Successivo » « Precedente

UNO JACOVITTI DA RECORD!

Al mare jacovitti

Questo è un primo tentativo di mettere online un vero cimelio, spedito (grazie moltissime) da Tomaso Turchi all'attenzione nostra e vostra (e loro).
Una tavola balneare pochissimo vista di Benito Jacovitti tratta dalla rivista Record (quante copie in Italia ne sopravviveranno?), anno di grazia 1948. Quello di nascita di Killroy.

Con un CLICK s'ingrandisce parecchio. Presto, altre leccornie dalla stessa rivista.
Intanto, una gemma inviata da Antonio Cadoni: la prima panoramica sul tema che Benito pubblicò nel 1941 sugli Albi Viaggi e Avventure della Taurinia, come spiega il fortunato possessore di quel rapo pezzo nel primo dei commenti a questo post.


AL MARE001

Commenti

"AL MARE"era una tematica cara a Jacovitti. La prima panoramica "...AL MARE..." la pubblicò nel 1941 sugli "Albi Viaggi e Avventure" della Taurinia.
Invio a Luca la scansione, sperando che possa inserirla.

"AL MARE" era una tematica cara a Jacovitti.
La prima panoramica "...AL MARE..." apparve nel 1941 sugli "Albi Viaggi e Avventure" della Taurinia.
Invio a Luca la scansione sperando che possa inserirla,

Salve, mi inserisco, dopo tanto tempo, per segnalare, al link sottostante, un'interessante collana di cosidedicati al giornalismo a fumetti.

http://store.corriere.it/fumetti/graphic-
journalism/RSisEWcWhe8AAAE9nmBp1f5n/ct?
TopCatalogCategoryID=lumsEWcVBKcAAAEozHlUIZLO&ShowAllProducts=YES

Ora è in edicola il terzo, Valzer con Bashir, non è un granché ammettiamolo, dedicato alle stragi di Sabra e Chatila, che non sapeva di tanto neanche quello. Particolarmente interessanti saranno
invece il quarto, Fax da Sarajevo di Joe Kubert, davvero imperdibile, dedicato alla guerra nella ex
Yugoslavia; l'ottavo, Palestina di Joe Sacco (lo sappiamo a memoria, è un po' decotto); il nono, che è No Pasaran di Vittorio
Giardino, sulla guerra di Spagna.
Il prezzo di € 7,90 a volume, buono. Good. Gut.

Hola! A volte vedo che scrivete cose un po' criptiche. La Taurinia è una casa editrice di tanto tempo fa, vero? O una società religiosa che pubblicava anche fumetti come quella del Vittorioso?

Perdonate l'ignoranza.

Fernando,la CASA EDITRICE TAURINIA era una casa editrice torinese che pubblicava albi a fumetti.

Accidenti, grazie, Antonio. Sei stato velocissimo. Perdona l'ignoranza, adesso leggendo meglio mi ero accorto che era implicito.

Un consiglio che vorrei dare ai novizi in fatto di opere jacovittesche: date un'occhiata in fondo alla panoramica del 1948 tratta da "Record, e potrete leggere in piccoli caratteri che la casa editrice Catholic pulication inc, Derby,Connecticut, U.S.A.
Ma veramente ne 1948 Jacovitti veniva pubblicato in America.
Pare di si, poiché "Record" era stampato in due lingue, italiano e inglese.
Secondo il disegnatore Enzo Cassoni scrisse e disse che i numeri pubblicati di "Record" furono una decina.
Si confuse e in realtà furono solo tre??
Mah, fra tre e dieci c'è una bella differenza, ci si può sbagliare di tanto?
Ora ho sottoposto la domanda all'amico californiano Smurfswacker, gestore del blod "Word and Pictures, che si può agevolmente consultare.
Avrò lìonore di una eisposta???

Ma quale blod, blog, naturalmente!! Sono imbranatissimo.

Eccezionale, questo confronto fra due Jac di epoche diverse.
Ma non troppo. Quanti anni ci sono, sette, di distanta?
E sembra un altro. E' cresciuto graficamente in modo vertiginoso.

I primi 10 anni della carriera di Jacovitti sono densi di avenimenti quali la seconda querra mondiale, la caduta del fascismo, la nascita della Repubblica sociale,la Monarchia opportunista, la fine del confòlitto atraverso anche la guerra civile, il referenum e la defee
nestrazione della Monarchia, la nascita della Repubblica e della democrazia, il voto alle donne, le elezioni del 1948 con la vittoria della D.C.
Insomma non poche cose, ele circa sessanta storie disegnate da Jacovitti in questo lasso di tempo sono l'eco puntuale di quanto accadde nel bene e nel male.
Ce ne sarebbe da dire , e da vedere......

Tomaso, anch'io di RECORD! conosco solo tre numeri.

E Jac nel '40, quando comincia, non aveva ancora 17 anni, nel '48 25: il suo stile era maturato con l'età, infatti lo stile del '48 è quasi lo stesso della prima metà degli anni '50

Si, in Italia sono certamente usciti solo tre numeri, due dei quali sono in mio possesso, del terzo ebbi da te - quanti anni or sono??- le fotocopie dell'ultima pagina jacovittesca e l'altra dedicata ai giochi pazzi, sempre di Jacovitti.
Ma la mia speculazione si base avventurosamente su quanto scritto da Enzo Cassoni, che con Jac collaborava a "Record".
Cassoni, appunto, parla di una rivista bilingue, che in Inglese era diffusa negli U.S.A, precisando che in totola lui aveva collaborato a una decina di numeri.
Cito a memoria.
Allora, se ciò fosse corrispondente al vero ( ma si può ragionevolmente dubitarne, poiché la memoria fa sovente brutti scherzi), negli U.S.A ci sarebbero stati più di tre numeri di "Record".
Su questo ipotetico assunto si apre uno scenario con accenti di fiction, nell'ambito del quale sarebbe interessante poter usufruire delle competenze di qualche collezionista americano appassionato di fumeti con autori italiani.
L'unico che ho avuto modo di contatare è l'enigmatico Smurfswacker....
Io però ci spero poco.

Si, in Italia sono certamente usciti solo tre numeri, due dei quali sono in mio possesso, del terzo ebbi da te - quanti anni or sono??- le fotocopie dell'ultima pagina jacovittesca e l'altra dedicata ai giochi pazzi, sempre di Jacovitti.
Ma la mia speculazione si base avventurosamente su quanto scritto da Enzo Cassoni, che con Jac collaborava a "Record".
Cassoni, appunto, parla di una rivista bilingue, che in Inglese era diffusa negli U.S.A, precisando che in totola lui aveva collaborato a una decina di numeri.
Cito a memoria.
Allora, se ciò fosse corrispondente al vero ( ma si può ragionevolmente dubitarne, poiché la memoria fa sovente brutti scherzi), negli U.S.A ci sarebbero stati più di tre numeri di "Record".
Su questo ipotetico assunto si apre uno scenario con accenti di fiction, nell'ambito del quale sarebbe interessante poter usufruire delle competenze di qualche collezionista americano appassionato di fumeti con autori italiani.
L'unico che ho avuto modo di contatare è l'enigmatico Smurfswacker....
Io però ci spero poco.

Si, in Italia sono certamente usciti solo tre numeri, due dei quali sono in mio possesso, del terzo ebbi da te - quanti anni or sono??- le fotocopie dell'ultima pagina jacovittesca e l'altra dedicata ai giochi pazzi, sempre di Jacovitti.
Ma la mia speculazione si base avventurosamente su quanto scritto da Enzo Cassoni, che con Jac collaborava a "Record".
Cassoni, appunto, parla di una rivista bilingue, che in Inglese era diffusa negli U.S.A, precisando che in totola lui aveva collaborato a una decina di numeri.
Cito a memoria.
Allora, se ciò fosse corrispondente al vero ( ma si può ragionevolmente dubitarne, poiché la memoria fa sovente brutti scherzi), negli U.S.A ci sarebbero stati più di tre numeri di "Record".
Su questo ipotetico assunto si apre uno scenario con accenti di fiction, nell'ambito del quale sarebbe interessante poter usufruire delle competenze di qualche collezionista americano appassionato di fumeti con autori italiani.
L'unico che ho avuto modo di contatare è l'enigmatico Smurfswacker....
Io però ci spero poco.

Se qualche altro followers di questo blog ha contatti con collezionisti americani del genere che interessa a me, faccia un bel fischio, anzi, due, ma che dico, fischi pure tre o più volte: sono in trepida attesa.

Se qualche altro followers di questo blog ha contatti con collezionisti americani del genere che interessa a me, faccia un bel fischio, anzi, due, ma che dico, fischi pure tre o più volte: sono in trepida attesa.

Se qualche altro followers di questo blog ha contatti con collezionisti americani del genere che interessa a me, faccia un bel fischio, anzi, due, ma che dico, fischi pure tre o più volte: sono in trepida attesa.

Ma che accade?? la moltiplicazione miracolosa dei posts?

Paolo: Jacovitti,appunto, era giovanissimo, ed è naturale che il suo stile fosse in evoluzione.
Ma non solo la parte grafica, anche i contenuti mutarono progressivamente.
Se si pensa che in mezzo ci fu la guerra e tutto che che ne derivò, come meravigliarsi del fatto che un ragazzo ne rimanesse profondamente coinvolto.
Ma su questi avvenimenti jacovitteschi son già stati versati fiumi d'inchiostro: saggi, libri generici, articoli a migliaia, cataloghi, biografie, analisi critiche dei vari aspetti del nostro, dalle panoramiche ai libri illustrati e naturalmente ristampe delle sue storie più o meno adeguatamente commentate.
Di tutto un pò, ed anche di più.
E penso non sia ancora finita.
Non per niente siamo qi a dissertarne.

A proposito di “Record”: sono sempre stato curioso di saperne di più su questa mysteriosissima rivista di cui credo siano usciti solo due numeri. Perché mysteriosissima? Perché – come mi ha confermato secoli addietro Carlo Peroni, che all’epoca di "Record" lavorava per il “Vittorioso” – caso più unico che raro era stampata negli Stati Uniti, probabilmente nella tipografia della Charlton Comics di Derby, Connecticut.
Ho scritto “confermato” perché basta averla fra le mani per esserne sicuri senza bisogno di testimonianze: oltre al formato, condivide con i comic book di allora la stessa, inconfondibile carta, retinatura, colorazione, stampa e il caratteristico odore (profumo?).
Era, in effetti, edita in italiano da una casa editrice americana, la Catholic Publications Inc, di Derby, come la già citata Charlton.
Tra il 1946 e il 1949 la Catholic Publications pubblicò 29 numeri di “Catholic Comics”, un albo antologico educativo composto da un racconto di apertura (“Bill Brown of Notre Dame”), e vari racconti di supporto (“Father O’Malley”, “Sir Galahad”, “Betty Bob”), un racconto umoristico (“Pudgy Pig” o “Aesop’s Fables”), una rubrica a scientifica e molti fumetti a tema cattolico dedicati alla vita di Santi e Papi, alle chiese e ai santuari. Li potete leggere tutti in
http://comicbookplus.com/?cid=2390
chiusa la serie, anche la Catholic Publications scomparve senza pubblicare altro.
La fonte principale dei fumetti era la Funnies Inc di Lloyd Jacquet, una delle principali agenzie presso cui si forniva la Charlton. La serie principale, “Bill Brown of Notre (senza accento circonflesso) Dame”, raccontava con le avventure sportive di un atleta di quell’università cattolica dell’Indiana, i cui allievi si impegnavano a non bere, non fumare e non giocare a carte. Era stata ideata da Jim Butz, non uno pseudonimo, ma un vero allievo dell'istituto; il nome del protagonista era quello di un atleta universitario popolare negli anni ’20. Veniva disegnata a New York dagli autori della Funnies, tra cui Tex Blaidsell e un Joe Orlando alle prime armi. “Father O’Malley” di Pierre Charpentier (?) si muoveva in un’istituzione altrettanto esistente, la St Cecilia Catholic Youth Organization. Le serie umoristiche erano firmate da Schertz (“Pudgy Pig”/"Porcellino") e dall’incredibilmente incapace Lee Sherman (“Aesop’s Fables”)
“Record” (16 pagg. anziché le 32 originali) uscito senza data ma pubblicato quasi certamente nel 1948, ne costituiva una traduzione parziale e riveduta. Il N. 1, per esempio, ha la stessa copertina (di Tex Blaidsell) e lo stesso racconto di Bill Brown del N. 9 di “Catholic Comics”, ma le pagine restanti ospitano episodi di Pudgy Pig e Sir Galahad tratte da albi differenti. Le rubriche religiose sono sostituite dal fumetto (colorato e retinato all’americana ma mai pubblicato in USA) “Lo Sparviero Azzurro”, di Randolph (sic; non “Roudolph”) e Cassoni, come Jacovitti collaboratori del “Vittorioso”. Il “Gerente responsabile” era infatti Armando Ravaglioli, oggi scomparso, noto per i molti volumi dedicati a Roma e all’epoca direttore dell’AVE,. Come sosteneva Peroni, “Record” era di fatto un albo del Vittorioso.
Qual era il legame tra AVE e Catholic Publications? Andava al di là del semplice rapporto licenziante – licenziatario? Perché l’albo veniva stampato negli Stati Uniti (capirei se le edizioni fossero state identiche: la tiratura proseguiva cambiando la lastra del nero con il lettering, risparmiando così gli allora alti costi di avviamento, ma in questo caso l’albo era creato ex novo)? Forse era destinato agli italiani in America (ma allora perché il prezzo era in lire)? Come si svogevano materialmente gli scambi di materiale (per esempio: il lettering era fatto in Italia, o in USA su traduzioni fatte in Italia, o anche le traduzioni erano americane?)?
Boh! Se qualcuno lo sa, parli ora o mai più!

Innanzi tutto un caro saluto (in ordine alfabetico) agli amici Antonio, Luca e Tomaso. Quindi alcune notizie a tempo di. ..Record!

Nel suo libro Il cartellonismo e l’illustrazione in Italia dal 1875 al 1950 (Nuova Editrice Spada, 1984) Enzo Cassoni parla della nascita della rivista, dovuta all’iniziativa del giornalista Armando Ravaglioli il quale, “avendo proposto un suo progetto ad un noto editore italo-americano (Mister Santangelo, oriundo abruzzese), era riuscito a varare la rivista Record!, quindicinale [rectius mensile] di avventure sportive. La rivista, che venne tenuta a battesimo dal campionissimo Gino Bartali, era disegnata per metà da cartoonist americani e per il resto da Jacovitti e me. Record! si vendeva contemporaneamente (perché stampata in inglese e in italiano) negli Stati Uniti e in Italia; purtroppo, a causa dei mezzi di trasporto transoceanici allora poco efficienti, dopo un anno venne soppressa l’edizione in lingua italiana. L’editore Santangelo, che possedeva un grandioso complesso tipografico nei pressi di New York, ci propose un vantaggiosissimo contratto di lavoro purché ci fossimo trasferiti in America. Senza alcuna esitazione respingemmo gentilmente l’offerta... amavamo troppo rimanere nel nostro paese”.

Per quanto riguarda il lato bibliografico, occorre dire che i fascicoli non hanno indicazione di data né di periodicità: in copertina c’è solo l’indicazione tipica dei comic books americani (Vol. e No.). Qualcosa di più si apprende da un trafiletto, apparso per la prima volta il 5 febbraio 1949 su Il Quotidiano di Roma, e ripetuto nei mesi di marzo, aprile e maggio (e non oltre), che annuncia: “Record! (“mensile di avventure sportive”) è in vendita nelle edicole”. E’ quindi plausibile che siano stati pubblicati almeno quattro numeri (anche se, di questa rara rivista, se ne conoscono solo tre). Che questo n. 4 sia introvabile potrebbe dipendere da una scarsa distribuzione o da insuccesso di vendite per cui, le copie, potrebbero essere finite al macero. Oppure dal fatto che, pubblicato in the USA, non sia mai arrivato in Italia, nonostante il prematuro avviso apparso sul Il Quotidiano. Sono possibili altre congetture.

In quanto all’affermazione di Cassoni che l’edizione italiana sia cessata dopo un anno, sembra più un lapsus memoriae che un fatto reale. Ma tutto è possibile!

Ultima notazione: l’autorevole e diffuso catalogo (Official Overstreet Comic Book Price Guide) che dal 1970 costituisce il riferimento per i collezionisti americani dei fumetti, dal 1938 ad oggi, ignora completamente questa rivista!!! Tanto per sottolinearne la rarità.

Un saluto a tutti.

F.
(continua? Forse)

In-te-res-san-tis-si-mo! Sono esterrefatto!

A.

Annunziato scrive ogni tanto, ma quando lo fa sono tuoni e fulmini.

Scusate, non sono una esperta di fumetti, ma pensavo di utilizzare i vostri commenti per rintracciare un signore di origine torinese, ora abitante a Genova che allo scorso Salone del libro di Torino, nello stand della rivista Turin, mi aveva raccontato delle sue ricerche sulla curiosa storia della Tipografia Taurinia, a cui come rivista eravamo interessati. Purtroppo non ho la sua mail e non si è fatto ancora vivo alla nostra. Chi sa, forse è uno di voi. Grazie per l'ospitalità. Claudia

Dimenticavo la mail
[email protected]

Scrivi un commento

I commenti per questa nota sono chiusi.