti italiabne, come dice quel commentatore, mi dispiace essermela persa.

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