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RECORD!: "FUMETTI CATTOLICI" E MYSTERI, di Alfredo Castelli

RECORD


Come promesso, Alfredo Castelli interviene sull'argomento di questo giorni, fornendo anche qualche interessante immagine. Lo fa con due commenti.
Il primo risale a qualche giorno fa, ed è leggermente aggiornato. Il secondo segue alla disanima di Franco Bellacci messa online ieri.

Ad Alfredo la parola.

Sopra: la testata Record è probabilmente disegnata da Jacovitti

A proposito di “Record”: sono sempre stato curioso di saperne di più su questa mysteriosissima rivista di cui credo siano usciti solo due o tre numeri.

Perché mysteriosissima? Perché – come mi ha confermato a suo tempo Carlo Peroni, che all’epoca di “Record” lavorava per il “Vittorioso” – caso più unico che raro era stampata negli Stati Uniti, probabilmente nella tipografia della Charlton Comics di Derby, Connecticut.

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Ho scritto “confermato” perché basta averla fra le mani per esserne sicuri senza bisogno di testimonianze: oltre al formato, condivide con i comic book di allora la stessa, inconfondibile carta, retinatura, colorazione, stampa e il caratteristico odore (profumo?).

Era, in effetti, edita da una casa editrice americana, la Catholic Publications Inc., con sede a Derby come la già citata Charlton.

Tra il 1946 e il 1949 la Catholic Publications pubblicò 29 numeri di “Catholic Comics”, un albo antologico educativo composto da un racconto sportivo iniziale (“Bill Brown of Notre Dame”), e vari racconti di supporto (“Father O’Malley”, “Sir Galahad”, “Betty Bob” e altri), un racconto umoristico (“Pudgy Pig” o “Aesop’s Fables”), una rubrica a scientifica e molti fumetti a tema cattolico dedicati alla vita di Santi e Papi, alle chiese e ai santuari.

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Li potete leggere o scaricare tutti in
http://comicbookplus.com/?cid=2390

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Chiusa la serie, anche la Catholic Publications scomparve senza pubblicare altro.
La fonte principale dei fumetti era la Funnies Inc. di Lloyd Jacquet, una delle principali agenzie presso cui si forniva la Charlton. La serie portante era “Bill Brown of Notre (senza accento circonflesso) Dame”, un giovane atleta di quell’università cattolica dell’Indiana, i cui allievi si impegnavano a non bere, non fumare e non giocare a carte.

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La serie era stata ideata da Jim Butz (non uno pseudonimo, ma un vero allievo dell’istituto); il nome del protagonista era quello di un atleta universitario popolare negli anni ’20. Le tavole venivano disegnata a New York dagli autori della “Funnies Inc”, tra cui Tex Blaidsell e un Joe Orlando alle prime armi.

“Father O’Malley” di Pierre Charpentier (?) si muoveva in un’istituzione altrettanto esistente, la St Cecilia Catholic Youth Organization.

Le serie umoristiche erano firmate da Schertz (“Pudgy Pig”) e dall’incredibilmente incapace Lee Sherman (“Aesop’s Fables”).

“Record” (36 pagg. anziché le 52 originali), uscito senza data ma pubblicato quasi certamente nel 1948, ne costituiva una traduzione parziale e riveduta.

Il N. 1, per esempio, ha la stessa copertina (di Tex Blaidsell) e lo stesso racconto di Bill Brown of Notre Dame del N. 9 di “Catholic Comics”, ma le pagine restanti ospitano episodi di Pudgy Pig e Sir Galahad tratte da albi differenti, insieme al fumetto (colorato e retinato all’americana ma mai pubblicato in USA) “Lo Sparviero Azzurro”, di Randolph (sic; non “Roudolph”) e Cassoni, che, come Jacovitti, erano collaboratori del “Vittorioso”.

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Il “Gerente responsabile” di “Record” era infatti Armando Ravaglioli, scomparso nel 2009, noto per i molti volumi dedicati a Roma e all’epoca direttore dell’AVE, che pubblicava “Il Vittorioso”. Come sosteneva Peroni, “Record” era di fatto un albo della stessa casa editrice.

Qual era il legame tra AVE e Catholic Comics?

Andava al di là del semplice rapporto licenziante - licenziatario? Perché l’albo veniva stampato negli Stati Uniti (capirei se le edizioni fossero state identiche: la tiratura proseguiva cambiando la lastra del nero con il lettering, risparmiando gli allora alti costi di avviamento, ma l’albo era creato ex novo)? Come si svogevano materialmente gli scambi di materiale (per esempio: il lettering era fatto in Italia, o in USA su traduzioni fatte in Italia, o anche le traduzioni erano americane?)?

Boh! Se qualcuno lo sa, parli ora o mai più!

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Ed ecco il commento successivo, di Castelli.

Da quanto racconta Enzo Cassoni, vedi blog:

"Enzo Cassoni parla della nascita della rivista, dovuta all’iniziativa del giornalista Armando Ravaglioli, il quale, “avendo proposto un suo progetto ad un noto editore italo-americano (Mister Santangelo, oriundo abruzzese), era riuscito a varare la rivista Record!, quindicinale di avventure sportive."

Dunque, ecco che ci siamo. Armando Ravaglioli (che, come ho scritto,era il direttore generale dell'AVE, non semplicemente un giornalista) prende contatto con "il noto editore italo-americano Mister Santangelo".

Chi era "Mr. Santangelo"?
Si trattava di John Santangelo, l'intraprendente comproprietario (con Ed Levy, che aveva conosciuto in carcere dov'era finito per violazione di diritti d'autore (!) della Charlton Comics di Derby.

Santangelo e Levy erano abilissimi nello scoprire nuovi mercati, e facevano "tutti in casa", dalla produzione, alla stampa alla distribuzione.

E' facile immaginare che Ravaglioli abbia proposto a Santangelo (o viceversa) qualche operazione comune tra Catholic Comics e del Vittorioso, che magari doveva sfociare in una versione usa del settimanale AVE, ma che si è limitata al tentativo di "Record".

Grillo e Grullo-1

Firma ingrandita-2Sopra, una storia di pugilato con Grillo e Grullo, da "Record", dal titolo in questi giorni particolarmente suggestivo.

Ho provato a ingrandire la firma: c'è un ghirigoro che sembra "Ciani" o "Gani" o "Galli" e poi "Renato". Magari sono due firme.
Magari Renato è Polese, ma non credo proprio.
Boh.

Sotto, la storia di Bill Brown, dal giornale della University of Notre Dame (29 Aprile 1949).
Chissà se lo sceneggiatore Dan Gentile è parente del Sal Gentile della Charlton!

ART 1929

Bill Brown due

Bill Brown

E per finire, fuori tema, una valutazione di Jac!

QUADRO-DI-BENITO-JACOVITTI

ULTIM'ORA!

Giancarlo Malagutti (grazie!) ha un'aggiunta da fare. Qualcuno può indagare partendo da qui. Eccolo:

Luca,

questo nome mi ha acceso una lampadina e, credo, ma non ci giuro, che Ciani sia un pittore (temo ora scomparso).
Le note che mi han passato amici artisti dicono che abbia partecipato a una collettiva nel 1961. "Quadriennale d'Arte di Roma. Premio nazionale di Paesaggio Autostrada del Sole"

Se qualcuno ha il catalogo o a Roma riesce ad accedere agli archivi, qualcosa troverà.

Ti allego copertina catalogo trovata in rete.

Premio autostrada del sole

Commenti

Quindi si può ragionevolmente supporre che Jacovitti cartaceo negli States non sia mai approdato.
Quindi lode al contemporaneo jacovittologo Smurfswatcker che nel suo blog ne parla e ne traduce le storie.
Non è bilingue,e con vocabolario alla mano (come d'altra parte faccio io) cerca di sbrogliare la complicata matassa di trasporre in inglese dialoghi ed esclamazioni jacovittesche.Come, per fare un esempio,"mondo vigliacco!", messa in bocca ad oreste il guastafeste da un giovane jacovitti datato 1945.

Niente da fare , il commento non compare.
Che devo fare?'
tento con la fiction, non si sa mai!

Ma guarda un pochino che cosa mi combina Alfredo Castelli….. anche lui mi contatta telepaticamente e mi dà appuntamento a Parigi di fronte alla Gare San Lazare.”Vieni Tomaso”mi dice,”con Jacovitti sarai oltremodo felice!”
Ma che avrà mai voluto dire??
Che in qualche modo centri “Record” e le pubblicazioni della “Catholic Comics”??
Anni fa lo scrittore francese Raymon Queneau con la scusa di introdurmi ai suoi “esercizi di stile” mi diede appuntamento nello stesso luogo e mi invitò a prendere un autobus che transitava da quelle parti.
Ehh, ci capii molto poco in quello che non mi disse…
Va beh, son davanti alla stazione prima citata: mi guardo intorno. Ahhh, ecco laggiù Castelli che agitando la mano e camminando in fretta mi fa segno di seguirlo.
Estraggo velocemente il mio potente binocolo Zeiss –eredità del prozio Uggero Castellazzi, fratello di mia nonna, paterna- e mettendolo velocemente a fuoco inquadro il noto scrittore di fumetti mysteriosi. Perbacco, accipicchia, fra le mani tiene il numero quattro di “Record” con copertina disegnata dal grande Jacovitti”.
Mi muovo velocemente, ma Castelli rapido come la folgore si è infilato giù per le scale della fermato della metropolitain ( oh, qui si dice così).
Anche io scendo rapido e compostati il biglietto mi butto all’inseguimento .C’è parecchia confusione ma son certo di aver visto il Nostro sulla piattaforma numero 9 salire sul convoglio della metro in direzione Billancourt. Mi butto al volo, vengo inglobato da una folla di turisti giapponesi che sorridendo mi spingono dentro al convoglio della metropolitana in partenza. Castelli dove è andato a finire, non lo vedo. Il tempo scorre incessantemente, dovrei essere quasi arrivato. Ecco il terminus! Tutti i viaggiatori scendono, io faccio lo stesso, ma di Castelli non c’è traccia
Mah, non mi raccapezzo più, ma dove mi trovo? Guardo il grafico che schematicamente mi presenta il percorso di andata e ritorno di questo treno: perbacco, mi dice che inopinatamente sono sulla linea 13 e non sulla 9 come credevo! Sono a St.Denis - Université!!
Dunque, facciamo mente locale: risalirò sul treno sotterraneo e mi fermerò a Invalides, poi vedrò il da farsi. scenderò fra due fermate a "Pasteur", poi vedrò il da farsi. Ohh, sono assiso, il convoglio si sta muovendo. Apro il romanzo che mi son portato appresso, autore Williamson, intitolato "Darker then you think" e tento di immergermi nella lettura Sono quasi alla fine e April Bell si sta di nuovo tramutando in lupa bianca... il treno sotterraneo ha un improvviso sussulto.
Alzo gli occhi.
Una ragazzina seduta di fronte tremando un poco mi guarda sorridendo, ha in mano un paio di albi a fumetti di grande formato e uno che pare un comic book americano.
Riesco a sbirciare: accipicchia uno è l'edizione francese di "Pippo nel castello di Rococò", l'altro l'introvabile "Cucu" a colori del 1943, il terzo è "The night queen", il book comic del 1946 che raccoglie le strisce giornaliere di Brick Bradford del 1945/46
"Sei Prospero?" mi chiede la bimba con voce speranzosa: la osservo bene, avrà più o meno dieci/dodici anni, occhi e capelli scuri con la frangetta, maglione rosso e blue jeans, ai suoi piedi sta accoccolato un bel gattone tutto nero con una macchia bianca sotto il collo.
"No, mi spiace non sono Prospero, ma tu che fai, viaggi sola sulla metropolitana, di chi è quel bel micio" Sospira rassegnata la ragazzina: “eppure mi sembrava....io mi chiamo Zazie e vivo nel Metrò e il gatto si chiama Gris-gris ed è di Chloe, una mia seconda cugina: l'ho trovato in casa nascosto dietro il frigo, mentre quella mezza scema lo sta cercando per tutto il quartiere della Pastiglia”.
Mi osserva intensamente la signorinella e sporgendosi verso di me bisbiglia:"fuori non posso uscire perché i feroci animali dello Zoo mi danno la caccia per sbranarmi; hai presente la Gatta Pelata ed i suoi degni compari creati dall'anima candida di Sebastiano Craveri?? Il lupo mannaro, Cingh, Cacacatà , Pardo, tutti riuniti al Bois per preparare non saprei dire quale diavoleria!!".
Osservo la ragazzina e mi rendo conto che è veramente spaventata.
"Non temere, capisco che ti sei smarrita e hai paura delle incognite che ti si potrebbero presentare all'uscita, ma ti posso assicurare che sono solo il frutto delle tue letture infantili, sono tutte figure immaginarie". Lei mi guarda esterrefatta:" ma se ti ho detto che sono ZAZIE, hai capito oppure ehhh, vecchio bacuccho, sei sordo completamente?? Non capisci perché sei debole di udito oppure proprio perché svanito di mente?"
Io sobbalzo per la veemenza della risposta:" ma che stai dicendo, stai mescolando il grano con il loglio! Io sarò rincitrullito ma rammento bene che Zazie nel metrò è un romanzo di Raymond Queneau scritto nel 1959, un grottesco/surreale che sarebbe piaciuto - e forse piacque - al grande Jacovitti ( che ne vide la versione filmica e ne fu entusiasta), un disegnatore che non penso tu possa conoscere . E poi che c'entra Sebastiano Craveri, un mite disegnatore amante della favola??! Zazie mi si avvicina e mi sibila dritto nell'orecchio: mite??? ma se le sue belve sono terrorizzanti, coccodrilli squartati, giganteschi gorilla che esplodono, ammazzamenti senza ritegno, Orchi assatanati di tenera carne umana, e chi più ne ha più ne metta." Piange calde lacrime la bambina … sono sconcertato. Sono perplesso.
A ben pensarci di Zazie se ne fece anche un film, 50 anni fa, un divertissement del regista Louis Malle con interprete principale una bimba di nome Chaterine Demongeot".
" Chaterine la vacca! (mon cul! nella versione originale francese) urla la ragazzina, non sono io quella", esclama poi corrucciata la presunta Zazie. Mi guarda seriamente e dice: ti piacerebbe avere anche tu 12 anni , non invecchiare mai come di fatto accade a Alfredo Castelli e passare tutto il tempo nel metrò'?"
Io sto allo scherzo: “già, ma che vita sarebbe sempre chiusi qui sotto notte e giorno, mese dopo mese. Una cosa da incubo."No, no," fa Zazie, "il metrò esce anche all'aperto, corre in alto e si può vedere tutta la città, ci si può fermare in superficie e girare all'interno delle stazioni; ci sono ristoranti, negozi , librerie, bagni pubblici e persino sale cinematografiche, non è poi così male. Io ieri, a proposito di film, ho visto "Ognuno cerca il suo gatto", molto carino, con quella rimbambita di mia cugina Chloé, che fa la parte dell'oca giuliva!
Devo anche incontrare mio zio Gabriel, un vero arcangelo, che di mestiere fa la ballerina gitana, poi insieme dovremo andare dal un altro zio che ha una bella casa su dalle parti di Porte des Lilas; non so se lo conosci, si chiama Cédric Klapisch, di professione regista, lavora nel cinema! Hai capito?"
Io sono preoccupato per il discorso un poco sboccato e sconclusionato della bambina. "Ma come ti chiami veramente, su dimmi la verità". " La verità 'stè palle, sono Zazie e questa è la prima volta che viaggio con il metro, non posso uscire perché gli animali cattivi di Craveri, creati dalla parte oscura della sua mente, sono vivi e vegeti e si aggirano in superficie nel tentativo di individuarmi e farmi fuori!!! Non capisci che c'è pure il Brontolosauro che in agguato fra le gabbie del vero Zoo mi attende per strapparmi la pelle e farsene un vestitino. Non sono fanfaluche, tu che sei sempre con la testa nel mondo delle cose immaginarie dovresti capirlo!!".
Io penso che l'unica cosa sensata da fare sia cercare un controllore, qualcuno che lavori qui sotto , oppure un poliziotto e consegnarli la bambina che - secondo me- si è smarrita. Accidenti , mi sono distratto e ho saltato la fermata "Invalides", che fare adesso? Zazie mi guarda e comprende: "ti sei sperduto, hai sbagliato treno, dove devi andare?? Sai, c'è anche un altro mio zio, Noiret, che lavora di notte nei cabarets, potremmo andare da lui che vive a Montmartre, dalle parti del Mercato delle pulci, lui conosce bene Parigi!"
Penso che la faccenda si stia ingarbugliando. "Guarda Zazie, scendiamo alla prossima fermata e poi chiederemo aiuto a qualche addetto ai lavori". Il treno si arresta e io scendo velocemente: accipicchia sono a Jussieu, sulla linea 7! Mi guardo intorno, Zazie non c'è. È rimasta sul metrò che ormai è scomparso nella galleria. Che faccio? Non mi resta che salire in superficie La ragazzina mi ha lasciato una grossa busta nella quale, io presumo, siano contenuti gli albi da me precedentemente intravisti. "La devi consegnare a Jacovitti- che io conosco benissimo- che è vivo e vegeto", mi ha detto con un sorriso innocente, "io posso mandarti in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo", ha aggiunto seriamente. Una situazione metafisica, surreale, un sogno ad occhi aperti, una questione di farfalle e di filosofi ( o viceversa)??
A suivre

Ricordo un CIANI collaboratore del Vittorioso anteguerra, e un Renato CIANI che pubblicò qualche vignetta nel "Convegno dell'Allegria" di Vittò.
Cosa che merita un approfondimento.

Mamma mia , le cose si complicano. Che fare?? Non mi resta che chiedere aiuto all'amico Holmes.
Via, si parte...
Intanto….
“Holmes, sei stanco???” il segaligno detective suona incessantemente da tre ore il suo prezioso stradivari, ma dalle fessure del calcareo tavoliere del Burren un solo topo è uscito scrutandoci con aria perplessa; Hugues si è beatamente addormentato con il sigaro spento fra le labbra canine. Sono rassegnato, l’effetto Hamelin non si è verificato e la prevista orda di topi da aizzare contro le virago della banda del “Freccia d’oro” è rimasta pura utopia. “Dai Holmes, smettila di suonare, qui forse topi non ce ne sono”. Sospira il volenteroso Sherlock, abbassa il violino e ponendo a terra l’archetto si siede sconsolato detergendosi con ampio lenzuolo la fronte madida; già, l’ampia fronte – anche perché è stempiato il nostro centenario segugio - e il madido lenzuolo, mentre l’atro segugio ronfa beatamente. Ma ora che faremo?? Il castello di Haggard che si erge di fronte a noi che siamo accovacciati fra le pozzanghere e gli arbusti di erica che radi costellano il desolato altipiano, ha un’aria cupa, tenebrosa, inquietante. Con il binocolo Zeiss, eredità del prozio Uggero Castellazzi ufficiale del regio esercito ad Al Alamein ( la scampò per un pelo, anche se dovette stare anni in un campo di prigionia in nord America [ ritornò in Italia nel Maggio 1946]), posso vedere benissimo attraverso le vetrate delle portefinestre che i saloni del castello sono illuminati a festa e che quelle spaventose erinni se la stanno spassando: bevono, ballano, cantano e si abbuffano di ogni ben di Dio!! Chissà dove sarà stato relegato il povero Castelli, in catene in qualche segreto anfratto, a pane integrale ed acqua del lago (lievemente salmastra). Poveraccio che triste sorte gli è capitata. Lo avevo avvertito: lascia perdere questa faccenda dell’albo “Record”n°4, tanto senza avere fra le mani la o le copie originali qualsiasi analisi - anche portata avanti con i mezzi più sofisticati- non avrebbe valore legale. Certamente Jacovitti lavorò su quella copertina avuta in fotocopia dal romano Giacomini con il resto dell’albo, probabilmente usando come base l’albo Roma n°28 “Pete lo sceriffo” per ovviare con delle sostituzioni all’indecifribilità della banda scritta che sta alla destra della copertina stessa. Ma lui no, ostinatamente alla ricerca dell’albo originale, che notoriamente passò di mano in mano arrivando in qualche modo fra quelle di Kamillo, il boss di Trastevere e quindi in quelle della sua “pupa”, nota come “la Baronessa”, già implicata nel caso della “Banda aerea” (ah quegli albi Nerbini….). Oh, che vedono le mie fosche pupille attraverso le lenti del provvidenziale binocolo Zeiss dono del prozio ecc, ecc?? Perbacco e perdinci!! Ma chi è quel bel tomo che balla la lambada strettamente avvinto alla diabolica Baronessa, capo indiscusso di quelle scatenate presunte ninfomani?? Ma, ma… è lui, l’ineffabile Castelli!! Veste l’uniforme da gran parata dei lancieri del Bengala di buona memoria. Ecco si ferma, attinge senza parsimonia da un magnum Veuve Clicquot di annata, beve come una spugna quell’inguaribile viveur…. E io che ero in pensiero per lui, e il povero Holmes che si è sfiancato suonando senza interruzione il violino. Mah, che pensare… Castelli sotto copertura nelle vesti di maestro di ballo?? Rapito per condurre le danze?? Ben si sa che Nestore del Boccio ( pittore , disegnatore, fine esteta ed esperto di storia dell’Arte) è stato suo allievo e che poi a Metz ha vinto il concorso per partecipare a “Danser sous la lune”. Nestore…. chi, se gli interessa e ancora non lo conosce vada a vedere nel blog di Luca Boschi “cartoonist globale “ alla voce KOMA! Buona fortuna. Inizia improvvisamente a cadere una pioggia sottile. ”Holmes , ehi Holmes, sveglia,Castelli è nel castello (!!) che gozzoviglia mentre noi siamo qui a gelarci le ossa!! Io toglierei le tende, dai torniamo al Pub, ci scalderemo con qualche pinta di wiskey e dopo abbondante pranzo partiremo per il lago Gill, l’ho promesso a Jacovitti e a Pratt nel 1992 a Lucca, quando all’osteria del Gambero Rosso ci incontrammo per l’ultima volta. Un’ora dopo. Va beh, ora siamo seduti comodamente davanti ad una tavola imbandita, all’interno del “Drunk oyster”, pub rinomato per le terribili cozze di acqua salmastra: ehh, chi si accontenta gode! Mentre Holmes e Hugues mangiano a quattro palmenti io pasteggio ad acqua minerale- non gasata- e patate lesse; penso a quel bel tipo del commissario Santy ( Ale Santi, vedi “Vitt& Dintorni” di Dicembre 2012) dell’Interpool: Interpool…. Interpol… mah?? già potrebbe anche trattarsi di un “pool” finanziario”?’ oppure di pool in senso di piscina, stagno, specchio d’acqua?? Ma no, in fin dei conti l’uso delle doppie nelle varianti regionali ci propone anche delle vere e proprie stranezze lessical/acustiche. Qualcuno dice Pariggi e pollizia … ma anche bonascera , che bella scensciazione ecc. Propendo per un tecnico delle piscine Penso invece a Trouscallion … ma questa è un’altra questione, dovrei riparlare di Zazie ma ora non mi pare il caso. Poi c’è questa faccenda di Alessandro alla ricerca dell’araba fenice, Jacovitti nel 1944 prima, durante e dopo la bufera. Mah, speriamo bene, nel senso che salti fuori qualche editore lungimirante. Ma che è questo baccano?? Mi alzo e mi avvicino alla finestra: ohibò, il circo Irlandese ( vedi “Lo strano caso del nano dai capelli rossi”) leva le tende. Cavalli ed asini, molti maiali, lumache, volpi e gatti; accipicchia intravedo pure il pescatore verde, Stromboli con il suo carrozzone da zingaro calderaio con a fianco Mangiafuoco, marionette e burattini. Stanlio ed Ollio con le loro “spalle”. Vedo anche Moreno, strano. Ecco, ecco, c’è pure il nano ( la gamba di legno è scomparsa, ah, quel furbacchione!). Insomma ci sono tutti compreso il commissario Interpool/pol che evidentemente fa parte della compagnia : che teatranti questi irlandesi. Si dirigono verso la contea di Sligo, andranno di certo ad accamparsi sulle rive del lago Gill. Sherlock Holmes sta accarezzando il testone del grosso e benevolo mastino Hughes, che per l’occasione sta fumando un grosso sigaro puzzolente: ha preso questo vizio a furia di respirare l’aria viziata dai fumi della pipa del nostro detective, quando per ore ed ore rimane chiuso in casa perfettamente silenzioso ed immerso in imperscrutabili meditazioni. Anche ora Holmes tira lunghe e nervose boccate dalla sua pipa, ma fortunatamente siamo all’aperto ed io rimanendogli un poco lontano riesco a sopravvivere.“ Ahhh” fa il temibile tabagista, ”il Lough Gill è un celebre lago irlandese vicinissimo a Sligo, cittadina che si trova ad un tiro di schioppo da noi ora ci troviamo. È lungo circa 10 km e largo 3, e confluisce nell'emissario Garavogue, che scorre dentro Sligo e sfocia nella baia omonima. La massima profondità è di 200 m. circa. Le isole lacustri sono 22: Church Island e Bezzie's Island sono le più grandi. Popolare fra i birdwatcher per la gran quantità di uccelli che popolano le foreste intorno al lago, è stato uno dei luoghi, assieme a Sligo e al Benbulben, di maggiore ispirazione del sommo poeta William Butler Yeats, tanto amato, ricercato e vagheggiato da Hugo Pratt, che alla fine di inenarrabili peripezie riuscì a ritrovare la sua tomba.. Una delle 22 isolette che fanno parte del lago, Lake Isle of Innisfree, è famosa proprio grazie ad una poesia di Yeats, ma anche Dooney Island era molto apprezzata dal celebre scrittore. Comunque anche coloro che vanno in cerca dell’aspetto soprannaturale trovano nell’esplorazione delle rive del luogo qui in disamina occasione per farsi rizzare i capelli in testa: non di rado questi visionari amanti dell’impossibile affermano di aver visto e contattato spiriti abitanti del lago e delle sue sponde. Uno di questi conosciuto con il nome di O’Grin ( se visitatore o spettro non saprei dire) e appartenente alla sottospecie dei “mutaforma”, appare spesso in un luogo particolarmente conosciuto e gettonato da turisti e fotografi: il Castello di Parke, sulle sponde orientali nella parte del Leitrim. Probabilmente trattasi di un “Mouradth”!! I "Mouradh" o spiriti d'acqua, amano cantare e suonare le cornamuse. Si dice che vederli sia presagio di brutto tempo. Si narra che alle volte lascino l'acqua e passeggino per la terraferma assumendo le sembianze di tori senza corna. Alcune leggende li vogliono protagoniste di impossibili storie d'amore con giovani turiste o hostess. A volte anche con prestanti marinai o rudi allevatori di ovini, il che farebbe pensare che questi spiriti, o spettri delle acque, esistano sia in forma femminile che maschile. Mah?” Guardo Holmes che dopo l’eloquio continua a fumare accanitamente la sua enorme pipa ( quella di ciliegio, non la solita casalinga “clay pipe”) e mi chiedo da dove tiri fuori queste informazioni. Il segaligno investigatore riprende inesausto a ciarlare: Un motivo preminente nella tradizione irlandese è il rapporto tra Fate e esseri umani, scrive Richard Kieckhefer nel volume "La magia del Medioevo".
In un testo irlandese del XII secolo si racconta dell'avventura di un gruppo di cacciatori che un giorno si imbatte nella Collina delle Fate, dove trascorreranno la notte ospiti dei ventotto guerrieri e delle loro bellissime dame che abitano il luogo incantato.
Secondo una variante più antica, Conle il Rosso ode il richiamo ammaliatore di una Fata che lo invita a seguirla sulla Collina delle Fate, dove la vita è sempre una festa senza affanni né pensieri e la morte non esiste. Temendo un sortilegio malefico, Conle recita un incantesimo donatogli da un druidi, con il quale riesce ad allontanare la Fata, ma questa, prima di andarsene gli lascia una mela che lo nutrirà per un intero mese. Allo scadere del tempo la Fata ritorna e tenta di nuovo di conquistare il cuore del cavaliere, lo esorta a diffidare dei poteri demoniaci dei druidi, profetizza la prossima conversione degli irlandesi per opera di San Patrizio e lo invita insistentemente a partire con lei, sulla sua barca di cristallo. Conle cederà infine alle lusinghe della Fata, se ne andrà con lei e non farà più ritorno tra i mortali. Lady Wilde, nel suo libro "Antiche leggende d'Irlanda", afferma che le Fate irlandesi sono amanti appassionate della bella vita, della bellezza e di ogni genere di lusso, mentre detestano decisamente gli avari, i taccagni, i parsimoniosi e i risparmiatori incalliti; sono inoltre inorridite dalla mano serrata del tirchio, che raccoglie avidamente anche l'ultimo chicco, prosciuga il secchio del latte fino all'ultima goccia e non riserva nulla sulla sua tavola per gli spiriti che vagano nelle notti di luna.
”Sta scendendo una fittissima nebbia che ha praticamente fatto scomparire il pallido sole di mezzogiorno; la sagoma lontana dell’isola di Innisfree non è assolutamente più visibile, inghiottita da queste strane brume di mezza giornata; sul lago Gill, poiché è proprio qui che io e il segaligno investigatore ci troviamo, le acque del quale sono appena increspate da qualche refolo di vento, si vedono tremolare le luci delle molteplici lanterne di questi strani barconi che incessantemente solcano le acque dei questo remoto lago irlandese alla ricerca del minisommergibile scomparso da questa mattina all’alba. Già, è stato sfortunato Castelli, reduce dalle gozzoviglie notturne, a voler a tutti i costi fare questa immersione, con l’idea fissa di trovare l’albo “Record” n°4 ( l’unica copia originale esistente) che la leggenda vuole riposi da decenni sul fondo del lago stesso, protetta da una campana di vetro corazzato.
Mentre sto meditando sui casi della vita sento un uggiolare sommesso: è il cane Hugo che richiama la mia attenzione per potermi recapitare un messaggio di Holmes scritto su pregiata carta hammer.
Va beh, che vorrà mai il vecchio segugio britannico ancora da me??
Dunque, ecco qua.” Troviamoci domani sera alla fermata della metropolitana Pasteur a Parigi, non mancare”.
Va beh, partirò subito con l’aereo di Carson di Venere che sempre mi attende a qualche centinaio di metri, ovunque io mi trovi. E’ una cosa inspiegabile, forse frutto di un’insieme di coincidenze spazio-temporali.
Allontano Hugo con il lancio di un paio di salcicce arrostite ( non lo posso portare con me in aereo, potrebbe disturbare la mia guida), mi avvicino a rapidi passi all’aereo e metto in moto,
Via, si parte!!


Parigi

La stazione della metropolitana “Pasteur” venne aperta nel 1906 ed ha preso il nome di Louis Pasteur (Dole, 7 dicembre 1822 -­ Villeneuve-l'Étang (comune di Marnes-la-Coquette), 28 settembre 1895), biologo e chimico francese che fondò la scienza della microbiologia, mise in evidenza il ruolo dei germi nelle malattie, inventò il processo di pastorizzazione e sviluppò il vaccino contro la rabbia.
Sui marciapiedi della linea 6 sono affissi degli estratti del codice di deontologia medica e su quelli della linea 12 sono illustrate delle ricerche, condotte da Louis Pasteur. I temi conduttori di questa stazione sono i problemi della sanità.
Va beh, scendo le scale e mi dirigo verso la piattaforma della linea sei
A suivre?’

Scusate la solita ignoranza. Chi e' (o era) VITTO' (un redattore del Vittorioso? JacoVITTi in persona)?

GALLI RENATO??? Come può passare inosservato un disegnatore di tanto spessore? Se fosse italiano avrebbe lasciato altre tracce di sé.
Be', anche se fosse straniero.

Ora che leggo meglio, Antonio, Alfredo, potrebbe effettivamente essere CIANI.
Inutile dire che non lìho mai sentito nominare prima.

Anto Lisei: Vittorio De Angelis (Vittò) era il redattore della pagina "Il Convegno dell'Allegria" sul Vittorioso, che ospitava i lavori dei lettori. Fu la palestra dalla quale spiccarono il volo tanti ragazzi che sarebbero diventati in seguito autentici protagonisti dell'umorismo gtafico in Italia.

Grazie, Antonio, sempre puntuale!
Tutti avevano la radice "Vitt" nel nome, quindi, e ci marciavano.

In una storia di Cip, Cip, per covincere Gallina ad affrontare un orso feroce, lo minaccia dicendo: "O affronti l'orso, o impari quattordici barzellette di Vittò!"

RENATO CIANI
Credo che "Renato Ciani" sia la risposta esatta. Andate a vedere il prezioso http://www.archivioluce.com/archivio/
di cui credo di aver già parlato qui per quanto riguarda il discorso a proposito di fumetto/ censura/ percezione del fumetto negli anni '50 (se non l'ho fatto digitate "fumetti" nel campo ricerche).
Per quest'occasione, cercate invece "Renato Ciani" e troverete un cinegiornale "Settimana Incom" in cui presenta i suoi "quadri parlanti", dipinti insequenza in uno stile simile a quello di "Grillo e Grullo".

Ciani è brevemente presente (Minuto 5:23) nel cinegiornale Luce "L'Ambasciatore Dunn in Italia"
http://senato.archivioluce.it/senato-luce/scheda/video/IL3000088927/1/Lambasciatore-Dunn-in-Italia.html
in cui vince il premio per il romanzo "...e il caporedattore disse", che sottintende una carriera giornalistica (al Vittorioso?).

Anche se la presenza di quest'uomo evidentemente abbastanza popolare per interessare i cinegiornali non sembra avere molti collegamenti con il tema della puntata (James Clement Dunn, ambasciatore USA in Italia tra il 1946 e il 1956), la coincidenza Ciani/AVE/Santangelo/Record/USA mi ha fatto ripensare a un ipotesi che mi gira in testa dai tempi in cui ho visto "Record" per la prima volta, ovvero a un possibile collegamento tra la (fallita) operazione editoriale e il programma ERP (Europe Recovering Program del Piano Marshall) a cui Dunn collaborava.
Al solito, "Boh!"
Alfredo Castelli (Ormai lievemente maniacale!)

Non ho visto lo spezzone di film con CIANI che dice Castelli, ma è tutto da leccarsi i baffi. Proseguite così, con queste ricerche.

Paolo, a quei tempi la redazione del Vitt era una autentica brigata di giovani bontemponi, capeggiati dal redcap Domenico Volpi. E Jacovitti si divertiva a prendere in giro (anche nei suoi cineromanzi, ma non solo) i colleghi della redazione. Ce ne sarebbero da raccontare... Ciak! ne è una antologia divertentissima. Menico (Domenico Volpi) era uno dei bersagli preferiti.

Come no, il capobanda Fox Menichello di una storia di Jak Mandolino

Castelli bagna il naso a tutti.

TOMASO,
cosa ti è successo???
Sei stato investito dalle radiazioni del surrealismo narrativo fantastico?
Da un'esplosione coitale creativa che ti riaffonda negli anni virgulti delle speranze intense e brufolate? Da scariche di ribellione al bunga-bunga mercificatorio del popolo sub-italico?
Comunque sia,seguita: l'infinitamente piccolo ti aspetta!!!

Una curiosa coincidenza (che molti di voi sapranno già): anche in Belgio ci fu un settimanale cattolico per ragazzi chiamato "Record": http://www.bdoubliees.com/record/annees/1962.htm.
il "Record" belga merita di essere ricordato, tra le altre cose, perché vi furono pubblicate le prime storie di Iznogoud

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