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LUIGI BERNARDI

Quadro

Dal lontano 1990, anno di un trasferimento da una cittò all’altra, questo quadro sta appeso in soggiorno, insieme a una miriade di altri.

Risale a quando Graziano Frediani (sul dietro) lavorava a Per Lui e aveva coinvolto su quelle pagine Luigi e me, insieme ad alcuni altri amici e colleghi, nella redazione di articoli di varia umanità, quasi sempre legati al mondo dell’immagine e dei fumetti in particolare.

La foto, scattata insieme a un’altra di primi piani da un fotografo di Vogue nella sede stessa della rivista, fu forse usata per il libro che avevamo scritto a sei mani, Destinazione Utopia, pubblicato dalla casa editrice anarchica Elèuthera.

Alla presentazione vennero in molti, compreso Sergio Bonelli, ma non Giovanni Gandini, pur invitato. Sergio se ne duolse, ma soprattutto perché Gandini aveva definito Mister No (il personaggio trattato nel libro da Graziano, mentre Luigi si era occupato di Corto Maltese e io di Ken Parker) un eroe del calibro di Dick Fulmine. Il che dimostrava chiaramente come non avesse mai letto un solo episodio del personaggio, inserendolo in modo aprioristico in un contesto fumettistico che a lui era invece noto, quello anteguerra dei Cossio e dei Baggioli.

Destinazione

Nel librotto Irripetibili! iniziavo il discorso su Luigi riportandomi con la memoria al rigido Natale del 1981, ricorrenza che scodella dentro la calza una rivista nuova.

È la “Pilot” delle edizioni Nuova Frontiera, cucinata da un Roberto Rocca fiducioso di contare soprattutto sullo straripante serbatoio di storie, autori, personaggi di cui dispone l’editrice francese Dargaud.

Va ricordato che questo nuovo mensile è la prima versione italiana del longevo contenitore d’oltralpe “Pilote”, pubblicato in Francia a partire dal 29 ottobre 1959 come settimanale per adolescenti; un monumento della stampa di bandes dessinées che ospitava fin dal primo numero serie fortunatissime come Astérix le gaulois di René Goscinny e Albert Uderzo, Barbe-rouge di Jean-Michel Charlier e Victor Hubinon e Tanguy et Laverdure di Charlier e Uderzo.

Pilot-1

Nel 1974, esangue dopo la dipartita di molti autori in rotta verso riviste più adulte e più libere, per far quadrare i conti “Pilote” è costretta a divenire mensile. Sotto la direzione di Guy Vidal prima e di Jean-Marc Thévenet poi, accoglierà nuove firme di prestigio come Enki Bilal, Michel Blanc-Dumont, Annie Goetzinger, Antonio Hernàndez Palacios, René Pétillon.

È da questo pool di idee, autori e personaggi che Rocca attinge di preferenza per la sua edizione italiana. Tentando di assestare un colpetto alla concorrenza (e tutto sommato anche a se stesso, dato che già pubblica “Totem”, e con incoraggianti risultati), assegna all’italiano “Pilot” un prezzo più basso della norma: appena duemila lire.

Per questa cifra, inoltre, l’editore offre la massima percentuale di pagine a colori che sia vista, fino ad allora, in una pubbliczione di quel tipo: ben sessantaquattro su ottanta.

Quelle in bianco e nero saranno occupate soprattutto dai redazionali, firmati Ranieri Carano, Diego Gabutti, Paola Pallottino. Un ventaglio di firme di tutto rispetto, coalizzate appunto da Luigi Bernardi, che suggella la direzione responsabile del mensile per i primi nove numeri.

Ma l’editor bolognese cova progetti ben più ambiziosi.

Classe 1953, amante del giallo, del fumetto franco-belga (da Mœbius a Tardi, da Marcel Gotlib a Copi) e tra gli altri degli undergrounders statunitensi, all’inizio degli anni Ottanta ha già all’attivo un buon numero di volumi per il circuito delle librerie, pubblicati con la sua piccola casa edirice L’Isola Trovata.

Il nome dell’etichetta è già di per sé significativo; ispirato a un brano e a un LP del 1971 del cantautore Francesco Guccini, L’isola non trovata (ripreso a sua volta da una poesia di Guido Gozzano), si assume il compito di tappare le falle che altri editori, da Rizzoli a Mondadori, stanno lasciando nel catalogo generale del fumetto italiano, per distrazione, per ignoranza.

Ecco, quindi, titoli degni di nota anche per gli appassionati delle riviste già presenti in edicola: da La fabbrica di Georges Pichard a Sophie di Muñoz e Sampayo, da Felina di Victor Mora e Annie Goetzinger a I miti di Cthulhu di Breccia-Lovecraft, da Il paese chiuso di Jean-Claude Forest e Jacques Tardi a Erotica di Vaughn Bodé, senza dimenticare le labirintiche storie parallele ambientate tra calli e campielli di Venturina veneziana, romanzo di Laura Scarpa.

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Talent-scout ai tempi del “Mago” di Zancan (“scopre”, tra gli altri, Daniele Panebarco, Vittorio Giardino e Massimo Cavezzali), rendendosi conto di quanto sia penalizzato il fumetto italiano in un momento di svolta come il decennio Ottanta, Bernardi compie il grande passo e si lancia nella suburra delle edicole con una testata degna di passare alla storia: “Orient Express”.
Il titolo gli viene suggerito da Giardino.

Forse per la prima volta, in questa circostanza, è alla direzione di una rivista una persona che si occupa di fumetti a tutto tondo, si ciba di fanzine, segue con occhio interessato quanto si pubblica all’estero e marca stretta l’evoluzione dei giovani disegnatori italiani, compresi quelli confinati su pubblicazioni di serie zeta, che non per questo considera come dei lebbrosi.

Nel contempo, l’ideatore del nuovo mensile non ha una stitica visione “fumettocentrica” del mondo, come accade per tanti appassionati dai paraocchi: Bernardi ha la cultura mediologica necessaria a proporre fumetti di taglio di verso, ma vibranti fra loro di richiami e rimandi; sa scegliere gli argomenti che i suoi collaboratori svolgeranno nelle rubriche di “Orient”.

Il primo numero della nuova creatura è presentato a una platea di possibili lettori e di operatori del settore nel giugno 1982.

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L’opportunità più azzeccata è offerta dalla prestigiosa rassegna di fumetti e fotografia Phantasmagorie, organizzata a Roma a Palazzo Braschi da Francesco Coniglio, Silvano Caroti, Riccardo Zanello ed altri come antipasto per l’imminente Estate Romana di Renato “effimero” Nicolini.

In copertina di “Orient Express” campeggia una bella immagine dipinta di Unknow (questo è il suo vero nome, senza al “n” finale), alias Lo Sconosciuto, disperato eroe di Magnus.

“Il più grande autore di fumetti che sia e ci sarà in Italia”, spiega Bernardi, commentando il sommario della rivista all’italo-francese Luca Staletti, il quale negli anni seguenti di Magnus diverrà agente internazionale.

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Sin da questa scelta, il pensiero editoriale di Bernardi si chiarisce: è ora di finirla con i ghetti creatisi artificiosamente fra i fumetti delle riviste e quelli delle pubblicazioni “usa-e-getta”.
Magnus è immenso e sottovalutato dagli opinion leaders, ma per fortuna non dai lettori che lo hanno sempre premiato acquistando massicciamente “Kriminal”, “Satanik” e “Alan Ford”, scritti dal socio Max Bunker.

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Adesso che Magnus da solo ha realizzato almeno una serie di egregia fattura com’è appunto Lo Sconosciuto, è necessario che sia affrancato dagli albi tascabili con due vignette per pagina, sui quali ha sempre operato.

Copert. Orient Express

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