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BUON COMPLEANNO, ROBERT CRUMB!

Robert crumb self

Crumb-portrait Il traguardo dei settant'anni è giunto, caro il mio Robert!

Plurale maestatis o meno, noi ti facciamo gli auguri, avendoti sempre ammirato, al punto di tentare di ficcare il tuo nome e le tue cose un po' everywhere, anche quando la tua figura era piuttosto controversa nel conturbato mondo dei comics e un editore italico (e forse più d'uno) ti stampava qualsiasi cosa nel nostro bell'idioma senza pagarti un centesimo di diritti.

Ricordi?

A new video by the East River String Band and Robert Crumb titled "Take a Look At That Baby."

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John's Old Time Radio Show w/ R. Crumb "That's What I Call Sweet Music 2" Great Dance Orchestras of the 1920's & 30's. Special Guest Robert Crumb plays 78 rpm records from hiscollezione di dischi a 78 giri. Trovasi in Francia, in una località sconosciuta e non segnata sulle piantine.

Forse tatuata (solo) sulla groppa della ragazza bionda che canta quei brani che infondono molta tristezza.

Commenti

Vorrei avere la collezione di 78 giri di Crumb.
Buoni 70 anni!

Il giorno trenta è fra poco, intanto, ecco qua!
Gasparazzo, per una collezione del genere servono anni e anni di ricerche, accumulo e assegni staccati!

Con the time machine siamo già al 30 agosto!!
Perbacco!!!!

Riporto una dichiarazione di Jacovitti: "Io ho notato una cosa: gli autori dell'underground che è nato nel 1962/63 in America, disegnavono come me nel 40'. Il tratteggio di Robert Crumb ricordava il mio di 20 anni prima".
Da una intervista rilasciata a Boschi, Gori e Sani.

Crumb è fortemente ispirato da Wolverton, il quale, secondo me, si era ispirato a Max Fleischer (più che ad Al Capp).

E siccome, sempre per me, anche Jacovitti si era ispirato a Max Fleischer, ecco che i conti tornano.

A dimostrazione di ciò osservo che Powerhouse Pepper di Basil Wolverton è una evidente imitazione del Braccio di Ferro di Max Fleischer.

Quindi Jacovitti, involontariamente e molto indirettamente, ha riconosciuto la sua ascendenza fleischeriana. Ascendenza della quale, probabilmente, era inconsapevole.

Confermo quanto ci disse Jacovitti, che si riferiva soprattutto proprio a Crumb, dato che alcune sue storie di Mr. Naturale e di "Lamina" Font erano apparse su "Linus", che Jac seguiva anche prima di parteciparvi perché amava soprattutto Walt Kelly (ma anche Al Capp).
"Linus" era il miraggio di tutti negli anni Sessanta e all'inizio dei Settanta.


Confermo anche (e vorrei fare un post in merito), che almeno alcuni cartoons dei Fleischer erano distribuiti in Italia nei cinema e in 16 mm i spettacoli "secondari" (cinema degli oratori, proiezioni scolastiche e così via). Sopravvissero almeno fino all'inizio degli anni Sessanta. Ci sono testimonianze in merito.


L'influenza che Rubino & C. ebbero e che dimostrariono con "Il Paese dei ranocchi" non viene tanto da Disney quanto da altri corti in bianco e nero che in Italia si vedevano, soprattutto dei Fleischer, mi chiedo se anche il Flip the Frog di Iwerks (in particolare il corto in Cinecolor "Fiddlestick").

Questo non posso saperlo, ma soli ipotizzarlo.


In ogni caso, la Società Pittaluga distribuiva in Italia, pur in periodo fascista, ma direi non più dopo il 1938 (anche su questo bisognerebbe avere conferme) dei corti americani.
Sono stati loro a stabilire che Popeye si chiamasse "Braccio di Ferro", come mi sembra si accenni anche in "Eccetto Topolino". In ogni caso ho almeno una pubblicità a tutta pagine (un "flano") di Popeye degli anni Trenta, uscito su un supplemento del "Travaso".


I corti con personaggi non ricorrenti e forse anche qualche Betty Boop (se la censura clerico-fascista li faceva passare) andavano a rimorchio del personaggio più importante e popolare che era appunto Braccio di Ferro.

Mi riservo di intervenire ancora su questo punto, se interessa (e se trovo il tempo!)

Riguardo ai miei ampi sproloqui sull'ipotetica connessione Jacovitti-Fleischer, rimando a

http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2013/08/la-notte-di-jacovitti-parte-seconda-di-franco-bellacci.html

In questo post, per decenza, non aggiungo altro.

Leggo su Repubblica di oggi della scomparsa di Paolo Rosa, l’artista che ho citato un paio di volte in riferimento a un fumetto commissionato e poi disdetto da Oreste Del Buono per ragioni... "fanfaniane".

A metà anni settanta, Rosa aveva pubblicato su Linus un lungo fumetto su non ricordo quale altro caso politico.

Rosa aveva iniziato la sua attività di artista nel '68, disegnando manifesti politici. In seguito era diventato l’animatore dello Studio Azzurro, per il quale sono noti i suoi lavori sperimentali di regista. Insegnava all’Accademia di Brera, aveva 64 anni.

Io l’ho conosciuto bene, ma ancora di più mio fratello Gabriele, che ha collaborato con lui: deve aver preso da Rosa l’interesse per la tecnologia (che lo ha spinto a lavorare con la computer graphic).

Il fumetto doveva essere sul bandito Salvatore Giuliano.

A quanto pare siamo tutti figli di Max Fleischer e non lo sapevamo ...
Però mi sembra che queste ipotesi di analogia si basino solo sulla componente grafica, dimenticando quella letteraria che dovrebbe contare quantomeno per il 50%.
Voglio dire che una analogia o similitudine tra Jacovitti e Crumb come artisti, al di là di chi abbia influenzato chi, mi sembra complessivamente poco significativa per l'enorme differenza che vi è in relazione alla poetica, allo stile complessivo, ai temi trattati, ai generi, ai canali distributivi, ecc.

Francy: si certo, fra Crumb e Jacovitti poco ci corre.Ma ho citato l'intervista relativa proprio per mettere in luce una fra le tante cose dette da Jacovitti che a me sembra non possa trovare riscontri se sottoposta ad analisi critica e circostanziata,
Per Fleischer, che animava personaggi creati da altri come Popeye, le assonanze si fermano al fatto che graficamente personaggi come Olivia o Poldo assomigliano a personaggi jacovitteschi del 1943 e poco dopo.

Questa volta sono io a lanciare anatemi contro il server, lo stesso che a quanto pare nion ci fa nmettere on line i commenti.
E' venerdì pomeriggio del 30 agosto 2013, dovremmo essere in era tecnologica, ma i server non funzionano, internet si blocca e la posta non si ricebe.
Pare possibile?
Vado al Dolphini di Naxos!

Apparentemente è musica semplice questa jazz che piace a Crumb, ma lui considerà la "semplicità2 come sinonimo di "genuinità".

Si veste anche con camicie e pantaloni come negli anni cinquanta.
Ripeto, quei 78 giri devono valere un patrimonio.

@ Luke Woods

Naturalmente io voglio sapere vita, morte e miracoli dei cartoni Fleischer nell'Italia degli anni trenta.

Riguardo alle rane di Rubino, nella sua ultima biografia c'è una rana di Hokusai a confronto con una rana del Rubino ragazzino: sono identiche. Del resto, lo stile liberty si ispira ai giappi.

francyduck:
"... siamo tutti figli di Max Fleischer e non lo sapevamo ...
Però mi sembra che queste ipotesi di analogia si basino solo sulla componente grafica, dimenticando quella letteraria che dovrebbe contare quantomeno per il 50%"

francyduck,
quando si parla di autori completi bisogna tener separati testi e disegni:
in una tavola la prima cosa che si nota sono i disegni.
e i disegnatori:
che nascono di solito prima disegnatori e poi diventano anche scrittori, nel loro cammino vengono influenzati o si ispirano ad altri.
un disegnatore cerca sempre di migliorare la parte grafica.
i testi sono solo un effetto collaterale del voler fare da se.

proprio ieri cercando notizie su Sergio Toppi leggo:
Ha vinto numerosi premi internazionali e lo stile inconfondibile ha ispirato autori di altissimo livello quali Frank Miller, Tom Palmer, Howard Chaykin e Walt Simonson
????
sarà vero?
in effetti a pensarci forse un pò di Sergio c'è nei disegli di Walt Simonson...
Walt ha poi ispirato Sal Buscema:
bravo a inchiostrare suo fratello ma incapace di inchiostrare i suoi disegni:
quando cambiò inchiostrazione ispirandosi a Walt Simonson fu di nuovo benvoluto ed ebbe un successo suo.

quindi non si può parlare di percentuali perchè non esistono percentuali di ispirazione!!!
Succede o no.

Auguri, anche se in ritardo di un giorno, a Robert Crumb, e viva il jazz, sempre.

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