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UN SAGGIO SUL VITTORIOSO (DI ERNESTO PREZIOSI)

23788Tomaso Turchi ha scritto un commento a mio avvisio interessantissimo sul saggio in questione, benché circoscritto a uno degli argomenti che ci stanno a cuore.

Mette conto dare maggior evidenza alla sua dissertazione, che rischia di perdersi fra i commenti assortiti.

Per questo, la ripropongo qua, per il momento così com'è.
Peraltro, tira anche in ballo il sottoscritto e colleghi.

Strada facendo, nel corso della giornata, l'editerò un po'.
Buona lettura
.

A proposito di storici e critici del fumetto e dintorni, vi sottopongo una mia disamina di quanto il prof.Preziosi ha avuto l'opportunità di scrivere sul "Vittorioso" e di rimando sul Nostro Jacovitti.

Sono perplesso: ho letto il saggio del prof. Ernesto Preziosi su “Il Vittorioso, storia per un settimanale per ragazzi”, Ed. Il Mulino, 2012.

Vi risparmio la prima parte e anche più del saggio qui sotto la lente di ingrandimento ( non ho competenze sufficienti per entrare nei meandri della storia dell’Azione Cattolica). Parto da pagina 213 del libro, citato nell’intitolazione, dove si parla di Jacovitti e delle sue storie del secondo dopoguerra, a partire cioè dal 1945.

Che ci dice il Prof. Preziosi a proposito??

Beh, soprattutto cita con le adeguate e doverose note di riferimento quanto scritto dalla signora Anna Saleppichi e Goffredo Fofi nell’ambito di vari capitoli, “Jacovitti e la pace armata” e “Jacovitti e il turbolento dopoguerra”, che fanno parte e compongono il saggio edito da Stampa alternativa “Jacovitti, Eia, eia baccalà”, soprattutto pagine 29 e 103. Anno di grazia 2010.

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L’autore, Prof. Preziosi, ripete meccanicamente, ( forse per una totale concomitanza di vedute ed opinioni??) quanto Saleppichi riprende da varie interviste, soprattutto da quella ospitata sulla pubblicazione “Segni e Disegni, 90 ma non li dimostra”, editore Pichierri, 1987: un metodo che spesso diventa consuetudine quando l’ estensore/i di un qualsiasi lavoro scritto basato sulla ricerca è/ sono – in questo caso sui fumetti - dei neofiti (suppongo). Va beh, pazienza. Però io non posso essere d’accordo con questo sistema di procedere.

Sono un bacchettone moralista?? Forse, però non solo occorre dare a Cesare quel che è di Cesare (cosa in effetti correttamente fatta), ma sarebbe auspicabile trarne conclusioni autonome.

L’intervista prima citata …….. Jacovitti in un lontano 1986 conversò con Gori, Boschi, Sani e, mi pare, Bruni. Inventò delle situazioni, quindi una operazione fantastica sul nonsenso delle cose. Dissertò sull’esecuzione delle storie di "Pippo e il Dittatore","Pippo e le guerra e la pace", dichiarazioni poi trascritte tali e quali dai perplessi e forse intimiditi intervistatori: i quali, penso io, non osarono emettere un solo suono, o una nota, critica. Ormai a decenni di distanza, con il senno di poi è facile dire che, in quel caso, sarebbe stato indispensabile inserire tale nota.

Queste notizie fantastiche ma di fatto (involontariamente?) fuorvianti, furono nel tempo utilizzate alla lettera più volte e da diversi giornalisti, storici del comic ecc, ecc. Penultima a rifriggere la frittata, Anna Salepicchi, ultimo della serie, il prof. Preziosi.

Questa ultima cosa mi ha inquietato parecchio. Nel 2010 oltre che scrivere alla signora Salepicchi (insegnante di lettere) - mai ricevuto risposta - ne scrissi pure su Vitt & Dintorni e sul sito degli Amici del Vittorioso nell’ambito di un lungo intervento imperniato sul rapporto Jacovitti/ Maner Lualdi (1959).
Va beh, devo lasciar perdere? tanto una goccia nel mare non ne fa certo salire il livello.

In tutti i casi desidero precisare che: Jacovitti, finita la guerra, lavora praticamente esclusivamente per l’editrice cattolica AVE, sul “Vittorioso” (e su alcuni albi quasi tutti con storie già uscite in precedenza a puntate sul Vitt).

Nel 1945 ci fu l’eccezione di “Intervallo”, settimanale studentesco cattolico sul quale il Nostro sul n° 2 approda con la storia di “Pippo e il dittatore” disegnata a tutta pagina, in grande formato e in quella veste originaria mai più riproposta ai lettori.

Vittorioso

Neppure la casa editrice “Stampa Alternativa“ ha avuto voglia ed interesse per condurre un’operazione filologica nel ristampare nell’anno di grazia 2010 integralmente questa storia nel contesto del prima citato volume “Jacovitti – Eia, Eia, baccalà, la guerra è finita”. Il medesimo trattamento hanno avuto, sullo stesso volume, le due storie consecutive “Pippo e la guerra” e “Pippo e la pace”, apparse originariamente su “Il Vittorioso” e disegnate dal Nostro fra il 1946 e l’anno successivo. Poi pubblicate in due albi della “serie Pippo”.

$T2eC16hHJIQE9qUHu0NkBP82b+gWfw~~60_35Che scrive Goffredo Fofi di queste storie (nella veste di curatore del volume prima citato di Stampa Alternativa) nel suo prologo intitolato “Jacovitti e l’interregno....” ??

Mah, insomma, a me non dà l’impressione che affondi il coltello nello specifico fumettistico con cognizione di causa, ma piuttosto che porti avanti un’analisi di tipo generale legata alla sua conoscenza della Storia e del Cinema di quel periodo. Io scrissi a Fofi chiedendogli: ma perché mai ha accettato di scrivere su Jacovitti senza averne una reale ed approfondita conoscenza??

La risposta: “perché mi andava, per sfizio, anche se avevo in cuor mio il timore/presentimento che qualcuno me lo avrebbe poi fatto notare”.

Ancora mah??

Comunque non credo che nessuno con certezza possa discettare sulle motivazioni che spinsero Jacovitti fra il 1945 e il 1947 a disegnare quelle storie che parlano di dittatura, di guerra e di pace. Lo stesso Jacovitti ha rilasciato a proposito, in tempi diversi, interviste contradditore, poi acriticamente riportate (mi ripeto. Ma ripetere aiuta) alla lettera in contesti diversi, compreso il prima citato volume nella parte curata dalla signora Anna Saleppichi (Lisca di pesce e la pace armata, pagina 29). Mah?’

Unknown

Torniamo allo specifico del saggio del prof.Preziosi. Mancano parecchie cose fondamentali ( si lo so, bisogna guardare quello che c’è, ma, insomma, anche quello che manca). Ho cercato invano un cenno alla metamorfosi de “Il Giornalino” avvenuta nel 1969, con cambio di formato e distribuzione in edicola.

1000076Perché poi questo interesse per quello specifico avvenimento ?? perché di fatto “Il Giornalino” raccolse l’eredità del nostro “Il Vittorioso” attraverso l’operato di scrittori e disegnatori ereditati da “Il sempre più bello”, Basari, De Barba , Roudolph, Jacovitti, Landolfi, Giovannini, Gianni De Luca ecc .
Pubblicazione questa, Il Giornalino, ancora validamente sulla breccia.
Sono veramente perplesso….

Va beh. Si… Il prof. Preziosi è fondamentalmente uno storico dell’Azione Cattolica e il suo saggio qui in disamina rispecchia questo lato della faccenda; però, insomma, un poco più di leggerezza, per evitare la pesantezza del tutto. E poi il titolo del libro… ma Il Vittorioso non era soprattutto molte storie a fumetti di differenti autori?’ Non è limitante parlare praticamente solo di Jacovitti e per di più non in modo nuovo e personale, ma attingendo senza riserve e senza – lo ripeto- pudore alcuno, da quanto scritto da altri.

Caesar1952cover03

Insomma, se una persona è uno studioso, studia ed elabora una sua visione degli avvenimenti, non ripete quanto prodotto da altri, anche se le visioni sono combacianti.
Oppure sono io ad essere fuori strada e i fumetti c’entrano poco. Perché è questo il lato che emerge da quanto scritto da Preziosi: la matrice storica è prevalente, “il Vittorioso” come parte del movimento associativo, la valenza pedagogica implicita nell’associazionismo e nelle storie scritte e disegnate e in tutti gli interventi parte di rubriche varie; certo è così, ma senza un’ analisi sistematica ed accurata del fumetto il nostro giornale perde di identità, non ha senso. Almeno, a me sembra così. Mi sbaglio?

Jolly - Qualunquisticherie

Un’altra cosa solamente, importante anche se da un certo punto di vista marginale nei confronti del nocciolo intorno al quale si sviluppa il saggio di Preziosi.

Portiamoci al fatidico anno di grazia 1959: ho già raccontato con molti “se” e con tanti “ma” sia nell’ambito del “Notiziario” degli Amici del Vitt n°21 del Novembre 2009 (Il Vola Hop sulle ambe etiopiche) poi su “Vitt & Dintorni” n°17 del Luglio 2011 (Alla ricerca dell’intervista perduta) e già ne avevo accennato su “Informavitt” n° 25 del settembre 1997 nell’ambito del mio intervento “La lisca di pesce censurata”, quello che so e che penso sulle varie motivazioni che portarono Jacovitti a decidere di interrompere la collaborazione con Maner Lualdi, lasciando interrotta alla 8° puntata la storia del “Vola-Hop”: fondamentalmente di ordine economico ma con risvolti legati al carattere dei due protagonisti e al loro modo di rapportarsi con la Storia.

L’aviazione nella carneficina della prima guerra mondiale, La guerra d’Etiopia del 1935/36, con l’aviazione dell’italico regno e sotto l’egida del littorio fascista che mitraglia turbe di etiopi inermi in fuga e sgancia su di loro il gas all’iprite (proibito dalla convenzione di Ginevra). Il giornalista e scrittore Angelo del Boca iniziò a denunciare questi fatti - fino ad allora prima occultati e poi rimossi- all’inizio degli anni ’60, con una serie di reportages su di un quotidiano torinese, poi in un paio di libri che suscitarono scandalo ( mai pestare i piedi alle forze armate).

Comunque per quanto concerne prove documentali concrete e reali sui rapporti personali Jacovitti/Lualdi, non ne esistono, a parte i miei ricordi, che prove non possono essere considerati. Jacovitti dal 1960 passa in pianta stabile al “Giorno dei ragazzi”, Lualdi assunse la gestione del teatro S. Erasmo di Milano. La sua direzione durò sino al 1967, anno in cui per problemi economici, fu costretto a lasciare.

 Battista poster elettorali

Ecco, cose come queste, non sono state assolutamente percepite dal Prof. Preziosi, eppure questi rapporti di un autore de “Il Vittorioso” come Jacovitti con altri editori è significativo, fa capire come si muovevano le cose nel campo dell’editoria che utilizzava anche fumetti.

L’estensore del saggio qui in disamina scrive (se ho ben capito il concetto, ma ho dei dubbi) che Jacovitti, passando nel 1957 a “Il Giorno dei Ragazzi”, lasciò il lavoro fino allora in esclusiva per l’AVE.

Questo momento non è mai stato di fatto, e nemmeno ha mai rappresentato, una sorta di spartiacque nell’evoluzione del “Vittorioso”, che comunque andò avanti senza scossoni. Poiché il nostro giornale era fatto di tante altre cose, c’erano altri disegnatori da anni all’opera.

Jacovitti, poi, non svanì nel nulla.

Basti pensare al Diario Vitt. Non ci fu dicotomia, “Il Vittorioso” continuò ad ospitare storie del Nostro, anche se irregolarmente.

Ci fu, è vero, un travaso di ingegni dal “Vittorioso” al “Giornalino”, ma anche verso altri lidi editoriali, come l’Inghilterra: esempio eclatante Franco Caprioli.

Cirlimpacco1

Insomma, ci vorrebbe un seguito al libro qui in disamina; a me pare che le cose siano state lasciate a metà, a spizzichi e a bocconi. Manca tutto il periodo della prima metà degli anni cinquanta, ad esempio. Il Prof. Preziosi, se mi legge, ( ma ne dubito assai) che pensa di tutto questo?

Commenti

Grazie per la visibilità data alle mie elucubrazioni sul saggio del prof,Preziosi.
Ci vorrebbe qui ed ora qualche avvocato del diavolo che mi facesse la riga in mezzo, che battesse un'altra gran cassa.
Devo anche precisare che nel libro qui in disamina, la prima parte storica -npn necessariamente legata all'Azione Cattolica- ha degli spunti molto interessanti.
Legati ad una visione progressista della Storia.
Non per niente Preziosi cita anche Ernesto del Boca, uno storico di sinistra che_ osteggisto dai più- ebbe il coraggio e la costanza di insistere sul ruolo delle forze armate italiane e fra queste in primis dell'aviazione, nell'ambito della tristemente famosa Guerra d'Etiopia del 1935/36.
Metto la data anche se poi di fatto quella guerra non finì allora, poichè due terzi del territorio etiopico era rimasto in mano ai legittimi abitanti.
Il Duce del fascismo di questa sciagurata guerra vittoriosa se ne fece un vanto e il "Consenso" delle italiche piazze realmente salì alle stelle.
Delle "piazze", e questo secondo i documenti del tempo che, non sono certo un metro di lettura credibile.
Su questo argomento delle glorie dell'Impero fascista ho dibattuto molto con alcuni "amici del Vittorioso",e questo per anni.
Con alcuni di essi ho dovuto perfino chiudere i ponti, per evitare chissà quali strascichi.
Il concetto di "Impero" è duto a morire, tanto che ancor oggi si stanno fabbricando super aereoplani ( i famosi cacciabombardieri....) con i quali poi poter bombardare popolazioni"barbare, incivili e possibilmente musulmane!!
Anno di garzia 2013.

Sullo Jacovitti di destra, io una risposta te l’ho data nell’ultimo intervento del post “Rarità di Jacovitti e Cassoni”.

Non vado OT, mi devo leggere per bene questo intervento molto articolato. Intanto vi giro un cinguettio di Davide Castellazzi:
La Revue Dessinée è una rivista francese di prossima pubblicazione che farà giornalismo a fumetti, ospitando reportages e inchieste.

La guerra finisce perché qualche generale ha messo una firma zu un pezzo di carta. Ma per chi l'ha vissuta, la guerra non è mai finita.

Tempi duri per la Panini?
Sentite questa, riportata dalla Stampa:

Ex dipendente clona le figurine Panini, la Finanza sequestra milioni di bustine.

Durante l’indagine le Fiamme Gialle sono riuscite
a risalire a tutte le fasi della contraffazione,
della produzione e della vendita delle figurine.
http://www.lastampa.it/2013/05/15/italia/cronache/ex-dipendente-clona-le-figurine-panini-la-finanza-sequestra-milioni-di-bustine-3h5nYfYN3l8sgRcFp82nHL/pagina.html

Grazie all’esperienza maturata per anni in azienda, un ex dipendente della Panini riproduceva e vendeva al mercato parallelo i mitici album delle figurine delle squadre di calcio.
La Guardia di Finanza di Modena, che lo ha denunciato assieme ad altri sei soci, ha sequestrato milioni di bustine.

Jacovitti bagna il naso a tutti.

sauro : si, l'ho leto e risposto, ma per ora la risposta non è ancora apparsa sul post.
Elisa: sono un curioso di modi di dire. "Bagna il naso a tutti", mi piace, intuisco che più o meno equivale a "fa le scarper a tutti".Sbaglio? Non mi lasciare in ansia!!

Riguardo a Jacovitti e il Vittorioso dell’immediato secondo dopoguerra non c’è molto di eroico da dire. Così come Rossellini e la Magnani, che da un anno all’altro passano da un film filonazifascista a uno antifascista come “Roma città aperta”, il Vittorioso e Jacovitti dimenticano di colpo di essere stati fascisti e realizzano una parodia di Hitler. Non del “divisivo” Mussolini, si badi. Anche in Roma città aperta, nella sceneggiatura originale, il soldato che sparava al marito della Magnani era un fascista, ma, per “pacificare” gli italiani, è poi diventato un tedesco. La continuità tra lo Jacovitti ante e dopoguerra è data dall’anticomunismo, come dice bene Cadoni. Lo possiamo vedere nella coeva produzione vignettistica di Jacovitti per i giornali moderati rivolti al pubblico adulto. Questo, comunque, nulla toglie al valore di Jacovitti come artista.

Sono davvero osservazioni importanti, Saur.
Un po' di sano opportunismo non ha mai mancato di contraddistinguere lo spirito italico, incline a volare dover l'aria tira.
Sono pezzetti di cronaca e di storia che affiorano in questi post e nei loro commenti.
Ma... ho capito bene o la parodia di Hitler NON era sul Vittorioso, ma era su Intervallo, anche se c'erano Pippo, Pertica e Palla?

Fantastico, tra i manifesti elettorali, Jacovitti aveva già previsto che esistessu un partito che si chiamava P.D.!

Hai Ragione, su Intervallo, altro giornalino cattolico. Ma è lo stesso.

Ricopio qui il commento di Tomasoprospero al quale si riferivam, credo, Saur:
tomasoprospero said:
Sauro: si anche questa è una lettura corretta della situazione.Ma Jacovitti era fatto così: in corso d'opera, mentre stava disegnando una storia a fumetti, interagiva con quanto accadeva intorno a lui in relazione alla storia che stava disegnando.

Questo perchè Jacovitti, lo dicono tutti e credo corrisponda alla verità, nelle sue storie a fumetti andava avanti a braccio, senza averne prima definito e stabilito un percorso completo. Poi Jacovitti, per sua stessa e ripetuta ammissione, non era un satirico (un satiro??) della politica, era questo un aspetto della vita che evidentemente non gli era congeniale.
Però quandi si sentiva tirato per i capelli reagiva, e lo faceva probabilmente senza pensarci tanto, così, per puro istinto.


Però, se andiamo indietro nel passato, troviamo storie come "Don Chisciotte"( recentemente ben ristampata)che fanno invece intuire che Jacovitti era un gran ragionatore, colto e capace di effettuare improbabili transferts temporali, dal tempo di Don Chisciotte della Mancia all'italia dell'inizio anni '50.


Meditate giovani e vecchietti, meditate.....

Cirlimpacco?

Ora purtroppo non possiamo occuparci di Jac, abbiamo Eli in stato di agitazione,
qualcosa deve averla molto impressionata nell'intervista video di Augias a Giorello.
Forse la scena -molto intensa- in cui l’animale giurassico divora una preda salvandola
al contempo da una gaffe. Il post è già stato tolto. Di Eli te ne occupi tu?

Eli? Eli McGraw?
Chi è?

Sauro: non facciamo di tutte le erbe un fascio( d'erba).
"Il Vittorioso" fascista?' Forse "il Balilla" lo era. Ma tutti gli altri settimanali a fumetti per ragazzi, da "Topolino" ,all"Avventuroso", l'"Audace ","Il Corriere dei Piccoli" e così via che altro potevano fare??
facendo una sorta di censimento su tutte le storie apparse su questi settimanali, quelle che inneggiavano al fascismo si possono contare sulle dita di due mani!!!
Altra cosa è l'amor di Patria! Eh, eravamo italiani in guerra, padri, zii e nonni sui diversi fronti.
Io da piccolo , quando avevo cinque anni, per chi devevo tenere, per gli inglesi che bombardavano indiscriminatamente le nostre città e le nostre campagne di giorno e di notte?'
Sauro, la Patria è un sentimento dell'anima!
Lo dico io che all'anima non credo.....

Caro Tom, quelli del Vittorioso erano fascisti eccome. Sia pure con le riserve tipiche dei cattolici. E diciamola tutta, sostanzialmente Jacovitti è rimasto sempre fascista, anche decenni dopo la guerra. Ti ricordi come finisce la storia su Hitler? Con il protagonista che piange calde lacrime temendo che il futuro sarà anche peggio, a causa dei molti partiti che stanno per nascere. Ancora in una vignetta degli anni sessanta pubblicata in questo post vediamo Jacovitti criticare il multipartitismo. Per Jacovitti i partiti creano confusione, mentre il partito unico fascista creava ordine. Lui è nato in quel clima, e c’è rimasto. Poi, è chiaro, non è che ci si può dichiarare pubblicamente fascisti in una società democratica, soprattutto se si vuole trovare lavoro nei giornali. Ma che Jacovitti fosse fascista a me, come lettore, non frega proprio niente. Mi interessa solo che abbia realizzato buoni fumetti.

Sauro: alla fine la mia risposta a quanto da te scritto su Jacovitti di Linus è apparsa sul post Jacovitti/Cassoni, la 59°, su 61. Mi pare: in questo bailamme mi ballano gli occhi!!!

Salve, Tomaso.
Speravo che qualcuno se ne accorgesse. "Bagna il naso" è un po' come dire "mangia la pappa in capo", mi spiego?
Ma è un'espressione usata dal Prof. Giorello in un altro post, o meglio nel video dove risponde alle domande degli studenti su Topolino.
E Corrado Augias gli chiede appunto cosa voglia dire "bagna il naso", perché non lo sa manco lui!
:-)

Ho commesso un altro errore: il Psiup a cui si riferisce la vignetta sopra è quello degli anni quaranta, non quello dei sessanta: allargando solo adesso la finestra del computer ho visto che lo stile di Jacovitti è ancora quello prima maniera. In ogni caso, la sostanza non cambia.

Cara Elisa Fusi, sostieni e ribadisci che "Jacovitti e Cassoni bagnano il naso a tutti". Ma io sono abbastanza duro di comprendonio (basti dire che sono sardo, oltre ad avere 86 anni) e, nonostante il prof. Giorello e Corrado Augias, non ho ancora capito il significato della frase.
Puoi spiegarmelo tu per favore, in parole povere, adatte al mio comprendonio?
Grazie!

Ma Sauro, che dici ma?? Il contesto storico/culturale del 1945 non è certamente quello degli anni sessanta.
Tu lo sai meglio di me quali sono le relazioni che intercorrono fra testo ,contesto e relativo codice.
Se io leggo un dipinto del 1600 come se fosse del 1800 non posso fare altro che creare un grande casino interpretativo. Insomma......

Volevo dire che Jacovitti ha sempre dimostrato diffidenza nei confronti del multipartitismo, anche se ora non saprei dirti in quali vignette. Era un aristocratico come Totò, non so se monarchico come lui.

Saur e tomasoprospero: la vignetta con i manifesti elettroali ê nella storia "Battista l'ingenuo fascista" pubblicata - se no erro - su "Intervallo" nel 1945 e ora ripubblicata sul volume Stampa Alternativa con il saggio di Fofi che chiaramente non ha la più pallida idea su Jacovitti

Anto Alisei, Jacovitti aveva non solo previsto un partito PD, ma anche un partito dei NANI (e delle ballerine, aggiungo io).

Rieccomi!
"Bagna il naso" vuol dire "fa le scarpe", "gli dà una pista", "dà la polvere" agli altri (come Speedy Gonzales). Gli altri "non legano loro le scarpe".
E altre espressioni idiomatiche sul tema.
Forse il altre zone d'Italia se ne usano di diverse. A Milano "bagna il naso" è abbastanza comune. Da cosa derivi non so, davvero.
Una storiella, una gag?

"ti bagna il naso" lo sentivo usare alle elementari e voleva dire "ê più bravo di te". Secondo mio fratello, quando era lui alle elmentari (anni '60) il primo della classe doveva bagnare il dito e andare a toccare il naso del più asino. Da qui, "bagnare il naso"

Sauro: "Pippo e il Dittatore" bisognerebbe leggerlo nella versione originale su "Intervallo". L'albo è un poco, pochino, pochissimo, diverso, con qualche taglio e alcune cose scritte cambiate.
Io lo posso fare perchè anni fa Antonio Cadoni mi inviò gentilmente le fotocopie.

Pippo piange calde lacrime, ma lui e i suoi amici Pertica e Palla sono scampati per un pelo agli orrori del campo di concentramento nazista.
La fine della storia, seppur ambientata in Flittonia= Germania hitleriana, richiama l'anarchia del dopo 8 settembre 1943 in Italia, e nello stesso tempo il proliferare dei partiti dopo il 25 Aprile 1945.
A mio parre "Pippo e il dittatore", storia disegnata presumilmente nell'Aprile/Maggio di quello stesso anno,è lo specchio di quanto doveva pasare nella mente di un giovane di 22 anni, Jacovitti, che ne aveva viste di tutti i colori. Compresa la cattura da,parte dei tedeschi all'inizio del 1944 ( una retata all'università) e il suo "Trasferimento2 in un campo del nord Italia in attesa degli eventi.
Poi la fuga di Jacovitti e il suo fortunoso ritorno a Firenze nella cittò ancora occupata dai nazi-fascisti.
Cose non da poco.
Che certamente gli rimasero impresse nella mente.

Caro Tom, temo siano differenze di poco conto. Anche perché le stesse cose le si possono leggere in altri fumetti di Jac. Credo di averti già dimostrato, nei miei interventi nel post "Rarità di Jacovitti e Cassoni", che Jacovitti si abbeverava nella peggior stampa dell'estrema destra, e non negli anni quaranta, ma nei settanta; quando addirittura lavorava per Linus. Bisogna togliersi di testa questo concetto: fascista = picchiatore con il manganello. Per fortuna, o purtroppo, la stragrande maggioranza dei fascisti erano persone normali. E poi la mia è solo un'ipotesi, magari Jac non era affatto fascio. Infine, per l'ennesima volta, chi se ne frega se Caravaggio era un assassino. A me Caravaggio non interessa, mi interessano i suoi quadri.

Gli interventi si accavallano non in ordine di "prima e dopo".
Comunque possiamo concludere che meglio solo leggere Jacovitti o guardare Caravaggio e non pensare??
Io mi pongo sempre molte domande, e mi pare che anche tu lo faccia.Partiamo da posizioni generazionali diverse, quindi i fraintendimenti sono inevitabili.
La famosa "incomunicabilita", della quale parlai e scrissi con Fortunato (Latella), a proposito degli strumenti di lettura che ognuno possiede ed usa come può.
Va beh, va bene lo stesso.
Viva la pastasciutta, viva Toto ( anche se era monarchico, lui, presunto Principe di Bisanzio[ pare sia tutta una balla] 9. .

Dobbiamo discutere sia dell'opera che del suo autore, certo, ma senza confondere i due piani. Insomma, non dobbiamo fare come le ragazzine isteriche che stravedono per un divetto confondendo l'uomo con la sua opera.

Avrete forse letto, stando in tema, che è uscito un nuovo volume della collana Nerbiniana, dedicato alla storia della stampa periodica socialista e comunista per l’infanzia prodotta in Italia tra il 1893 e il 1965.

Non l'ho visto ma ho letto ciò.
il volume – curato da Juri Meda – si compone dei contributi di più autori.
So che gli eventuali ordini possono essere inviati direttamente al seguente indirizzo: edizioni@nerbini.it.

segnalo anche, sempre nerbini editore, il volume "Inchiostro e incenso".Il Giornalino. storia e valorieducativi di un periodicocattolico per ragazzi(192471979). Autrice, Ilaria Mattioini, docente all'Università di Milano.

Mi sa che è saltato qualcosa....
Va beh.....
Comunque, Sauro, come fai a dire "che quelli del Vittorioso erano fascisti, eccome".
Fascisti nel senso che vivevano nel "ventennio", dove chi- impiegato pubblico - non prendeva la tessera del partito veniva licenziato??
Oppure ti riferisci al periodo successivo al 1945??
Comunque è stato scritto parecchio su questo argomento, compresa la lista dei nomi dei cattolici dl Vittorioso picchiati e torturati dalle squadracce repubblichine.Enrico Basari, ad esempio.
C'è parecchia letteratura a proposito, non di parte. Mi pare che, oltre a Cadoni, ne abbia scritto anche Ernesto G. Laura. Persone sulle quali metterei la mano sul fuoco.

Domanda forse impertinente: Enrico Basari (o "Mario" Basari???) era il compagno della De Barba, che forse era rimasta vedova?
Credo che tutti e due siano scomparsi.
Ed è quello che aveva scritto il soggetto di "Pippo e Gibù" se ricordo bene, vero?

Caro Tom, io direi di chiudere questa discussione sul fascismo anche se, me ne rendo conto, l’ho aperta proprio io. In ogni caso devo risponderti. Naturalmente parlavo del Vittorioso nel ventennio. Nell’Italia fascista, diversamente che in Unione sovietica, le arti erano lasciate in pace. Il cinema, per esempio, non faceva apologia al regime (salvo quel film di Rossellini con la Magnani, e poco altro). I fumetti lo stesso, sempre salvo eccezioni. Per esempio, sul Vittorioso, la famosa adesione alla guerra di Spagna di Romano il legionario. Poca roba, comunque. Dopo la destituzione di Mussolini, nel 1943, le cose cambiano e molti fascisti convinti diventano antifascisti. Per esempio, Giorgio Bocca prima scrive articoli antisemiti, più nazisti che fascisti, e poi diventa partigiano. Quindi non stupisce che anche al Vittorioso molti abbiano cambiato idea. Lo stesso Jacovitti, al quale ho dato in maniera un po’ sciocca del fascista, sarà cambiato. Ma quanto incideva per queste persone essere stati fascisti? Difficile dirlo, e ormai non importa più.

Enrico Basari, morto dopo le torture nazifascite, era il padre di Mario, assunto nel 1945 dalla redazione del Vitt perchè praticamente orfano.Mario Basari, è morto, mi pare, alla fine degli anni '90 a causa dell'alzheimer.
Non so, non ho mai e neppure sentito dire che la signora De Barba Gelardini fosse la compagna di questo o di quello. Di certo di nessuno dei due Basari, per una semplice motivazione anagrafica.
Mario Basari poi, non so quando, si sposò ,ebbe figli, una vita normalissima.
Ma scusa, Giovanni, perché mai ti è venuta in mente una cosa simile??

La posizione dei cattolici nel fascismo, d’altra parte, era problematica per ovvi motivi. Il primo direttore del Vittorioso, don Regretti, sembra fosse antifascista. La tessera fascista veniva presa per fare carriera più che per adesione ideologica, vero pure questo. Ma il consenso al regime, prima di perdere la guerra, era quasi assoluto. La stragrande maggioranza degli intellettuali, in seguito fieri antifascisti, come Moravia, scrivevano lettere di lode e di supplica a Mussolini. Per dirla alla Albero Sordi, siamo ormai abbastanza grandi per sapere di chi siamo figli. Poi, che cosa pensassero veramente i redattori e gli autori del Vittorioso prima del ‘43, uno per uno, è ovviamente impossibile saperlo.

Mario Basari, o meglio Merry Basario detto Fustigamilebriosce ("Jak Mandolino e Gionni Chitarra" o, nella versione Oscar Mondadori: "Gangster come si deve") ha sì scritto il soggetto di "Pippo e Gibù" (da cui viene la mia citazione sulle barzellette di Vittò in un altro post) ed ha lavorato al Giornalino fino agli anni '80 come sceneggiatore. Ma davvero la Gelardini (Rengel, Linda Geri, etc) è stata la sua donna o la donna di suo padre?

cattolici e fascismo: non dimentichiamo che il primo Concordato tra lo stato italiano e la chiesa cattolica era stato firmato nel 1929 in pieno regime fascista. Dovevano quindi in qualche modo tollerarsi a vicenda, per quanto l'Azione Cattolica fosse un concorrente dell'Opera nazionale Balilla

Sì, sì, Paolo, è vero che tolleranza, o il tentativo di tolleranza, è cominciato durante il Fascismo. Ma adesso il problema è che non ci si deve mica alleare o confrontare con persone della stessa qualità. Da una parte ci sono persone che si occupano di politica- Dall'altra parte ci sono persone che hanno commesso reati, secondo quanto dice la magistratura. Non sono condanne con sentenza definitiva? Chissenefrega, i problemi degli italiani sono tutt'altri. Non le Olgettine, la Minetti, Ruby, i diritti Mediaset, tutte le porcherie (evasione fiscale in testa) che un partito ha fatto ai danni nostri. Come ha detto Santoro: 600 milioni di pernacchie a questa parte politica con la quale non ci si puo' alleare, e se con essa si fanno dei patti (come adesso), costoro li violeranno sistematicamente, perché questo è il loro DNA. E' tanto difficile capirlo? Sono anni che parlo in questo blog e in altri, e anche nelle strade. Ma mi sembra che gl'italiani non abbiano capito niente. PRRRRRRRRRRRRRR!!!

Anche la storia "Pippo e le pere di mare" apparsa nel 1958 su "Il Vittorioso" fu scritta da Mario Basari e disegnata naturalmente da jacovitti.
Io a dire il vero non ho mai capito la ragione di questa collaborazione, visto che jacovitti non si trovava a suo agio nel lavorare su sceneggiatura altrui.
Certamente pesò il fatto che Jac dal 1957 lavorava a tempo pieno su "il Giorno dei Ragazzi" e anche su "Il Travaso delle idee", ma secondo me faceva prima ad inventarsi lui tutto che seguire una storia preconfezionata da altri.
Comunque Mario Basari scrisse e sceneggiò sul Vittorioso decine e decine di storie, oltre che scrivere racconti a sè stanti.

Sì, sì, Paolo, è vero che tolleranza, o il tentativo di tolleranza, è cominciato durante il Fascismo.
Ma adesso il problema è che non ci si deve mica alleare o confrontare con persone della stessa qualità.
Da una parte ci sono persone che si occupano di politica- Dall'altra parte ci sono persone che hanno commesso reati, secondo quanto dice la magistratura. Non sono condanne con sentenza definitiva?
Chissenefrega, i problemi degli italiani sono tutt'altri.
Non le Olgettine, la Minetti, Ruby, i diritti Mediaset, tutte le porcherie (evasione fiscale in testa) che un partito ha fatto ai danni nostri.
Come ha detto Santoro: 600 milioni di pernacchie a questa parte politica con la quale non ci si puo' alleare, e se con essa si fanno dei patti (come adesso), costoro li violeranno sistematicamente, perché questo è il loro DNA.
E' tanto difficile capirlo? Sono anni che parlo in questo blog e in altri, e anche nelle strade. Ma mi sembra che gl'italiani non abbiano capito niente.
PRRRRRRRRRRRRRR!!!

Ascolo "Servizio Pubblico" e sentire cosa grida la gente a Brunetta e alla Santanché, almeno mi fa essere solidale con questi, che dicono cose condivisibili.

Una di queste riguarda la destinazione in cui dovrebbe andare il difensore della Bandiera Italiana, l0metto che sempre cercato di offendere i cittadini provocandoli.
Sua Emittenza.

"Hai le orge contate" ho letto su un cartello.
Le orge e le Orgettine.

"Olgettine", anzi.

A proposito: non c'é nessun film "fascista" di Roberto Rossellini coin Anna Magnani. Infatti, il loro primo film insieme è stato "Roma Città Aperta". I film "fascisti" di Rossellini sono stati: "La nave bianca", "Un pilota ritorna" e "L'uomo dalla croce", tutti girati prima di "Roma Città Aperta"

Tra Mario Basari e Renata Gelardini vedova De Barba c'è stata solo ed unicamente una collaborazione artistica (entrambi erano redattori del Vittorioso). Insieme scrissero alcuni soggetti firmandoli GelBas.
Mario Basari era felicemente sposato con Fausta Aldini, funzionaria direttiva del Ministero delle Finanze (sua sorella era una nota attrice, tanti anni fa). E non era certo tipo da scappatelle (posso ben dirlo io, in quanto per anni mi ha onorato della sua amicizia e frequentavo la sua casa).
Mario è morto alle 6,40 del 3 novembre 2002, dopo oltre due anni di ricovero in una clinica privata per malati d'alzheimer. Anche Fausta è deceduta due anni fa. Non avevano figli.

Per quante ore dovremo sopportare ancora il vaniloquio acido della Santanché? Per ascoltare opinioni intelligenti, capisco chi fa i programmi, che deve mettere anche delle persone che contrastano questa qualità. Ma davvero, basta, basta, basta! Esiste un decoder che azzera le chiacchiere di queste marmaglia?

Scusate...
Interessante la conversazione telefonica di Berlusconi, la sua manifesta volgarità nell'intimità.

Scusate, non volevo sollevare un vespaio, mi spiace se ho offeso qualcuno, non volevo riportare un pettegolezzo, lo scrivevo con candore perché questo avevo letto. In rete si trovano tante cose. Non ci vedevo nulla di male.
Sono d'accordo anch'io con Tomaso sul fatto che la storia di Gibù, che ho letto su un Oscar Mondadori tutta rimontata, non è granché, e che Jacovitti sembrava a disagio a seguire una trama troppo delineata e razionale.
Scusate ancora, a presto.

Paolo: per qualche strano motivo devo aver confuso Rossellini con il regista Goffredo Alessandrini, specialista in film di propaganda fascista e marito di Anna Magnani.
Per tutti gli altri: ma cosa avete contro le olgettine? Io ne ho intervistate una decina, molte delle quali all’interno di servizi fotografici di nudo (ovviamente artistico!) pubblicati da riviste maschili. Sono quasi tutte delle brave ragazze, se qualcuno volesse verificarlo di persona potrei dargli i numeri di cellulare. Ho anche il numero di Luxuria, sempre per chi fosse interessato.

In ogni caso, Rossellini era il cinematografaro più fascio di tutti, pur non essendo obbligato a girare film di propaganda. Per questo colpisce che, appena finita la guerra, giri il film antifascista per eccellenza. Colpisce meno se ci ricordiamo che stiamo parlando di italiani.

Non capisco tanto. Scusa, Saur, perdona l'ignoranza, ma che mestiere fai? Scrivi per Playboy o qualcosa di simile? Si trovano delle interviste a queste Olgettine? Mah!

Troppo complicati gli ultimi interventi.

Faccio il giornalista. Le olgettine le ho intervistate prima dello scandalo: non sapevo nulla del bunga bunga.

Grazie, capito. Io studio ancora. Buona serata a tutti.

Buon giorno!! Questa mattina alle ore 10.00 devo andare dall'oculista per sapere che accadrò ai miei poveri occhi!Così prima che possa accadere l'irreparabile ( mio fratello e anche mis cugina Mria Pia sono diventati il primo mezzo orbo , la seconda cieca.
Pare che io abbia ereditato gli stessi geni.
Così, cari followers, certamente impietositi, non potrete fare a meno di leggere le mie ultime volontà.Sono solo mille pagine che vi proporrò a puntate.Via,si parte: "Eccetto Topolino", misterioso, inquietante indagine a sei mani nell'Italia delle camice nere e del fumetto anni trenta - due quelle di Leonardo Gori - che io ho già richiesto all'editore versando tramite bonifico lampo la sommetta di euro 35. Il volume mi è giunto sabato 12 Novembre e io naturalmente l'ho già letto e riletto: un lavoro encomiabile, basato su accurate ricerche di archivio che hanno messo in luce i rapporti intercorrenti fra la case editrici Mondadori, Nerbini e Vecchi con la cultura e il potere fascista del tempo. In un arco di 15 anni, dall'inizio degli anni trenta alla fine del secondo conflitto mondiale sfilano sotto gli occhi del verosimilmente attonito lettore strategie editoriali che portarono albi e giornali a fumetti del tempo,"L'Avventuroso", l"Audace", "Topolino" e così via, a conquistare il mercato dei fumetti con milioni di copie vendute.Il più esagitato dei tre è certamente Luca De Bois, che, contemporaneamente alla esibizione ginnico artistica, tiene fra le mani il suo "portatile" sul quale sta digitando in diretta le ultime notizie sul mondo dei comics per il blog che il "Sole 24 Ore" gli mette quotidianamente a disposizione. Ma anche Leonardo Gori non scherza: infatti all'interno del cortile che immette alla Salpêtriere si estolle uno schermo gigante sul quale scorrono le immagini del sito "Fumetto Classico". Un prurito alla nuca: sento puntati su di me gli occhi color giada di April Bell. Mi giro lentamente e la osservo: é seduta all'esterno della Brassserie "Chez le bicot rôti", proprio di fronte a me, quasi la potrei toccare se allungassi un braccio; si è tolta la consueta leggera pelliccia di lupo bianco e i suoi capelli rossi risaltano sulla serica pelle. Al suo fianco Gianni Brunoro sta bevendo un bicchiere di bloody Mary ben ghiacciato e contemporaneamente sta parlottando con un individuo dall'aspetto godereccio e ridanciano: nonostante lo stetson calato sulla fronte e gli occhiali neri a specchio riconosco in lui Sergius La Lama, il temibile capo del GAF fiorentino, famoso per l'abilità con la quale con un sol movimento della mano fa velocemente penetrare nei punti più sensibili del corpo umano l'affilata lama del suo kriss made in Calcutta. Conviene filare? Mi volto verso Franco e gli chiedo: tu che mi consigli?? Ci devo meditare sopra?? Va beh, cercherò di farlo: Jacovitti che cosa sognava mentre ancora gli echi della guerra risuonavano nella sua mente?? Beh, sappiamo che il momento cruciale per tutti gli italiani fu quando nel 1943 cadde il fascismo. Jacovitti, allora ventenne, pianse lacrime amare di fronte alla disillusione di vedere il mito del Duce, l'uomo forse mandato dalla Provvidenza ( secondo Pio X1°), che aveva sempre ragione e quindi non sbagliava mai, "tradito" dalla congiura militar/giudaica/monarchica/frondista: ma, mi chiedo io, il Gran Consiglio non fece forse una semplice legale votazione?? Dove sarebbe stato il tradimento??
Jacovitti racconta nell'ambito della intervista fiume ora ripubblicata su "Jacovitti, 60 anni di surrealismo a fumetti" dell'editore N.Pesce e raccolta a sei mani a suo tempo da Boschi, Gori e Sani , di aver pianto alla notizia della caduta del Duce.
Si potrebbe quindi pensare che fino a quel momento il Nostro avesse sinceramente creduto nella giusta causa di una guerra allora ancora in pieno svolgimento, voluta da Hitler ma appoggiata da Mussolini inizialmente convinto che con pochi mesi di sacrifici e alcune migliaia di morti, l'Italia avrebbe guadagnato il diritto di sedere al tavolo dei vincitori per accaparrarsi parti della Francia, tutto il Nord Africa dall'Etiopia fino al Marocco; il grande impero coloniale che l'avrebbe alla fine messo, il Dux, alla pari con le grandi nazioni colonialiste europee, a partire dall'odiata Inghilterra. Forse ingenuamente, a queste cose sbandierate dalla propaganda di regime, credeva anche Jacovitti,
Non saprei dire.
Certo che poi Jacovitti dovette confrontarsi con la cruda realtà e riflettere sulle sue passate convinzioni.
Il Nostro in quel periodo su "Il Vittorioso" con i suoi fumetti avventuroso/comici la realtà la eludeva ( ma avrebbe potuto fare diversamente?) con "Caramba", Chicchirichi" e "Cin Cin", storie a mio parere intriganti ed originalissime ma certamente proiettate in una dimensione atemporale; poi "Cip poliziotto " e il capolavoro "Pinocchio".
Ma tutti i nodi presto sarebbero venuti al pettine: su "Intervallo" all'inizio del 1945 qualcosa si muove e con "Pippo e il dittatore" si ride a denti stretti, mentre con la "Famiglia Spaccabue" la violenza è implicita nei comportamenti maneschi dei protagonisti: violenza della quale Jacovitti non si libererà mai più.
Vedo con la coda dell'occhio che il Buon Peeters uscito dal Bistrot sta cercando di filarsela per la tangente con la busta contenente i preziosi albi, mi alzo e faccio per precipitarmi al suo inseguimento ma….

Pensavate che fosse finita??
Il bolog ha creato un mostro , ovverossia il sottoscritto.
Per darvene una prova vi introduco alle prime righe del mio diario segreto, quello che conosce solo Francesco, mio nipote e contemporaneamente il mio editor.
Ha solo 9 anni? Beh, si, certo, nessun altro mi sta a sentire,quindi......Un clamore lontano mi colpisce i padiglioni auricolari.Mi avvicino alla fonte. Ah, di nuovo loro, il solito gruppo di cantimbánchi girovaghi di incerta etnia ( maori, toscani, forse lapponi urbanizzati) si impegna per intrattenere la folla di parenti e amici che vanno o vengono dall'aver visitato i pazienti. I pochi incuriositi passanti, o anche qualche raro turista ( quasi sempre figlio del sol levante), si soffermano incuriositi. Vibrante di gioia una voce fuori campo sottolinea le danze dei tre giocolieri, che sprizzando energia stanno cantilenando e mimando una sorta di danza che tenta di esprimere l'immenso gaudio per la ristampa del famoso libro edito da Nicolas Poisson, "Jacovitti, 60 anni di surrealismo a fumetti" Un clamore lontano mi colpisce i padiglioni auricolari.Mi avvicino alla fonte. Ah, di nuovo loro, il solito gruppo di cantimbánchi girovaghi di incerta etnia ( maori, toscani, forse lapponi urbanizzati) si impegna per intrattenere la folla di parenti e amici che vanno o vengono dall'aver visitato i pazienti. I pochi incuriositi passanti, o anche qualche raro turista ( quasi sempre figlio del sol levante), si soffermano incuriositi. Vibrante di gioia una voce fuori campo sottolinea le danze dei tre giocolieri, che sprizzando energia stanno cantilenando e mimando una sorta di danza che tenta di esprimere l'immenso gaudio per la ristampa del famoso libro edito da Nicolas Poisson, "Jacovitti, 60 anni di surrealismo a fumetti" - A Suivre

Pensavate che fosse finita??
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Ha solo 9 anni? Beh, si, certo, nessun altro mi sta a sentire,quindi......Un clamore lontano mi colpisce i padiglioni auricolari.Mi avvicino alla fonte. Ah, di nuovo loro, il solito gruppo di cantimbánchi girovaghi di incerta etnia ( maori, toscani, forse lapponi urbanizzati) si impegna per intrattenere la folla di parenti e amici che vanno o vengono dall'aver visitato i pazienti. I pochi incuriositi passanti, o anche qualche raro turista ( quasi sempre figlio del sol levante), si soffermano incuriositi. Vibrante di gioia una voce fuori campo sottolinea le danze dei tre giocolieri, che sprizzando energia stanno cantilenando e mimando una sorta di danza che tenta di esprimere l'immenso gaudio per la ristampa del famoso libro edito da Nicolas Poisson, "Jacovitti, 60 anni di surrealismo a fumetti" Un clamore lontano mi colpisce i padiglioni auricolari.Mi avvicino alla fonte. Ah, di nuovo loro, il solito gruppo di cantimbánchi girovaghi di incerta etnia ( maori, toscani, forse lapponi urbanizzati) si impegna per intrattenere la folla di parenti e amici che vanno o vengono dall'aver visitato i pazienti. I pochi incuriositi passanti, o anche qualche raro turista ( quasi sempre figlio del sol levante), si soffermano incuriositi. Vibrante di gioia una voce fuori campo sottolinea le danze dei tre giocolieri, che sprizzando energia stanno cantilenando e mimando una sorta di danza che tenta di esprimere l'immenso gaudio per la ristampa del famoso libro edito da Nicolas Poisson, "Jacovitti, 60 anni di surrealismo a fumetti" - A Suivre

Perdinci, ho ripetuto due volte lo stesso pezzo!!
Mi ci vuole proprio l'oculista!!

Per me questo blog è un Golem, oppure un ibrido mostruoso, tipo Bolog, quello che da piccolo mi tirava i piedi mentre dormivo!!
Comunque devo dire che vorrei andare a parare (dove',dove??) all'interno di " Jacoviti 60 anni si surrealismo a fumetti", come il tipico parassita che si infila nel frutto appena nato, vi impianta il suo uovo, che poi diverrà verme fino a trasformarsi in Alien. Già il mio ideale è diventare da grande Alien, il vendicatore di jacovitti & dintorni.
Aspetto di avere fra le mani l'ultimo exploit su Baby Tarallo... ma che dico , su Johnny Lupara, insomma quello in arrivo (l'ho prenotato), per avventarmi sia sui tre "mischini" suonatori di ghironda che sul più pasciuto Nicola bakena, al secolo semplice Pesce.
Va be, non rimane che attendere!

Posso tentare di non spiegarmi?'
"Ma perchè poi", potrebbe chiedersi e chiedere qualcuno.
Beh, ovvio, tutti sono capaci di spiegare, pochi di intenzionalmente non spiegare. Me lo disse Raymond Queneau nel 1969 quando seguivo i suoi corsi di "linguaggio " alla Sorbona. Ne volete un esempio pratico??' Ohhhh, che coro di fischi, lazzi ed urla!!
Non lo volete?? Beh, io ve lo propino lo stesso!!.
Dicembre 1974, Fra i cupi alberi della foresta di Brocelande il freddo vento di tramontana non mi dà tregua.
Alle mie spalle sento il rumore di fronde spezzate prodotto dai miei inseguitori che senza andare tanto per il sottile stanno facendosi largo fra la vegetazione: chi sono?? Mah, li ho appena intravisti e mi pare di avere riconosciuto fra di loro il genio del male Big Fish, detto l’editore fantasma , Phantom blot!!
Perché mi inseguono?? Forse senza nessun motivo apparente, mossi da un cieco desiderio di distruzione.?’ No macchè, io so benissimo che le forze della controrivoluzione vogliono assolutamente impedirmi di inviare a Luca Boschi la mia relazione riguardante Jacovitti e i misteri di Linus, la vera storia del perché e percome il grande Lisca di pesce fu allontanato, o se ne andò, dal mensile milanese gestito da una proprietà mossa da inesplicabili motivazioni, a parte l’ovvia bramosia del profitto.
E il direttore Oreste il guastafeste, e la redazione composta da scatenate erinni, e i colleghi disegnatori, scherani della nota agenzia “Cane mangia cane”??
Ci sarebbe quella faccenda della “Bocca dorata” di Hugo Pratt, poi travisata da qualche distratto in “statua dorata”. Ma in questo caso si tratterebbe addirittura di un triplice un equivoco linguistico, poiché io stesso avevo parlato con Mister Oreste di "l'oréè", ossia il bordo del bosco e non di "dorée", ossia dorato. E poi la bocca, da dove è saltata fuori??
Chiarezza, by Jove, esigo chiarezza!!!!

ma quale chiarezza!!
Meglio rimescolare le carte in tavola.

Finalmente una bella giornata di sole qui all'ingresso della Salpêtrière, il grande ospedale del 13° ( al confine con il 5°, tanto che basta essere sull'altro lato del boulevard de l'Hôpital per passare da un arrondissement all'altro),dove si estolle la famosa Cappella di San Luigi, pregevole opera architettonica costruita nella seconda metà del 1600 da un tal architetto, estroso quanto mai, rispondente al nome di Libéral Bruant. Mi dirigo verso la grande libreria "Mona Lisait", parte di una catena che - mi pare - solo a Parigi conta ben dodici negozi del genere: vi si possono trovare libri nuovi ma anche quelli ormai usciti dal circuito della normale distribuzione o addirittura fuori catalogo.Qui mi attende la delegazione degli "Amici del Vitt", in viaggio premio per aver pubblicizzato con inusitata verve l'uscita del volume dell'AVE "L'Italia del Vittorioso". Si, finalmente L'Anonima Veritas Editrice ha sdoganato le annose remore che si portava dietro nei confronti de "Il Vittorioso", ed ha chiamato il Prof. Giorgio Vecchio, docente di storia all'Università di Parma, che ha provveduto all'introduzione scritta di ben 62 pagine al volume in questione.Volume nell'ambito del quale vengono ristampate di seguito le seguenti storie a fumetti apparse nel corso dei decenni sul "Sempre più bello": 1) Il giro ciclistico di Zoolandia di Craveri del 1938. 2) Per l'Italia di Kurt Caesar del 1940. 3) I tre gigli, di Gianluigi Bonelli e Raffaele Paparella, 1941. 4) La carovana di Kansoes di Raffaele Paparella, 1946. 5) Il cantico dell'arco, di Danilo Forina e Gianni de Luca, 1952. 6) Al di là della Raya, di Franco Caprioli,1955. 7) Pippo preistorico, di Benito Jacovitti, 1956.8) Procopio.Un caso semplice, di Lino Landolfi,1957/58.
Oltre a questo vengono riprodotte una trentina di copertine del Vittorioso in ordine cronologico.
Il cielo si è improvvisamente incupito e un vento impetuoso agita i rami dei numerosi alberi del viale creando una fastidiosa cacofonia. Perbacco, la pioggia scende a scrosci!!
Con veloci passi mi infilo all'interno di un Bistrot , il primo che trovo. Meno male , l'ho scampata bella, poiché fuori si è scatenato l'inferno. Mi guardo intorno: ahi,ahi, seduto ad un tavolino scorgo il vecchio amico di penna Anchise Ascanio, classe 1899, ultimo sopravvissuto dei "ragazzi" che combatterono nelle trincee della prima guerra mondiale, compagno di classe alle elementari di Sebastiano Craveri. Perbacco, al suo fianco il Prof Antoin Peeters, esperto in fumettologia comparata!! Peccato che parli solo l'incomprensibile del dialetto di Anversa. Come vede la mia busta con i rari albi dice qualcosa di simile a "Jederrenslaapt nog.Jh ga er tocheens op gaat ge bueren!!" Poi mi si avvicina e con un sorriso di incerto significato mi sfila la busta.
"Wait a moment "dico io, " those albuns are very precious, don't try to robe them!!" Peeters sorride apertamente e biascica qualcosa del genere:" Nu,nu komt, op whip ge- beuren!" Mah???
Inevitabilmente Anchise mi vede e mi invita con voce perentoria a sedermi al suo fianco.
Mi guata con cipiglio feroce ed attacca:" ahh, vecchio traditore, hai scritto la recensione per il volume di Giorgio Vecchio su "L'Italia del Vittorioso"!!! Stammi bene a sentire ,testa di rapa, Il titolo stesso del volume, "l'Italia del Vittorioso" è indicativo: si tratta di presentare ai lettori la storia italiana a partire dal 1937 per finire alla fine degli anni sessanta,vista in un'ottica di tipo selettivo, ossia mettendo al centro la storia dell'Azione Cattolica, dell'editrice AVE e delle sue pubblicazioni. In questo caso principalmente il settimanale per ragazzi "Il Vittorioso". Naturalmente il prof Vecchio non può esimersi dal contestualizzare quanto l'Azione Cattolica fa e produce in più di trent'anni, poiché questa è la prassi corretta, l'unica del resto che permette di capire gli avvenimenti storici e le relazioni che esistono fra le vari componenti che formano il loro insieme. Il problema che in questi casi sempre esiste è stabilire in quale modo il contesto - l'insieme degli avvenimenti spesso fra loro inscindibili- sia più o meno preminente sul singolo fatto. La storia de "Il Vittorioso" secondo me perde di senso se estrapolata dal contesto specifico del mondo dei fumetti coevi e dalla editoria che li produce. Questo un po' il limite di tutti quegli studi sulle pubblicazioni a fumetti che tendono ad estrapolare il testo dal contesto.Il prof, Vecchio non commette di certo questo errore nei confronti della Storia, poiché il suo studio è fortemente contestualizzato. Inevitabilmente poco consistente risulta essere invece lo scenario che presenta del mondo dei fumetti in generale; dico inevitabilmente, perché un tentativo di approfondimento in tale senso avrebbe necessità non di 62 pagine a disposizione , ma almeno di dieci volte tanto.Inoltre le "note" bibliografiche di riferimento che compaiono da pagina 56 a 59 sono significative nella loro unitaria caratterialità: sono tutti riferimenti colti, esenti dalle contaminazioni popolari rappresentate dall'eterogeneo mondo delle riviste di storia e critica del fumetto, come di fatto è, ad esempio, "Vitt & Dintorni". Un limite, un pregio? ai lettori l'ardua risposta. Inevitabilmente la selezione di otto storie rispetto alle centinaia apparse in tanti decenni sul "Sempre più bello", non può che essere un'operazione di parziale presentazione di quanto in effetti il mondo de "Il Vittorioso",inteso in senso stretto, rappresenta. Non voglio entrare nel merito della loro qualità...." Ascanio si alza perché deve andare in bagno. Ne approfitto per uscire di corsa dal Bistrot.

seconda parte.

"Si, ma "Pippo sulla Luna"??

La voce mi fa sobbalzare.
Mi giro e mi accorgo con un brivido che la solita distorsione spazio /temporale mi ha spedito "altrove". Si, ma dove poi?? Peeters, anima dannata , dove sei?''
Non ho tempo per trarre una qualsiasi conclusione, perché dall'ombra che le alte colonne doriche proiettano tutto intorno, una figura spettrale emerge porgendomi un libro.
Ah, perbacco.
Ho fra le mani il voluminoso volume edito dall'AVE: L'Italia del Vittorioso.
Autore Giorgio Vecchio, ordinario di storia contemporanea all'Università di Parma.
Presentazione scritta di una sessantina di pagine, poi otto storie a fumetti tratte in ordine cronologico dal settimanale "Il Vittorioso". Ecco gli autori dei disegni: Craveri, Caesar, Paparella/Bonelli ( autore ei testi), Paparella di nuovo, De Luca , Caprioli , Jacovitti (Pippo preistorico) e Landolfi .
Lentamente una figura extracorporea mi si avvicina immersa nel fumo pestilenziale del suo supposto sigaro avana.
Ah, siamo alle solite, Lisca di pesce è di nuovo fra noi.
Mi guarda il grande Jac: "ma che stai pensando di fare con quel libro fra le mani? Non ti rendi conto che questa iniziativa della rediviva AVE è ovviamente una cosa che coinvolge principalmente l'umana dimensione del guadagno? Ah, lo sai?? Ma allora perché tutto questo elucubrare??"
Io tento di rispondere che non sto elucubrando affatto perché non ne ho avuto l'opportunità, ma Jac mi previene: "si, certo, il prof. Giorgio Vecchio è uno storico di vaglia, specializzato - fra le altre cose - nella storia dell'Azione Cattolica, non arroccato politicamente sulle posizioni del cattolicesimo integralista, quindi a mio avviso una persona abbastanza imparziale nei suoi giudizi".
Ehh, difficile definire che cosa sia l'imparzialità.
Il Prof. Vecchio sostiene la tesi che fra Azione Cattolica e Fascismo non fu mai vero amore, soltanto convivenza obbligata dalle circostanze.
A dir il vero io non la penso in questo modo, però forse sbaglio. Mah?
Guardo Jacovitti e in trasparenza vedo alle sue spalle la silhouette incombente di Manco Capac: stranamente appare non avere spessore, un paradosso della fisica. Manco estrae dalle pieghe del mantello di alpaca una serie di cordicelle fittamente annodate: capisco il messaggio in codice. Ho studiato per anni la scrittura a nodi inca - quipu - e ho passato una intera estate al museo di Cuzco a decifrare nodi con la consulenza del noto studioso americano di civiltà mesoamericane e in special modo sulla loro rete stradale di comunicazioni, Victor W. Von Hagen, eminente personalità che conobbi a Roma nel 1956 quando ero ragazzo mentre presentava il suo libro"Highway of the sun ". Mi ero appena diplomato ed insieme ad una mia compagna di studi stavo cercando lavoro come cartellonista cinematografico. Luisa Masala, la mia amica, fu assunta, io tornai a casa con le pive nel sacco; meditai allora di darmi alla vita randagia di "barbone", ma Victor mi convinse a desistere dall'insano proposito.
Comunque poco dopo mi arruolai volontario in marina, con la prospettiva di viaggiare solcando i mari e conoscere il mondo. Passai così tre anni.....
Ehm, ehm, vedo che Manco nervosamente si sta stuzzicando le unghie con l'affilato machete, torniamo quindi al dunque...
Mi rivolgo all'evidente paradosso: "Manco, cerca di essere meno severo con chi ( io, per la cronaca) scrive per passatempo: la simbolica matita rossa e blu di triste memoria non ti si addice; è vero, la comunicazione deve essere chiara e conclusiva se si vuol far capire il senso del messaggio, ma spesso in una conversazione "scritta" fra più persone capita che ognuno parli quasi solo per se stesso, ignorando l'esigenza di chi vorrebbe interloquire. I personaggi prendono la mano allo "scrittore", definizione questa che sta per persona che semplicemente scrive. Nessuna megalomania - spero - da parte del sottoscritto.
Il linguaggio parlato poi, se trascritto alla lettera, a volte non ha quasi senso. Una questione di codice, tu ne dovresti sapere qualcosa che al posto delle parole scritte annodi cordicelle!!
Su questo aspetto famosi scrittori hanno giocato le loro carte, non ultimo Raymond Quenau. I suoi giochi linguistici hanno fatto scuola.
Certo, difficile assomigliare anche lontanamente a Queneau, oppure a Calvino che tradusse del maestro francese l'intraducibile . Va beh, lasciamo perdere.
Mi giunge alle orecchie un generale brontolio. Sullo sfondo di questo onirico teatrino scivolano silenziose sagome biancastre.
Ahhh, secondo voi, miserabili comparse senza nessun spessore, tutto quello che dico/scrivo non c'entra nulla con il libro dell'AVE e i suoi contenuti?? Ne siete ben certi??" Uso il plurale anche perché, se non ci vedo doppio o triplo vicino a me sta accadendo un fenomeno inspiegabile: la silhouette del nostro Manco si sta sdoppiando a ritmo vertiginoso e divenute silhouettes stanno occupando tutto l'orizzonte lunare.
Mi guardo intorno: il paesaggio selenita si distorce sotto ai miei occhi, Pippo, Pertica e Palla vagano fra scenografie metafisiche.
Jacovitti mi sorride bonario: e beh, sai, se l'Ego è fortemente "centrico", tende per sua naturale essenza ad essere nello stesso tempo il centro di tutto e il tutto di ogni cosa.
Uno dei fantasmi di Manco sta chiacchierando con il ciarlatano astronomo ambulante venditore di sogni e di chimere .
"Va beh, lasciamoli parlare", mi bisbiglia Jacovitti all'orecchio, in fin dei conti sono anni che si cerca l'interpretazione giusta di questa mia storia, forse ora l'astronomo ambulante, di professione ciarlatano, lo convincerà a guardare le stelle con il suo cannocchiale"
Ma, ma, penso io, tutti ben sappiamo che cosa accadrebbe se questo avvenimento si concretizzasse: un bell'occhio nero, o "occhio al burro", come si diceva dalle mie parti quando ero piccolo.
"E va beh", sospira Jacovitti, " la conoscenza deve passare sempre attraverso il dolore, come recita il famoso apologo del filosofo cinese Lien Tzu - Ciang".
"Maestro, Maestro, imploro, cerchi di stringere e venire al sodo, provi una volta tanto a non essere inconcludente e confusamente comunicativo come spesso faccio io".
Niente da fare, Jac, detto "Lisca di pesce", sta distribuendo ad una torma di seleniti curiosi e festanti centinaia di copia di "L' Italia del Vittorioso", non ha più tempo da perdere con me.
A passo svelto mi dirigo verso il monumentale ingresso della "Moon Railways Station": la Terra sta per apparire all'orizzonte e non posso più aspettare, perché il mio biglietto a tempo, dopo, non avrebbe più valore.
"Presto, presto", mi incita Bruno Arceri, Guido/Giorgio Ventura, conosciuto anche come Antares o Bat Star( Alias Brick Bradford).
Al suo fianco Bellacci e Zazie, sudati e trafelati mi incitano:" fra tre secondi, parte l'ultimo vagone della metro della linea 7, "Cratere di Copernico - Porte des Lilas".
Guardo esterrefatto la piccola Zazie:" ma Bartezzaghi mi aveva assicurato che eri in vacanza in Normandia insieme a tua cugina, che fai qui sulla Luna??".
Zazie , che sta sorbendo un enorme cono gelato borbotta qualcosa di inintelligibile ( forse è meglio non aver capito).
Bellacci non dice nulla , mi osserva serio serio e scuote la testa: Mah?? Da tempo Franco è così, poco comunicativo.
Bat Star mi osserva con curiosità:" ah, saresti tu il fanatico di Raymond Queneau, quel bel tipo di scrittore francese che ficca la povera Zazie nei posti più strani e disagiati??"
Io alzo le spalle: " che hai da dire tu che con quell'impossibile cromosfera sei stato avanti ed indietro nel tempo; ricordo che sul settimanale "L'Avventura"del 1947, io che allora avevo solo 10 anni, già avevo intuito che era tutto un imbroglio, uno stratagemma per tirare di lungo, all'infinito, le tue strampalate avventure".
Arceri ride:" ma quello ero io di domenica, giorno di festa, tutto a colori per la gioia di grandi e piccini".
"Ma che cosa è questa discussione", Bellacci è corrucciato e palesemente nervoso, "su andiamo che altrimenti perdiamo il métro"

Scusami, Tomaso, ma dai movimenti labiali non ho capito se hai studiato alla Sorbona o se gli hai donato la sua donna (ciò ni ricorda qualche cosa, ma la mia memoria è debole. Spero nell'aiuto di qualcuno di miglior memoria......)

Cadoni: che ti devo dire, nemmeno io so che cosa scrivo e perchè lo faccio.
Comunque di Queneau ascoltai decenni or sono alcune conferenze: purtroppo non ci capii quasi niente.
Così non mi rimane di fingere di aver capito.

Cadoni: che ti devo dire, nemmeno io so che cosa scrivo e perchè lo faccio.
Comunque di Queneau ascoltai decenni or sono alcune conferenze: purtroppo non ci capii quasi niente.
Così non mi rimane di fingere di aver capito.

Per Cadoni e altri forse incuriositi amici e followers: ho postato varie volte differenti risposte, ma pare che tutto sia svanito.
Può anche darsi che il tutto apparirà più tardi, o forse mai più.
Comunque almeno a Zazie devo rispondere in merito a Dubout, il famoso disegnatore ed umorista francese supposto ispiratore di Jacovitti (io ci credo poco).
va beh, provo....
Già, Albert Dubout

Grande disegnatore ed umorista francese, scomparso nel 1976.
Aveva iniziato agli albori degli anni venti a pubblicare le sue caricature sul giornalino scolastico del liceo da lui frequentato. I suoi lavori ed il suo stile erano in sintonia con i tempi quindi lontani anni luce dal Dubout classico che noi tutti conosciamo attraverso i paginoni apparsi su le "affiches" cinematografiche dei films di Pagnol, oppure attraverso le illustrazioni di romanzi quali "I tre moschettieri","Cirano di Bergerac" e così via. Questo artista, famosissimo in Francia, qui nell'italica terra di santi, poeti, navigatori e disegnatori di fumetti ( ma ovviamente, non solo), è praticamente misconosciuto, a parte gli ultimi ( Settembre 2011) e vari interventi di Luca Boschi viaggiatore in cerca di mostre sugli autori a fumetti.
Luca approdato ultimamente più volte a Parigi ha avuto la bella sorpresa di trovare in libreria tutta una serie di libri illustrati dal Nostro riproposti in una nuova e coloratissima edizione.
Boschi si è poi perso dalle parti di Pigalle alla ricerca della mostra di Milton Caniff, da lui poi alla fine rintracciata e sulla quale ha fatto la consueta relazione sul suo Blog.
Ma tutto questo è una eccezione. Perché poi? Lascio la problematica risposta a chi sull'argomento ne sa più di me.
Ma la domanda implicita nella frase, scusa Tomaso, non l'ho capita, che hai voluto dire?? Perché poi cosa??
Guardo con sufficienza il mio cavilloso alter ego: forse ha ragione, sono stato troppo ermetico.
Volevo dire che è eccezionale che qualcuno si rechi chissà dove per vedere una mostra sui fumetti e che poi ne relazioni nella sede opportuna per comunicare un messaggio, condividendo in tal modo le conoscenze attraverso la circolarità delle informazioni.
Ah, non l'avevo capito.
Oh, che ci posso fare.
Ritorniamo a bomba: ma Dubout ( nato nel 1903 a Marsiglia) che pensava dei fumetti?? Credo se ne infischiasse.
Manifestò un certo interesse per il cartone animato, tanto che produsse all'inizio ed alla fine degli anni quaranta, 1947 per la precisione, due cortometraggi di tal genere, uno di 10, l'altro di 16 - mi pare - minuti.
Più conosciuto il secondo,"Anatole dans la tour de Nesles" breve parodia dell'opera teatrale di Dumas basata a sua volta su avvenimenti storici. Ma non era possibile in quei tempi mettersi in concorrenza con l'industria disneiana dei cartoni animati, e così l'esperienza in questo campo del Nostro ebbe brevissima vita.
Ma Dubout, lo rivela il suo biografo Frédéric Dard nella prefazione apparsa su di un numero di "Cinémonde pour vous", per i suoi figlioletti acquistava, fra le tante altre cose, degli albi e giornali a fumetti, fra i quali rimane memoria de "L'Aventureux".
Ebdomadario con dei bellissimi paginoni dovuti al nostro Corrado Caesar" impegnato in una storia di fantascienza dagli smaglianti colori e ancora purtroppo inedita in Italia: Les Conquèrant de L'Avenir.
Comunque il nostro Dubout ebbe certamente modo negli anni cinquanta/sessanta/settanta di visionare disegni, fumetti ( quelli che apparivano su "Pepito", ad esempio) e panoramiche del nostro Jacovitti e rimase di certo colpito da certe involontarie assonanze tematiche e di senso grafico e compositivo del surreale e del paradosso.
Ma nel 1973 quando Dubout illustrò per l'editore Michèle Trinckvel il Kama-Soutra lo fece naturalmente con il suo stile di allora che non assomigliava affatto a quello quasi coevo (1977) di Jacovitti, che insieme a Marcello Marchesi imboccò la stessa via dell'erotismo boccacciesco venato da un particolarissimo senso del grottesco.
Anche questa, ne sono certissimo, fu solamente una coincidenza. I due artisti percorrevano strade quasi parallele che a volte si sovrapponevano ma spesso poi divergevano in modo inequivocabile.
Jacovitti che da ragazzino notò certi paginoni di Dubout, poi da adulto ammise la sua ammirazione per il maestro transalpino ma affermò anche che non fu questa una delle sue ispirazioni che lo spinsero a disegnare fumetti, ma più che altro le storie buffe lette sul "Corriere dei Piccoli" e poi le vignette anni trenta di Walter Faccini che - per sua stessa ammissione - lo colpirono per la loro indubbia carica surreale, ma solo quelle e non le storie a fumetti tipo la trilogia africana culminata nel corso del 1943 con la storia de "La farfalla filosofale", apparsa a puntate su "Topolino" giornale e rimasta incompiuta per le note vicende belliche.
Già, Walter Faccini.... Volete lustrarvi gli occhi??? Allora non vi rimane che appropriarvi del numero 18 di "Vitt & Dintorni" uscito in data Novembre 2011 che contiene la riproduzione perfetta dell'albo serie Roma n°14 di Maggio 1942 " Attraverso l'equatore".
Maggio 1942.... Poi seguito un paio di mesi dopo dall'uscita in edicola de "Il leone bianco". Storia che probabilmente verrà pure essa ristampata sullo stessa rivista "vittoriosa" nel corso del 2012.
Che combinava in quel periodo Jacovitti?? Nella presumibile calda estate di quell'anno?? Ehh, non c'è assoluta certezza in merito.
Intanto si sa che passò un paio di settimane in Germania per partecipare ad una sorta di festival dell'umorismo; almeno questo è quanto da lui dichiarato nel corso dell'intervista fiume rilasciata alla fine degli anni ottanta a Boschi, Gori e Sani, poi riportata più o meno alla lettera nell'ambito del bi/saggio "Jacovitti, ecc,ecc, 1992/2011: prima edizione Granata press, seconda "Nicola Pesce".
Va beh, questo si sa, ma a livello di produzione fumettistica, che combinava Jacovitti, che so, nel mese di settembre 1942??
Leggeva "Topolino" giornale adocchiando "Caccia grossa" di Faccini?? Può darsi, anzi si potrebbe giurare di si.
Ma in pratica Jac stava disegnando la fantastica storia di "Cucu", pubblicata a colori a partire dal n° 38 ( 18 Settembre )de "Il Vittorioso". Storia stranamente quadrettata in un periodo dove per ordini che giungevano dall'alto la quadrettatura avrebbe dovuto essere eliminata.
Infatti Jacovitti contemporaneamente sforna storielline dei "tre Pi" quali "Pippo e il Circo", "Pippo Trotta"," Pippo e il contrabbandiere" ma anche disegna "Peppino il Paladino", giù, giù fino a "Romero il torero" e il fantastico "Caccia grossissima" disegnato all'inizio del 1943, seguito da "Pete lo sceriffo" e "Pippo e la pesca".
Come si spiega che "Cucu" sia quadrettato a differenza di tutte queste altre storie??
Ehh, perché "Cucu" presumibilmente Jac lo iniziò a disegnare prima che il miniculpop vietasse la quadrettatura, quindi non poteva di colpo nel bel mezzo di una storia stravolgere la sua impostazione grafico/compositiva con una pagina non quadrettata.
Cosa accaduta anche per storie disegnate e scritte da altri,come quelle apparse sul contemporaneo "Topolino" mondadoriano.
La cosa che ha spiazzato molti lettori ed estimatori del Nostro che hanno cercato di inquadrare storicamente "Cucu" in una cronologia redatta in supposto ordine di esecuzione, consiste nel fatto che le storie di Jacovitti di quel periodo erano stampate non seguendo questo ordine, ma in base ad esigenze di pubblicazione altre.
Così, ad esempio, "Peppino il Paladino" disegnata nel 1942 apparve su "Il Vittorioso nel 1944/45.
Va beh, se chi legge ha un poco di "occhio", si accorge di tutte queste cose e non entra nel merito in confusione mentale.
Correva l'anno di grazia 1945.... Pippo andava in sogno sulla Luna e Jacovitti che sognava mentre ancora gli echi della guerra risuonavano nella sua mente?? Beh, sappiamo tutti che il momento cruciale per tutti gli italiani fu quando nel 1943 cadde il fascismo.
Il Nostro su "Il Vittorioso" eludeva la realtà con storie come "Caramba", Chicchirichi" e "Cin Cin", storie a mio parere intriganti ed originalissime; poi "Cip poliziotto " e il capolavoro "Pinocchio".
Zazie se ne è andata da tempo, ho parlato come al solito solo a me stesso.
Va beh, chi si accontenta gode.


Incredibile, da ieri sera qui, in questo post, non è passato bessuno dei miei dieci tentativi.
AMEN

Bessuno, zi ,zi, ho il raffreddoreeee

Cadoni: si,alla Sorbona il Berluska mormorava.........

Ma era una menzogna, naturalmente. Non si è mai laureato, forse non ha nemmeno studiato alla Sorbona. Lo dimostrà un articolo di Conchita De Gregorio. Una delle sue tante balle, simulans et dissimulans, come diceva Catullo a proposito di un essere spregevole (malato clinico) dell'epoca sua che descriveva in suo Canto.

Il Mannori: ma Cadoni suggerisce un altro aspetto della questione, cioè che le parole lette sulle labbra del Berluska sussurrante, si riferissero alla moglie di sarkosy, la bella Bruni!!
Che sussurrò Berluska??
Lascio la parola a chi ne sa più di me.

Secondo quanto lessi a quei tempi sui giornali, qualche giornalista che aveva assistito all'incontro Berlusconi-Sarkozi, leggendo sulle labbra di B. quanto aveva sussurrato al collega, interpretò la seguente frase: "Ti ho dato la tua donna".
B. smentì categoricamente, sostenendo di aver detto semplicemente:
"Ho studiato alla Sorbona".
Che poi alla Sorbona ci abbia messo piede solo per visitarla è tutt'altra cosa.

Una bella sorbona sì, ma sul nasone!

Intendo un grosso frutto, auna grossa sorba, ovvio: http://www.erbemagiche.altervista.org/Sorbo.html , pianta ricca di tannino.

Aaahhhh, che fatica!!

Voi non credete che Jacovitti nel 1984 avesse aperto uno studio a rue Suger a Parigi??
Oppure ci credete, casomai avete le prove documentali, le pagine preparate insieme a Wolinski e Corteggiani!!
Quella faccenda delle carte erotiche?' ma nooooo. che vi salta in mente.

Non so se si vedrà il video.Era il preferito di Jacovitti.
http://www.youtube.com/watch?v=8D2vDCyqEqY

Non sapevate che Jacovitti, come del resto Franco Caprioli, era un patito dei film televisivi con Gino Cervi nella parte del commissario Maigret?

No, io non sapevo di Maigret.
Con Gino Cervoi, vero?
Non con Jean Gabin!

Majo, furono trasmissioni televisive famose, in bianco e nero.
Jacovitti ne aveva la registrazione e le riguardava spesso.Tutto questo lo può confermare la figlia Silvia, che di certo se lo ricorda.
Lo sapeva anche il nano irlandese ( ma era veramente nano, oppure fingeva??).

Scuoto il nano dalla rossa chioma: dove andarono a finire gli originali di Jacovitti che nel settembre 1944 stavi portando a Roma??” Il nano sogghigna e rimane silenzioso. “Va beh, le solite bubbole irlandesi!! Comunque, amici miei, la storia che sto per narrarvi ha radici lontane. Preliminarmente occorre puntare il dito su un tale “Nenè”, che nel 1988 teneva con ostinata pervicacia ( si può dire??) una rubrica di giochi, indovinelli, sciarade e quiz enigmistici sulla famosa “Settimana Enigmistica”, aiutato da un tale Cino e/o REBUS affiancato da SARDUS ( pseudonimo quest'ultimo sotto il quale si celava- ma saltuariamente si cela ancora- il nostro Antonio Cadoni). Ehh, ma non è finita, poiché non si può nemmeno prescindere da quanto Jacovitti aveva disegnato sul periodico “ Botta e risposta”, nato come trasmissione radiofonica a Firenze nel 1944 dopo l'avvenuta liberazione ( Agosto ) da parte degli alleati e poi trasformatasi nel 1946 in rivista cartacea. Se ne parlò su “Informavitt”n° 26 del Dicembre 1996 in un articolo dovuto al fantomatico “Occhio di Talpa”( persona intelligentissima ma schiva) con ampio corredo iconografico dovuto - i credits sono credits - a Franco Bellacci, anima occulta alla base di molto materiale figurativo apparso su “Informavitt” a corredo di articoli su Jacovitti.”

Dunque , che volevo dire??'
Mah.... ah, mi sta tornando parzialmente la memoria: su "Botta e Risposta" diretta dal presentatore Silvio Gigli, Jacovitti nel 1946 disegnò parecchie cose, materiale interessante che sarebbe perlomeno opportuno mettere in circolazione.
La circolarità del materiale, la conoscenza, la nascita delle idee e delle opinioni. Voi che ne dite??

Qui non appare nulla....

va beh, apparirà, speriamo.
Comunque, la rivista "Botta e Risposta" conteneva quiz, sciarade, giochi di parole, arte e letteratura ,scienza,attualità,ecc, ecc. Ad esempio in pafinone con il 2Gioca dell'oca "disegnato da Jacovitti ed intitolato"In Tram".
L'avete voi visto nei due libroni di ristampa delle panoramiche di "Stampa Alternativa"?
Macchè, questi hanno mescolato lo zucchero nella tazzina del caffè con la zappa!!! Disgraziati!! Mondo vigliacco!!

Un post dedicato a "Il Vittorioso" e a Jacovitti.
Ne approfitto per esporre un problema piuttosto delcato.

La mia intenzione sarebbe di parlare della storia di Jacovitti intitolata Cin-Cin, apparsa su “Il Vittorioso” virata nel solo rosso e blu a partire dall’ultimo numero del 1944 e poi naturalmente proseguita nel 1945 ( fino al numero 20 del 3 Giugno). Quindi poi pubblicata in albo serie “Giraffone”n° 4, tutto a colori, all’inizio del 1949, veste nella quale la vidi per la prima volta. Penso che dovrò partire da lontano ( ma non subito) per poter spiegare lo scenario storico e gli avvenimenti personali dai quali non posso prescindere, perché legati indissolubilmente fra di loro in modo tale da non poter essere scissi senza perdere di senso. Già, il senso delle cose, fenomeno per niente scontato, dalla struttura complessa . Comunque, aldilà della sempre incombente minaccia dell’incomunicabilità, eccovi di seguito alcune note tecniche di questa storia visivamente complicata, disegnata dal nostro “lisca di pesce” negli ultimi mesi del 1943. Ehh, da quello che posso vedere ( ma la mia vista non è infallibile) mi pare che Jacovitti in questo caso abbia sperimentato una tecnica già messa in atto sul Vitt da Craveri : dopo l’inchiostratura, sulla tavola eseguita nel solo bianco e nero, leggere sfumature a matita per dare l’impressione di una maggiore tridimensionalità, il senso del volume insomma, poi la colorazione con velature di colore dove era necessario, mentre altrove la stesura cromatica era a tempera fitta. In tale modo le campiture a matita risultavano attraverso la trasparenza del colore creando un particolare effetto. Una tecnica originale e di non facile attuazione. Si nota specialmente sull’albo a quattro colori. L’albo è fedele alla versione originale apparsa a puntate? beh, quasi, poiché vengono eliminate molte scritte in presunto cinese mandarino. Chissà poi perché. Sarebbe oltremodo interessante poter visionare, di questa storia, i disegni originali di Jacovitti, ma per quanto ne so, nessuno è in grado di dire dove siano finite tut te le 21 tavole di Cin-Cin: scomparse durante la guerra?? No, non mi pare plausibile, poiché il fatto di essere apparse su il Vitt stampato a Roma nel 1945, praticamente esclude l’ipotesi del bombardamento distruttivo. Inoltre l’uscita dell’albo nel 1949 fa intendere che l’A.V.E le aveva, le tavole originali, sane e salve nei suoi archivi. Scomparse nel 1969 quando per pagare i debiti nei confronti della tipografia dei fratelli Spada, l’A.V.E ( o chi per essa), pagò non in contanti ma con tavole originali dei disegnatori de”Il Vittorioso”?? Io sospetto di si, ma naturalmente il sospetto non costituisce prova.
Se voglio inquadrare storicamente e filologicamente questa storia cinese del Nostro, devo prendere in considerazione, seppure a grandi linee, quello che accadde professionalmente a Jac nel corso del 1943, ed anche fare un confronto con qualche altro disegnatore ed il suo operato in quel periodo. In quell’anno Jacovitti disegna una serie di storie importanti, da”Caccia grossissima”, Romero il torero” ( in parte), “Pete lo sceriffo”, “Pippo e la pesca”, “Caramba”, “Chicchirichi”, naturalmente “Cin-Cin” ed una parte di “Cip poliziotto”, storia quest’ultima proseguita e terminata nel fatidico anno di grazia 1944.
Ma il 1943 è anche l’anno nel quale Jac illustra il suo”Pinocchio”per l’editrice “La Scuola” di Brescia, cosa di non poco conto.
Lo stile di Jacovitti in questo periodo si fa molto elaborato, specialmente nelle grandi di pagine come quelle di “Chicchirichi” e “Cin-Cin”. Solo alla fine in “Cip poliziotto” si nota l’inizio di una semplificazione grafico/formale che poi a guerra finita, nel 1945 vedrà i suoi frutti con storie tipo “La famiglia Spaccabue” o “Oreste il guastafeste”.
Con chi confrontare Jac 43?? L’unico disegnatore umoristico che mi viene in mente è Walter Faccini, che su “Topolino” giornale porta avanti una trilogia africana, quella di “Caccia grossa”, La farfalla filosofale” ecc.
Ma tale confronto mi porta solo a pensare che, a parte lo stile umoristico caricaturale di entrambi i disegnatori, si tratta di due diversi artisti con peculiarità talmente personali da rendere insensato un qualsiasi paragone, a parte il fatto di una maggiore lentezza di Faccini nel dipanare le avventure dei suoi personaggi, un ritmo narrativo più pacato, ravvivato da situazioni umoristiche più possibili, prive dell’imprinting surreale che caratterizza quelle di jacovitti.
Inoltre Faccini ha già una stabilità stilistica, mentre Jac all’opposto è in piena evoluzione.
Poi, faccenda cruciale, Faccini alla fine del 1943 per ragioni politiche (penso io) si rifugia in Svizzera ed abbandona il fumetto per dedicarsi a vignette ed illustrazioni, mentre Jac è un bolide che prosegue a tutta velocità sulla strada del comic travolgendo ogni cosa. Altri fumetti comici/avventurosi italiani non disneyani di quel periodo??
Mah, certamente Sebastiano Craveri con i suoi animali antropomorfi: “il secondo giro ciclistico di zoolandia”, storia fondamentalmente sportiva ma con riflessi cupi , con il ritorno in lizza di tutti i personaggi cattivi, alcuni resuscitati per l’occasione, come il terribile lupo mannaro di “Zoo nella foresta”.
Sugli albi editi dall’ “Alpe” ancora Walter Faccini con le avventure di Coriolano e Pantaleo, che alle spalle hanno le peripezie di Flip e Flop.


Un post dedicato a "Il Vittorioso" e a Jacovitti.
Ne approfitto per esporre un problema piuttosto delcato.

La mia intenzione sarebbe di parlare della storia di Jacovitti intitolata Cin-Cin, apparsa su “Il Vittorioso” virata nel solo rosso e blu a partire dall’ultimo numero del 1944 e poi naturalmente proseguita nel 1945 ( fino al numero 20 del 3 Giugno). Quindi poi pubblicata in albo serie “Giraffone”n° 4, tutto a colori, all’inizio del 1949, veste nella quale la vidi per la prima volta. Penso che dovrò partire da lontano ( ma non subito) per poter spiegare lo scenario storico e gli avvenimenti personali dai quali non posso prescindere, perché legati indissolubilmente fra di loro in modo tale da non poter essere scissi senza perdere di senso. Già, il senso delle cose, fenomeno per niente scontato, dalla struttura complessa . Comunque, aldilà della sempre incombente minaccia dell’incomunicabilità, eccovi di seguito alcune note tecniche di questa storia visivamente complicata, disegnata dal nostro “lisca di pesce” negli ultimi mesi del 1943. Ehh, da quello che posso vedere ( ma la mia vista non è infallibile) mi pare che Jacovitti in questo caso abbia sperimentato una tecnica già messa in atto sul Vitt da Craveri : dopo l’inchiostratura, sulla tavola eseguita nel solo bianco e nero, leggere sfumature a matita per dare l’impressione di una maggiore tridimensionalità, il senso del volume insomma, poi la colorazione con velature di colore dove era necessario, mentre altrove la stesura cromatica era a tempera fitta. In tale modo le campiture a matita risultavano attraverso la trasparenza del colore creando un particolare effetto. Una tecnica originale e di non facile attuazione. Si nota specialmente sull’albo a quattro colori. L’albo è fedele alla versione originale apparsa a puntate? beh, quasi, poiché vengono eliminate molte scritte in presunto cinese mandarino. Chissà poi perché. Sarebbe oltremodo interessante poter visionare, di questa storia, i disegni originali di Jacovitti, ma per quanto ne so, nessuno è in grado di dire dove siano finite tut te le 21 tavole di Cin-Cin: scomparse durante la guerra?? No, non mi pare plausibile, poiché il fatto di essere apparse su il Vitt stampato a Roma nel 1945, praticamente esclude l’ipotesi del bombardamento distruttivo. Inoltre l’uscita dell’albo nel 1949 fa intendere che l’A.V.E le aveva, le tavole originali, sane e salve nei suoi archivi. Scomparse nel 1969 quando per pagare i debiti nei confronti della tipografia dei fratelli Spada, l’A.V.E ( o chi per essa), pagò non in contanti ma con tavole originali dei disegnatori de”Il Vittorioso”?? Io sospetto di si, ma naturalmente il sospetto non costituisce prova.
Se voglio inquadrare storicamente e filologicamente questa storia cinese del Nostro, devo prendere in considerazione, seppure a grandi linee, quello che accadde professionalmente a Jac nel corso del 1943, ed anche fare un confronto con qualche altro disegnatore ed il suo operato in quel periodo. In quell’anno Jacovitti disegna una serie di storie importanti, da”Caccia grossissima”, Romero il torero” ( in parte), “Pete lo sceriffo”, “Pippo e la pesca”, “Caramba”, “Chicchirichi”, naturalmente “Cin-Cin” ed una parte di “Cip poliziotto”, storia quest’ultima proseguita e terminata nel fatidico anno di grazia 1944.
Ma il 1943 è anche l’anno nel quale Jac illustra il suo”Pinocchio”per l’editrice “La Scuola” di Brescia, cosa di non poco conto.
Lo stile di Jacovitti in questo periodo si fa molto elaborato, specialmente nelle grandi di pagine come quelle di “Chicchirichi” e “Cin-Cin”. Solo alla fine in “Cip poliziotto” si nota l’inizio di una semplificazione grafico/formale che poi a guerra finita, nel 1945 vedrà i suoi frutti con storie tipo “La famiglia Spaccabue” o “Oreste il guastafeste”.
Con chi confrontare Jac 43?? L’unico disegnatore umoristico che mi viene in mente è Walter Faccini, che su “Topolino” giornale porta avanti una trilogia africana, quella di “Caccia grossa”, La farfalla filosofale” ecc.
Ma tale confronto mi porta solo a pensare che, a parte lo stile umoristico caricaturale di entrambi i disegnatori, si tratta di due diversi artisti con peculiarità talmente personali da rendere insensato un qualsiasi paragone, a parte il fatto di una maggiore lentezza di Faccini nel dipanare le avventure dei suoi personaggi, un ritmo narrativo più pacato, ravvivato da situazioni umoristiche più possibili, prive dell’imprinting surreale che caratterizza quelle di jacovitti.
Inoltre Faccini ha già una stabilità stilistica, mentre Jac all’opposto è in piena evoluzione.
Poi, faccenda cruciale, Faccini alla fine del 1943 per ragioni politiche (penso io) si rifugia in Svizzera ed abbandona il fumetto per dedicarsi a vignette ed illustrazioni, mentre Jac è un bolide che prosegue a tutta velocità sulla strada del comic travolgendo ogni cosa. Altri fumetti comici/avventurosi italiani non disneyani di quel periodo??
Mah, certamente Sebastiano Craveri con i suoi animali antropomorfi: “il secondo giro ciclistico di zoolandia”, storia fondamentalmente sportiva ma con riflessi cupi , con il ritorno in lizza di tutti i personaggi cattivi, alcuni resuscitati per l’occasione, come il terribile lupo mannaro di “Zoo nella foresta”.
Sugli albi editi dall’ “Alpe” ancora Walter Faccini con le avventure di Coriolano e Pantaleo, che alle spalle hanno le peripezie di Flip e Flop.


Ma sulla storia specifica di "Cin Cin"che si può dire??
mah?? bisogna guardarla e leggerla, che senso ha descriverla a parole questa cineseria con intreccio jacovittiscamente intricato.
Va beh, ma allora che ci metto di seguito??
proviamo con questo:

Alla ricerca di un albo praticamente
scomparso
Non crediate che il fumetto, films e ro
manzi di questi ultimi tempi non
abbiano nulla a che fare con
quanto accadde fra il 1940
e il 1945. Lo scorrere
del tempo e la sua storia composta
di innumerevoli, quasi infiniti
avvenimenti che ne sono l’essenza, è co
me il flusso costante di un fiume
ideale: volendo, lo si può percorrere
anche a ritroso, a
rrivando quasi fino
alla sorgente. Il fiume del mio tempo pe
rsonale nasce nel 1937 ed è costellato
di molti avvenimenti so
ggettivamente importanti, fra i quali rimangono
fondamentali le mie prime letture e i
films che da bimbetto e poi ragazzino
ebbi a vedere. Al cinema ci andavo già
verso la fine della guerra, quando in
anticipo sui tempi venivano riciclat
i i vecchi films di Stanlio ed Ollio
evidentemente tenuti nasc
osti chissà dove da accorti cinematografari.
All’inizio del 1945 cosa c’
era alle spalle di tutti noi? Il periodo disastroso
della seconda guerra mondiale, con milioni di morti, bombardamenti
indiscriminati degli aerei
“alleati”, stragi di civi
li effettuate dai nazi-
fascisti: un periodo terribile segn
ato da un crimin
e inimmaginabile:
l’Olocausto, sei milioni di
persone, in maggioranza
ebrei, sterminate nelle
camere a gas o con altri
mezzi di morte sui quali
ancora molti tacciono per
umana pietà. In quello
stesso periodo noi
bambini, ignari di tutto
quell’orrore, leggevamo
tranquillamente fumetti di
evasione, romanzi di
avventure scritti da
Salgari, Luigi Motta e
continuatori vari.
Rammento di Salgari/Motta “Addio Momp
racem”, dove alla fine Sandokan
muore: cosa per me allora assolutamente incredibile.
Di fumetti nell’inverno
del 1945 mi ricordo solo dell’Albogior
nale con le avve
nture di FULMINE:
storie esotiche e misteriose
, lontane mille anni luce
dalla realtà del momento.
Naturalmente in casa c’erano albi e
giornali a fumetti usciti negli anni
precedenti: Il Vittorioso
fino al 1943, poi alcuni
albi ROMA, con avventure
diverse, fra le quali quelle disegnate da Jacovitti .
Romero el torero
ad
esempio: ricordo di averlo avuto fra
le mani e giurerei fosse la prima
edizione dell’Agosto 1943, prezzo lire 1,
5, con la seconda e terza di copertina
scritte e trattanti argomenti di propagan
da bellica. Possibil
e’?? Mah, non so.
Quello fu un momento della Storia assa
i movimentato: 25 Luglio, caduta del
fascismo, poi i famosi 45 giorni del governo Badoglio con “la guerra
continua”, periodo che con l’otto Settembre si ribalta di netto e vede con
l’armistizio l’esercito italiano co
mbattere a fianco degli anglo/americani.
L’unica regione d’ Italia che si liberò da sola fu la Sardegna, che in meno di
una settimana costrinse le forze ar
mate germaniche che stanziavano
sull’isola a ritirarsi in Corsica, dove
poi si sarebbero quasi subito arrese a
reparti combattenti italo/francesi. Co
munque, ritornando all’albo “Romero
el torero” datato ag
osto, si potrebbe verosimilmen
te pensare che fosse stato,
come era d’abitudine, stampato qualche
settimana prima: in luglio, quando
ancora il fascismo era al potere?? Oppure alla fine di quel mese, quando la
monarchia e Badoglio al governo dettavano legge?? “Il Vittorioso” in quel
mese di luglio uscì quasi con regolarità
: a partire dal giorno 10 con il n°21,
saltando l’uscita della settimana preced
ente, chissà poi perché. Poi in Agosto
nulla, fino a Settembre con i numeri 25
e 26 successivamente distribuiti, non
saprei dire in quale modo e manier
a, in Dicembre con data e prezzo
cambiati.
Ecco , questo il contesto nel quale inse
rire quello che è per ora l’ introvabile
prima edizione dell’albo “Romero el torero”.
L’OVRA E LA CENSURA NELL’ITAL
IA DEL NORD NEL 1944 sulla
pubblicazione di albi e giornali per
ragazzi???? Il Ministero della cultura
popolare di fatto ripristinò
l’uso della “Nuvoletta.
Ma gli alleati avanzavano dal sud: la
Sicilia, poi la Sardegna , indi
Napoli e all’inizio di Giugno ROMA!!
Così nell’Urbe a partire da quell’estate
iniziarono a venir distribuiti gli albi
editi dall’AVE, insieme al “Vittorioso”,
con stampe e ristampe e un continuo
aumentare dei prezzi di copertina.
Esistono testimonianze dirette di ragazzi romani e napoletani, siciliani o sardi
?? A parte Antonio Cadoni non mi pare,
Beh, si, certamente le cose andarono
in tale maniera, ma a me pi
acerebbe che qualcuno degli
Amici del Vittorioso
avesse fra le mani l’edizione de
Romero el Torero
senza dubbio stampata
nel corso del 1943, lire 1,50, senza nessuna
scritta aggiuntiva di data o prezzo.
Dico questo perchè così si potrebbero
vedere e stampare i contenuti della
seconda e terza pagina di copertina, ch
e viceversa nella seconda edizione del
1944 sono completamente bianche. Poi qu
esto albo fu ristampato con date
diverse e successive e con lievitazione di
prezzo, fino a giungere a lire 20 nel
1946.
Però già nell’Agosto del 1945 l’AVE su
il Vittorioso preannunciava l’arrivo dei
seguenti albi serie ROMA:
I Predoni del deserto, Pete lo sceriffo, I
vincitori degli ottomani,
L’eroe della Dominante.
Silenzio fino all’anno successivo, quando
sul numero 13 del 14 Aprile 1946
ritorna “
Romero el torero
” al prezzo di lire 20!! Nell’elencano figurano
sempre a lire 20
Pippo e il contrabbandiere, Naufragio della santa
Chiara, Eroe della Dominante,
Pionieri del deserto e Vincitori
degli ottomani
.
In questo caso le seconde e terze pagine
di copertina sono scritte. Quando
l’editore Camillo Conti nel 1971 ristam
pò gli albi di Jacovitti in questione
come “Albi dell’Avventura” Serie LISCA DI PESCE, eluse questo
particolare storico/filologico, e questo
a ragione poiché la sua non intendeva
essere una ristampa anastatica. Comun
que ritornando all’estate del 1944 io
proprio non ricordo di nessun albo ed
ito dall’AVE in quel periodo preciso,
serie ROMA oppure no, che a Carpi (MO)
fosse in circolazione, se non vecchie
rimanenze accatastate in qualche edicol
a e in canonica della chiesa di san
Niccolò . La situazione era drammatica
con gli anglo-americani che a fine
agosto avevano occupato Firenze e che er
ano giunti a La Spezia in Liguria e a
Ravenna in Romagna.Solamente nella pr
imavera del 1945 con la fine della
guerra riprese la circolazione di nuovi al
bi e giornali: ricordo
“Il Vittorioso”
di nuovo a colori che mio fratello Fran
co che studiava a Modena mi portava
ogni tanto.... Già, non sempre, poiché la
distribuzione era discontinua: i primi
albi nuovi??? Quello che mi ricordo essere stato il primo è ”
Pete lo
sceriffo
”, Albo Roma n°28, con prezzo so
vrapposto di lire 20, senza data.
Quindi nella mia testa c’era molta co
nfusione, perché avendo solamente
sette/otto anni non potevo certamente ca
pire i problemi della distribuzione,
dei cambi dei prezzi che aumentavano e
anche il fatto che ad un certo punto
c’erano in giro questi albi della “Serie Roma” vecchia, fino al n°28 e
contemporaneamente quelli della nuova
“Serie Roma” a partire dal n° 1,
“Anac il distruttore”disegna
to da de Luca , Ma anche altri come ad esempio
“Pippo trotta” n°4 . Insomma, ero
pur sempre solo un bambinetto!!
Comunque fra gli albi più cari e che conser
vo ancora adesso ( per salvarli dalle
grinfie dell’amichetto Alfonso dovetti perfino ricorrere alla violenza [ una
innocente bastonata], poi le
buscai dalla di lui tredicenne sorella Flavia), ci
sono
Alvaro il corsaro
e
Alvaro naufrago
di
Jacovitti,
numeri 18 e 22
della serie ROMA, usciti alla fine del 1942 quando ancora abitavo a Pola!!
Ne
hanno fatto dei viaggi questi due albi!!!
Ecco , finisco qui questa carrellata
di ricordi sbiaditi dal tempo e di
fantasticherie varie.

Scusate il pasticcio, mi ripeto cercando di fare meglio.

Non crediate che il fumetto, films e romanzi di questi ultimi tempi non abbiano nulla a che fare con quanto accadde fra il 1940 e il 1945. Lo scorrere del tempo e la sua storia composta di innumerevoli, quasi infiniti avvenimenti che ne sono l’essenza, è come il flusso costante di un fiume ideale: volendo, lo si può percorrere anche a ritroso, arrivando quasi fino alla sorgente. Il fiume del mio tempo personale nasce nel 1937 ed è costellato di molti avvenimenti soggettivamente importanti, fra i quali rimangono fondamentali le mie prime letture e i films che da bimbetto e poi ragazzino ebbi a vedere. Al cinema ci andavo già verso la fine della guerra, quando in anticipo sui tempi venivano riciclati i vecchi films di Stanlio ed Ollio evidentemente tenuti nascosti chissà dove da accorti cinematografari. All’inizio del 1945 cosa c’era alle spalle di tutti noi? Il periodo disastroso della seconda guerra mondiale, con milioni di morti, bombardamenti indiscriminati degli aerei “alleati”, stragi di civili effettuate dai nazi-fascisti: un periodo terribile segnato da un crimine inimmaginabile: l’Olocausto, sei milioni di persone, in maggioranza ebrei, sterminate nelle camere a gas o con altri mezzi di morte sui quali ancora molti tacciono per umana pietà. In quello stesso periodo noi bambini, ignari di tutto quell’orrore, leggevamo tranquillamente fumetti di evasione, romanzi di avventure scritti da Salgari, Luigi Motta e continuatori vari. Rammento di Salgari/Motta “Addio Mompracem”, dove alla fine Sandokan muore: cosa per me allora assolutamente incredibile. Di fumetti nell’inverno del 1945 mi ricordo solo dell’Albogiornale con le avventure di FUlMINE: storie esotiche e misteriose, lontane mille anni luce dalla realtà del momento. Naturalmente in casa c’erano albi e giornali a fumetti usciti negli anni precedenti: Il Vittorioso fino al 1943, poi alcuni albi ROMA, con avventure diverse, fra le quali quelle disegnate da Jacovitti . Romero el torero ad esempio: ricordo di averlo avuto fra le mani e giurerei fosse la prima edizione dell’Agosto 1943, prezzo lire 1,5, con la seconda e terza di copertina scritte e trattanti argomenti di propaganda bellica. Possibile’?? Mah, non so. Quello fu un momento della Storia assai movimentato: 25 Luglio, caduta del fascismo, poi i famosi 45 giorni del governo Badoglio con “la guerra continua”, periodo che con l’otto Settembre si ribalta di netto e vede con l’armistizio l’esercito italiano combattere a fianco degli anglo/americani. L’unica regione d’ Italia che si liberò da sola fu la Sardegna, che in meno di una settimana costrinse le forze armate germaniche che stanziavano sull’isola a ritirarsi in Corsica, dove poi si sarebbero quasi subito arrese a reparti combattenti italo/francesi. Comunque, ritornando all’albo “Romero el torero” datato agosto, si potrebbe verosimilmente pensare che fosse stato, come era d’abitudine, stampato qualche settimana prima: in luglio, quando ancora il fascismo era al potere?? Oppure alla fine di quel mese, quando la monarchia e Badoglio al governo dettavano legge?? “Il Vittorioso” in quel mese di luglio uscì quasi con regolarità: a partire dal giorno 10 con il n°21, saltando l’uscita della settimana precedente, chissà poi perché. Poi in Agosto nulla, fino a Settembre con i numeri 25 e 26 successivamente distribuiti, non saprei dire in quale modo e maniera, in Dicembre con data e prezzo cambiati.
Ecco , questo il contesto nel quale inserire quello che è per ora l’ introvabile prima edizione dell’albo “Romero el torero”.
L’OVRA E LA CENSURA NELL’ITALIA DEL NORD NEL 1944 sulla pubblicazione di albi e giornali per ragazzi???? Il Ministero della cultura popolare di fatto ripristinò l’uso della “Nuvoletta.
Ma gli alleati avanzavano dal sud: la Sicilia, poi la Sardegna , indi
Napoli e all’inizio di Giugno ROMA!! Così nell’Urbe a partire da quell’estate iniziarono a venir distribuiti gli albi editi dall’AVE, insieme al “Vittorioso”, con stampe e ristampe e un continuo aumentare dei prezzi di copertina. Esistono testimonianze dirette di ragazzi romani e napoletani, siciliani o sardi ?? A parte Antonio Cadoni non mi pare, Beh, si, certamente le cose andarono in tale maniera, ma a me piacerebbe che qualcuno degli Amici del Vittorioso avesse fra le mani l’edizione de Romero el Torero senza dubbio stampata nel corso del 1943, lire 1,50, senza nessuna scritta aggiuntiva di data o prezzo. Dico questo perchè così si potrebbero vedere e stampare i contenuti della seconda e terza pagina di copertina, che viceversa nella seconda edizione del 1944 sono completamente bianche. Poi questo albo fu ristampato con date diverse e successive e con lievitazione di prezzo, fino a giungere a lire 20 nel 1946.
Però già nell’Agosto del 1945 l’AVE su il Vittorioso preannunciava l’arrivo dei seguenti albi serie ROMA: I Predoni del deserto, Pete lo sceriffo, I vincitori degli ottomani, L’eroe della Dominante.
Silenzio fino all’anno successivo, quando sul numero 13 del 14 Aprile 1946 ritorna “Romero el torero” al prezzo di lire 20!! Nell’elencano figurano sempre a lire 20 Pippo e il contrabbandiere, Naufragio della santa Chiara, Eroe della Dominante, Pionieri del deserto e Vincitori degli ottomani.
In questo caso le seconde e terze pagine di copertina sono scritte. Quando l’editore Camillo Conti nel 1971 ristampò gli albi di Jacovitti in questione come “Albi dell’Avventura” Serie LISCA DI PESCE, eluse questo particolare storico/filologico, e questo a ragione poiché la sua non intendeva essere una ristampa anastatica. Comunque ritornando all’estate del 1944 io proprio non ricordo di nessun albo edito dall’AVE in quel periodo preciso, serie ROMA oppure no, che a Carpi (MO) fosse in circolazione, se non vecchie rimanenze accatastate in qualche edicola e in canonica della chiesa di san Niccolò . La situazione era drammatica con gli anglo-americani che a fine agosto avevano occupato Firenze e che erano giunti a La Spezia in Liguria e a Ravenna in Romagna.Solamente nella primavera del 1945 con la fine della guerra riprese la circolazione di nuovi albi e giornali: ricordo “Il Vittorioso” di nuovo a colori che mio fratello Franco che studiava a Modena mi portava ogni tanto…. Già, non sempre, poiché la distribuzione era discontinua: i primi albi noovi??? Quello che mi ricordo essere stato il primo è ”Pete lo sceriffo”, Albo Roma n°28, con prezzo sovrapposto di lire 20, senza data. Quindi nella mia testa c’era molta confusione, perché avendo solamente sette/otto anni non potevo certamente capire i problemi della distribuzione, dei cambi dei prezzi che aumentavano e anche il fatto che ad un certo punto c’erano in giro questi albi della “Serie Roma” vecchia, fino al n°28 e contemporaneamente quelli della nuova “Serie Roma” a partire dal n° 1, “Anac il distruttore”disegnato da de Luca , Ma anche altri come ad esempio “Pippo trotta” n°4 . Insomma, ero pur sempre solo un bambinetto!! Comunque fra gli albi più cari e che conservo ancora adesso ( per salvarli dalle grinfie dell’amichetto Alfonso dovetti perfino ricorrere alla violenza [ una innocente bastonata], poi le buscai dalla di lui tredicenne sorella Flavia), ci sono Alvaro il corsaro e Alvaro naufrago di Jacovitti, numeri 18 e 22 della serie ROMA, usciti alla fine del 1942 quando ancora abitavo a Pola!! Ne hanno fatto dei viaggi questi due albi!!!
Ecco , finisco qui questa carrellata di ricordi sbiaditi dal tempo e di fantasticherie varie



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Beh, di Walter occorre citare i due albi serie "Roma" usciti nel corso del 1942 ( serie ripresa nel 1943 con "Romero el Torero" di Jacovitti) intitolati rispettivamente "Attraverso l'equatore" e "Il leone bianco"; storie misconosciute, interessanti perchè probabilmente Jacovitti certamente non potè fare a meno di conoscerle.
Qui si apre un altro discorso......

Già, Jacovitti all'inizio del 1943 disegna "Caccia Grossissima", storia africana di pastasciutta, leoni elefanti e farfalle.
Contemporaneamente su "Topolino" giornale si sta dipanando con grande lentezza la vicenda africana disegnata da Walter Faccini, quella della "Farfalla filosofale2, per intenderci.
Che belle storie, con alcune assonanze, ma che fanno vedere con chiarezza la differenza fra Walty e Jacovitti ( non ancora Jac, ma semplicemente JB [cosa non casula]).

perché non casuale?? Ehhh, perchè la sigla "Jac" ,con tanto di data, spunterà fuori solo a guerra praticamente conclusa, cioè all'inizio del 1945.
Jacovitte vive nella Firenze liberata dall'agosto dell'anno precedente, può recarsi a Roma ( in bicicletta con Bartali? in treno, in camion, a piedi????), può disegnare quello che vuole senza il fiato del MINICULPOP sul collo.
Quindi ecco "La Famiglia Spaccabue", "Pippo e il dittatore" e così via.
Su "Il Vittorioso" "Pippo sulla Luna", stotia metafisica ed enigmatica, in un certo senso sconvolgente....

Ringrazio pubblicamente Tomaso per avermi spedito praticamente tutte le storie delle quali fa menzione. In particolare quel raro, rarissimo Faccini che mi piacerebbe condividere con voi, amatissimissimimi visitors.
Ma me lo dovete chiedere a viva voce, ci vuole un po' di tempo per fare l'operazione.
E sto accarezzando l'ipotesi di aprire un nuovo blog (se ne parla da un anno e mezzo) solo o prevalentemente su storie, commenti, recensioni e così via, lasciando qua le biografie, i ricordi di persone scomparse, le identificazioni, i quesiti, l'attualità sociale...


Posto questo commento anche in coda ad altri post, per diffondere la notizia possibile e raccogliere eventuali repliche...


Ciao e grazie.

Si, ma va bene anche così, in fin dei conti l'importante è coltivare degli interessi, appassionarsi a qualche cosa, anche esaltarsi, un poco o ....molto.
Non si può pretendere che la risposta degli "altri" sia come noi vorremmo che fosse.
Il mondo no gira in tale maniera.
Quindi, Luca, non se preocupe!
Ola!!

Ma le cose che mi hai inviato sono eccezionali!!!
Ne sarà fatto ottimissimo uso, anche presto, oserei affermare!
Lavoro, impegni e impicci permettendo!

Beh, "Lo scienziato Amedeo", nuove avventure di Cocco e Rangh, soni il seguito dell'incompiuta trilogia africana della "farfalla filosofale2 vennero pubblicate a puntate di 5 o 6 tavole alla volta in calce a gli "Albi d'oroa partire dall'inizio del 1949.
Storia disegnata da Walter Faccini nel 1943, ma rimasta per mitivi contingenti nel cassetto per ben sei anni!!!

Io questi albi d'oro li ho rilegati io stesso quando da ragazzo avevo questa mania, quindi si fa fatica a scannerizzare le pagine.
Ma certamente qualche collezionista avrà tutto questo materiale albo per albo in perfette codizioni.
In questa direzione si potreppe cercare per riproporre la storia in questione in modo decente.

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