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100 ANNI DI WALT KELLY!

Kelly

Le cose stanno così: se fosse ancora fra noi compirebbe un secolo oggi.

Kelly ne ha 100

C'è chi ama ricordarlo, giustamente, e lo fa con una bella ricostruzione bio-bibliografica consultabile (e leggibile) gratuitamente online.

E' a questo link; sfido i visitors a non restare inebriati da quanto vi troveranno.
Non è un saggetto scritto "sottogamba". Sono ben 130 pagine di testi abbastanza approfonditi, omaggi di ammiratori e colleghi e immagini di Walter Crawford Kelly.

Delineated Life

PogoAnnie_1963

Tempo fa, da Alfredo Castelli, che ringrazio insieme (credo) agli altri lettori di questo blog, che anch'io leggo mentre scrivo, ho ricevuto, via Loris Cantarelli, un'immagine significativa per gli appassionati di Pogo e dintorni. Che sia la prima tavola a fumetti di Walt Kelly? Potrebbe darsi.
Sta più sotto.

Le due vignette sotto si riferiscono ad altro, ma i temi s'intrecciano con goduria. Chi chiedeva notizie, nel post su Little Orphan Annie, della parodia della rossa ragazzina realizzata da Wallace Wood su testi di Harvey Kurtzman è (più o meno) accontentato.

Sotto, parcheggio anche una tavola e due vignette di quella straordinaria parodia, pubblicata sul nono numero di Mad (ancora in formato comic book) e un altro tot di curiosità rimaste orfane di collocazione negli anni scorsi. I © sono dei rispettivi aventi diritto (naturalmente!).
Rispetto all'omaggio per i 100 anni:
Design and portrait artwork copyright © Thomas Haller Buchanan
Cartoon artwork copyright © Walt Kelly Estate
Donald Duck character owned by Walt Disney Productions

MAD 9 08 L
Sunday24

Ecco una bella domenicale della Little Orphan Annie di Harold Gray. Bisogna tornare indietro di un'ottantina d'anni con la mente per intuire come mai la serie abbia avuto tanto successo all'epoca, ma questa tavola, il suo dinamisno grafico e la sua inventiva ne forniscono una chiave.

La strip sotto è forse la prima nella quale compare il cagnolino Sandy. Per mostrarla meglio l'ho divisa a metà (alcuni giornali, peraltro, pubblicavano il fumetto in questo formato, riservandogli un rettangolo invece di una striscia nella pagina).

Sandy uno
Sandy due

MAD 9 il Orphan Melvin

Sopra, finalmente, la tavola di esordio dell'orfanella Melvin, meravigliosamente disegnata da Wood.
In questo sito, consigliabilissimo, c'è la storia per intero, inutile che ve la ricopi qua.

Riprendo il messaggio accompagnatorio del sommo BVZA alla tavola di Kelly che segue:
Ti mando questa ORRIDA riproduzione (ma di meglio non ho) di un one-shot di Walt Kelly del 1936 (More Fun Comics di febbraio 1936), che non avevo mai visto e forse neppure tu. Non è il primo fumetto di Kelly, ma uno dei primi, e in un certo senso anticipa The Brownies. Fanne buon uso!

Quale uso migliore della condivisione?
I commenti sono ben accetti, come sempre.

WaltKelly 1936

MAD 9 02 inside cover subscripiton ad jd

Già che c'ero, ho anche sottoposto alle attenzioni di chi non la conoscesse la pubblicità horrorcomica di Mad concepita da Jack Davis in quei primi anni Cinquanta, seguita, sotto, fda una delle varie tavole in cui Kelly prendeva in giro Little Orphan Annie facendola interpretare a Pogo, con parrucca e orbite vuote.

La domenicale, credo inedita in Italia, è del 1963.

PogoAnnie_1963-12-01_100

Kelly02

Pogo#11_backcover_100

Processo di Alice

Sopra, una delle belle immagini con le quali Kelly omaggiava Lewis Carroll e la sua Alice. Argomenti che fanno gola alla nostra Caterina.

Linus pubblicò una parte di quest'episodio, probabilmente nel 1967.

WaltKelly_VirginiaSpectator_Feb1952_100

Gofizzicklepogo

Pogo-jackandjill

Pogo libri

Commenti

Gli sceneggiatori e i redattori di oggi sanno tutto del fumetto argentino e di altra roba da terzo mondo, ma Pogo neanche lo hanno sentito nominare.

Appunto per questo, ben venga questo posto magnifico.
Il saggio sembra interessante e comunque merita una lode.

Dal testo introduttivo: "...Little Orphan Annie di Harold Gray. Bisogna tornare indietro di un'ottantina d'anni con la mente per intuire come mai la serie abbia avuto tanto successo all'epoca".

No, basta leggere OGGI una storia di Annie degli anni venti-trenta per rendersi conto che nessun sceneggiatore le ha mai superate.

Naturalmente anche Annie è sconosciuta ai professionisti contemporanei.

Sarà per il cambio di stile dovuto al cambio di riferimenti che non leggo più fumetti italiani.

Comunque, va bene dimenticare Pogo, che obiettivamente è un po' strambo, ma non ristampare da decenni Annie è roba da selvaggi con l'anello al naso.

E' tutto "roba da selvaggi, Sauro.
Nel mio caso le preferenze vanno a Kelly. Harold Gray mi appare ostico anche se trovo che il suo disegno originario fosse accettabile e anche "bello" per l'epoca.
Era apparso un volume dell'Editoriale Corno.
Buon design ma non l'ho mai trovato da nessuna parte.

Io dei disegni me ne frego: quelli di Annie fanno schifo.

Annie è scritta da dio, solo questo conta.

Sui testi di Pogo, invece, avrei molto da dire. Che sia disegnato benissimo non me ne frega niente.

Lo storie di Annie ricordano quelle di Dick Tracy, ma sono molto meglio.

Il syndacate del Chicago Tribune doveva avere dei redattori eccezionali, per avere scelto serie scritte così bene come, nell'ordine, Annie, Dick Tracy e Terry.

Né la King né la United avevano nulla di confrontabile, salvo Li'l Abner.

Ma no... il punto di vista di uno sceneggiatore mi sembra troppo parziale. Kelly racconta molto anche e soprattutto disegnando. Quindi, scriveva bene.
E anche il disegno di Grey non mi sembra da buttare. Ha una certa atmosfera.

Pogo è interessante e intelligente, ma non ne ho mai capito una storia.

Ai tempi di Annie c'erano bizzeffe di disegnatori più bravi.

Per me, come lettore (appunto), il fumetto è una STORIA per immagini, non delle immagini per una storia.

Naturalmente i collezionisti, essendo feticisti, vanno pazzi per i disegni.

Il mondo degli APPASSIONATI del fumetto, purtroppo, quasi non esiste.

Esiste soprattutto il mondo dei COLLEZIONISTI del funetto.

Per questo motivo si parla spesso di disegnatori e quasi mai di sceneggiatori. Il rapporto sarà, come minimo, del 10 a 1.

Io che le storie le LEGGO, mi rendo spesso conto di parlare con persone che le hanno solo GUARDATE.

Non sono d'accordo ma non voglio polemizzare. Io prima guardo i disegni e SOLO se mi piacciono e leggo la storia. Non ho nessuna ansia collezionistica.
Come la mettiamo?

Generalizzo, esistono infiniti stadi intermedi.

Io prima leggo il nome dello sceneggiatore, e se è uno che mi piace leggo il fumetto anche se è disegnato da cani.

Non rinuncerei mai a una storia di Alan Moore, per esempio.

Non capisco cosa non condividi. Posso sbagliarmi, ma seguo questo blog da mesi e non ho ancora visto un post dedicato a uno sceneggiatore (che non sia anche disegnatore).

In effetti hai ragione, oltre alla categoria dei collezionisti c'è quella degli appassionati di disegno.

Non che io odi i disegni, ma nei fumetti dovrebbero avere solo la funzione di raccontare la storia.

Funzione che, purtroppo, in Francia e ora anche in America va perdendo.

Ormai si fanno soprattutto dei bei disegeni, o supposti tali, con delle parole intorno.

Oggi ci sono molti più cartonati francesi ben disegnati e molti più comic book ben disegnati che ben scritti.

Qui i collezionisti non c'entrano, c'entrano gli appassionati dei disegni che si sono dimenticati l'importanza delle storie.

Probabilmente non avrei mai letto i fumetti di Uderzo, figuriamoci quelli di Morris, se non li avesse scritti Goscinny. Leggo qualunque cosa che ha scritto Goscinny a prescindere dal disegnatore. Se anche il disegnatore è bravo tanto meglio, vuol dire che ha valorizzato la storia.

Dei primi Dylan Dog, che leggevo con frenesia, praticamente non mi cambiava niente se a disegnarli era il raffinato Stano o i meno raffinati Montanari-Grassani. La cosa inportante era che a scriverli fosse Sclavi.

Per concludere, il pubblico generico compra i fumetti per le storie, anche se fa fatica a rappresentarsi il lavoro dello sceneggiatore. Pensa che sia il disegnatore a inventarle e che poi lo scrittore metta i dialoghi nei balloon. Così come, al cinema, il pubblico pensa che siano gli attori a decidere cosa fare e dire, con il regista che li segue con la cinepresa.

La fortuna di Bonelli è stata quella di avere sempre privilegiato le storie sui "bei disegni", la sfortuna della Disney italiana è stata di non averlo fatto abbastanza.

Abbastanza d'accordo su quest'ultima affermazione.
Alcune storie della Bonelli non si può dire che abbiano disegni che mi piacciono molto. Li trovo "antichi" anche quando dovrebbero parlare di futuro, come Legs, Nathan Never o quell'altra serie di Antonio Serra che durò pochi numeri.
Se si raffigura la foresta di Darkwood posso capire, ma altrimenti...

E se vedo questi disegni, non mi viene voglia di leggere nemmeno la più avvincente delle storie, mi spiace.


Tornando al post, volevo dire che farei gli auguri a quello splendido disegnatore che fu Kelly, se ancora fosse vivo.

Sauro, se ti riferisci agli Stati Uniti, LOA viene ristampata eccome.
È in corso una ristampa integrale da parte della IDW, che è già arrivata al 1941 (partendo dal 1924) e prima si sono visti spesso episodi ristampati da diversi editori (troppi per citarli).


Se ti riferisci a ristampe italiane, come tutta la scuola di Chicago, LOA non è praticamente mai arrivata.


In effetti, apparve su Linus solo nel 1968 e, un lustro dopo, su Eureka (la Corno ne fece anche un cartonato e la presentò sul 20 di Eureka Pocket).


Perché la Chicago School (The Gumps, Gasoline Alley, LIttle Orphan Annie), famosissima in patria, non ha fatto breccia in Italia?


La prima ragione è cronologica. Si tratta di titoli che esplosero negli Anni '20, quando noi italioti pubblicavamo pagine comiche autoconclusive con rimette stile Sor Pampurio.


Iniziammo a pubblicare fumetti moderni sono dalla metà dei '30 e, allora, in parte forse per via di una grafica troppo umoristica (rispetto a quella dominante raymondiana), forse perché la Chicago Tribune non aveva un suo ufficio in Italia come lo aveva la KFS, forse per le tematiche troppo adulte, forse per la tecnica narrativa troppo lenta e verbosa (sono fumetti dove i tempi narrativi sono dilatati fino allo spasimo e certo meno dinamici di un Jungle Jim che, nel suo primo mese di vita, affronta una tigre, una pantera, un malvagio cacciatore bianco e un gorilla) non trovarono sbocchi (il primo ed unico episodio di Gasoline Alley mai pubblicato in Italia è apparso solo nel 2004 (su Fumetto n.50 dell'ANAFI).

ma Pogo non apparve come comprimario in alcuni albi di Bone del 1996 di Macchia Nera?
inoltre c’è una satira in un tascabile ma non ricordo più dove...

saur:
"Non rinuncerei mai a una storia di Alan Moore, per esempio"

anch'io un tempo quando trovavo uno scrittore che mi piaceva prendevo a "scatola chiusa" tutto ciò che scriveva...
ma:
tutti prima di diventare famosi hanno avuto un periodo di rodaggio...

anch'io dico ai collezionisti che bisognerebbe avere il coraggio di comprare solo le opere degli Autori che ci piacciono.

Scusami, Sebastiano, ma suppongo che tu volessi dire che POGO è apparso in appendice negli albi di BONE della Macchia Nera.
Il termine comprimario mi fa pensare che interagisca con i cugini Bone...

nell'equazione :
Testi + Disegni
va inserito:
serializazzione.
è questa l'ARMA vincente:
ci assuefaciamo e non ne possiamo più fare a meno!
sigh!

Forse intendeva dire che lo spilungone di Bone è un plagio dell'alligatore di Pogo.

fortunato,
si.
comprimario però, nei fumetti (negli albi) non vuol dire -coprotagonista- ma che divide le pagine di dello stesso albo;

e in alcuni casi, oggi, co-dividono pure i titolo della testata

Una curiosità.

Avevo avuto modo di vedere spesso Andrea Corno, l'editore che aveva lanciato Alan Ford, la Marvel eccetera.

Sarebbe bello riportare tutti i suoi ricordi su LS e MGP, ma poi io e Luke Woods finiremmo in galera.

Parlerò del fatto che non aveva conservato nemmeno un albo dei molti che aveva pubblicato, e allora ogni tanto gli portavo qualche Eureka e lui si ravvivava tutto.

Aveva ancora solo una serie, l'unica che aveva fatto senza LS: Pogo, una rivista più simile a Linus che a Eureka per il mercato francese.

Poi Pogo gli fece causa e dovette chiamarla Poco.

Plagio bello e buono. Poi, Jeff Smith a me piace ma è così. Mi fa piacere che avete il coraggio di dire le cose.
Ho qualche numero di "Bone"...

Plagio bello e buono. Poi, Jeff Smith a me piace ma è così. Mi fa piacere che avete il coraggio di dire le cose.
Ho qualche numero di "Bone"...

saur:
"una rivista più simile a Linus che a Eureka per il mercato francese"

intendi che Corno stampava in francese o che ne era redattore?

Era in Francese, Sebastiano, la dirigeva Corteggiani, se non sbaglio.

La lanciò nel 1968 in concorrenza con Charlie, altro clone di Linus.

Ma anche se conteneva i Peanuts, oltre a Pogo, durò poco, come il suo nome successivo.

Corno diceva che la sua avventura francese non aveva avuto successo a causa dello sciovinismo dei distributori.

Potrebbe anche essere.

A proposito, Charlie aveva pubblicato il Gionni Peppe di Jacovitti mettendolo in copertina.

Charlie era la bella rivista mensile diretta da Wolinski. Ai tempi, ogni tanto la compravo.

Ora c'è il settimanale, ma è un'altra cosa.

So che non si può parlare di L*S*, ma è curioso che Corno dicesse quelle cose. Cos'era la sua editrice prima del predetto? Cosa sarebbe stata senza? E cosa fu dopo?

A proposito di "Poco", me ne parlò Claude Moliterni, che credo fosse coinvolto, almeno all'inizio. Nel suo dizionario della BD glissa molto, mi sembra che non citi né Corno né chi in Francia faceva da "testa di ponte". La grafica era identica a quella del primo "Eureka", con il riquadro su fondo bianco incorniciato da un colore unico, in mezzo alla copertina, e dentro il personaggio di turno.


Certo, che "Poco" era davvero un titolo al ribasso...
Scarsa autostima.

tornando a Pogo.
ne i classici del Fumetto di Republica il n 51 era dedicato a lui...
con:
una Dieta sui Generis
l' ininquinabile Pogo
i Kluck Klams
Prigioniero d' Amore

era un "integrale" o solo un assaggio?

di Annie trovai alcuni volumetti in una fiera alcuni anni fà (in inglese) disegni d'altri tempi

Mi sembra che LS sia stato pagato per il suo lavoro, gli sono stati dati anche i diritti dei suoi personaggi. Quindi, qual è il problema, Francy?

Come persona, però, non era delle più facili. Come MGP.

Dico questo avendo una grandissima stima del Max Bunker ai tempi di Magnus.

Per esempio, Corno aveva molto da ridire su come Secchi si era comportato con Magnus. E a ragione.

Forse era Moliterni a dirigerlo, di sicuro un italofrancese.

Io i Pogo-Poco che aveva Corno li ho sfogliati, e mi ricordavano più Linus.

Soprattutto per i fumetti contenuti.

Diciamo che, per noi lettori, la sensazione era che il tizio fosse il deus ex machina di tutta la situazione. Di Corno, a parte il dare il nome alla casa, non si sapeva molto, non si sentiva la sua "mano" (ma questa era l'impressione di un ragazzino dell'epoca, poi chissà).
Trovo comunque curioso che nessuno abbia scritto la storia di questa editrice così importante. Paura delle querele? O sono io che, nostalgicamente, ne sopravvaluto la portata?

In effetti, se non ci fosse la paura delle querele, la storia sarebbe molto avvincente.

Almeno così come me l'ha raccontata Corno e altri di cui, essendo viventi, taccio il nome per paura di procurargli guai.

Ma scrivetelo, questo racconto, da un'altra parte, senza dire i nomi dei protagonisti.
Anche cambiando le iniziali, Sfido chiunque a fare querele se non è di loro che si parla. Se poi qualcuno si riconosce... Potreste usare i nomi di animali, di ortaggi, di minerali.

@Sebastiano
POGO era un fumetto sindacato che fu pubblicato per oltre 25 anni (strisce giornaliere e tavole domenicali).
Qualunque cosa sia apparsa sui Classici di Repubblica non può essere che un modesto assaggio.

@Sebastiano

Io il volume di Repubblica su Pogo ce l'ho.

Sono alcune storie complete, come ovvio.

Non ho capito il significato di nessuna di esse.

Però sono disegnate bene.

Quando facevo filosofia i prof mi dicevano:

"Se non capisce una pagina, la rilegga perché è colpa sua. Se non la capisce nemmeno la seconda volta, la rilegga perché è sempre colpa sua. Ma se non la capisce la terza volta lasci stare perché la colpa è dell'autore".

Quindi la colpa sarebbe di Walt Kelly.

Comunque, ora che ricordo meglio, anche la grafica interna di Pogo-Poco era uguale a quella di Eureka.

Odio dare ragione a Luke Woods.

La Fantagraphics sta pubblicando l'integrale delle strisce giornaliere e domenicali di Pogo dal 1948 (anno in cui cominciano le strisce) al 1973 (anno della morte di WK). Sono scritte in una lingua molto difficile, parodistica e ricca di riferimenti: so che Linus aveva pubblicato qualche striscia di Pogo, chi sarà stato il kamikaze che le ha tradotte?

Sì, sicuramente la traduzione non ha giovato e io non mi azzardo a leggerlo in inglese.

Così Castelli può continuare a pavoneggiarsi dicendo che lui, invece, lo capisce benissimo.

Secondo me, problemi di traduzione a parte, c'è ben poco da capire.

Pogo non fa ridere come striscia singola né si capisce come storia lunga.

Però il personaggio è simpatico, le trovate linguistiche interessanti e, soprattutto, è disegnato molto bene.

ho trovato il link "nascosto" nell'articolo che apre una pg sui vl di Pogo.
ne indica tre orizzontali fino al 1954 (dal 1949?) e uno Verticale del... 1942?

che da quel che ho capito contiene le storie pre-striscia.

le storie incui non era lui il protagonista.

stavo pensando di prendere quei vl ma se dite che ha dei testi difficili...
ci devo pensare meglio visto che l'inglese lo conosco alla buona.

I kamikaze: Ranieri Carano, Franco e Paolo Cavallone, ma scommetto che almeno il libro rosso ha lo zampino di Gandini.
Il libro di "Repubblica" volle tradurlo Marco M. Lupoi, che ama molto "Pogo".
Vorrei aver tempo e una "commissione" per tradurne un po' anch'io, tradendolo molto, com'è ovvio.
Ma dopo Bodè e Herriman non mi aspetto niente di particolarmente difficoltoso. Sarebbe forse peggio "Li'l Abner".

"Andy Capp" è stato assai rognoso da tradurre, invece, inaspettatamente.

Diciamo che Kelly, con le sue atmosfere, era bravo a creare l'illusione di una storia, per chi lo leggeva sui quotidiani.

Quando leggevo a puntate la storia di Tardi con il pterodattilo su AlterAlter, dicevo tra me: ma che figata! Dimenticavo gli episodi precedenti, e le atmosfere della storia tornavano ad affascinarmi.

Pochi anni fa, con il film, è uscito anche il libro con tutta la storia: una sbobba senza capo né coda.

Sì, Sebastiano, come puoi leggere in questo articolo in Wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Pogo_(comic_strip)), Pogo compare nei comic book Dell come personaggio secondario nel 1941 e diventa striscia quotidiana nel 1949 (avevo scritto "1948", chiedo scusa)

Pogo Possum compare come personaggio nel 1942 nel primo numero di Animal Comics della Dell,
Inizialmente ha un ruolo marginale (sono molto più importanti l'alligatore Albert o il piccolo Bumbazine), ma piano piano diventa il personaggio centrale.
Le storie in albi proseguono fino al 1947.
Questo POGO è in corso di ristampa da parte della Hermes Press.
Sono storie per bambini e non hanno difficoltà di lettura.


Nel 1948, alla nascita del quotidiano di sinistra NY Star (che rimpiazzava il vecchio quotidiano PM, credo entrambi finanziati dal milionario Marshall Field), Kelly ne diviene il direttore artistico e vi inserisce, sotto forma di striscia giornaliera, una nuova versione (più o meno definitiva) di POGO.
Ma lo Star chiude dopo solo 7 mesi e con lui il secondo POGO (ristampato integralmente nel primo volume della IDW).


Dopo pochi mesi POGO rinasce sul NY Post (distribuito internazionalmente dalla Hall Synd.) e prosegue fino alla morte di Kelly nel 1973.
Si tratta di un fumetto non solo ricco di nonsense e giochi verbali, ma sempre più legato alla satira politica, per cui la sua lettura richiede spesso non solo una conoscenza della lingua inglese piuttosto buona, ma anche una conoscenza dei temi trattati.
Per fortuna la IDW, che sta ristampando questo terzo POGO (che era sia in versione giornaliera che domenicale), ha dotato i suoi volumi di un'abbondante serie di indispensabili note esplicative.


Quando Kelly muore, pare per motivi economici (debiti), la vedova Selby e il figlio Stephen cercano di portare avanti il fumetto, ma questo quarto POGO chiude nel 1975.


Nel gennaio del 1989, il fumetto rinasce una quinta volta, per il LA Times, affidato dapprima a Larry Doyle e Neal Sternecky, poi al solo Sternecky e, infine, a Peter e Carolyn Kelly (figli di Walt).
Questa quinta ed ultima versione chiude (per sempre?) nel 1994.


Spero di aver fatto un riassunto chiaro e corretto (ma sospetto che nessuno abbia comunque la pazienza di leggere tutto 'sto sproloquio).

Mi accorgo che, da come ho scritto, sembra che Kelly muoia per motivi economici.
Muore, ovviamente, per gravi problemi di salute (poco prima gli avevano anche amputato una gamba, andata in cancrena).
I motivi economici sono quelli che spingono Selby Kelly a proseguire la striscia.

Mi rendo improvvisamente conto che, in lingua inglese, "fare l'opossum" significa fingersi morto.
Sarà per questo che Pogo ha avuto 5 vite, si fingeva solo morto...


Va bene, va bene, non valeva la pena di aggiungere anche questa idiozia...

Devo ammettere che il Walt Kelly per bambini mi è sempre piaciuto.
Be’, vogliamo confrontarlo con la Pimpa?

Qui si possono scaricare gratuitamente i comic book con le prime storie di Pogo.

http://digitalcomicmuseum.com/index.php?cid=571

Fortunato scrive, ma a fornire la roba sono sempre io.

A proposito di quello che scrive Fortunato, Pogo (quello formato strip) non si capisce nemmeno quando non tratta di politica. Cioè, si capisce ma non fa ridere né racconta una vera storia.

È solo simpatico, interessante e molto ben disegnato.
Il fatto che Pogo fosse di sinistra, poi, è l’elemento che più ha inciso nel suo successo.
Di certo era meglio della strip di Doonesbury, molto meglio.

Il fatto di essere di sinistra avrà forse inciso sul suo successo in Italia (lo pubblicava Linus).


In patria Kelly fu costretto ad inventarsi le "bunny strips", innocue strisce con coniglietti, che venivano distribuite ai quotidiani abbonati in alternativa a sequenze troppo politiche.

Vuoi dire che nell'America degli anni sessanta non c'erano quotidiani di sinistra?

Le strip di riserva servivano solo per i quotidiani di destra che lo pubblicavano.

Che furbo, Pogo, fa il compagno e poi si offre pure ai fasci.

Almeno Doonesbury è sempre stato intrasingende: prendetemi come sono o niente.

Tra l'altro, i quotidiani americani di sinistra non è che siano pochi.

Per sfiga di Pogo i due più famosi, New York Times e Washington Post, erano gli unici senza strip.

Adesso il Washington Post ne ha pure troppe, di strip.

A proposito, Fortunato, forse per la prima volta nella tua vita potrai essermi utile.

Sono stato sempre curioso di vedere come era fatto PM, una sorta di La Repubblica americana in tempo di guerra, non è che tu sai dove sbattere la testa su internet?

Sebastiano, qual è il link nascosto che hai trovato? Così leggo anch'io queste strisce misteriose.
O ci provo.
Grazie.

Fortrunato, grazie per la sintesi della storia della serie, molto precisa.
Mi fa specie che un genio come Kelly abbia avuto dei debiti. Forse aveva una famiglia troppo numerosa?

Va bene, tu non mi dici dove si trova Pm, e io ti tolgo dalla falsa convinzione nella quale ti culli sul primato delle strisce dei Gumps come fumetto continuativo dal 1917.

Come anche i bambini sanno, sulle tavole domenicali li hanno preceduti McCay e in maniera molto più stringente il grandissimo Feininger nel 1906.

E non è che le tavole contino meno delle strisce.

@Giorgia
Non credere a tutto ciò che scrivo: vado a memoria.


Se i problemi economici ci furono, penso siano stati legati alla sua lunga malattia.


Quando era in salute, presumo non dovesse avere problemi economici: il suo POGO fu uno dei pochi fumetti regolarmente ripubblicati e non in albi, ma in volumetti per le librerie (e Kelly era, come Caniff o Al Capp, un eccellente autopromotore).

@ Giorgia

Anch'io ho scaricato per sbaglio cliccando da qualche parte in alto nel post, ma erano solo le illustrazioni del post medesimo.


@ Fortunato

Vedo che ti sei ricreduto sul successo americano di Pogo (altro che Linus!).

@Saur

Sono lieto di non dover macchiare il mio record di inutilità: non so dove trovare un archivio di PM.


Comunque dubito che fosse come Repubblica, a meno che Repubblica non sia un tabloid filo-roosveltiano e, soprattutto, privo di inserzioni pubblicitarie.


Temo sia stata proprio l'assenza di pubblicità a decretare la morte di PM dopo solo 8 anni di vita (difficile tirare avanti con i soli abbonati).

Il riferimento a Repubblica riguarda la grafica molto moderna di Pm e la sua linea molto a sinistra, cioè liberal.

Il confronto con Repubblica mi sembra calzante.

"@ Fortunato

Vedo che ti sei ricreduto sul successo americano di Pogo (altro che Linus!)."

Sauro, questa frase necessiterebbe di traduzione, se vuoi che colga cosa alludi.
E usa parole corte, i miei due neuroni soffrono il caldo.

Dicevi che il fatto di essere di sinistra fosse un handicap per Pogo.

Comunque era Feininger che avrebbe dovuto irritarti, semmai.

E poi qui fa già freddo.

A sì, la grafica di PM era decisamente originale.

Oddio, Fortunato.

Feininger: ti dice niente questo nome?

No, non giriamo la frittata.
Sei tu che hai detto: "Il fatto che Pogo fosse di sinistra, poi, è l’elemento CHE PIU' HA INCISO nel suo successo".
Io ho solo fatto notare come questo elemento fosse tanto un vantaggio quanto un handicap.
Il fatto che venisse comparto anche da giornali conservatori testimonia come l'elemento più incisivo fosse la qualità dell'opera.

E bello risponderci sempre a sincronicamente.

Certo che Feininger mi dice qualcosa.
Uno dei miei neuroni, all'uopo interrogato, recita: Cubismo, Bauhaus, Zio Lyonel, Lustige Blätter, The Kin-der-Kids, Wee Willie Winkie's World e la conservatorissima Chicago Tribune.

Non so perché, ma "asincronicamente" è diventato "a sincronicamente".

Essere esplicitamente di sinistra ti rende attraente per il 50% dei quotidiani.

Se poi hai successo a sinistra, una parte del restante 50% di destra ti pubblica perché sei popolare.

Lo stesso accade oggi con Doonesbury, se ci fai caso. Solo che Doonesbury non propone alla destra ipocrite strisce di riserva.

Ma riguardo a Feininger hai letto cosa dicevo prima della tua risposta a Giorgia?

Lo leggo solo ora (qui i post compaiono a loro piacere).
Utilizzavo il tuo principio di Cristoforo Colombo, maestro, ovvero, come te, scelgo solo quel che mi pare. ;)

A proposito, devo supporre che l'essere esplicitamente di destra fosse l'elemento che ha maggiormente inciso sul successo di LOA?

Annie non diceva cose esplicitamente di destra.

Thanks per le risposte, mi scarico gli albi appena mi mandano la mail di conferma del login.
Non riesco a star dietro atutti i vostri ragionamenti, purtroppo.
Io conosco Feininger fotografo, ma suppongo che stiate parlando di qualcun altro.
E comunque non voglio incasinare ulteriormente la conversazione.

¶ Giorgia

Il fotografo era figlio di Lyonel.

Bravo fotografo, tra l'altro.

Lyonel sarebbe Feininger padre.

Artista sommo, anche a livello ufficiale come pittore.

Dovresti rileggerla meglio, temo: non esistono solo i fascisti a destra.

Conosco molto bene i repubblicani americani, dal loro primo presidente, Lincoln, in poi.

Annie era implicitamente di destra, ma all'epoca questo non era molto importante in America.

Lo era sicuramente in Italia, quando l'hanno presentata nel periodo della Contestazione.

Perché, poi, Dick Tracy era di sinistra?

Anche lui, come Annie, aveva successo per la qualità dei testi.

Pogo aveva successo per la qualità dei disegni e perché si presentava come striscia liberal, il che era una novità per l'epoca, non trattandosi di un cartoon.

Dubito che avesse successo per la qualità dei testi, dato che facevano schifo benché fossero intellettuali.

Implicitamente!?!
A beh, e che doveva fare e dire per essere ESPLICITAMENTE di destra?
(oltre che insultare costantemente FDR, i sindacalisti, gli intellettuali, lo stato sociale...)
In una storia esalta persino un gangster perché è un perfetto esempio di self made man capitalista.


Comunque, un neurone è già a nanna.
L'altro lo congedo tra un istante.
Riprenderemo la questione politica di Annie un altro giorno se vorremo.

Anch'io penso che non esistano solo fascisti di destra, e che il fascismo è più diffuso di quanto si possa credere a prima vista.
Ma ora vado a dormire, non posso intervenire all'ultimo momento in una discussione così complicata.
Ciao.
Buon rientro al lavoro.

Questi particolari non li ricordavo, di che periodo stiamo parlando?

Io ricordo critiche meno dirette.

Comunque anche Burroughs, nei romanzi di Tarzan, trattava i sindacalisti della Iww da terroristi. Sono pregiudizi tipici dell'epoca.

Va bene, allora Annie la pubblicavano i quotidiani di destra e dato il suo successo hanno iniziato a pubblicarla anche quelli di sinistra.

Ma rimane il fatto che era scritta da dio, anche se disegnata da cani.

Anche se avesse avuto la tessera della Nsdap, Annie rimarebbe scritta da dio.

Adesso ricordo una striscia di Annie dove si criticavano i gusti letterari degli intellettuali, non gli intellettuali stessi.

Gray scriveva che Dickens rimaneva il massimo. All’epoca, in America andavano i drammoni populisti che Vittorini pubblicava con grande piacere del regime fascista, al contrario di quello si dice. Piacere condiviso dagli altrettanto antiamericani comunisti, successivamente. Vittorini si è ampiamente riscattato per le rampogne ricevute da Togliatti sui fumetti. Anche se pure Vittorini era al convegno nazista di Weimar, con Giaime Pintor e Jacovitti (che ci fosse Jac a zampa tesa mi fa ridere: “Ahi Flint!”, o quello che era).

Su Dickens ha ragione Gray: è il massimo. Si legga il, a tutti noi fumettofili noto, Spirito di Natale. Lasciamo perdere la storia, ma come si fa a scrivere meglio di così? Anche se io preferisco Mark Twain.

Sempre su Dickens e lo Spirito di Natale, ripeto qui quello che dissi in passato: Carl Barks si è confuso, in realtà Zio Paperone è ispirato al personaggio del romanzo di Agatha Christie “Natale con Poirot”, a sua volta una parodia di Dickens. Leggere per credere.

Questa di Poirot è proprio nuova!
Non è che sia accaduto l'inverso e sia Barks che la Christie si siano ispirati a Dickens, o lei a Barks? La cronologia dei fatti cosa suggerisce?

Il libro di Poirot è del 1939.

Chiaramente, come ho detto, la Christie si era ispirata a Dickens. Ma mentre il personaggio dello Spirito di Natale non assomiglia affatto a Zio Paperone, quello della Christie è identico. Per esempio, ha fatto fortuna in Sudafrica e giocherella con i diamanti come Paperone con i soldi. E' pur vero che all'inizio Paperone non era così, ma la somiglianza dei personaggi di Christie e Barks è incredibile.

Faccio un'ipotesi.

Barks aveva letto sia Dickens sia la Christie, che all'epoca vendeva come il pane, ma fu più infuenzato dalla seconda.

La Chritie, per inciso è pure lei grandissima. Chi non ha mai letto "Dieci piccoli indiani" è un pazzo fuorioso.

Il titolo originale, come si capisce leggendo la storia, era "Dieci negretti", poi per il politicamente corretto è stato cambiato.

Giorgia,
il link è sotto la parola in rosso e in corsivo di Pogo.

se vuoi far prima; sulla tastiera se clikki
ctrl insieme a F
apparirà l'opzione -ricerca nella pagina-
digita : appassionati di Pogo
e si evidenzierà SOLO dove c'è il link ignorando altre parole -pogo-

NB
non è un sito dove leggere delle strisce ma dove comprare l'ultima edizione in volumi di Pogo;
di cui sono usciti tre di strisce e uno di... pre-strisce

Luca:
"il libro di "Repubblica" volle tradurlo Marco M. Lupoi, che ama molto "Pogo".
Vorrei aver tempo e una "commissione" per tradurne un po' anch'io, tradendolo molto, com'è ovvio"

perchè allora non proporre a qualche quotidiano (ormai solo loro stampano fumetti) l'opera completa a volumi?

e giacchè;
potresti cominciare a "far pratica" [:-)]
con :
Walt Kelly's Pogo, The Complete Dell Comics Volume 1
le storie pre-Strisce.

NB
vedi di far presto perchè sto "meditando" di comprare i volumi USA!!!

Vedo che nessuno è ancora andato a leggersi "Natale con Poirot", benché probabilmente ne esista una copia in ogni biblioteca comunale.

Bravi, disneyologi e barksologi, continuamo a farci del male.

Anche perché sono curioso di sapere se ci ho visto giusto o no.

Poi, non leggete Simenon, non leggete Camilleri, non leggete Luciano di Samosata, non leggete la Christie, e che cazzo...

Io sto tutto il tempo a leggere queste stronzate su Internet chi ha tempo da perdere con Simenon, Camilleri, Luciano di Samotracia, Io, Agatha Christie e tu.

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