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LA BESTIA E' MORTA (come il 2013)!

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A grande richiesta (si fa per dire), socchiudiamo un po' di battenti con un disegnatore e illustratore mai trattato approfonditamente da Cartoonist Globale.
Nemmeno questa volta lo facciamo, a recitarla integralmente, ma se non altro queste belle immagini di animali antropomorfi, a loro modo seminali, ci offrono la possibilità di convogliare sotto i lupi hitleriani e le altre bestiole più o meno cute i commenti odierni, invece di continuare a stiparli sotto l'altro post (domenicale) sui funny animals.

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Poiché la conversazione di questo post si sta orientando in direzione degli artisti collaborazionisti con il regime nazista, siamo perfettamente in tema.

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Nel frattempo (adesso lo accenno appena) è "partito" timidamente il nuovo blog che mi riguarda, su questo coacervo di blog(s), PostCardcult, che annovera fior di giornalisti e blogger impegnati sul versante della arti.
Faccio compagnia, fra gli altri a (in ordine alfabetico) Lola Airaghi, Davide Barzi, Loris Cantarelli, Pasquale Del Vecchio, Pasquale Frisenda e tanti altri, fra i quali spicca l'organizzatore maximo del tutto, Andrea Smidili, il quale fra poco, all'inizio del 2014, sistemerà il tutto in maniera inedita, con maggiore visibilità per tutti.

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Intanto, chi vuole può spargere la voce.

Tagada Detective

E grazie a Mario Benenati, uno degli eroi più pazienti che la Storia annoveri nei suoi annali, che già ha commentato la nuova postazione riuscendo in tempo reale a pubblicare il commento (cosa che con TypePad e il suo antispam sterminatore è spesso una pia illusione)!

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Patamousse

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Calvo

Commenti

Beh, insomma, Hergè collaborazionista.....
Segue o seguirà un link

Bellissimi questi animali, Anche se non sono un fan del genere riconosco una qualità di segno in questo autore francese che non è certamente comune. Tagada è magnifico e così il lupo in bianco e nero. Si capisce che metteva molto cervello nel disegnare, più che pancia. Certi risultati si ottengono soltanto pensando, provando e riprovando, non "espellendo" in modo apparentemente spontaneo quello che si crede di sentire (e che spesso è solo superficialità e pigrizia).

L'ombra del collaborazionismo attraverso la BD belga si proietta fino ai giorni nostri?????

Mamma mia , qui sparisce tutto.
L'ombra del collaborazionismo....
http://www.actuabd.com/L-Onde-Septimus-prolonge-La-Marque

Mamma mia , qui sparisce tutto.
L'ombra del collaborazionismo....
http://www.actuabd.com/L-Onde-Septimus-prolonge-La-Marque

nella Bd belga si prolunga e si proietta anche su di noi?
Andiamoci piano con le accuse.

mi ricordo bene questa immagine, perché ha fatto parte di una slide che lo scorso 26 gennaio ho fatto vedere in un incontro a Barcellona P.G. in cui ho parlato di Fumetti e Shoa.
ora basta pero', Luca. Non te ne voglia nessuno ma bisogna lasciare questo spazio virtuale a favore dell'altro.
Io farei di tutto per portarmi tutto l'archivio di post da qui a là, ma credo non sia facile farlo. :-(
Buon Anno a te Luca, e a tutti i commentatori dei tuoi post.

incredibile! Il mio commento è apparso subito...
:-)

Adesso non posso andare a controllare, ma negli episodi realizzati in tempo di guerra Hergé inseriva su Tintin dei cattivi banchieri americani di chiara origine ebraica.

Anche dopo l’autocensura successiva, i lineamenti ebraici (o supposti tali) sono rimasti.

Ora, abate o non abate che lo influenzava al giornale, anche tutta la produzione precedente di Tintin è fortemente reazionaria.

Dopo la guerra, Hergé si butta un po’ sul comunismo per recuperare a sinistra, anche se Tintin diventa, piuttosto, un personaggio cinico e apolitico.

Meno gradevole del precedente, che piaceva tanto ai vertici nazistoidi belgi, compreso al suo clone umano che Hitler avrebbe voluto “come figlio”.

Ciao, intanto in bocca al lupo (nazista?) per il nuovo blog. Nei prossimi giorni immagino che ci sposteremo a commentare lì. forse passeranno più o meno ragazze, forse avrà maggiore o minore visibilità. Ma si suppone che i post e i commenti arriveranno più in fretta.
Come facciamo il trasloco?
Quanto a Hergé concordo pienamente con Sauro. Era un grande disegnatore e raccontatore di storie ma anche a mio avviso, per quel che ho letto, le sue prime storie erano sull'antisemitoide. Forse era lo spirito dei tempi, ma non è nemmeno detto. NBon tutti la pensavano così o vivevano così.
Qualcuno anni fa aveva scritto dei pensieri in merito riguardo ad alcuni attori, come Enrico Maria Salerno e Raimondo Vianello.
Be', possiamo riparlarne.

Le autorità tedesche dell’occupazione francese erano più illuminate di quelle della stessa Germania.

Durante quel periodo, in Francia, sono stati prodotti bei fumetti e buoni film (come “Il Corvo”). In generale tutta la cultura ne ha beneficiato.

Questo tornava utile ai tedeschi, che volevano i francesi moderatamente soddisfatti e quindi tranquilli.

Ma anche agli artisti e agli intellettuali francesi, che, salvo significative eccezioni, prima hanno guadagnato grazie ai tedeschi e poi si sono fatti passare tutti per partigiani (compreso Hergé, che era belga).

Ma lo si potrebbe dire, in una certa misura, anche di Sartre e di tanti altri “mostri sacri” come Picasso.

Te cilài kiòppi nnonòvo?
Io pleso 1 kiòppo nnonòvo
blucia, gila e ppppu-ummm!
AH AH AH!
Io kioppàto kiòppo nnonòvo, Tatina.
AH AH AH!
Tatina linziàta, bbattùto polta.
Via. Pù.
Tatina nnovècco!
AH AH AH!


Veddiana , per castigarti ti racconto una storiellina: C'era una volta in Belgio nel lontano mese di Maggio 1940 un brutto Orco cattivissimo. Il suo nome era George Remi, in arte Hergé. Mo' che faceva il nostro Orkoporco?? fino a quel momento disegnava storie a fumetti su "Le petite Vingtième", supplemento settimanale del quotidiano di Bruxelles "Le XX° Siecle".
Storie traboccanti di cattivi banchieri giudei che ne combinavano di tutti i colori.

Riconoscibili dal loro naso adunco, questi banchieri potevano assumere diverse sembianze: che so , Bianca Castafiore, l'usignolo milanese, oppure il temibile collezionista di modellini di navi Messieur Ivan Ivanovitch Sakkarine ( Rue de l'eucalyptus, Bruxelles).

Qualcuno di questi ebrei era comunista e bolliva le Veddiane a fuoco rapido per ingoiarsele prima in un sol boccone e risolvere in tempi più rapidi possibile il problema della petulanza.

Ecco, lo sapevo!
Verdiana ha fatto scappare Pennacchioli!

Ciao a tutti, ragazzi, è stato un anno di merda, ma poteva anche andare peggio, ci rileggiamo nel 2014.

AH AH AH!
Te cilài kiòppi nnonòvo?
AH AH AH!
Bacino Tommago!
Cèllo Bisse
AH AH AH!

Secondo me il terribile banchiere comunista nonché giudeo, inseriva le sue piccole vittime in un bottiglione di vetro ben trasparente e il tale loco le lasciava per anni (nutrendole con sofisticati meccanismi ed espellendo le scorie con sistemi tradizionali).
Con il passar degli anni le bimbe crescevano assumendo forma di bottiglia.
Pare che nell'antica Cina fosse in uso anche tale tipo di raffinata tortura.Chissà, forse il banchiere comunista ebreo era anche figlio del celeste Implelo!!
Fine

AH AH AH!
Te cilài kiòppi nnonòvo?
AH AH AH!
Bacino Tommago!
Bacino Tommago!

Comunque, per tornare seri, Hergè nel maggio 1940 dopo l'invasione tedesca, l'armistizio voluto dal re Leopoldo III°, la chiusura del quotidiano "Il XX° Secolo", passò a lavorare per il quotidiano "Le Soir", che ovviamente era controllato dall'invasore ed occupante tedesco.
Hergé ha un inserto tutto suo, "Le soir Jeunesse", dove inizia la storia di Tintin "Le Crabe aux pinces d'or".
Ne settembre 1941 sparisce l'inserto e hergé lavora direttamente sul giornale con strisce quotidiane.
Storie dal ritmo serrato, narrativamente molto intriganti: La stella misteriosa,Il segreto del Liocorno, Il tesoro di Rackam il rosso e il suo seguito .una storia bellissima ( per me)intitolata "Le sette sfere di cristallo2 nell'ambito della quale si nota lo zampino di Jacobs:Storia, quest'ultima che si interruppa il 3 Settembre 1944 con la liberazione di Bruxelles da parte degli alleati.
Tirando le somme: Hergè lavorò per una pubblicazione gestita dall'occupante germanico, ma nelle storie disegnate in quel periodo non c'è MAI nessun riferimento alla realtà di allora.Le storie disegnate erano tutte di evasione.
Volete tirare le pietre, fate voi!

Comunque, per tornare seri, Hergè nel maggio 1940 dopo l'invasione tedesca, l'armistizio voluto dal re Leopoldo III°, la chiusura del quotidiano "Il XX° Secolo", passò a lavorare per il quotidiano "Le Soir", che ovviamente era controllato dall'invasore ed occupante tedesco.
Hergé ha un inserto tutto suo, "Le soir Jeunesse", dove inizia la storia di Tintin "Le Crabe aux pinces d'or".
Ne settembre 1941 sparisce l'inserto e hergé lavora direttamente sul giornale con strisce quotidiane.
Storie dal ritmo serrato, narrativamente molto intriganti: La stella misteriosa,Il segreto del Liocorno, Il tesoro di Rackam il rosso e il suo seguito .una storia bellissima ( per me)intitolata "Le sette sfere di cristallo2 nell'ambito della quale si nota lo zampino di Jacobs:Storia, quest'ultima che si interruppa il 3 Settembre 1944 con la liberazione di Bruxelles da parte degli alleati.
Tirando le somme: Hergè lavorò per una pubblicazione gestita dall'occupante germanico, ma nelle storie disegnate in quel periodo non c'è MAI nessun riferimento alla realtà di allora.Le storie disegnate erano tutte di evasione.
Volete tirare le pietre, fate voi!

Comunque, per tornare seri, Hergè nel maggio 1940 dopo l'invasione tedesca, l'armistizio voluto dal re Leopoldo III°, la chiusura del quotidiano "Il XX° Secolo", passò a lavorare per il quotidiano "Le Soir", che ovviamente era controllato dall'invasore ed occupante tedesco.
Hergé ha un inserto tutto suo, "Le soir Jeunesse", dove inizia la storia di Tintin "Le Crabe aux pinces d'or".
Ne settembre 1941 sparisce l'inserto e hergé lavora direttamente sul giornale con strisce quotidiane.
Storie dal ritmo serrato, narrativamente molto intriganti: La stella misteriosa,Il segreto del Liocorno, Il tesoro di Rackam il rosso e il suo seguito .una storia bellissima ( per me)intitolata "Le sette sfere di cristallo2 nell'ambito della quale si nota lo zampino di Jacobs:Storia, quest'ultima che si interruppa il 3 Settembre 1944 con la liberazione di Bruxelles da parte degli alleati.
Tirando le somme: Hergè lavorò per una pubblicazione gestita dall'occupante germanico, ma nelle storie disegnate in quel periodo non c'è MAI nessun riferimento alla realtà di allora.Le storie disegnate erano tutte di evasione.
Volete tirare le pietre, fate voi!

Prendete tre e pagate uno!

Cosa doveva mettere, Hergé?

L’apologia ai lager?

Poi tu vedi le edizioni attuali, ritoccate dopo la guerra.

Nella sua produzione sotto l’occupazione, peraltro la migliore di Hergé, è evidente che i tedeschi sono gli amici (anche nella scelta degli aerei) e la “plutocrazia ebraica internazionale” il nemico. Nel senso che era evidente ai lettori dell’epoca.

Ma anche prima dell’occupazione, le storie di Hergé risentono pienamente del clima reazionario del Belgio di quei tempi: i liberali americani sono tutti gangster, i negri colonizzati dei servi stupidi eccetera.

Quanto a Veddiana, non insulta nessuno.

AH!AH!AH
Te cilài kiòppi nnonòvo?
Tu ccé ndiiiidi dà llettralleee...
Ze lèè ttémpè eeloooooooo!
AH!AH!AH
Bacini Tommago!
No pietle Tommago!
Veddiana voli bene Tommago,
e tatto tatto.
Mh!

Sauro: io ho le edizioni in striscia quotidiana ristampate da un piratesco editore, senza aggiunte ,tagli e ritocchi.
Comunque si è innocenti fino a prova contraria.Se qualcuno mi fa vedere quelle storie di Hergè su originali, inserto e strisce, e ci trovo ideologia filo tedesca, allora mi ricredo.

Il commento è svanito!
Comunque ripeto: io ho tutte le ristampe abusive delle storie in strisce, quindi verosimilmente non epurate.
Se rimaniamo entro il periodo 1940/44 le cose dovrebbero stare come penso io.
POi, casomai, penso male.Eh!

Vorrei prendere gli albi di Tintin e commentare vignetta per vignetta, ma non ho tempo.

Prova a leggere qui:

http://www.theguardian.com/books/2001/sep/30/classics.booksforchildrenandteenagers

Per esempio:

"But even Farr struggles to offer a positive explanation for The Shooting Star, written in 1941, about a European expedition to recover a meteorite from Arctic waters. In the wartime version of the adventure the rival expedition is American and funded by a sinister Jewish financier called Blumenstein. In later editions the financier was changed to Bohlwinkel and the country to Sao Rico, but the unmistakably anti-Semitic caricature remained".

At which point, the boy reporter should have fled to the mountains of France to fight with the maquisards, or smuggled himself on board a boat to England to help out in the Battle of Britain - or, at least, hidden some Jewish children in his basement. But Hergé needed work and chose to remain in Belgium. He took his cartoon strip to the collaborationist daily, Le Soir, the mouthpiece of the Occupation, and set to work producing adventures carefully designed not to offend.

Provo a rimandare questo pezzo, sperando che stavolta esca:

"But even Farr struggles to offer a positive explanation for The Shooting Star, written in 1941, about a European expedition to recover a meteorite from Arctic waters. In the wartime version of the adventure the rival expedition is American and funded by a sinister Jewish financier called Blumenstein. In later editions the financier was changed to Bohlwinkel and the country to Sao Rico, but the unmistakably anti-Semitic caricature remained".

Nessuno obbligava Hergé ad attaccare gli ebrei, nemmeno i nazisti.

Hergé si è fatto volontariamente complice delle persecuzioni antisemite attraverso la propoganda, inducendo qualche lettore a dire ai nazi dove si nascondeva l'ebreo vicino di casa.

Non per questo i suoi fumetti sono meno belli.

Ahhhhiméééééé!!!!
Purtroppo il cambio di nome da Blumenstein in Bohlwinkel in effetti avvenne già nell'edizione de "La stella misteriosa" in albo Casterman del 1947.
Però non saprei dire se questa sua propaganda antisemita- Blumenstein in effetti è una vera carogna - possa aver indotto qualcuno a denunciare i vicini ebrei.
Ehh, c'è qualcosa di marcio in Belgio!!

Da solo Hergé probabilmente non convinceva nessuno, ma in associazione a cinegiornali, radiogiornali, quotidiani e riviste controllati dai nazi, sì.

Ma la cosa grave, ripeto, è che Hergé non era obbligato a inserire ebrei cattivi. Se glielo chiedevano, poteva rifiutarsi.

Non esisteva la situazione caricaturale dove i nazi ordinavano e gli uomini della stampa venivano fucilati se disobbedivano.

Gli uomini della stampa venivano lisciati, blanditi e premiati dai nazi.

Hergé ha messo quelle situazioni perché ci credeva o perché sperava di ricavarne un ulteriore vantaggio. O, più probabilmente, per entrambi i motivi.

Il suo antisemitismo è sicuramente di origine clerical-cattolica: in Belgio pareva di stare nella Spagna di Franco ancora prima dell’arrivo dei tedeschi.

Comunque bisogna estrapolare il meno possibile dal contesto allargato.
Nella storia del 1939/40 ( interrotta dall'invasione del Belgio) "Tintin au pays de l'or noir" che veniva pubblicata settimanalmente su"Le petit vingtiéme", Hergè è molto più equilibrato nel rappresentare la situazione dell'allora Palestina, protettorato inglese, reclamata sia dagli ebrei che dagli arabi.
certo, ancora la guerra non era scoppiata.
Nell'edizione in albo del l963 la storia è la stessa a parte gli scenari di sfondo più curati , nella successiva edizione preparata per il mercato inglese nel 1969, alcune tavole furono ridisegnate.
Insomma la storia ebbe tre diverse "sistemazioni".

Mah, i nazi, prima della guerra, volevano mandare gli ebrei in Madagascar. Li avrebbero mandati volentieri anche in Palestina, se gli arabi non fossero stati loro ammiratori. Purché non in mezzo agli "ariani".

Piuttosto, pensa che bello sarebbe stato se i syndacates americani avessero fatto come i belgi.

Cioè realizzato strip pensate per essere ripubblicate in albi.

Alla fine avremmo avuto storie di Dick Tracy, Little Orphan Annie, Terry and the Pirates eccetera senza continue ripetizioni, dotate di un inizio e una fine.

Cioè delle vere storie come quelle di Tintin.

Di sicuro, prima dell’occupazione, Hergé era antitedesco come tutti i valloni.

Nella occupazione del neutrale Belgio durante la prima guerra mondiale, i tedeschi favorirono i fiamminghi, sfruttando il risentimento che costoro covavano nei confronti dei francofoni.

Da buon vallone, quindi, prima della seconda guerra mondiale, Hergé ha realizzato una storia in Medio oriente antitedesca, a prescindere dall’ideologia nazista che la Germania aveva in quel momento storico, più che una storia filoebraica o filoaraba (la definizione di “palestinese” non credo esistesse ancora). L’equilibrio tra queste due fazioni era in chiave antitedesca.

Durante l’occupazione, invece, Hergé non ha più trattato gli ebrei dal punto di vista geopolitico del Belgio, che non esisteva più, ma da quello “razziale”. Trovando sicuramente assonanze tra l’antisemitismo clericale e quello nazista.

Luca,
ma nel nuovo sito ci vuole una qualche forma di iscrizione?

Eccomi!
Buon anno, tra l'altro!
No, figurati! Nessuna iscrizione; per commentare eccetera eccetera, si puo' fare anche senza loggarsi. Io lo sto imparanmdo adesso, e si puo' rispondere a delle domade o interventi specifici direttamente sotto senza dover mettere in fila il proprio intervento come accade qui, dove a volte (o sempre?) non si capisce chi replica a chi.

Sto cercando di incomporre una specie di prolungamento di questo post per dare continuità al discorso.

E, tra l'altro, il primo commento sembra sia stato di una donna (che a quanto pare legge fumetti!) :-)

Mi sono un poco perso: ma ho dato l'impressione che la storia di "Tintin nel paese dell'oro nero"iniziata nel 1939 avesse connotazioni antitedesche?
Il problema in futuro fu che la situazione in Palestina cambiò e che nel 1969 per l'edizione inglese la storia dovette essere rimaneggiata sostituendo alla polizia inglese quella araba.
Insieme ad altri particolari.
Comunque questa faccenda di rimaneggiare le storie per il mercato estero si presentò più di una volta, specialmente per quanto riguarda il mercato americano.Una volta persino per la Svezia, con "Tintin in Congo"! Boh.

Sì, in quella storia il cattivo è un tedesco.

Hergé non potè completarla perché i tedeschi invasero il Belgio.

Lo si dice anche nell'articolo del Guardian che ho postato sopra.

Beh Muller ( con la dieresi su l"U") nasce nella storia di "Tintin e l'isola nera", poi riappare in quella dell'oro nero ma solamente a partire nella tavola 26 dell'edizione a colori, corrispondente alla tavola 56 dell'originale versione in bianco ,nero e a volte pure rosso e blu.
Ma su le "Petit Vingtième" si vede di spalle solo nell'ultima vignetta e di spalle e nessuno poteva sapere che era quel tale Muller.
Due tavole inedite , la 57 e la 58 vennero alla luce solo nel 1986 all'interno del saggio di Philippe Goddin edito da Du Lombard.
Quindi, l'intenzione c'era, ma Muller entrò effettivamente in azione nella storia apparsa nel dopoguerra sull'ebdomadario "Tintin".

Allora, mi sono deciso di andare a prendere questi cazzi di Tintin.

Nell’episodio dell’Oro Nero, si dice nella quarta vignetta della quinta pagina dell’edizione canonica: “… sapete bene come sia grave la situazione internazionale. Ebbene: pensate se dovesse scoppiare un guerra!”.

Il petrolio aveva un’importanza fondamentale, nel 1939, per i tedeschi. Questa storia ha un evidente contenuto geopolitico antitedesco. Non antihitleriano, solo antitedesco: la Germania (non nazista) aveva invaso il neutrale Belgio nella Prima guerra mondiale e Tintin doveva impedire che l’invadesse anche nella Seconda. Per questo il nemico è la Germania, indipendentemente da che pagina appaia il personaggio del cattivo tedesco.

A questo punto il conflitto tra ebrei e arabi non può essere giudicato da Hergé, perché il pericolo è altrove.

Qui Hergé è nazionalista: difende la propria patria. Finché c’è.

ma il lettering vergato a mano quando è "nato" nei fumetti?
nell'ultima immagine, quella del bombardamento è chiaramente tipografico...
anche nel Tarzan di Foster è così.

i due tipi di lettering sono coevi o quello a mano si è reso necessario con la "nascita" dei balloon?

Ajuto!
E’ una serie di Øystein Runde, norvegese?
Si tratta di un fumetto non convenzionale
pieno di sarcasmo, iperbole e humour nero?

Ahhhhh!!! Sauro ha fondamentalmente ragione sul senso della storia di Tintin nel paese dell'oro nero.
Devo dire, lo confesso, che la prima parte originale in prima edizione 1939/40 di questa storia la consultai almeno 20 anni fa, ma non la possiedo.
Nella sua prima versione in albo a colori edito da Casterman ( io non ho la versione a puntate apparsa sul settimanale "Tintin") fu inserito anche il capitano Haddock all'inizio della tavola tre, che non poteva apparire nella versione prima ed originale del 1939/40 perchè ancora a dà venire, essendo stato creato successivamente.
Ma rendendomi conto che queste sono sottigliezze che solo i tintinomani un poco maniaci come il sottoscritto possono considerare importanti, lascio perdere e auguro a tutti BUON ANNO NUOVO!!!!!!

Senti ma tu ci vai al blog nuovo?
Quando ci vai?
Io non so se andarci oppure no.
Cioè insomma se ci vai tu forse ci vado pure io.
Inoltre ciao e
Auguri di Buon Nuovo Anno!!!

Io in questa faccenda del blog nuovo non ho ancora capito nulla.Oh, che ci volete fare, son duro di capoccia.
Inoltre ,avendo un problema con le EMail in partenza ( mi appare un paginone tecnico tutto in inglese con suscritto MAIL DELIVERY FAILURE) non so se quello che mando via mail a Boschi gli arriva o meno.
Va beh, staremo a vedere.

"Le Temaraire" antisemita.

UN ILLUSTRÉ SOUS L’OCCUPATION : LE TÉMÉRAIRE 755
accompagné de la même carte que celle publiée dans le livre du docteur Martial
31.
L’antisémitisme se glissait parfois dans des récits d’aventures comme
« Le secret du professeur O’Brien » où une illustration, signée Liquois, représentait
une brute en train de brûler la plante des pieds d’un Irlandais pour
lui faire avouer son secret 32. Dessin qui serait banal dans un récit d’aventures
si ne figurait à gauche du dessin un certain Lévy, qui commandite l’action.
Le résumé des chapitres précédents éclaire la scène d’un jour étonnant : « Le
professeur O’Brien a découvert un procédé permettant de fabriquer de l’or.
Un de ses collègues de la faculté de Belfast, Sir Lévy, lui a demandé au nom
de l’Intelligence Service, de céder son secret à l’Angleterre. Sur le refus de
O’Brien, Sir Lévy l’a fait enlever et séquestrer dans sa propriété... » On devine
la suite : les mauvais étaient des Juifs et des Anglais, attirés par l’or, qui
n’hésitaient pas à torturer leurs adversaires pour les faire plier. Sous couvert
d’un roman d’aventures il s’agissait donc d’une charge.

Io non sono in contatto e-mail con nessuno ma che il blog nuovo c'è lo so,
perchè l'ho visto! Io ho cliccato e sono andata a vedere.
C'è già un sacco di gente sul blog nuovo, ci sono anche Seba e Andrea Cara.
A me piacerebbe moltissimo andare sul blog nuovo.
Non so...se bisogna averci l'invito... perchè io l'invito non ce l'ho.
Non ti dico com'è perchè se te lo dico
poi quando ci vai non ci hai più la sorpresa.

Ma come si fa?? che cosa bisogna cliccare??
Tieni presente che io di internet ne so poco o nulla,e che se una procedimento è complicato io lascio perdere subito.

Ieri avevo postato questo link, che credo potesse interessare Sauro e Tomaso, ma non è mai apparso.
Ci riprovo:
http://www.forum-tintinophile.com/t888-Herge-fasciste-ou-antifasciste.htm

Fortunato, tu che ne pensi?
Io mi sto chiedendo che significato abbia oggi,
considerare nel panorama del fumetto, un autore come Hergé (ma anche altri)
usando questo tipo di parametri.
Ha il significato di rilevare la dimensione storica, si,
ma non tanto di un autore, secondo me, quanto di un periodo.
Io trovo che possa esserci in questo, qualcosa tipo vizio.
Il vizio di penalizzare un artista, per il fatto di appartenere alla sua epoca.

Fortunato: grazie per il link.Diciamo che , anche nel dibattito a più voci, si applica il principio di un colpo al cerchio e uno alla botte!!

Sarapétula: secondo me l'autore e il suo periodo di appartenenza sono indivisibili.
Quindi se voglio capire il senso di una storia devo necessariamente conoscere il contesto.
Poi non è detto che si voglia per forza penalizzare questo o quello, anzi, a volte la consapevolezza dello scenario storico/culturale porta il sottoscritto ad apprezzare di più certi artisti.

Ma per quanto riguarda Hergé la questione è molto più sottile e secondo me di impossibile soluzione.
Io ho a proposito delle idee, ma sono tutte approssimative, dipendenti dalle mie conoscenze su questo specifico argomento che io concretamente non posso verificare su prove documentali, senza le quali tutto è aleatorio.

Un affaccio rapido.


Di Hergè (non era nazista ma fascista) ho parlato abbondantemente un anno fa.


Faccio gli auguri di buon anno a tutti compreso quel "Luca Boschi" a cui in privato , giorni fa, ho inviato gli auguri di natale senza , per la prima volta, ricevere risposta!

Non vorrei che il "sibillino" Nestore fosse reo di aver criticato la presenza a Napoli dello scrivano Pennac: reo, per quanto mi riguarda, di aver firmato in difesa dell'assassino Battisti, nonchè favorendone la fuga in Brasile, additando l'Italia come paese persecutore, antidemocratico e dalle galere assassine!


Come qualche mese fa, invito lo scrivano Pennac a interessarsi dei giovani italiani morti misteriosamente nelle carceri francesi dando risposte plausibili alle tante mamme che ancora sono in attesa di sapere la verità.

Ricordo al Pennac, come ho già fatto in precenza, che l'Italia è il paese di Beccaria; e che ha tolto la pena di morte tanti decenni prima della Francia avvenuta con Mitterand.

Proviamo ad immaginare se degli intellettuali italiani avessero firmato per proteggere un assassino francese come ci avrebbero trattati.

Non aggiungo altro.

Buon anno!

Anche secondo me, Tomaso, l'autore e il suo tempo sono indivisibili.
Ogni artista fa parte della sua epoca
e ne vive le contraddizioni.
Ma anche se comprendo l'importanza di non separare l'opera dalla persona,
credo che opera e persona non sempre possano essere considerate nello stesso modo.
Comunque resta il fatto che tu e Saur avete scritto cose interessantissime
(e che scrivete anche molto meglio dei francesi).
A proposito di Hergé, trovo particolare il fatto che abbia chiesto di non continuare la storia del suo personaggio, così come anche Schulz.
Erano nati in paesi molto diversi e molto lontani tra di loro, ma tra Shulz ed Hergé c'erano solo sette anni di differenza.

Su Hergé e il suo periodo scuro sono stati versati fiumi di parole (in francese), con tutta la documentazione possibile. Non è stato mai nazista e quanto al suo improbabile "fascismo" era del genere di quello di svariati e molto noti attori, registi ecc. italiani nello stesso periodo: troppo giovani per capire bene, troppo presi dal proprio lavoro per approfondire le disdicevoli amicizie dell'epoca e fare le opportune distinzioni. Hergé si ritrovava in mezzo a pessime amicizie (viste col senno di poi) ed era cresciuto in un ambiente (quello dell'ultracattolicesimo belga) che teneva in grande considerazione Mussolini e il fascismo, ma era inizialmente antinazista, come anticomunista e anticapitalista. Un bel minestrone. Quello fu il suo brodo di coltura giovanile, con una significativa spruzzata di scoutismo (e quindi di affetto per le popolazioni native americane). Che ci capisse davvero qualcosa è dubbio (nelle sue vignette extra Tintin prendeva in giro Mussolini e Hitler allo stesso modo, ovviamente prima dell'Occupazione). Sembra fosse interessato davvero solo al suo lavoro. Per questo colse al volo la possibilità di continuare a lavorare su Tintin persino nel giornale controllato dai tedeschi durante l'occupazione. Solo per questa collaborazione fumettistica venne incriminato per "condotta incivica". Venne scagionato grazie all'interessamento di un eroe della Resistenza belga, che fu il suo editore, subito dopo la guerra. Nel frattempo di cose terribili tante ne erano successe: quelli non sono stati per nessuno tempi semplici da poter valutare in bianco e nero. Pochi quelli che ebbero il coraggio di prendere posizioni pericolose, e lui non fu certo uno di questi. Ma le sue opere in quegli anni (scontando le prime tre avventure di Tintin "dettate", nei contenuti, dal suo mentore ed editore - questo sì un tipo realmente compromesso politicamente e alcune vignette su commissione e qualche copertina fatta, per amicizia, per amici un tantinello nazifascisti) mostrano ben altri atteggiamenti. Certo, come tanti (troppi) altri all'epoca, era totalmente imbevuto dei modi di pensare comuni in quegli anni, modi che oggi chiamiamo antisemitismo, razzismo, colonialismo, e tutto il "politicamente scorretto" allora ancora molto in voga fra la gente comune. Ebbe modo di rigettare pubblicamente gli errori di quegli anni (come peraltro fecero molti altri, anche in Italia), ammettendo di non aver saputo distinguere il bene dal male. Ma le sue opere non mostravano un autore "fascista". Semplicemente, purtroppo, un autore di quegli anni, giovane e inconsapevole, o incapace di analizzare bene la propria epoca. Come purtroppo fu la maggior parte della gente in Europa, in quel mostruoso periodo. E che egli non fosse un'eccezione lo dimostrano le opere dei suoi colleghi contemporanei, quasi tutti sulla stessa linea di contenuti, appiattiti sul "comune sentire popolare". Solo che agli altri non venne richiesto di lavorare su Le Soir "occupato" (l'offerta gli arrivò da un suo amico in redazione che volle fargli questa bella cortesia: del lavoro in tempo di guerra sotto occupazione straniera) e quindi non finirono nelle liste di proscrizione. Va detto che egli comprese la lezione, dopo la guerra. Altri forse no...

Scusate, nell'elenco del politicamente scorretto nel comune sentimento popolare di belgi, italiani ecc. di quegli anni terribili, dimenticavo, ovviamente, anche l'omofobia, l'odio verso gli stranieri, l'accettazione della violenza come strumento normale, l'uso delle minacce di morte ecc. ecc. e tutte, ma proprio tutte, quelle cose che, ancora oggi, in Italia sentiamo urlare tutti i giorni dal televisore, sputacchiate con ira da questo o da quell'altro "leader" e dai suoi fanatici fan. Giusto per evidenziare che se gente come Hergé (e altri) hanno poi capito di avere commesso clamorosi errori, e hanno cambiato strada, noi qui e oggi abbiamo un sacco di gente che li commette senza nemmeno considerarli errori.

Nestore la differenza tra nazista e fascista c'è e non è neppure tanto sottile.
Resta comunque il fatto che fascismo e nazismo appartengono alla realtà di un’Europa inizio ‘900, che si serra in una linda trincea che secondo me in molto rassomiglia all'attuale.
Anche se la trincea d'allora era fatta per custodire un forse più luminoso modernismo,
da nutrire di pregiudizi e di terrori per essere poi convogliato nel vortice della razionalità
più raggelante in modo da far esplodere ogni segno naturale, sputando fili di cinismo
come un ragno, sputando compromessi e saldandoli, ad uno ad uno…..
per poi meglio avvinghiarsi alla propria idea di gioia per ogni possibile futuro”.
Per me Blake lo aveva visto anche quando scriveva:
“Ho who bends to himself a Joy
Doth the winged life destroy”


@Gianfranco Goria
La ringrazio molto e con stima.

Non sono d’accordo.

Nel 1940, Hergé aveva 33 anni. Quindi aveva più anni dell’età media degli ufficiali delle SS. Se è perdonabile lui per la sua “giovane” età, sono perdonabili anche i secondi.

Hergé, per convinzione o per interesse (il che è peggio), è andato al di là di quanto i nazisti potevano ragionevolmente volere da lui, con il suo antisemitismo manifestato in un periodo in cui gli ebrei venivano internati nei lager. Un comportamento criminale non difendibile, non minimizzabile.

Va bene, poi se ne è pentito. Ma è stato sincero o solo furbo? E poi “pentirsi” non risolve niente.

A me, come uomo, Hergé non è mai piaciuto, non solo per i suoi trascorsi durante l’occupazione. Leggendo quello che dice, si capisce di avere a che fare con una personalità umanamente mediocre, confusa ed esaltata.

Io, comunque, non valuto gli artisti per la loro personalità, ma per le opere. E gli episodi di Tintin realizzati durante l’occupazione sono i suoi fumetti migliori. Li consiglio a tutti.

Nestore, da parecchio tempo Luca è latitante a rispondere anche a me, non c'entrano le tue critiche a Pennac! :-)

Auguroni a tutti (e davvero interessante questo dibattito su Hergè che da un punto di vista umano non è mai stato granché simpatico neppure a me).

Ciaoissimo
Stefano

Ciao Stefano, hai ragione:

Con Luca ci siamo chiariti in separata sede!

Sento talmente il problema che mi ha messo fuori binario.

Ciao Stefano, hai ragione:

Con Luca ci siamo chiariti in separata sede!

Sento talmente il problema che mi ha messo fuori binario.

Hergè è stato educato al fascismo da un frate
belga.

Sarapètula: ti rispondo fra qualche giorno.
Vado di fretta. Scusami!

Un grande abbraccio a tutti ed un grandissimo 2014!!!!

Hergè è stato educato al fascismo da un frate
belga.

Sarapètula: ti rispondo fra qualche giorno.
Vado di fretta. Scusami!

Un grande abbraccio a tutti ed un grandissimo 2014!!!!

Hergè è stato educato al fascismo da un frate
belga.

Sarapètula: ti rispondo fra qualche giorno.
Vado di fretta. Scusami!

Un grande abbraccio a tutti ed un grandissimo 2014!!!!

questo discorso è stato fatto già per Jacovitti.

quando si “analizza” qualcosa bisogna farlo con gli “occhi” di quel Tempo non del proprio.
la giovane età, il “bisogno” di lavorare a ciò che ci rende “vivi”
il CONDIZIONAMENTO religioso
e chissà quante altre cose...

si parla di antisemitismo ma in realtà è semplice razzismo.
razzismo ispirato dal cattolicesimo!
i nazisti non se la presero solo con i giudei per la religione ma per il loro oro!
la guerra in Iraq non è stata fatta per il terrorismo ma per il petrolio!
anche la guerra di secessione negli US nacque dalla diversa interpretazione della “Legge” di dio:
quel libro è pieno di contraddizioni in parte dovuto alla “fusione” di due libri di due “tribù” differenti.

e non dimentichiamo che il “giorno della memoria” è dedicato a loro nonostante un terzo non lo fossero!
ma di questa “minoranza” importa a pochi!
ma siccome “tira” di più acqua al mulino l’aspetto religioso
o meglio:
il senso di colpa verso una religione che chissà perché esercita sudditanza nei politici!
Benigni ebbe l’oscar non per il film ma per il tema trattato:
l’olocausto.
termine tra l’altro errato e presumo diventato di moda dopo il romanzo omonimo.
olocausto sta per: sacrificio
per ingraziarsi Yahveh si facevano sacrifici animali e a volte umani
e alcuni di questi erano l’antenato del rito: confessione-comunione di oggi.
quindi, sacrificio a quale dio?

ma torniamo ai fumetti:
in TUTTE le opere sono stati sempre usati stereotipi FACILMENTE identificabili;
il fatto che poi non avessero un riscontro reale, poco importava e importa!
già prima del “saggio” di Cesare Lombroso:
“medico, antropologo, criminologo e giurista italiano, di origine ebraica, considerato pioniere e "padre" della moderna criminologia”

ma tu guarda: un ebreo che decide di saper individuare i criminali dal loro “aspetto” fisico.

un po’ come quei preconcetti sugli uomini con la barba; un tempo saggi e depositari del sapere; poi criminali.
o quelli che oggi vanno in giro a capo coperto: cappello o berretto non fa differenza; eppure un tempo erano quelli a capo scoperto ad essere additati come fuorilegge!

questi esempi per dire come il concetto di giusto e sbagliato cambi col tempo e il “governo” di turno!!!

e da chi sono stati messi in giro questi stereotipi? ma ovviamente dai “notabili”
dai ricchi con la puzza sotto il naso che vedevano nei poveri la cloaca dell’umanità!

ma stranamente questi pregiudizi hanno attecchito anche nell’immaginario della plebe
che da sempre danno retta e credono a chi li tiene sotto il loro gioco!
come ho già detto in passato:
come fai a credere a chi (sai che) ti mente?
la paura del diverso, del... forestiero
che ancor oggi fa dire:
no, il colpevole non è qualcuno che conosciamo,
qualcuno come noi;
ma chi è diverso da noi;
e più sei diverso più sei additato!!

forse che il diavolo:
Lucifero: il portatore di luce
fù raffigurato con le fattezze di Pan
Pan, che fine a poco prima era un dio; dopo lo si è cominciato a vedere come repellente e come “archetipo” del DIVERSO!!!

stereotipi ancora oggi forti
o ai quali si ricorre con leggerezza
sia quando si “crea”, sia quando si critica:
quante volte in passato proprio qui abbiamo letto critiche che accusavano gli altri di essere ciò che in realtà era atteggiamento di chi recensiva?

un’opera va vista con gli occhi del suo di Tempo.

quindi concludendo:
non si può incolpare nessuno per come la società lo ha reso.
e la “vigliaccheria” per preservare la propria “vita” non è un crimine
lo è l’ipocrisia!
giorni fa sento dire da un pensionato, rivolto a un giovane:
dovete andare a difendere i vostri diritti.
andate a fare la “guerra” ai politici...

uno che di certo in TUTTA la sua “vita” non ha mai fatto niente
ora che ha la pensione
e pensa di essersi sistemato, come se non potesse perderla,
si permette di prender per il culo uno che vive nel mondo da LORO “creato”!!!

l'uomo Hergè non conta quando si parla di fumetti
contano le storie
e le storie sono fini a se stesse
se poi dei DEBOLI di mente si fanno indottrinare da dei fumetti
"roba per bambini"
bisogna cercare le cause altrove!!!

10, 33, 100 anni non conta
i condizionamenti mentali sono duri da estirpare
specie se vuoi una "vita" tranquilla.
in questo caso non pensi:
fai pensare agli altri!!!

Sebastiano; bisogna pur capire perchè Hergé ha fatto certe scelte, all'interno delle storie disegnate.
Io sono fondamentalmente d'accordo con lo scenario storico/culturale evocato da Goria, che ha naturalmente il risvolto antropologico.Insomma, quelle storie di Hergè NON sono così per caso, sono così per decisione di Hergé.
Questo il punto che mi interessa, più che le conseguenze delle decisioni prese dal Nostro.

Quindi in "Tintin nel paese dell'oro nero" nella prima versione dopoguerra apparsa sul settimanale omonimo di Casterman mi pare a partire dal 1948, alcune cose furono tolte ,altre aggiunte, moltissime lasciate.
L'aspetto che più mi colpisce è l'equidistanza -una sorta di equilibrio - fra le posizioni degli ebrei, dei palestinesi e degli inglesi. Non noto nessun accanimento di tipo razziale .
Anche il ruolo di Muller, tedesco, a guerra ormai conclusa non viene stravolto,
Anche la prima edizione in albo a colori ed.Casterman datata 1963 ( non la prima quindi),rimane fedele alla versione apparsa sull'ebdomadario "TIntin".
Per quello che ne so, che posso verificare dal materiale che posseggo, ma ovviamente non ho tutto e questo potrebbe aver lasciato buchi piccoli o grossi nelle mie conoscenze.
Se si parla di fumetti occorre poi entrare nello specifico, citare titoli ,pagine,date, vignette ecc .Altrimenti si tratta sempre di aria fritta.

Giustificare Hergé perché si formò nella particolare situazione del Belgio è come voler giustificare Adolf Hitler perché si formò nella particolare situazione della Vienna di Karl Lueger.

E sia, queste “influenze” valgano pure come attenuanti.

Però i delitti rimangono.

Se si assolvessero i criminali secondo l’inconsistente principio delle “influenze negative”, di carattere storico o geografico che siano, le carceri rimarrebbero vuote.

O meglio, vi faremmo entrare i nemici (ai quali non accorderemmo questa comoda giustificazione) e uscire gli amici.

Tomaso: già ho detto che non potevano essere criticati gli ebrei in una storia antitedesca.

E ora festeggiamo il Capodanno.

Giusto, ragazzi! Che saltino i tappi!
Un anno peggiore di questo è sempre possibile da avere, anche se difficile. Ma possiamo farcela (a peggiorarlo). Foooorza!


Cherzo.

S.

Siete i migliori commentatori che conosco.
Si. Finalmente posso dirlo! Si.
Tanto il blog chiude e posso dirlo. Si.
Per qualche giorno non potrò collegarmi perché
non avrò linea. Ma intanto che siete i migliori
commentatori che conosco ve l’ho detto.
Tutti!!!! Si!
Auguri di Buon Nuovo Anno!

Allora auguri anche alla nuova Sarapètula. Dovro' trasferirmi armi e bagagli di là!

Si, buon anno!!!!
Però, essendo duro di capoccia devo ridire che la storia in questione, quella ovviamente dell'oro nero, aveva reconditite motivazioni antitedesche nel 1939, ma non nelle edizioni del dopoguerra, che furono ben tre, dal 1948 al 1969.
Però ho anche letto ( mi do la zappa sui piedi) che in una edizione Muller si trasforma in Smith!!!
La storia diventa antianglosassone!!
Allegria,allegria!!!!!

Ma..... siamo nel 2014, si può ancora scrivere in questo blog???
Va beh, se si, allora......
Quindi invito tuti che possono e hanno voglia di farlo di leggersi o rileggersi la storia di "Tintin nel paese dell'oro nero".
Nella prima parte disegnata nell'anteguerra, cioè fino alla tavola 26 compresa dell'edizione a colori, i cattivucci sembrerebbero essere gli arabi.Non per niente abbandonano Tintin svenuto nel deserto.E qui entra in lizza il villain Muller ( un criminale internazionale, già apparso nel 1938 nell'ambito della storia di "Tintin e l'isola nera"), perchè è lui che comanda una banda di arabi che fa saltare in aria le condutture del petrolio che passano nel deserto.
Ecco , peccato che arrivati a questo punto il Belgio viene invaso dalle truppe tedesche e la storia si interrompa.
Quando riprenderà sul settimanale "Tintin" nel 1948 dovrà continuare tenendo conto dei tempi che sono cambiati.
Non sapremo mai che aveva originariamente in testa Hergè.
Quindi non so se si possa definire questa storia pensata in chiave antitedesca.

Il seguito di questa storia pensato e scritto nel dopoguerra, ha spesso connotazioni farsesche che -secondo me- mal si accordano con l'inizio che ha viceversa risvolti seri, nell'ambito del pesante clima di minaccia della guerra incombente.
Però, che ci volete fare, così stanno le cose!!

Comunque, se volete leggere le prime 55 tavole originali di questa storia in bianco e nero, beh, lo potete fare!!!
Siete in vena di scialare???
Ecco qui:
http://www.les-dessous-du-dessin.be/detail_album.php?idalbum=36

Ci sarebbe l'edizione Rombaldi in bianco e nero, se voleste consultare la versione originale.

1.
Hergé lavora inizialmente per un giornale clerical-reazionario e, più o meno, ne riporta su Tintin le inclinazione politiche.

Oltre agli aspetti ideologici, bisogna tenere conto di quelli patriottici. Il Belgio, soprattutto quello vallone (e governativo), era profondamente antitedesco da quando, durante la prima guerra mondiale, la Germania l’aveva invaso malgrado la sua neutralità.

La prima puntata non è uscita, uscirà.

1.
Hergé lavora inizialmente per un giornale clerical-reazionario e, più o meno, ne riporta su Tintin le inclinazione politiche.

Oltre agli aspetti ideologici, bisogna tenere conto di quelli patriottici. Il Belgio, soprattutto quello vallone (e governativo), era profondamente antitedesco da quando, durante la prima guerra mondiale, la Germania l’aveva invaso malgrado la sua neutralità.

2.
Quindi il militarismo tedesco preoccupava moltissimo i belgi, compresi quelli reazionari che pur avevano assonanze ideologiche con il nazismo. Se, nella storia di Otkar, Tintin contesta l’invasione tedesca dell’Austria da parte della Germania, non lo fa per antinazismo ma per patriottismo: la Germania, non importa se governata dall’aristocrazia prussiana o dai nazisti, dopo la piccola Austria avrebbe potuto invadere ancora il piccolo Belgio.

Inoltre, i clerical-reazionari belgi, dal punto di vista ideologico, simpatizzavano certo di più per il governo fascista-cristiano austriaco di Schuschnigg (o come si scrive) che per quello nazista.

3.
La stessa attività satirica di Hergé, quella delle vignette fatte passare per “antinaziste” o “antifasciste”, va vista in questo contesto patriottico, non ideologico: il militarismo di Hitler era un pericolo potenziale per il Belgio.

Quindi portare questi esempi di presunto “antinazismo” (in realtà di semplice patriottismo), come anche l’episodio dell’Oro Nero, su cui nessuno prima di Tomaso aveva messo in discussione l’impostazione antitedesca (sempre per motivi patriottici), non liberano Hergé dal fatto di essere stato un clerical-reazionario come i suoi committenti.

Lui in realtà non lo era? Be’, avrebbe potuto cambiare giornale, ormai era diventato famoso.

4.
Sotto l’occupazione, preso atto che il Belgio era sparito, Hergé si era trovato molto bene nell’Europa nazista, realizzando storie che davano per scontato il nuovo ordine e attaccando il nemico immaginario dei nazisti: il “potere internazionale ebraico”.

Nei fumetti avrebbe potuto destreggiarsi per rimanere neutrale, nessuno lo avrebbe licenziato, ma non lo ha fatto. Da clerical-reazionario era diventato nazista, almeno nei fatti.

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