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ROMANO SCARPA IN GERMANIA E JAC SULL'UNITA'!

Bela Lugosi

Chi c'è dietro questo Walt Disney's Comics and Stories? Fingono di entusiasmarsi per la storia di apertura, realizzata da Carl Barks, quegli zuzzurelloni di Lon Chaney, Tor Johnson, John Carradine e Bela Lugosi.
Grazie a Mark Wilhelm per la segnalazione.

Per la cronaca, il numero del comic book è il 190 del luglio 1956, che sia pare con la storia nota in Italia col titolo Paperino e il bicisommergibile.

Cover

Ma adesso un po' di notizie sparse, compresa quella del titolo (per la quale ringrazio Claudio Ferracci, autore anche dello scatto sotto).

Scarpa deutch

A proposito dei post precedenti a questo, Renato Pallavicini, segnala in uscita su «l’Unità» di oggi, sabato 24 agosto, (salvo imprevisti dell’ultim’ora)

... "un mio ampio pezzo dedicato alla querelle Jacovitti-Linus (ovviamente - citandoti - ho tratto info e altro dalla tua accurata introduzione alla riedizione di Gionni Peppe e Gionni Lupara).

Nell’articolo si accenna anche all’ostracismo e alle censure nei confronti del fumetto che, dagli anni Trenta ai Settanta (ma anche oltre) hanno visto unite destre, centri e sinistre. L’articolo l’ho scritto prima dell’interessante ed estenuante dibattito che si è acceso sul tuo blog.

E quindi siamo in sintonia perfetta!

Cover Unità

Come si vede, l'ex organo dell'ex Partito Comunista Italiano addirittura riporta la notizia relativa a Jacovitti in prima pagina, con tanto di richiamo a Gionni Peppe.

Nel 1973, quando questi fumetti uscirono, sarebbe mai potuto accadere?

Renato sottolinea anche:

Il mio pezzo fa parte della serie estiva (quando la mia rubrica è in ferie) di pagine dedicate al fumetto. Il 18 agosto è uscita la prima (dedicata a Will Eisner, Feiffer e Chabon: anche qui la fonte è la biografia su Eisner di Bob Andelman); la seconda è, appunto, Jacovitti; la terza sarà un incontro-intervista con Roberto Recchioni in cui anticipa alcune novità del nuovo corso di Dylan Dog (da lui curato) e della nuova serie Bonelli, «Orfani». Forse ce ne sarà una quarta.

Anche sotto, un veloce scatto di una parte del pagino dell'Unità odierna, che vale la pena di acquistare.
L'articolo è stato scritto prima che, in questi giorni, la discussione divampasse su Cartoonist Globale, culminando nella serata di ieri, venerdì 23 agosto, con una proposta al Comune di Termoli di un monumento bronzeo, forse equestre, alla personalità più in vista della città, primo (nell'elenco) perfino di Gilda Giuliani, debuttante al Festival di Sanremo nel 1973 (lo stesso anno dell'esordio di Gionni Peppe).

Sotto, un esperimento bizzarro di canto a due voci con Patty Pravo, la quale incide questo brano un lustro prima che di Gilda Giuliani si abbia notizia.

Post sin troppo lungo. Ci siamo fatti prendere la mano.
Di Romano Scarpa e del suo primo volume dedicato in Germania parliamo di nuovo nei prossimi giorni, insieme al primo volume dedicato in Scandinavia a Giovan Battista Carpi.

Jac Gionni agosto 2014 l'unità

Un estratto dell'articolo di Renato su Will Eisner, uscito la settimana scorsa!

Eisner

ALCUNI LINK CORRELATI

ALBERTO SORDI E MARIO SOLDATI: UN MISTERO JACOVITTESCO

LA NOTTE DI JACOVITTI (parte seconda), di Franco Bellacci

JACOVITTI: VOTA MOSCA 37 (cambio di rotta)

IL "GRANDE WALTER" E LO JACOVITTI VERO E FALSO

WALTER FACCINI, LE CICCIONE VOLANTI E FELIX THE CAT di Eli McBett

WALTER FACCINI CREATORE DEL GATTO FELIX?

ALTO GRADIMENTO E TUTTE LE COVER DI WALTI

ALTRE COPERTINE RARE DI WALTER FACCINI

UN LIBRO RITROVATO DI WALTER FACCINI (WALTI)

ANCHE JACOVITTI ALLA FIERA DEL LIBRO!

JACOVITTI A CASTEL SANT'ELMO (NAPOLI)

SERGIO TULIPANO INTERVISTA CARTOONIST GLOBALE, SU JACOVITTI, GOTTFREDSON E SUPERGULP. CON UN CONGRUO BONUS SU DUBOUT

IL "MIO" JACOVITTI SU RAI TRE

Commenti

Ciao, trovo assurdo, davvero, l'abbinamento di Gilda Giuliani con Patty Pravo. Sembrano due ectoplasmi translucidi.
O apparizioni fantasmatiche (da paura!).

Quella musica non mi è mai piaciuta, troppo alla Mathieu per i miei gusti, pur non disprezzando la "leggera". L'avevo dimenticata, peccato che avete resuscitato quel ricordo.
L'unità la leggevo durante la direzione di Conchita, ora devono essere davvero in pochi a comperarla, come tutti i giornali.
Ma è bene che ci sia uno spazio così importante per i fumetti.

a proposito di censure:
poco fa in libreria ho notato il volume con la quadrilogia de il gioco edito da mondadori;
per curiosità l'ho aperto per vedere se il gioco I fasse stato censurato come alcuni anni fà nell'edizione Completa delle Opere di Manara di Republica...
e ...
come mai Manara, crociato contro le censure permette una cosa simile?

Salve.
Censure su Manara?
Sarà colpa della "prude" Mondadori, da quelli mi aspetto qualsiasi cosa.
Se la scena censurata riguarda dei minorenni, il collegamento con i "vizi" del papà della dirigente della Mondadori viene spontaneo.
Meno male che questa volta è finito sul serio e sconterà il fio dei suoi misfatti (da cui condanne).

Ciao, Attilo.
Mi sembra che tu sia "dietrologo" almeno quanto Saur, che sta lambiccandosi il cervello, in un altro post, per capire come scriva un gelataio lettore di fumetti in quel di Termoli.
Secondo me mira a diventare successore del sindaco.

Del sindaco di Termoli, voglio dire.

Il delatore: beh, no, il nuovo candidato sindaco è il cognato dell'aiutante gelataio del Bar "Chez Cocco Bill".
Si chiamo Concetto Pozzo e fino a pochi anni fa lavorava a Lucca.
Mi pare facesse il becchino.
Credo, me lo disse Gittardi durante una incomprensibile telefonata natalizia.Gittardi, romano di nascita abitava (abita??) a Piombino, e parlava con un accento strano, forse perché aveva passato parecchio tempo in Belgio.Io capiipoco o niente, Mia moglie dice che sono sordo.Mah???

L'Unità con l'articolo su Jacovitti ieri non sono riuscito a trovarla.Mah??
Comunque qui incollo ancora due parole sul Nostro, per evitare il collasso del posto sovraccarico: Da quanto Jacovitti ebbe a confidare ai suoi attenti intervistatori che lo andarono a “tormentare” a più riprese a partire dall’estate del 1986 in quel di Forte dei Marmi, dove il Nostro trascorreva le vacanze estive, dopo la disavventura di Sacile e la sua fortunosa fuga dalle grinfie dell’esercito germanico, riparato a Firenze passò parecchio tempo all’ospedale e poi nascosto in luoghi diversi, sempre con la tremenda paura di essere catturato e condannato come disertore: questo fino alla fine dell’agosto 1944, quando Firenze fu liberata dagli alleati.
Incredibile a dirsi, mentre Jac era rintanato nei luoghi da lui ritenuti più sicuri, Ospedale, case di amici, sotterranei dell’Università di notte per avere un rifugio a protezione dei temibili raid aerei notturni con relativi bombardamenti ( qui avvenne il primo incontro visivo con una graziosa signorina- Floriana Jodice- che con tutta la famiglia in quelle sale poste sotto il livello stradale passava la notte nell’improvvisato rifugio antiaereo) e chissà quali e quanti altri a me sconosciuti anfratti: ebbene in quell’atmosfera di tensione e paura Jacovitti disegnò il suo secondo “Pinocchio”, storia quadrettata senza balloon sulla lunghezza di ben 31 tavole, correlate di adeguate didascalie esplicative.
Vale la pena di meditare su questa storia nella storia, cioè di Pinocchio realizzato in un periodo di non saprei dire quanti mesi in un clima di vero e proprio terrore??
Mah, almeno due parole mi sento di scriverle, anche se poi in effetti moltissimo è già stato detto a proposito.
Io penso che Jacovitti dopo aver disegnato fra la fine del 1943 e l’inizio del 44 “Cip Poliziotto” abbia effettivamente iniziato il suo “Pinocchio” sull’onda dei ricordi legati all’esecuzione del precedente omonimo titolo del libro illustrato per l’editrice “La Scuola” di Brescia nel 1943.
Però deportato a Sacile verso la metà di Febbraio e fuggito dopo circa 40 giorni - inizio Aprile quindi- abbia dovuto forzosamente lasciar perdere tutto; poi nei momenti di libertà relativa dovuta alla sua condizione di disertore, abbia in effetti continuato a disegnare tavole di questo tribolato “Pinocchio”.
Si avverte qualcosa di questa situazione di estremo disagio esistenziale, vissuta da Jacovitti, guardando in successione le tavole disegnate?? Mah, dopo le prime che poco hanno di pupazzzettistico e rivelano chiaramente il desiderio del Nostro di narrarare graficamente attraverso i canoni illustrativi un poco rigidi legati alla convenzione del tratteggio e della prospettiva, materie di insegnamento al liceo Artistico, Jacovitti disegna più a ruota libera, con l’inserimento anche di alcuni”fuori tema” figurali nell’ ambito sia degli scenari che della sistemazione complessiva della tavola.
Diventa insomma più spontaneo.
Come primo esempio guardiamo la quinta- settima tavola - puntata apparsa sul “Vittorioso” n°4 del 1947, nell’ambito della quale si aprono due veri e propri splash pannels, oppure la puntata del vitt n°7 con il gatto e la volpe intenti a mangiare all’osteria.
Diciamo che la narrazione progressivamente si jacovittizza sempre più. Che so, sul Vittorioso n° 15 la tavola relativa presenta due splash pannels, uno dei quali relativo al “paese delle api industriose” che non è certo collodiana ma totalmente spostata sul versante del surrealismo tipico di “Lisca di pesce”.
Va beh, cose di questo genere.
Mi sono spesso chiesto: ma quando disegna Jac le ultime tavole di questo suo Pinocchio?? Credo alla fine del 1944, se non all’inizio del 1945 : questo per le caratteristiche stilistiche del disegno, che sono simili a quelle delle prime tavole di “Pippo e il Dittatore” e di “Pippo sulla luna”, siglate JAC45.

Mah, che confusione...

CORREZZIONE:
Manara le opere ho indicato come di Republica ma ho controllato, è...
del Sole 24ore!
ahi!ahi!ahi!

la censura risale al 2006...
quindi la mondadori non centra.

non sono a casa e non posso controllare la mia copia del '90, ma mi sembra che le vignette siano state rimontate...
non so dire se manara a cercaro di ridurre il danno ma il sole sostituii le tre Tv scomunicate con tre illustrazioni dicendo pure (mi pare) che ci avevamo guadagnato(qualcosa di simile)

p.s.
qualcuno è andato a fare un sopralluogo a termoli per individuare un sito consono a tale monumento?

Monumento? Ma se ho capito bene di recente i monumenti si bruciano. Così è scritto in questo blog a proposito di Jacovitti e delle narivci del suo cavallo.

Io sono nato a Verona, ma se a Termoli accettano che si candidi uno che non è oriundo, vorrei provare a farmi eleggere sindaco, così ci penso io a varare il progetto di un monumento equestre.
E magari, vicino a Trottalemme potremmo far costruire un audioanimatrone che canta, a forma di Gilda Giuliani.

Io sono nato a Verona, ma se a Termoli accettano che si candidi uno che non è oriundo, vorrei provare a farmi eleggere sindaco, così ci penso io a varare il progetto di un monumento equestre.
E magari, vicino a Trottalemme potremmo far costruire un audioanimatrone che canta, a forma di Gilda Giuliani.

Mio nonno si chiamava Fenelon, per questo mi hanno dato questo nome.

L'articolo dell'Unità su Jacovitti non l'ho trovato.Ho sfogliato il giornale del 24 Agosto, nulla!!
Zazie mo osserva ed intuisce il mio dramma, mi prende per mano e appena il metrò si ferma mi trascina fuori dal vagone.
"Tomaso, dai andiamo, fuori splende il sole e a Porte des Lilas cinguettano gli usignoli: siamo nella tarda estate, l'aria si è rinfrescata, usciamo all'aperto e andiamo a passeggiare.
Lascia perdere Sauro ed i suoi fantasmi e sogni bizzarri, lui si inventa tutto per tener banco . vuole essere al centro della ribalta, sotto au riflettori del palcoscenico del blod del buon Luca. Pensa piuttosto un poco a divertirti, lo zio Gabriel ci aspetta nel suo locale.
Ma prima al Bistrot, a bere qualcosa, su andiamo".
Ma, ma, e Bellacci, che sarà di lui?? Si troverà solo nella pericolosa periferia nord-est della tentacolare capitale gallica: già una volta si perse da quelle pari e finì ramingo a questuare per sopravvivere.
"Ma che te ne cale del buon Franco, non è forse più che maggiorenne e vaccinato? si arrangerà!"
Io rimango per un attimo meditabondo, poi mi convinco che l'amico Fiorentino nato a Livorno 75 anni or sono non è una mammoletta e certamente potrà cavarsela. Sospirando seguo Zazie che trotterella verso l'esterno.
Ah, il sole, l'aria frizzante della superficie, lo stormir delle fronde, ecc,ecc.
Gabriel e Jacovitti seduti all'esterno del Bistrot ci salutano agitando la mano
Mi siedo con un sospiro di sollievo.
"Che bevi" mi fa Jacovitti che sta sorbendo un calvados di annata.
Io sono indeciso:" va beh, un bicchiere di latte macchiato, senza schiuma".
Jacovitti oggi è loquace ed attacca subito: "mah, che dire di questo exploit dell' A.V.E che dopo decenni di letargo fa uscire dal sepolcro le spoglie mortali di un ricordo dei bei tempi passati: otto storie tratte dal settimanale "Il Vittorioso" raccolte in un volume di notevole mole, 248 pagine, messo in vendita al prezzo certamente non modico di 45 euro: Giorgio lo Vecchio, "L'Italia del Vittorioso" ". Guardo sorpreso il Benitone nazionale ora in trasferta in terra di Molière: ma, si sta ripetendo, che gli sta capitando??
"Questa editrice" prosegue il Nostro, "dal 1970 in poi, ha rinnegato ben più di tre volte la sua eredità vittoriosa, coinvolta in vari processi, promossi da disegnatori ansiosi di avere giustamente indietro le centinaia di tavole originali da loro disegnate (cause da loro - o dagli eredi - vinte), poi a sua volta, l'A.V.E, parte denunciante in una causa intentata contro l'editore Pichierri, reo di aver iniziato la ristampa cronologica delle annate del "sempre più bello" (Il Vittorioso) senza attendere i 50 anni di legge per l'annullamento del copyright. Ricordo che all'inizio degli anni '90 il presidente dell'AVE fu estremamente insofferente nei confronti dell'Associazione amici del Vittorioso e osteggiò apertamente ogni tentativo di intraprendere qualsiasi tentativo di ristampa delle storie a fumetti pubblicate su quel settimanale.
Ora, sull'onda del successo che da alcuni anni accompagna l'operato di alcuni editori che mettono sul mercato volumi su Jacovitti e/o "Il Vittorioso", tenta di cavalcare l'onda di questo in un certo senso inaspettato svilupparsi degli eventi.
Mi guarda beffardo il grande Jac: "ma che ti aspettavi??" Si accende il solito avana e in groppa alla sua bicicletta si appresta a iniziare la pedalata sospirando: "devo tornare a Roma dove Colabelli ha preparato per me una colossale festa di compleanno".
A Roma?? ma saranno almeno 1500 chilometri!!!
"Ha invitato pure Alice, quella disegnata da Hamelin, un disegnatore che apprezzo poco, ma Alice è fortemente raccomandata da Raymond Queneau e io non mi posso opporre: spero solo che non ci sia di nuovo quella peste di Zazie, una bimba veramente insopportabile che sempre parla nel suo francese popolare incomprensibile per me che ho studiato quella lingua solo per tre anni quando ne avevo tredici o quattordici, anni, e che di conseguenza di tutto quello scibile transalpino ricordo solo una poesia; la recitai tempo fa anche a Michel Pierre, il quale rimase allibito.
Mah, che vita!!"
Fra le nuvole, lassù ben in alto, si ode un brontolio come di tuono foriero di tempesta. Tendo bene l'orecchio e aguzzo la vista: perbacco, un deltaplano volteggia su di noi. Una voce stentorea risuona cupamente: Tomaso, sei troppo sciocco, io voglio solo cose SERIE!!"
Cribbio, è la voce di Berdonsetto.
Ma questo esperto fumettologo è veramente troppo legato agli stereotipi della ortodossia della struttura del messaggio scritto, penso io che conosco da tempo le sue esternazioni di stampo dogmatico.
Eh, beh, facciamoci ogni tanto due risate, perbacco!!!
Coomee? Si può ridere e far divertire senza scrivere in modo sconnesso??
"Ehi, Jac" - urlo - "tu che ne pensi??"
Jacovitti si ferma, smonta dalla bici, ritorna sui suoi passi, si risiede e sorbisce rumorosamente il suo mezzo litro di café au lait e con un sospiro di soddisfazione senza nulla dire ( ma mi fa l' occhiolino) scruta Zazie che come al solito è imbronciata. Con fiero cipiglio la ragazzina sta osservando la fotocopia di copertina del nuovo saggio intitolato "L'Italia del Vittorioso" a cura di Giorgio Lo Vecchio, Editrice AVE, Roma, 248 pagine, prezzo 45 euro.
"Ma sono pazzi?? 45 euro in tempo di vacche magre; 45 euro 'ste palle (mon cul, nell'originale francese)!!"
Zazie è una bambina ma è aggiornatissima sulla situazione economica e soprattutto segue con interesse l'editoria dei saggi sul fumetto. Io intervengo per calmare la piccola ribelle: "eh, Zazie, non sei obbligata ad acquistarlo, tanto più che contiene otto storie a fumetti tratte dal "Vittorioso" che tutti noi conosciamo a menadito. Non so tu..... " Zazie digrigna i dentini: " ma si, ma si, ormai chi non le conosce quelle vecchie storie bacucche!! Claudio Piccinini le ha egregiamente scannerizzate per me", dice con un sorriseto sornione: è carino Claudiuccio!!
Guardo Zazie in tralice: " ma vuoi vedere che...."
Ma la fanciulla non sta zitta un attimo: "invece benissimo per l'albo di Walter Faccini (Attraverso l'equatore, poi seguirà Il leone bianco ), ospitato sul numero di "Vitt & Dintorni" uscito nel mese di novembre 2011 e che costituisce il recupero di un pezzo introvabile, farà probabilmente la felicità di Leonardo Gori, ammesso che l'ormai noto scrittore di gialli e del recentissimo "Eccetto Topolino" abbia il tempo per vederlo, visti i suoi numerosissimi impegni".
Mamma mia, penso io ad alta voce, ma questa pulzella in erba è aggiornatissima!!
Zazie che ha sempre l'orecchio ben aperto nonostante il suo impegno a ingurgitare le pizzette dopo le numerose brioches, bofonchia a bocca mezza piena: "so tutto di quell'albo, ma non ho idea di chi fosse mai questo Facchini. Uno di quelli che alla stazione porta i bagagli?". Poi ride beffardamente alzando ignominiosamente in alto il dito indice ben teso.
Beh, poveretta - penso io rivedendo al ribasso le mie precedenti valutazioni su di lei - ha solo undici anni e certamente non ha avuto modo di avere fra le mani gli albi del "Vittorioso" serie ROMA risalenti al lontanissimo 1942.
"Zazie intuisce i miei pensieri e sorbendosi la bocca con la mano impasticciata di crema mi sbircia con evidente compatimento: "Tomaso mio bello, tu sei un gran casinista; ricordo tutte le fanfaluche che hai scritto sul rapporto Dubout /Jacovitti, quindi prima di criticarmi pensa al trave che hai nell'occhio".
Io sobbalzo! Dubout, Dubuot, non vedevo l'ora di riparlarne:
"Zazie" dico con voce vellutata, l'hai voluto tu".

Non vi è bastato??
Ho in serbo per voi altre cose, che voi mortali non aveta mai avuti nemmeno l'ardire di sognare....Jacovitti sull' Unità?? Ma no, Pippo sulla Luna !!

La voce mi fa sobbalzare.
Mi giro e mi accorgo con un brivido che la solita distorsione spazio /temporale mi ha spedito "altrove". Si, ma dove poi?? Peeters, anima dannata , dove sei?''
Non ho tempo per trarre una qualsiasi conclusione, perché dall'ombra che le alte colonne doriche proiettano tutto intorno, una figura spettrale emerge porgendomi un libro.
Ah, perbacco.
Ho fra le mani il voluminoso volume edito dall'AVE: L'Italia del Vittorioso.
Autore Giorgio Vecchio, ordinario di storia contemporanea all'Università di Parma.
Presentazione scritta di una sessantina di pagine, poi otto storie a fumetti tratte in ordine cronologico dal settimanale "Il Vittorioso". Ecco gli autori dei disegni: Craveri, Caesar, Paparella/Bonelli ( autore ei testi), Paparella di nuovo, De Luca , Caprioli , Jacovitti (Pippo preistorico) e Landolfi .
Lentamente una figura extracorporea mi si avvicina immersa nel fumo pestilenziale del suo supposto sigaro avana.
Ah, siamo alle solite, Lisca di pesce è di nuovo fra noi.
Mi guarda il grande Jac: "ma che stai pensando di fare con quel libro fra le mani? Non ti rendi conto che questa iniziativa della rediviva AVE è ovviamente una cosa che coinvolge principalmente l'umana dimensione del guadagno? Ah, lo sai?? Ma allora perché tutto questo elucubrare??"
Io tento di rispondere che non sto elucubrando affatto perché non ne ho avuto l'opportunità, ma Jac mi previene: "si, certo, il prof. Giorgio Vecchio è uno storico di vaglia, specializzato - fra le altre cose - nella storia dell'Azione Cattolica, non arroccato politicamente sulle posizioni del cattolicesimo integralista, quindi a mio avviso una persona abbastanza imparziale nei suoi giudizi".
Ehh, difficile definire che cosa sia l'imparzialità.
Il Prof. Vecchio sostiene la tesi che fra Azione Cattolica e Fascismo non fu mai vero amore, soltanto convivenza obbligata dalle circostanze.
A dir il vero io non la penso in questo modo, però forse sbaglio. Mah?
Guardo Jacovitti e in trasparenza vedo alle sue spalle la silhouette incombente di Manco Capac: stranamente appare non avere spessore, un paradosso della fisica. Manco estrae dalle pieghe del mantello di alpaca una serie di cordicelle fittamente annodate: capisco il messaggio in codice. Ho studiato per anni la scrittura a nodi inca - quipu - e ho passato una intera estate al museo di Cuzco a decifrare nodi con la consulenza del noto studioso americano di civiltà mesoamericane e in special modo sulla loro rete stradale di comunicazioni, Victor W. Von Hagen, eminente personalità che conobbi a Roma nel 1956 quando ero ragazzo mentre presentava il suo libro"Highway of the sun ". Mi ero appena diplomato ed insieme ad una mia compagna di studi stavo cercando lavoro come cartellonista cinematografico. Luisa Masala, la mia amica, fu assunta, io tornai a casa con le pive nel sacco; meditai allora di darmi alla vita randagia di "barbone", ma Victor mi convinse a desistere dall'insano proposito.
Comunque poco dopo mi arruolai volontario in marina, con la prospettiva di viaggiare solcando i mari e conoscere il mondo. Passai così tre anni.....
Ehm, ehm, vedo che Manco nervosamente si sta stuzzicando le unghie con l'affilato machete, torniamo quindi al dunque...
Mi rivolgo all'evidente paradosso: "Manco, cerca di essere meno severo con chi ( io, per la cronaca) scrive per passatempo: la simbolica matita rossa e blu di triste memoria non ti si addice; è vero, la comunicazione deve essere chiara e conclusiva se si vuol far capire il senso del messaggio, ma spesso in una conversazione "scritta" fra più persone capita che ognuno parli quasi solo per se stesso, ignorando l'esigenza di chi vorrebbe interloquire. I personaggi prendono la mano allo "scrittore", definizione questa che sta per persona che semplicemente scrive. Nessuna megalomania - spero - da parte del sottoscritto.
Il linguaggio parlato poi, se trascritto alla lettera, a volte non ha quasi senso. Una questione di codice, tu ne dovresti sapere qualcosa che al posto delle parole scritte annodi cordicelle!!
Su questo aspetto famosi scrittori hanno giocato le loro carte, non ultimo Raymond Quenau. I suoi giochi linguistici hanno fatto scuola.
Certo, difficile assomigliare anche lontanamente a Queneau, oppure a Calvino che tradusse del maestro francese l'intraducibile . Va beh, lasciamo perdere.
Mi giunge alle orecchie un generale brontolio. Sullo sfondo di questo onirico teatrino scivolano silenziose sagome biancastre.
Ahhh, secondo voi, miserabili comparse senza nessun spessore, tutto quello che dico/scrivo non c'entra nulla con il libro dell'AVE e i suoi contenuti?? Ne siete ben certi??" Uso il plurale anche perché, se non ci vedo doppio o triplo vicino a me sta accadendo un fenomeno inspiegabile: la silhouette del nostro Manco si sta sdoppiando a ritmo vertiginoso e divenute silhouettes stanno occupando tutto l'orizzonte lunare.
Mi guardo intorno: il paesaggio selenita si distorce sotto ai miei occhi, Pippo, Pertica e Palla vagano fra scenografie metafisiche.
Jacovitti mi sorride bonario: e beh, sai, se l'Ego è fortemente "centrico", tende per sua naturale essenza ad essere nello stesso tempo il centro di tutto e il tutto di ogni cosa.
Uno dei fantasmi di Manco sta chiacchierando con il ciarlatano astronomo ambulante venditore di sogni e di chimere .
"Va beh, lasciamoli parlare", mi bisbiglia Jacovitti all'orecchio, in fin dei conti sono anni che si cerca l'interpretazione giusta di questa mia storia, forse ora l'astronomo ambulante, di professione ciarlatano, lo convincerà a guardare le stelle con il suo cannocchiale"
Ma, ma, penso io, tutti ben sappiamo che cosa accadrebbe se questo avvenimento si concretizzasse: un bell'occhio nero, o "occhio al burro", come si diceva dalle mie parti quando ero piccolo.
"E va beh", sospira Jacovitti, " la conoscenza deve passare sempre attraverso il dolore, come recita il famoso apologo del filosofo cinese Lien Tzu - Ciang".
"Maestro, Maestro, imploro, cerchi di stringere e venire al sodo, provi una volta tanto a non essere inconcludente e confusamente comunicativo come spesso faccio io".
Niente da fare, Jac, detto "Lisca di pesce", sta distribuendo ad una torma di seleniti curiosi e festanti centinaia di copia di "L' Italia del Vittorioso", non ha più tempo da perdere con me.
A passo svelto mi dirigo verso il monumentale ingresso della "Moon Railways Station": la Terra sta per apparire all'orizzonte e non posso più aspettare, perché il mio biglietto a tempo, dopo, non avrebbe più valore.
"Presto, presto", mi incita Bruno Arceri, Guido/Giorgio Ventura, conosciuto anche come Antares o Bat Star( Alias Brick Bradford).
Al suo fianco Bellacci e Zazie, sudati e trafelati mi incitano:" fra tre secondi, parte l'ultimo vagone della metro della linea 7, "Cratere di Copernico - Porte des Lilas".
Guardo esterrefatto la piccola Zazie:" ma Bartezzaghi mi aveva assicurato che eri in vacanza in Normandia insieme a tua cugina, che fai qui sulla Luna??".
Zazie , che sta sorbendo un enorme cono gelato borbotta qualcosa di inintelligibile ( forse è meglio non aver capito).
Bellacci non dice nulla , mi osserva serio serio e scuote la testa: Mah?? Da tempo Franco è così, poco comunicativo.
Bat Star mi osserva con curiosità:" ah, saresti tu il fanatico di Raymond Queneau, quel bel tipo di scrittore francese che ficca la povera Zazie nei posti più strani e disagiati??"
Io alzo le spalle: " che hai da dire tu che con quell'impossibile cromosfera sei stato avanti ed indietro nel tempo; ricordo che sul settimanale "L'Avventura"del 1947, io che allora avevo solo 10 anni, già avevo intuito che era tutto un imbroglio, uno stratagemma per tirare di lungo, all'infinito, le tue strampalate avventure".
Arceri ride:" ma quello ero io di domenica, giorno di festa, tutto a colori per la gioia di grandi e piccini".
"Ma che cosa è questa discussione", Bellacci è corrucciato e palesemente nervoso, "su andiamo che altrimenti perdiamo il métro"

Tomaso, se trovo Zasie, quanto primo le (o gli?) consegno una copia dell'articolo per te, così quando vai nel metro, dove ello (o essa?) sta fisso/a, te lo consegna da parte mia.
L'uscita del Metro è quella di Turbigo, vicino a Montorgueil, o se preferisci St. Etienne, a un passo dal retro di Les Halles.

Attento, a rue Montorgueil non c'è più la libreria "Mona Lisait: al suo posto una deliziosa "Fromagerie".
Les halles?? F Grandi lavori in corso, il "Canopè" è quasi ultimato, almeno nella struttura portante.Tutto evolve, ma Zazie rimane immutata, nel romanzo e nel film.
Io prolungo la sua vita, sono un grande taumaturgo.

Tutti personaggi di un grande affresco semovente, con i quali noi possiamo interagire prolungando la nostra e loro vita.
Osvaldo Soriano, grande e sfortunato scrittore argentino c3e lo dimostra.
Io sono il suo umile lustrascarpe.

Grazie a Sauro sono riuscito a leggere l'artico di Renato Pallavicini su Jacovitti.Ben scritto, equilibrato, condivisibile.

Luca de Bois mi guarda con un sorriso indecifrabile sulle labbra.Credo che abbia cercato Zazie ma non sia riuscito a rintracciarla.Scuotendo la testa si allontana in direzione di rue Montorgueil, dove Mister le Poisson di professione fachiro( si dice che dorma su un letto di chiodi per autopunirsi delle sue scelleratezze editoriali) lo attende alla pescheria per fare due chiacchere sull'editoria d'assalto.
Una voce al mio fianco mi fa sobbalzare:" ehi, pollo, sei tu quello che aspetta il fachiro diplomato??".
Ho riconosciuto la voce: purtroppo trattasi sempre di lei, la pestifera bambina che dal lontano 1959 mi perseguita. Ahhh, sospiro: "Zazie, piccolo demonio ma che ci fai qui e che vuoi da me??".
Zazie sorride e mi porge una busta dicendo: leggi un poco qua mammalucco!!"
Apro in fretta la busta ed estraggo il foglio ivi contenuto .
Perbacco!! il solito messaggio in codice che qua riporto per estinguere la vostra ovvia curiosità: "quando scoccherà mezzodì trovati sulla piattaforma posteriore di un autobus, possibilmente il n°36, quello che tassa dalle parti della rue de Lion, in boulevard Diderot, della linea "S", dove sarai schiacciato dalla calca inverosimile che vi troverai e compresso fra i viaggiatori noterai un ridicolo signore anziano alto e magro, barbuto ed occhialuto, palesemente nervoso, anzi, chiaramente incavolato.
Trattasi del tuo alter ego o forse della tua immagine riflessa sull'enorme specchio in stile liberty che sul 26 serve all'autista per controllare che i borsaioli facciano il loro dovere. Ah, dimenticavo, l'autobus sarà di colore violetto.
Dovrai scendere a piazza dell'Europa e infilare la mano destra in tasca della giacca, destra o sinistra non importa, vi troverai un libro a te non sconosciuto, ovverosia "Esercizi di stile " di Raymond Queneau nell'edizione originale Gallimard del 1947, prima stesura non completa: a pagina 95 leggi attentamente dalla decima alla quindicesima riga: capirai tutto.
Zazie mi osserva sorridente:" un bel problema ehh?? se io se fossi in te non andrei in Place de l'Europe, un vero casino con la carovana - con tanto di cavalli da traino - di zingari irlandesi accampati al limite del binario esterno sotterraneo ( la genesi di questa piazza ottocentesca fu complessa e tribolata, con innumerevoli interventi che nel corso di più di un secolo l’ hanno profondamente modificata, quindi difficile se non impossibile darne una descrizione visiva esaustiva), proprio all'incrocio di rue Costantinople con rue de Londres.
Certamente ti picchieranno e ti deruberanno, ti sevizieranno bruciandoti le piante dei piedi con la fiamma ossidrica per conoscere il numero della tua carta di credito con l 'intento di poi svuotarti il conto corrente: credimi, non ti conviene!!"
Ahh, povero me , ma che ho mai fatto per meritarmi tutto questo.
"Zazie, monella mia, ho intuito che la lettera l'hai scritta tu; ti chiedo, perché mai tutto questo, che vuoi dal sottoscritto??"
Zazie fa il broncio:" beh, l'ho fatto per attirare l'attenzione, per chiederti anche un favore‚ ossia vorrei che mi prestassi l'Almanacco di Topolino del 1955, quello uscito nel Dicembre dell'anno precedente, ehhh?"
Me l'immaginavo, si tratta certamente della storia di "Topolino e le delizie natalizie", di Martina /Scarpa.
Sospiro. "Zazie , ma perché mai me lo chiedi quando sai benissimo che quell'Almanacco lo possiede in triplice copia anche lo zio Gabriel; non lo puoi chiedere a lui??"
"No, no" bisbiglia la piccola avvicinandosi" Gabriel ha un altro Almanacco, quello estivo del 1955!!".
Con la coda dell'occhio vedo l'autobus della n° 36. "Ciao Zazie, devo andare".
Con un balzo salgo sul bus : sono salvo?? magari!! vedo con la coda del‚occhio che un vecchio cencioso ambulante venditore di ristampe di albi a fumetti spacciate per originali anteguerra mi sta osservando.
Lo conosco dal 1943 e il suo nome ve lo voglio proprio dire nero su bianco: trattasi di Alfonsino Garuti, ex bimbo prodigio che durante gli ultimi anni del conflitto bellico, ossia fino all' Aprile 1945, si limitava a tagliuzzarmi albi e giornali per motivi sconosciuti, poi diventato più grandicello iniziò ad organizzare la sua mente predatrice per carpirmi gli amati Vittorioso ed albi connessi.
Ora, dopo quasi settanta anni me lo ritrovo sempre fra i piedi qui a Parigi, ora nelle vesti di clochard, ora in raffinata ed elegante tenuta di gran direttore di un famoso museo ( in realtà direttore sì, ma della biblioteca del Palais Bourbon, famosa anche per ospitare il raro cimelio costituito dal manoscritto azteco CODEX, ovverosia una pergamena raffigurante Quetzalcoatl che combatte contro il dio della guerra Xipe Totec, mentre il tutto viene osservato da Tlahuitzcalpantecuhtli, dio della stella mattutina [ si riceve e si visita solo su appuntamento?]) .
Come è possibile?? Beh, è un essere dalla doppia vita, abile nei travestimenti, poliglotta, grande esperto d'arte, incensurato!!
Che ha ora fra le mani?? Ehh, accuratamente protetto da capace busta di plastica trasparente legata al polso con catenella di acciaio, l 'albo di Craveri "AZ.77.913, Il biglietto della lotteria ".
Non riesco a distinguere bene la copertina, ma non mi pare quella disegnata non tanto tempo fa da Bottaro : sospetto qualche tipo di inganno.
Lui, il temibile Alfonsino, mi ha certamente visto ma ostenta perfetta indifferenza.
Va beh, per ora lo lascio al suo destino.
Devo scendere dalle parti della piazza della Bastiglia dove all'inizio della "promenade plantèe" ho appuntamento alle 10,30 con Francesco e Riccardo con i quali devo recarmi all'acquario del Bois des Vincennes per ammirare la nuova fauna esotica giunta da Zoolandia: una balena d'acciaio e un delfino inossidabile che stanno calamitando l'attenzione di tutti i bimbi e ragazzini parigini e dei turisti con prole al seguito.

A Suivre, forse.


Va beh, è ora di finirla con le fanfaluche, parliamo di COSE SERIE.
Estraggo un libro dal mio giacimento cartaceo: vi risparmio la prima parte e anche più del saggio qui sotto la lente di ingrandimento ( non ho competenze sufficienti per entrare nei meandri della storia dell’Azione Cattolica). Parto da pagina 213 del libro, citato nell’intitolazione, dove si parla di Jacovitti e delle sue storie del secondo dopoguerra, a partire cioè dal 1945.
Che ci dice il Prof. Preziosi a proposito??
Beh, soprattutto cita con le adeguate e doverose note di riferimento quanto scritto dalla signora Anna Saleppichi e Goffredo Fofi nell’ambito di vari capitoli, “Jacovitti e la pace armata” e “Jacovitti e il turbolento dopoguerra”, che fanno parte e compongono il saggio edito da Stampa alternativa “ Jacovitti, Eia, eia baccalà”, soprattutto pagine 29 e 103. Anno di grazia 2010.
L’autore, Prof. Preziosi, ripete meccanicamente, ( forse per una totale concomitanza di vedute ed opinioni??) quanto Saleppichi riprende da varie interviste, soprattutto da quella ospitata sulla pubblicazione “Segni e Disegni, 90 ma non li dimostra”, editore Pichierri, 1987: un metodo che spesso diventa consuetudine quando l’ estensore/i di un qualsiasi lavoro scritto basato sulla ricerca è/ sono – in questo caso sui fumetti - dei neofiti (suppongo). Va beh, pazienza. Però io non posso essere d’accordo con questo sistema di procedere. Sono un bacchettone moralista?? Forse, però non solo occorre dare a Cesare quel che è di Cesare ( cosa in effetti correttamente fatta), ma sarebbe auspicabile trarne conclusioni autonome .
L’intervista prima citata …….. Jacovitti in un lontano 1986 conversò con Gori , Boschi, Sani e, mi pare, Bruni. Inventò delle situazioni, quindi una operazione fantastica sul nonsenso delle cose. Dissertò sull’esecuzione delle storie di "Pippo e il Dittatore"," Pippo e le guerra e la Pace", dichiarazioni poi trascritte tali e quali dai perplessi e forse intimiditi intervistatori: i quali, penso io, non osarono emettere un solo suono, o una nota, critica. Ormai a decenni di distanza, con il senno di poi è facile dire che, in quel caso, sarebbe stato indispensabile inserire tale nota.
Queste notizie fantastiche ma di fatto ( involontariamente?) fuorvianti, furono nel tempo utilizzate alla lettera più volte e da diversi giornalisti, storici del comic ecc, ecc. Penultima a rifriggere la frittata, Anna Salepicchi, ultimo della serie , il prof.Preziosi. Questa ultima cosa mi ha inquietato parecchio. Nel 2010 oltre che scrivere alla signora Salepicchi ( insegnante di lettere) -mai ricevuto risposta - ne scrissi pure su Vitt & Dintorni e sul sito degli Amici del Vittorioso nell’ambito di un lungo intervento imperniato sul rapporto Jacovitti/ Maner Lualdi (1959).
Va beh, devo lasciar perdere? tanto una goccia nel mare non ne fa certo salire il livello. In tutti i casi desidero precisare che: Jacovitti finita la guerra lavora praticamente esclusivamente per l’editrice cattolica AVE, sul “Vittorioso” (e su alcuni albi quasi tutti con storie già uscite in precedenza a puntate sul Vitt). Nel 1945 ci fu l’eccezione di “Intervallo”, settimanale studentesco cattolico sul quale il Nostro sul n° 2 approda con la storia di “Pippo e il dittatore” disegnata a tutta pagina, in grande formato e in quella veste originaria mai più riproposta ai lettori.
Neppure la casa editrice “Stampa Alternativa“ ha avuto voglia ed interesse per condurre un’operazione filologica nel ristampare nell’anno di grazia 2010 integralmente questa storia nel contesto del prima citato volume “Jacovitti – Eia, Eia, baccalà, la guerra è finita”. Il medesimo trattamento hanno avuto, sullo stesso volume, le due storie consecutive “Pippo e la guerra” e “Pippo e la pace”, apparse originariamente su “Il Vittorioso” e disegnate dal Nostro fra il 1946 e l’anno successivo. Poi pubblicate in due albi della “serie Pippo”.
Che scrive Goffredo Fofi di queste storie ( nella veste di curatore del volume prima citato di Stampa Alternativa) nel suo prologo intitolato “Jacovitti e l’interregno....” ??
Mah, insomma, a me non dà l’impressione che affondi il coltello nello specifico fumettistico con cognizione di causa, ma piuttosto che porti avanti un’analisi di tipo generale legata alla sua conoscenza della Storia e del Cinema di quel periodo. Io scrissi a Fofi chiedendogli: ma perché mai ha accettato di scrivere su Jacovitti senza averne una reale ed approfondita conoscenza?? La risposta: “perché mi andava, per sfizio, anche se avevo in cuor mio il timore/presentimento che qualcuno me lo avrebbe poi fatto notare”.
Ancora mah?? Comunque non credo che nessuno con certezza possa discettare sulle motivazioni che spinsero Jacovitti fra il 1945 e il 1947 a disegnare quelle storie che parlano di dittatura, di guerra e di pace. Lo stesso Jacovitti ha rilasciato a proposito, in tempi diversi, interviste contradditore, poi acriticamente riportate ( mi ripeto. Ma ripetere aiuta) alla lettera in contesti diversi, compreso il prima citato volume nella parte curata dalla signora Anna Saleppichi ( Lisca di pesce e la pace armata, pagina 29). Mah?’
Torniamo allo specifico del saggio del prof.Preziosi. Mancano parecchie cose fondamentali ( si lo so, bisogna guardare quello che c’è, ma, insomma, anche quello che manca). Ho cercato invano un cenno alla metamorfosi de “Il Giornalino” avvenuta nel 1969, con cambio di formato e distribuzione in edicola.
Perché poi questo interesse per quello specifico avvenimento ?? perché di fatto “Il Giornalino” raccolse l’eredità del nostro “Il Vittorioso” attraverso l’operato di scrittori e disegnatori ereditati da “Il sempre più bello”, Basari, De Barba , Roudolph, Jacovitti, Landolfi, Giovannini, Gianni De Luca ecc .
Pubblicazione questa, Il Giornalino, ancora validamente sulla breccia.
Sono veramente perplesso….
Va beh. Si… Il prof. Preziosi è fondamentalmente uno storico dell’Azione Cattolica e il suo saggio qui in disamina rispecchia questo lato della faccenda; però, insomma, un poco più di leggerezza, per evitare la pesantezza del tutto. E poi il titolo del libro… ma Il Vittorioso non era soprattutto molte storie a fumetti di differenti autori?’ Non è limitante parlare praticamente solo di Jacovitti e per di più non in modo nuovo e personale, ma attingendo senza riserve e senza – lo ripeto- pudore alcuno, da quanto scritto da altri.
Insomma, se una persona è uno studioso, studia ed elabora una sua visione degli avvenimenti, non ripete quanto prodotto da altri, anche se le visioni sono combacianti.
Oppure sono io ad essere fuori strada e i fumetti c’entrano poco. Perché è questo il lato che emerge da quanto scritto da Preziosi: la matrice storica è prevalente, “il Vittorioso” come parte del movimento associativo, la valenza pedagogica implicita nell’associazionismo e nelle storie scritte e disegnate e in tutti gli interventi parte di rubriche varie; certo è così, ma senza un’ analisi sistematica ed accurata del fumetto il nostro giornale perde di identità, non ha senso. Almeno, a me sembra così. Mi sbaglio?
Un’altra cosa solamente, importante anche se da un certo punto di vista marginale nei confronti del nocciolo intorno al quale si sviluppa il saggio di Preziosi. Portiamoci al fatidico anno di grazia 1959: ho già raccontato con molti “se” e con tanti “ma” sia nell’ambito del “Notiziario” degli Amici del Vitt n°21 del Novembre 2009 (Il Vola Hop sulle ambe etiopiche) poi su “Vitt & Dintorni” n°17 del Luglio 2011 (Alla ricerca dell’intervista perduta) e già ne avevo accennato su “Informavitt”n° 25 del settembre 1997 nell’ambito del mio intervento “La lisca di pesce censurata”, quello che so e che penso sulle varie motivazioni che portarono Jacovitti a decidere di interrompere la collaborazione con Maner Lualdi, lasciando interrotta alla 8° puntata la storia del “Vola-Hop”: fondamentalmente di ordine economico ma con risvolti legati al carattere dei due protagonisti e al loro modo di rapportarsi con la Storia. L’aviazione nella carneficina della prima guerra mondiale, La guerra d’Etiopia del 1935/36, con l’aviazione dell’italico regno e sotto l’egida del littorio fascista che mitraglia turbe di etiopi inermi in fuga e sgancia su di loro il gas all’iprite ( proibito dalla convenzione di Ginevra). Il giornalista e scrittore Angelo del Boca iniziò a denunciare questi fatti - fino ad allora prima occultati e poi rimossi- all’inizio degli anni ’60, con una serie di reportages su di un quotidiano torinese, poi in un paio di libri che suscitarono scandalo ( mai pestare i piedi alle forze armate).
Comunque per quanto concerne prove documentali concrete e reali sui rapporti personali Jacovitti/Lualdi, non ne esistono, a parte i miei ricordi, che prove non possono essere considerati. Jacovitti dal 1960 passa in pianta stabile al “Giorno dei ragazzi”, Lualdi assunse la gestione del teatro S. Erasmo di Milano. La sua direzione durò sino al 1967, anno in cui per problemi economici, fu costretto a lasciare.
Ecco, cose come queste, non sono state assolutamente percepite dal Prof. Preziosi, eppure questi rapporti di un autore de “Il Vittorioso” come Jacovitti con altri editori è significativo, fa capire come si muovevano le cose nel campo dell’editoria che utilizzava anche fumetti.
L’estensore del saggio qui in disamina scrive ( se ho ben capito il concetto, ma ho dei dubbi) che Jacovitti passando nel 1957 a “Il Giorno dei Ragazzi” lasciò il lavoro fino allora in esclusiva per l’AVE. Questo momento non è mai stato di fatto e nemmeno ha mai rappresentato una sorta di spartiacque nell’ evoluzione del “Vittorioso”, che comunque andò avanti senza scossoni. Poiché il nostro giornale era fatto di tante altre cose, c’erano altri disegnatori da anni all’opera. Jacovitti poi non svanì nel nulla. Basti pensare al Diario Vitt. Non ci fu dicotomia, “Il Vittorioso” continuò ad ospitare storie del Nostro, anche se irregolarmente.
Ci fu, è vero, un travaso di ingegni dal “Vittorioso” al “Giornalino”, ma anche verso altri lidi editoriali, come l’Inghilterra: esempio eclatante Franco Caprioli.
Insomma, ci vorrebbe un seguito al libro qui in disamina; a me pare che le cose siano state lasciate a metà a pezzi e a bocconi. Manca tutto il periodo della prima metà degli anni cinquanta, ad esempio. Il Prof. Preziosi, se mi legge, che pensa di tutto questo?



Vi posso assicurara che il prof,Preziosi non può rispondere, perchè poi? Ehh, per il fatto che questa mia recensione in tono critico non è stata pubblicata dagli amici del Vittorioso, alla redazione dei quali l'avevo inviata.Così ora l'ho sottoposta ad un diverso pubblico.
Qualcuno l'ha letta? Mi sembra di vedere in lontananza una persona che alza la mano, Ma chi sarà mai??
E' in penombra e non la riconosco: sei tu Sauro???

Ooopss...
mi sono accorto adesso che sul sito della Ehapa, che vende appunto il volume di Romano Scarpa, stacitano il proprietario di codesto Blog.

Romano Scarpa ist Legende! Kein anderer europäischer Disney-Zeichner konnte ihm je das Wasser reichen. Aus seiner Feder stammen zahlreiche Klassiker, sein Strich ist unverkennbar. Für diesen Band gelang es, den Scarpa-Vertrauten und Disney-Experten Luca Boschi zur Mitarbeit zu gewinnen. Boschi, der Scarpa kannte, wie nur wenige neben ihm, steuert neben seinem Fachwissen ein Interview mit dem Zeichner bei, das er vor Jahren mit ihm führte und konnte allerhand Hintergrundmaterial über seinen Freund Romano zusammentragen, das in diesem Band zum Abdruck kommen wird.

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