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PATRIA E FUMETTI (con molti commenti)

LucaMencaronii 2 giugno: si è concluso ieri (giorno le quale è anche iniziato, in verità) l'ultimo appuntamento importante pre-estivo per gli appassionati di Fumetti, vale a dire il Cinquantennale della Mostra Mercato del Fumetto di Reggio Emilia, piena di ospiti, collezionisti e, soprattutto davvero straripante di materiali d'epoca, forse anche più che in alcune edizioni passate.

AS lato, uno dei premiati dall'Anafi, tramite referendum fra gli iscritti all'associazione. E' Luca Mencaroni, per il suo bel saggio Noir (parte prima) che i lettori di Cartoonist Globale ben conoscono.
Complimenti! Attendiamo la seconda parte.

Sono "usciti allo scoperto" anche libri dei quali avevamo sentito parlare, ma che non erano rintracciabili facilmente. Alcuni autori hanno portato i propri.

Nei prossimi giorni dedicheremo (magari con l'aiuto di qualche amico) anche un po' di spazio ad alcuni di essi, come un ineffabile viaggio nello spazio a fumetti fresco di tipografia, o come l'ultimo tomo dell'eccezionale Enciclopedia Thomassian del Fumetto Francese.

Gérard Thomassian in persona ci ha fatto dono del primo dei due tomi dedicato all'editore lionese Lug, che pubblicava tra gli altri Tex Willer, Capitan Miki e altri eroi italiani adattandoli alle necessità francofone, non esentandone le vignette da svariate censure.

LUG1

Sopra, la copertina del tomo di Thomassian, cartonato e stampato su patinata di lusso, con dovizia di immagini (anche inedite), fra le quali spicca un Tex disegnato Aurelio Galleppini nel 1975 e dedicato all'autore.

Plutos-n--19

196_001

Essendo la presenta festa dedicata all'amor di Patria (o almeno, così mi sembra), è forse d'uopo parlare di Fumetto italiano che tratta questi temi, e anche di autori che all'estero hanno contribuito a far amare la cultura (quella d'intrattenimento, è vero) del nostro (ex) bello Stivalone.

GiancarloSoldi vince

Sempre nell'ambito dello stesso tema, ecco il regista (e collezionista) Giancarlo Soldi, autore del pluricitato film su Sergio Bonelli e la sua attività editoriale (a cominciare appunto da Tex), mentre ritira il premio a Reggio Emilia.
Giancarlo è un "antichissimo" socio Anafi, tessera 35, se non sbaglio.

Alle sue spalle, da sinistra, Luciano Tamagnini e Paolo Gallinari.

Altre foto e immagini reggiane nel post del 3 giugno.

Couvertures

Clario Onesti


Siamo al 2 di giugno, ma non abbiamo parlato mai di un servizio televisivo che ci riguarda, e che è in tema con questa giornata.
Riccardo Corbò afferma una cosa sacrosanta, quando dice, nelle pagine web di Rai 3:

La Resistenza e il 25 aprile non hanno ricevuto purtroppo una grande attenzione da parte del mondo del fumetto italiano.

E' vero una volta di più quest'anno, quando tutti eravamo pluri-impegnati con l'inaugurazione del marketplace della Mostra d'Oltremare, per Napoli COMICON.
Ma Riccardo ci ha pensato. E, bontà sua, ci ha citato nel servizio che ripropongo sotto.

Così prosegue:


Grazie a due studiosi come Pier Luigi Gaspa e Luciano Niccolai e al loro saggio “Per la libertà - la Resistenza nel fumetto” e al meritevole lavoro di Luca Boschi sul suo blog si è potuto catalogare le principali opere sul tema.

Nel Novembre 1944, a Napoli, che solo 2 mesi prima si era Liberata dal giogo nazista, veniva pubblicato l’"Intrepido Boy" che raccontava storie legate alla Resistenza. Sul «Pupazzetto», sempre a cavallo tra il 44 e il 45, esce nelle edicole romane la serie “Il piccolo garibaldino”. A pochi mesi dalla fine del conflitto mondiale vede le stampe «Pam il partigiano», disegnato da Giovanni Camusso con estrema bravura.

Sono tutte cose che noi di Cartoonist Globale sappiamo bene, ma che vale la pena ricordare.

Come anche mette conto ricordare che uno dei più apprezzati copertinisti (e anche fumettista) del Pioniere, citato indirettamente nel servizio di Corbò, è Clario Onesti, che avevamo riscoperto in questo blog mesi fa, come si legge anche dai link correlati qua sotto.

Sua è la strana incisione sotto le quattro copertine riportate dal volume di Thomassian, e sua anche la tavola western di Buffalo Bill e Nuvola Rossa che chiude il post, per l'invia della quale ringrazioamo Killroy 48.

Buffalo Bill-4

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CLARIO ONESTI SUL PIONIERE

Commenti

Scusate, non sono una esperta di fumetti, ma pensavo di utilizzare i vostri commenti per rintracciare un signore di origine torinese, ora abitante a Genova che allo scorso Salone del libro di Torino, nello stand della rivista Turin, mi aveva raccontato delle sue ricerche sulla curiosa storia della Tipografia Taurinia, a cui come rivista eravamo interessati.
Purtroppo non ho la sua mail e non si è fatto ancora vivo alla nostra. Chi sa, forse è uno di voi.
Grazie per l'ospitalità. Claudia

Foprse Luciano Tamagnini può sapere qualcosa di più sulla Taurinia.
Una volta me ne parlò Ernesto G. Laura, ma chissà se sono stati loro a passare dal Salone del Libro?
Comunque, chiedo anch'io che chi ne sa qualcosa, sarebbe il benvenuto sse ne facesse cenno.

Perché il fumetto italiano non ha mai parlato della Resistenza? La politica non c’entra niente. In America abbiamo fumetti ambientati in America, in Giappone ambientati in Giappone e in Francia ambientati in Francia. Mentre Tex è ambientato in America, Dylan Dog a Londra, Diabolik a Clerville (!) e così via. Il brigantaggio meridionale postunitario avrebbe potuto fare da sfondo a molte serie in stile western, ma siamo provinciali e l’ambientazione italiana non ci piace. Un esempio concreto: Blek avrebbe potuto essere un montanaro delle Alpi che combatteva, invece degli inglesi durante la Rivoluzione americana, gli austriaci durante il Risorgimento…

Bravo Sauro, sfondi una porta aperta. E' un po' la cosa che si sono detti in varie occasioni Gaspa, Boschi e altri che hanno scritto in questo blog e nel libro citato da Corbà, erano intervenuti anche Giuliano Piccininno e altri.
Una risposta potrebbe essere che la lotta di liberazione solo per alcuni è considerata un'azione (un insieme di azioni) di tipo patriotico.

Ci sono ancora dei fessi, o meglio, de "compromessi" che pensano che partigiani e nazifascisti siano due parti che combattono l'una contro l'altra, come se fossero sullo stesso piano.
E non vogliono digerire il fatto che i nazisti erano criminali oppressori e i partigiani erano patrioti che cercavano di liberare l'Italia dai delinquenti sanguinari tedeschi edagli infami italiani che li spalleggiavano e compivano stragi e scannavano i fratelli per ragioni di potere (e per motivi clinci. che gli psicanalisti potrebbero spiegare).

E' un lungo dibattito.
Hai ragione da vendere. Si è sempre cercato di non parlare dell'Italia e di inventarsi luoghi meno "insidiosi" per i fascisti (anche dopo la caduta del fascimo restano e sono rimasti tali) che non volevano che si sapesse cos'era accaduto davvero in Italia.
In nome di una "pacificazione" ipocrita.

Non è del tutto vero che non ne abbia mai parlato,, basti pensare a "Sciuscià". E' vero che l'ha fatto per poco tempo. Tra l'altro l'autore di Sciuscià, Tristano Torelli, non era certo un uomo di sinistra, anzi, se non sbaglio, dalle sue prese di posizioni successive (ho letto qualcosa su "Fumetti d'Italia" di Origa) si collacava piuttosto in una "destra di dandy".
Qualcuno ricorda Goldrake Playboy, che era anche stato scritto da lui.

Non ho esattamente detto quello che mi si attribuisce: facevo un discorso più generale. Comunque, è sicuramente vero che quasi tutti gli editori erano compromessi con il fascismo (Mondadori aveva l’esclusiva dei ritratti del Duce). Cino Del Duca è stato partigiano, ma le sue riviste (Intrepido e Monello) non lo davano molto a vedere. Credo che il problema ideologico, pur essendoci, sia secondario: nessuno ama raccontare una guerra civile perché metà del pubblico ha combattuto dall’altra parte. Anche negli Stati Uniti, dove la storia nazionale ha sempre offerto spunti, per decenni non si è parlato della Guerra di Secessione. In seguito, lo hanno potuto fare grandi film come “La nascita di una nazione” di Griffith, “Via col vento” e uno di Buster Keaton del quale non ricordo il titolo, solo perché realizzati dal punto di vista dei sudisti, cioè dei perdenti. Un’operazione romantica impossibile in Italia, dove i perdenti erano i fascisti. Comunque io non mi dispiaccio molto della mancanza di storie avventurose sulla Resistenza, dopo aver letto il testo della copertina del partigiano di Camusso e dopo aver visto qualche film jugoslavo sui partigiani dell’epoca di Tito: sarebbero state la fiera della retorica. Oggi, dopo tanto tempo, le si potrebbero certo realizzare con maggior consapevolezza, ma qui ritorniamo al punto: i fumetti italiani non sono ambientati in Italia!

Io penso che la destra e la sinistra c'entrino fina a un certo punto, c'entra l'intelligenza e la stolezza, se Torelli scriveva Sciuscià era perché assorbiva lo spirito del tempo, che era positivo, c'era ancora molto risentimento (giustificatissimo, date le stragi) nei confronti dei nazisti.
Rispetto a un altro argomento, mi fa piacere che sia stato premiato il libro di Mencaroni, perché affronta degli argomenti che fino a qualche anno fa erano considerati sconvenienti, C'era il rischio che l'attenzione per questo tipo di fumetto svanisse come neve al soleil (per dirla alla francese).

Giusto. Io vorrei tanto comprare il libro di Mencaroni, ma non lo trovo da nessuna parte. Ditemi a quale pusher devo rivolgermi.

Penso che Luca, se ci legge, potrà dirti come fare. Ed è solo la prima metà del suo lavoro.

Un altro motivo perché non mi dispiace che non ci siano stati fumetti sulla Resistenza è perché, molto probabilmente, sarebbero stati una falsificazione. Già ho ricordato, in un precedente post, come in “Roma città aperta” (realizzata da tre personaggi che avevano collaborato molto più della media italica con il fascismo: Rossellini, la Magnani e Fabrizi) era stato previsto, nella sceneggiatura, che a sparare contro Pina (la Magnani) sarebbe dovuto essere un soldato della Repubblica Sociale, mentre poi è stato sostituito da un tedesco. In breve, dei fumetti “antifascisti” dove, con tutta probabilità, sarebbero sostanzialmente spariti i fascisti (cioè la maggioranza degli italiani) avrebbero scagionato gli italiani dalla dittatura fascista per incolpare i soli tedeschi, ridotti a macchiette come gli inglesi di Blek e di Mark. Il che, tra l’altro, è quello che è accaduto nel cinema. I soldati italiani, che in Jugoslavia e altrove hanno compiuto stragi ingiustificate di civili quanto i tedeschi, sono sempre rappresentati come gente simpatica: da Totò (“mi hanno offerten karta bianka!”, “e ci si pulisca il culo!”) fino a “Mediterraneo” con Abbatantuono. Tutti film autoassolutori, altro che antifascisti!

Grazie Luca per la foto (fa schifo ma ti voglio bene lo stesso!!!). Piuttosto è meritevole di attenzione il fantastico volume di Thomassian che tutti noi aspettavamo. Sai dove è possibile acquistarlo qui in Italia? Devo chiedere ad Alessandro Pastore se lo distribuiscono

Dai, dai, questo è il momento giusto per riprendere la lotta contro i crucchi invasori e sfruttatori. Ci vorrebbe un bel fumetto sulla Merkel-fuhrer, i suoi scagnozzi banchieri e i suoi servi italici montiani !

Saur,
Olocausto e Trinity, merda e merda.
In quella merda il '900 è finito.
E ci ha lasciato un’epoca a circuito chiuso,
non ci piace ma si chiama XXI secolo.
Per favore non chiuderti anche tu.

Per tutti gli amici che vogliono informazioni sul mio volume, possono scrivermi a info@mencaroni.it
Grazie!

Per tutti gli amici interessati ad Avventure Noir prego scrivere alla mia email privata info@mencaroni.it

Scusa, Link, cosìè la Trinity? La Santissima Latrinità, come ha detto qualcuno?

Cos'è la merda lo so.

Caro Link, non ho capito la tua critica. D’altra parte, rileggendo il mio precedente intervento (scritto, come sempre, in fretta e furia), non capisco neppure quello che cercavo di spiegare io stesso. La storia è complicata, così tanto che, a volte, gli stessi protagonisti la “cambiano” a seconda delle mutate esigenze. Per esempio, prima i comunisti combattono il fascismo. Quando la guerra finisce, andando contro i suoi stessi militanti, Togliatti in qualità di ministro vara un’amnistia per tutti i fascisti. Ora che il suo partito si presenta alle elezioni ha bisogni di voti, e li può trovare solo dagli ex fascisti (cioè dal 99% degli italiani). A questo punto, a Togliatti come agli altri capi di partito, conviene più parlare dei tedeschi invasori che dei fascisti italiani…

Sauro, io credo che invece tu sia stato molto chiaro, e condivido.
Odio i fumetti perbenisti e consolatori e anche i film autoassolventi (se si dice così). Ma questi fumetti sono ottimi termometri di come soffia il vento, dello spirito autogiustificante italiano.
Bleagh!

Serve ancora che qualcuno scriva le cose come stanno e mi auguro che ciò avvenga.

Tornando dal Lussemburgo, ove sono stato impegnato in questi giorni, trovo, leggendo in fretta e furia, questo post molto interessante che dev'essere approfondito ulteriormente!

Sono totalmente d'accordo da quanto espresso da Sauro, compresa la nota di Matteo. Concetti che già ho avuto modo di esprimere in altri post quasi un paio d'anni orsono.


Entro stanotte o domani mi riprometto di intervenire con maggior approfondimento:
il problema è molto più serio di quanto si possa pensare e che coinvolge aspetti sociali e "quasi" secolari del nostro consorzio italico!

A plus


Amici miei: quate storie a fumetti sono state dedicate all'aggressione - senza nessuna dichiariazione di guerra- dell'Italia fascista all'Etiopia nel 1935/6???
Dopo la fine della guerra intendo, perché prima ce ne sono a bizzeffe.

Autori come Pratt e Micheluzzi hanno dribblato il problema.Più equivoco Micheluzzi.
Sarebbe interessante sentire qualche voce a proposito.
Sono autori a portata generazionale anche dei quarantenni.

Buonasera, sono novizio, ma trovo degni di nota questi commenti. E' vero, mi risulta che gli italiani vogliano fare sempre i "buonini". Bisognerebbe fare un graphic novel sulle nefandezze imperialistiche del Fascio.
D'accordo con Tomaso. Io non ho letto Volto Nascosto, tratta questo tema dell'aggressione all'Etiopia o sbaglio?

"Volto nascosto è una serie bonelliana ambientata alla fine ottocento, al tempo della famosa battaglia di Adua.
http://www.oggibologna.it/cultura/libri/5318-volto-nascosto-un-romanzo-a-fumetti-sulla-guerra-coloniale-italiana-in-etiopia.html

Beh,non della "Guerra d'Etiopia del 1935/36, ma del tentativo sabaudo di penetrare in Etiopia alla fine dell'ottocento.
Quidi qui il fascismo non c'entra. A dimostrare che l'ambizione colonialista della Monarchia era già presente,
Pensiamo poi che nel 1912 l'Italia monarchica dichiara guerra alla Turchia per mettere le mani sulla Tripolitania (Libia).Guerra vinta, ma non del tutto.
Tanto che solo nel 1930 lo stato fascista con il pieno accordo del re -capo allora delle forze armate- con una nuova fase di quella guerra occupa del tutto la Tripolitania, il famoso "scatolone di sabbia".

Con "Volto nascosto" siamo alla fine del 1800.

Invece Attilio micheluzzi ambienta la sua bellissima storia, disegnata nel 1986, "Bab- el Mandel nell'estate del 1935, poche settimane prima dell'invasione italiana dell'etiopia del Negus.

Interesante la prefazione scritta da Claudio Carabba per il volume del 1987 edito da Rizzoli, Bab- el. Mandeb.

Ecco la copertina dell'edizione francese, premiata nel tempo che fu ad Angouleme(senza accento).http://padovascuolacomics.blogspot.it/2011/07/fumetto-bab-el-mandeb-attilio.html

Come dimenticare che ogni anno al napoletano Comicdom, viene assegnato un premio intestato ad Atilio Micheluzzi.

Sentiamo un pò qualche altra voce.

Gli scorpioni del deserto'
Quanto segue non è farina del mio sacco:La saga de Gli Scorpioni del Deserto continua attraverso il disegno di Pierre Wazem. Koïnski fugge, deve raggiungere Dire Daua in treno, è travestito da guerriero Galla, si finge sordo e muto, ha la febbre e delle strane visioni. Il suo amico De La Motte lo incontrerà là, ma dovrà affrontare un pericoloso viaggio attraverso il deserto e una serie di personaggi che trova sul suo cammino: Ghula, la bellissima guerriera-strega dancala dal pericoloso coltello; Guerrino Modena, il soldato italiano ebreo che veste la camicia nera, un fuciliere indocinese, disertore dell’esercito francese; il comandante Antonio Boselli, sostenitore dell’imperatore etiope Hailé Selassié ma, in realtà, un cacciatore di taglie alla ricerca di Koïnski e del denaro che pende sulla sua testa. Gli altri protagonisti di questa storia che conserva tutta la rarefatta eleganza delle atmosfere prattiane sono una nostalgica luna, una romantica magia, le scene inondate di luce o imbevute di ombre e uno scorpione filosofo che cita Kipling e Conrad.

Grazie, Tomasoprospero, se non ci fossi tu! E invece quella serie successiva a Volto Nascosto, sempre di Gianfranco Manfredi, a che periodo si riferisce? Se va in cronologia potrebbe essere all'inizio del '900?
Scusa, scusate, mi perdo un sacco di fumetti. E voi sapete tutto.

Fabrizio: non sono un vero patito bonelliano, quindi....
Però so che Gianfranco Manfredi dopo Volto Nascosto ha scritto un seguito ideale.
Siamo sempre alla fine del 1800, ma questa volta i nostri personaggi sono in Cina.
http://www.lospaziobianco.it/61646-shangai-devil-gianfranco-manfredi-postcoloniale-sergio-bonelli-editore

Fabrizio: ho postato notizie su "Shangai devil", il seguito di Volto nascosto.
Ma il post apparirà probabilmente fra ore o domani.
Mah??

Per Luca Mencaroni e per tutti gli interessati:

Per ottenere il volume di Gérard Thomassina o comunque per mettersi in contatto con lui è utile rivolgersi alla Librerie Fantasmak:

17 rue de Belzunce - 75010 PARIS (FRANCE); e-mail: fantasmak@fantasmak.com.
SITO: http://www.fantasmak.com/

Credo che " Shangai Devil" meriterebbe un approfondimento, ma se nessuno dei followers del blog interviene, meglio lasciare perdere.

ehhh,
C H I N A U T I

Naviganti nel mare di china...insomma, il mondo del fumetto visto dai piedi della Bisalta e dalle terre cuneesi. Un blog di appassionati per appassionati. Un progetto per la diffusione della cultura della china e del fumetto.

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martedì 27 novembre 2012
Shangai Devil n.14, a voi!
Cari Naviganti del mare della China, le brume di novembre ispirano la lettura, e tra una virata e l'altra del timone cosa c'è di meglio che sfogliare un buon fumetto? Eccovi dunque il risultato della lettura di questi giorni... e mantenete dritta la rotta, mi raccomando...

Shangai Devil n. 14

Ideazione, soggetto e sceneggiatura: Gianfranco Manfredi
Disegni: Alessandro Nespolino
Lettering: Riccardo Riboldi
Copertina: Corrado Mastantuono
Sergio Bonelli Editore

Per chi non conoscesse la collana, trattasi di una serie autoconclusiva di 18 albi, quindi siamo avviati verso il gran finale...
Il protagonista è Ugo Pastore, venticinquenne romano, già co-protagonista della serie "Volto Nascosto", ideata dallo stesso sceneggiatore Gianfranco Manfredi, uscita in 14 episodi mensili un paio di anni fa... La serie era ambientata nella guerra coloniale italiana in Etiopia del 1895-96, mentre ora ci spostiamo nella Cina del 1898-1900, durante la rivolta dei Boxer (ribelli cinesi contro gli invasori europei).
Mentre nei primi episodi viene introdotta l'ambientazione e presentata la situazione storica e i personaggi (in questo Manfredi è un vero maestro, si documenta all'inverosimile in modo che a livello storico nulla sia lasciato al caso), si entra con i numeri 5-6 nel pieno dell'azione, in cui il protagonista Ugo si inserisce tra le trame dei cinesi ribelli e degli invasori europei, cercando da un lato di difendere i suoi amici, tra cui Ha Ojie, simpatico cinese attore e saltimbanco, e suo padre (che morirà assassinato nel corso della vicenda e per il quale Ugo prometterà vendetta) dalle vicende belliche, e dall'altro, fedele ai principi morali e una costante insoddisfazione che lo rendono un personaggio singolare e problematico, di difendere i più deboli e i minacciati dalla guerra, indipendentemente dalla razza o dalle convinzioni sociali o religiose... Nelle scene d'azione e per non essere riconosciuto, spesso Ugo utilizza una maschera d'argento, che proviene dall'Africa e di cui è diventato "custode" nel corso della precedente serie "Volto Nascosto", che gli vale il soprannome datogli dai giornali di "Shangai Devil", in quanto indossata per la prima volta contro un trafficante d'oppio di Shangai, dove viveva all'inizio della serie con il padre Enea, rappresentante di commercio italiano in Cina. Con indosso la maschera Ugo sembra essere più determinato e meno "problematico"... In generale la serie è un interessante affresco storico, ricco di azione e riflessioni sul senso della guerra e delle responsabilità, che avvince e tiene incollati i lettori, in quanto ogni episodio non è storia a sè ma si incastra e continua da un albo all'altro (impossibile saltarne uno e capirci qualcosa!). Bella la galleria di personaggi proposti, che va da commercianti e ambasciatori italiani (comicissimo il milanese Risto, trafficante imbroglione milanese, ma affezionato a suo modo a Ugo, da cui nascono divertenti battibecchi tra i due, dotati di carattere opposto, l'uno in dialetto romanesco e l'altro in meneghino), a mercenari americani, soldati tedeschi e russi, politici e spie inglesi, ribelli e popolo cinese, e poi giapponesi e australiani, tutti ben caratterizzati... Tanti ed elaborati i colpi di scena: personaggi che sembrano fondamentali per il prosequio della trama che muoiono quasi subito, amici che diventano nemici, o probabili nemici che si trasformano in amici ma alla prova dei fatti ritornano nemici (e viceversa!), spie che fanno il doppio e il triplo gioco... Forse a risentire un po' di tutto ciò la trama un po' "caustica", tipica di Manfredi (anche in altre serie da lui sceneggiate mette fin troppa carne al fuoco, e non sempre riesce poi a tirarne le fila in maniera soddisfacente...) e i troppi problemi "moral/filosofici" del protagonista Ugo (che ispira fiducia ed è in gamba nelle scene di azione, ma a volte risultano più simpatici e "leggeri" gli altri personaggi).
Ma venendo in particolar modo all'albo in questione, premesso che è difficile farne un'analisi a sè, in quanto molto collegato ai precedenti/successivi sviluppi, si tratta di una storia divertente e ricca d'azione, in cui i "Sette Diavoli" (ovvero Ugo, Risto e Ha Ojie, più 4 soldati americani che si sono uniti a loro nell'albo precedente), decisi a difendere i fedeli cattolici, sia cinesi che europei,inermi e assediati nella cattedrale di Beitang, al di fuori della quale infuria la battaglia tra Boxer, europei ed esercito imperiale, si infiltrano in varie zone della città, facendo guerriglia diversiva, minando le milizie nemiche, sabotando l'esercito, a volte anche in maniera tutta particolare e divertente ( Ugo è precisissimo a sparare con la pistola, Tony l'italo-americano è un mago col fucile, Risto astuto e imbroglione ne studia sempre una nuova, Ha Ojie è l'atletico del gruppo, Louis un colosso nero che non si separa mai dalla fedele mitragliatrice Gatlin, Ray un texano duro e di poche parole, Patrick un arcigno irlandese bombarolo). Intanto in città arriva la perfida imperatrice/usurpatrice Suxi (personaggio storico) che tesse i suoi piani, decapitando uno dei pochi ministri pacifisti in cui i nostri speravano per far terminare la guerra, e dando la caccia a Ha Ojie, che per fortuna riesce a fuggire... Alla fine si trovano ancora tutti nella cattedrale assediata, ma ora i ribelli hanno un forte timore nei confronti dei nostri eroi, che ne hanno abbondantemente sfoltito le fila, e che si preparano ad una guerra su più fronti...
Per quanto riguarda i disegni, Nespolino dà il meglio di sè, è a mio giudizio uno dei migliori disegnatori della serie, dal tratto fine e pulito, dà un tratteggio interessante ai personaggi, molto ben caratterizzati (nel numero precedente, in cui entrano in scena i "Sette Diavoili", il pur bravo Biglia non era riuscito a darne un'interpretazione altrettanto efficace). Ma il vero spettacolo sono gli ambienti interni (la sala del palcoscenico dove si esibisce Ha Ojie, pagina 18, e la sacrestia della cattedrale, con i quadri religiosi (pagine 42-44) sono una meraviglia per l'occhio, così ricchi di dettagli)... le scene di battaglia all'aperto belle e "cinetiche", anche se un po' meno curate degli interni... cmq voto altissimo al bravo Nespolino!

Riusciranno i nostri eroi a sopravvivere al conflitto?
Riuscirà il buon Ugo a sventare le trame di Suxi ma soprattutto a scoprire chi ha ucciso suo padre e vendicarsi?
Ce la faranno tutti i personaggi a vedere ristabilita la pace?
Quali colpi di scena ci attendono ancora?
Inutile dirlo: il seguito nelle prossime puntate (per fortuna solo più 4, l'attesa da un mese al successivo è lunga!!)

E ora di nuovo al timone che la navigazione è ancora lunga... a presto, naviganti!

Nostromo Fishleg
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Pubblicato da C h i n a u t i a 09:03
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Etichette: ALESSANDRO NESPOLINO, BONELLI, FUMETTO, GIANFRANCO MANFREDI, RICCARDO RIBOLDI, SHANGAI DEVIL
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1 commento:

IsM AeLe27 novembre 2012 14:13

Complimenti al Nostromo Fishleg, davvero una recensione con i fiocchi!
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Ciao, passavo di qua...
Certamente. Io non ho mai letto Shangai Devil e me ne cruccio.
Anche se ho appena comprato il secondo numero di Suore Ninja, che è nello stesso formato (ma edito dalla Star Comics) e mi piace molto. Qualcun altro lo conosce?

No, ma adesso me lo compro.

Ah no, ci sono gli zombi. Io non compro fumetti con gli zombi, salvo i primi 20 Dylan Dog (ammesso che gli zombi ci fossero) e le storie di Simon Garth che negli anni settanta venivano pubblicate su una rivista in bianco e nero della Marvel: “Zombie Tales”, appunto. Belle le storie di Gerber, incredibili i disegni di Marcos in stato di grazia hogarthiana. Chi le ha viste nelle orribili fotocopie del Corriere della Paura di Mgp non può capire. Forse a Milano in originale lo leggevamo solo Gianfranco Manfredi e io.

Shangai Devil con gli zombie?
Sono davvero un'ignorante...
Pensavo fosse un fumetto stoprico.

Perelandra: ma no, niente zombi in Shangay Devil, serie più o meno a carattere storico.
Può darsu che ce ne siano in Suore Ninja, che non conosco.

Sì, lui è stoprico, ma io intendevo Suore Ninja.

Ho ingentilito il devil facendole diventare gay!

Un demone gay, in fin dei conti sarebbe una insolita variazione sul tema.

Mi pare di ricordare una faccenda del genere nella saga cinematografica de"Gli X Men", oppure in un comic book originale americano con uno di questi supereroi mutanti chiaramente gay (l'outing era palese).
Comunque fra questi eroi dell'impossibile mi pare ci sia una sorta di arcangelo.
Angeli ed arcangeli.....
Un argomento scottante??

Lucaaaaa! Possibile che ogni volta che si apre questo post bisogna sorbirsi "fischia il sasso, urla la bufera"? Fa' qualcosa o qui non si riesce più a parlare di quello stoprico gay!

Ma siamo fuori argomento: patria e fumetto dove sei??

Guarda, Tomaso, se bisogna parlare di “patria” (parola un tempo usata solo dai fasci) e di “fumetto” nello stile banal-retorico di quel giornalista del tg, meglio continuare con i gay stoprici. Con o senza zombi.

Sauro: Patria, un concetto atemporale. Che so, Leonida alla Termopili.
Ma anche al giorno d'oggi c'è chi nel mondo muore combattendo per la libertà e la Patria.
Dittatori ce ne sono ancora, popolazioni sfruttate,uccisioni ingiustificabili.
Allora, onore a chi lotta per la libertà e la Patria.

La guerra antifascista era contro gli italianissimi fascisti (e i loro alleati nazisti tedeschi), non per la patria. Per chi credevano di combattere i fascisti? Contro la loro patria o pensavano di difenderla dagli americani, oltre che dagli antifascisti? Se diciamo che i partigiani combattevano per la patria significa che quella era una banale guerra Italia-Germania, come la Prima guerra mondiale. Invece combattevano per la libertà, che è una cosa diversa. La retorica nasce dall’accentuazione dell’aspetto antitedesco per non vedere quello italiano. Cioè le contraddizioni di un’Italia fascista con pochi partigiani che, dopo la guerra, si trasforma in un Italia piena di partigiani fittizi. Purtroppo l’Italia non farà mai i conti con il proprio passato fascista perché lo rimuove fingendo di essere sempre stata, sotto sotto, antifascista. Ma non voglio più tornare sull’argomento, per carità.

Va beh, pensiamo al concetto di Patria libera, o di libertà in senso assoluto.
Poi le ideologie sono un'altra cosa: c'è chi in buona fede crede a cose che a noi occidentali fanno inorridire.
Diciamo che idee e ideologie sono sempre relative.
Non so, mi spiego'

Chiamato in causa, intervengo per tre-quattro righe, purtroppo... senza poter fare nulla per evitare che il video parta in modo automatico con la sua colonna sonora, perché così è stato "strutturato" quando chi di dovere (i tecnici della Rai) lo hanno messo on line.


La discussione merita attenzione, è uno dei temi di cui mi sono occupato negli ultimi anni. Il nostro documentario sul tema è stato proiettato a Berlino il 2 giugno, anche alla presenza di un partigiano (assai anziano, praticamente novantesse) che se n'è venuto sin là dalla Linea Gotica.

Appena possibile (ovviamente non ero presente) potrei postare qualche passaggio dell'evento, forse anche un video e delle foto.


Ma è vero quanto dice Sauro, i partigiani combattevano per la Libertà, sia dai nazisti tedeschi, che dal regime dittatoriale nella cornice del quale anche "fratelli italiani" commettevano crimini al fianco dei nazisti teutonici.
Conosco per ragioni "dirette" fatti non ancora storicizzati (perché troppo scomodi da condividere e far ingoiare) in base ai quali italiani assassini non ci hanno messo molto a uccidere persone prese a caso, italiane, magari giovanissime, a impiccarle ai lampioni della via in modo che tutti vedessero, costringendo madri e sorelle ad assistere all'assassinio dei loro congiunti e lasciando alcuni giorni i cadaveri penzoloni sulla strada principale.

E si tratta di taliani fascisti alleati di tedeschi nazisti.


Ne parlamno dei parenti nel documentario.
Tutto questo anche grazie a delazioni semi-inventate di un prete che voleva dare una lezione a dei ragazzi che lo prendevano in giro e li aveva indicati come antifascisti e resistenti.
Anche questo è documentato.

Ma non si deve sapere.


E' solo un episodio dei tanti, naturalmente, svoltosi a pochi chilometri dalla postazione dalla quale sto scrivendo.

Guarda che non sono comunista. Io non sono niente, ho votato solo una volta a 18 anni e ancora me ne pento. Dico che la patria non c’entra con una guerra che era contro la dittatura, indipendentemente dal fatto che questa dittatura fosse comunale, provinciale, regionale, nazionale o internazionale. Possiamo invece parlare di patria riguardo il Risorgimento, perché lì aveva un senso reale, oltre che positivo.

Beh, si, dicendo che il concetto di Patria è relativo, volevo arrivare a dire che paradossalmente la dittatura faceva uso di tale concetto, così come la Resistenza: due Patrie per uno stesso popolo?
Poi, la libertà! Pensi che le donne iraniane abbiano il senso della libertà? Io credo di si. Ma la loro Patria si basa sulla teocrazia.
Il discorso si fa confuso.
Per ora passo la mano.

Conoscevo un impiegato pubblico che durante il fascismo era stato monarchico e fascista, perché l’Italia era monarchica e fascista. Con la repubblica e la democrazia era diventato repubblicano e democratico, senza rinnegare il proprio passato. “Perché doverlo rinnegare?”, diceva lui, “ho sempre fatto quello che mi chiedeva la patria”. Nel mezzo, era stato arruolato per combattere americani e partigiani. I primi perché avevano invaso la sua patria e i secondi perché, sempre secondo lui, l’avevano tradita. Io non dubito del suo patriottismo. Dubito un poco nel valore stesso del patriottismo, che in certe situazioni può diventare un disvalore. Per questo motivo andrebbe maneggiato con cautela.

Il concetto di Patria differisce a seconda di come lo si inquadra. L'Italia è stata vittima del concetto e dell'uso negativo di patria fatto dal fascismo; ma, allo stesso tempo, la stessa sinistra massimilista ha creato indirettamente dei danni non riconoscendo il tessuto connettivo culturale e identitario di una nazione. Creando una debole coesione di nazione ponendoci deboli in politica estera. Per molta parte della sinistra, la patria unificante è stata solo la lotta di classe. Linea di cui ne paghiamo ancora oggi delle conseguenze!

Ma veniamo a quanto avevo promesso di scrivere.


E vero che il fumetto non si è mai occupato di fascismo e partigiani, ma è anche vero che lo stesso linguaggio
è stato trattato da "partigiano". Ovvero: da una buona parte della società italiana, è stato considerato quale soggetto comunicativo pericoloso in quanto ritenuto diseducativo: quindi da evitare. Ricordo ancora lo schiaffo che presi da un prete del mio paese all'età di 8-9anni...
colpevole, secondo lui, di leggere un fumetto.
Aggiungo: nei primi anni '60, siccome ebbi "l'ardire" o la "sfrontatezza" o la "mancanza di rispetto", entrando in classe con un quotidiano (in un'altra circostanza entrai con un fumetto), ebbi una sonora punizione. Pensate: portare un quotidiano in classe era vietatissimo: figuriamoci un fumetto!
Forse saranno state queste esperienze che incosciamente mi hanno portato a disegnare e interessarmi di fumetti. Anche se, come ho avuto modo di dire a Luca via telefono, giorni orsono, non si puo' passare la vita intera a disegnare fregnacce in stile bum-bum-bum! Per me non c'è stato altro.
Ragione percui ho sentito il bisogno di non lasciare mai la pittura: linguaggio ove posso trovare ampi margini di spazio interiore dal punto di vista della comunicazione espressiva. Questo, ovviamente, non è colpa del fumetto ma di chi, in Italia, lo ha concepito e sfruttato editorialmente. Confesso che spesso ho avuto una certa allergia nel parlare con gli editori. Sovente ti trovi davanti ad un muro di preconcetti che non sempre son ben legati alla creatività nonchè alla commercializzazione. Siccome non sanno trovare e capire il nuovo si trincerano dietro modelli già visti. Oppure, soggetti alle frustrazioni di non essere stati capaci di disegnare, diventano come quei genitori che riversano la propria insoddisfazione sui figli!
Comunque, ritornando al tema,
la nostra società, ancora oggi, è intrisa di falso perbenismo e della cosiddetta cultura normalmete definita "fascista"; anche se, bisogna dire,
che il fascismo ha ben usato e sfruttato questo linguaggio. Semmai il problema, nel dopoguerra, è derivato dalle due culture chiesastiche; e cioè: quella cattolica e quella laica comunista! Nella loro etica morale, c'erano elementi e sensibilità che, culturalmente, le accumunavano. Solo negli anni '70, nella sinistra, soprattutto massimalista, è cominciata una trasformazione di maggiore apertura verso i nuovi linguaggi. Ma il taglio etico-dottrinale è sempre rimasto ed è stato il brodo che ha nutrito politicamente le basi in modo "ecumenico" per una sintesi tra le due anime come il Pd dimostra.
Ma questo aspetto connotativo si completa con un altro elemento che è quello comportamentale, derivante da un cronico retaggio di una società che per tanto tempo è stata latifondista: nel sud, ancora oggi, con la tradizionale struttura "ottocentesca", nonostante le molteplici evoluzioni sociali; mentre nel nord, ha assunto
connotazioni "moderniste" come dimostrano certe disavventure politiche o di una classe politica ove, il sussiego, l'omertà, l'appartenenza servizievole, hanno determinato il tratto distinguente del nostro vivere quotidiano! E' sufficiente osservare le nostre schifosissime rete pubbliche della rai: piene di conduttori, giornalisti e varie compagnie di giro che si sostengono a vicenda con personale prono e di parte. Ricorrono i 200anni della nascita di Verdi: non gli è stato tributato un'opera. E stiamo parlando di servizio pubblico! Da terzo mondo vedere l'etica giornalistica ridotta alla mercificazione più bieca da parte di pennivendoli assimilabili a servitori della gleba! Del resto, non a caso, nelle statistiche mondiali, la nostra informazione è considerarata allo stesso livello delle aree geografiche a struttura bananica! I nostri talk show pomeridiani o serali sono penosi: sempre con gli stessi ospiti e giornalisti al servizio dell'Al Capone milanese. Mi chiedo come possa essere possibile che un popolo possa arrivare a sostenere o assistere ad uno scempio della propria esistenza
in queste condizioni. Le stesse facce, stessi giannizzeri sparsi nelle varie reti a difesa del proprio sultano coadiuvati da conduttori servili e compiacenti: sintomo del degrado generale che sta vivendo la società italiana! Servili (quasi tutti) in ogni circostanza ed in modo trasversale. Anche parte della sinistra non si salva. Non servi nobili del popolo e della democrazia, ma servi ed arlecchini del proprio tornaconto: in ogni momento e situazione. Vuoi per indole italica a seguito delle colonizzazioni subite o per ideologia. Nei due casi il risultato è il medesimo. Tutto frutto di una miseria economica e culturale atavica! Quando vivevo a Roma, ho conosciuto tanti stranieri che erano venuti a vivere in Italia per la cultura artistica prodotta nei secoli, ma erano esterefatti per l'esteofilia e la mancanza di identità e coscienza della propria ricchezza da parte degli italiani! Vivendo in Europa da tempo, ho incontrato persone di diverse nazionalità che mi hanno sempre detto: come mai gli italiani di oggi sono cosi' stupidi? Attenzione, il riferimento non era diretto solamente alla questione Berlusconi, ma a tutto il modo di essere dell'uomo italico: superficiale, irrazionale e stupido; perchè, secondo loro, non amando la propria patria, si è causa di tanti disastri! Il loro concetto è che spesso l'italiano è un sempliciotto, a volte furbo e un po' mafioso. E quello che mi sorprendeva tante volte, quando per fierezza, mi ribellavo a queste considerazioni, ricevevo da parte loro dei complimenti in quanto abituati all'italiano tipico che, quando è all'estero, parla molto male dell'Italia per essere meglio accettato! Ricordo di un giovane attore italiano, sconosciuto, cui il giornale Le Monde dedico' una pagina intera per il solo fatto che sproloquiava contro la lingua italiana in favore di quella francese. Oppure, 12-13 anni fa, di un giovane fumettaro italiano in una intervista su una fanzine che diceva peste e corna dell'Italia. Potrei citare migliaia di esempi. L'idea che hanno di noi, è che siamo talmente viscidi e inaffidabili da venderci senza dignità a chiunque e pronti a tradire anche la propria madre! E' duro quello che sto dicendo ma questo è quello che pensano di noi. Per averne contezza bisogna viverci, starci dentro in questi paesi. Poniamoci una domanda: come possiamo sfruttare le nostre ricchezze culturali se non amiamo cio' che abbiamo? Siamo come una famiglia ove ogni coniuge non si ama e sono incuranti dei figli: che famiglia potrà essere? Cosi' è l'Italia! Diciamoci la verità: se un prodotto è italiano al 99% e magari quell'uno restante è di un altro paese, godiamo nel dire che magari è francese, tedesco, inglese, americano...masochismo involontario (presumo) allo stato puro: comportamento che in dibattito, viene sovente intellettualizzato! Come puo' svilupparsi un paese in queste condizioni?
Ma la realtà è che siamo impregnati di cultura servile da essere compiacenti come chi è abituato ad ingraziarsi il signore di turno; una stratificazione secolare divenuto archetipo! Altro aspetto genomizzato è quando si arriva ad aver un ruolo importante nella propria professione, e nel fumetto ce ne sono diversi, avendo comportamenti da boss o da duca di Mantova! Come se si fosse vittima della legge del contrappasso. Nord e sud anche se in temini diversi, si specchiano!
Percui, non c'è da meravigliarsi se le nostre storie a fumetti parlano di realtà lontane dalla nostra storia. Perchè non abbiamo stima di noi stessi. un prodotto che avesse un persnaggio italiano difficilmnte venderebbe: tutto il contrario di altri paesi come Francia, Inghilterra, Stati Uniti... Eppure abbiamo, partendo dagli etruschi, passando dall'antica Roma fino a oggi, tante di quelle possibilità ispirative tra: cristianesimo, signorie, invasioni subite,
repubbliche, tradimenti, inquisizioni, lotte intestine, risorgimento, briganti, mafiosi, fascismo, resistenza...compreso una letteratura da quella classica latina all'odierna da cui creare personaggi e storie fantastiche. Invece no! Parliamo di cose e paesi che non conosciamo e non ci appartengono; ma, intanto, i vari Dan Brown sanno bene come trovare oro dalla nostra cultura. Dirsi scemi è poco!

Faccio un esempio del perchè ad un certo punto della mia vita ho preferito andarmene se non fuggire dal paese dove son nato. Mio nonno materno, è stato un anarchico, grande antifascista che ha fatto lotta clandestina sia in Italia, che in Francia e in Inghilterra. Era ricercato dalla polizia fascista in tutta Europa. Finchè, a seguito di uno spionaggio, fu arrestato e condannato dal tribunale dell'Aquila quale sovversivo dello stato fascista. Incatenato, lo confinarono a Matera dove mori'. Ebbene, nel paese dove si era sposato e fatto residenza, governato per quarant'anni fino alle penultime amministrative dalla sinistra comunista, Pds e Pd, prodigo nel mettere targhe e titolazioni a fascisti o figli di fascisti per incidenti che sono avvenuti anche a famiglie di lavoratori, per scopi elettorali o d'inciucio, le varie amministrazioni comunali di sinistra succedutesi, non hanno mai trovato per mio nonno l'interesse per un riconoscimento postumo! Dimenticandosi di un uomo che aveva sacrificato la propria vita e quella della sua famiglia, per la libertà della propria nazione!
Questa è l'Italia: non c'è da meravigliarsi se tutto va a rotoli!
Senza identità e modelli di riferimento non si va lontano!!!

Il concetto di Patria differisce a seconda di come lo si inquadra. L'Italia è stata vittima del concetto e dell'uso negativo di patria fatto dal fascismo; ma, allo stesso tempo, la stessa sinistra massimilista ha creato indirettamente dei danni non riconoscendo il tessuto connettivo culturale e identitario di una nazione. Creando una debole coesione di nazione ponendoci deboli in politica estera. Per molta parte della sinistra, la patria unificante è stata solo la lotta di classe. Linea di cui ne paghiamo ancora oggi delle conseguenze!

Ma veniamo a quanto avevo promesso di scrivere.


E vero che il fumetto non si è mai occupato di fascismo e partigiani, ma è anche vero che lo stesso linguaggio
è stato trattato da "partigiano". Ovvero: da una buona parte della società italiana, è stato considerato quale soggetto comunicativo pericoloso in quanto ritenuto diseducativo: quindi da evitare. Ricordo ancora lo schiaffo che presi da un prete del mio paese all'età di 8-9anni...
colpevole, secondo lui, di leggere un fumetto.
Aggiungo: nei primi anni '60, siccome ebbi "l'ardire" o la "sfrontatezza" o la "mancanza di rispetto", entrando in classe con un quotidiano (in un'altra circostanza entrai con un fumetto), ebbi una sonora punizione. Pensate: portare un quotidiano in classe era vietatissimo: figuriamoci un fumetto!
Forse saranno state queste esperienze che incosciamente mi hanno portato a disegnare e interessarmi di fumetti. Anche se, come ho avuto modo di dire a Luca via telefono, giorni orsono, non si puo' passare la vita intera a disegnare fregnacce in stile bum-bum-bum! Per me non c'è stato altro.
Ragione percui ho sentito il bisogno di non lasciare mai la pittura: linguaggio ove posso trovare ampi margini di spazio interiore dal punto di vista della comunicazione espressiva. Questo, ovviamente, non è colpa del fumetto ma di chi, in Italia, lo ha concepito e sfruttato editorialmente. Confesso che spesso ho avuto una certa allergia nel parlare con gli editori. Sovente ti trovi davanti ad un muro di preconcetti che non sempre son ben legati alla creatività nonchè alla commercializzazione. Siccome non sanno trovare e capire il nuovo si trincerano dietro modelli già visti. Oppure, soggetti alle frustrazioni di non essere stati capaci di disegnare, diventano come quei genitori che riversano la propria insoddisfazione sui figli!
Comunque, ritornando al tema,
la nostra società, ancora oggi, è intrisa di falso perbenismo e della cosiddetta cultura normalmete definita "fascista"; anche se, bisogna dire,
che il fascismo ha ben usato e sfruttato questo linguaggio. Semmai il problema, nel dopoguerra, è derivato dalle due culture chiesastiche; e cioè: quella cattolica e quella laica comunista! Nella loro etica morale, c'erano elementi e sensibilità che, culturalmente, le accumunavano. Solo negli anni '70, nella sinistra, soprattutto massimalista, è cominciata una trasformazione di maggiore apertura verso i nuovi linguaggi. Ma il taglio etico-dottrinale è sempre rimasto ed è stato il brodo che ha nutrito politicamente le basi in modo "ecumenico" per una sintesi tra le due anime come il Pd dimostra.
Ma questo aspetto connotativo si completa con un altro elemento che è quello comportamentale, derivante da un cronico retaggio di una società che per tanto tempo è stata latifondista: nel sud, ancora oggi, con la tradizionale struttura "ottocentesca", nonostante le molteplici evoluzioni sociali; mentre nel nord, ha assunto
connotazioni "moderniste" come dimostrano certe disavventure politiche o di una classe politica ove, il sussiego, l'omertà, l'appartenenza servizievole, hanno determinato il tratto distinguente del nostro vivere quotidiano! E' sufficiente osservare le nostre schifosissime rete pubbliche della rai: piene di conduttori, giornalisti e varie compagnie di giro che si sostengono a vicenda con personale prono e di parte. Ricorrono i 200anni della nascita di Verdi: non gli è stato tributato un'opera. E stiamo parlando di servizio pubblico! Da terzo mondo vedere l'etica giornalistica ridotta alla mercificazione più bieca da parte di pennivendoli assimilabili a servitori della gleba! Del resto, non a caso, nelle statistiche mondiali, la nostra informazione è considerarata allo stesso livello delle aree geografiche a struttura bananica! I nostri talk show pomeridiani o serali sono penosi: sempre con gli stessi ospiti e giornalisti al servizio dell'Al Capone milanese. Mi chiedo come possa essere possibile che un popolo possa arrivare a sostenere o assistere ad uno scempio della propria esistenza
in queste condizioni. Le stesse facce, stessi giannizzeri sparsi nelle varie reti a difesa del proprio sultano coadiuvati da conduttori servili e compiacenti: sintomo del degrado generale che sta vivendo la società italiana! Servili (quasi tutti) in ogni circostanza ed in modo trasversale. Anche parte della sinistra non si salva. Non servi nobili del popolo e della democrazia, ma servi ed arlecchini del proprio tornaconto: in ogni momento e situazione. Vuoi per indole italica a seguito delle colonizzazioni subite o per ideologia. Nei due casi il risultato è il medesimo. Tutto frutto di una miseria economica e culturale atavica! Quando vivevo a Roma, ho conosciuto tanti stranieri che erano venuti a vivere in Italia per la cultura artistica prodotta nei secoli, ma erano esterefatti per l'esteofilia e la mancanza di identità e coscienza della propria ricchezza da parte degli italiani! Vivendo in Europa da tempo, ho incontrato persone di diverse nazionalità che mi hanno sempre detto: come mai gli italiani di oggi sono cosi' stupidi? Attenzione, il riferimento non era diretto solamente alla questione Berlusconi, ma a tutto il modo di essere dell'uomo italico: superficiale, irrazionale e stupido; perchè, secondo loro, non amando la propria patria, si è causa di tanti disastri! Il loro concetto è che spesso l'italiano è un sempliciotto, a volte furbo e un po' mafioso. E quello che mi sorprendeva tante volte, quando per fierezza, mi ribellavo a queste considerazioni, ricevevo da parte loro dei complimenti in quanto abituati all'italiano tipico che, quando è all'estero, parla molto male dell'Italia per essere meglio accettato! Ricordo di un giovane attore italiano, sconosciuto, cui il giornale Le Monde dedico' una pagina intera per il solo fatto che sproloquiava contro la lingua italiana in favore di quella francese. Oppure, 12-13 anni fa, di un giovane fumettaro italiano in una intervista su una fanzine che diceva peste e corna dell'Italia. Potrei citare migliaia di esempi. L'idea che hanno di noi, è che siamo talmente viscidi e inaffidabili da venderci senza dignità a chiunque e pronti a tradire anche la propria madre! E' duro quello che sto dicendo ma questo è quello che pensano di noi. Per averne contezza bisogna viverci, starci dentro in questi paesi. Poniamoci una domanda: come possiamo sfruttare le nostre ricchezze culturali se non amiamo cio' che abbiamo? Siamo come una famiglia ove ogni coniuge non si ama e sono incuranti dei figli: che famiglia potrà essere? Cosi' è l'Italia! Diciamoci la verità: se un prodotto è italiano al 99% e magari quell'uno restante è di un altro paese, godiamo nel dire che magari è francese, tedesco, inglese, americano...masochismo involontario (presumo) allo stato puro: comportamento che in dibattito, viene sovente intellettualizzato! Come puo' svilupparsi un paese in queste condizioni?
Ma la realtà è che siamo impregnati di cultura servile da essere compiacenti come chi è abituato ad ingraziarsi il signore di turno; una stratificazione secolare divenuto archetipo! Altro aspetto genomizzato è quando si arriva ad aver un ruolo importante nella propria professione, e nel fumetto ce ne sono diversi, avendo comportamenti da boss o da duca di Mantova! Come se si fosse vittima della legge del contrappasso. Nord e sud anche se in temini diversi, si specchiano!
Percui, non c'è da meravigliarsi se le nostre storie a fumetti parlano di realtà lontane dalla nostra storia. Perchè non abbiamo stima di noi stessi. un prodotto che avesse un persnaggio italiano difficilmnte venderebbe: tutto il contrario di altri paesi come Francia, Inghilterra, Stati Uniti... Eppure abbiamo, partendo dagli etruschi, passando dall'antica Roma fino a oggi, tante di quelle possibilità ispirative tra: cristianesimo, signorie, invasioni subite,
repubbliche, tradimenti, inquisizioni, lotte intestine, risorgimento, briganti, mafiosi, fascismo, resistenza...compreso una letteratura da quella classica latina all'odierna da cui creare personaggi e storie fantastiche. Invece no! Parliamo di cose e paesi che non conosciamo e non ci appartengono; ma, intanto, i vari Dan Brown sanno bene come trovare oro dalla nostra cultura. Dirsi scemi è poco!

Faccio un esempio del perchè ad un certo punto della mia vita ho preferito andarmene se non fuggire dal paese dove son nato. Mio nonno materno, è stato un anarchico, grande antifascista che ha fatto lotta clandestina sia in Italia, che in Francia e in Inghilterra. Era ricercato dalla polizia fascista in tutta Europa. Finchè, a seguito di uno spionaggio, fu arrestato e condannato dal tribunale dell'Aquila quale sovversivo dello stato fascista. Incatenato, lo confinarono a Matera dove mori'. Ebbene, nel paese dove si era sposato e fatto residenza, governato per quarant'anni fino alle penultime amministrative dalla sinistra comunista, Pds e Pd, prodigo nel mettere targhe e titolazioni a fascisti o figli di fascisti per incidenti che sono avvenuti anche a famiglie di lavoratori, per scopi elettorali o d'inciucio, le varie amministrazioni comunali di sinistra succedutesi, non hanno mai trovato per mio nonno l'interesse per un riconoscimento postumo! Dimenticandosi di un uomo che aveva sacrificato la propria vita e quella della sua famiglia, per la libertà della propria nazione!
Questa è l'Italia: non c'è da meravigliarsi se tutto va a rotoli!
Senza identità e modelli di riferimento non si va lontano!!!

Si, certo, che cosa dicevano i generali nella carneficina che fu la prima guerra mondiale??
"Chi per la patria muore vissuto è assai", Però, loro, i generaloni non erano in prima linea a morire.
E non erano in prima linea nemmeno i proprietari e dirigenti delle industrie che producevano armi, che lucrarono sfruttando la parola "Patria".

Ma aldilà di queste e moltissimi altri lati negativi, esiste pure una inentità nazionale, una cultura, una lingua italiana, se vogliamo la nostra Patria.Posso banalmente citare Dante, che pur appartiene ad un passato remoto,ma che è considerato il padre della lingua italiana.
E così via....

Nell'ambito del fumetto una forte denuncia nei confronto della guerra, dei suoi orrori e delle sue ipocrisie, l'ha portata avanti il disegnatore francese Jacques Tardi. Una serie di cartonati a fumetti editi da Casterman, ma non solo.

Ricordo e cito la prefazione al bel saggio di Numa Sadoul, "Tardi", pubblicato nella serie "Auteur de bande dessinée", editrice Niffle- Cohen, 2000.
il primo capitolo del libro qui citato, si intitola "Une enfance marquée par "la" guerre".Tutto il saggio è strutturato in forma di intervista, e all'inizio Tardi narra di come e di quello che sua nonna gli raccontava, quando lui era piccolo, sulla guerra; e degli incubi che lui,bambibo,aveva come conseguenza di queste narrazioni.
Era il nonno protagonista , vittima, di quegli orrori.
Il nonno che tutte le mattine lo aspettava all'uscita dalla scuola.

Vi consiglio di Tardi, "autore impegnato,"La vèritable histoire du soldat inconnu/La bascule à charlot", riedito in volume da "Futuropolis" nel 2005.
Penso che la storia sia uscita anche in Italia, non so se in volume, probabilmente a puntate su "Alter Linus" e/o su "Blue".

Altri titoli: "Adieu Brindavoine". ed dargaud 1974, ( lo stesso anno della prima edizione de "La vera storia del milite ignoto", prima citata"), "C'était la guerre des tranchèes" Casterman 1993, "Varlot soldat",scritto da Didier Daeninkx, edito da L'Association nel 1999.

Vedo ora l'intervento di Luca.
Io nel 1945 avevo otto anni e anche a guerra appena conclusa, ero sfollato in montagna da parenti, proprio vicino a dove era passata la "Linea gotica".
Di storie di orrori perpretati dai nazifascisti ne ho sentite molte, e tutte rispondenti a verità.Fin da piccolo ho maturato posizioni inconciliabili con ogni tipo di dittatura.
Però, purtroppo occorre dirlo, appena finita la guerra, a partire dalla fine di Aprile 1945, nel paese di Rosola (Mo) e dintorni persone, delinquenti, approfittarono della situazione per uccidere presunti o veri ( non so)fascisti per carpire loro beni materiali.
Queste persone avevano la camicia rossa, forse messa il giorno prima.
Quindi, il processo andrebbe fatto alla natura umana.

Purtroppo alcuni interventi, come quello di Boschi, sono apparsi dopo diverse ore e così i miei, apparsi prima, non si capisce più a chi rispondono. Pazienza.

Hai ragione, Tomaso, ci sono stati anche quei delitti ed è giusto criticarli. I criminali trovano sempre occasioni propizie nelle situazioni di caos, infiltrandosi qui e là. Io credo che si possano contestare anche alcune imprese “ufficiali” dei partigiani, in quanto sbagliate o controproducenti. Ma tutto questo non ci può far dimenticare il senso generale di quella guerra.

Mi piace quest'approccio disincantato e aideologico e lo segnalo.

In questi giorni sono tornato spesso a leggere i commenti a questo post.

Anch’ io come molti provo un sano fastidio nel leggere i commenti lunghi, forse perché essi chiamano a considerare gli argomenti con più profondità,
ampliandoli con elementi nuovi, e si manifestano in modo evidente all’attenzione.
E tutto ciò, sconcerta e turba la quiete del visitor in gita di piacere nell’impero telematico, patria della diligente approssimazione concentrata, veloce e concisa.

Un tipo di patria senza dubbio coinvolgente ma troppo ambiguo e variabile per consentire di profondamente appartenervi.
Dunque, secondo me il novecento è finito ma non per una questione cronologica: è finito perché è morto di paura.


Ci ha lasciato in eredità inflazione e moneta cartacea, due grandi produttrici di angoscia esistenziale. E’ stato un secolo triste in cui però la tristezza era comunque figlia di certezze. Una di queste era “la patria”, la terra dei padri.
Va detto che dopo la seconda guerra mondiale sono stati ridefiniti i confini dell’Europa.
E che proprio in conseguenza di questo sono state sono state eliminate comunità nazionali.
Forse è da qui che anche gli storici attualmente concordano sul fatto che il senso di patria non è una costante storica bensì una variabile continua…..

Tutto questo rendere molto difficile tra l’altro far comprendere ai ragazzi di oggi che cos’è veramente una patria. Difficile anche dire loro: patria è la terra dei padri
dove vivono i figli. Perché il sistema in cui viviamo tende anche a spossessare i genitori di genitorialità e i figli di senso filiale.
Inoltre abbiamo davanti un’epoca che vuole solo scorrere veloce predicando la vita come assoluto bene da pretendere ossessivamente.
Giovinezza, efficienza, prontezza, adeguatezza, sono i valori eccellenti di un presente compresso nel suo stesso frenetico implodere.

Tutto ciò spalanca un panorama che tende pericolosamente a basare se stesso su un’ottica a senso unico e che quindi si destina a reggersi su preconcetto e ipocrisia.

Viene da chiedersi come possano sopravvivere sentimenti quali rispetto, pietà, tolleranza, dato che essi appartengono invece ad un’ottica possibilista in cui non è detto che la vita
debba essere per forza o sia, solo assoluto bene.


Credo che i partigiani che hanno combattuto e che sono anche morti per difendere la libertà e la civiltà del mondo in cui ci siamo, sarebbero molto scontenti di saperci minacciati da una tenaglia di consolazioni punitive dentro spazi o città criminogene pervase da stupidità sanguinarie che non hanno neppure segni riconoscibili di vera malvagità. Perché non è questo che loro avrebbero voluto per noi.

Ma proprio per rispetto verso di loro e per rispetto verso chi ancora può credere nella civiltà e nella libertà, non dobbiamo mistificare o nasconderci come stanno davvero
le cose. Ecco quindi che allora ci scopriamo interessati ad ascoltare la voce di chi ha esperienze proprie da raccontare avendole vissute direttamente, e senza essere una star della fantapolitica internazionale.


Ecco che ci scopriamo perplessi nell’ammettere una necessità di partecipazione non più all’attualità ma al quotidiano.
Lì per lì ci sentiamo un po’ smarriti ma poi ci sentiamo molto meglio.


Non è raro che i blog che si occupano di arte abbiano molti visitatori e commentatori.
E’ però raro leggere -in un blog che si occupa di arte (la nona?)- commenti come quelli di Saur o di Tomaso o di Nestore o di Luca Boschi stesso.
Per me è abbastanza rarissimo incontrare veramente, in un blog, delle persone.

mah, che pensare??
Io sono meno catastrofico di Nestore.
Gli italiani non sono tutti dei felloni.
Il problema della corruzione è antico, pensiamo a tutti gli opportunisti che nel ventenno fascista fecero i soldi seguendo la corrente, anzi sfrutandola.
Non dimentichiamoci che grossi gruppi editoriali prosperarono sotto il fascio, da Mondadori a Nerbini all'AVE dellAzione Cattolica.
Poi la FIAT, che non faceva solo automobili ma anche aereoplani, anche se dalla metà degli anni trenta sempre a rimorchio della tecnologia aereonautica di altri paesi, quali l'INGHILTERRA, LA GERMANIA e naturalmente gli USA.

Fumetti che parlano di resistenza' Su "Il Vittorioso" nel corso del 1945 c'è "I ragazzi di piazza cinquecento", a partire dal n°28 del 29 Luglio: testi di Bonanno , disegni di Raffaele Paparella.
Disegnatore questo, di professione maestro elementare, che ebbe il suo battesimo del fuoco su "Il Vittorioso" nel 1938, con una storia su suggetto di Gianluigi Bonelli,"La Piuma verde".

La storia dei ragazzi di Piazza 500 ( A Roma) inizia con l'urbe ancora occupata dai nazifascisti e con una organizzazione di partigiani che progetta di far esplodere il ponte degli Abruzzi.

Siamo su il Vittorioso n°28 del Luglio 1945

I disegni di raffaele paparella sono in questo csao schizzati a pennino, con uno stile forse inconsciamente neorealista.

Raffaele Paparelle, di professione maestro elementare, aveva debuttato sempre su "IL Vittorioso" con una storia avventurosa di genere western su soggetto di Gianluigi Bonelli.

Anche su il concorrente "Intrepido" la storia risorgimentale "Cuore garibaldino" si attualizza e si ambienta nel periodo della Resistenza

Disegna Vittorio Cossio, scrive, mi pare (vado a memoria) Luciana Peverelli.

Quindi non è silenzio totale.
Invece sul mondadoriano "Topolino" l'evasione è totale.
Si prferisce la grande avventura.E, si badi bene, bob solo con i personaggi disney o americani preconfezionati, ma anche con storie e saghe italianissime quali "Virus","Saturno contro la terra","Faust", "Will Sparrow" e così via.

Vittorio Caprioli con i suoi "Fanti di Picche", su "Topolino" 1947 ,riprende l'ambientazione dei mari cinesi, così cara a "Terry e i pirati" di Milton Caniff", il quale peò ormai pensa solo a Steve Canyon.

La trilogia dei "Fanti di Picche2, tutta farina del sacco di Caprioli, è una storia straordinari, con alcuni innocenti debiti alla letteratura di fantascienza dovuta allo scrittore Luigi Motta, ancora vivente e di lì a poco collaboratore de "Il Vittorioso".

Luigi Motta scrisse le sue disavventure antifasciste raccolte nel libro "La grande tormenta", opera pubblicata solo due anni or sono!!!
Fatto sintomatico !!

Va beh, lo scenario si è aperto a ventaglio, con partenza temporale nel 1945.
Chi ha campane da suonare, le suoni!!

Salve, com'è possibile che solo ne... 2011 (dico bene Tomaso?) sia stato pubblicato un romanzo antifascista di Motta?
O era molto brutto o era sconveniente farlo per altri motivi..
Ma Motta era un po' come Salgari... Era quello della mitica 2Enciclopedia Motta", vero?
Per favore, dedicate qualche post o commento a questi grandi scrittori italiani.

Alex: Luigi Motta pubblicò il suo primo romanzo"I flagellatori dell' Oceano indiano" nel 1901!!
L'ultimo nel 1955," Quando si fermò la terra".
Motta coniugava l'avventura salgariana al genere "avveniristico" poi detto di fantascienza a partire dal 1951, ma "science_fiction" negli States a partire dagli anni '2o.

"La grande Tormenta" romanzo autobiografico, scritto nel corso del 1944 quando Motta era incarcerato a Verona accusato di antifascismo, rimase nell'archivio dell'editrice torinese Andera Viglongo ( insieme ad altri romanzi tutt'ora inediti) e pubblicato solo ora da un editore lungimirante.

Mi vengono i brividi. Non conosco quasi niente su queste cose italiane, e s^ che ne leggo di libri e di fumetti!
Luigi Motta... Concotrdo anch'io, diamo uno spazio a questi temi, per favore. Di Motta conosco Alberico e il Panettone!

Su Luigi Motta sono stati versati se non fiumi, ruscelli d'inchiostro.
Esiste un bel saggio recente"Salgari,salgariani e falsi salgari"edito dalla fondazione Rosellini per la letteratura popolare.
Vale la pena di acquistarlo.
Si parla molto di Luigi Motta, scrittore controverso, per l'ipotetico uso di Ghost writer" che si dice fece sistematicamente.
Di Luigi Motta esistano circa trentacinque storie a fumetti di vario genere, a partire dal 1936 su "Topolino" giornale.
Una storia che si svolge in Etiopia con i soliti abissini cattivi.

Interessante e toccante il commento con le valutazioni di Sabi. Siamo tutti spaventati e terrorizzati.

Ecco, il tema dell'uso di aiutanti,sia ne disegno che nella scrittura non solo è vecchio come il mondo, ma attuale.
Su LUgi Motta, che di certo scrisse almeno 80 romanzi più una ventina dubbi, io ne possiedo una settantina.
Posso parlarne con relativa cognizione di causa.
Un suo romanzo" L'elefante bianco", fu pubblicato prima a puntate su un quotidiano torinese, poi nel 1949 su "Il Vittorioso" con stupende tavole a colori di Franco Caprioli.
Poi apparsa in albo edita da Camillo Conti.

Eccomi qua: ho tra le mani "Topolino" giornale 1937 n°216, numero fatale poichè passa a16 pafine fagocitando I Tre Porcellini" altro settimanale mondadoriano:,A pagina 11 inizia la storia a forti tinte "Il bandito dell'Amba Uork" testo di Luigi motta, disegni di Edgardo dell'Acque e successivamente Corrado Caesar.

- Siccome nel post su Buster Brown comparirà solo tra un giorno, invio anche qui: ma qualcuno mi risponda di là -
Ansiolitico: per quello che ho visto io, Outcault trasforma le vignettone di Yellow Kid in fumetti (= sequenza di vignette + balloon) solo dopo Bibì e Bibò.
Alex: Rodolphe Töpffer metteva le didascalie. C’è una qualunque immagine su internet con una sequenza di vignette di Töpffer, anche rielaborate, con i balloon? Comunque, in che anno siamo? Il fumetto nasce di scatto: i personaggi escono velocemente uno dopo l’altro.
Alf è disperso.

Enumero alcune storie a fumetti scritte da Motta: L'affondatore degli Oceani sull'"Intrepido" nel 1938, disegnatore Walter Molino."Il Tunnel sottomarino"su "Giungla2 di Nerbini, disegni di Ferdinandi Vichi; "LìOcchio di Shiva"su l'Inrepido nel1939, disegni dell'allora raymondiano Paul Campani
; "Guerra di Continenti ( La principessa delle rose",su "L'Avventuroso" di Nerbini, disegni di Ferdinando Vichi.
Quast'ultimo fumetto mai ristampato in albo, varrebbe veramente la pena di essere riproposto alle giovani generazioni.

Chiunque ama Emilio Salgari non può restare indifferente di fronte ai romanzi ed ai fumetti di Luigi Motta.

Amici,
avendo qualcosa da esprimere su quanto scritto da Sabi e da Tomaso

avviso che lo faro', entro stasera, sul post "rivolta in aula".
E' proprio frustante il continuo esplodere del Tg!

A plus

Ho provato a postare su "rivolta in aula" nulla. Provo qui!

Tomaso,
la Fiat ha anche spinto molto per l'entrata in guerra in quanto produceva non solo autoveicoli ma anche armi che, non solo vendeva agli italiani, ma anche, udite, udite, persino alla Germania oltre che alla Russia.

Poi, non ho detto che gli italiani sono dei felloni o che non siano dei lavoratori. Anzi! Ma non possiamo negare che in quanto a etica lasciamo a desiderare, e non abbiamo un senso civico molto sviluppato. Altrimenti come potremmo spiegarci che la maggior parte del popolo italiano non si fa scrupoli nel votare corrotti e comici, veline e dame di compagnia?... Siamo un popolo che non è in grado di darsi delle regole serie, anzi ama rifiutarle; un popolo incapace di far fruttare il suo immenso patrimonio artistico, incapace di sviluppare e difendere la creatività delle sue genti, incapace di fare sistema, insensibile al pudore nell'esentarsi dalle proprie responsabilità, sempre disfattista agli interessi nazionali ma sempre "inconsapevolmente" prono agli interessi strategici di altri paesi...Non abbiamo mai una visione complessiva del paese ma solo quella del "particulare", della propria bottega privata o di partito, capace persino di andare a protestare in massa contro le procure quando sono loro stessi promotori di leggi nonchè rappresentanti istituzionali...mai un agire razionale e costruttivo per il bene di tutti.
E' facile dirsi, globalisti, internazionalisti, europeisti, se poi non si è in grado, per interesse di casta,di formulare politiche per il bene del proprio paese.


Tomaso, hai mai avuto modo di frequentare i nostri rappresentanti istituzionali all'estero?... Consolati, ambasciate, istituti di cultura, funzionari europei, insegnanti all'estero (pagati lautamente dal nostro ministero degli esteri)...potrei seguitare con tante altre figure varie, ebbene: sono
quasi tutti dei menefreghisti; non si curano minimamente di essere rappresentanti degli interessi italiani!

Non fanno un cazzo! Pensano a sfruttare per tornaconto la propria posizione e godersi i privilegi; si nascondono per evitare eventuali impegni, e della cultura italiana fanno solo folcklore.

Anzi,con i soldi (tanti) che ricevono dall'Italia, si creano un'altra vita; e, cosa molto amara, loro che dovrebbero rappresentare l'Italia, fanno gli anti-italiani! Esperienze vissute, e tante!!!

Non è una questione nazionalista (figuriamoci: proprio il sottoscritto), sicuro che siamo e dobbiamo operare per una unione europea più solida, ma dobbiamo essere realisti e capire di fare in modo di creare un'europa diversa e non quella attuale che ci sta togliendo anche le mutande! Ma non abbiamo le qualità.


Nonostante la cosiddetta crisi europea, Francia e Germania ci stanno svaligiando imprese, aziende, marchi di qualità e tecnicalità produttive; e non siamo capaci di difenderci politicamente perchè abituati ad avere ruoli solo per grazia ricevuta o per ossequio o diritto di supremazia di partito, e non, purtroppo, per meritocrazia, per capacità!

Siamo di una ipocrisia non riscontrabile in nessun paese del mondo. Parliamo di valori della famiglia e siamo il paese che non produce leggi favorevoli per essa; abbiamo la costituzione che rifiuta la guerra ma troviamo il modo per aggirarla; si parla del valore della vita e non si finanziano le nascite e lasciamo le nuove generazioni allo sbando...
Ma nello stesso tempo, non ci indigna l'esistenza di soggetti che guadagnano milioni di euro come manager di stato tipo equitalia, e non ci ribelliamo abbastanza ad una sanità che va privatizzandosi sempre più diventando impossibile per i deboli e gli anziani.

Continuiamo ad assistere imbelli senza chiederci il perchè a poliziotti che picchiano padri di famiglia che chiedono pane!!!... e nello stesso tempo, non siamo in grado di fare nulla per il declino della scuola e della ricerca. Intanto si vanno creando condizioni che ci porteranno verso un nuovo medioevo...

Assistiamo inermi ad un lento ma inesorabile declivio che ci sprofonda verso abissi assimilabili sempre più alle periferie sudamericane!

Sabi,
per me la patria è determinata dalla sua storia, dalla sua cultura, dalla sua lingua, dialetti compresi.
La "variabilità" del concetto di Patria dovuta allo spazio geografico è importante ma fino ad un certo punto.
Trovo più referenziale la sua storia, la cultura, la lingua con gli annessi dialetti, oltre a riferimenti e valori

costituzionali. Lo stesso concetto di patria, come hai scritto, riferita al "quotidiano", è legato molto

all'esistente, il quale, secondo me, è molto generato dalla mercificazione del "mostro" o dal "dio" consumo,
divenuto idolo laico che frammenta sempre più il corpus umano: individualizzondolo o parcellizzandolo tout court!
Più sei unico ma tristemente solo, hai bisogno di tutto e quindi: eccoti pronto il "dio" consumo!!!
Quindi, per me, l'identità di patria, soprattutto per l'italiano, risiede nella cultura, nella sua storia: solo in

questo modo potrà rendersi conto delle sue ricchezze e svilupparle. Ma deve prenderne coscienza. E mi auguro il più

presto possibile. Ma soprattutto che se ne facciano carico le nuove generazioni. Noi siamo qui!

La nostra sola arma è il voto.
E' un'arma democratica.
Non credo si possa pensare ad un nuovo "uomo mandato dalla provvidenza".
Se la maggioranza degli italiani è composta da imbecilli, da cerduloni, da oportunisti e menefreghisti, povera Italia!

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