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OSKAR ANDERSSON E LA MOSTRA MERCATO DEL FUMETTO DI REGGIO EMILIA (prima parte)

Fumetto 14 1995

Sabato scorso il blogger che scrive ha avuto a che fare (per fortuna pochi minuti, e al bujo) con una persona alla quale fortunatamente non ha stretto la mano, altrimenti adesso, seguendo l'esempio del paleocartoonist Oskar Andersson (1877-1906), non potrebbe più digitare queste righe.

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Sabato prossimo, invece, Reggio Emilia, la bella metropoli inventata da Calatrava, sarà ancora una volta la gioiosa sede della più bella manifestazione di Comics dell'anno, alla quale, purtroppo, il titolare di Cartoonist Globale non parteciperà, bloccato com'è qui a Tokyo.

Sarà per la prossima!

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Fumetto 88 2013_1La copertina di Fumetto posta in apertura, invece, non è quella del numero splendido-splendente che sarà colà venduto sabato e domenica in anteprima, per essere poi spedito ai soci.

La sua copertina (è l'ottantottesimo) è invece quella a destra, relegata in formato francobollo commemorativo.

Trattasi, invece, di quello uscito con un ampio dossier su Fumetto e Resistenza nel maggio 1995 (il n. 14).

Ce lo segnala Luciano Tamagnini, sottolineando che vi compariva un articolo con la citazione di Pam il partigiano, del quale più volte si è parlato in questo blog, in particolare qui, la volta più recente, a cura di Pier Luigi Gaspa.

Sulla 51ma Mostra mercato del Fumetto di Reggio Emilia, con apertura al pubblico domani dalle ore 9 alle 19 e domenica dalle ore 9 alle 18 (si consiglia comunque sempre di non arrivare all’ultimo momento, perché nel pomeriggio di domenica una parte degli espositori comincia a far fagotto), parliamo ora più in dettaglio, quindi ci allarghiamo nel prossimo post, perché lo spazio è poco, il pan ci manca.

Intanto, il biglietto sarà in omaggio per i soci Anafi che mostrano la tessera 2013 in biglietteria (non scordatela a casa!).

Vogliamo parlare del nuovo Fumetto?
Facciamolo.

Nous DeuxIan Aranill, alias Dragonero, campeggia sulla sua copertina, mentre un lungo articolo-intervista con il disegnatore e copertinista della serie e con i due autori Luca Enoch e Stefano Vietti occupa diverse pagine di questo numero.

Piatto forte della rivista è il figlio di Tarzan, insieme alle propaggini famigliari dell’uomo scimmia in tutte le salse, con diversi articoli, di cui uno segna il ritorno il pioniere del collezionismo italiano Franco Grillo.

Fra le varie robe in sommario, zoom sul libro Falce e fumetto, sul centenario di José Mallorquì, sul giornale francese Nous Deux, dalle copertine romanticamente sessiste (almeno un po') mutuate dal nostro Grand Hotel. O così pare, ma saranno gli articolisti (che poi è solo uno) a rivelarne i risvolti. Si parla anche del sempiterno Hugo Pratt (ben due articoli, a firma di Petitfaux e di Caramuta).

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Qui c'è Walter Molino in grande spolvero, un autore del quale, in Francia, è uscita anche una versione del suo inquietante fumetto di fantascienza Virus, il mago della foresta morta.

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Tra i fumetti di questo numero, ecco uno splendido Enrico Bagnoli d’annata (jAN DELLA jUNGLA) e un fulgido Don Dixon disegnato da Carl Pfeufer.

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Per concludere, l’inserto con l’attesa seconda parte del servizio che Nicola Pesce, più attempato omonimo dell'editore della NPE, ha dedicato ad Eura/Aurea e al sentiero del fumetto franco-belga.

A seguire, le solite mastodontiche rubriche curate dall’infaticabile Tamagnini e le recensioni dal mondo del fumetto e zone limitrofe, isole comprese.

Veniamo alla mostra mercato.

O meglio, il malloppo è già troppo, ne parliamo nella seconda parte dell'articolessa.

Commenti

Queste tavole Sono carine ma hanno un non so che di già visto.
:-)
Mi incuriosiscono

Ora ci spiegheranno tutto.

Parlano da sè. E' fumetto muto.

Dunque, il sonno della ragione genera mostri.
Ekkakkappero! Allora teniamola sveglia!
E come? Ma con la luce! (elettrica!)
E con la mente come facciamo?
Beh, quella è una scimmia matta, ci vorrà l’elettroshock!
E il pensiero?
Il pensiero….uff! Lasciamo perdere, quello è bene che dorma.
Uao!
Mi trovo attualmente, credo, verso l’inizio del secolo scorso
e sto guardando FräuleinTechnologie che si accalappia un marito….
Non so! Era una suffragetta?

I linguaggi originari si articolano in una pluralità di immagini
in cui visione e lettura sono contemporanee.
I linguaggi originari generano linguaggi originali.
Nei linguaggi originali, visione e lettura divengono,
ordinariamente nel tempo, due cose diverse e separate.
Ma, sempre ordinariamente nel tempo, i linguaggi originali
prendono ad attribuirsi le caratteristiche proprie
dei linguaggi originari. Ma non ce le hanno e in realtà
non possono averle, perché sono linguaggi derivati.
Questo porta varie conseguenza tra cui
(in un’epoca in cui è il virtuale a costruire la realtà)
quella di scambiare la visione con la lettura.
Oggi il terribile di scambiare la visione con la lettura,
è non comprendere che vedere un’immagine non significa
leggere un testo.
Non significa cioè mettere in ordine elementi affinché lo spazio
delle cose sia determinato da una coordinata e un’ascissa.
Tutto questo causa e contribuisce a produrre limitazione
immaginativa ed espressiva.
L’immaginazione stessa, e di conseguenza l’espressione,
prendono cioè a costruirsi un habitat in chiuse forme,
stretto in circuiti fissi e serrati con aperture sempre più
formali e quindi solo apparenti.

Io non posso dire cosa penso di Debora Bergamini dopo averla vista al TG della 7, perché quella è una che querela se le si dice in faccia quel che si pensa di lei o se legge quel che è giusto e naturale pensare di lei.

wanita menangis,bukan berarti dia sedang
mengeluarkan senjata terampuhnya,
melainkan justru dia sedang mengeluarkan
senjata terakhirnya.

Betul Apa Betul?

Ciao, se siete interessati vi segnalo una recensione dell'albo Lilith n°11, La Fiamma e la Falena

www.dimeweb.blogspot.it/2013/11/agosto-1798-lilith-11.html

L'autore è Andrea Cantucci.


Ciao!


Pere

Dimenticavo: la Bergamini è qualcosa di assurdamente inverecondo, quello che di lei potevo apprezzare era l'imitazione che ne faceva quella brava attice che anche faceva la ragazza del Blair Witch Project. Paola Cortellesi.

AttRRRRRRRRRRRRRice.

Molino, l'illustratore più rapido e "preciso" della storia, a quanto sostiene il collega Fesstino sul numero precedente di "Fumetto".

La questione è contenutistica, più che giusto.
Il fatto che una sequenza di immagini abbia respiro (emetta cioè direttamente parole e insieme ad essa racconti una storia) dal vostro punto di vista è normale.
Voi i fumetti li fate, avete cose altre cose a cui pensare e poco vi interessano le definizioni.
Il fatto che la definizione italiana “Fumetto” centri perfettamente l’anima di questo tipo di arte(che invece in anglo americano è più o meno una risata di cartone e che in francese è una striscia disegnata che sta lì e stop)può non interessare a tutti.
Io purtroppo non conosco nessun tipo di arte, a parte teatro, fumetto e cinema, in cui l’immagine e la parole siano unite insieme per rappresentare una storia. Il termine teatro ha origine dalla vista e dal luogo dove si svolge la rappresentazione. Il termine cinema ha origine dal movimento delle immagini che lo caratterizza. Il termine fumetto ha origine dalla diretta emissione della parola che respira. Potremmo
chiamarlo anche corpo letterario orante, ma sarebbe troppo altisonante, e poi siccome viene fuori anche una rima e a Dario le rime nulli garbano…. non ci intrabiccoliamo ad arrampicarci su per altre definizioni.
Abbiamo la comunicazione complessiva (visiva e orale) lì, perfettamente rappresentate (in forma disegnata e scritta) , magistralmente definita da un termie unico al mondo e che cappero ce ne importa a noi di disquisire sulle questioni nominalistiche? Ciao parola fumetto, sei unica, ma non sei l’unica sulla terra a dire bene il fatto suo. Ci accontentiamo di avere la certezza che sei l’unica nel tuo genere.
Per chi non gradisse comparazioni universali e temesse il nominalismo estremo, chiudo dicendo che il temine Flatus Vocis ( lat. respiro della voce) preesisteva e di molto (nella lingua latina) alla comparsa dell’opera del Maestro da Compiègne. Bau!

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