Successivo » « Precedente

LA MINACCIA DI ALLAGALLA, IMMINENTE!

Allagalla

Cesare Milella ci scrive:

Ho appena comprato il Martin Mystère uscito in edicola e in quarta di copertina viene presentato il prossimo albo: La minaccia di Allagalla con ai testi Luigi Mignacco (e non di Alfredo Castelli) e i disegni di Bagnoli e Gradin.

Si chiude così in cerchio iniziato 67 anni fa: dopo Il terrore di Allagalla disegnato da Enrico Bagnoli nel 1946, è lo stesso grande Henry a disegnare il seguito della storia.

Come segue avevamo ricordato Bagnoli al momento della sua scomparsa lo scorso anno. Torniamo adesso a puntare di nuovo i riflettori sull'opera di questo granfde e prolificissimo operatore del settore (non solo fumettista e illustratore), nell'imminenza dell'uscita dell'albo indicato da Cesare Milella.

Enrico_bagnoli Ringrazio moltissimo Renata Pfeiffer e Laura Bagnoli, moglie e figlia dell'eccezionale disegnatore e uomo d'editoria, che hanno scritto due toccanti messaggi, che riporto in quest'occasione.

Sono Laura Bagnoli, figlia di Enrico. Prima di tutto voglio dirvi che tutti i vostri commenti sono davvero commoventi, così dettagliati, ma anche pieni di affetto e sentimento.
Ci deve essere stato un errore di battitura riguardo la data della sua morte, che è avvenuta sabato 8 Settembre. Caro Beka, ti voglio ringraziare perchè il tuo cd è arrivato a destinazione, bellissima testimonianza di quelle tavole del papà.
Lui come sai non ha potuto vederlo, ma la coincidenza della spedizione avvenuta poche ore prima della sua morte mi porta a fantasticare che l'abbia visto lo stesso sotto un'altra forma.
Stava dormendo nel suo letto dal giorno prima, sedato, e quella mattina il cd era in viaggio proprio come lo era lui, che si è spento nel sonno all'una e un quarto.

Per quanto riguarda l'albo, ti farò sapere se l'aveva ricevuto quando comincerò con mia madre a mettere le mani nel suo studio, per raccogliere tutti i suoi lavori che ha potuto tenere per sè, quello studio zeppo di carte, tavole, foto, riviste, enciclopedie, in quel "caos organizzato" come lo chiamavamo noi. Tutto materiale che gli serviva per prendere spunti per i disegni, niente computer, anche col cellulare aveva dei problemi... Stava ancora lavorando ad una storia...

Laura Bagnoli

E io sono Renata Pfeiffer, la metà di quella coppia inossidabile che erano Enrico e Renata, sempre insieme da 63 anni.
Quest'anno siamo riusciti a raggiungere i 60 anni di matrimonio, una bella resistenza! Il mio uomo mi ha lasciato con tanti progetti ancora in atto. E' e sarà sempre con me. Sempre.
Un uomo formidabile, che mi ha sempre contrariato e nello stesso tempo aiutato in tutto. Ciao Enrico, ci rivedremo su un altro pianeta. Nel frattempo cercherò con Laura di radunare tutti i tuoi lavori per allestire in futuro una esposizione in tua memoria. Anche la mostra dei miei quadri che stavamo organizzando insieme e che verrà inaugurata in ottobre, sarà dedicata a te
.

Renata Pfeiffer

Nel frattempo, amici e collezionisti, lettori di Cartoonist Globale ci hanno inviato materiali strani e rari di Bagnoli, da mostrare.
Mi riprometto di farlo, adesso e in futuro, per ampliare lo spettro d'interesse (o anche solo di curiosità) su questa gloria del nostro piccolo mondo di balloons e vignette.

Superman_tp

Fra questi, Sergio Lama, uno dei massimi collezionisti italiani di "carte povere" (e quindi anche di albi e giornali a fumetti), ci ha inviato dei documeti eccezionali, dei queli mostriamo il primo: una tavola apparsa sull'effimero settimanale Bimbe d'Italia, dove Bagnoli lavorava fra il 1940 e il 1941, ovvero quando il precocissimo artista aveva 15/16 anni!!

Con un paio di CLIC sopra, si ingrandisce quanto basta per poterlo vedere meglio.

E subito dopo, i contenuti del "vecchio" post.

Bimbe d'Italia 14 1941 Il Cavaliere misterioso

Alfredo Castelli ci ha informato della scomparsa, avvenuta l'8 settembre alle 13:15 del grande Enrico Bagnoli, sopra in un autoritratto.

Quello di Bagnoli è un nome che forse dirà poco alle generazioni di giovani lettori di fumetti, ma che dev'essere incluso nel Pantheon di massimi interpreti di Fumetto popolare italiane di taglio naturalistico, o "verista", come lo definiscono alcuni, magari suggestionati da Giovanni Verga.

Strippyjpg

Di Bagnoli e di un minimo gruppo di fumettisti che lavorava con lui fu l'idea di Strippy, la ragazzina detective che fu onorata con un albo proprio nell'anno del Maggio Francese, quando la Arnoldo Mondadori esplorava nuovi orizzonti fumettistici per conquistare nuove fasce di lettori, in particolare quegli adolescenti che manifestavano il loro entusiasmo per Superman, Batman e gli altri supereroi della DC Comics, onorati da quegli anni in poi con albi propri in formato comic book.

Quasi come gli originali di Oltreoceano. Ma contenevano varie storie realizzate nella Penisola, abilmente miscelate a quelle tradotte. Bisognerebbe ristamparle, queste avventure autoctone, forse mai tradotte per il mercato estero.

Toldo e Bagnoli

Di Bagnoli, realizzata insieme ad Antonio Toldo, è l'illustrazione con Batman e Robin qua sopra.

Bagnoli era nato a Milano il 21 agosto 1925.
Come molti altri colleghi della sua generazione è stato un fumettista precoce, già all'opera all'età di 18 anni, collaborando con le Edizioni Alpe di Giuseppe Caregaro , etichetta per la quele realizzava episodi di Volpe e Saetta. Dopo la guerra, lavora per il settimanale della Casa Editrice Universo L'Intrepido, e anche per Dinamite e Topolino.

Dal 1954, Bagnoli esercita la sua professione per molte case editrici straniere, come la francese Dargaud, l’inglese Fleetway Publications e la tedesca Springer Verlag. Negli anni Sessanta, presso la già citata Mondadori, Bagnoli è responsabile di testate come Classici Audacia, oltre che di Superman e Batman. Per queste pubblicazioni fa realizzare storie nuove a dei colleghi, e disegna anche personalmente illustrazioni per rubriche varie.

Lo splash panel per l'episodio L'artiglio della Gatta, in perfetto sile made in USA contemporaneo (quello della rivisitazione spietata dei personaggi e dell'impaginazione delle tavole, dovuto soprattutto a Neal Adams) è di una coppia di fumettisti italiani.
Si firmano Paul and Peter Montague, ma sono in realtà Paolo e Pietro Montecchi.

Montague

Cover La Gatta

SupermanJPG

Sopra, una bellissima tavolta, firmata, con Superman e compagni. Proviene dalla collezione di originali di Romano Felmang, che come sempre questo blog ringrazia.

EnricoBagnoli-autoritratto Nel 1969, Bagnoli diventa redattore del Corriere dei Piccoli. Quella della Società Editrice Fratelli Crespi & C., che lo pubblica, ha l’aria di essere una vera e propria linea culturale strategica. O almeno lo è secondo le intenzioni di qualche suo dirigente, che offre carta bianca appunto aBagnoli, affinché programmi e diriga albi di grandi autori francofoni.

Letture di questo tipo saranno fondamentali nell’educazione dei ragazzi italiani a un gusto narrativo e grafico assai sofisticato, quello che più tardi spingerà alcuni di loro, una volta divenuti cresciutelli, ad apprezzare riviste come Totem, Pilot, o Comic Art: le più legate alla bande dessinée. Infonderanno anche l’amore per il fumetto nelle menti di giovani lettori che in futuro diverranno a loro volta cartoonist, come ha fatto notare in una sua intervista Franco Saudelli, ricordando la personale esperienza e il suo imprinting.

In questo momento della sua multiforme esperienza professionale, fine anni Sessanta e inizio anni Settanta, Bagnoli è un vero e proprio paladino del fumetto avventuroso franco-belga. Poco prima se n’era occupato alla Mondadori suscitando, e poi dirigendo, la celebrata collana dei Classici Audacia (1963-1967): uno dei ripetuti tentativi dell’azienda di moltiplicare i lettori di fumetti evitando corposi investimenti in riviste vere e proprie, che richiedono l’impegno di redattori esperti e causano problemi di gestione non secondari.

Una volta chiusi i Classici Audacia, valutati dai contabili di Arnoldo poco redditizi, Bagnoli porta con sé personaggi e know how per riprodurne pedissequamente i parametri negli Albi Ardimento, che ne costituiscono l’ideale prosecuzione.

AudaciaTra i fumetti di altissimo livello di scuola franco-belga che i ragazzi italiani incontrano in questo periodo, vanno citati almeno gli umoristici Mignolino e Clorofilla (Chlorophylle) e Robiolina (Sybilline) di Raymond Macherot; I Puffi (Les Schtroumpfs), Rolando e Pirulì (Johan et Pirlouit) e Poldino Spaccaferro (Benoît Brisefer) di Peyo (al secolo Pierre Culliford); Gastone l'addetto di redazione (Gaston Lagaffe) di André Franquin; Lucky Luke di Morris (Maurice de Bévère) e René Goscinny, Umpah-Pah (Oumpah-Pah) di Albert Uderzo e ancora di Goscinny.

Tra le menzioni d’onore, ecco i western non convenzionali e non hollywoodiani Comanche di Hermann (Hermann Huppen) e Greg (Michel Regnier) e Blueberry di Gir (Jean Giraud) e Jean-Michel Charlier; ed ecco le serie di ambientazione storica, come Cavaliere Ardente (Chevalier Ardent) di François Craenhals, e Corentin di Jacques Van Melkebeke e Paul Cuvelier.

Gianni Milone ci ricordava, fra l'altro, che a Bagnoli va il merito non secondario di aver portato Asterix in Italia, con le traduzioni di Marcello Marchesi...

ALBIARDIMENTO005

ALBIARDIMENTO024

Molto séguito, infine, riscuotono le serie di ambientazione contemporanea, come Dan Cooper di Albert Weinberg, Bernard Prince di Hermann e Greg, Ric Roland di Tibet (Gilbert Gascard) e André-Paul Duchâteau, Michel Vaillant di Jean Graton.

In seguito, Bagnoli lavora presso la Fratelli Fabbri Editori, occupandosi di editoria didattica.

Dal 1985, disegna l'alfredocastelliano Martin Mystère della Sergio Bonelli Editore firmandosi con lo pseudonimo di "Henry".

Bagnoli_g

Alberto Becattini ci ha inviato la scheda bio-bibliografica dell'autore realizzata su Bagnoli per un numero di "Fumetto".
Grazie anche a lui.

La riporto di seguito:

Enrico BAGNOLI (Milano, 21/8/1925)

Esordisce come fumettista nel 1941 su Bimbe d’Italia (Nuova Aurora), poi realizza alcuni Albi Impero (1942-43), Furio Almirante per L’Audace (1943) e diversi episodi di Volpe e Saetta per Le più belle Avventure (1943-46).

Nel 1945 su Dinamite disegna Il Solitario e inizia Il terrore di Allagalla, poi completato su un Albo d’Oro di Mondadori (1948).

Per il Topolino “giornale” disegna Sunda e Upasunda (1946-47).

Tra il 1948 e il 1954 disegna per gli albi delle editrici statunitensi Fiction House (Futura, Tabu), St. John (Authentic Police Cases) e National/DC, firmandosi talvolta “Martin”.

Sul mercato britannico è attivo dal 1958 al 1966, attraverso agenti e intermediari che includono Plazzotta, Lubrani, Vuolo, Finzi, D’Ami.

Buona parte delle storie britanniche di Bagnoli viene disegnata in collaborazione con Antonio Toldo o con gli sfondi di Angelo Platania.

Illustra anche storie per la francese Dargaud (A tout coeur, 1954-57) e per la tedesca Springer disegna Mike Merlin (1980-81). In Italia, dal 1965 al 1968 dirige per Mondadori le testate Classici dell’Audacia, Batman e Superman/Nembo Kid, disegnando con Toldo alcune storie dei super-eroi della DC Comics, oltre a Nic Cometa (1968) e Tony (1970).

Nic

Collabora inoltre con Intrepido e Albi dell’Intrepido (1946/64-65), Corriere della Sera, Corriere dei Piccoli (Piero, Patti e Passatù, 1976-77), Corriere dei Ragazzi (Marty Ferro, Nick Carbone, 1976-84) e Il Giornalino (James Dean, 1985). Dal 1986, con lo pseudonimo “Henry”, disegna Martin Mystère e Dylan Dog per Bonelli.

Come illustratore di classici per l’infanzia e libri scolastici è attivo con editori quali Ghisetti e Corvi, Carroccio (Dalla Terra alla Luna, Il Corsaro Verde, Ivanhoe, Il cavaliere solitario, La crociera della Tuonante e I corsari delle Bermude, 1954; Gli ultimi filibustieri, Il figlio del Corsaro Rosso e Le ultime imprese del Corsaro Nero, 1955), UTET (La principessa dei nani, 1957) e Fabbri.

224 - Martin Mystère - Enrico Bagnoli

L'agenzia afNews di Gianfraco Goria ci ricordava un anno fa, in occasione dell'ottantaseiesimo compleanno dell'autore, che aveva appena terminato di disegnare l’episodio Ritorno ad Allagalla, riallacciato a Il terrore di Allagalla, una delle prime storie da lui disegnate per Dinamite nel 1946, 66 anni fa.
A tutt'oggi non ha ancora visto la luce nella collana della Sergio Bonelli Editore, ma lo aspettiamo con ansia, come testamento grafico-letterario del Maestro scomparso.

MARTYN-MISTERE

Commenti

Anch'io ho letto in ultima di copertina dell'albo di Martin Mystère n°328 l'annuncio che il prossimo n°329 in arrivo ad Ottobre sarà l'attesisimo ""La minaccia" di Allagalla ".
Quindi ci sarà il robot gigantesco delle origini, creato dal solito mad doctor.
Va beh, questo mi induce a parlare di propofantascienza italiana a fumetti.Nel post seguente inizio.

Ecco qui: Protofantascienza a fumetti in Italia


Certamente già a partire dalla fine ottocento in Italia alcuni scrittori iniziarono a scrivere storie dal sapore avveniristico, ma per quanto riguarda i fumetti occorrerà attendere ancora parecchi decenni.


Jacovitti fu un precursore della fantascienza?’ Beh non esageriamo, però nel 1941 disegnò la storia “Un marinaio nella stratosfera” che di un viaggio nello spazio parla: quindi almeno l’intenzione c’era. “Il Vittorioso” dedicò inizialmente la prima pagina disegnata- questa si- in stile “mussoliniano” da Paola Bologna, che con il “Mistero di Saturno” cercava di tener testa ai fumetti di fantascienza ( neologismo questo omnicomprensivo di tutta una serie di generi e sottogeneri che spaziano dalla space opera fino al mistery attraversando trasversalmente nel tempo di decenni storie quali quelle di Gordon, Virus di Pedrocchi/Molino, S.K.1 di Moroni Celsi, Dan Dare , Jeff Hawke , ecc,ecc: una gran baraonda) dei giornali a fumetti concorrenti, in primis “L’Avventuroso”. A dire il vero il “cineromanzo” fantastico non fu particolarmente coltivato sul “Vittorioso”: Penso alla storia “Il dominio di Xuma” di Bonelli /Cozzi risalente al 1940, ambientata nell’Africa nera con una strana “contaminazione” avveniristica, rappresentata da questa sorta di scienziato pazzo, Xuma, che inventa armi futuribili e persino un gigantesco robot definito mecantropo!!
Comunque, anche se di questo genere letterario esiste qualche cosa risalente agli anni venti, probabilmente fu solo nel corso del decennio degli anni ’30 che per primo (?) il grande figurinaio Enrico Novelli, in arte Yambo (burattinaio, corrispondente di guerra, divulgatore scientifico, scenografo e commediografo , autore per la radio e critico teatrale, giornalista (per “La Nazione”, “Il Mattino”, “Il Nuovo Giornale”, “Il Travaso”, “Il Giornale Illustrato dei Viaggi”, “il Fanfulla”, “Il Pupazzetto”, “Capitan Fracassa” e così via ), ebbe modo di scoprire e sperimentare le vaste potenzialità della narrazione attraverso le immagini fumettate. Il suo personaggio simbolo, Ciuffettino ( il primo romanzo che lo vede come protagonista risale addirittura al 1902), prese vita nella forma di fumetto nel 1935 sulle pagine del "Giornale di Cino e Franco" e sugli albi dell’editore Giuseppe Nerbini; in seguito il Nostro collaborò anche con Mondadori, per il quale realizzò Gli uomini verdi e I Pionieri dello Spazio ("Topolino", 1935), Robottino ("I tre porcellini", 1935) e infine di nuovo Ciuffettino (1941 e 1943) in chiave protofantascientifica impegnato in un avventuroso viaggio nella Cometa X. Un discorso tecnico/critico sullo stile di Yambo ( 1876/1943) non può prescindere dal contesto storico di appartenenza: fortemente connotato da stilemi art nouveau passerà indenne attraverso le contaminazioni del cosiddetto stile “ventennio” ( pensiamo come contro altare al grande Golia oppure alla impostazione figurale di un Carlo Nicco).
Ciuffettino, come Pinocchio, per via della sua fama, vivrà parecchie fantasiose avventure successive : si farà arruolare (Ciuffettino alla
guerra, 1916) e indosserà l’uniforme (Ciuffettino Balilla, 1931), come già prima scritto diventerà fumetto, nel 1942 sarà anche musicato in due dischi, poi avrà una nuova esistenza (Ciuffettino re) . Yambo ai giorni nostri poi ,si è inaspettatamente guadagnato una nuova vita, poiché Umberto Eco ce lo farà ritrovare, stravagante e smemorato protagonista e di fatto filo conduttore vivente, in La misteriosa fiamma della regina Loana, un’opera via di mezzo fra il saggio e l’amarcord.
Non bisogna poi dimenticare che per il fiorentino Nerbini Yambo affrontò la narrazione storica sconfinando in pagine disegnate " a metà fra realismo e sogno, con sfumature surreali, come il Giulio Cesare pubblicato sul "Giornale di Cino e Franco", oppure di deserti quasi metafisici e ancora disperatamente Liberty come Il segreto dell’oasi di Cufra (sull’ "Avventuroso" del 1938 [ Leonardo Gori]). Poi ancora Oltre le frontiere della civiltà e L’anello degli Incas ( su "L’avventuroso", 1939 e 1940), quindi Makanis il bandito senza volto ("Piccolo Avventuroso" 1936) e per finire Orlandino cuor d’acciaio, che apparve nel 1938 sull’ effimero "Pinocchio” durato un breve batter di ciglia, lo spazio di un anno. Nella seconda metà degli anni trenta anche il Corrierino, stimolato dalla concorrenza di altre testate che avevano monopolizzato la narrativa grafica avventurosa d’oltre Oceano iniziò la pubblicazione di racconti a puntate (di firma italiana), interpretati da corsari, uomini d’armi, pirati e avventurieri, nei quali comunque il balloon ancora restava escluso, essendo i testi apposti alla base delle strisce. Ricordo del 1937/38 le collaborazioni di un quasi esordiente Edgardo dell’acqua con “Fiamme sul polo”, di Guido Zamperoni e Vittorio Cossio, ma anche Di Attilio Mussino e a partire dal n°22 nel 1938 una storia umoristico/avventurosa con risvolti fantastici intitolata “Il ritorno di maleficus” disegnata da (?).
Anche lo scrittore Luigi Motta ( coincidenza volle che in quello stesso anno, il 1938 - sul nerbiniano Jungla uscisse a puntate un suo vecchio romanzo ( 1912) “Il tunnel sottomarino”, disegnato da Ferdinando Vichi poi riproposto in forma di albo n°91 l’anno successivo)” fu assoldato con il suo “Il capitano piastre d’oro” disegnato da Domenico Natoli: insomma il C.d.P cercava di mettersi alla pari con gli altri settimanali a fumetti, come “Il Vittorioso” o “L’Intrepido” ( per rimanere nel campo autarchico) che coniugavano il genere avventuroso in più di una maniera.
Nel genere “avveniristico” filone particolare di fumetti (dei « cine-romanzi » come più tardi si definirono) si provò e riprovò anche l’allora già anziano e prima citato Attilio Mussino, con una storia di fantapolitica, quella de La torre del mago 2000, iniziata su “Il Corriere dei Piccoli” il 27 settembre 1936. La storia vale la pena di essere riassunta ad uso e consumo dei tanti che probabilmente non la conoscono. Io non ne sapevo nulla e devo all’amico Antonio Guida il fatto di averne visionato alcune tavole.
La vicenda inizia ambientata “ sulle rive dell’Atlantico su uno sperone di roccia battuto dalle tempeste ( una visione, se non geograficamente, emotivamente salgariana ) ci presenta il professor Cesare Falco, uno scienziato che ha inventato negli USA– con l’aiuto della graziosa figlia Giovanna e dell’ intrepido aviatore Mario Ussi, fidanzato della ragazza – due armi terrificanti,ossia lo « spring-siluro » e il « riflettore fulminante » . Tutto questo per dare all’Italia – siamo nel 1950, nell’imminenza di una guerra mondiale – « il primato sicuro del mare e dell’aria ». Questo ci viene spiegato nelle didascalie già nella prima puntata.
Ma, l’avventura lo vuole, tre spie diaboliche, Joe Fuller dell’lntelli-gence Service, Iru-lru del giapponese Drago Nero e Maskaroff della Ghepeù, cercano in tutti i modi di appropriarsi i piani generali delle sue invenzioni.
Naturalmente Falco – lo stesso nome lo fa intuire- sarà più veloce ed astuto dei farabutti, che rimarranno a mani vuote.
Falco, giungerà dopo mille traversie in patria, e potrà realizzare concretamente le sue armi micidiali.
In tale maniera determinerà la vittoria dell’italica Patria nei confronti di una misteriosa alleanza di potenze occidentali: Francia ed Inghilterra??
La « pax romana » che conclude la storia è platealmente l’ennesimo osanna al regime totalitario fascista. Regime che controlla ogni tipo e genere di stampa , compresa quella per ragazzi che rivolgendosi alle menti più giovani della popolazione possono e devono venire indottrinate.
Giunti a questo punto non posso esimermi dal citare il nostro Franco Chiletto : perché mai?? Non sono sazio di quanto già scritto e pubblicato?’ Il fatto è che ultimamente l’amico di vecchissima data Antonio Guida, grande collezionista ed esperto di fumetti classici, mi ha mandato materiale relativo all’attività di Chiletto su “Il Corriere dei Piccoli”, e così di fronte a quelle tavole prima mai viste, mi è venuto voglia di riprendere il discorso. Trattasi de “ Tre esploratori interplanetari” nel 1944: storia questa in 12 puntate, dal n° 9 al 21. Questa avventura di genere “viaggio astrale” l’ho potuta leggere in fotocopia grazie sempre alla disponibilità di Antonio Guida, uno dei primi collaboratori di “Informa Vitt”, attualmente ancora sulla breccia.
Vale la pena di spendere almeno due parole su questa storia misconosciuta dei tre esploratori interplanetari, poiché è l’unica di questo genere disegnata dal Nostro in tutta la sua lunga carriera: scritta, ma non sceneggiata, da A. Beretta riprende il tema del piccolo clandestino, che in questo caso si nasconde all’interno dell’astronave progettata e costruita dal padre, l’esimio scienziato professor Siderus e del suo braccio destro Cosmus(!). Lo scenario e l’atmosfera rimandano un poco alle storie di fantascienza disegnate da Yambo, che sul settimanale “Topolino” mandò il suo Ciuffettino fra stelle e pianeti; naturalmente il disegno è tutt’ altra cosa. E nessun punto di contatto c’è con il classico fantascientifico di Zavattini /Scolari,”Saturno contro la terra”, serie entusiasmante che iniziata nel 1936 terminò addirittura nel dopoguerra e che emigrò persino negli Stati Uniti pubblicata a colori sui comic books.
Comunque, nella storia di Chiletto la meta iniziale del viaggio siderale, lo si apprende nella prima puntata, avrebbe dovuto essere il pianeta Marte. Si parte dal Cosmodromo di Milano ( in realtà un prato in aperta campagna, viva l’autarchia!!) ma per una serie di complessi motivi Siderus è costretto a fermarsi sulla Luna. Pianeta stranamente abitabilissimo nella fascia che sta fra la parte illuminata e quella oscura. Ma… l’impatto con i piccoli abitanti della pallida Selene non è amichevole, poiché i lunari, visivamente una sorta di coleotteri umani ma in realtà mollicci al tatto e dagli immensi occhi fosforescenti, senza apparente motivo sono avversi alla spedizione astronautica dei tre terrestri. Quindi avventure nelle viscere lunari dove in grandi antri vivono questi indigeni in possesso di una strana tecnologia che pur aliena dall’uso del fuoco li ha portati a costruire una macchina che domina la volontà altrui. Interessante questo aspetto narrativo, poiché verrà ripreso molte volte negli anni avvenire, fino ai giorni nostri con “Koma”, fumetto svizzero di Wazem e Peeters, uscito anche in Italia.
Va beh, alla fine il tutto, banalmente si svelerà essere solo un sogno di Pierino, il figlio dello scienziato. Eh, che ci volete fare?? Ma quale è lo scenario nel contesto del quale viene pubblicata questa storia di Chiletto? Nel 1944, il Corriere dei Piccoli esce inaspettatamente con un formato diverso, quasi quadrato. A parte questo, la direzione non muta naturalmente l’ adesione alla Repubblica di Salò. Sul numero due torna l'anno dell’ "l'era fascista" (il XXII°) sotto la testata; poi col numero 6 la direzione passa a Cesare Ferri, fascista di ferro. Dal numero successivo, Edgardo Dell'Acqua inaugura la serie dello Scolaro Franco Lelli: sono tavole auto conclusive edificanti, ma disegnate in pieno stile realistico . Sul numero 10, Cappadonia disegna la prima delle vicende di Rosellina: suo fratello sta per partire volontario nelle file delle tristemente famose “Brigate nere”: sono tavole moralistiche, che propongono ai giovani lettori (bimbi??incredibile!!) una visione della RSI contraddistinta da una adesione popolare plebiscitaria, che, per quanto ne so, non c'è mai stata.
In questo inizio di 1944 “Il Vittorioso” non esce, Roma è ancora in mano ai nazifascisti e verrà liberata solo in data 4 Giugno: un periodo veramente terribile nel quale la popolazione stremata non aveva certo desiderio di acquistare per i bimbi e ragazzi giornali a fumetti, anche se – come abbiamo visto - qualcosa nelle edicole effettivamente c’era.

Tomaso



Postato, ma per ora non apparso!!!

Alleluia, è apparso!!!

Luca dovrebbe infiorettare il tuo testo con le illustrazioni e farci un post.

Le illustrazioni dagliele tu.

Il robottone era apparso anche su Zagor, si chiamava Titan. Molto bello, ispirato a non ricordo quale storia degli anni trenta.

Di Bagnoli non vedo i fumetti raymondiani che aveva fatto per l'americana Fiction House: la sua roba migliore.

O forse ad Allagalla?

Mi sono dimenticato di citare altre due o tre storie di protofantascienza italiana: "I pirati della luna", testo e disegni di Domenico Natoli, "Corriere dei Piccoli" numeri 19/25 1940, quindi dal 6 Maggio al 14 Luglio, quando già il pazzo megalomane Mussolini, Duce d'Italia, aveva dichiarato l'entrata in guerra.
Poi, "La città contesa" "Corriere dei piccoli" anno 34°, cioè'1942. Disegni direi di Domenico Natoli, ma ho qualche dubbio.I credits per queste notizie vanno all'amico Antonio Guida.Eremita che vive senza televisione, computer, in quel di Golasecca, provincia di Varese: lode a lui!!!

Io toglierei "proto", la fantascienza esisteva anche prima di Verne e Wells (che sono dell'ottocento).

Semmai oggi esiste la postfantascienza, sempre meno scienza e sempre più fantasy. Purtroppo.

Si vedano le montagne volanti del film Avatar.

Sauro: mi riferisco alla genesi temporale del termine "fantascienza" in Italia, dovuta a Monicelli quando nel 1952 iniziç a dirigere la collana "Urania" e "I Romanzi di Urania". Cioè,il prima e il dopo di questa nascita,definizione mutuata, penso, dall'inglese "science fiction". Mi pare che in USA già nel 1924 fosse in uso tale termine, nelle varie riviste scritte del genere.

Ah, mi sovviene il titolo di un altro lavoro a fumetti di tipo "avveniristico": sul nerbiniano "Avventuroso" nel 1941742 ecco "Guerra di Continenti", romanzo di Luigi Motta ( La principessa delle rose, 1909) ridotto e sceneggiato da Paolo LOrenzini (Collodi nipote), disegnato da Francesco Vichi, che in questo caso fluidifica e arrotonda un poco il suo segno solitamente aspro, con colpi di pennello che ricordano il migliore Carlo Cossio.

1941/42, accipicchia1

Sì, ma è una questione, appunto, puramente nominalistica.

E' irrilevante che quel nome specifico non ci fosse ancora in Italia, il genere fantascientifico era ben definito almeno dagli anni venti.

Buck Rogers, del 1929, è già fantascienza matura. Per niente "proto".

Beh, il genere fantascientifico, o avveniristico, in Italia apparve per la prima volta ( credo) nel 1901 con il romanzo di Luigi Motta " "I flagellatori dell'oceano" edito dal genovese Donath.
Qui c'è un sottomarino dotato di armi futuribili, raggi della morte e cose del genere.Tipo un poco Giulio Verne, scrittore con il quale Motta era in contatto, così come frequentava il "vecchio" Salgari.
Comunque prima di vedere in Italia a fumetti realistici una storia di fantascienza,.
Almeno così mi risulta. Poi se salta fuori qualche cosa che non conosco, sia la benvenuta. dovranno passare decenni

una storia di fantascienza, dovranno passare decenni.
Pardon.

Be', almeno con Flash Gordon sull'Avventuroso si può parlare di fantascienza senza "proto".

Ma già con i romanzi d'inizio novecento di H.G. Wells, tradotti anche in Italia, siamo alla fantascienza definitiva: gli alieni invasori della Guerra dei mondi, la macchina del tempo, il viaggio sulla Luna eccetera.

Il catalogo è completo.

Ma tu continua il tuo discorso, io mi limito a rompere le balle nei micro-stacchi sul lavoro palloso che, come al solito, sto facendo.

Anzi no, ho finito presto.

Ti sei salvato da altre rotture di balle, per oggi.

In fatto di fantascienza voglio segnalare una "curiosità": Domenica del Corriere n°38 del 22 settembre 1957, G.De Gasperi in "Malacandra" riduzione di un romanzo diC.S Lewis.

Ripeto la notizia su Giorgio De Gasperi autore dei disegni di una storia di fantascienza tratta dal romanzo di C.S. Lewis, "Malacandra" apparsa su "La Domenica del Corriere" nel mese di settembre 1957.
Belle paginone con tre strisce disegnata ognuna divisa in due con sotto con soto corposa didascalia.Qualcuno ha questi numeri della DdC con le pagine di questa storia a colori??' Sarei curioso di vederne almeno una!

Giorgio De Gasperi merita questo mio appello.
"Il foresto" mi strizza l'occhio e mi sussurra:" Tomaso, come al solito sei un povero illuso!".

Chi volesse leggersi tutti i comic book di Enrico Bagnoli a sbafo, li scelga qui:

http://www.comics.org/penciller/name/Enrico%20Bagnoli/sort/alpha/

E poi li scarichi da qui, individuando l'editore:

http://digitalcomicmuseum.com/

Qui nel deserto dei Tartari Giorgio mi osserva con espressione perplessa:” scusa Tomaso, ti vorrei chiedere, per pura curiosità, perché scrivi tutti quegli articoli sui fumetti che poi in parte finiscono per essere cestinati, smarriti perfino, oppure utilizzati su internet sul sito degli “Amici del Vittorioso”, ma anche in altri blog dall’effimera presenza?? Lo fai per una forma di vanità o che??”. Già , bella domanda. Me lo sono spesso chiesto anch’io, consapevole del fatto che all’interno dello scenario globale della carta stampata o di scrittura di tipo elettronico, tutto non solo è effimero ma , nel mio caso, una testimonianza di oggettivo infinitesimo peso ed importanza.”Beh, caro Giorgio, lo faccio per passatempo, per curiosità di scoprire scrivendo cose che in precedenza non conoscevo, e che ancora in gran parte ignoro. Ad esempio, mentre Franco Chiletto collabora a “Il Vittorioso”, a “Topolino” e poi all’”Avventuroso”( ma in questo ultimo caso Nerbini non c’entra più) con storie scritte da valenti sceneggiatori quali Luig Bonelli e Federico Pedrocchi, poi anche con “Il Corriere dei Piccoli” nel momento cupo della Repubblica Sociale , detta di Salò, che gli succede tutto intorno, che fanno gli editori, i colleghi disegnatori, scrittori di talento come i prima due citati assi delle storie con nuvolette, ma anche altri : Raffaele Paparella, Rino Albertarelli, Franco Caprioli, Guido Grilli, Piero Salvatico, Enrico Basari e così via?? Nel 43 e nel 44 da Roma in su (e da Firenze in giù, a partire dall’Agosto 1944) come si comportarono i disegnatori e scrittori delle storie a fumetti nei confronti della variegata situazione italiana??

Gli albi di Volpe e quelli di Saetta disegnati da Enrico Bagnoli....qualcosa mi ricordo.In che anno eravamo??

Nei terribili 1943 e 1944? Ma dove, a MIlano??
Erano storie di evasione , di fantasia, mentre infuriava la guerra civile.
Ma la Repubblica sociale di Salò divenne scenario di avventure disegnate?? Sto pensando ad un romanzo di Leonardo Gori, “Il fiore d’oro” ( Hobby & Work, 2006), nell’ambito del quale i personaggi si muovono nella zona geografica compresa fra il lago di Garda e Venezia nella primavera del 1944, presi nelle spire di una vicenda avviluppante, le tentacolari propaggini del gran Maresciallo Goering, capo supremo della Lutvaffe, cocainomane, gran ladro di opere d’arte. Beh, il fumetto di quei tempi lontani eludeva i problemi del contingente Niente di tutto questo, la realtà veniva elusa, le storie narrate generalmente erano di carattere storico o esotico/avventuroso. Già nel 1941 quando ancora le sorti dell’Asse non erano messe in discussione, che leggevano i ragazzi ??

Beh, grazie a Sergio Lama, su "Bimbe d'Italia "Il cavaliere misterioso" disegnato dal Nostro.
Un piccolo esempio.

Cioè, grazie a Sergio Lama conosco questa storia.Ma è stata ristampata completa sul notiziario del "GAF"???

Quindi Enrico Bagnoli esordì come disegnatore di fumetti a 16 anni nel 1941?
Io avevo tre anni circa ed abitavo a Pola.Non mi ricordo asolutamente niente.Però poi, nel 1942 qualcosa di quanto accadde rimase impresso nella mia memoria.Ricordo qualcosa di Jacovitti e di Franco Chiletto una storia di cappa e spada.Strano come si autoselezionano i ricordi.


Però quello che ricordo meglio, oltre all'albo "Un marinaio nella stratosfera " di Jacovitti, è l’albo serie Roma n°23,”Lassedio di Lemmo”, testo di Musso e disegni di Franco Chiletto, uscì nel Gennaio 1943, anno del remoto passato: da allora sono trascorsi ben 70 anni (e qualche mese).
Disegnato da Chiletto verso la fine del 1942 con stile al tratto, variamente tratteggiato ma anche con ombre completamente nere dovute all’uso accorto dell’inchiostro di china, arioso è ricco di scene ricche di movimento e con frequenti cambi di inquadratura; tutto questo conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che il Nostro aveva ben assimilato la tecnica visiva di ripresa cinematografica. D’altra parte, lo attestano le fonti, Chiletto era un coinvolto spettatore di films di ogni genere, passione che perdurerà anche nel futuro attraverso i decenni.
Le tavole, naturalmente orizzontali, sono prive di “nuvolette” ed impaginatura in strisce quadrettate: quindi uso libero dello spazio del foglio, scelta imposta dall’alto per motivi politico/ideologici, fondamentalmente pretestuosi: quelli erano i tempi, mentre la guerra volgeva al peggio sia in Russia che in Africa e l’Italia intera colpita da indiscriminati bombardamenti anglo americani soffriva per distruzioni e migliaia di vittime civili, il regime fascista si attaccava a piccolezze del genere!!
Comunque Chiletto è bravo ad usare gli spazi liberi e la sua creatività pare non risentire di queste limitazioni: le vicende da lui illustrate, che presentano un episodio della guerra della Repubblica marinara di Venezia contro l’invasione della flotta musulmana nei confronti della popolazione di una piccola isola del mar Egeo, Lemmo appunto, si leggono e guardano con piacere.

Mah, sto parlando, pensando e scrivendo per me stesso??
Esco a fare due passi con mia moglie: oggi spira una brezza che invita.

No un follower ce l'hai: il famigerato "me".

Anche se non so quasi nulla dei fumetti di cui parli.

Vieni da Pola, quindi i comunisti jugoslavi di Tito ti hanno espulso con la famiglia.

Se non è una faccenda troppo privata, sarebbe interessante leggerla...

L'idea di Mignacco è stimolante in se stessa, al di là dei meriti propri di Bagnoli. Voglio dire: nel cinema ci sono i remake, nel fumetto sono sempre stati assai pochi. Eppure anche i fumetti "antichi" presentavano spunti interessanti. Solo che oggi nessun ragazzo leggerebbe mai un fumetto anteguerra: scapperebbe via alla prima didascalia. Quindi riprendere il patrimonio "storico" del fumetto italiano e trarne spunti per storie nuove adatte ad un gusto moderno, mi sembra una idea intrinsecamente valida, che potrebbe avere altri sviluppi.

E' chiaro che il mio è un commento alla buona, era solo per non dare al pubblico l'impressione che questo forum sia animato solo dal sig. Pennacchioli e dal sig. Prospero.

tomasoprospero:
"sto parlando, pensando e scrivendo per me stesso??"

no.
ma come fare ad intervenire?

p.s.
stai salvando da qualche parte qeste tue -Memorie-?
come suggerii?

francyduck:
"... nel cinema ci sono i remake, nel fumetto sono sempre stati assai pochi"

detesto i "remake" nel fumetto!
da adolescente vedendo Steve Dikto pensai: perchè non li ridisegnano?
da grande invece li APPREZZO in pieno.

semmai li dovrebbero "ballonare" :-)
nuvolettare.
tanto più che molti lo erano ma furono "censurati" ...pardon, indottrinati.

Sebastiano: in parte quello che scrivo è apparso , casomai in una forma un poco diversa e attraverso gli anni sul quadrimestrale "Vitt & Dintorni". Però tante cose le ho cancellate.
Per non copiare me stesso.

dimenticavo:
(questo che segue è il post n 1... anzi n 0 visto che non è apparso)
avevo sentito parlare di Bagnoli in occasione dei suoi lavori su Superman-Nembo Kid...

ma dietro un artista spesso c'è un mondo che si perde quando non si approfondisce:ho di certo letto le storie disegnate da lui per Bonelli di MM e DD ma con tutti questi pseudo difficile collegarli a distanza di tempo.

p.s.ma le storie, tipo "L'artiglio della Gatta" sono adattamenti di storie US? o sono italiane in tutto?
perchè alcune lo sono ma quelle dei Montecchi non son riuscito ad individuarle.

p.s.2
che palle il wi-fi!

Sauro : a Pola ci sono stato dal 1940 al Luglio 1943.I fratelli di mia nonna paterna, Uggero e Arnaldo, abitavano a Trieste: rovinati dalla guerra si ridussero male.Io ricordo Uggero, il prozio che dall'alto delle scale scagliò un pesante medagliere su una banda di fascisti che lo volevano manganellare.Le medaglie erano quelle guadagnate nella prima guerra mondiale.

Da Pola dovemmo scappare sia per i bombardamenti sia per il clima antiitaliano.Mio fratello, mafggiore di me di 7 anni tornava spesso da scuola malconcio: un occhio nero e cose del genere.

A Pola, all'incirca, che percentuale di Italiani c'era?

e mi sa che quei tempi stanno tornando,,,

in ogni epoca c'è sempre qualcuno che cerca un pretesto per fare il bullo!

Io comunque nacqui vicino a ferraram a Tresigallo di Formignana.Però avevo pochi mesi che tutta la famiglia si trasferì a Pesaro, da dove nel 1940 partimmo per Pola.
IO non ho radici, perchè a Modena ci arrivai sugli 11 anni,Poi a 17 andai a Bologna da una zia materna, dove sdudiai un anno e poi subito al lavoro come schiavetto disegnatore,
Alla Paul film disegnai per sei mesi un Bambi che saltava!!!

A Pola ero piccolo. Mio fratello dice che gli italiani erano in netta minoranza.
Ma nel ventennio i fascisti combinarono parecchie porcherie in Istria e vicinanze: gli italiani erano odiati forse non a torto.Altra storia naturalmente per Trieste, che era ed è sempre stata italiana di popolazione, anche sotto l'Austria_Ungheria.

Sebastiano: sul tuo presupposto che morto l'autore il suo personaggio deve seguirlo nell'oblio, mi esprimo sul post dedicato a Mandrake e Lothar.

Sebastiano: se sei interessato alle testimonianze di vecchi fumettofili riguardo il tempo che fu, potresti consultare tutta una serie di numeri di "Vitt & Dintorni, pubblicazione dell'Associazione amici del Vittorioso", associazione che ha anche un sito internet.

Però, te lo anticipo, un elemento che contraddistingue questi interventi "amarcord" è la ripetitività.Che scriva Brunoro, Santini,Ragni,Rizzo, Cadoni o il sottoscritto, la musica è quasi sempre la stessa.

Invece sul sito de "Lassociazione amici de Il Vittorioso", la musica cambia un poco.Come mai??
Perché siamo in due o tre a collaborare (tutti gli altri sono latitanti)e, nel mio caso, ho virato nella direzione dell'Immaginario fantastico.Anche se Pietro Pazzi, vecchissimo amico, alla fine stanco delle mie esternazioni surreali ha smesso di inserirle nel sito.Va beh, pazienza, si campa lo stesso.

Qualcosa si potrebbe dire di Enrico Bagnoli bravo esecutore e ideatore di alcune avventure di Martin Mystère.In tale modo ecco la liaison con l'interessante questione, buttata sul piatto della bilancia da Sebastiano, sulla inscindibile simbiosi autore/personaggio.
Martin Mystere, che io seguo dalla nascita avvenuta nel 1982 (mi pare), è una esempio di creatura dai molti padri, dalle molteplici identità.Non solo grafiche, ma di sostanza narrativa, di sbilanciamento su vari generi, dalle molteplici risonanze caratteriali.
Porto un esempio per me positivo: nel 2012 uscì in allegato l'albetto "Martyn Mysterè presenta: La fine della civiltà come noi la conosciamo". Disegnatori all'opera:Esposito, Filippucci,Orlandi.Testi di Castelli e Mignacco.Molte mani e menti all'opera, però un risultato di sostanza.
Sebastiano, come la pensi a proposito????

A mio parere c’è un modo sbagliato e uno giusto per continuare i personaggi, quando gli autori muoiono o comunque se ne vanno.

Quello sbagliato è mettere dei cloni al loro posto, come su Alan Ford dopo l’uscita di Magnus.

Quello giusto è mettercene uno completamente diverso, come il pur insignificante John Romita dopo il geniale Steve Ditko sull’Uomo Ragno. O Burne Hogarth dopo Hal Foster su Tarzan.

Come dicevo, sarebbe stato molto meglio Raoul Buzzelli per Alan Ford.

Tin Tin avrebbe potuto essere ripreso da Chaland. Lo stesso dicasi di Blake e Mortimer, al posti dei cloni.

Corto Maltese, secondo me, è fatto apposta per essere continuato: sono molti quelli che potrebbero farlo. Quello che non era degno di continuarlo era l’Hugo Pratt dell’ultimo periodo.

L’importante è che il continuatore non sia un imitatore.

Una cosa è certa, nessuno sarebbe in grado di riprendere i personaggi di Jacovitti.

Tintin, non Rin Tin Tin...

Sì, Tintin sarebbe potuto riprendere, ma in questo caso c'era il veto del creatore.

Sia pure un veto morale, non legale.

Anche Allagalla, dunque, è stato ripreso da altri autori.

E doveva essere proprio Allagalla il riferimento del Titan di Zagor: i due robottoni sono identici.

A questo punto, io avrei fatto una sorta di crossover indiretto Zagor-Martin Mystère: il ritorno di Titan!

Hellingen esce dal suo sarcofago dove era in animazione sospesa. Si era ricordato, dopo una lunga amnesia, che proveniva dal nostro tempo con una macchina del tempo, che si era incendiata ustionandolo. Si era ritrovato nell'epoca di Zagor e lì aveva inconsapevolmente utilizzato le tecnologie del futuro.

Ora che è tornato nel nostro tempo, fa rialzare dal fango secolare il terribile Titan per massacrare Martin che gli rompe i coglioni.

Per quanto, dal punto di vista fisico, un robot così grande non potrebbe muoversi.

Come no!
Ecco parte delle specifiche tecniche...
http://www.fumettando.it/viaggiodizagor/mostri/titan/sketch.jpg

E poi una bella dose di fantasia
:)

Sapete chi potrebbe disegnare alla grande Zagor?

Loredano Ugolini, quello di Billy Bis.

Negli anni settanta aveva disegnato anche una sorta di Tarzan postatomico.

Ancora non ho capito se Ugolini aveva deciso di andarsene dall'Intrepido per colpa mia.

Grazie Cara (detto così suona strano),

adesso prendo il cacciavite.

Ugolini mi aveva detto che sarebbe andato a insegnare in una scuola del fumetto fiorentina.

Risulta a qualcuno?

Ugolini era probabilmente il più conosciuto disegnatore italiano, dato che Billy Bis era il personaggio principale dell'Intrepido, un settimanale che era arrivato a vendere 800 mila copie.

De Feo, l'editore, una volta mi disse che aveva chiamato lo scenaggiatore Mancuso e Ugolini, dicendo loro che si era stufato di Billy Bis, voleva un personaggio completamente diverso.

E allora loro gli hanno fatto Crystall, identico a Billy Bis salvo per il fatto che era biondo, non moro.

Ma i miei post sulla "contemporaneità" , nel senso di quello che c'è in questo momento per quanto riguarda i fumetti (Martin Mystère in primis), sono scomparsi, peggio anzi, mai apparsi, divorati dal dragone di fuoco, internet del ca...os!

Sebastiano, quindi, per questo,la mia arringa in difesa della continuità dei personaggi a fumetti anche post-mortem, disegnati da cloni o cyborg, oppure dal robot più che umano di "Blade runner" ( il famoso film) in persona,
la lascio perdere.

I post saltano.Mi ritiro in nome della continuità oltraggiata!

Il robot gigante di Allagalla sarà stato certo influenzato da quello creato dal malvagio scienziato Avil Blue nella storia "Brick Bradford and the Metal Monster" del 1939.


Anche se, con quella testa a pentola, mi ricorda di più la supereroina DC Red Tornado:
http://en.wikipedia.org/wiki/Red_Tornado_(Ma_Hunkel)

Povero Titan, certo che ne ha preso di botte nell'arco di un secolo.
Non si puo' dire che sia uno che impara dagli sbagli che fa, come certa gente di nostra conoscenza...

Be', come dice Alfredo Castelli, il volto di Martin Mystère è ispirato a quello di Brick Bradford (anche se dalla copertina della ristampa in formato comic book non si capisce), quindi si tratta semplicemente di un ritorno alle origini.

- Martin Mystère in quanto disegnato da Bagnoli incontra Allagalla.

- In quanto personaggio bonelliano incontra Titan.

- In quanto clone di Brick incontra il suo vecchio nemico robottone.

Prendi tre paghi uno.

Anche il geniale Max Fleischer ha detto la sua in fatto di robot, in questo bellissimo cartone animato di Superman:

https://www.youtube.com/watch?v=DadH3KjHZws

In "Pippo e la bomba comica",1948, c'è un simpatico robot guidato dal prof, Leopardo da Cinci.Tutta farina del sacco del grande Jacovitti!!

Copertina di Joe Doolin per Weird Teles del dicembre 1926, illustrante il racconto "The Metal Giants" di Ed Hamilton (il marito di Leigh Brackett):
http://www.pulpartists.com/Doolin.html

Fortunato: perché "Weird Tales"?

Weird Tales aveva illustrazioni interne??

"The metal giants" è un racconto fantasy??'

Good night.

Weird Tales aveva illustrazioni interne, ma con "illustrante" volevo dire che l'immagine di copertina era relativa alla storia di Hamilton (la illustra).


"The Metal Giants" è una storia di fantascienza (il solito scienziato pazzo).
Perché pensavi fosse fantasy?

Pazzesco.
Quando ti infili nei meandri della rete non sai mai dove arrivi.

Zagor e’ anche un potente mago di un gioco di ruolo (da tavolo, video, libro etc) che si muove su un mondo fantastico che si chiama Titan.

http://fightingfantasy.wikia.com/wiki/Zagor_(warlock)
http://fightingfantasy.wikia.com/wiki/Titan_(world)

Mah!

Forse, Hamilton era stato ispirato dal romanzo di Merritt "The Metal Monster" del 1920:
http://it.wikipedia.org/wiki/Il_mostro_di_metallo

Sauro, se c'è un personaggio difficilissimo da continuare è proprio Corto maltese: per varie ragioni. Soprattutto per "l'intellettualizzazione" del segno che ha impresso Hugo Pratt. Una forza che già di per sè, la linea, nel suo fluire, evocava atmosfere magiche: compreso l'ultimo periodo, alquanto raffinato. E forse più difficile da capire. Oggi come oggi non ne vedo in circolazione di disegnatori adatti. In Francia lo imitano in tanti, ed hanno provato, soprattutto a livello di cartoni animati, di farne una produzione ma con scarsi risultati. Il segno, benchè elegante, troppo epurato, rigido, inespressivo.

E' l'alba di un nuovo giorno.Il pesce a pensione pare giulivo.La minaccia è costituita da una sorta di gatto semi randagio che si infila in casa -siamo a pianoterreno con tre portefinestre che rimangono socchiuse anche di notte.

Fortunato: beh, perchè l'aggettivo weird significa "magico"( o sinonimi), quindi "racconti magici".
Essendo stato un cultore della fantascienza scritta e disegnata, a partire circa da quando avevo 10 anni, ho anche qualche volume che parla di questo argomento.Ad esempio "Fantasia e Fantascienza" Longanesi 1976, con moltissime copertine di pulps americane, a partire da "Amazing stories in su".Con moltissime illustrazioni a colori.Mi pare però che in queto contesto "Weird tales" non ci sia.

Weird tales, cioè racconti magici (circa).

Good morning folks!

Hallo??

Infatti, Nestore, come dicevo, Corto Maltese non va imitato, va reinterpretato. Cioè deve essere un'altra cosa rispetto a prima.

Il problema dell'ultimo periodo di Hugo Pratt è proprio la raffinatezza. Preferisco le storie che si capiscono.

Pongo un quiz: qual è il primo scrittore che parla di automi?

Se prendiamo la storia di "Mu", apparsa a puntate su "Corto Maltese", è intelletualmente raffinata, certamente onirica.Io la considero un'opera d'arte, e credo- sono presuntuoso- di averla capita.

Tempo scaduto: dodici minuti mi sembrano più che sufficienti!

Omero nel libro XVIII dell’Iliade, nel libro VII dell’Odissea e forse da un’altra parte.

Qualcuno pensa che questi riferimenti siano delle interpolazioni dell’età ellenistica, quando gli automi erano appena stati inventati.

Ma mi pare incredibile una così forte interpolazione di Omero proprio nell’epoca in cui si ricostruivano filologicamente le sue due opere.

Automi, uomini meccanici??
Mah!!
Non robots, cioè uomini cibernetici, concezione moderna.
Non saprei.

La storia di Mu non è una delle primissime di Corto realizzate per i belgi?

Cosa c'entra con le ultime?

Non lo sapevo: ma che fanno questi automi omerici??
Nel libro 18° dell'Iliade...
Non ricordo.
Dovrò indagare.

Alcune donne meccaniche sono al servizio di Efesto (che le ha costruite).

Riguardo all'Odiessea, dovrebbero esserci dei cani meccanici alla corte di Alcinoo.

Da qualche altra parte nelle opere di Omero dovrebbero esserci anche dei robottini che servono gli dei dell'Olimpo.

Alcune donne meccaniche sono al servizio di Efesto (che le ha costruite).

Riguardo all'Odiessea, dovrebbero esserci dei cani meccanici alla corte di Alcinoo.

Da qualche altra parte nelle opere di Omero dovrebbero esserci anche dei robottini che servono gli dei dell'Olimpo.

Qualcosa mi viene in mente: L'Ulisse disegnato da Pichard tira in ballo degli automi, mi pare.O mi confondo???

Sì, ma Lob e Pichard fanno una versione fantascientifica dell'Odissea, non conta.

Gli automi esistevano veramente nell'ellenismo, un paio di secoli prima della nascita di Cristo.

La tecnologia dell'epoca era molto sofisticata, come dimostra il meccanismo pieno di ingranaggi di antikitera.

Avevano anche inventato il motore a vapore, che ha aperto la nostra rivoluzioe industriale.

Si potrebbero fare delle storie cyberpunk ambientate nell'epoca, ma con macchine costruite solo come prototipi o poco più

Titanic-Allagalla si aggirava per le strade dell'antica Alessandria?

Nooo!

Un automa così grande non può muoversi!

Cazzo, Mignacco mi deve pagare un tot per la pubblicità che gli sto facendo.

Ricordo quando era agli inizi, diceva che voleva fare l'insegnante perché il lavoro di sceneggiatore è rischioso.

Con i milioni che ha fatto, avrà cambiato idea.

"Porto un esempio : nel 2012 uscì in allegato l'albetto "Martyn Mysterè presenta: La fine della civiltà come noi la conosciamo". Molte mani e menti all'opera, però un risultato di sostanza.
Sebastiano, come la pensi a proposito????"


non leggo più MM da anni: anche se le storie mi piacevano c’era un qualcosa che mi disturbava, che mi faceva INCAZZARE:
MM, checche dicesse, era, si comportava come un Uomo in Nero!
faceva la stessa cosa:
nascondeva le testimonianze del passato alla Società...
con la motivazione:
fino a quando non troverò delle prove... non ricordo ma era qualcosa come: inconfutabili, la testimonianza suprema alla quale la gente crederà “subito”...
???
maaaaaaaahhh
come se la gente credesse a un qualcosa di più che ad un’altra!
se la gente non la prepari un po’ alla volta, se non INSINUI il Tarlo del Dubbio, aaavooglia! a parlare, a dire che le cose stanno diversamente!

a un certo punto non ce la feci più!
e smisi di leggerlo...
continuai a comprarlo, fino a quando decisi che era inutile comprare e impilare roba che Mai leggerò o avrò Tempo per leggere!
p.s.se mi capita a tiro leggerò quella storia in quanto albo a "parte"

saur:
"mio parere c’è un modo sbagliato e uno giusto per continuare i personaggi,
Quello sbagliato è mettere dei cloni al loro posto, come su Alan Ford dopo l’uscita di Magnus"

ecco un esempio "variante" di quello che dico;
quando cambia il disegnatore ma lo scrittore resta, perchè prenderci per il culo con cloni-forzati?
anche se il peggio lo raggiunse lo Staf di If!

"Corto Maltese, secondo me, è fatto apposta per essere continuato: sono molti quelli che potrebbero farlo. Quello che non era degno di continuarlo era l’Hugo Pratt dell’ultimo periodo"

ma "nell'ultimo periodo" non fù disegnato da Vianello?

Scrivi un commento

I commenti per questa nota sono chiusi.