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OSKAR ANDERSSON E LA MOSTRA MERCATO DEL FUMETTO DI REGGIO EMILIA (seconda parte)

Virus e il Faraone

Ci eravamo lasciati con il prebuzzelliano Virus di Walter Molino, alle prese, sopra, con un faraone di belle speranze.

Ma oggi non si può non segnalare un articolo uscito fresco fresco sul Corriere della Sera, twitteggiato dall'acuto Loris Cantarelli, dedicato a Mino Milani, sceneggiatore incommensurabile.

Milani due

Scritto da Severino Colombo, il pezzo s'intitola come segue.

Fantasmi Milani

Il seguito, sul Corsera di oggi, pericolosissimo venerdì tredici.

L'argomento da sviscerare, però, riguarda la Mostra Mercato di Reggio.

Anche stavolta, l'imperdibile appuntamento invernale si presenta con tante novità a cura degli editori e tante rarità offerte dagli espositori di materiale da collezione, nella cornice del principale evento di questo genere della penisola. I soci Anafi che verranno a trovarci all'apposito stand (posto ben in vista, SIGH, beato chi vi potrà passare, qui a Tokyo si trovano solo manga in giapponese, e ne sto facendo falò per scampare parzialmente ai rigori climatici) per l’occasione potranno ritirare l’ultimo numero di Fumetto dell’anno in corso, il n. 88, mentre chi intende sottoscrivere fin d’ora la quota sociale 2014 ‐ sempre ferma, per il decimo anno consecutivo, a 75,00 euro ‐ si porterà a casa subito il primo volume omaggio, una gemma imperdibile per tutti coloro che amano i fumetti “classici”.

Ferri con la scure

In particolar modo, sarà festa per gli appassionati di Zagor, che vedranno la celebrazione del loro maestro, Gallieno Ferri (sopra, fotografato dal presente blogger a Lucca, a Palazzo Guinigi, con la sua scure preferita), con una storia hard boiled degli anni ’50 inedita in Italia, Agente segreto.

A Dragonero, effettivamente la prima testata fantasy bonelliana, sarà dedicata la consueta esposizione di tavole originali e saranno gli autori e il principale disegnatore della saga ad allietare i tanti fans presenti alla kermesse reggiana.

Infatti, domani, sabato 14 dicembre, Luca Enoch, Stefano Vietti e Giuseppe Matteoni saranno gli ospiti d'onore di Tavole a tavola: Dragonero, il primo pranzo a tema con gli autori da noi promosso che prevede la partecipazione del pubblico.

Il convivio si terrà dalle ore 12,30 al Ristorante Il Cigno (Via Meuccio Ruini n.3, a solo 2 chilometri di distanza dalle Fiere di Reggio Emilia).

Infine, non mancate di andare a visitare il rinnovato sito web della Mostra e della Rivista: www.amicidelfumetto.it, con una nuova home page tutta dedicata alle news dal nostro amato mondo del fumetto. Info e programma completo della Mostra su www.amicidelfumetto.it/mostre‐mercato.

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Se trovate, come me, che il misconosciuto artista indicato nel titolo, molto oltre cento anni fa sia stato un genio, potete scoprire con profitto qualcosa di più su di lui, specie se siete francofoni, nelle pagine di Töpfferiana.

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E Virus slega.
Per oggi basta, e poco anche domani, suvvia!

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Commenti

Qualcuno dirà che questo non è il luogo giusto per postare questi argomenti. Ma so che a Reggio Emilia si è manifestato spontaneamente e lo si farà anche nella prossima settimana, riprendendo l'esempio di Torino.

Allora, vorrei postare un commento su questa protesta dei cosiddetti "Forconi".
Uno-

13 dicembre 2003
L'invisibile popolo dei nuovi poveri
Ne parla Marco Revelli e vorrei ricopiarlo qui.

orino è anche la mia città.
Così sono uscito di casa e sono andato a cer­carla, la rivolta, per­ché come diceva il pro­ta­go­ni­sta di un vec­chio film, degli anni ’70, ambien­tato al tempo della rivo­lu­zione fran­cese, «se ‘un si va, ‘un si vede…».

Bene, devo dirlo sin­ce­ra­mente: quello che ho visto, al primo colpo d’occhio, non mi è sem­brata una massa di fasci­sti. E nem­meno di tep­pi­sti di qual­che clan spor­tivo. E nem­meno di mafiosi o camor­ri­sti, o di eva­sori impu­niti.


La prima impres­sione, super­fi­ciale, epi­der­mica, fisio­gno­mica – il colore e la fog­gia dei vestiti, l’espressione dei visi, il modo di muo­versi -, è stata quella di una massa di poveri. Forse meglio: di “impo­ve­riti”.


Le tante facce della povertà, oggi.


Soprat­tutto di quella nuova.


Potremmo dire del ceto medio impo­ve­rito: gli inde­bi­tati, gli eso­dati, i fal­liti o sull’orlo del fal­li­mento, pic­coli com­mer­cianti stran­go­lati dalle ingiunzioni a rien­trare dallo sco­perto, o già costretti alla chiu­sura, arti­giani con le car­telle di equi­ta­lia e il fido tagliato, auto­tra­spor­ta­tori, “padron­cini”, con l’assicurazione in sca­denza e senza i soldi per pagarla, disoc­cu­pati di lungo o di breve corso, ex mura­tori, ex mano­vali, ex impie­gati, ex magaz­zi­nieri, ex tito­lari di par­tite iva dive­nute inso­ste­ni­bili, pre­cari non rin­no­vati per la riforma For­nero, lavo­ra­tori a ter­mine senza più ter­mini, espulsi dai can­tieri edili fermi, o dalle boîte chiuse.


Le fasce mar­gi­nali di ogni cate­go­ria pro­dut­tiva, quelle “al limite” o già cadute fuori, fino a un paio di anni fa ancora sot­tili, oggi in rapida, forse ver­ti­gi­nosa espan­sione…

Intorno, la piazza a cer­chio, con tutti i negozi chiusi, le ser­rande abbas­sate a fare un muro gri­gio come quella folla. E la “gente”, chiusa nelle auto bloc­cate da un fil­tro non asfis­siante ma suf­fi­ciente a gene­rare disa­gio, anch’essa presa dai pro­pri pro­blemi, a guar­darli – almeno in quella prima fase – con un certo rispetto, mi è parso.

Come quando ci si ferma per un fune­rale. E si pensa «potrebbe toc­care a me…».


Due

Riprendo...
Loro alza­vano il pol­lice – non l’indice, il pol­lice – come a dire «ci siamo ancora», dalle mac­chine qual­cuno rispon­deva con lo stesso gesto, e un sorriso mesto come a chie­dere «fino a quando?».

Altra comu­ni­ca­zione non c’era: la “piat­ta­forma”, potremmo dire, il comun deno­mi­na­tore che li univa era esi­lis­simo, ridotto all’osso.


L’unico volan­tino che mostra­vano diceva «Siamo ITALIANI», a carat­teri cubi­tali, «Fer­miamo l’ITALIA». E l’unica frase che ripe­te­vano era: «Non ce la fac­ciamo più».


Ecco, se un dato socio­lo­gico comu­ni­ca­vano era que­sto: erano quelli che non ce la fanno più.
Ete­ro­ge­nei in tutto, folla soli­ta­ria per costi­tu­zione mate­riale, ma acco­mu­nati da quell’unico, ter­mi­nale stato di emer­genza.


E da una visce­rale, pro­fonda, costi­tu­tiva, antro­po­lo­gica estraneità/ostilità alla poli­tica.

Non mi si potrà accusare di aver parlato di politica.
O meglio, sì, l'ho fatto proprio perché anche questa rivolta contro il PD, i 5Stelle, i Forzitaliani appena rinati, il Nuovo Centro Destra di Alfano e il cemntro che fu di Monti, hanno davvero totto le palle a tutti.
E questo è un fatto politico.
Tre - e per ora basta.

Non confondere la povertà con la miseria.

Grande Mino Milani!

Intendi "miseria spirituale", Elsa? O Elisa?

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