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DOMANDE E RISPOSTE SUI PUFFI, di Fortunato Latella

Puffi

Fortunato Latella ha fiondato nel novero dei cento e passa commenti al primo post sui Puffi queste sue informazioni e richieste di conoscenza.

Affinché non vadano perse, poiché dovrebbero essere d'interesse generale, le riproduco qui.

CORRIERE-PICCOLI70-026

Cerco di porre un paio di domande e di offrire un paio di risposte.
Spero di non essere ripetitivo o fuori luogo, dato che di dare un'attenta lettura a tutti questi post (quasi 100) non ho la forza.

Les Schtroumpfs (da noi prima ribattezzati Strunfi e poi Puffi) nascono nel 1958, come personaggi secondari nella bella saga medioevale di JOHAN ET PIRLOUIT.

Il loro esordio avviene sul settimanale della Dupuis "Spirou", nella storia che sarà poi ribattezzata "Il flauto a sei Puffi" (la prima storia della serie ad avere 60 pagine), integralmente realizzata da Peyo, che riutilizzerà i suoi lutins blues anche in altre storie della serie.

Nel 1959, il rédac-chef di "Spirou" intende lanciare una serie di inserti, che, adeguatamente piegati daranno vita ad un albetto (10x7 cm.) di 48 pagine e decide che i piccoli Puffi sono la migliore scelta per lanciare questa iniziativa.

Peyo accetta l'offerta, ma pretende che il suddetto caporedattore gli faccia da co-sceneggiatore.

Naturalmente, costui è Yvan Delporte (che aveva ereditato la posizione da Jean Doisy nel 1958 e l'avrebbe conservata fino alla sua rimozione a favore di Thierry Martens, nel 1968).

Tipitì StrunfiCosì i Puffi esordiscono nella loro serie personale con la prima storia ("I Puffi neri", poi seguita da "Il ladro di Puffi") e Delporte sarà, da allora, costantemente parte della squadra: suo è il nome di Gargamel o l'idea che gli gnometti mangino salsapariglia e avrà anche un notevole ruolo come intermediario tra Peyo e la NBC / Hanna-Barbera per la nascita dei cartoni degli Smurfs.

Ora, Sauro, non so da quale storia avverti iniziare la decadenza dei Puffi, ma le ragioni possono essere solo due:

1)
Se avverti la decadenza già nei '60, la causa è proprio l'eccesso di lavoro atterrato nelle braccia di Peyo, che lo aveva obbligato a delegare sempre più ad assistenti la realizzazione delle storie dei Puffi (non elenco gli assistenti susseguitisi negli anni, o farei notte...)

2)
Se avverti (bontà tua) la decadenza solo dagli Anni '80, è dovuta alla "smurfizzazione" della serie, ovvero al desiderio di far somigliare il più possibile "Les Schtroumpfs" (il fumetto belga) a "The Smurfs" (il cartone animato americano).

Comunque, Peyo e Delporte, pur se diversissimi, andarono sempre d'amore e d'accordo e Delporte non aveva nessun motivo di fare pressioni su Peyo, che ne pretendeva l'aiuto,

Dico diversissimi perché Peyo era un borghese cattolico praticante e Delporte un anticonformista anarchico e dire, più che ateo, antireligioso (se avete letto la deliziosa serie di ISABELLE, non potrete che concordare)

Inoltre, Delporte era un uomo erudito e dai poliedrici interessi, mentre Peyo era stato cacciato a pedate, per scarso rendimento, da tutte le scuole del Belgio (a lungo credette che la parola salsapariglia fosse un'invenzione di Delporte e non un reale vegetale...).

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FINITE LE RISPOSTE, ECCO LE DOMANDE

@Andrea Mazzotta

Il volume della Lion sarà corposo (sbaglio o si parla di 300 pagine?), nello stile delle Integrali belghe.

Tuttavia, non mi risulta che esista un'integrale in francese dei Puffi (magari è una mia ignoranza).

Le domande sono:

1) Nel tomo ci saranno solo storie o ci sarà anche del materiale saggistico?

2) Le storie saranno disposte secondo l'ordine di pubblicazione su rivista o secondo quello in volume? (Il Puffo volante, settima storia della serie, è ristampata con le prime due nel primo volume).

3) Ci sarà anche Il flauto a sei Puffi)?

Smurfs

Yumbo

Cosa c'entra una (bellissima) copertina dello spagnolo Yumbo tra i Puffi?

Prendetela, miei cari, come un'anticipazione di qualcosa di bello su Jésus Blasco.

Intanto, poiché il caldo è arrivato, saluto tutti e con vero piacere vado a Singapore.

Mando i post da là.

Questo video sembra inattivo, ma invece funziona.

Commenti

Della storiella dei Puffi nati da una storia di Johan e Solfamì è già stato detto tutto da tutti e la conoscono anche i sassi, ormai.

Affermare che la storia de "Il flauto a sei fori" abbia avuto successo solamente grazie alla comparsa degli omini blu sarebbe inesatto ( la serie era già famosa e ogni avventura era di 64 pagine, onore concesso a pochi, tra i quali Hergé) ma quello che è interessante è che, a seguito _ appunto _ del gradimento dei lettori, Yvan Delporte, redattore capo di "Spirou" decide di sfruttare la cosa e inventa degli albi allegati dal minuscolo formato, interamente disegnati da Peyo.

A Delporte_ come fa giustamente notare il preciso Fortunato Latella _ si deve l'invenzione di Gargamella, della salsapariglia e sopratutto_ aggiungo io! _ la caratterizzazione dei vari Puffi e dei loro nomi.

Escono 6 mini albetti ma quando verranno ristampati in un canonico albo le storie verranno ridisegnate quasi interamente da vari autori come Derib, Wasterlaine, Gos (che vorrà il suo nome su "L'uovo dei puffi", litigando con Peyo), Walthery, Desorger e tantissimi altri che diventeranno nel tempo autori autonomi di serie di successo.


Certo, Sauro, è anche il mio parere che le storie dei Puffi abbiano iniziato a perdere di mordente prima della serie tv.

Personalmente giudico i primi 7 albi dei capolavori, il resto è di qualità diversa. Ci fu anche un progetto di creare storie tutte Italiane da pubblicare sul "Corriere dei piccoli" ma poi non se ne fece più nulla.
Tuttavia, da alcuni anni, le storie sono di certo meno infantili (senza affatto scadere nel didattico) e disegnate meglio con l'apporto di Alan Maury e di Pascal Garray.


Nella serie tv per una sorta di "political correct" i puffi neri diventano viola (e lo stesso succede anche nella versione a fumetti USA), i Puffi non mangiano salsapariglia in quanto un'erba medicinale e quindi equivocabile con droghe e Gargamella non è uno stregone ma un mago, per non evocare similitudini con sabba infernali e demoni.

Questi erano i dictat dell'America. E per fortuna Peyo si è rifiutato di dare ai Puffi un colore diverso di carnagione a seconda della personalità.

Sono rimasti blu! Già, ma perché è stato scelto proprio il colore blu?
C'è una ragione che Nine Culliford, moglie e colorista di Peyo, ha spiegato ma non voglio "intasare" il blog e semmai lo scrivo un'altra volta.


Non prima di aver fatto i complimenti e gli auguri al mio omonimo: sono sicuro che con la sua supervisione l'edizione integrale dei Puffi, la stessa che uscirà a luglio in Belgio per la Dupuis, sarà ottima!

@Fortunato: In realtà una raccolta integrale delle storie dei Puffi c'è stata agli inizi degli anni 2000 a cura delle edizioni Rombaldi. Erano bei tomi dalla caratteristica copertina tutta blu.
http://www.bedetheque.com/album-26362-BD-L-integrale-des-Schtroumpfs-Tome-2.html
Una curiosità: nel primo film dei Puffi compare un libro simile a questa particolare edizione, dedicato ai Puffi!

Hai curato tu quella collana, Fabrizio?

Le Edizioni Rombaldi non le ho mai conosciute.

No, no. E' una casa editrice Francese e io non ci ho collaborato. Certo, mi sarebbe piaciuto!... Le edizioni Rombaldi inizialmente pubblicavano libri che venivano venduti solo per corrispondenza, da alcuni anni è stata acquisita dal gruppo Hachette e il catalogo riguardante le raccolte integrali di personaggi dei fumetti si è notevolmente ampliato.
L'integrale dei Puffi che fecero aveva alcune pagine esplicative e curiosità ma le storie ( che io ricordi) non erano messe in ordine cronologico, mischiando anche le storie di Johan e Pirlouit dove comparivano gli omini blu.
Da luglio sarà la Dupuis a riproporre i Puffi in libreria dopo aver concluso l'integrale di Johan e Pirlouit con un'edizione davvero ben fatta con un mucchio di immagini extra, informazioni e curiosità. Anche questa raccolta si presume essere interessante! E a settembre potremo leggerla anche in Italiano.

Sì, c'è stata un'integrale di Rombaldi, ma era la metà degli Anni '80, non l'inizio dei 2000.


Io mi riferivo a una collana di integrali più recente edita dalla Dupuis
http://integrales.dupuis.com
che ormai conta 19 serie e da cui la Planeta aveva ripreso il suo Gil Jourdan e l'Aurea Jerry Spring.


Sono comunque perfettamente d'accordo che la qualità di JOHAN ET PIRLOUIT fosse indipendente dalla presenza dei Puffi (la mia storia preferita è "Il fantasma delle sette sorgenti", pubblicata sul CdP nel 1971).


La lite e la "perdita" di Gos fu un fatto che ritengo molto grave, dato che Gos era un collaboratore più anziano e prezioso, rispetto agli altri, che pure, negli anni seguenti, sono quasi tutti divenuti nomi di primo piano.

Qui c'è una recensione sull'integrale dei Puffi in francia (tomo 2): http://www.bedetheque.com/album-26362-BD-L-integrale-des-Schtroumpfs-Tome-2.html

Questo blog pullula di Mazzotti!
io volevo sapere la ragione per cui la moglie di Peyo ha scelto di colorare i Puffi in blu.


Leggendo le storie del Paperino di Barks ho visto che anche gli Gneezles sono stati colorati in blu come i Puffi, ma in origianale avevano la pelle rosa come Dinamite Bla.


Da Bla a Blu.

Non so se è già stato detto in altri post boschiani, ma vorrei ricordare chi ha inventato il nome italiano "Puffi". Lo scoprii quando mi presentai all'editrice Portoria per proporre il mio "Benito", piccola biografia di Mussolini a strisce umoristiche. Il direttore della rivista Storia Illustrata era Mario Oriani, storico direttore del Corriere dei Piccoli (nel periodo del passaggio a Corriere dei Ragazzi, altra sua "invenzione") e parlando di fumetti mi rivelò appunto che era stato lui ad andare in Belgio a comprare i diritti dei Puffi per il Corrierino, e lui che si inventò quella traduzione dell'indigeribile (per gli italiani) Schtroumpfs. Sicuramente non sapeva che erano già apparsi su Tipitì come Strunfi nella citata avventura di Johan et Pirlouit. Oriani (ormai trapassato) ne parla anche in questa artigianalissima intervista video:
http://www.youtube.com/watch?v=qnLLQpaWd4g

Anche degli artisti italiani si sono cimentati con i puffi, anche se forse solo a livello di gadgeteria (non ricordo se furono realizzate storie nostrane), ad esempio ricordo Sandro Dossi di cui ho visto alcune illustrazioni pubblicate sul suo profilo Facebook. Sarebbe interessante parlare dei cloni puffici che hanno attreversato alcune storie Bianconi, gnometti ispirati in storie di Mago Merlotto (vado a memoria e potrei sbagliarmi) o I ren di Manberto che non ho mai letto ma ho l'impressione che siano stati creati sul "pezzo" in pieno boom smurfoso degli anni 80.

Rispondo per fatto personale: 1) In questo post Fortunato ironizza su di me “se avverti (bontà tua) la decadenza solo dagli Anni '80”, ma in realtà non devo rispondergli perché al posto mio lo fa già Fabrizio: “Certo, Sauro, è anche il mio parere che le storie dei Puffi abbiano iniziato a perdere di mordente prima della serie tv”.

Continuo a rispondere per fatto personale anche se il primo post non è uscito.

2) Se non si capisce che questo è il nocciolo della questione vuol dire che magari si è guardato molto http://www.bedetheque.com/serie-212-BD-Schtroumpfs.html
e altri siti, mentre forse poco si è letto e riletto i Puffi.
Dopo un centinaio di numeri, i Fantastici Quattro perdono la “magia” perché se ne va Jack Kirby. Ma i Puffi?

3) Più o meno Peyo e Delporte continuano a collaborare. A cosa si deve il crollo? Oesterheld, quando chiude il suo Hora Cero, pian piano si demotiva e dall’Eternauta passa alle cose discutibili degli ultimi anni. Lo stesso dicasi per Delporte? E perché si demotiva?

4) Avendo scritto molte sceneggiature in passato, credo di saperne leggere una. La tecnica raffinatissima di scrittura dei Puffi viene abbandonata per adottarne una banale. Dire che prima i Puffi erano anche per adulti non significa niente.

5) Tornando ai Puffi classici, attenzione: tradurli è più difficile che tradurre Shakespeare. I piccoli editori hanno budget limitati e non possono permettersi la traduzione di uno sceneggiatore. E se si adottano vecchie traduzioni dei Puffi si rischia di prenderne una non all’altezza (e con modifiche discutibili).

Neanche il punto 5 è uscito: uscirà.

6) Marcello parla di Oriani, il direttore editoriale del Corriere dei Piccoli. Anch’io ci ho parlato. Non era uno sprovveduto, ma ho avuto l’impressione che tendeva a prendersi meriti non suoi. E poi, come spiegare la sua attribuzione delle traduzioni dei Puffi a Triberti?

7) Purtroppo gli anni sessanta, quando il grande Marchesi traduceva Asterix e “chiunque sia” traduceva i Puffi, sono lontani. All’indomani delle mie spedizioni in fumetteria mi tocca sempre buttare via diversi costosi cartonati perché rovinati dalle traduzioni. Per il futuro, speriamo bene. Fine.

Ho ascoltato l'intervista a Oriani suggerita da Marcello. Propongo a cartoonist Globale di evidenziarla perché merita!

Sauro, non ho mai detto (ne l'ha detto lui) che Oriani abbia tradotto le storie. Sostiene (millanta? Boh!) solo di aver coniato il termine "Puffi" al posto di Schtroumpfs".

No, a me detto che le traduceva Triberti. "Millantava" su altre cose.

Sono d'accordissimo con Sauro, le traduzioni di Marcello Marchesi sono qualcosa che fa testo. Anche ora si dovrebbero fare delle traduzioni "letterarie" a delle persone che amano la parola e sanno gestire i dialoghi.
Sceneggiatori o registi televisivi, ma per vendere di più anche esperti rinomati.
Mi ricordo una traduzione di Faraci.
Ottima cosa, uno sceneggiatore può ben tradurre.
Ma anche Gianfranco Manfredi, che hao il dialogo nell'orecchio, potrebbe essere contattato.
Certo, questi autori non possono essere pagati a prezzi da fame come quelli che mi risulta gli editori offrono.


Il Lucky Luke di Pennac, almeno per rispettoa Pennac non può essere tradotto da un ragazzino qualsiasi (non che non sia buona quella traduzione, non intendo questo perché non la conosco e non voglio offendere nessuno).


Ma spero che questi Puffi e altri personaggi francesi o belgi siano curati come meritano.


Scusate, aolra i Puffi sono stati tradotti da Triberti o da Oriani?

Marcello è Marcello Toninelli?


Anche lui potrebbe essere un buon traduttore dato che ha il "polso" della battuta veloce per le sue strisce.

Sicuramente non da Oriani, che aveva altro da fare. Io ricordo che le traduzioni vengono attribuite a una donna, dovrei andare a vedere.

La "donna" attribuibile è senz'altro José Pellegrini, redattrice del Corriere dei piccoli. E infatti è probabile che sia lei la responsabile del termine" Puffi".
Oppure potrebbe essere Enrico Bagnoli, disegnatore ma anche redattore del CdP e curatore della testa "Albi Sprint" ( dove vennero pubblicate varie storie di Peyo, tra le quali "Poldino Spaccaferro" e "La Puffina", termine più delicato).

Secondo me la Pellegrini traduceva e poi Triberti adattava. L'adattamento nei Puffi è fondamentale.

Appunto, anch'io opto per Triberti. C'era una sintonia fra le storie tradotte e quelle create in Italia; e questo è senz'altro frutto del lavoro di un direttore, o di un caporedattore attento. Che nel caso di Triberti, era anche sceneggiatore.


Rispetto a Oriani, sono d'accordo sull'evidenziare la sua intervista.


Grazie, quindi, a Marcello Toninelli.


Pufferemo ansiosamente l'uscita di questa collana.

Una comunicazione di lavoro, magari interessa a qualche autore fresco e giovane.

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-Rispondo per fatto personale: 1) In questo post Fortunato ironizza su di me “se avverti (bontà tua) la decadenza solo dagli Anni '80”-

@Sauro

Mi spiace che tu prenda spesso sul personale cose che non lo sono: l'ironia era sui Puffi, non su di te (mi sembrava chiaro).


Anch'io penso che i Puffi perdano forza prima della serie TV, per cui la frase era da leggere come una strizzata d'occhio a te, di cui pensavo (vedo giustamente) di indovinare che non fossero solo le storie tarde a deluderti.


La domanda, semmai, sarebbe: perché ho fatto una distinzione tra gli Schtroumpfs pre-Smurfs e quelli post-Smurfs?

Perché trovo che la decadenza degli Schtroumpfs post-Smurfs sia marcatamente superiore a quella degli Schtroumpfs pre-Smurfs (anche se alcune storie tra le più recenti, come ha ben sottolineato Fabrizio Mazzotta, non sono poi male).


L'unica cosa su cui siamo in disaccordo è l'ipotesi che, perdendo la sua autorità di redac-chef. Delporte abbia perso il suo ascendente su Peyo e questo abbia nuociuto alla serie.
Alla serie ha nuociuto, incredibilmente, l'eccesso di successo, che Peyo non è stato capace di gestire (d'altronde, sebbene grato ai Puffi per il successo economico, lui avrebbe preferito concentrarsi su Johan et Pirlouit).

Mi scuso per averti interpretato male, anche se, obiettivamente, quella frase è un po' strana.
Peyo non mi sorprende, mi sorprende Delporte.

Sposo l'ipotesi di Fortunato. delporte deve aver mollato gli ormeggi e Peyo ha creduto di poter proseguire da solo. In questa serie di libri o altrove sarebbe interessante e giusto approfondire la figura di Delporte sia come redattore che come coautore.
Sulle traduzioni sono d'accordo. Anch'io mi sono... cagato sotto per lo schifo leggendo delle pubblicazioni Planeta. anche se, devo dire per essere onesto, che quelle dei comics americani erano peggiori di quelle delle storie francesi.
Ma serve una professionalità maggiore e auspico che Nona Arte ce l'abbia.

... Anche se ho trovato qualche errorino (veniale) nelle traduzioni di Spirù. Non in scioltezza, che... vabbe', ma proprio piccoli refusi forse dovuti alla fretta.
anche in un balloon se ben ricordo.
Ma il piacere di poter leggere quei capolavorio in italiano supera di molto questi inciampi.

Allora, anche questa.
Io scrivo solo in questo blog.
Domani 18 giugno a Brera alle ore 17,00 presentazione del libro La Scuola degli Artefici di Brera.

Ciao
Paolo


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Per le traduzioni bisogna stare attenti. Non basta essere degli ottimi sceneggiatori: ci vuole una sensibilità adatta al personaggio, o ai personaggi, e alla storia.
Altrimenti si rischia di mettere un Dario Argento a fare un film alla De Sica!

Convengo che, nel caso dei Puffi, Marcello Toninelli avrebbe le credenziali giuste.

Vedo solo ora il filmato di Oriani. Alcune cose. 1) Non lo si sottolinea, ma Oriani era un eroe di guerra, avendo pilotato i mezzi d’assalto della X Mas di Borghese. Insomma, tra gli alleati e i tedeschi aveva scelto questi ultimi. Come Hugo Pratt e tanti altri.

2) Oriani dice che l’idea dei Puffi gli è stata data dal settimanale Pif, che però, se non sbaglio, è uscito poco dopo la pubblicazione italiana dei Puffi.

3) Dice che, davanti all’editore, ha spiegato la proposta di chiusura del (meraviglioso) CdP per lanciare il (velleitario) CdR con il fatto che a settembre le vendite calano perché i bambini della quinta passando alle medie non si sentono più “piccoli”…

Se io, che lavoro continuamente ai restyling editoriali (dato che di progetti non se ne fanno più a causa della crisi), mi esprimessi così davanti a un editore mi caccerebbe subito.

Il seguito della 3 (3 bis) non è ancora uscito. Uscirà.

Tutti sanno che i giornalini, almeno quando vendevano molto (oggi non so), vendevano soprattutto in estate.

A me Oriani aveva spiegato, assai più plausibilmente, che in un secondo tempo intendeva far uscire (come in effetti è stato) un nuovo CdP in modo che questi spingesse le vendite del CdR.

4) Interessante l’incontro di Oriani con Gelli, dato che il primo veniva dalla X Mas e il secondo complottava con Borghese (comandante della medesima) ai tempi del presunto golpe.

5) Sempre a me, Oriani diceva che il CdP lo dirigeva totalmente lui: “Pensi che a Triberti non piaceva neppure Michel Vaillant!”.

Salve, ho trovato molto degna di nota questa "virata" del post sulla figura controversa di Oriani, RIP.


Dispiace, com'è ovvio, che tra il fare una scelta giusta e coraggiosa contri i governo despota e oppressore (i nazisti) qualcuno abbia preferito il sopruso e si sia schierato da quella parte. per cui, grazie a Saur per aver sottolineato questo aspetto, che non fa certo onore a chi ha rivestito questi ruoli, direttamente a scapito della povera gente. Loro e nostri fratelli.
Scrivo senza aver ascoltato l'intervista (cosa che farò subito).


Licio Gelli è sempre stato dietro alle trame per i quali poi la giustizia l'ha sommariamente condannato.

E ancora parla, se non sbaglio, mentre almeno dovrebbe avere la vergogna di tacere.
e se vuole proprio parlare, almeno faccia i nomi dei politici e dei generali che attualmente cospirano contro lo Stato democratico (ma iattuato pienamente per causa anche loro).

Eccomi qui dare risposte alle domande poste:

"Il volume della Lion sarà corposo (sbaglio o si parla di 300 pagine?), nello stile delle Integrali belghe.
Tuttavia, non mi risulta che esista un'integrale in francese dei Puffi (magari è una mia ignoranza)."


In primo luogo il volume non è LION. Vorrei chiarire questo malinteso diffuso.
La casa editrice si chiama RW e ha diverse etichette editoriali: Goen che si occupa di manga, Lion che si occupa dei fumetti DC come Batman, Superman e Vertigo e poi Lineachiara
che si occupa di fumetto internazionale anche se PER ORA si è concetrata solo sul fumetto francobelga. Sono in arrivo grandi novità a tal proposito.

Poi, l'integrale sarà di 300 pagine e sarà cooprodotto con Dupuis che proporrà il volume a breve in Francia per la prima volta.
Cartonato, grande formato, fichissimo come piace a noi collezionisti.

1) Nel tomo ci saranno solo storie o ci sarà anche del materiale saggistico?

In ogni tomo ci sarà una forte componente saggistica. Circa 70 pagine su 300.

2) Le storie saranno disposte secondo l'ordine di pubblicazione su rivista o secondo quello in volume? (Il Puffo volante, settima storia della serie, è ristampata con le prime due nel primo volume).

Seguiremo l'ordine dei volumi, infatti il Puffo Volante sarà presente nell'integrale.

3) Ci sarà anche Il flauto a sei Puffi)?

No, ma per un'ottima ragione. Non so se avete letto il comunicato stampa o meno, ma i Puffi sono solo il primo dei progetti legati a Peyo che Lineachiara propone!
Presto, anche se non so dirvi quando, ristamperemo nella formula degli integrali anche John e Solfami e in quei volumi, a tempo debito, inseriremo il Flauto a sei Puffi.
Per la cronaca ristamperemo, dopo anni e anni, anche Poldino Spaccaferro che in Italia è praticamente (quasi) tutto inedito.

Comunque tutte le novità le potete trovare sul sito www.rwedizioni.it ma soprattutto sulla pagina FB di Lineachiara
https://www.facebook.com/rw.lineachiara?ref=ts&fref=ts
che vi consiglio di seguire con attenzione perchè oltre alle news inseriamo sempre concorsi e premi.

Se avete altre domande son qua.
Un saluto
Andrea

Leggete qui la curiosa "origine" della versione spagnola: Los Pufitos. Ognuno la racconta come gli pare.

http://es.wikipedia.org/wiki/Los_Pitufos

@Andrea Mazzotta
Grazie! Per quanto mi riguarda, sei stato chiaro e esauriente.

Per quanto ne so:
Credo che Oriani - per altro personaggio molto in gamba, pur se sui generis (e del resto è difficile che una persona non sia "sui generis", ma sia "di altrui genere") millantasse sempre un po', più che altro per aver modo di costruire qualche aneddoto. A parte l'intervista televisiva, che ho visto, lo conoscevo abbastanza bene e l'ho frequentato dopo la sua uscita dal Corriere. E' stata sua (davvero) l'idea di racconti per Cosmopolitan interpretati da Eva Kant senza Diabolik. Li ho scritti insieme con Mario Gomboli, e Alessandrini li ha illustrati.
Credo però che il nome "Puffi" non avesse a che fare né con lui né con "Pif," ma fosse stato inventato da José Pellegrini; domani vedrò a pranzo Francesconi insieme a Di Gennaro, Maggioni, Silver e altri ex combattenti e reduci, e glielo chiederò. A dire il vero posso chiederlo anche alla Pellegrini, che ho rintracciato di recente.
Per quanto ne so dalla mia breve esperienza al CdP - CdR (1970-1976 circa; di quanto accadeva prima sinceramente non sono sicuro), le traduzioni venivano passate all'esterno, poi erano rimaneggiate e a volte completamente riscritte da qualche sceneggiatore residente. A me sono capitate montagne di tavole di Aquila (Weinberg), di serie USA tipo Ponytail e Tribù Terribile, di Squadra Zenith, di Dan Dakota e via dicendo. Sicuramente Triberti, che era un buon sceneggiatore, è stato anche traduttore o quantomeno "editor".
Le traduzioni erano, tutto sommato, un lavoro di routine da fare rapidamente: so che non dovrebbe essere così, ma un settimanale di un centinaio di pagine divorava materiale e soldi come un'idrovora.
Infine, sulla caduta di qualità dei Puffi: secondo me, molto semplicemente, a un certo momento, (negli anni '80, ma che poteva accadere prima o dopo) gli autori si sono rotti le ... e sono andati avanti senza voglia. Sono un grande esperto sull'argomento.
Alfred

Il buon Alfredo Castelli ha ragione.
Del resto anche le avventure di Asterix, sebbene per anni mantengano le sceneggiature del grande Goscinny, hanno una lieve caduta di qualità. "Asterix in Belgio" o "L'indovino", per esempio, non sono tra i capolavori come "Asterix legionario" o " Il duello dei capi", tanto per dire.
Càpita una sorta di stanchezza, in ogni serie a fumetti. Del resto Peyo non ha mai fatto mistero che lui avrebbe voluto continuare le avventure di Johan e Pirlouit ma gli impegni coi Puffi glielo hanno sempre impedito! Tant'è che questa serie l'ha sempre disegnata lui e lo stesso non è accaduto per i Puffi.
Ora sono curioso di sapere se fu Josè Pellegrini la "responsabile" delle traduzioni Italiane e, in virtù di quanto scritto da Castelli, se anche Enrico Bagnoli possa averci messo in mezzo lo zampino.

La Pellegrini li traduceva di certo, così c'è scritto sulle ristampe Salani.

Un grazie a Castelli.

Carissimi, in questi ultimi tempi mi sembra che davvero ci sia styato un boom di interesse misto a qualità degli interventi, un po' per tutti i post.
Bontà vostra, che mettete tempo ed energia in questo lavoro di comunicazione (si spera) a un'ampia platea.


Alfredo, se mi leggi prima di incontrare questo gruppo eccezionale di reduci, salutami Josè Pellegrini, che ho conosciuto nel novembre 1979 (per un programma di Rai Tre con Luca Raffaelli; ma la sua intervista è stata fra quelle mai andate in onda, come anche una con Munoz, accidenti!)


Anni fa mi scrisse un commento in questo blog a proposito di Attilio Micheluzzi. Ma sicuramente non avrà connesso le due cose, realizzando che ero/sono la stessa persona.

Buon pranzo!


Ciao(issimo) a tutti!

A Fabrizio: concordo su Asterix e i Belgi (uscita peraltro uscito postuma), un po' più debole di altre storie, ma La Obelix Spa, satira del capitalismo, immediatamente precedente, è un capolavoro.

Buon pranzo ad Alf, che spero di vedere la prossima settimana per il suo compleanno.

Sull'origine della parola "Puffi": ricordo (mi sembra non lo abbiano ancora scritto) che è anche un sinonimo di "debiti", chissà come mai sia stata scelta questa italianizzazone :-).

Luca, allora hai visto il link di me a teatro (e le mail ;-)?

Ciaoissimo
Stefano

Tot capita tot sententiae...
"Le devin" è una delle mie storie preferite di Astérix:

http://1.bp.blogspot.com/_sS2H_6qlXms/ScTVKqYI3kI/AAAAAAAAAIA/CV_JEHgyhOc/s1600-h/19.jpg

Concordo con Fortunato (e infatti trovavo più debole, al limite, solo la pur godibile Asterix e i Belgi, non certo L'indovino), fra l'altro per me di "decadenza" nell'Asterix dell'ultimo Goscinny non ce n'è.

Ho sempre sognato in una bella (non quella uscita all'epoca) versione a fumetti delle Dodici Fatiche, conclusione della saga di Asterix.

Ciaoissimo
Stefano

Anatema per chi parla di decadenza in Goscinny! Il suo ultimo Asterix è uscito male perché è morto prima di finirlo. Mica è stata colpa sua!

Goscinny ha cercato di imporre in Francia il rigoroso rispetto della sceneggiatura appreso a New York da Kurtzman. Purtroppo negli ultimi anni della sua vita ha dovuto subire l’onta dell’imbarbarimento del fumetto francofono operato dai disegnatori, i presunti “registi”. A noi ci ha salvato Sergio Bonelli.

Certo, Goscinny Uber Alles!
O, come direbbe Elisa Fusi, era uno che bagnava il naso!

Mi viene in mente che la signora Pellegrini potrebbe seguirci. Provo a farle qualche domanda da accanito lettore del Corriere dei Piccoli.

1) Potrebbe tracciarci il suo percorso professionale?

2A) Le traduzioni dei Puffi, Brancaleone, Ciccibum, Gastone, Robiola (o come si chiamava) sottolineavano con molta accuratezza i caratteri dei singoli personaggi delle storie, anche più, credo, che nel testo originale…

2B) … non come le traduzioni di Castelli, il quale, pur avendo uno stile modernissimo (almeno per l’epoca), tirava via alla grande…

2C) … A parte questo, in quelle traduzioni, per esempio, ricorreva nell’intercalare infantile la parola “ecco”. A chi attribuire queste caratteristiche? A lei o a Triberti?

3) Io sono un ammiratore, forse l’unico, di Triberti. L’autore di Gianconiglio, il personaggio disegnato da quel brontolone di Peroni. Può dirmi qualcosa di lui?

4) E’ vero che, per tutta una serie di motivi (che ci può descrivere con precisione), Castelli in redazione era insopportabile?

5) Soprattutto, da una vita mi chiedo: perché lei ha un nome maschile (Josè)?

6) Avrei tante altre domande da farle, ma mi accontento di queste. Grazie mille. Fine.

7) Dimenticavo: ci parli, per favore, della sua esperienza di traduttrice dei Puffi.

8) Quali attività svolgeva in redazione? Ri-fine.

Buonasera (assai calda), ragazzi.
Ah, bene, speriamo che la signora Pellegrini, magari stimolata da Castelli, torni a piombare nel blog su questa pagina e abbia voglia e tempo di rispondere almeno a qualcuna delle domande di pennacchioli.
La curiosità è molta.

Macché, Castelli non glielo dirà mai per paura che il suo oscuro ed equivoco passato venga svelato al mondo intero…
Comunque José l’ho capito adesso: era la Regina di Maggio. Come mai non ci avevo pensato prima?

Ho rintracciati l'articolo di Eco del 1979 sui Puffi e su... José Pellegrini!

http://www.alfabeta2.it/2011/10/03/schtroumpf-und-drang/

Di Castelli?? ma che faceva da giovane,"l'apache" nei locali notturni di Pigalle??
Castelli, Castelli.....

Eco da giovane/ragazzino? mi pare fosse un chierichetto al servizio dei Preti.Anche lui scheletri nell'armadio??
Poi migliorò con il tempo, mi pare fosse un quasi diacono.... se avesse continuato sulla via della santità che sarebbe accaduto??

Comunque leggeva "Il Vittorioso" con predilezione per le primigenie storie di Jacovitti.
Per questo lo ritengo un genio!!

Qui si dice che la Pellegrini a un certo punto è stata direttrice del Cdp:

http://docmanhattan.blogspot.it/2011/08/le-grandi-interviste-dellantro-atomico.html

Io non me lo ricordavo.

L'intervento della Pellegrini di cui parla Boschi è così laconico che dubito voglia essere intervistata.
Voglio però dire che io non sono un intervistatore qualunque: ho intervistato Belen nuda!

Però il libro della regina Loana di Eco era palloso. Si salva solo l'episodio fumettistico dei tedeschi che franano sui sassi instabili.

La Pellegrini ha diretto il CdP alla fine degli anni settanta, deve essere quello con i fumetti pseudogiapponesi.
Qualcuno se lo ricorda meglio?

"Josè Pellegrini. E' una signora di Chivasso che ha nel garbo l'arte della comunicazione. Quando lavorava a Milano al Corriere dei Piccoli fu lei a lanciare i Puffi in Italia. Si occupa di vini con passione e competenza. Lavora al Vinitaly per le aziende del marchio Muratori, dalla Franciacorta a Ischia".

http://www.lastampa.it/2012/03/29/blogs/giro-di-vite/cronache-dal-vinitaly-incontri-ravvicinati-pzJKTudqnTGEzmOHO86rWN/pagina.html

Già ,si . è palloso. Ma non è nulla in confronto all'incomprensibile "Pendolo di Facault".
Storia ispirata all'Appendice di buona memoria, ma di fatto un guazzabuglio.
Di Eco invece mi piacciono mollto i diari, racconti in sequenza, arguti, spiritosi, originali.
Poi Umberto Eco ha tradotto "Esercizi di Stile " di Raymond Queneau( ah, che palle, penserete voi, sempre questo Queneau!!), solo per questo sarei disposto a proporlo per il Nobel. Sento un coro di voci: esageeraaatoooo".
Oh, provateci voi a tradurre "Esercizi di stile".

Eco sarebbe un bravissimo sceneggiatore di fumetti.
Ricordo un suo vecchio racconto lungo, pubblicato in forma di libro, con grandi immagini di Druillet.

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