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PAM & PAUL NELLA RESISTENZA A FUMETTI, di Pier Luigi Gaspa

Campani

Nel corso delle sue ricerche, Pier Luigi Gaspa, rovistando nella collezione di Luciano Niccolai, ha fatto una scoperta assai interessante e molto curiosa.

A lui la parola.

Pam & Paul nella Resistenza a fumetti

Grazie all’ospitalità e alla penna stessa dell’inclito blogger, di Pam il partigiano si è già parlato spesso in questo blog, sia in relazione alla Resistenza tout court, sia riguardo la scoperta del suo autore, quel Giovanni Camusso che è stato meritatamente restituito agli appassionati dal contributo della figlia Grazia.

È stata proprio quest’ultima, tempo fa, a dipanare dopo oltre sessant’anni il mistero del fantomatico “Camus”, uno splendido disegnatore, troppo presto scomparso, autore dei cinque albi che compongono la serie Pam il partigiano, il primo, vero, personaggio del fumetto ‘Resistenziale’, per i quali rimandiamo ai post a lui dedicati.

In questa sede, invece, ci soffermiamo su un altro aspetto, se vogliamo anche marginale, data l’importanza della serie e dell’argomento che tratta, poiché l’ultimissimo episodio apparso sulla collana è l’unico a non essere disegnato da Camusso bensì da…

Ma prima di svelare un mistero che i lettori più accorti e soprattutto più anziani (fumettisticamente parlando, s’intende!) hanno già scoperto guardando le quattro tavole che compongono la storia, rendiamo meritatamente omaggio alla tenacia dalla passione di Luciano Niccolai, che dopo molte ricerche è riuscito a giungere in possesso dell’intera raccolta. Ed è stato proprio mostrandomela, con malcelato ma giustificato orgoglio, che ho notato la presente storiella, che chiude definitivamente l’avventura del partigiano Pam.

Ad attrarre la mia attenzione, a parte il tratto già distinguibile, per quanto ancora acerbo, è stata la firma “Paul”.

La faccio breve. Si tratta ovviamente di Paul Campani, celeberrimo maestro dell’animazione italiana, nonché creatore di tanti personaggi del “Carosello” televisivo, come Luca ha già anticipato in un post precedente, introducendo una vignetta.

A parte la valenza “Resistenziale” della storia, di non poco valore, poiché testimonia una lacerante – e straziante, nel caso specifico - guerra civile interna alla famiglia dell’anziano protagonista, la breve vicenda aggiunge un piccolo e sconosciuto, almeno per quanto ci riguarda, tassello alla carriera fumettistica di Campani, iniziata già nell’anteguerra sull’intrepido e proseguita con l’avventura veneziana dell’Asso di Picche e con il primo supereroe italico dalla rossa e attillata tuta: Misterix, l’uomo dalla giberna atomica, prima di lavorare per l’Argentina e creare nel 1954 la Paul Film ed entrare di diritto nella storia della televisione italiana.

Con questa breve vicenda, molto più sommessamente, in perfetta sintonia con il suo carattere, entra anche nella storia del partigiano a fumetti.

Non è comunque poco.

Campani_Paul_03

Paul Campani uno

Paul Campani 2

Paul Campani 3

Paul Campani 4

Mostra_campani_a_16


Omino-coi-baffi-e-Gigino-pe

Queste aggiunte generali, inceve, le appongo io (il blogger).
Sulle prime, Paul aveva seguito per i fumetti la linea grafica nordamericana di Milton Caniffm in particolare quella di "Miss Lace" e di "Terry and the Pirates", che negli anni della seconda guerra mondiale avevano ispirato tutto il gruppo della rivista "Asso di Picche" (Hugo Pratt, Dino Battaglia, Ferdinando Carcupino, Damiano Damiani, Alberto Ongaro…).

Poi, viene l'epoca dei "Caroselli", e Paul si getta nella mischia fondando la Paul Film, con Max Massimino Garnier.

Il ritorno trionfale ai fumetti avviene nel novembre 1963, quando l’editore milanese Franco Fasani fa uscire in edicola il primo numero del quindicinale "Girandola T.V.", all’interno del quale vengono proposte brevi storie che hanno per protagonisti, tra gli altri, Toto e Tata, Svanitella, l’Omino coi Baffi della caffettiera Bialetti, Fido (Bau) e Angelino.

Dei testi di queste storie a fumetti si occupa lo stesso Garnier, mentre la parte grafica è affidata a Campani (che, tra l’altro, disegna tutte le copertine della serie e cura gran parte del lettering), a Leo Cimpellin, a Giancarlo Tonna, a Carlo Bracci, a Luciano Bottaro, a Guido Scala e a Romano Scarpa.

Smorfia_e_riccardone

Insieme all’Omino coi Baffi (doppiato dall’attore Raffaele Pisu), Angelino è il primo grande personaggio animato di Carosello.

Si tratta di un buffo angelo nasuto, con l’aureola sospesa sulla testa coperta da capelli scuri a zazzera, vestito di un candido pigiamino che gli nasconde a malapena le chiappette. Quest'ultimo forse per sottolineare la "purezza" angelica del personaggio, al quale si affianca un deliziosa Angelina, in molte raffigurazioni è caratterizzato da una sola natica!

Ma in alcuni pupazzi in pvc e libri illustrati ne ha due...

Come Toto e Tata, anche Angelino rivela inoltre la curiosa caratteristica di possedere degli occhi in negativo: iridi bianche su cornee nere che Campani sceglie di adottare dopo un "provvidenziale incidente" avvenuto in fase di svilluppo della pellicola di uno short pubblicitario.

Diversamente dai due monelli, che nelle versioni a fumetti di Bottaro, Scala, Tonna e dello stesso Campani mantengono questa caratteristica, l'Angelino di Scarpa trasforma i suoi occhi in "occhi normali", e solo Tonna ne recupererà la versione originale su alcune copertine.

I personaggi che tengo in mano nell'orrenda foto, invece, sono La Smorfia, La Smorfietta e il Riccardone, realizzati in figure sagomate nei primi anni Sessanta dalla società fiorentina "Ciro". Sono materiali rarissimi, anche a causa della loro fragilità, essendo realizzati con la stesa plastica leggerissima impiegata nelle deperibili maschere di Carnevale.


LINK IN SINTONIA

GIOVANNI CAMUSSO: UNA ROSA (DI BAGDAD) PER IL PARTIGIANO PAM, di Pier Luigi Gaspa

MATEMATICA ANIMATA E ALBI CON QUALCOSA IN COMUNE

150 ANNI D'ITALIA: RITROVATO L'AUTORE DI "PAM IL PARTIGIANO"!

GRAZIA CAMUSSO PARLA DI ELISA PENNASE N'E' ANDATA ELISA PENNA, IDEATRICE DI PAPERINIK

Commenti

Intenso. Speciale. Interessantissimo! Erano mesi che non riuscivo a trovare un post che mi piace!

Dunque, io avevo visto questo post in un altro momento e poi era sparito. Il disegno sembra davvero simile a quello di Hugo Pratt dell'Asso di Picche. Concordo con Lorenzo, non sul fatto che sia il solo post blabla bla... Ma che sia una grossa scoperta.

Giusto Pietro, anche secondo me è una scoperta interessante. Io mi riferisco alle dinamiche di formazione dell'immagine disegnata. Tu ti riferisci nello specifico a Pratt. Per me Pratt non è un mare, è un oceano e quindi mi ci perdo. Anzi guarda, son già qui che nuoto a tavoletta. Non so, se per caso hai una boa...

Dunque, il nostro Paul Campani un paio di anni prima del fumetto sulla resistenza disegnato in stile caniffiano (per modo di dire), su "L?ntrepico" disegna un paio di storie in stile raymondiano.Ho le fotocopie da qualche parte , avute decenni fa dall'amico Antonio Guida. Meditate, pargoletti miei, meditate!!!

Qualcosa che c'entra e non c'entra con i disegnatori in supposta influenza caniffiana.C'entra il sottoscritto, preso per un puello da Brunoro.Via!!
http://www.giornalismoscientifico.it/UserFiles/attach/2009391642194Vittorioso.pdf

In soldoni, tutti i 14enni nel 1951 avevano capito la grandezza di Gianni de Luca, tutti ad eccezione di un povero ritardato che sebbene avesse l'età biografica non aveva la corrispondente maturazione "critica" intellettuale. Ero l'unico fra migliaia e miglia che avevano capito tutto.Beh, io mosca bianca non avevo ancora percorso la via per Damasco.Pare, che ancor oggi l'illuminazione non mi abbia colpito.Meditate, pargoletti del nonno!!!

Sono qui che medito. Ma davvero Tomaso... la mosca bianca sulla via di Damasco coi soldoni dei ragazzini del '51? Boh! Anche meditando con tutta le buone intenzioni, comprese quelle di volontario ritardato....io proprio non riesco a intendere che cosa tu dici.
Tu sei unico. Ciao. Ripasso dopo.

Brunello, chi sei? Se non ti conosco come faccio a spiegarti? Se invece tu mi conosci dovresti aver capito: se fra noi c'è stato un qualche tipo di carteggio. Altrimenti mosche bianche e nere poco hanno in comune.

Hai fatto centro. "Se non ti conosco come faccio a spiegarti?". Questo secondo me uno dei problemi centrali della comunicazione in rete.
Ma tu (e non per nulla i maghi nella comunicazione esistono!) hai detto "spiegarti" e quindi è tutto più facile. Possiamo andare su temi specifici, il campo si restringe, ma al contempo ci consente di procedere.
Dunque:
Pietro ha accennato a similitudini tra il tratto di Campani e quello di Pratt.
Poi se n’è andato ma forse torna, perché qualcuno dovrà pur venire a dirci
qualcos’altro, qualcuno che conosce sia il tratto di Campani che quello di Pratt.
Io non mi sento di dire nulla, in quanto questi autori appartengano sì allo stesso universo espressivo, ma non so se appartengano o no alla stessa galassia.
Quel poco che posso dire è che quello che conosco in Pratt, è un tratto più secco (desertico) di quello che vedo nella tavola di Campani.
Ciao, mi chiamo Brunello di Montalcino (potrei essere un vino): vuoi comunicare con me
o sei astemio e....

Beh, bisognerebbe cominciare dall'inizio e mettere in fila quanto prodoto da Paul Campani dal 1939 al 1945.Mi pare che oltre che sull'Intrepido con "L'ochhio di Shiva" su testi di Luigi Motta, quasi contemporaneamente esca un albo dell'Intrepido intitolato "Il pirata giallo".
A suo tempi scrissi qualcosa in concomitanza con una bella mostra che si tenne qui a Modena nella sede del Foro Boario...
http://www.lfb.it/fff/fumetto/biblio/2007/2007014.htm

Su Hugo Pratt sono stati versati fiumi e cascate di inchiostro.Il suo segno e la sua definizione formale cambiano MOLTO nel tempo.Occorre partire dall'inizio e in modo selettivo analizzare i lavori principali.
Paul Campani nel 1939 è un clone raymondiano, specialmente con riferimenti al personaggio Jim della Jungla.
Che fa Paul negli anni di guerra?
POi a Venezia nel 1945 si allinea con gli stilemi della scuola de l'Asso di Picche", come inizialmente fece pure Dino Battaglia con Junglemen.

Finita la guerra anche su "Il Vittorioso" Ruggero Giovannini si "americanizza" con Jim Brady: una moda.

La vita mediatica di Arsène Lupin (Roberto Carminati) ANDRÉ.PAUL DUCHÂTEAU – JACQUES BLONDEAU – JACQUES GÉRON – ERWIN DRÈZE – GEORGES BOUDIN – RUGGERO GIOVANNINI

Pratt le storie dell'Asso di Picche le disegna a matita e Faustinelli le inchiostra.POi continua "Junglemen" iniziato da battaglia.Paul Campani nel 1946 passa poi a "Misterix".Il suo tratto rammenta anche quello delle avventure de "Il Fantasma e l'aquilotto" firmate Bob Kane.Vado a memoria, son cose che vidi in diretta, quindi molti anni fa.

In questo caso ,1948, Paul Campani ha un disegno più morbido rispetto al coevo Hugo Pratt.
Credo che campani facesse tesoro dei comic books, dove non si disegnava alla Caniff.
Ma questo è un argomento già sviscerato a suo tempo con il latitante sauro.

Nel 1948 Ruggero Giovannini su "Il Vittorioso" con "MisterX" su testi di Volpi "italianizza" il suo stile, che poi virerà sul classico.
Questo del dopoguerra italiano non è uno scenario semplice in fatto di disegnatori di fumetti.Pensiamo a quello che accade su "Topolino" giornale con disegnatori del calibro di Antonio Canale che riprendono Virus del compianto pedrocchi.
Oppure Raffaele Paparella che sempre su testi di Pedrocchi prosegue le peripezie de "La compagnia dei 7" e quelle di "Pino il mozzo".
Qui ci vorrebbero Gori, Gaducci e Lama con il loro nuovo saggio......

Scusa, Tomaso... A parte che è sempre bello rileggere questi passaggi dei diseynatori italiani del dopoguerra che si americanizzano.
Lama, Gadducci e Gori stanno scrivendo un seguito al saggio su "Eccetto Topolino"? E perché non ci è ancora stato comunicato?


Quindi la pennellata grassa sarebbe di Faustinelli, non di Hugo Pratt?

Pietro: Hugo Pratt nel suo fondamentale "Il desiderio di essere inutile", Lizard 1996 ma prima edizione in francese edita da Laffont nel 1991 (ma anche altrove), conferma che Faustinelli voleva inchiostrare lui L'Asso di Picche, con il pretesto che Pratt era alle prime armi ecc.Il segno a china di Pratt si vede invece in Junglemen a parte le prime tavole che sono di Battaglia.
Faustinelli, il disegnatore del comico Pompeo, aveva una pennellata quasi disneyana ( Luca , non mi trucidare) che ben si addattava a Pompeo, che di fatto era pupazzeggiante.

Si, mi sono giunte voci che il progetto iniziale di Leonardo Gori che aveva come fine di approfondire la figura di Pedrocchi, si sia trasformate in un saggio a tre mani con -penso- approfondimento del contesto storico e del panorama fumettistico di quei tempi.Ma, credo, che Luca abbia notizie più precise.....

Sono saltati i post, seppure brevi.

Aspettiamo.

Pietro: inizialmente disegnatori come Bellavitis si americanizzano, ma poi in storie più tarde (Il Palio di Siena) ritornano ad un naturalismo di stampo classico.Lo stesso percorso percorre Giovannini, che nella prima metà degli anni '50 è veramente bravo(lui, che veniva additato da Domenico Volpi come il tipo romano sfaticato).

Va beh, riscrivo: si, le storie iniziali dell'Asso di Picche furono inchiostrate da Faustinelli, con la sua tipica pennellata.Quelle più tarde(devo controllare), hanno anche tavole inchiostrate da Pratt, anche se Faustinelli diceva e ridiceva che di inchiostrare Pratt non era capace. Mah????

Capìto. Bellavitis... grandissimo, ma ho visto poco di lui, giustappunto il Palio di Siena e neanche lo possiedo. Che qualcuno lo ristampi., per piacere!
Mi risulta che il vecchio editore Nerbiini (Alfonso Pichierri) ne avesse ristampato un esemplare lussuoso, quando stampava "il Vittorioso".

Pichierri... non ho seguito le sue ristampe, che si diramavano in molte direzioni.
Non so neppure se ne esiste una catalogazione.

Ciao, penso anch'io che non esista un catalogo delle edizioni di Pichierri. Diciamolo pure che alcune non erano autorizzate (comme Peppa Pig pro PD) e nemmeno quelle del Vittoriso lo erano. Non so francamente quante annate abbia pubblicato, so di aver visto circolare un suo librone rilegato con dentro i fascicoli della prima annata. Ma aveva un prezzo inavvicinabile, non ricordo quanto, e la stampa faceva un po' caghèr.

Grazie ad AFNews, attenta come sempre alle... news, che ha riportato qui quest'atricolo:
http://www.afnews.info/wordpress/
http://www.afnews.info/wordpress/2013/12/08/i-fumetti-partigiani-di-paul-campani/

Nessuno ha detto che il testo del fumetto di Campani è molto toccante epuò darsi che tragga ispirazione da un fatto vero. Può capitare, e capita, che ci siano giovani imbecilli, animati da ideali di grandezza falsi e criminali, come quelli dei nazifascisti. Con gli ormoni puo' anche nascere questa ansia di ribellione insensata e nociva, Penso a quelli di casa Pound, mi rifiuto di pensare che siano degli imbecilli e liquidare così il problema. Sicuramente ve ne sono, ma solo a volte si fanno delle scelte sbagliate. Non per questo la Storia può assolverli. E in quel periodo di lotta civile la Storia aveva la divisa sdrucita, di fortuna, diei partigiani.
Ed è proprio come il fumetto di Campani ricorda: i genitori soffrono e i figli non lo sanno o non capiscono.
Come dice il padre del ragazzo morto, "vopi non ne avete colpa".
E' sembre il caso di ricordare che non tutti sono eguali e chi combatte dalla parte del bene non ha lo stesso rispetto di chi sta dalla parte dell'oppressore (mi sembra ovvio).
Paul l'aveva capito e disegnarlo "a caldo" non era una cosa da tutti. Era il 1946.

@Giovanni
Credo che nella tavola a cui ci stiamo riferendo, Campani racconti fatti
realmente accaduti. Non credo cioè che si tratti di esibizione di verismo
ma credo invece che si tratti di nudo racconto di fatti veri.
Fatti che, in quegli anni, erano più frequenti di quanto oggi possiamo
immaginare. Ti ringrazio di aver scritto un commento diretto
al contenuto della storia rappresentata nella tavola. E’ un contenuto
forte, drammatico ma anche molto complesso, che però grazie al bianco e nero
e al segno scabro di Campani, arriva ai livelli profondi della sensibilità di ognuno di noi.
Quei livelli che difficilmente vengono attivati nel frenetico scorrere d’immagini
che caratterizza l’attualità della rete.

Andrea: per il Vittorioso Pichierri ha ristampato le annate dal 1937 al primo semestre 1948.
Per quanto riguarda il cosidetto "anteguerra", l'annata originale praticamente introvabile è il 1944 (dal n°1 al 21), perchè distibuita solo nel centro-sud. Per questo io ho la ristampa Pichierri: non è perfetta ma l'originale completo (manca quasi sempre il n°4) ha una quotazione di 50 euro al numero.
Quindi io non ho mai nemmeno cercato di trovarlo.

non sò quanto siamo "veri" i fatti raccontati nelle tavole su.
a me pare un pò romanzato:
non sono "logici"
se catturati i fascisti filotedeschi venivano fucilati,
come affidare, (prometterne) la liberazione a un vecchio provato dalla prigionia?
prigioniero.
sarà stato anche liberato da una qualche sortita ma affidarne la liberazione a una lettera nelle sue mani?
volevano forse illuderlo?

e una volta libero,
se finora non era riuscito a IMPEDIRNE l'indottrinamnento come -figlio della lupa- e poi come -camicia nera-
cosa poteva fare ora che era più "debole" per il peso della vecchiaia
e delle torture subite?

liberarlo significava doverlo poi combattere
liberarlo significava lasciarlo libero di tornare a combattere contro di lor... suo padre!

e che dire delle battute finali se non che servivano a redimere, sollevare i partigiani dallo strazio della guerra fraticida?
Voi non ne avete colpa!
avete fatto il vostro dovere
chiunque avrebbe dovuto fare come voi

il dramma e:
allora i figli della lupa avevano la scusante che erano stati plagiati, condizionati a pensare con l'indrottinamento
ma oggi?
come fanno a seguire idee estremiste
o a votare per gente che ci stà portando a una prossima guerra civile?

@Sebastiano- 17:48:52
Non avevano scusanti nemmeno allora.
Scusanti in certi casi non ce ne sono.
Ed è sbagliato pensare ai giovani come a bambini indifesi e fragili
che vanno perennemente guidati da qualche parte.
E' vero però che il fascismo si è servito anche dei giovani per attecchire, già prima di procedere con l'indottrinamento.
E che ha potuto farlo perché i giovani hanno energie fresche da porre persino al rischio, ma la tempo stesso sono ingenui.
Si, proprio le caratteristiche più bella della gioventù!
Ed è proprio su queste caratteristiche sacre che ogni regime dittatoriale fa leva per imporsi. Perché come ogni mostro famelico che, per così dire, si rispetti... ha bisogno di carne fresca e di energia viva.
A parte questo, lo stesso indottrinamento del periodo fascista
è stato un esempio di come la stessa educazione possa essere deficiente ed eccessiva. Abbiamo assistito per contro allo svolgersi di uno tsunami di educazione permissiva
(altrettanto deficiente ed eccessiva) poi sono arrivate le tecnologie sincrone e ci troviamo valanghe di ventenni bipolari pascolanti nelle megapizzerie della rete che sognano duci e ducesse in cerca di figure forti di riferimento.
Non seguono nessuna idea estremista.
Seguono solo il loro estremo bisogno di seguire.

"Ed è sbagliato pensare ai giovani come a bambini indifesi e fragili
che vanno perennemente guidati da qualche parte"

i bambini non vanno "perennemente guidati"...
sono dei -piccoli uomini- che col "gioco" imparano...
è sono facilmente suggestionabili, "indotrinabili" per la loro -caratteristica- di "emulazione"
di appartenere a un "branco"
se una "scuola" li educa in un modo e non c'è una figura FORTE in famiglia da seguire...
ben pochi hanno la capacità di resistere al "lavaggio del cervello"
o di opporsi
pensando:
come prendere le "armi" contro il fratello?
contro il prossimo?

ma se perfino in famiglia ci si scontra come si pò pretendere che non lo si fà con gli altri?
se perfino in seno alla famiglia si arriva a uccidere come può qualcuno non farlo fuori?

quello che dico ioè:
se qualcuno ti dice di uccidere il "nemico" che vedono nel tuo fratello...
è lui il tuo nemico non tuo "fratello"

ma chissà perchè la Sindrome del Branco fa "vittime" SEMPRE!!!

Ma che state scrivendo? siete quasi peggio di me.

Il discorso di Cuperlo mi fa dormire. Meno male che questo signore torna ai suoi libri.

c'è un fumetto che indica-va una situazione del genere
100 bullets
in cui uno sconosciuto avvicina la "cavia" di turno offrendogli 100 pallottole e una pistola "non rincracciabili"
per farsi "giustizia" dase...
...
fino a quando si presenta ad una figlia accusando il padre di un qualcosa
spero di ricordare bene
era comunque una situazione familiare
e questa gli crede senza nemmeno indagare per conto suo
senza nemmeno sentire l'altra campana

dopo quella storia smisi di leggere quel fumetto!!!

come smisi di leggere la Marvel con Civil War
dove si -fomentava- il lettore a prendere parte in una delle due fazioni in LOTTA !!!
quindi creando una situazione di TIFO tra i lettori con possibili scontri -verbali- che potevano degenerare
...
per mero sensazionalismo si inacidiva il "rapporto" tra i lettori
prima amici, fan, poi gente risentita verso l'altro.

già ci sono troppi motivi di scontro nella vita se poi ci si scontra anche nei fumetti che invece di una catarsi
creano conflitti
dove andremo a finire.

Salve, Sebastiano, hai tutto il mio rispetto, la tifoseria mi ha sempre fatto vomitare, nel calcio, in politica, tra Marvel e DC, tra supereroi, e anche quando in Italia c'erano per sempio le Play Press e la Star Comics e quelli che parteggiavano per i primi o per i secondi. O quelli che criticavano gli autori solo in base alla presunta continuity (come se fosse che so, la Costituzione) e dimenticavano se una storia fosse ben disegnata e ben scritta.

tornando alla realtà:
che dire di quei ragazzi rapiti dai loro villaggi per "arruolarli" ?
dopo un periodo di "lavaggio del cervello" gli mettono i mitra in mano e li mandano contro...
i loro stessi villaggi.

ora a freddo noi diremmo:
(almeno io)
ma stronzo
ora che hai un'arma, usala contro chi ti ha fatto del male!

invece?
ubbidiscono agli ordini
e aggrediscono i loro stessi "parenti"

è la Storia è piena di questi casi
mi vengono in mente i giannizzeri
nonostante coscritti da altri popoli o prigionieri di guerra,
mostrarono addirittura più fedelta verso il sultano dei suoi sudditi
ed erano pure più sanguinari
solo dopo essere diventati un'elite cominciarono a "ribbellarsi"

"Non seguono nessuna idea estremista.
Seguono solo il loro estremo bisogno di seguire"
Genevieve,
questo "estremo bisogno" nasce da un incapacità di "realizzarsi"
in Natura si piega la testa fin quando non si è in grado di diventare il -capobranco-
oggi, sarà perchè, da dopo la guerra, si è cominciato a viziarli, a dargli, senza che se li "guadagnino", ogni cosa
hanno assunto un atteggiamento:
faccio come mi ordinano
...
così se "sbaglio" è colpa loro.

la mente umana è strana
e fin quando non si riuscirà ad essere
-re di se stessi-
non ci sarà una vera società civile.

ovvero: MAI !

Giovanni,
"O quelli che criticavano gli autori solo in base alla presunta continuity ... e dimenticavano se una storia fosse ben disegnata e ben scritta"

già!
come dico pure io,
quel che conta è se una storia è buona.
i serial
i personaggi che ci "fidelizzano",
rendono ciechi e acritici.

una buona storia lo è non per il personaggio ma per gli autori che ci sono dietro!

Appunto, Sebastiano.
Mi ricordo un tal Paolo Accoltigil che era terribile. Ma anche altri sulle fanzines (allora ancora cartacee, semmai fotocopiate) era di un'ottusità esemplare. Come stare per il Milan o per l'Inter, mi ha sempre fatto quell'impressione.
Per fortuna, non seguo il calcio e nessun altro sport, proprio per questo senso di ribrezzo.

Ho letto il link Tomasoprospero e l’ho trovato anch’ io interessante
Rileva tra l’altro delle differenze tra disegnatori
formatisi su un tipo di figuratività derivante dalla “tradizione”
e altri che invece venivano da un tipo di figuratività differente ma che
in quanto a gusti estetici si erano formati veramente sulla struttura
dei comics. Vorrei chiedere se per “tradizione” qui si intende la tradizione
figurativa del fumetto oppure la tradizione figurativa in generale.
Grazie

Giovanni:
" la tifoseria mi ha sempre fatto vomitare, nel calcio, in polit..."

ecco, mi hai ricordato un altro fattore:
prendiamo il tifo per il calcio...
cos'è alla fin fine?
parteggiare, schierarsi...
con un "città" avversaria.

le squadre sono i rappresentanti di una città!
come si può tifare per i propri "nemici"

oggi tutti conosciamo la situazione ma un tempo non c'erano le curve, gli hooligan...
eppure già in passato c'erano i semi di questa violenza "moderna"

io smisi di "tifare" a 15-16 anni... forse anche prima,
quando notai il comportamento di alcuni verso gli "sconfitti"
bene che gli andava, venivano presi in giro..
li vedevo visibilmente mortificati.
a volte li sentivo litigare...
a me questo stato di cose non mi garbava e smisi di interessarmene,
non che fossi un vero tifoso.

in seguito scoprii cosa era una squadra di calcio e da dove venivano i loro nomi.
e trovai studido questo tifare.

cosa a fatto si che dall'incitare la propria squadra a vincere un "gioco"
si è passati a tifare per quella "nemica"?
la televisione?
il giro d'affari?
ricordo un film, -gambe d'oro-
qualcosa del genere
in cui si cominciò a mostrare questo aspetto del calcio... anche se in modo ingenuo.

a qualcuno dei tifosi passa mai per la testa che le squadre sono dei rappresentanti di città?
o ormai le vedono solo come delle icone?
... degli idoli
da venerare!!!?

@Gianluca
Secondo me nel passo a cui ti riferisci, Brunoro intende la tradizione
figurativa in generale.
Si riferisce cioè a disegnatori che venivano da una formazione scolastica,
che avevano cioè frequentato scuole d’arte.
Mentre altri venivano invece da una formazione diversa, non avendole frequentate.

Giovanni:
"Paolo Accoltigil che era terribile"

terribile?
io lo definirei...
intransigente... con gli altri;
e a volte mi senbrava che per partito preso facesse pure il polemico;

una volta gli scrissi, ai tempi di ALL American comics, per segnalargli un suo err... mezzo errore:
nel redazionale spiegava che il titolo della storia con Hyde aveva due possibili significati
ma lui scelse quello sbagliato:
non si accorse che il titolo faceva il verso a una frase detta all'interno...
non puoi nasconderti da Hyde
un gioco di parole

nessuna risposta

un'altra volta prese in giro uno che gli parlò del formato più basso nei numeri dal 13 in poi
:quasi quasi lo accorcio di un altro centimetro cos' risparmiamo carta
rispose (...)
dimostrando che non leggeva neppure gli editoriali che della rivista che curava dove appunto l'editore informò il lettore che la ragione di quel formato più piccolo era per risparmiare carta.

PAG su alcune cose aveva ragione ma si rapportava con gli altri in modo ... "terribile"
già!

Ciao a tutti, ma di che parlate? dov'è che ha scritto Brunoro? Qui non vedo niente di suo. Un articolo su Hugo Pratt? So che ne ha scritto. Io ho il "Corto Maltes" in volumi allegato all'Espresso, col primo volume introdotto da Umberto Eco e Luca B. e poi gli altri, ma non mi sembra che tra gli altri articoli ce ne fosse anche uno di Brunoro.
Buonanotte, vi leggo domattina.

Gianluca:
"Vorrei chiedere se per “tradizione” qui si intende la tradizione
figurativa del fumetto oppure la tradizione figurativa in generale"

mi pare che si intendesse:
"tradizione" del fumetto italiano

per moda si ispirarono a stili esteri o di alcuni artisti che "tiravano"
ma poi "tornarono" a uno stile nostrano
(o ne svilupparono finalmente uno LORO)

mi sa che ho confuso con quello detto da Tomaso.

il fumetto cambiò le regole e si dovette passare dal modo di illustrare di una volta a uno nuovo

devo rileggermelo...
e con più calma

Seba, a proposito del calcio, siccome io gioco a calcetto, voglio dire due cose:
primo- che a noi l’allenatore ci dice che in campo conta l’agonismo,
non la competizione: “un campino non è uno stadio,
ma se dai il tuo 100%100 sei al massimo della serie A!”
Secondo- se mi puoi spiegare che cos’è l’agonismo….
perché la competizione lo so che cos’è e non piace
perché mi fa venire il nervoso.
L’agonismo io credo che sia quando ci si ha il pallone
e si fa di tutto per farlo girare bene, passarlo bene per andare a goal
ma ci ho dei dubbi.
Terzo: io non invidio nessuno e non tifo per questo o per quello
neanche quando sto in panchina, perché a me quando sono in campo
il tifo mi dà parecchia noia, tutti che urlano di continuo e “dai e fai e che fai?”
….ekkeè?! Quando vedo che il gioco non scorre mi arrabbio,
ma se sono in campo è meglio di no, sennò mi mettono in panchina.
In panchina non mi arrabbio nemmeno se vedo che il gioco non scorre
perché mi annoio e basta.
Certo sono contenta quando uno fa un goal tanto bello
che vorrei averlo fatto io, e urlo anche, ma poi mi cheto
e seguo il gioco.
Io agli stadi grandi non ci vo a vedere le partite, senti,
primo perché costa troppo, e poi perché c’è un tale ammassamento
di gente ammassata…. che in tutto quel massiccìo io mi distraggo
e non vedo giocare nessuno.

Elisabetta Micia: il link che contiene l'intervento di BRunoro l'ho postato in data 7 Dicembre e come intitolazione riporta "Il giornalismo scientifico ecc, ecc".
In realtà lo scambio di opinioni che ne è alla base, avvenne fra me e Brunoro nel 2004, con un primo intervento "pubblico" ( ma con il mio consenso) di Brunoro su un numero di "Vitt & Dintorni".

Beh, la tradizione alla quale allude Brunoro è quella figurativa italiana che ha origine ottocentesca e radici nella cultura illustrativa di famosi figurinai quali Mussino, Moroni Celsi, Chiosti ecc. Alcuni poi, come Moroni Celsi, autore di fumetti sia comici che realistici, sul "Corriere dei Piccoli" e "Topolino" giornale.
Devo dire che io sottoscritto in questi ultimi dieci anni della mia vita, ho modificato non poco il mio set culturale e interpretativo sul fumetto realisticoin generale e in particolare su quello italiano delle origini, a partire quindi dall'inizio degli anni trenta.
Comunque la mia visione complessiva su questo argomento è ancora basata sulla convinzione che la nascita del fumetto realistico italiano avvenne contemporaneamente e per reciproca influenza, su vari giornali.
Disegnatori come Rino Albertarelli ne fecero parte.Come Franco Caprioli o Guido Moroni Celsi.
La loro visione culturale era certamente basata su una solida cultura figurativa non mutuata dalle scuole nord americane, come quella di Caniff che aveva alla base un'origine più "cinematografica, per inquadratura e successione delle vignette.

Ma le due diverse visioni, secondo me, non sono oppositive, non c'è necessità di sceglierne totalmente una e accantonare l'altra.
IO proprio non penso che il fumetto "moderno" sia ,o debba essere", quello che usa stilemi tecnici ed espressivi mutuati dalla tecnica cinematografica.
C'è chi invece pensa -siamo tutti liberi pensatori - che sia vero il contrario.
Va beh, vi saluto, vado da Francesco che ha la febbre e richiede la mia presenza(tutti gli altri sono al lavoro) .Per oggi adios!!

Grazie, Tomaso, vado a cercarlo e leggo.
Buonday!

ora che Tomaso ha meglio reso la breve affermazione del link le cose sono meglio commentabili.

prima della nascita del Fumetto,
del linguaggio del fumetto
le illustrazioni erano come le foto in cui ci si mette in posa
diverse da quelle estemporanee in cui si coglie l'attimo.

da qui la scelta di ispirarsi alle inquadrature cinematografiche studiate per narrare,
per rendere meglio il "racconto"

nell'articolo del link si legge che i "vecchi" illustratori di fronte a questo nuovo media si limitarono a illustrare il testo.
come se fosse un libro con delle immagini
immagini che non raccontavano
il Fumetto infatti è la -simbiosi- tra testo e immagini
immagini che narrano la storia al pari del testo
e a volte anche meglio.

non ho ben capito perché Tomaso è “contrario” all’uso della narrazione cinematografica ma un esempio di fumetto illustrato, è Prince Valiant
l’autore era un pittore che non fece fumetti ma quadri
infatti Prince Valiant è fatto da tante vignette con BUCHI narrativi tra una e l’altra
buchi colmati dalle didascalie
che Harold usò per ELIMINARE i balloon

quindi non solo in Italia, ma anche altrove si usava lo stile -illustrativo-

il Fumetto pian piano sviluppò le sue regole di comunicazione IMMEDIATA
"regole" che già erano note ai tempi dei graffiti di Lascaux
infatti se non fosse per la mancanza delle nuvolette
sarebbero a TUTTI gli effetti dei FUMETTI!

Sarachiara:
"L’agonismo io credo che sia quando ci si ha il pallone
e si fa di tutto per farlo girare bene, passarlo bene per andare a goal
ma ci ho dei dubbi"

secondo me l'agonismo è quando si vuol dare il meglio di se
quando ci si mette alla prova
ma non per dimostrare di essere meglio
ma solo per il piacere di fare BENE le cose.

a differenza del pressapochismo cancro della società moderna

ognuno di noi non deve dimostrare niente a nessuno
ma sfidare i -propri- limiti, nello sport,
o fare bene il proprio lavoro,
non solo ci gratifica
ma ci fa crescere, maturare.
l'agonismo è l'affinare le proprie capacità.

Ciao!
Appunto prince Valiant... E' vero, anche per me non puo' essere considerato vero fumetto.
Chiedo a Cartoonist Globale di ripristinare almeno uno dei vecchi post su Valiant, per mostrarlo a chi non lo conosce.
E domando: ma quando si sono messi in testa di continuarlo, recentemente, hanno messo i balloons oppure no? E' anche questo, che non ricordo...

Sebastiano: pausa pranzo, poi devo ritornare dall'ammalatino.
Io non sono contrario alle inquadrature cinematografiche nel fumetto, penso che non debbano ritenersi obbligatorie.
Parto dall'assunto che tali inquadrature, vista dall'alto o cose del genere, con zoomate che sfuocano gli sfondi siano degli artifici, non certo la corrispondenza con la visione che l'occhio umano ha delle cose.
I grandi illustratori italiani, i copertinisti salgariani ad esempio, riuscivano ugualmente a dare il senso della transitorietà del movimento: ci sono delle copertine di MOlino del 1946 nella collana salgariana di Carroccio, che sono fantastiche.
Insomma, nel fumetto a parer mio tutto è lecito, anche quindi essere in sintonia con l'illustrazione classica, otradizionale, se si vuole.

Ci la febbre alta, mi trovo in una grotta fatta a pagoda, con stalagmiti multiple applicate al pianoforte posto sulla ennesima tettoia e sto precipitando in una moka express, dato che ci ho attualmente le visioni.
Vorrei ringraziare un iconografo ittita che sta pestando lapislazzulo su di un lastrone di cristallo di rocca. Non so perché. Non lo so... perché è enorme?

@Matteo
Il prence Valiant prosegue ininterrottamente dal 1937 e non ha mai presentato una sola nuvoletta.


Non condivido il non considerarlo vero fumetto.


http://kingfeatures.com/comics/comics-a-z/?id=Prince_Valiant

Io mi associo alla richiesta di Matteo e magari sotto le immagini di Valiant possiamo continuare la discussione.
Grazie a Fortunato per il link al KFS, che è un sito davvero degno di nota anche perché facendoci un giretto si trovano varie chicche.

Vi segnalo anche questo link:
http://lileks.com/institute/comicsins/comics/kingfeatures/index.html

Scusa ma allora perché la tavola di Paul Campani le nuvolette ce le ha?

AAAAUGH! Ci farete impazzire!!!

Andrea,
ricordo di aver visto uno o due balloon in una storia
forse in quelle in taboilt
ma essendo un’edizione italiana forse è una aggiunta tutta italiana

fortunato:
“Non condivido il non considerarlo vero fumetto.”

è fumetto quando le persone parlano.

in Valiant invece c’è SOLO la voce narrante dell’autore
si può paragonarlo a quelle immagini usate dai girovaghi-narratori che c’erano un tempo
qualcuno ricorda il loro “nome”?

Valiant non è un fumetto
è un -racconto con illustrazioni-
attenzione:
con
non racconto illustrato
che potrebbe farlo confondere con
le graphic novel

Hal Foster era un pittore e detestava il fumetto
lo fece solo sotto la spinta del proprio stomaco
poi quando ebbe successo lo continuo per il luccichio del denaro

Tomaso,

ach’io detesto quando nel fumetto vogliono strafare
tipo le parti sfocate
(che odio anche nelle foto e che servono solo ad affaticare gli occhi!!!)

oggi i nuovi autori pensano che più è sofisticato meglio è.
ma si sbagliano!
e presi dal realizzare questi effettacci si dimenticano le basi!

un tempo c’erano le linee cinetiche;
nuvolette con contorni diversi per “comunicare” come parlavano e da dove;
idem per il contorno delle vignette.
alcuni disegnatori sono così presi dai primi piani
(che riempiono la vignetta senza dover disegnare gli sfondi)
che fanno solo pin-up

i film hanno aiutato a superare questo scoglio
e a narrare meglio... con l’ambiente

Tomaso,
la “soluzione” è nel mezzo
è il -buon- risultato che conta

rettifica:
ho risposto ad Andrea per quello che aveva detto
Fortunato:
" prosegue ininterrottamente dal 1937 e non ha mai presentato una sola nuvoletta"

ricordo di aver visto uno o due balloon in una storia
forse in quelle in taboilt
ma essendo un’edizione italiana forse è una aggiunta tutta italiana

@Sebastiano
"immagini usate dai girovaghi-narratori che c’erano un tempo
qualcuno ricorda il loro “nome"
Qualcuno li chiamava "cantastorie".

La base della letteratura popolare è a tradizione orale.
Lì erano solo suono(voce e musica), memoria e ascolto
a dare corpo e dimensione alla storia o al racconto.
E lì l’ascoltatore (data l’epoca) aveva solo riferimenti
al proprio quotidiano vivere in tutta realtà,
per immaginare ciò che ascoltava attraverso parole.
Tutto questo rendeva l’immaginazione vivissima.
I "cantastorie" usarono poi anche disegni
colorati che si facevano disegnare da altri o che disegnavano
loro stessi, per accompagnarsi nel racconto
(e anche la musica).
Ma erano loro a raccontare direttamente
(o cantare) la storia con parole e voce.
Nel fumetto le parole sono state inserite dentro ad una "nuvoletta"
come dice nel suo testo Alfredo Castelli
perchè quella rappresenta il flatus vocis, cioè
l'emissione del respiro con cui si pronunciano le parole
(la nuvoletta del pensiero viene disegnata
in un modo un po'diverso, con le bollicine).

D'accordo con Sebastiano. Non confondiamoci, anche se ci piace, se è ben disegnato, Valiant non ha i balloons, eddài. E' come varie storie inglesi: Peter Pan, la Alice della quale avete tanto parlato. Belle, ma senza balloons. E poi è vero, che alcune sequenze sono saltate, sono solo raccontate e non raffigurate.
Il pproblema non mi appassiona, ma insomma... Diciamo vino al vino e beviamo pane al companatico.

@Sebastiano
"è fumetto quando le persone parlano"


Non condivido ovviamente neppure questa asserzione.


Il buon Val non è un racconto illustrato, è solo un fumetto a didascalie.


I ballons non sono obbligatori per fare ciò che noi e solo noi italiani chiamiamo Fumetto, come per fare Comics non è necessario che siano umoristici o per fare Bande Dessinée non è necessario che siano strisce disegnate.


Ma ne abbiamo già straparlato in questo stesso blog ed è più che futile tornare a parlarci sopra: non si troverà mai un punto d'accordo per una definizione di Fumetto...

Gisella, sei la nuora di Mario Fantoni o un'omonima? Nel primo caso, volevo sapere se poi avete poi fatto qull'omaggio fumettistico che era stato annunciato.
Il termine "flatus vocis" troppo ricercato mi fa pensare che non sei tu e mi ha subito portato alla mente "flatus culi" che ha anche le parole ma non so se si possa definire fumetto. Più che parole ha delle lettere. La P, la R ripetuta più volte...

Fortunato:
“I ballons non sono obbligatori per fare ciò che noi e solo noi italiani chiamiamo Fumetto”
“Il buon Val non è un racconto illustrato, è solo un fumetto a didascalie”

Fortunato,
non sei il primo che obbietta dicendo
“noi e solo noi italiani chiamiamo Fumetto”
Ogni Paese ha un suo modo di chiamare le ...
immagini racchiuse nelle vignette
che formano le tavole
che creano una storia

i cartigli
termine che usa Alfredo Castelli
che contengono le parole
hanno nomi differenti

ma QUI stiamo parlando della Nona Arte
e QUI stiamo in ITALIA
e QUI la Nona Arte si chiama Fumetto
il fatto che -qui- abbia preso il nome dalle “nuvolette” di >fumostrisce<
a “bande”
piccolo appunto
dici:
“o per fare Bande Dessinée non è necessario che siano strisce disegnate”
quindi per te sono fumetti anche se non ci sono i disegni? ;-|
ora capisco la tua presa di posizione! *°:-(

non so quando è stata usata per primo il termine fumetto
visto che le parole erano in -nuvolette-
perché non nuvoletti?
io da piccolo io li ho SEMPRE sentiti chiamare -giornalini-
...non so da voi ma qui, dove abito, c’è ancora chi li chiama così.

MA OGGI per Fumetto si intende un’Opera della Nona Arte!
con determinate caratteristiche.
l’attuale Fumetto è il punto d’ARRIVO di “anni” di AFFINAZIONE del linguaggio che
racconta una storia con la SIMBIOSI
ripeto:
SIMBIOSI tra testo è immagini
altrimenti sarebbe solo e MERO parassitismo!

in Prince Valiant, Hal ha usato LO stile degli antenati del fumetto!
ti ricordo che Hal Foster detestava il Fumet... emh! i Comics
e di CERTO è per questo che ha -intenzionalmente- usato SOLO le dida!
lo si può definire un segno di disprezzo per quello che faceva!
e lo faceva solo per poter mangiare.

Fortunato,
c’è chi addirittura ha proposto “fumetti” senza le parole!
manco le dida c’hanno messo!!!
e alcuni di quelli hanno definito quelle opere
addirittura SUPERIORI al Fumetto!!!

senza rendersi conto che questo equivale a dire che:
NON E’ UN FUMETTO.
lo presentavano come fumetto però proclamavano che era superiore:
si decidano!
se è superiore al fumetto allora è qualcosa d’altro!!!

utilizzando la terminologia dei cartoni animati
si può definire Hal Foster un...
intercalatore.
infatti tra le vignette ci sono ENORMI buchi narrativi
mancano un sacco di vignet... di disegni, frame, che nei cartoni animati vengono fatti fare ad altri.


in Prince Valiant la bellezza dei disegni
l’epicità del racconto
ci distrae è non badiamo a queste cose
ma
Prince Valiant non è un >vero< Fumetto, un Comics, un Bande Dessinée, un man-ga, un Manhua, un Manhwa, un ....

Gisella,
quindi erano
cantastorie.

io mi riferivo a quelli che avevano un "pannello", un telo con su dei disegni...
delle vignette (Fortunato)
che ho visto da piccolo in strada.

@Sebastiano
-"Ogni Paese ha un suo modo di chiamare le… immagini racchiuse nelle vignette che formano le tavole che creano una storia"-


Ahimè, neppure la "chiusura" delle vignette è essenziale per la mia idea di cosa sia un Fumetto, per quanto capisca che il bordo delle vignette e le nuvolette siano elementi molto efficienti e che, quindi, attirano l'attenzione quando si cerca una definizione.


-"o per fare Bande Dessinée non è necessario che siano strisce disegnate”
quindi per te sono fumetti anche se non ci sono i disegni? ;-|"-


Oggi come oggi, comincio a dubitarne (un fotofumetto a che titolo non sarebbe un fumetto?), ma, nella mia frase, la parola su cui ponevo l'accento era "strisce" e non "disegnate".


Tu affermi la "tua" rigida definizione di Fumetto, ma io ne ho viste decine di definizioni di Fumetto e, nonostante lunghe riflessioni, non sono riuscito a trovarne una che mi soddisfacesse, quindi vado ancora a lume di naso.


Comunque, a proposito della simbiosi testo-immagine, c'è stato chi asseriva che, nel Fumetto, il ruolo dell'immagine è preponderante su quello del testo.


Non vedo come il Fumetto pantomimico possa non essere Fumetto a tutti gli effetti (naturalmente, né superiore, né inferiore: le scelte tecniche sono una cosa, la qualità un'altra).


E Foster non odiava i fumetti, odiava "Tarzan".
Certamente, se non fosse stato per un caso, non sarebbe mai divenuto un fumettaro, ma il suo stile da fumettaro (con le didascalie) gli è stato dettato da altri e lui si è limitato a restargli fedele.

@Lorella
Signorina Lorella è davvero una bella
Sorpresina per me, di trovarla testè
(Qui ben sveglia......ad ogn'ora!)
Rubizza (maccheddico?) corallina,
briosissima, carissima…..

@Sebastiano
Anche io mi riferivo proprio a quelli che intendi tu. E, a mio modestissimo avviso, quelli erano...diciamo... "parenti" di Omero.

Fortunato:
"Oggi come oggi, comincio a dubitarne (un fotofumetto a che titolo non sarebbe un fumetto?)"

cosa intendi per -fotofumetto-?
quelli che un tempo si chiamavano
-fotoromanzi-?
ma che se fatti da un fumett...aro diventano fumetti?

ecco perchè il "fumetto" deve rispettare alcune regole

se uno vuol fare un fumetto faccia un fumetto.

se uno vuol fare un fotoromanzo
lo chiami fotoromanzo!

se uno vuol fare un racconto illustrato
lo chiami racconto illustrato.

forse che il pane, la pasta, i dolci, i biscotti, le frise...
solo perchè dono fatte di farina
sono tutte la stessa cosa?

VIVA le differenze
VIVA la pluralità

ma chiamiamo ogni cosa col SUO nome.

Kiociolina Seba
Nno ttòlie gnàteeee!
Ufffffffff!
Tratùla vsiva è!
Ttolie gnàte...Colèa.

Prego, niente retorica vuota: la "pluralità" non c'entra niente nel nostro discorso.


Se trovo un denominatore comune tra due cose e gli do un nome, in cosa si danneggia la "pluralità"?


Se io sono fortunato e tu Sebastiano, perché non dovrei riconoscere che siamo entrambi uomini?


Se parlassimo di Cinema, anche riconoscendo che il Cinema d'animazione e quello dal vero sono distinguibili (se non lo fossero, nessuno parlerebbe di cinema d'animazione e di Cinema dal vero…), perché non dovrei riconoscere che entrambi sono comunque Cinema?


Ugualmente, il Fumetto fotografato (se ti fa piacere chiamalo Fotoromanzo, ma molti lo chiamavano Fumetto) e il Fumetto disegnato (se ti fa piacere chiamalo Fumetto, ma un tempo molti lo chiamavano Cineromanzo) hanno dei denominatori comuni che mi fanno chiedere perché non dovrei considerarli entrambi Fumetto.


Se vai in questo sito, puoi vedere un vero racconto illustrato (prodotto, distribuito e pubblicato per essere usato nei supplementi domenicali come pure i fumetti), ma se ritieni sia uguale al Prince Valiant ti conviene riguardare il lavoro di Foster:
http://strippersguide.blogspot.it/search?q=Betty's+Boy+Friend

Anche Verdiana piglia per il culo, ma non capisco cosa vuol dire "kiociolina". CHIOCCIOLINA?


Vedo che Gisella c'è anche qui, mi scuso.
Non intendevo parlare con lei ma con Graziella. Ho confuso i nomi. Questo volevo dire.

Kiociolina Loly
Veddiana no plekkùl!
Veddiana plululàta vvessità.
Ola ttuntèssa...muniassiòne! Mh!
(Kiociolina è kiociolina.
Te Loly....lllina! Mh!)
Bonalotte.

Fortunato:
"E Foster non odiava i fumetti, odiava "Tarzan".
Certamente, se non fosse stato per un caso, non sarebbe mai divenuto un fumettaro, ma il suo stile da fumettaro (con le didascalie) gli è stato dettato da altri e lui si è limitato a restargli fedele"

ti contraddico:
su P Valiant n 1 di Nona Arte a pg 6 si legge:
"un'altra caratteristica di Foster fù il RIFIUTO dei balloon"

"Foster, che si riteneva un illustratore, considerava il fumetto un -medium INFERIORE-"

e per quanto riguarda Tarzan:
"l'artista sentiva di prostituire il suo talento... e accetto di ritornare a Tarzan perchè l'agenzia dove lavorava era sull'orlo del fallimento"

Fortunato:
"Ugualmente, il Fumetto fotografato (se ti fa piacere chiamalo Fotoromanzo, ma molti lo chiamavano Fumetto"

non hai risposto alla mia domanda:
un fotoromanzo solo perchè lo fa un fumettaro diventa un fumetto?


ti faccio notare che non sono io che chiamo "opere" con foto con inseriti dei "balloon" fotoromanzi.
ma così cose così sono state -sempre- chiamate.
o, siccome quelle foto sono state fatte da dei foto-grafi sono foto-romanzi
mentre se le stesse foto le fa un fumettaro (non un fumettista) si chiamano foto- fumetti?
tra l'altro:
il bisogno di aggiungere foto- non dimostra GIA' che non è un fum... un VERO Fumetto?
il fumetto è fumetto
e si devono chiamare fumetti
non foto-quello-che-vuoi-tu.

Fortunato,
"Se trovo un denominatore comune tra due cose e gli do un nome, in cosa si danneggia la "pluralità"?"

e quale sarebbe questo denominatore comune?

noi due saremmo anche uomini ma siamo diversi
uno fa o pensa certe cose,
l'altro fa e pensa altre cose.

uno può essere bianco, l'altro nero o giallo
questo ci rende diversi
dire, aggiungere altre informazioni che indicano le caratteristiche PROPRIE di un uomo rende ognuno di noi unico e diverso dall'altro
negare questo è essere ciechi!

ti rifaccio l'esempio:
forse che il pane, la pasta, i dolci, i biscotti, le frise...
solo perchè dono fatte di farina
sono tutte la stessa cosa?

non conta un denominatore comune
quale?
i disegni?
le parole scritte?
le vignette?

forse non hai capito che non basta un SOLO denominatore per accomunare questo a quello!

Se mi è consentito insistere su un argomento centrale, vorrei dire che non mi risulta che in nessun altro paese del mondo siano stati compiuti studi su questa straordinaria forma di arte, così accurati ed attenti, da rilevarne la sua sostanza originaria nel nome, sostanza che, seppur rilevata in lingua italiana, appartiene specificamente al fumetto in qualsiasi lingua esso venga scritto o denominato. E scusate se è poco!

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