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FOSTER, HOGARTH E I FUMETTI RITAGLIATI

Nonna Tale

BurneHogarth giovanettoGli argomenti affrontati in questi giorni riusciranno a ottenere, spero, il minimo dello share possibile fra i nostri amatissimi lettori, in modo da suggellare con la "decrescita felice" del suo senso dell'esistenza, la paventata e auspicata (soc)chiusura di Cartoonist Globale.

Vediamo se riusciamo finalmente nell'impresa.

Intanto, la vecchio in apertutra fa gli auguri, seguita da un cimelio (a destra) che ritrae il più volte citato Burne Hogarth, disegnatore di Tarzan (odiato da Hal Foster).

Un altro personaggio connesso al mondo di Tarzan è invece il signore della foto sotto, fotografato in compagnia di Camillo Moscati (a sinistra), storico raccoglitore e collezionista di fumetti, dei quali è esperto, e organizzatore di manifestazioni di comics e cinema.

Di chi si tratta?

Non dell'anziano Hogarh, scomparso in circostanze a dir poco assurde dopo aver forse mangiato e bevuto un po' troppo nel 1996 a un festival francese che lo incoronava, lasciando attoniti gli amici della della nostra delegazione italiana, ospiti della manifestazione stessa, dedicata allo Stivale e ai suoi fumettisti.

Noi (Leonardo Gori, Andrea Sani e il sottoscritto) partecipavama con una mostra su Benito Jacovitti.

L'anziano Hogarth, invece, è immortalato subito sotto, in compagnia di Carl Barks.

Hogarth e Moscati

Carl_Barks_and_Burne_Hogarth-1

Hogarth_valuable_man

Amedeo Martini

Viene il dubbio che il signopre sconosciuto sia Amedeo Martini, ovvio autore della tavola L'uomo della foresta, sualla quale non mi soffermo adesso, ma che non mancherà di incuriosire i più.

Fortunato Latella sintetizza quanto detto sinora sul tema (grazie anche a lui!):

Cerco di riassumere, perché sono molto confuso (e sarò prolisso).

Gianni Milone sostiene che la recente edizione italiana del PV è ottenuta da "lucidi".

Non ho ancora ben capito cosa lui intenda per lucidi, ma, che io sapessi, erano dei ricalchi (o reinchiostrazioni) di tavole a colori, onde ottenere per una nuova stampa un nitido disegno di linea in B/N.
In pratica è come se uno, non potendo avere un dipinto, assoldasse un copista per farne un duplicato: per quanto bravo il copista confrontando le due tele le differenze saranno evidenti
...

Milone ci posta quindi due vignette.

La prima è in bianco e nero ed ha il testo in inglese (un originale? un vecchia edizione yankee in B/N? dubito sia quella del portoghese Manuel Caldas, perché dovrebbe avere delle retinature).

La seconda vignetta è a colori e proviene certamente dalla recente ristampa italiana (NonaArte), che a me risultava realizzata con le pellicole della recente edizione della Fantagraphics, anche se stampata in formato lievemente minore.

Confrontando le due vignette, si scopre che quella in B/N è più piccola e manca di un pochino di disegno in altro e in basso (oppure, che quella a colori ha delle aggiunte di disegno in alto e in basso…).

Questo potrebbe essere perché, come ha spiegato Sauro, le agenzie di stampa americane fornivano ai giornali diversi formati dello stesso fumetto.

Se la differenza tra una full-page (tavola verticale) e una half-page (tavola orizzontale) è ovvia ed evidente, più subdola è quella tra una full-page (verticale in formato broadsheet, tipo il Corsera) e una tabloid (sempre verticale ma più piccola, tipo La Repubblica).

Questi due formati, che sembrerebbero uguali, hanno spesso delle piccole differenze e la due vignette postate potrebbero essere diverse per questo motivo (ma se Milone non cita le fonti siamo sempre nel regno delle ipotesi).

Un po' il vecchio problema delle strisce giornaliere refilate:
http://testanellenuvolette.blogspot.it/2010/02/strisce-refilate.html
E non dimentichiamo anche che alcuni giornali pubblicavano delle tavole domenicali in B/N dentro l'edizione pomeridiana del sabato e che non sempre i supplementi settimanali erano in tetracromia (a volte si alternavano pagine a 4 colori con altre in B/N o in bicromia, come nei nostri vecchi giornalini).

Per fare un'edizione "perfetta" di un qualunque fumetto "sindacato", bisognerebbe avere gli originali (e le prove di stampa a colori). A volte, autori lungimiranti li hanno conservati e/o donati ad università (Caniff e Gray), ma di solito, una volta fotografati, con gli originali ci si puliva le scarpe (non è una battuta).

Per cui l'unica seria fonte per una ristampa sono proofs e tearsheets, ovvero le prove di stampa su carta patinata e i fogli di giornale (stampati su carta pessima a bassa risoluzione).

Come ha sempre giustamente scritto Sauro, il problema dei differenti formati inizia negli Anni Venti (precisamente nel 1919 con la fondazione del NY Daily News, il primo tabloid made in USA).
Prima, i quotidiani yankee erano tutti in formato broadsheet (credo che in italiano si chiamino "in folio").

Per concludere, il Photo Mechanical Transfer (PMT), non lo possiamo chiamare un lucido, ma piuttosto uno "stampone", ovvero una fotocopia in formato di stampa (ovviamente minore rispetto al formato del disegno originale), usata dall'artista (o da un suo aiutante) per fornire le indicazioni cromatiche al tipografo che preparava le proofs (colori ottenuti non con la fotolitografia, ma con il più economico metodo Benday):
http://testanellenuvolette.blogspot.it/2013/09/le-antiche-magie-del-benday.html

http://www.recoverings.com/blog/art-artists/tarzan-the-sunday-comics-1931-1933-part-2-tarzan-and-the-ben-day-men-or-the-mechanics-of-color-in-the-sunday-comics/

Comunque, tutti noi (tanto per dire) abbiamo visto Steve Canyon (fin dai tempi delle ristampe sullo Steve Canyon Magazine) con il disegno che sporgeva fuori dalle vignette ad uso dei vari formati.

Fino qui, Fortunato.
Sulla questione posta in questo articolato commentario circa le vignette lucidate, quelle ritagliate, quelle pubblicate in formati diversi per tabloid, supplementi della domenica e "formato giornaloni", torna invece Sebastiano (grazie!), con qualche contributo visivo.

Sebastiano sottopone alla nostra attenzione tre scansioni di foto trovate su Prince Valiant n. 6 della Fantagraphics.

In una c'è Hal mentre colora il "foto-lucido".

Hal Foster tavolo

Nelle altre due si può vedere la tavola stampata e parte del lucido corrispondente.

Il formato è troppo grande per lo scanner, ma basta per dare l'idea senza fare un collage delle scansioni necessarie.


Valiant Tv

Valiant lucido



Segue, la magica Laura Tanghellini.

Commenti

Acciùccoli!
Il fotolucido è molto piccolo rispetto alla tavola, supendamente enorme!

矢張り #黒子のバスケ が #正義 なのだよ!!!!

Interessante il confronto tra Foster e Hogarth, che lo aveva sostituto su Tarzan.

Mentre Foster ragiona come illustratore, che all’epoca significava ricalcare foto, Hogarth lavora come artista, cioè trasmuta la realtà in uno stile personale. Poco, anzi nulla, importa se questa trasmutazione avviene nello stile realistico o in quello comico (si veda Jacovitti).

Infatti, Foster criticava Hogarth per la sua non aderenza alla realtà.

La stessa critica che faceva Verne a Wells.
Verne diceva: “Io per mandare gli uomini sulla Luna li ho messi in un missile a tre stadi, Wells in una sfera dipinta con vernice antigravitazionale!”.
Wells gli aveva risposto, vado sempre a memoria: “Tu scrivi di cose tecniche, io faccio letteratura”.

Se Hogarth avesse risposto a Foster, avrebbe detto lo stesso: “Tu fai disegni tecnici, io faccio arte”.

Ma di ciò ho ampiamente parlato in questo post:
http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2013/12/prince-valiant-a-gentile-richiesta.html

Mi è scomparso il commento!

Mi è scomparso il commento!

Sulla Tanghellini: ecco come funziona, eccomsono ledonne. Senza alcun moralismo: anche le più angeliche nascondono qualcosa di cinghialesco. Ora l'hanno sospeasa, ma non è questo. Quello che pensa doveva dirlo apertamente in diretta e la Rai mandarla in onda, perché questo sarebbe stato didattico, mostrare le cose per quello che sono. Non facciamoci illusioni. Immaginiamole mentre sono al cesso, ben lo diceva il professor Onorato Spadone.

Moscati somiglia a mio zio Athos, scomparso da tanti anni.

Qualcuno potrebbe passarmi l'indirizzo e-mail di Hogarth giovane?

Per cogliere la differenza che dicevo, dopo le noiose vignette di Foster ricavate da fotografie, che vediamo qui sopra, si potrebbe mettere una tavola di Hogarth...

Gli americani fornivano agli editori italiani
le patinate, i quali spesso facevano adattamenti ai propri formati.


Comunque, alcune edizioni della Fantagraphics presentano la colorazione acquerellata fatta da Conti per le sue edizioni.

Comunque, alcune edizioni della Fantagraphics presentano la colorazione acquerellata fatta da Conti per le sue edizioni.

Polly, ti dò l'indirizzo dove abita e il navigatore, se lo vai a trovare con la macchina, ma devipercorrere la strada a marcia indietro di svariati decenni.

I disegnatori fotografici, limitandosi a seguire i contorni delle figure, non hanno inventiva e quindi non sanno fare nemmeno i disegni umoristici.

Burne Hogarth, invece, per un certo tempo ha disegnato una godibile mezza tavola domenicale poco conosciuta, Miracle Jones (ce l’ho solo in un’edizione digitale tedesca).

I veri disegnatori, insomma, sono quelli comici.

Come gli attori.

Grande affermazione, questa, Sauro, condivido pienamente.

Arrivando al tema di questo post: non erano solo le agenzie a tagliuzzare le tavole, ma anche i quotidiani. Almeno quelli abbastanza diffusi da potersi permettere il lusso di far lavorare all’uopo un grafico.

Per esempio, il “St. Louis Post Dispatch” pubblicava Krazy Kat in formato… circolare!

Sì, Krazy Kat, quel personaggio infantile (a partire dall’indifferenza dei generi sessuali) che andrebbe accomunato alla Pimpa di Altan, ma che, siccome in Italia era stato pubblicato dall’impegnato Linus, i critici ci vedono dentro tanta trasgressività immaginaria.

Questa affermazione la condividi meno, vero “Maurice”?

Penso che quel Martini sia uno dei nomi di convenienza scelto per coprire l'identità di un disegnatore straniero, che in Italia non era accettato dal Fascio. Ho indovinato?

@nestore del boccio
"Comunque, alcune edizioni della Fantagraphics presentano la colorazione acquerellata fatta da Conti per le sue edizioni."


Detto così sembra che la Fanta abbia realizzato un profluvio di edizioni di PV.
In effetti, quella attualmente in corso (dal 2009) è solo la seconda.
La prima edizione (conclusa nel 2005) era in 50 volumi, eseguiti con gli stessi impianti di Conti, con l'unica differenza della foliazione (48 pagine a volume e non 60 come gli albi italiani).

Non tiriamo in ballo di nuovo Krazy Kat è un chiodo fisso.
Una domanda: chi è Onorato Spadone?

Certo, Krazy Kat era un miliardo di volte più sofisticato della Pimpa.

Ma si rifaceva più al vaudeville che al burlesque.

A proposito, qualcuno ha visto il film "Maciste contro Krazy Kat"?

Io me lo sono perso.

Una ricca antologia (38 tavole) di MIRACLE JONES è stata presentata sul n.46 della collana Inedistrips dell'ANAFI (con traduzioni di Gianni Brunoro):
http://testanellenuvolette.blogspot.it/2013/07/inedistrips-lotti-11-e-12.html


Con tutta la bontà, non lo citerei proprio come esempio dell'Arte di Hogarh (se durò solo dieci mesi un motivo ci fu).


Piuttosto, il vecchio Foster (quando era in vena) era capace di offrire un interessante figurazione comica (all'uopo, sfogliare il Kane).


Posso volentieri appoggiare la mozione che il disegno umoristico sia generalmente più creativo di quello realistico, ma continuare ad asserire che Foster fosse "fotografico" è un'allegra bischerata.
Posso descrivere lo stile di Foster come "naturalistico", "romantico", "accademico", ma mai come "fotografico".

Fortunato:

1) Cosa c’entra tutto questo con Krazy Kat?

2) Miracle Jones, come Drago, ha chiuso a causa dei testi ignominiosi di Hogarth, non per i disegni (l’hai vista la strega figona? Solo quella valeva la serie).

3) I disegni “comici” di Foster fanno schifo.

4)“Bischerata”?!... anche tu sei toscano? Mi trovo prigioniero in un blog etnico, dovrò chiedere aiuto a Krazy Kat.

Quando accapo qui trovo delle cose curiose. Tutto bello e interessante, ma... che vuol dire "sfogliare il Kane"?). Che libro o animale è?

Sei tsrcano, Fortunato?
Erano anni che non sentivo la parola "bischerata".

Volevo scrivere "toscano".

Ah, vedo che non sono la sola ad averlo notato. A Genova si dice "belinata".

il Kane sarebbe un libro su Hal Foster di Brian Kane:
http://www.amazon.it/Hal-Foster-Prince-Illustrators-Adventure/dp/1887591249


Tranquillo, Sauro, sono nato, vivo e ho sempre vissuto in Calabria, nella deliziosa città che si è classificata al terzultimo posto come vivibilità in Italia (chissà come mai…).


Se la stega Hazel vale la serie, capisco perché l'hanno chiusa: di ridicolo in Hogarth c'è solo il suo accademico barocchismo.


E, se voglio figone, guardo a ben altri autori (tra cui il fotograficissimo Stan Drake).

Oltre a comici vorrei aggiungere, o precisare. Quelli grotteschi, come Will Eisney, Lou Fine e i suoi collaboratori a "Spirit" e tra gli italiani Magnus. Se anche fossero "fotografici" non si limiterebbero a semplice ricalco o copia.
Molti attori tealtrali di drammi sono molto rigidi.

Fortunato è una causa persa: non ne capisce nemmeno di donne!

Piuttosto, chissà che fine ha fatto Milone.

Ora indosso il mio completino da caccia rosso e bianco, sgabbio il branco ululante di cani e, soffiando nel corno, trotto alla ricerca del buco dove si è rintanato.

E se lo becco a sfogliare lucidi insieme a Krazy Kat…

Luca Boschi farebbe meglio a preavvertirlo con una mail.

Un affaccio rapido.

Vero Fortunato!


Maciste fu un'invezione di D'Annunzio.

Un affaccio rapido.

Vero Fortunato!


Maciste fu un'invezione di D'Annunzio.

Un affaccio rapido.

Vero Fortunato!


Maciste fu un'invezione di D'Annunzio.

Lo creo' per il film CABIRIA di Pastrone del 1914

Lo creo' per il film CABIRIA di Pastrone del 1914

Lo creo' per il film CABIRIA di Pastrone del 1914

A proposito dei colori di quest'ultima edizione del Prince Valiant,
confrontando l'edizione Fantagraphics e quella di NonaArte, ho costatato una notevole differenza; i colori della prima sono molto più accesi e in alcune vignette addirittura diversi. Se gli impianti sono i medesimi, mi chiedo, com'è possibile? Non credo sia dovuto alla stampa o al supporto cartaceo di altra qualità. Qualcuno sa qualcosa?
Grazie

Ops, scusate, ho letto solo adesso che Sebastiano nel post precedente sollevava lo stesso problema...

È in quel film che Maciste incontra Krazy Kat?

Comunque, Nestore, tu manifesti sempre un’interpretazione forzata di D’Annunzio.

Lui è stato chiamato, per motivi promozionali, a scrivere le didascalie a film finito.

Quindi, forse, ha inventato il nome Maciste, non il personaggio.

D’Annunzio è stato un grande copywriter: ha inventato il nome Maciste, il nome dell’Alitalia, lo pseudonimo di Aliala, ha dato il nome a La Rinascente e a cos’altro?

Soprattutto, durante la sua breve dittatura a Fiume, ha inventato l’immaginario fascista degli anni successivi: il saluto romano, l’epiteto duce, lo slogan eia eia alalà eccetera.

Evocato il fascismo, qui mi fermo, altrimenti Lorella (ammesso che questo blog abbia davvero commentatori femminili non fasulli) mi si avventa sui testicoli. Peggio che evocare Krazy Kat…

Santino?! Uao! C'è Santinoooo!!!
Lascia perdere i navigatori per Polly,
Santino, grande mitico Santino!
Torna più spessino, che io amo solo te!

Allora, Sebastiano e Andrea, tutto fa pensare che ci sia stato qualche errore, perché non è possibile che siano gli stessi impianti se hanno colori diversi, quindi Fantagraphics e Nona Arte non hanno niente in comune, ma ci dev'essere una terza "fonte" di materiali di base.

D'Annunzio, disse la prof., ha anche inventato il marchio del brandy Oro Pilla. Ciao a tutti.

Io di Prince Valiant ho letto solo l’edizione Spada da bambino (che se non ricordo male era ottima) e ora questa di Nona Arte. La quale ha solo il limite di avere un formato troppo piccolo.

In mezzo, mi sono a letto a sbafo tutta l’edizione americana su internet.

Per quello che ne so, indipendentemente da quanto affermato da Milone il Solone, nell’edizione di Nona Arte i disegni provengono da una edizione tedesca (ignoro quale) e i colori dalla Fantagraphics.

Ma questi di Nona Arte, invece di tirarsela, non potrebbero intervenire qui per dare qualche spiegazione?

Ato,
la differenza è minima
toni leggermente diversi

e le parti"acquarellate"di dimensioni diverse
queste penso derivino dal rimpicciolimento delle vignette che fa perdere alcuni particolari...

ora non posso essere più preciso perchè non le ho qui con me.

p.s.
qualcuno sa perchè i -ringraziamenti-
che Hal scriveva nelle vignette vengono cancellati?
in ultima vignetta del foto-lucido a fianco alla firma.

@Giada
D'Annunzio? Anche il marchio di un brandy?
Ossiùr! Non dirmi che ha inventato anche la Coca.cola!

Quella del volume Fanta n.6, che hai postato è una tavola originale ed è stata colorata non per la riproduzione, ma per regalarla.
La dedica è sta scritta dopo che la pagina era già stata fotografata per i normali scopi editoriali.
Per cui, nessuno ha cancellato niente.

Ma non vi pare che stiamo parlando troppo di anticaglie?

Questo è il terzo post su Prince Valiant!

Parliamo, invece, del primo volume de “Le aquile di Roma”, edito da Panini (14,90 euro), scritto e disegnato da Enrico Marini. Un altro dallo stile realistico, mannaggia a lui.

Nel primo numero si parla del giovane Arminio, il germano che straccerà due legioni di Augusto, e di un coetaneo romano che immagino sarà il protagonista della serie.

Se Marini segue questo blog (e come potrebbe non farlo?) vorrei chiedergli il nome del suo consulente di storia antica.

Non ho mai visto un fumetto sull’antica Roma con tutti i particolari giusti: i veicoli, addirittura, tengono la sinistra!

Bravo Marini, dopo le boiate del passato che però non hai scritto tu, finalmente hai creato un bel fumetto. Un bel fumetto in senso commerciale, intendo. Perché quelli che vogliono essere intellettuali non vale la pena leggerli.

Continua così!

Sauro. l'edizione Spada di Valiant colorata da qualche daltonico andrebbe data alle fiamme sulla pubblica piazza!!
Prendiamo la prima tavola, quella dalla quale proviene il quadretto da tutti voi vivisezionato al microscopico, una cosa terrificante!!!

Ciao, c'è un sito dove si può vedere questo libro di Marini, il pordenoese? Non so se segue questo blog, non so se abbia mai partecipato, ma io credo che viva in Francia.

Boh.

Realistico.....e due!
Ora anche "Le aquile di Roma" realistiche, me l'immagino!
Senti a me non mi convinci, Saur.
Anche Tarzan per te è realistico!
Maddico: vive nudo in piena jungla (nel 1912!) ci ha la fidanzata col gonnellino,
una la scimmia per segretaria, si muove lanciandosi su liane… e per te è realistico!
Ma realistico dove?


I disegni del Tarzan di Foster sono addirittura fotografici.

Quelli di Hogarth, tolti i primi anni, dove cercava di seguire Foster, non li definirei realistici, ma stilizzati (nell’accezione più vasta del termine).

Certo, Hogarth può piacere o meno, ma un conto è il gusto e un altro è l’arte. L’arte è avere uno stile, che però può non incontrare il gusto del singolo o della massa. Sono due faccende diverse.

A me Hogarth piace, soprattutto nella prima metà degli anni quaranta, cioè negli ultimi Tarzan prima del primo abbandono. Bellissimo Drago, l’eroe della pampa argentina, interessante Miracle Jones.

Ma Drago è davvero disegnato in maniera eccezionale. Ricorda il Magnus di Milady (anzi, credo che Magnus abbia preso molto da Drago, quando uscì su Eureka). Io ho una bella edizione francese, quelle italiane che conosco sono troppo rimpicciolite o rimontate. Purtroppo i testi sono infantili.

Invece l’Hogarth della seconda metà degli anni quaranta è, come dice lo sciupafemmine Fortunato, troppo barocco. Anche se sempre interessante e creativo.

Ma a me piacciono tutti quelli che si chiamano Hogarth, a prescindere.

Anche William Hogarth, il disegnatore satirico del settecento, che secondo me è di gran lunga il più moderno del suo secolo.

No, no, calma. Un momento.
Stai dicendo che Foster andava....no, non posso crederci!
Direttamente nella jungla! Scusa ma… ci aveva dei modelli, insomma si portava
dietro due tizi e li vestiva (anzi li spogliava) da Tarzan e Jane…
(perché, senti Saur mi dispiace, ma io che li trovasse lì già accessoriati,
con la scimmia e tutto…no, questa proprio non la bevo!).
Hogarth invece in quei primi anni stilizzava le fotografie che gli inviava Foster
direttamente dalla jungla, giusto?
Quindi dici che Hogarth non era un fotografo ma immaginava direttamente
anche senza fotografare perché ci aveva lo stile suo.
Però non incontrava il gusto di nessuno. Peccato.
Senti ma… secondo te, perché il suo stile non incontrava?

In Francia impazziscono per Burne Hogarth, probabilmente perché è stato uno dei primi autori americani avventurosi che hanno presentato in quel Paese.

Ma, in effetti, nel resto del mondo no.

Frank Frazetta, pochi se ne sono accorti, ha iniziando ricalcando Hogarth, come si può vedere bene nel suo mostruosamente bello comic book Thun’da, scaricabile gratuitamente qui:

http://digitalcomicmuseum.com/

La tua osservazione, comunque, è interessante.

Ci dovrei pensare sopra, ma oggi non ho tempo: scrivo come una bestia, cioè senza pensare.

Magari domani.

Salve.
Dimitri, forse era scontroso, per questo non aveva nemmeno intenzione di incontrare.

Che chiacchierina che avete stasera!

A dirla tutta, anche io scrivo senza pensarci sopra.
Mmmh...dici che è da bestie? Non ci avevo pensato!
Grazie del link. A poi!

Ciao Lorella,
ancora sveglia?
A quest'ora?!

Nei syndacates, in realtà, Burne Hogarth era ben considerato. Aveva dei problemi solo perché voleva scrivere i testi dei fumetti che disegnava. E alla fine, purtroppo, c’è riuscito.

Può apparire poco considerato perché gli autori dei comic book non lo citano come fonte di ispirazione. Ma la prima generazione si rifaceva agli autori della loro infanzia: Roy Crane, Hal Foster, Milton Caniff e Alex Raymond. Dalla seconda generazione in poi, gli autori dei comic book si rifacevano a quelli che li avevano preceduti (Jack Kirby, Will Eisner, Lou Fine…). Con l’eccezione di Dan Barry, imposto dall’alto alla Dc.

Dove Hogarth è veramente disprezzato è l’Italia. Ma in Italia, povera patria, il gusto è compromesso. Qui piacciono Dan Barry, Al Williamson e quel disegnatore sentimentale che ha citato Fortunato. Autori così ricalconi che, espulsi dal mercato sindacato dove avevano portato tanti danni, non sono riusciti ad affermarsi nei comic book perché, semplicemente, non sapevano disegnare. Al contrario del loro collega Frank Robbins, che uno stile ce lo aveva e quindi sapeva disegnare.

In Italia, dove si adorano i ricalconi, cioè quelli che seguono faticosamente i contorni della figura con la matita, come può venire apprezzato uno che sa disegnare in senso assoluto come Hogarth? Che, cioè, conosce uno a uno i muscoli del corpo umano, del tutto ignoti ai ricalconi, e quindi li sa muovere plasticamente? Per non dire, poi, che chi è abituato ai disegnatori da fotoromanzi ha orrore per lo stile, che per sua natura è non convenzionale. Se è per questo, gli italiani provano disgusto anche per Jack Kirby.

Ma per fortuna sono arrivati i manga a fottere tutti…

@Saur
"Frank Frazetta, pochi se ne sono accorti, ha iniziando ricalcando Hogarth"


Forse se ne sono accorti in pochi perché il vecchio Fritz era un fin troppo evidente plagiario di Foster (pose, inquadrature, sfondi, personaggi, animali…)


E strano che chi usa delle foto come modelli ti faccia schifo (anche quelli che, solo secondo te, usano le foto come modelli) , ma chi copia le vignette altrui è sempre un dio…
E, per di più, ti esaltano i fotograficissimi manga...

Mentre a me, posso dirlo? I manga mi fanno un po' ca...

Desidero vendere una intera raccolta di fumetti originali (anni 1940 in avanti) di Mandrake in condizioni assolutamente perfette. Se qualcuno fosse interessato mi scriva. Grazie

@ Graziella

... CAstelfidardo?
CAndeggina?
CAstore e pollùce?

Noooo?

dimenticavo...il mio indirizzo mail è: [email protected]

Adesso non ho tempo per riguardarmi Thun’da, ma sarebbe davvero ironico se, sempre a causa degli alieni che hanno devastato il mio cervello, io abbia confuso Foster con Hogarth! Comunque, per capire il genio di Frazetta basta guardare le sue matite per Gordon postate a suo tempo in questo blog.

I giapponesi hanno seguito gli americani fino alla fine degli anni venti, inizio trenta, rimanendo immuni alla svolta fotografica. O quasi. Oggi, certo, molti giappi usano le foto, ma dovrebbero essere ancora la minoranza (diverranno la maggioranza anche lì, questo è sicuro, perché con le foto si fa prima).

Il problema dei giappi è che, soprattutto a causa del fatto che nel 1960 i mensili dei fumetti sono diventati settimanali, gli autori hanno dovuto quadruplicare la produzione disegnando velocissimi e circondandosi di assistenti. Tutto questo ha scolorito gli stili personali. Ma a me i giappi piacciono moltissimo. Peccato che in Italia si pubblichino soprattutto manga sentimentali, anche quando non sono per femminucce, o, au contraire, per maschi iperattivi.

Ma i geni non mancano, e io seguo, per esempio, Akira Toryama dall’inizio, anni prima che i manga venissero pubblicati in Italia.

Finalmente scrive una donna vera! Patrizia, che non a caso i fumetti li vuole vendere…

Minchia quanti errori... non dovrei scrivere più come un ossesso...

Dato che in Italia non pubblicano certo Sazae-san, direi che quelli che sono arrivati a fotterci sono decisamente già quasi tutti fotografici (altro che minoranza).


Ma io i manga ho praticamente smesso di leggerli per una sorta di incarognimento senile: sono sull'orlo dei 50 e tendo a scartare gli acquisti sperimentali.


Parafrasando Douglas Adams:
1) Tutti i fumetti che preesistevano la mia nascita li do per scontati.
2) Tutti quelli letti tra la mia nascita e i miei quarant'anni sono incredibilmente eccitanti e creativi.
3) Tutti quelli creati dopo i miei quarant'anni sono un'offesa all'ordine naturale delle cose, un segno della fine della civiltà e solo dopo essere stati in circolazione per almeno dieci anni potrebbero essere leggibili.

Non hai tutti torti, Fortunato.

Del resto, anch’io sono legato ai giappi del tempo che fu, oltre ad Akira Toriyama, Go Nagai (ma non le serie con i robottoni), Monkey Punch, Leiji Matsumoto (in piccole dosi) eccetera.

Un altro problema dei manga odierni è che gli autori non lavorano più nemmeno a volume, ma a ciclo. Un ciclo che magari finisce insieme alla serie, al quarantesimo volume.

Il fumetto giapponese, nel suo insieme, è un’occasione mancata. Mi dispiace ammetterlo, ma è passato dal periodo formativo, fino agli anni settanta, alla decadenza, negli anni ottanta, senza passare per un età aurea.

Ciononostante, i manga sono così tanti che qualcosa di buono lo si trova sempre.

Scusate la mia assenza ma ero alla fiera di Reggio.
1) la vignetta a colori è dell'edizione italiana attuale.
2) la vignetta in b/n era dell'edizione americana pubblicata dal portoghese Mc Caldas, e distribuita in America dalla Fantagraphics.
3) come intelligentemente avete fatto sovrapponendo le due immagini, la qualità dei segni tremolanti è la stessa.
4) Mc Caldas è un espertissimo e fanatico di Valiant, per ogni pagina impiega circa 20 ore a ricostruirla! (sono parole sue).
5) Giustamente per chi non ha occhio tecnico ci vorrebbe una terza versione, per capire quale è quella giusta.
6) Io volevo solo far presente che provenivano dalla stessa mediocre fonte.
7) per chi non lo sapesse la fonte italiana è dell'editore tedesco Bocola.

Milone, invece della vignetta in bianco e nero avresti dovuto mettere quella di Foster: non ha alcun senso confrontare due vignette uguali!

Comunque, chi ce l’ha la versione originale di Foster la posti, così controlliamo.

Quindi la vignetta in B/N (con i tagli in alto e in basso?) viene dal restauro di Manuel Caldas.


La vignetta a colori (con le aggiunte in alto e in basso?) viene dalla NonaArte che viene dalla Bocola.


E quella della Bocola da dove viene?
Dalla Fantagraphics cui sarebbe stata sovrapposto il restauro di Caldas? (se non ho capito male)

Per la miseria, ci vorrebbe il navigatore e un esperto di mappe stradali pere descrivere tutti i percorsi.

Caldas riceve dalla King, restaura e passa il tiro a Bocola, che tira alla Nona Arte. Tiro... Reteeee!!!

Il colore è della Fantagraphics oppure di un altra edizione con colori americani, ad esempio la tedesca Splitter, a cui hanno sovrapposto il restauro di Caldas.
Di bianco e nero al mondo esistono le buone edizioni tedesche (mi sembra Bull), mediocri francesi (Serg) e modeste austriache (Pollyschansky).
L'editore Scotto, quando eseguiva una ristampa, pescava dalle edizioni di tutto il mondo, ad esempio, la prima domenicale di Brick Bradford, la prese dall'Argentina.

Ehi, si può vedere una c***o di versione non ricalcata?

Confrontare due vignette uguali ha senso, per dimostrare la stessa provenienza, soprattutto se una è americana e l'altra italo/tedesca.
Postare l'originale? basta guardare l'edizione di Camillo Conti, che tra l'altro vendette alcuni volumi in pellicola agli americani della Fanta.

Qualcuno su questo pianeta può postarla?

Guardate Facebook/Luca Boschi.
per stasera saluti

Non ho i libri di Caldas, ma dal suo sito risulta che i disegni restaurati sono retinati:

http://www.manuelcaldas.com/imagenes/PV213_big.png

http://www.manuelcaldas.com/imagenes/PV301_big.png


Come è possibile sovrapporle ad un'edizione a colori senza fare un pastrocchio?


Ma, Gianni Milone, siamo sicuri di questa informazione?

Fortunato, tu parli di disegni restaurati mentre Milone dice che sono stati ricalcati (lucidati). C’è una non piccola differenza.

La questione dei retini non è dirimente. Il portoghese potrebbe aver ricalcato le tavole a mano e messo poi i retini al computer.

Sul Facebook di Boschi non capisco niente. Luca Boschi: prendi la nuova immagine (se c’è) e postala qui.

Oppure, Sebastiano, tu che hai l’edizione Fantagraphics, mandaci la vignetta in questione. Grazie.

Salve, adesso vado a leggermi i vostri ultimi commenti. A fb non accedo, ma ci sono "tenutari" e amici che hanno i miei indirizzi e mi girano sia i commenti, sia le immagini, per cui, grazie in anticipo.


La discussione che state facendo è molto intrigante. Non dubito affatto che servano anche venti ore di restauro per tavola. Ne so qualcosa, restaurando normalmente, e da anni, tavole di vari autori, a colori e in bianco e nero. L'intera storia del "Sassotromboclarino" e la prima tavola della seconda puntatta della storia di Bottaro apparsa sull'ultimo numero di "Disney anni d'Oro" attualmente in edicola provengono da scansioni di albi di mia proprietà. Mi sembra che i risultati siano molto buoni.


Un amoco mi ha inviato le scansioni della collana del Valiant di Camillo Conti (che poi è anche in vendita). Eccellente materiuale!


Lo posterò quanto prima, anche il post di domani è su Pinky, che festeggia i suoi 40 anni ininterrotti di uscite.

Ciao,


Luca

Parlo di "restauri" e non di lucidi, perché le uniche due immagini del Valiant di Caldas che ho visto sono quelle i cui link ho postato prima e sono evidentemente dei restauri e non dei lucidi (e i retini non sono al computer).

Come fai a capire se i retini sono adesivi applicati sul foglio o se sono stati messi sulla scansione della pagina?

Io non contesto nulla, è Milone che li chiama lucidi.

Dice che il portghese ha lucidato tutto Valiant... altrimenti di cosa stiamo discutendo?

Allora, come mai ci sono privati che vendono la collezione completa del Valiant di Camillo Conti???
Beh, per guadagnarci, ovviamente.
Ma per guadagnarci quanto hanno pagato la collezione??'
Meno del prezzo ufficiale.
Io, ad esempio, acquistai materiale amatoriale di Conti dal compianto Caltabiano con lo sconto del 30% sul prezzo di listino!
Ma quanto lo aveva pagato Caltabiano??
Beh, circa la metà del prezzo di listino.
Cinque o sei anni ors sono a Reggio Emilia sottoposi la questione allo stesso Camillo Conti, che fece lo gnorri, fingendo di cadere dalle nuvole.
E' cosa disdicevole parlare di queste cose??
Scoprire gli altarini?????

Come saprai meglio di me, da almeno vent'anni esistono programmi per retinare al computer.

@Saur Pennacchioli
"Come saprai meglio di me, da almeno vent'anni esistono programmi per retinare al computer."


Mi sa che lo so.
Capisco che non mi conosci, ma ti informo che sono anni che restauro vecchie strisce e quei retini, per bene che vada, sono"clonati", ma certo non fatti al computer.

Tomaso...
Apprendo ora che Caltabiano non è più tra noi!
Era un editore amatoriale che ristampava soprattutto serie italiane, non è vero? Lessi un articolo su di lui su "Fumetti d'Italia" di Graziano Origa e quel cognome mi fece sorridere. Poi seppi che frequentava Reggio Emilia, forse fu anche premiato.
E quanto tempo fa se n'è andato?

@ Fortunato

Milone dice che il disegnatore portoghese ha lucidato (non restaurato) tutto Valiant.

Dai suoi lucidi è scaturita l’edizione tedesca, in inglese, di cui ha allegato l’immagine.

L’edizione spagnola che dici tu non rientra nel discorso fatto da Milone: i retini potrebbero essere giustificati in mille modi (per esempio, possono essere stati messi in un secondo tempo).

Inoltre, dice sempre Milone, l’edizione tedesca (dei lucidi portoghesi senza i retini) è stata usata per i neri dell’edizione di Nuova Arte.

Ma quando arriva questa immagine originale di Foster? Io mi sto rompendo le balle.

Chiaramente Milone può aver detto un sacco di fregnacce, io cerco di ripetere quello che ha detto lui.

Sauro, ci risiamo.

Ma come ti viene in mente di connotare
Hal Foster (il Cecil de Mille del fumetto) uno che fa ricalchi fotografici? Il Tarzan di Foster è un capolavoro, di composizioni creative, ancora ineguagliato.

Hogart si impianta sulla creatività di Foster cercando di razionalizzare con un tecnicismo, spesso freddo, la fantasia compositiva del padre di Valiant.

I retini possono essere stati applicati in un secondo tempo, ma il mistero del formato diverso delle vignette rimane tale.

Il portoghese ha rielaborato i lucidi per Nona Arte?

Detta così, sembra assurdo.

Come un po’ tutto il discorso di Milone.

Ma chi sono io per contestare Milone il Solone?

Non sono neppure esperto di fumetti sindacati.

Potrebbe forse contestarlo Fortunato, se organizzasse meglio il discorso.

P.S.
Nestore, le vignette di Foster all’inizio di questo post non ti sembrano ricalcate di sana pianta da foto?

Nestore, mi riferisco alla tavola che si vede bene, quella di Valiant.

Mah, la composizione di Foster mi sembra un po' statica.

Quando è mossa sembra ricalcata dai film.

Per esempio, la famosa scena in cui Tarzan butta giù l'idolo gigantesco, non ti pare ricalcata dai fotogrammi di Cabiria, il film che citavi ieri? Dove Tarzan si sostituisce a Maciste. Il film di Cabiria era ben conosciuto dagli americani.

Certo, Foster ha enormemente condizionato la storia del fumetto. Non sempre in modo positivo.

Sauro, puo' anche starci l'ispirazione presa da Cabiria ma cio' non toglie la creatività di Foster. La documentazione è alla base di un lavoro del genere. Anch'io ho sempre odiato i ricalconi; e posso assicurarti che esistono non solo in Italia ma anche in altri paesi.

Il problema è che i ricalconi hanno avuto successo in Italia per colpa di editori spesso ignoranti incapaci di capire la creatività!

Mattia: Purtroppo Caltabiano ci ha lasciato circa tre mesi fa.
La notizia mi è giunta da Guida, uno degli ultimi dei vecchi appassionati di fumetti a scrivere, come faccio anche io, ancora con penna stilografica su dei bei fogli di carta. Sulla fanzine di Caltabiano ha scritto molte cose Antonio cadoni, ma anche mio fratello maggiore Franco, appassionato di Raymond, ma anche di disegnatori italiani : uno per tutti Carlo Cossio.
Di quest'ultimo non si parla e si scrive quasi più, come del resto del fratello Vittorio.
Su Vittorio Cossio ho scritto in tandem mio fratello ed io un articolo apparso su "Vitt & Dintorni"nel numero di Novembre 2011.
Per tentare di tenere viva la sua memoria. Mah, speriamo bene.

Ottima l'offerta di film Disney Pixar su Cubovision... Guardate un po' qua: http://www.cubovision.it/natale-disney-pixar

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