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MAGICA DISNEY E TOPOLINO ALLA RADIO

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Restano circa due settimane per visitare cimeli disneyani di ogni tipo a Palazzo Guinigi, a Lucca, nell'ambito della mostra Magica Disney, della quale sa vita, morte e miracoli chi frequenta questo blog che tra poco (appena si potrà, entro la fine dell'anno direi certamente) dirotterà altrove i suoi visitors di buona volontà.

Centinaia di tavole, bozzetti, gadget, memorabilia; studi e disegni “dietro le quinte” di autori contemporanei; la Macchina del Tempo di Zapotec e Marlin per “viaggiare” nelle vostre storie a fumetti preferiti; “fumettose” vedute di Topolinia e Paperopoli; speciali sagome dei vari personaggi Disney; uno schermo dedicato ai grandi Classici disneyani e una sala cinema sempre attiva con bozzetti di lungometraggi! Non manca una zona di merchandise con il nuovo libro-catalogo della mostra. Sfogliate la gallery qui sul sito di Topolino per cominciare a scoprire qualcosa in più!

Ma intanto, siamo qua, con cimeli "immateriali" disponibili sono in questi ultimissimi giorni.

Radiog

Le prime sette avventure radiofoniche di Topolino del 1933 sono la strenna che Radio2 Rai sta regalando ai suoi ascoltatori per le festività natalizie.

Sopra è possibile ascoltare il quarto della serie.
Loris Cantarelli ci fornisce qualche informazione in più, che incorporiamo insieme alle altte, di dominio "più pubblico".

I file delle “Radiofantasie” di Angelo Nizza e Riccardo Morbelli sonno disponibili in podcast, sul sito Radio2.Rai.it a partire da lunedì 23 dicembre.

Nel Natale del 1932, grazie all’editore fiorentino Giuseppe Nerbini, esce nelle edicole italiane, anticipando di un mese la pubblicazione americana, il primo numero di Topolino, settimanale illustrato interamente dedicato al nuovo eroe di Walt Disney.

Ed ecco, un anno dopo, le “Radiofantasie”, dedicate alle avventure di Topolino, che nascono come favole rivolte ai più piccoli e rappresentano il debutto radiofonico della coppia di piemontesi che divennero poi celebri l’anno successivo con la parodia de I quattro Moschettieri di Dumas.

Sarà occultamente presente fra gli scrittori di questa serie anche Guido Martina, che con Nizza e Morbelli condivise una serie di esperienze paragoliardiche, in quel di Torino?

Chi può dirlo?

Lo stile narrativo è molto simile, sicuramente discende da questa esperienza del 1933, le cui tracce si trovano anche, tre lustri dopo, nell'Almanacco Estivo 1948, scritto da Martina, e del quale fanno parte anche delle TopoPippoPaperoCommedie, come (ne cito una) Paperino e la pipparina.

Sette gli episodi del 1933: Topolino fra i corsari, Topolino nel castello incantato (nel cui titolo risiede la scelta di Nerbini di intitolare, scombussolatamente, Topolino e Orazio nel castello incantato la famosa continuity horror del 1933, anche se di incantevole in quel castello non c'è proprio niente), Topolino e la collana della regina, Topolino nell’isola dei pappagalli, Topolino in fondo al mare, Topolino e la rivolta nello zoo e Topolino all’Equatore.

La piccola Annarosa Maltese, ci risulta, dava la voce al Grande Topo. Ci sono alcune discrepanze con le traduzioni di Nerbini, nelle riduzioni radiofoniche: Minni(e) è Topolina, Pietro Gambadilegno è Piede di Legno... Alcuni riferimenti narrativi sembrerebbero addirittura ispirati dall'arcaico cartoon Mickey's Man Friday, ma così non è, perché il cortometraggio (fotogramma sotto) esce due anni più tardi!

Topolino e Martedìjpg

Orazio1ed

Nizza e Morbelli crearono un linguaggio radiofonico innovativo, combinando insieme poesia, musica, letteratura e attualità in un pastiche parodistico di grande comicità, presentando i personaggi quali il Gatto Mammone, l’elefante Jumbo, il Topo Rosicante e il Re Topone che recita nel suo componimento Il cacio: ”Cos’è il cacio? è una parentesi rosa fra due digiuni”.

Molto divertenti le canzoni che precorrono successi come Tulipan e Ba…ba…baciami piccina, scritte anni dopo dallo stesso Morbelli /sotto in foto con Nizza e Angelo Bioletto, a destra).

Morbellinizzabioletto

Le trasmissioni sono avvenute per la prima volta da Radio Milano, Torino, Genova, Trieste e Firenze (oggi Rai Radio1), dal 23 maggio 1933 al 10 agosto 1934. Quindi, anche Mario Nerbini le ascoltò, oltre ad averle pubblicizzate.

L'esperimento nasce per la fascia pomeridiana della radio, ma già il 27 giugno si trova promosso in prima serata (proprio con Topolino e il castello incantato) per trovare da gennaio 1934 collocazione nella seguitissima fascia delle ore 13.10, quando gli italiani masticavano.

Il successo viene poi amplificato dall’inserimento di alcune puntate nelle trasmissioni mattutine per le scuole.

Le “Radiofantasie” di Topolino sono state restaurate da Stefano Pogelli nel 2013, all’interno di un progetto di Radio2 Rai, curato da Emma Caggiano per il recupero di preziosi materiali audio, conservati nelle teche Rai.

Trasmesse come “strenne radiofoniche per i piccoli” tra il 26 dicembre 1950 e il 16 gennaio 1951, le “Radiofantasie” furono poi provvidenzialmente riversate su “padelloni”, dischi a 78 giri per la Cetra ad incisione diretta, di 40 cm. di diametro.

Robe di altri tempi.

Radio Mirrori

La regia è di Riccardo Massucci, i commenti musicali di Egidio Storaci, gli interpreti della Compagnia di prosa della RAI di Torino dell’epoca.


E non è finita. Qualcosa di simile avveniva anche dall'altro lato dell'Oceano.

L'audio che si può ascoltare di seguito in questo reperto radiofonico (magari anche mentre si lavora o si naviga) risale a quando Walt Disney aveva il suo varietà musicale sulle onde radio della NBC: The Mickey Mouse Theater of the Air. Disneynbc Sponsorizzato dal famoso dentifricio Pepsodent con un budget settimanale che andava dai 10.000 ai 12.000 dollari, era trasmesso dal Disney Little Theater, situato all'interno dell'area della compagnia distributrice RKO.

Messo in onda dal 2 gennaio al 21 maggio 1938, ospitava anche lo stesso Walt, che in contemporanea parlava con la sua propria voce e e con quella di Topolino.

Con lui si possono ascoltare fra gli altri Donald Duck (Clarence Nash), Goofy (Stuart Buchanan), Clarabelle Cow (Florence Gill, che altrimenti interpretava anche Chiquita-Clara Cluck) e Minni (Thelma Boardman). Scritto dall'esperto di atti comici Bill Demling insieme all'attore radiofonico Eddie Holden, la serie presentava anche personaggi come i Sette Nani, Biancaneve, lo Specchio Magico e gli altri membri del cast del lungometraggio, che nel 1938 era sulla cresta dell'onda.

Ma curiosamente (ascolterete), tra gli altri personaggi spuntava anche Cenerentola (Cinderella), ben lungi dal far parte del firmamento Disney ancora per tanti e tanti anni. Quindi, questo deve forse intendersi come il debutto della Cenerentola disneyana (scoooooop!).
Cè anche, stranamente, Old King Cole (Billy Bletcher), mentre tra le altre voci spuntano quelle di Mel Blanc e Walter Tetley.


Il tema di apertura era Who's Afraid of the Big Bad Wolf?, mentre la Felix Mills Orchestra (con ben 33 musicisti) si occupava delle musiche, eseguite in diretta, come avveniva in radio all'epoca, in tutto il mondo.
Per ascoltare il tutto basta fare CLIC sotto e lasciar andare le registrazioni, magari mentre si lavora o si naviga verso altre direzioni.


A questa pagina trovate un po' di spiegazioni sul tema, elargite dallo straordinario gestore del blog Potrzebie di kurtzmaniana memoria.

Walt Disney's Comics & Stories #103 - 47

Commenti

Ecco qua di nuovo il post, anche un po' arricchito. Lo preciso soprattutto per Sebastiano, che giustamente ne notava la scomparsa a intermittenza.
La gestione del post non è ottimale e con tutta probabilità non sarò "osservabile" un'area di immagini approntata da Rai 2, che comparirà, forse, ai più, come uno spazio bianco rettangolare.

ecco un aspetto che io anche da piccolo non ho mai preso in condiderazione:
le voci dei cartoni animati...
a dirla tutta nemmeno "sapere" chi fossero gli attori dei film mi interessava:
lo schermo della televisione
specie perchè allora era in B/N
creava una frontiera;
per me era un altro mondo lontano...
che non faceva parte del mio.

forse per questo oggi dò tanta importanza al colore dei fumetti di oggi:
non sono più da "fumetto"

anche voi non vi siete mai chiesto di chi fosse la voce nei cartoni?

oggi quando li doppiano li reclamizzano come motivo di richiamo;
ma un tempo?
e oggi, qualcuno va a vedere gli animati solo per la voce di tizio o caio?

ieri siamo andati a vedere Philomena...
per l'attrice
sapendo che è una brava attrice è stato motivo di scelta...
anche se non so il suo nome.

un buon film, peccato per una scena alla fine che lo ha rovinato.

divertenti i programmi radiofonici...
di un tempo.

chissà "oggi" che gli propinano.

vedo nuove aggiunte,

ma le storie di Orazio sono state mai ristampate?

في قراءاتي وأنا اقرأ ميكي
وأنا على المسافر، المسافر العالمي

@ متشرد

كنت الحصول على أفضل؟

ماذا في ذلك؟ إذا كنت مسافرا تقرأ الكوميديا ​​في القطار المرحاض؟

Non so in quale lingua scriviate. Per Sebastiano: sì, quella storia di Orazio è comparsa nella collana del "Corriere della Sera" dal titolo Gli anni d'Oro di Topolino nel 2010. Non ricordo la traduzione, ma era stata fatta o dal gestore di questo blog o da Becattini o da Gaspa. Naturalmente non c'entrava niente il "castello incantato", in originale era "Blaggard Castle", ma può darsi che a Firenze nel 1933 non sapessero nemmeno il significato di "blaggar" e dopo aver sentito il programma radiofonico cavalcassero quella tigre.

أو استخدام البطاقة من الكوميديا، والقطار المرحاض من أجل وظيفة أخرى، وبعد قراءة الكوميديا​​؟

الماء!

Pietro,
grazie.

ho visto la lista, quindi dovrebbe corrispondere al n 33 (?)

http://www.slumberland.it/contenuto.php?tipo=collana&id=51


p.s. ragazzi,
se volete parlare in arabo dite qualcosa di "sensato"

Su Poldino Spaccafuoco ho la stessa opinione di Sauro Pennacchioli. Il formato doveva essere quello dei cartonati classici per dare al disegno il rilevo che merita.
In Francia ho visto dei libretti con i Puffi che più o meno erano di quel formato, ma pubblicavano le prime versioni delle storie dei Puffi di Peyo e quindi erano in un formato perfetto. Invece con Poldino e i Puffi successivi c'è stato un rimpiccolimento artificioso che non invoglia alla compera. Infatti io non li comprerò. Mi chieo perché è stata adottata questa misura, dato che Spirou e Michel Vaillant sono stati stampati in formato originale.

@Sebastiano
شيء معقول؟

Ho scritto nel post sbagliato, mi scuso ma forse fa lo stesso.
Ne approfitto per integrare quello che ha scritto Pietro.
Sono quasi sicuro che dpo "Gli anni d'Oro" anche la Rizzoli abbia pubblicato la storia di Orazio pià recentemente, ma in bianco e nero. La qual cosa non è malvagia IMHO, ma la riproduzione troppo piccola delle vignette le penalizza.
Questo è un punto di contatto con Poldino Spaccaferro (così sembra che non abbia fatto uno sbaglio prima a postare).

Per parlare di attualità e non in arabo, ecco la situazione dell'emergenza neve aggiornata a ora non lontano da dove st mi trovo: http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2013/12/26/news/emergenza-neve-chiusi-i-passi-di-montagna-e-diverse-strade-statali-1.8365351

C'è la neve alta anche qui, che non si esce. Silenzio e quiete. Isolamento.
Vorrei scrivere ancora qualcosa, ma credo di averne avute abbastanza.
E Poldino Spaccaferro, è un argomento troppo difficile per me.
Ciao, ti piace la neve?

A proposito di sorci.

Al primo tentativo sono riuscito a finire solo il prologo.

Al secondo, questo, non sono andato più in là del primo capitolo, quello su Topolino giornalista.

Il fatto è che la “La filosofia di Topolino” di Giulio Giorello non parla della filosofia di Topolino, sia pure nella versione di Gottfredson e soci. Non ci dice, per esempio, dei suoi rapporti con la filosofia americana della quale potrebbe contenere un’eco, per esempio del non già lontano pragmatismo (di James? di Dewey? di Peirce?). O dei suoi rapporti con le svariate dottrine vitaliste coeve, che in Europa si erano trasformate in pratiche politiche non commendevoli.

Qui, per filosofia, si intende il cicaleccio manualistico sui filosofi delle epoche più disparate.

Mentre, sia pure con esiti banali, Umberto Eco usava la discutibile metodologia semiologica per spiegare il fumetto, Giorello (o chi per lui) non usa affatto la filosofia per spiegare il fumetto. La usa per affiancarla al fumetto in questione, Topolino. Cosi abbiamo un manuale pedante sul versante filosofico e inutile su quello fumettistico.

Una bella rottura di palle che non porta da nessuna parte.

Per dirla in sintesi, “La filosofia di Topolino” è solo un pretesto per parlare in maniera divulgativa di alcuni semplici concetti filosofici.

Più che a Umberto Eco, Giulio Giorello qui si ispira a Luciano De Crescenzo. Pur senza la sua verve.

Questo punto di vista sulla "Fiolosofia di Topolino" mi spinge a leggere il libro. Non voglio dire a comperarlo. Forse lo farà, ma solo dovo averne avuto un assaggio. Sono rimasto abbastanza perplesso sull'approccio di faeti in "In trappola colo topo" e sul suo modo di trattare la materia in generale. Ma specifico che non ho ancora letto il suo ultimo libero che costa la bellezza di 30 euro e più. Il fatto che parli di Quinto e paparella me lo rende interessante perché non si tratta, spero, della solita tiritera su Pratt, Crepax o Battaglia. Importanti, ma sempre quelli, Per me è più interessante Cimpellin di Pratt, per intenderci.
Sono scettico sul punto di vista filosofico che dovrebbe spiegare qualche opera a fumetti, ma se qui si paragona qualche storia di Topolino a "Panta Rei", Aristotele o Parmenide, o Leibniz - faccio per dire - il sospetto è che il saggio assomigli a quelli di De Crescenzo tipo "Oi dialogòi" o le varie "Storia della filosofia greca", dai quali sembra che i napoletani siano filosofi per natura, per nascita, mostrando delle sintonie con i filofi anrtantichi.
Se si tratta di fare della letteratura amena va bene, ma altro non credo. Non credo che si possa progredire di molto.
"Nespole! Giuggiole e bagatelle!", come dice l'elefante Jumbo nel radiodramma di Topolino.

Incredibile! Siamo arrivati in contemporanea alle stesse conclussioni!

per curiosità sono andato a leggere la presentazione:
bla bla..ha avuto il suo filosofo più provocatorio in un Topo che, per spregiudicatezza nell'attraversare i confini delle discipline e mettere in discussione la costellazione delle certezze stabilite, non ha nulla da invidiare a Russell, Popper o Heidegger
bla bla..Altro che Topolino tutto legge e ordine, aiutante della polizia! È invece un ribelle capace di battersi contro ogni forma di prevaricazione

e, altra presentazione
blabla..isolando dodici storie emblematiche secondo l’ordine cronologico e concettuale, hanno tentato di ricostruirne l’intima essenza del personaggio più complesso e riuscito del mondo disneyano.


come si può con solo 12 storie "capirne" la filosofia...?
come si può presentare un mero personaggio di fantasia come "modello" di pensiero?

solo un pretesto per vendere facendo credere che si troverà chissa che!!!

La filosofia di Topolino...
Maddai, di divertono!
Metti che in ambito universitario piacciano i fumetti Disney,
metti che uno trovi un editore, e il libro è fatto.
Che c'è di strano? I filosofi son così.
Di libri ne fanno a iosa, idem con patate (sul classico)
la ragazza indicibile carrozzata Agamben.
Ciao, ti piace la filosofia?

non basta agire in un modo
per rendere qualcuno un filosofo;
questo i professori non lo sanno?

e chi decide quale "pensiero" è il migliore?
un topo incoerente con se stesso?
che si PIEGA ai VOLERI degli "autori"?

che si PIEGA ai VOLERI degli "autori" di fumetti?

PIEGATO ai propri VOLERI dagli autori "filosofi"?

Il libro è adatto per chi ama i fumetti e ha fatto il liceo classico, perché vi ritrova i concetti che ha studiato.

Topolino è solo una scusa, un pretesto per ritornare a quei concetti.

Un ripasso che, almeno nelle intenzioni, vuole essere leggero.

Chi non ha fatto filosofia, non ci capirà quasi niente. O penserà di capire e si dimenticherà tutto poco dopo.

In ogni caso, non è un’opera fondamentale che porta qualcosa di nuovo a Topolino o al fumetto.

Scusa Sebastiano ma tu lo pieghi un po' troppo in maiuscolo, ai voleri sto' topo!

@ Sebastiano

Platone ha dato, a modo suo, una risposta ai tuoi quesiti.

Diceva che le storie della sua epoca, i miti, erano scritte male perché non avevano una morale. Per esempio, Zeus che zompava sulla sorella Era per scoparla non era roba educativa.

Lui diceva che i filosofi dovevano creare delle storie loro, con un senso profondo. Ci provò lui stesso. La sua storia più famosa è quella di Atlantide.

Quella che mi piace di più è l’anello di Gige, che sembra una storia di Conan.

Durante un terremoto si apre una fenditura nel terreno, Gige vi entra e trova la tomba di un gigante con un anello al dito.

Gige si mette l’anello e scopre che quando abbassa il castone diventa invisibile.

Allora, rimanendo invisibile, va a vedere la regina mentre fa il bagno nuda…

La “filosofia delle storie di Platone” si può fare, ovviamente. L’ha fatta lo stesso Platone.

Guidobaldo, ma cosa stai dicendo? Sabastiano non ha scritto TOPOLINO in maiuscolo!

infatti.
come può qualcosa di ARCAICO aiutare un popolo di livello "filosofico" diverso?

e la religione non ha mai aiutato la CRESCITA spirituale delle persone
tanto più che l'Aldilà lo presentano come il riflesso di questo-Là

se poi sono di un Mondo più "vecchio"!...
e le storie di "dei" sono solo la mala-vita di corte,
di signorotti che vogliono che la plebe accetti i loro capricci senza fiatare.
ecco che si arriva al nostro presente dove molti, troppi, sono eterni "cuccioli" belanti!

Chi era quello? Gigio Gige e i suoi Gigioni?
Ve lo ricordate?
Io lo vedevo a "Drive In".

Va be', se a nessuno frega sapere come è finita la storia di Gige...


@Saur
Dai, siamo tutti qui che qui che vogliamo sapere se alla fine si sposano!

Immagino l’interesse.

Credo che a un certo punto Gige, approfittando del potere dell’invisibilità, uccida il re e si scopi la regina.

Il che, da un punto di vista morale, non è un miglioramento: si è passati dall’incesto di Zeus all’omicidio di Gige.

Ma poi dovrebbe accadere qualcos’altro, non ricordo bene. Sulla Wiki ci sarà scritto, oppure leggetevi la Repubblica di Platone, che contiene anche altre storie bellissime e la loro spiegazione filosofica.

Ora però spengo il computer.

Adios.

Ah, mi sembrava scialba. Non era finita! Ora capisco.
Sono passata di qua per Topolino, visto su FB e mi trovo a parlare di filosofia.

Mica sarà quella storiella dove Gige, allora, andava al palazzo del re, per fare rapporto sulle greggi e, qui giunto, usando il potere dell'anello, seduceva la moglie di Candaule, la regina.
Mica sarà quela dove lui con il suo aiuto uccideva il re, e diveniva al suo posto re della Lidia, eh?


Se era quella la sapevo già.
E' vecchia.

La tua, invece, come fa?

Antonella, senza offesa, sei una ragazza intelligente, colta e bella, ma anche un po' stronza.

Trattandosi di storie di Platone, sono tutte vecchie!

Adesso spengo davvero.

La mia fa che Gige ci aveva detto alla regina dei ghiacci:
"ma ti vuoi decidere a riappiccicarlo quel maledetto specchio o no?
Che ci dobbiamo fare una movie-clip, ci dobbiamo fare!"
Insomma, così e cosà...la regina lo rappeciotta.
Ma poi arriva Bilbo che dice: "no senti, a me
questo rappeciottìo non piace. Eh,oh!"
E la regina fluf sparisce ekkillavvista? E anche Gige fluf!
Allora Bilbo va fuori sulla neve, prende un bel rettangolino di ghiaccio
e ci scrive : ETERNITA'.
E Platone e tutti, contenti.

AHAHAHAHAH!
Come impatto col blog è stato devastante!
:D
Insultata alla prima! Fantastica, questa!
Troppo forte.
L'ironia mia era chiara, no?

"Nella Repubblica, Platone mette la storia dell'anello di Gige in bocca a Glaucone, che lo usa per dimostrare che nessun uomo è così virtuoso da poter resistere alla tentazione di fare azioni anche terribili, se gli altri non lo possono vedere. Partendo da questo, Glaucone arriva a dire che la moralità è solo una costruzione della società, che l'uomo rispetta per paura delle conseguenze e delle sanzioni. Una volta che queste sono eliminate, quando nessuno può vedere ciò che fai, la morale viene meno, e l'uomo si rivela per quello che è in realtà"


"quando nessuno può vedere ciò che fai, la morale viene meno, e l'uomo si rivela per quello che è in realtà"

ma parlavano di morale-sesso
o morale-onestà
???


Platone però "sbagliava"
dice:
"Secondo lui, infatti, se questo anello venisse dato a due uomini, uno giustissimo e l'altro empio, questi si comporterebbero alla stessa maniera"

NON è vero.
se il "virtuoso" lo è solo
"per paura delle conseguenze e delle sanzioni"

farà di peggio!!!
dopo una vita di "frustrazioni"
sarà un escalation!

No, no, senti, noi non siamo mica così che poi facciamo di peggio,
noi siamo virtuosi per bene, anche Saur, vero Seba?

Antonella, sento già di volerti bene.

Il fatto è che su internet gli spoiler vengono guardati male.

E poi "stronza" non è un'offesa: in certi casi potrebbe essere un complimento.

Conoco un sacco di uomini che impazziscono per le stronze.

Comunque avevo capito che stavi ironizzando (non sei affatto stronza).

Io già mi comporto male senza anello (vedi il caso di Cristina), che con l’anello non si noterebbe la differenza. Ve be’, picchierei qualche vecchietta in più.

Ma Sue, lei che il potere dell’invisibilità ce l’ha davvero, ha dimostrato l’infondatezza della teoria di Platone. Non va mai a vedere gli uomini nudi che fanno il bagno, non ha ucciso regine per poi farsela con i re. Certo, ha avuto una sbandata per il principe Namor, ma non per questo ha ammazzato Dorma.

Poi Sue si è messa con Reed, attratta forse dal suo potere di allungarsi.

Insomma, non è vero che l’invisibilità dia sempre alla testa.

Anzi, il caso di Antonella.

Ma perché nessuno parla mai di Calvo?????

Chi è o cosa è “Calvo”, Toma?

E poi, tranne io che sto attaccato al computer per lavoro, stanno tutti festeggiando.

La gente di qui è strana, sono riuscito a scatenare un casino tirando in ballo le dichiarazioni di Milone su una serie di Valiant che seguo solo io, e nemmeno un refolo di vento con la mia provocazione su Zagor. Si vede che nessuno ha letto Zagor.

L’inchiesta sui fumetti letti dalle femmine mi pareva buona, ma ha ricevuto, al massimo, quattro risposte.

“Le aquile di Roma” di Marini, che per me è il fumetto cool del momento, non l’ha letto nessuno.

Comunque, cos’è Calvo?

Chi è o cosa è “Calvo”, Toma?

E poi, tranne io che sto attaccato al computer per lavoro, stanno tutti festeggiando.

La gente di qui è strana, sono riuscito a scatenare un casino tirando in ballo le dichiarazioni di Milone su una serie di Valiant che seguo solo io, e nemmeno un refolo di vento con la mia provocazione su Zagor. Si vede che nessuno ha letto Zagor.

L’inchiesta sui fumetti letti dalle femmine mi pareva buona, ma ha ricevuto, al massimo, quattro risposte.

“Le aquile di Roma” di Marini, che per me è il fumetto cool del momento, non l’ha letto nessuno.

Comunque, cos’è Calvo?

Cara Biniere
A domanda rispondo:
Calvo è uno senza capelli.
Calvo è molto attuale attualmente,
poiché lo stress causa calvizie precoce
il che è molto trendy.
In conseguenza di ciò, anche più di un semi-pelato
ha deciso di rasarsi a zero, divenendo a sua volta
calvo.
Da cui, secondo i più recenti paradigmi della moda,
calvo è bello.
Io però non sono calvo, tu Saur sei calvo?
Mi chiedo se Toma stia ancora festeggiando
e se sia calvo.
Per quanto riguarda invece i fumetti, Luthor è calvo,
Lothar è calvo ed è calvo pure Yellow Kid.
Ps.
Perché insisti sulle Aquile di Roma? Sei animalista o cosa?

Ciao, sono assolutamente di passaggio, vedo la richiesta di Saur e una stupidaggine in merito. Edmond-François Calvo è stato considerato dai francesi uno dei Maestri del fumetto europeo, anche se il discorso su di lui sarebbe assai articolato, nonché intrigante. Querelato per plagio dalla Disney francese, il suo Hitler-Ezechiele è un assoluto must.
Lo trovate qui:

http://fr.wikipedia.org/wiki/La_bête_est_morte_!


Qui c'è una sua lacunosa biografia:
http://fr.wikipedia.org/wiki/Edmond-François_Calvo


In Italia è stato pochissimo pubblicato, da un Club fiorentino e molto prima da Mario Nerbini negli "Albi della Brigata Allegra" e in un tascabile discutibile dello stesso periodo con copertine (vado a memoria) di Scudellari.


Qui su Lambiek:

http://www.lambiek.net/artists/c/calvo_ef.htm

Saur/Sauro, naturalmente.

Grazie Luca,

la mia ignoranza è senza confini. Di questo Calvo avevo solo un vaghissimo ricordo. Peccato che, salvo Uderzo, in Francia non ha influenzato nessuno. A meno che… no… non oso pensarlo…

Sulla pagina della Lambiek si vede bene che, anche come illustratori, i disegnatori umoristici sono meglio di quelli realistici (fotografari).

Ha ragione Tomaso, bisognerebbe parlarne. E ripresentare le sue illustrazioni, oltre che i fumetti. Be’, visto che lo conosce, potrebbe farlo direttamente Tomaso.

Il fatto di aver scoperto Calvo rende questa giornata non del tutto infruttuosa.

Se solo in questi post i dannati documenti audio e video non si aprissero automaticamente ogni volta…

ma -Marini- di Gipsy, Rapaci, Lo Scorpione, La Stella del deserto
??
io i 100% micro, raramente ormai li guardo perché sono in formato ridotto

nei siti poi è indicato come Marini Enrico
e ciò non aiuta quando lo si conosce come Marini!

p.s. non tutti stanno festeggiando
festeggiare poi cosa ‽‽‽

Sebastiano, il volume delle Aquile è pubblicato in formato bello grande.

Prima volevo dire: non è che Calvo ha influenzato in qualche modo anche Jijé e di conseguenza Franquin?

Più nel segno che nel resto.

Ancora con le Aquile di Roma!?
Ma tu vuoi farmi piangere.
Non so più come dirtelo.
Bravo quanto vuoi, ma a me Marini
proprio non mi piace.
E nemmeno le Aquile di Roma.
Non voglio sapere che cosa ti ha fatto Calvo. Me lo immagino.
Uderzo per me è più interessante, è daltonico.

Anche se devo partire fra meno di cinque ore e ho appena riaperto il computer, aggiungo queste due righe. L'importanza indubbia di Calvo è tutta da considerare nel passato della bedé, perché il suo stile, di ascendenza americana, e di derivazione dei disegni animati (è evidente l'influsso di Hank Porter, che non fu animatore , ma trasportò graficamente quello stile nelle illustrazioni pubblicitarie,, nelle Wat Insignia e così via) sarebbe stato decisamente superato da fumettisti più originali, Franquin in prima linea. E poi, Peyo, Gotlib e i vari franco-belgi distanti dalla grafica USA ma derivanti direattamente da essa, pur in via mediata.
C'è anche da considerare l'arte sequenziale "arcaica" di Calvo, priva di balloons, che lo avvicina al libro illustrato, altro medium che frequentò in contemporanea. Queste caratteristiche ce lo rendono un po' indigesto oggi, lo relagano nel mondo dell'infanzia e lo avvicinano al reperto archeologico, più che alla lettura godibile, che va da Asterix a Gaston Lagaffe, da Spirou a Gai-Luron, da Iznogud a Bull e Bill, per dirla all'italiana.

Calvo è un mostro sacro per i francesi, anche perché "granguignolesco" nelle sue rappresentazioni migliori, lontane dall'edulcorazione delle Silly Symphonies o delle Happy Harmoniese di Harnan & Ising, dove pure detta legge lo stile tondeggiante mutuato da Calvo. Purtroppo, però, ha lavorato per l'infanzia e le sue storielline di gattini e animaletti vari, pur sfiorando a volte il capolavoro, non possono appassionare un adulto contemporaneo.

Tutti questi sono ostacoli alla sua traduzione in italiano o in altre lingue, oggi come trenta o quaranta anni fa.


Ma le sue tavole originali, che ho visto esposte a Parigi alla meravigliosa biblioteca di Tolbiac (già, vicino al ponte descritto da Léo Malet e Tardi) sono mozzafiato. Acquetelli di ficcolo formato con colori ancora vivissimi. Arancio squillante vicino a blu cobalto molto luminoso. Un grande artigiano del passato che sicuramente è stato letto e studiato da i fumettisti del dopoguerra. Sauro cita Franquin, ma possono essercene molti altri. Prima della nascita e della fioritura dello stile franco-belga che conosciamo, i punti di riferimento dei suoi caposcula non erano molti e tra i francesi Calvo c'era senza dubbio.

E...
... posso sbagliare...
... ma ci sono stati anche i nostri Sebastiano Craveri e Benito Jacovitti (che, come sappiamo, erano letti e ammirati anche da Jean Giraud).


Il discorso sarebbe lungo.
Ma volevo accennare anche al fatto che...

(proseguo sotto)

... che in coda a uno dei post su Valiant ha risposto direttamente Andrea Rivi qualche ora fa spiegando l'arcano della loro pubblicazione (appena ho un attimo di tempo evidenzio quella risposta).

E poi, per Rosa Ruberti, se legge anche qui, che ho trovato in ritardo il suo intervento. E che cercherò, nei limiti del possibile (di quanto mi è concesso per il momento, per non passare guai rivelando segreti d'ufficio), di rispondere anche a lei.

Sauro,
i 100% non sono -tutti- in formato "comics" ?
mentre Le Aquile in formato Album!

quando un'opera è nata per un formato se la si rimpicciolisce PERDE!!!

presi Murena ma non il secondo.
detesto quando rimpiccioliscono le tavole!
è una mancanza di rispetto verso l'autore.

della serie: ti pubblico ma temendo che non vendi faccio una edizione economica.

passi la mancanza di copertina rigida ma dico io:
perché non mantenere il formato originale?
presentando più episodi
come hanno fatto loro,
si risparmiano già 3 copertine rigide +2 rilegature
quindi con un abbassamento del prezzo.

perché allora trattarlo come un comics?
forse che sperano in un futuro cartonato?

Luca,
se Edmond-François non "va" in Italia non si potrebbe proporre ai Giornali,
ormai sono loro a stampare i fumetti,
una serie tipo
i classici dei "fumetti" oltre-frontiera

dove presentare scrittori o disegnatori poco conosciuti in Italia?

ho già un altro nome, Jesse Santos.
è mai stato pubblicato in Italia?
mesi fa presi "the occult files of Doctor Spektor" della Dark Horse...

Io con un titolo del genere mi compro subito tutta la serie.
I classici dei fumetti oltre-frontiera!
Meraviglioso.
Lo fai di mestiere o ti vengono così?
Buon giorno!
Per me formato originale sempre!
E finché c’è carta che la si usi bene.
Ma attenzione, se disegni e hai la mano che diciamo “allarga comprimendo”
(non è un controsenso, facci caso) qualche volta devi farti l’esamino del buio.
Devi imparare a rallentare senza dover correre in punta di stile sempre sempre.
Altrimenti ti gonfi, anche nel formato regolare.
Col risultato che poi, bene che ti vada, anche se ci hai quel magico arpioncino
che ti tiene attaccato al filo su cui corri, via via ti irrigidisci, perdi agilità
nel calibrare le masse e devi comprimerle, ampliandone i volumi per equilibrare
la mole complessiva.
E così che il disegno perde movimento.
Dice ma guadagna in staticità, si, lo so ed è anche più attuale.
Ma è proprio per questo motivo che Bronzino guadagnava più di Pontormo…..

Sebastiano, te lo ripeto, le Aquile della Panini è in formato grande, non in quello comic book dei vecchi 100%. E scrivendosi da solo, Marini è molto più bravo che mal accompagnato.

Luca, grazie ancora

Di nuovo Sebastiano, secondo me per proporre una collana francofona ai quotidiani bisognerebbe intitolarla “I Grandi del Fumetto Europeo”, mettendoci molta roba franco-belga e qualcosa di italiano (Giardino) e spagnolo (Dany Futuro) in quel formato (ma anche inglese). Non con storie selezionate, ma partendo dal primo numero buono di una serie (per esempio l’11 di Ric Roland) e andando avanti cronologicamente finché si può.

I personaggi andrebbero alternati, naturalmente.

perché fermarsi al fumetto europeo?

anche se hai ragione:
c'è tanta roba
tanti autori
che di collane del genere ne servirebbe più d'una!

...le aquile quindi non sono "ridotte"?
allora lo cercherò in fumetteria per visionarlo

Riprendo una nota di Luca Boschi riguardante Craveri in Francia:
Une réponse très documentée de Robert Di Paola : "Je n'ai pas trouvé ce dessin dans les 66 numéros de Gavroche. Par contre, il se trouve au beau milieu de la page 3 de l'album de 28 pages en couleurs : "Les aventures extraordinaires de Boniface le Grand" dont il représente le héros, Boniface (image jointe).
Boniface
Il est indiqué en dernière page de l'album qu'il a été édité par les Editions Théophraste-Renaudot (58, rue Pierre Charron, Paris (8e)) et imprimé le 10-4-41. Cet éditeur était aussi celui de Gavroche, ce qui permet de comprendre le sens du dessin de dédicace en question. On trouve d'ailleurs dans plusieurs numéros de Gavroche, le premier étant celui du 27 mars 1941, des encarts publicitaires pour cet album, généralement en bas de page. La signature qui se trouve à plusieurs reprises dans l'album est celle de : Craveri. C'est celle qui est indiquée dans le numéro 26 d'avril 1981 du CBD (page 5) dans un article consacré à Gavroche et qui mentionne l'album de Boniface comme étant annoncé en avril 1941. On trouve le même nom dans le BDM (Page 194 de la dernière édition) et sur le site DLGDL. Mais il n'est attaché à aucune autre publication. Le numéro 26 du CBD rajoute que Craveri est aussi le "dessinateur du "Rouspétodonte" dans Jumbo", ce que je n'ai pu vérifier.
Venons en à Vica, dessinateur, entre autres, dans les 66 numéros de Gavroche. Le site Wikipedia (http://fr.wikipedia.org/wiki/Vica) rappelle que Vica est le pseudonyme de Vincent Krassousky (V.K.). Est ce le hasard qui fait qu'il y a une certaine similitude entre ces deux noms et Craveri. D'ailleurs les dessins de l'album ont quelques ressemblances avec ceux de Vica. L'une des têtes chercheuses des Bd oubliées pourrait elle confirmer (ou infirmer) que Vica et Craveri sont une seule et même personne ?".
Sebastiano Craveri (1899-1973) fut un collaborateur majeur du journal "il Vittorioso". Il y publia du numéro 22 (5.6.1937) au numéro 34 (28.8.1937) sous le titre "Le sette città" l'histoire de Cecco, rebaptisé Boniface dans l'album en français des éditions Théophraste-Renaudot. Il a fait l'objet d'une réédition par l'A.N.A.F. (Associazione Nazionale Amici del Fumetto) en 1974 dans la "Serie Papa' Craveri" des "Albi dell'Avventura". On y trouve aussi une biographie de S Craveri et une bibliographie des planches parues de 1937 à 1962 dans "Il Vittorioso".

La storia di Craveri è quella del 1937 apparsa su "Il Vittorioso", ossia " Le sette città", tradotta in francese come "Les aventures extraordinaires de Boniface le Grand".

Il disegnatore Vica non è certo Craveri sotto pseudonimo:
http://www.li-an.fr/blog/histoire-bd/vica-un-heros-collabo/

Il disegnatore Vica non è certo Craveri sotto pseudonimo:
http://www.li-an.fr/blog/histoire-bd/vica-un-heros-collabo/

Comunque lo stile di Vica è particolare e a tratti mi ricorda Landolfi degli esordi.
Strani cross over con distorsioni temporali .
Mah, lo studio della BD è un pozzo senza fondo.

@ Luca @ Tomaso

L’influsso di Jacovitti sull’italiano Uderzo è evidente nelle prime strisce di Umpa-Pah, o come si scrive, proposte senza successo ai syndacates americani e rimaste inedite. Poi Uderzo ha preso un’altra strada, più vicina agli americani e a Calvi (passando però per il fumetto realistico).

@ Sebastiano

Propongo l’espressione “Fumetto Europeo” per due motivi:
1) Il “Fumetto d’Oltralpe”, a livello di marketing, non se lo filerebbe nessuno.
2) Perché il formato “album” consentirebbe di radunare molti europei, compreso Jacovitti, ma non comic book e manga. Peraltro, i quotidiani potrebbero allegare una serie di manga che hanno ispirato i cartoni animati, soprattutto negli anni Settanta-Ottanta-Novanta: sarebbe un successo STREPITOSO (Goldrake, Lamù, Devilman, Lupin III, Slump e Arale, Doraemon, Ken il Guerriero, Occhi di Gatto eccetera).

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