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MAGNUS STUDIA SURURI GüMEN? di Alberto Becattini

Carnevale Bao

In pieno Salone del Libro di Torino, giunge in rete tramite Twitter e altri canali una gragnuola di immagini e notizie, a cominciare da quella, l'unica che oggi riportiamo, che si vede in apertura.

Vi è immortalato Massimo Carnevale mentre personalizza una copia di Mater Morbi, famoso Dylan Dog suo e di Roberto Recchioni, per i suoi innumerevoli fans.

Bao Publishing per lo scatto, gracias!)

Alfred Andriola

SururiMa torniamo nel nostro orticello. Quello sopra dovrebbe essere il titolo, riveduto e corretto, dell'articolo su Alfred Andriola (May 24, 1912 - March 29, 1983) pubblicato ieri.

Alberto Becattini mette i puntini sulle "i" e rivela il vero volto di Andriola: un "collaboratore in ufficio" di Milton Caniff, che forse non ha mai disegnato nulla di Kerry Drake. O ha indicato le linne guida. Chissà...

Riporto sotto l'interessante intervento di Alberto.

Lo precedono tre immagini di Sururi Gumen (1920-2000, foto a destra): una copertina di un suo comiic book nella quale riceve il credito in copertina, una vignetta parodica realizzata con uno stile caricaturale debitore di Mort Drucker nelle sue famose parodie di Mad e tratta appunto dalla rivista concorrente Cracked, diretta da John Severin.

La terza, invece, è la copertina di Just Married , un comic book per ragazze della Charlton le cui matite "potrebbero" essere opera di Sururi.

La parola ad Alberto, subito sotto.

Gumen_sururi_wguy

Gumen_sururi_cracked

Just Married 82

Mooolto interessante l'accostamento che Diego Ceresa fa con Kurt Schaffenberger, ma anche quello con Andriola, ovvero con quello-che-comunemente-si-pensa-essere-Andriola.

Perché, cari amici, questo signore (pace all'anima sua) è stato uno dei più grandi millantatori della storia del fumetto. Dopo aver affermato di essere stato assistente di Milton Caniff (in realtà non mise mai matita o penna sulle sue strisce - - gli faceva da segretario, gli puliva l'ufficio e cose del genere), per intercessione dello stesso Caniff ebbe la titolarità della striscia Charlie Chan.

Peccato che il grosso dei disegni fosse di Charles Raab e occasionalmente di Noel Sickles (è lui il socio/maestro di Caniff che qualcuno citava).

DetDan

Dan dunn

Dopo Charlie Chan, Andriola passa a realizzare Dan Dunn, ma i testi non sono suoi (lo sceneggiatore è Allen Saunders) e più che probabilmente neppure i disegni (di nuovo Raab?).

Andriola raggiunge infine la fama con Kerry Drake, striscia di fatto non sua perché scritta da Allen Saunders, John Saunders e William Overgard e disegnata, nell'ordine, da Charles Raab, Marvin Bradley, Fran Matera, Joe Pinto, Jerry Robinson, Sururi Gumen, Hy Eisman, Al McWilliams, Marcia Snyder e Rick DiCecca.

Quello che comunemente si crede essere il tratto di Andriola è in effetti quello del turco Sururi Gumen, che fu ghost di Andriola dal 1955 al 1983 e che (sempre anonimamente) disegnò pure It's Me, Dilly!, effimera strip firmata da Andriola con lo pseudonimo "Alfred James".

In conclusione: Se lo stile di Magnus somiglia a quello usato in Kerry Drake, allora deve essere accostato a Sururi Gumen, non ad Andriola.


BONUS DEL SABATO

Libro controversyDa un cinguettio di Gianluca Costantini traggo un interessante discorsetto, paragonabile a uno speech promozionale per un nuovo libro dei vari che si tengono al Salone di Torino, sul perché le caricature satiriche fanno arrabbiare tanto i polici o i bersagli presi di mira di volta in volta.

Il libro è intitolato The Art of Controversy.

La questione riguarda, ovviamente, anche le famose caricature di Maometto, che a più riprese hanno fatto uscire dai gangheri svariati seguaci del Corano con consegneze anche micidiali, alcune delle quali, si ricorderà, provocate a suo tempo da quel genio della salumeria che fu il poco compianto statista Calderoli, produttore di porchette e insaccati assortiti.

In his new book, The Art of Controversy: Political Cartoons and Their Enduring Power, Journalism School Professor Victor Navasky examines influential political cartoonists from the 18th century to the present.

What prompted Navasky to write the book was the furor that erupted in 2005, when the Danish newspaper Jyllands-Posten published 12 cartoons depicting the Islamic Prophet Muhammad.

Commenti

Il "negriero" e il "negro" in altre parole.
Può darsi che i turchi avessero vita difficile negli States?
Sbaglio o anche le vignette su Cracker erano firmate da Andriola, questo Sururi, che non avevo sentito fino a qualche minuto fa, gli faceva da "negro" anche qua?

Qualche commento che potrebbe essere fatto qui è già stato posto nell'articolo precedente, quello sul presunto Andriola, e quindi è inutiile tornarcio. Ma vale la pena leggere questo pezzo di Becattini.

Cazzarola! Vedo... Ha 58 commenti!

E ora sono già 61!
Carnevale è un grande illustratore, forse l'unico erede della tradizione dei vari Molino, De Gaspari, Piero Cozzaglio (anche se faceva un po' troppo e quasi solo gli animali) e così via.
Lunga vita a Carnevale!

Va beh, allora Andriola era un grandissimo bugiardone?? Superlativo assolutissimo, o relativissimo, fate voi.Ho riletto una sorta di mini autobiografia di Andriola su "Comics"n°5 del 1972, pagina 54.Oltre ad essere una lingua biforcuta il Nostro era anche possessore di u'anima poetica.Riscrivo un suo pezzo autobiografico:" Passo lunghe ore al mio tavolo di disegno, rievocandol'universo fantastico di kerry Drake; quando abbandono il mio studioa Greenwich Village mi accorgo quantosia falso il mondo che mi circonda, popolato di strani esseri barbuti e in stivali, sporchi, occhialuti, avvolti in mantelle svolazzanti,
... ecc, ecc.
Voi che ni dite?'

Sururi Gümen, 1960 yılından itibaren resim çalışmalarını ABD'de sürdürmek amacıyla bu ülkeye yerleşmiştir.

Birleşik Devletler'de genelde grafik ve illüstrasyon çalışmalara imza atmıştır. Yaklaşık kırk yıl ABD'de yaşayan ve resim sanatı ve yan kollarıyla ilgili faaliyetlerini orada sürdüren Sururi Gümen, ayrıca Yedigün, Yıldız, Kırmızı-Beyaz gibi yayınlarda da çeşitli illüstrasyonlar çizmiştir.


Gümen, ardında çok meşhur 'Sururi' imzasını bırakarak Eylül 2000 tarihinde Amerika'da vefat etmiş ve birkaç gün sonra Türkiye'de toprağa verilmiştir.

Beh, se qualcuno scrive in turco, io che Turchi mi chiamo posso fare qualsiasi cosa.Quindi.....

Mah, che vi devo dire di Andriola??? Nulla, pechè questo di lui so.
Sono un supersomaro??
Certo, e proprio per questo,ora e qui, inizio a ragliare,abbiate pazienza.
Sono nella severa sala dell’archivio B.D della immensa Nuova Biblioteca Nazionale di Francia, che con i suoi quattro alti edifici simmetrici, posti su di un perimetro rettangolare, ognuno con pianta a forma di “elle”: simboleggiano altrettanti libri aperti. Al mio fianco l’amico François Corteggiani intanto sta guardando con attenzione i numeri de “L’Avventuroso” con le tavole de “La spada dei giganti”, ai pennelli Franco Chiletto - disegnatore e illustratore- dotato di grandi capacità evocative espresse in grandi tavole estremamente pittoresche, con castelli, vecchie case, torri merlate e mura di città, campanili dai tetti aguzzi dall’aspetto medioevale; tutto su testi del grande Federico Pedrocchi.
Storia questa poi trasmigrata su “Topolino” alla sesta puntata, rimasta incompiuta per la cessazione dell’uscita del settimanale in questione avvenuta alla fine del 1943, poi apparsa integralmente in “Albo d’oro” nel 1946, in formato ridotto e con solo due tavole a colori . Corteggiani si alza e stirandosi mi guarda sorridendo: “ahh, Tomaso, sono un poco stanco, dai, andiamo al bar a berci qualcosa”.
Io acconsento, ho pure io desiderio di sgranchirmi le gambe e bermi una buona tazza di tè caldo. D’altra parte sono giorni e giorni che sono in ballo da una biblioteca e da una città all’altra, alla ricerca dell’araba fenice: il materiale che mi consenta di avere una visione complessiva, senza grossi buchi di ordine documentale, sull’opera di Franco Chiletto fumettista.
Usciamo dalla biblioteca e dopo aver disceso la grande scalinata lignea ci dirigiamo verso rue de Tolbiac. L’aria frizzante mi schiarisce un poco la mente, intorpidita da ore di lettura e consultazione di pagine e pagine di vecchi fumetti.
Ed eccoci qui in una sorta di bistrot, “Le poulet rôti”, conosciuto ai più perché lo scrittore Leo Malet veniva spesso qui a piangere e lamentarsi del fatto che , eravamo alla fine degli anni sessanta, la sua Parigi veniva sconvolta e sventrata da dissennati interventi urbanistici. Di questo fatto avevo detto e scritto , “ Nestor Burma va in periferia”, ma la infida e sotterranea azione della setta reazionaria della Cong del dragone ha affossato tutto: peccato!! Povero Nestor, buttato nel cestino di Vittò!! Si ode alto ed insistente lo squillo del telefono: il vecchio barman Piergeorge Gallinons ( una ovvia omonimia francesizzante) parla un poco e poi mi fa un cenno: ah, qualcuno mi cerca?’ ma chi mai può essere?? In pochi sanno che tutti i giorni verso mezzogiorno vengo qui a rifocillarmi: “Pronto , chi parla?? Perbacco , è Anchise Ascanio che giunto a Parigi da Milano con il superveloce treno Eurostar ora si trova alla Gare de Lyon spaesato e pervaso da funeste inquietudini:” Ascanio non temere, non devi fare altro che scendere alla fermata del metrò che ti trovi sotto il naso, prendere la linea 14 in direzione Bibliothèque Mitterand, che ne è il terminus, poi esci e ti trovi a due passi da rue Tolbiac, casomai chiedi per individuare il solito Bistrot dove io e Corteggiani stiamo bevendo un paio di bicchieri: di che cosa?? Ma io di tè nero dell’Assam, l’amico Francois si sta invece gustando un bianchetto d’Alvernia. Ehh, si , si, poi mangiamo un boccone, la specialità della casa, galletto d’Alzazia alle cipolle. Cooomeee?? Non ti piace?’ va beh, mangerai qualcosa d’altro, Si, si , ciao, ci vediamo tra poco”.
Ripongo il telefono sotto lo sguardo interrogativo dell’oste. “Piergeorge, è Ascanio che è arrivato da Milano, fra poco dovrebbe essere qui”.
Torno al mio tavolo. Corteggiani, che si è già scolato un “mezzo” di quel famoso vinello tanto rinomato in terra d’Alsazia, dalla vaga luminescenza verdastra e sapore un poco acidulo, mi guata curioso.
“Mah” faccio io, “è Anchise che è arrivato da Milano per partecipare all’assemblea annuale degli “Amici di Oliver & Stan”, quella banda di mezzi fanatici che con la scusa di perpetuare la memoria dei due comici si riunisce a Montparnasse nella sala conferenze dell’Hotel Delambre, per fare bisboccia”. Mah, non avrei mai pensato che anche Anchise avesse queste manie!!”.
François mi osserva pensieroso: ”ma sai, in fondo un poco di evasione ogni tanto n0n può che far bene, poi, gli amici di Stanlio ed Ollio riuniti sotto la sigla de “I diavoli volanti” sono guidati da Graziano Giovenzana, un cultore dei films comici d’epoca, che ha per Parigi una vera e propria fissazione, perché qui nel 1966 per la prima volta vide il film restaurato gli “Allegri vagabondi”. Eh, son cose che segnano la vita!!”.
Squilla di nuovo il telefono!! Piergeorge mi si avvicina e me lo porge senza nulla dire: “ Pronto, chi parla’’ Anchise?? Ma che succede??’ ah, hai sbagliato direzione e sei sceso al terminus opposto, alla Gare Saint Lazare?? Perbacco, ma insomma, stai attento!! Va beh, ridiscendi nel metrò e riprendi la linea 14 con direzione Biblioteca, stai accorto!!”.
Mi detergo il sudore: “Corteggiani, Anchise si è sbagliato, deve riprendere la metropolitana, speriamo bene!!”.
Mi siedo e sorseggiando il tè ormai tiepido penso a Franco Chiletto. Disegnatore noto ai fans del “Vittorioso”, che debuttò in quell’ambito nel 1938 con una storia scritta da Gianluigi Bonelli: Andus. Poi seguita due anni dopo da “Andus e i lupi del nord”. Se devo essere sincero quelle avventure ambientate al tempo degli antichi romani non mi sono mai tanto piaciute.
Perché? Mah, con precisione non saprei dirlo, ci devo pensare.
Nel 1940 usci’ anche una storia in due albi serie “AVE”, disegnata dal Nostro, numeri 6 e 10, intitolati rispettivamente “Il Condottiero” e “Volo d’aquile”. Io ne ho le ristampe anastatiche, le copertine a colori sono ben riprodotte, ma le tavole interne in bianco e nero peccano di definizione, segni e tratteggi sembrano dilavati, tutto il disegno ne risente: chissà come sono gli originali!! I contenuti narrativi?? Va beh, la vicenda si svolge nel 1421 nel momento in cui la cittadina di Acerra è assediata da truppe nemiche: Gian Luigi Bonelli, sempre lui l’autore, si spreca con battaglie terrestri e navali, galeoni, galee, feluche; insomma, di tutto un po’.
Meglio nel 1940/41 su “Il Vittorioso” dove con “Il Corriere segreto” la coppia di autori qui tirata in ballo fa di meglio. Bella la sceneggiatura, con inseguimenti, tranelli, trappole e duelli.
Specialmente perché, penso io, ( ma, quanto penso?? Io stesso mi meraviglio!!) la grande tavola a colori ha un impatto diverso rispetto a quella più piccola in banco e nero; comunque la storia in sé stessa è banale, trattandosi in pratica di un viaggio a cavallo di due ardimentosi verso Parigi con la missione di consegnare un messaggio al Cardinale Richelieu, che in questo caso rappresenta il “buono”, mentre alla fine i moschettieri del Re sembrerebbero i “cattivi”. Si ribalta la consolidata visione romanzesca di Dumas e dei tre famosi moschettieri; ma siamo nel 1940 e la Francia e la sua autorità rappresentativa, anche del passato, viene vista in una ottica particolare, poiché le abbiamo ( quel pazzoide megalomane del Duce) dichiarato guerra e proditoriamente invasa pugnalandola alla schiena: bella roba!!
Va bene, son cose dette e ridette.
Io vorrei tentare di seguire la tracce figurative dei fumetti negli anni ’40, limitatamente al nostro Chiletto, s’intende: beh, di certo il fumetto di quei tempi lontani eludeva i problemi del contingente e le storie narrate generalmente erano di carattere storico o esotico/avventuroso .
Fumetti volutamente immersi in un passato fatto di battaglie e guerre i vincitori delle quali erano sempre i difensori della fede, della italica patria e se possibile, del Fascio.
La dicotomia avvenne quando nel 1944 Roma fu liberata dagli anglo – americani?? Mah, “Il Vittorioso” riprese ad uscire in perfetta continuità con forma e contenuti dell’anno precedente: si, naturalmente non si affrontava più l’argomento scottante del “Vincere”, delle imprese guerresche dell’Asse. Al nord invece le pubblicazioni a fumetti, tipo “Il Corriere dei Piccoli”, inizialmente insistevano nelle pagine scritte con interventi inneggianti all’ alleto germanico/nipponico, mentre le storie a fumetti umoristiche sbeffeggiavano la perfida Albione.
Le storie realistiche poi rapidamente si defilarono parlando di giungle lontane, esploratori spaziali e viaggi siderali, bande di malvagi cinesi da prendere a pugni e calci nel sedere.
Anche l’”Albogiornale “ con l’indomito Fulmine non più in divisa, reduce dalle gelide pianure russe, ora manda il forzuto e bonario gigante verso altri lidi nel contesto dell’evasione avventurosa.
Su “l’Audace” il sosia Furio giunge fino ai primi mesi del 1944, poi l’editore Bonelli si rifugia in Svizzera lasciando la moglie Tea alle prese con l’incalzare degli eventi: anche “L’Audace “ deve capitolare!!
Insistente lo squillo del telefono ci fa sobbalzare tutti!! Corro al bancone di zinco, tipico dei bistrot tradizionali: ”pronto chi parla??? Ma Anchise, come hai fatto ad andare a finire al terminus di Porte de la Chapelle??
Hai preso la metropolitana sulla linea 12!!! Insomma se non stai attento finirai per perderti del tutto!!!!”.
Torno a sedermi e guardando Corteggiani che, dopo aver divorato la porzione tripla di pollo, si sta beatamente bevendo il caffè , capisco che devo lasciare il locale per non dover più ricevere telefonate da Ascanio Anchise. “Eh, François, vado un momento alla toilette, torno subito; tu di qui non ti muovere e se telefona ancora il nostro amico, digli di prendere un taxi e di venire qui”.
Il bagno ha una bella finestra grande, siamo al piano terra e agevolmente posso scavalcarla e giunto all’esterno mi eclisso .


Tomaso



Sai quanti millantatori ci sono anche nel settore del fumetto?
Fate bene a scovare sotto le coltri del silenzio e a far uscir fuori la verità.
L'intervento in turco non lo comprendo, non posso rispondere.

Concordo con Markus Bombastus (anche Teofrastus)
perché mi piace che qualcuno ci ricordi che esistono i traduttori
automatici, altrimenti li useremmo soltanto per guardare
in quante lingue possiamo dire in rete “ma è ovvio!” e dare tutto
per scontato e convenire ad esempio sul fatto che i meccanismi del pop
sono effimeri senza nemmeno chiederci come mai non vengono
considerati tali anche i tecnologismi del cappero sottacetossale.
Intendo riferirmi al bocciuolo di vegetale neocultvirale il quale nun abbisogna
quasi punto d’acqua, immerso in conserva potenziata di sostanza acida
prodotta dalla fermentazione dell’ossa dei frutti nati non dalle coltivazioni
(anche pragmatiche di conoscenze anche eticamente specializzate da millantanta sacramenti,
sistemi, documenti, istituzioni, onorificenze eccetra e più) ma dalle magnitudini
che non si nutrono solamente a gratis della polpa insanguata degli altri, ma che donano
ciò che hanno in sé.
Pazienza, Roberto, Jac ha capito (nell’anno di clonazione della pecora Dolly) che il nulla
è nell’al di qua, ed è andato da un’altra parte: voi c’eravate andati un po’ prima.
Noi no, noi ci abbiamo da clonagli anco la coppa, a Satanasso, ma prima dovemo sbiancalla,
si no nu è fine.
Evvaiiiiiiiiiii!
Mi chiamo Ermete
son trismegisto faraone e prete.
Ci ho la barba posticcia, il bastone,
una piccia di ciccia rivolta ad Orione
c’ho tre corone e sono faraone.
Non sarà un avventura, sarà un po’ dura.
Ci ho + zampe, + artigli, c’ho becco, bargigli
tre creste a sonagli (auouao! che sbadigli?)
son ghiotto di migli (uno sballo!)
sono faraone e gallo.
Ma se dura fa verdura?
C’ho cotta ed amitto, pianeta e talare
+ camice, casula, stola, piviale….
Ci ho il cingolo et anco… un bel velo omerale!
Rap!
Sono trismegisto, dai chiamami Ermete:
son faraon, gallo-ruspant’ e pprete.
Pietro, dammen’ un altro. Oggi ummi bast’ ess’alticcio:
mi voglio ‘mbriaà.

Le due immagini di DAN DUNN usate per illustrare il post sono di Norman Marsh, il suo creatore, e non sono dell'era Andriola.
Ecco una Sunday con firma (e si sospetta null'altro) di Andriola:

http://i42.tinypic.com/fwm9hv.jpg

Non siamo così feroci con il povero Andriola. Probabilmente, é una mia speculazione, amava fare i fumetti e, avendo letto qualche sua intervista, amava molto divertirsi e passare le notti nei club. Stare al tavola da disegno dieci ore al giorno per fare le 6 giornaliere e la domenicale é un lavoraccio. Andriola sapeva di certo disegnare, difficile bluffare per tutta la vita, ma preferiva far lavorare altri al suo posto. Se li pagava un prezzo equo e non da "caporale" non ci vedo niente di male. Quanti disegnatori italiani prendevano 100 dall'editore e pagavano fior di professionisti 20 ?
Se Andriola non prendeva nessuno per il collo magari era encomiabile per aver distribuito lavoro.
Proverò a sentire il figlio di Gumen, cartoonist anche lui, per sapere cosa pensava il padre di Andriola.

Sururi Gumen bagna il naso a tutti.

Elisa Fusi bagna il Ton(m)aso a tutti

Lo so, followers miei, che non aspettavate altr!!
Quindi, ecco qua la ribollita.
Raggiunto di sorpresa dal piccione viaggiatore, con tanto di messaggio ben stretto nel becco, inviatomi da Boschi, uomo dagli oscuri poteri, che per conto di un vecchio fan del “Vittorioso” chiede lumi su questo sfuggente personaggio di Andriola 8 va beh, ormai sappiamo che chi lo disegnava in realtà erano altri, fra I quail Sickeles e Robbins) , Scorchy Smith, mi sono precipitato, pilotando la mia Balilla d’annata, a Parigi per sentire il parere del solito ( sempre lui) grande critico del fumetto Eccoci qui, ora anno di grazia 2013, io e Prospero dalle parti della Butte Chaumont, sul lato nordest del parco omonimo, ricco di costruzioni rocciose artificiali. Nella sua grande villa anni venti ci attende il già prima nominato noto critico cinematografico, esperto anche di fumetti e letteratura salgariana: lo chiameremo Happy Bepy Orango, di professione ex pirata, pugile, esploratore, giornalista, regista cinematografico, collaboratore di “Vitt & Dintorni” ecc, ecc. Prospero intenderebbe dialogare con il sommo cervellone sul fatto che un albo delle avventure Io invece desidererei conoscere il parere del colto personaggio che ci ospiterà non solo su Andriola, ma pure sulla ancora misteriosa faccenda dei rapporti intercorsi fra Jacovitti e Maner Lualdi,( per non parlare di Bonzi ). Dopo aver evitato le zanne di tre enormi mastini rifilando loro corpose bistecche alla”fiorentina”, entriamo nell’antro del Mago: eccolo qui, il temibile erudito, che ci osserva con espressione divertita: fra la mani l’ultimo numero di “Vitt & Dintorni”, palestra di vecchi fans del “sempre più bello”, ma anche dei suoi vasti ed imprevedibili dintorni. . Happy si gratta con veemenza la nuca e dondolando il testone legge con sorprendente velocità pagine su pagine della rivista vittoriosa.”Grrm arghh, ssrrr”. Dopo aver soffiato e sbuffato l’eminente critico ( premio Pulitzer 1997) attacca a parlare: ” del giornalista Dino Sauro parlerò dopo…..bla .bla ,bla… “ E così per tre ore Guardo l’oratore e penso che stiamo scivolando fuori tema, ma sempre per timore di reazioni imprevedibili tengo la bocca chiusa. Turango mi scruta digrignando i denti; è l’unico orangoutang al mondo in grado di ragionare come un uomo, o quasi, o forse di più e meglio La cosa più stupefacente è osservare che mentre con le mani tiene la pipa con i piedi sta sfogliando un quotidiano di lingua francese. Mi sono sempre chiesto se sia veramente un antropoide oppure un uomo travestito. Happy mi osserva soddisfatto: “eeh, lo so che cosa pensi…. ma per ora non voglio affrontare la vexata questio della mia identità ma dirti che queste cose le ho dette e ridette a Bruno, il factotum di “Vitt&Dintorni. Le ho pure ricordate tempo fa a Osvaldo Soriano, qui a Parigi, nella sua casa sul boulevard Saint-Michel. Non sapeva che Gordo e el Flaco, come li chiama lui nel suo Triste, solitario y final, lo struggente omaggio narrativo ai due re della risata, hanno girato il loro ultimo film a Nizza. In quel film un critico ha scritto che ogni volta che cadevano in terra sembrava che non dovessero più rialzarsi. Imitavano se stessi ma con infinita stanchezza.” Bussano: chi sarà mai?? Perbacco, Osvaldo in persona. Entra, si siede, estrae un sigaro di imponenti dimensioni, si gingilla, poi lo ripone in tasca.”Mmh, per oggi meglio lasciar perdere…” Ci guarda, osserva con malcelata curiosità il presunto(?) scimmione e sospirando inizia a parlare: ”da quando ho portato una copia del mio romanzo sulla tomba di Stan a Los Angeles non mi va più di parlare di lui, perché, come ho scritto in Ribelli, sognatori & fuggitivi, mi ricorda l’angosciosa figura di mio padre, Josè Vincente, malato terminale in fuga dopo l’operazione.” Beppi ringhia un poco sillabando le parole:” ma dimmi, sono curioso, dimmi qualcosa sull’ultimo film di Stan e Oliver, perché Atollo K è un tassello che un poco mi manca per completare il puzzle della mia conoscenza sull’opera omnia dei due comici in questione ” . Osvalsdo ride sommessamente. “Mah, preferisco tergiversare; in Triste, solitario y final mi sono inventato un personaggio, il giornalista Soriano, che insieme al celebre detective di Raymond Chandler Philips Marlowe, cerca di capire perché dalla metà degli Anni quaranta Hollywood rifiutò la più celebre coppia della comica del cinema mondiale. La guerra, i films di propaganda i divorzi con il produrre Hal Roach, qualche film che Oliver Hardy gira senza Stan Laurel, nuovi contratti con un colosso come la 20th Century Fox, che non accetta improvvisazioni sul set, spinge fuori dal cinema Stan e Laurel. I due, s’imbarcano allora in una lunga tournèe per l’Europa che dura un paio di anni: specialmente in Gran Bretagna i Nostri riscuotono un sincero successo di pubblico: in Inghilterra i due hanno finalmente modo di conoscersi dal punto di vista umano, e di apprezzarsi, di scoprire inaspettate sintonie. Si, l’Europa li applaude in ogni teatro in cui recitano, anche se le loro movenze non hanno più quell’innocenza infantile, anche se i loro volti ingessati e le loro espressioni facciali ben s’adattano a situazioni stralunate, al limite del grottesco che a volte oltrepassano sconfinando nel puro nonsense. E’ a questo punto che entrano in scena i produttori europei, decisi a sfruttare la popolarità di Stanlio ed Ollio . La francese Films Sirius, l’inglese London Films S.A. e l’italiana Fortezza Film, chiedono al parigino Lèo Jeannon e all’americano John Berry, di prendere Stan Laurel e Oliver Hardy per un soggetto di Piero Tellini e Renè Wheeler di tema pacifista, anti bomba atomica, che dovrebbe chiamarsi: Atollo K., o “Terra di Robinson Crusoe”, oppure “Utopia”. Nell'intenzione degli sceneggiatori doveva essere un film serio, impegnato: una cosa quindi strana ed incomprensibile aver puntato su due vecchi comici. Almeno così pare a me”. Beppi si alza di scatto e con un agile balzo vola sull’armadio in palissandro che si estolle sulla parete opposta. Sputa saliva e tabacco, rutta rumorosamente, mette la pipa in bocca e la sgranocchia allegramente. Ci osserva con una vaga espressione divertita:” già, con i nostri due stralunati comici che cosa poteva diventare quel film? In giro, fra amici, che io sappia, nessuno se lo ricorda. Cosi un giorno ho chiesto lumi a Gianbruno Maggivoli, a Roma, una delle grandi memorie sui sogni in celluloide, di aiutarmi a trovare quel film per poterlo alla fine vederlo integralmente. Gianbruno mi invita nella sua saletta di proiezione di via Pomea, sul Gianicolo. Maggivoli ha parlato con Rizzo, un bizzarro collezionista di sedici millimetri. E Rizzo ha una copia, un po’ rovinata, di Atollo K . Nel buio parte la pizza e inizia l’ultima storia di Stanlio e Ollio. Un vecchio zio ha lasciato una eredità. Ma quando i nostri due antieroi vanno a Londra dal team di avvocati che gestisce la faccenda ( fra i quali Vittorio Caprioli) per raccoglierla, hanno una brutta sorpresa. Le tasse lasciano loro solo pochi spiccioli, un vecchio battello e un’isoletta nei mari del Sud. Nei mari del sud…. Qui viene in mente Franco Caprioli e le sue isole, Tabù, Giovedì e non so quante altre”. “. Ride sgangagheratamente il villoso bestione, si alza di scatto e grugnendo in pochi balzi sparisce attraverso la portafinestra frantumandone vetri ed intelaiatura, svanendo nel bosco che circonda la sua casa e che si allaccia senza soluzioni di continuità a quello della Butte Chaumont.. Osvaldo guarda Maggi, si deterge il sudore dalla fronte con un ampio fazzoletto color aragosta:”dai, Tomaso, andiamo via, qui l’atmosfera non mi si confà ”. Facile a dirsi, assai arduo da farsi. Perché?? Ehh, gli scherani dello scimmione in combutta con la delinquenza planetaria ci vogliono mettere i bastoni fra le ruote, intimorirci per impedirci di scrivere e inviare tutto quanto abbiamo saputo su Jacke Nicky al sito Internet degli “Amici del Vittorioso” e per conoscenza alla redazione di “Vitt & Dintorni!!”. Guardo Soriano e Maggi e ammiccando recito: “sognare, dormire non tanto, più che altro immaginare….” Il trillo insistente del telefono mi fa sobbalzare:”pronto, chi parla’’ ah, sei tu Pazzi? come?? ma sei sicuro, Maggi nel mirino della donne della “Freccia d’oro”???? Lo vogliono rapire!!!Grazie per avermi avvertito. Riattacco e osservo i miei due degni compari: “devo sfuggire agli sgherri di Fu-Manchu, Pazzi mi avvisa che, armati fino ai denti, sono in arrivo a bordo di un fuoristrada”. Ecco sono loro: appare la torma di uomini lucertola al comando di Uraza/Azura, stanno cercando di raggiungermi per catturarmi e portarmi strettamente legato in presenza del supercriminale Ming, al secolo dottor Mortiarty, alter Ego del terribile Fu- Manciù Ma che ci vuole al sottoscritto, che ha come spalla il piccolo super eroe Francesco ( non per caso mio nipote di ormai otto anni) sbarazzarsi degli inseguitori e farsi beffe della regina Uraza, complice di Ming, che avrebbe voluto invitarmi per un rendez-vous al Pub e propinarmi con le sue arti magiche una qualsiasi bevanda contenente una pozione ricavata dalle foglie dell'upas? Niente, un bel nulla, perchè il piccolo super eroe con il suo potere ultramagnetico con uno schiocco delle dita ha fatto evaporare la micidiale bevanda. Non disperarti Uraza/Azura, c'è sempre quell'allocco di Gordon che puoi facilmente accalappiare.
Francesco mi saluta - deve andare a casa a fare i compiti – e in un battibaleno, come è qui giunto, sparisce più veloce della luce. Va bene, lo so, il finale è interlocutorio: a risentirci, quindi.

Interessante come sempre è Becattini. Mi sembra però impossibile che Andriola non facesse assolutamente nulla: probabilmente era un coordinatore, dava gli imput, si occupava di contatti e contratti, e via dicendo: insomma, faceva l'editor.
Ovviamente non so seè così. Il brano in turcp (che, come l'altro Alfred ho finto di tradurre tanto per spandere un po' mentre il grosso del lavoro l'ha fatto il traduttore di Google ) non aggiunge molto. Eccolo; ho tolto qualche ripetizione
"Sururi Gumen si è stabilito in ABD (1) nel 1960 per svolgervi l’attività di pittore; là ha firmato opere grafiche e illustrazioni. Ha vissuto negli USA per circa quarant’anni, dove ha continuato con la pittura e attività collaterali, e ha realizzato illustrazioni per numerose riviste come Yedigün (“Settegiorni”), Yildiz (“Stella”), Kırmızı-Beyaz (“Rosso bianco”). Gumen – che si firmava Sururi - ha lasciato gli Stati Uniti nel 2000, ed è morto qualche giorno dopo il suo rientro in Turchia."
1 “America Birlesik Devletler”, “Stati Uniti d’America”

Scusate attenti followers: ho postato la versione non corretta, che fondamentalmente è incomprensibile, a meno che uno non sia dodato dei super poteri di Castelli.
Allora, dopo aver chiesto di nuovo venia, vi ripropongo il pezzo corretto ma a pezzi e bocconi: è’ molto dardi, saranno le ventidue e venti, forse e trenta. Fuori, nel mio immenso giardino sento che il temporale infuriante fa schioccare i rami del noce e che un vento strapazzone non dà tregua ai poveri cespugli di mirtilli rossi e neri che si adagiano sulla recinzione di confine, aldilà della quale si estende l’infida brughiera di Dartmoore. Sono inquieto, nonostante l’ora antelucana, poiché raggiunto di sorpresa mentre stavo per coricarmi a tarda ora da un temerario piccione viaggiatore, con tanto di messaggio ben stretto nel becco, ho sobbalzato in preda a inquietanti premonizioni.
L’ardimentoso pennuto inviatomi da Boschi, uomo dagli oscuri poteri ( un mutante, un “X Man”????), che per conto di un vecchio fan del “Vittorioso” residente a Verona chiede( il piccione ,Boschi?? a voi la scelta) lumi su questo sfuggente personaggio di Andriola. Dopo aver decifrato la missiva volante sinceramente non saprei che dire.
Va beh, ormai sappiamo che chi disegnava Scorchy Smith in realtà non era lui, l’orrido Andriola, ma altri, fra i quali Sickeles e Robbins… ricordo un vecchio numero della rivista ”Nostalgia”, formato verticale, con la pagine centrali contenenti una storia dell’ardimentoso Scorchy stampate in senso longitudinale. Era necessario ruotare la rivista prima citata di 45° per leggere il tutto tranquillamente,
Sickeles……..

Scusate, ma commenti stampati , possono poi , dopo ore, sparire dal post??

La bio di Sururi Gumen pubblicata sul sito Lambiek http://www.lambiek.net/artists/g/gumen_sururi.htmè corretta l'avevo compilata con l'aiuto del figlio. Ora con le nuove del Beka e di Castelli vedremo di saperne di più.

Parlavo della "fanzine" Nostagia Comics, periodico di cultura grafico narrativa.
Punto il dito sul n°13 ( Oasi editorle, "Firenze ". Anno ?' mah?? 1982, 1983??
Boss della rivista Luciano La Spisa,direttore suo fratello Mauro.
C'è di tutto, da Spirit, a Milton Caniff, da Schorchy Smith a Li'l Abner. E di Bellavitis non devo dire nulla ( in altra sede lo farò)
In un certo senso c'è pure Andriola, visto che nella famosa autobiografia lui stesso medesimo dichiara di essere stato aiutantr di Caniff che di Sichels/Frank Robbins.
Il fantasma del supposto impostore aleggia nell'aria.
Tremate incauti mortali11

Grazie ad Alfredo, gcm e tutti quanti!
Qualche lettore pensa che questo blog dovrebbe più occuparsi di critica che di ricerca, ma non sono d'accordo.


Questo tipo di lavoro lo stanno facendo in pochissimi nella reta, mentre recensioni e pareri critici abbondano. E poi, li faremmo/farei su carta.
Quindi, anche gli Editori che inviano volumi che non si trovano recensiti, gli organizzatori di iniziative che non vengono segnalate in tempo, non se la prendano. Facciamo il possibile, ma per l'impossibile (ragioni di tempo, surtout) non siamo ben attrezzati, anche se in Italia l'impossibile è di casa (si veda il Governo contro natura, come ultima perla della collana).


Al prossimo post!


Luca

Riprovooo, con le lacriiiimeee agli occchiiii... ( questione di collirio).

E’ molto dardi, saranno le ventidue e venti, forse e trenta. Fuori, nel mio immens0 giardino sento che il temporale infuriante fa schioccare i rami del noce e che un vento strapazzone non dà tregua ai poveri cespugli di mirtilli rossi e neri che si adagiano sulla recinzione di confine, aldilà della quale si estende l’infida brughiera di Dartmoore. Sono inquieto, nonostante l’ora antelucana, raggiunto di sorpresa mentre stavo per coricarmi a tarda ora da un temerario piccione viaggiatore, con tanto di messaggio ben stretto nel becco, ho sobbalzato in preda a inquietanti premonizioni.
L’ardimentoso pennuto inviatomi da Boschi, uomo dagli oscuri poteri ( un mutante, un “X Man”????), che per conto di un vecchio fan del “Vittorioso” residente a Verona chiede lumi su questo sfuggente personaggio di Andriola. Dopo aver decifrato la missiva volante sinceramente non saprei che dire.
Va beh, ormai sappiamo che chi disegnava Scorchy Smith in realtà non era lui, l’orrido Andriola, ma altri, fra i quali Sickeles e Robbins…Ricordo un vecchio numero della rivista ”Nostalgia”, formato verticale, con la pagine centrali contenenti una storia dell’ardimentoso Scorchy stampate in senso longitudinale. Era necessario ruotare la rivista prima citata di 45° per leggere il tutto tranquillamente,
Sickeles……..

Ma senza fare ricerca come è possibile fare critica con cognizione di causa?

Io rispondo a Tomaso dicendo di no e così dovrebbero fare anche tutti i critici che scrivono su questo blog, no?

Ciao Pietro, non sono un critico, sono molto, molto più deficiente, al punto d’essermi appassionato a blog senza possedere nessuna cognizione d’alcunché in essi si disquisisca.
Perdonami se puoi, non tollerarmi mai.
Per Luca Boschi e Tom
Se ti occupi di ricerca, fai ricerca.


Questo non vuol dire che non ti occupi anche di critica, te ne occupi usando in più criteri che appartengono alla ricerca.
E quindi puoi fare anche ricerca-critica. Se ti interessa.
Se sei competente e fortunato, possono risultarne anche cognizioni di effetti utili a chiarire cognizioni di causa, ad ampliarle e approfondirle.
Ma c'è comunque un aspetto da non trascurare nella ricerca, ed è il tipo di funzionamento del mezzo che usi.


Perché in sostanza è un mezzo che può influire molto sul risultato del lavoro, su di te e sul tuo intento (parlo in generale).
Tu stesso e giustamente, Tom, hai notato ad esempio che in Blogger non è possibile inserire immagini in commentario ma solo link.
In Facebook è diverso, mentre in Twitter hai addirittura un limite di caratteri.
Abbiamo quindi a che fare con un mezzo che detta e spartisce regole di comunicazione.
Questo è un fatto notevole, anche perché, se ciò in apparenza sembra innocuo, può invece condizionare molto sia le persone che il loro lavoro che la percezione di esso,
non sempre in positivo.
Se sei un ricercatore, ti rendi ben presto conto di avere a che fare con una piatta-forma in grado di appiattire qualsiasi sostanza. Anche perché funziona velocemente assorbendo molto tempo e restituendolo per condensazione.

Questo nel caso ad esempio tu lavori su fatti del passato, tende ad attualizzarli e quindi interferisce con la tua ricerca e può alterarne sia l’obiettivo che l’obiettività.
E’ sbagliato considerare il tempo e quindi la storia e gli eventi su uno stesso piano orizzontale.


Lo schermo però tende comunque a farli apparire così (e questo i grandi blogger come Luca Boschi, lo sanno molto bene perché il loro lavoro consiste anche nel cercare di evitare che succeda).

Credo che il sistema stesso che sta alla base della produzione del computer tenda a ridurre e forse addirittura ad eliminare la percezione del tempo, o più precisamente tenda ad impossessarsi delle dimensioni temporali restituendone globalmente una sola: la sua.


Fare ricerca comporta quindi un impegno sia di costruzione che di de-costruzione.
Perché nella ri-cerca è proprio quel "ri", che la tecnologia non ammette nei propri princìpi fondamentali che purtroppo, non potranno essere funzionali allo sviluppo (e quindi anche alla ricerca) finché saranno determinati (e anche calibrati) da criteri di progresso.

Non so se sono in OT, comunque complimenti e buon blog.

Pietro . Devo dire la verità? Quando qualcuno mi dice: "Io sono un critico del fumetto", beh, io sento che l'angoscia mi attanaglia.
Perché poi? per il motivo che automaticamente penso ai critici d'arte, quelli che fanno recensioni o introduzioni ai cataloghi delle mostre di pittura.
Il loro linguaggio in genere è criptico, la stessa scelta del lessico italiano basato su termini e parole assolutamente non praticata dalle folle popolane alle quali io mi sento di appartenere,
Invece, evviva la storia, evviva i critici, di qualunque corrente ed ideologia.
Evviva le prove documentalim le ricerche d'archivio ecc, ecc.

Che lapsus!!! Volevo dire evviva gli storici, non i critici.
Ma che si annida in fondo alla mia mente?? C'entra l'inconscio, l'alter ego, il super io e pure Smurfswacher??
Che confusione, che baraonda!!

Sono d'accordo.
Ci sono tanti millantatori, gente che dire che fa il critico è davvero fargli dei complimenti. Del resto, quando tu stesso facevi delle valutazioni sul saggio sul "Vittorioso" eri molto... critico. Ma critico sugli scrittori che erano poco critici e... poco ricercatori!

Viva i crotali, abbasso gli stisici!

E gli stitici!
(Viva l'Inno del corpo sciolto)!

Il fatto è che il saggio su "Il Vittorioso" del prof.Preziosi non entra nell'analisi del medium fumetto....

Sì, Tomaso, noi siamo storici del fumetto, non critici, appunto perché facciamo "ricerca". Sperando che qualcuno apprezzi queste nostre ricerche.

Di millantatori ce ne sono tanti ed ancora oggi prendendo anche dei premi senza aver versato una goccia di inchiostro; oppure sono solo dei bravi inchiostratori ma zero assoluto come matitisti e quindi non veri disegnatori (esperienza diretta). Anche se l'inchiostrazione è molto importante nel risultato finale. Che Andriola possa aver collaborato con Caniff, anche se in termini minimali, nonostante fosse addetto alle pulizie, potrebbe anche essere. Se Caniff lo sponsorizzo' per la pubblicazione della striscia Charlie Chan (si avverte l'influenza di Caniff o di Sickles anche se il disegno è meno strutturato) significa che il cosiddetto "millanto", qualche goccia di nero dovesse usarlo. Probabilmente, come dice Castelli, era più un editor che coordinava il lavoro.
Se una traccia si vuol rilevare da quello che si evince, è quella di autori come Sickles e Raymond siano alla base di svariati disegnatori o autori susseguitisi.

Parlo di Ernst, Dodd, Woggon, Overgard....

Noel Sickels...... lavorava nello stesso studio con Milton Caniff, su due strsce differente, naturalmente.
Per me l'influenza fu recuproca.
Comunque Sickels non perseverò nel mestiere di disegnatore di fumetti.
Si conosce poco su questo autore.http://www.li-an.fr/blog/histoire-bd/scorchy-smith-and-the-art-of-noel-sickles-dean-mullaney-co-idw-publishing-22/

Che cosa disse John Romita nel 1980 su Noel Sickels??
Interview: JOHN ROMITA

Self-Portrait
by John Romita
Circa 1980

The following interview was taken in the late '80's while John Romita was still Art Director up at Marvel Comics. He was cordial enough to allow me and another aspiring cartoonist from the Joe Kubert School to interview him as part of a class project. After the interview he showed us projects he was currently working on and provided further insight into his work on the Spider-Man newspaper strip.

He was extremely generous with his time and the advice he gave is just as relevant today as it was then.

This interview was conducted by
Jim Keefe and John Mietus.
It was transcribed and edited by Keefe.

Jim Keefe: Who were your major influences growing up?

John Romita: Well, in comics, it was originally Milton Caniff. I loved Caniff's characterizations but later found out that they were a creation of Noel Sickles. Caniff was a good artist, a good character man, but it was Noel Sickles who created the style. Hal Foster had done the first snappy daily comic strip (Tarzan) and then Noel Sickles did Scorchy Smith. Photostats of Scorchy Smith daily strips, which were a contemporary of Terry and the Pirates, were passed around when I was in my early twenties. They affected everybody. I think Alex Toth had hundreds of daily strips photostatted. He went from just another DC artist to a creative genius just by studying the Scorchy Smith stuff. Alex Raymond influenced me a little bit because he was very slick and then Jack Kirby. I admired Kirby's dynamics. As far as illustrators that influenced me, I'd say Robert Fawcett and Al Parker. Parker was a guy at the time who was very, very big. Very slick. Unmatched.

John Mietus: Who do you consider your influences now?

John Romita: Still Kirby a little bit because he's so deeply ingrained in me. The only reason I don't draw more like Kirby is because I'm not physically able to do it. In fact, John Buscema (who's another big influence on me), incorporated Kirby's dynamics to his beautiful figure drawing and got the best of both worlds. When he first came back out of advertising in the early seventies his illustrations were a little stiff. Beautifully drawn but rather rigid. Then I think Stan Lee just gave him one word, "Kirby," and it triggered him and he just exploded! Gil Kane's another one that affected me. Every time I ink Gil Kane I learn something. And, by the way, Joe Kubert. Joe Kubert's Viking Prince knocked me out and I never recovered. In fact (and I think I've told him this) but when I was in High School I said, this is the best stuff I've ever seen. I thought, this guy must be older than I was. When I got out of High School I found out that he was not only my own age, but I think he was a little younger. He was doing Hawkman while I was still in High School!

JM: I understand he worked in the Eisner-Iger studios when he was fourteen.

John Romita: And rightfully so. He was ten years ahead of his time. I just couldn't believe he was that young. I also thought Al Williamson was a man in his fifties. His style at EC looked to me like an old illustration style. Then I found out that he was my age too. I can't tell you how much of a shock that was. When I was figuring I've got five years to really get going, these guys were already on the ball.

JM: That's kind of how we feel about people like Art Adams

John Romita: There's no justice in the world (laughing). Some guys just fall out of bed and are polished artists while others work hard all their lives. I've never had it easy. I always worked. I had to struggle. I can draw fast but I struggle over the storytelling to get it the way I want it. Young people today are putting more into it. When I did it, I was not a crusader. I was just trying to find a way to make a living. Unless you're very fast, you can't make a good living on it. If you're a guy who plods along at one page per day you'll never make it. Speed is the ultimate. If you're good, people will wait for you. But if you're fast, they'll find a place for you. It's a little cynical but it's true. You'd like to think that quality is going to solve all the problems. There's a lot of guys who are so good but can't make a living at it. Al Williamson is one of the best pencillers in the world but he really can't make a living at pencilling because he wants to do these beautifully pencilled pages with ample time to do them. That's why Al is inking now...and adding a greater dimension to the penciller he's working with.

JK: What was your first break into the comics field?

John Romita: I ran into a guy that I use to go to school with who wanted me to ghost a ten page comic story. I just met him on the train. I was making thirty dollars a week at a company called Forbes Lithograph and he offered me twenty dollars a page to pencil a story. I thought, this is ridiculous! In two pages I can make more money than I usually make all week! So I ghosted it and then kept on ghosting for him. It ends up my friend was working for Stan Lee. I worked for Stan for six months before he knew I was working for him.

JK: So your first published comic work was for Timely Comics?

John Romita: Yes, 1949, as a ghost. Actually, my first order was Famous Funnies. A guy named Steven Douglas up there was a benefactor to all young artists. He had a stack of artwork on his table unused that he had paid young artists for. The man has a special drawing board up in heaven. The first story he gave me was a love story. It was terrible. All the women looked like emaciated men and he bought it, never criticized, and told me to keep working. He paid me two hundred dollars for it and never published it...and rightfully so. He was a saint. I understand that when he died hundreds of artists showed up to his funeral, much to the pride of his wife.

JK: After Timely Comics, you moved on to DC. What was the catalyst?

John Romita: I stayed until 1958 and then Stan Lee had a slump and closed down everything but a couple of books. I just had no place to go so I went to DC. I spent eight years at DC doing romance stories. It was a terrible period of dullness. It really was boring, maddening after awhile. The only reason I did it was that I had to support my family. The normal romance is very bland. A few teary faces but nothing really happening. So when I jazzed that up and got a little more personality into it, I felt proud of myself. There's a little bit of satisfaction in making a job better than the normal.

JM: So you were in the middle of DC romance right at the peak of their superhero revival?

John Romita: Well, they were starting. I never got a shot at the superhero section. When the romance department had too much inventory they came in and told me they didn't need any more of my work. I went into the other editors (unfortunately a lot of them were on vacation) and they didn't give me anything. After eight years of proving my reliability and a certain level of quality, nobody even gave me a thought. Then I came up to Stan Lee and ended up doing Daredevil. Soon as I got the assignment on Daredevil I got a call from two DC editors wondering if I wanted to do Metamorpho and I said that I was already committed, so I never got the chance to see what I could do with the DC Superheros. It's one of my regrets. So then I came back in '65 and I started doing Daredevil. Then six months later I was doing Spider-Man...and I never got a chance to do anything else.

Romita/Mooney

John Romita (left) with Jim Mooney. Circa 1998.
Mooney inked for Romita on Spider-Man in the late 60's and early '70's.


JM: Let's get some background information on the apprentice program. Romita's Raiders.

John Romita: The apprentice program was a good idea, Shooter came up with it. These guys are working for minimum wage from nine to five, five days a week, for a generally limited amount of time. Somewhere between six and eight months.

JK: Do most of them continue working freelance here?

John Romita: A lot of them do. Two out of three who come through here are working in the field or in the business. If not for us then somebody. It's a good system.

JK: When did you start as Art Director?

John Romita: 1972. It was one of those casual things. Marvel was very casual in those days, no structure at all. Stan was having a lot of trouble with covers, so he yanked me off Spider-Man to help out. That's when Gil Kane filled in and occasionally, John Buscema. Since I was coming in everyday anyway, that's when I actually joined the staff full time. I started doing cover sketches but whenever there was an emergency, like when Captain America was slipping, Stan would ask me to jump in and do three or four issues. And when Jack Kirby left he asked me to do three or four issues of Fantastic Four.

JK: Did you find it hard jumping in like that?

John Romita: It was difficult. See, at the time, the books had a very definite look. For three years Spider-Man was Ditko and for ten years Fantastic Four was Kirby. I didn't feel like anyone had the right to change it. When I did the Fantastic Four I did it as Kirby. If it looked like me it's only because I couldn't mimic him any better. When I took over Spider-Man, for the first three or four years I was mimicking Ditko. If you look at my Daredevil, I did Daredevil my own way. Deep shadows and lots of bone structure.

JK: I noticed when Spider-Man first appeared in Daredevil it looked like a Ditko Spider-Man.

John Romita: What Stan Lee wanted was for me to do a two part Daredevil story with Spider-Man as a guest star to see how I handled the character. So when I did Spider-Man, it was like Dick Tracy was guest starring in Daredevil. If Dick Tracy were guest starring in Daredevil, I would have tried to assimilate that different technique and done him like Chester Gould. That was the way I thought Spider-Man should be done, like Ditko. For the first three or four years I did Spider-Man it was all Ditko. It was a thin line. Ditko simulation. And if Peter Parker changed it was because I couldn't help it. Stan Lee use to come up to me and say I was making him too good looking. I'm making him too brawny. But I couldn't stop myself. It was the only way I could draw him.

JK: Was the Spider-Man newspaper strip your style?

John Romita: Yes, the strip was all mine.

JK: I understand you felt kind of restricted because of the format.

John Romita: It was hard, I use to look longingly at comic book pages and say, that's the way to live! You were working on a postage stamp in the dailies. When they started to go under two inches high in the newspaper, half the panel lettering, you know what you got? You got about three quarters of an inch to do your illustration. That's ridiculous! And Stan wanted texture. He wanted fabric texture. He wanted brick techniques. He wanted zipatone.

JM: He wanted it to look like the comic.

John Romita: He wanted it to look like a photograph. If Stan Lee could have used photographs in the strip he would have used photographs. He wanted it to be so convincing that peoples eyes would pop out and there was just no time to do that in a strip running seven days a week. Of course I did the foolish thing of trying to keep my job while doing the strip. What I did was split my week and worked three days for the company and the other three days I did the strip. It ended up I worked seven days a week on the strip. That's why I left the strip after four years. What I did was say, I can't pass up the strip because it could be my future. The strip could be a blockbuster and how could I pass that up? I could get rich. So I made a deal with myself that as long as the strip was building I would stay on it and sacrifice my time. So for three and a half years it kept building and then the fourth year it leveled off. If it had become a fifteen hundred paper blockbuster I would have never left, but it was making just enough money to tease me. A little extra money above my salary and it was nice, but when it started to drop I wasn't going to work for less money so I just dropped the strip. I'm amazed that it's still going. I didn't think it was going to last my four years. I thought it would last at least two years then blow away like the DC strip, Superman. DC was really pushing Superman and it just sort of dried up and withered on the vine after about eighteen months or two years...and we kept growing.

JM: Didn't it come out about the same time as the Superman movies? Weren't they using that to kind of springboard it along?

John Romita: I thought that was going to be a lot more. A guaranteed success. But the Spider-Man stripped survived against all odds. Against every indication. Story strips and adventure strips are absolutely dead in the daily newspapers. I guess Spider-Man's still a good enough success that it can support an artist and a writer, but it never got as big as I was hoping.

JM: My hometown paper still carries it.

John Romita: See, that's the thing. It has a good solid base. If you had a dozen top papers you could support a strip and then the rest of it, the small town papers, were the gravy. I'm amazed, because newspaper strips, I think, are really doomed because there are less and less newspapers every year. King Features is still powerful because it sells tremendous amounts overseas. It was very gratifying to do a strip that went all over the world. I use to get letters from Europe and South America and it was great. I felt like I was reaching so many people. And Stan Lee use to give me a lot of the credit because we really devised it together. Sometimes we'd take an old comic story and expand it. It really had a lot of great possibilities but it's just the basic nature of that business. What they need is a good full size supplement with big gutsy artwork and a nice chunk of story. If they would do that kind of stuff it would sell. But they don't have the guts to do it. That's one of my dreams is to see that happen.


Captain America 1950s
Daredevil 1960s
Femizons 1970s
Spider-Man newspaper strip
Spider-Man record cover
Spider-Man wedding

Tomaso,
Sickles ha lavorato poco tempo nel campo dei fumetti perchè amava molto l'illustrazione e la pubblicità. Caniff quando lo conobbe, rimase talmente sorpreso della sua bravura che aprirono insieme un studio pubblicitario. Addirittura coniarono uno pseudonimo comune sulle loro planches: Paul Arthur. Quando John Terry, autore di Scorchy Smith, si ammala, l'Associated Press incarica Sickles di continuare a disegnare il personaggio. Fu subito un grande successo. Lo disegno' per un paio d'anni preferendo ritornare all'illustrazione per poi essere ingaggiato dalla marina militare dopo Pearl Harbour dalla sezione "servizio propaganda". Se Caniff ebbe, all'inizio, l'influenza dell'illustratore Russell Patterson, Sickles risentiva probabilmente di Roy Crane e, forse, leggermente di Frank Godwin. Entrambi crearono uno stile che avrà tanti proseliti a venire. Tra i due, l'influenza reciproca, e ri-dico forse, l'ebbe più Caniff da Sickles. Una risposta di Milton Caniff su Noel Douglas Sickles: Cosa penso di lui?... Credo che sia il più grande di tutti!!!
Per me, la differenza tra i due è che, mentre Canniff, seppur ben strutturato, resta più statico, Sickles trasferisce maggior psicologia ed emotività espressiva ai personaggi e alle scene, conferendo al fumetto un livello evolutivo enorme!

Perdono per il "canniff"!

Senza aver letto il link di Zobeide su
"Claudio bertieri e il Salone di Bordighera" non sarei ritornato su questo post.

Nestore: mi rifaccio all'intervista rilasciata da Caniff a non so chi , ed apparsa sul volume orizzontale dell'editrice Corno nel Dicembre 1971. Che dice Caniff?
Che nel 1935 , mentre lavorava nello stesso studio fianco a fianco con Sickles, entrambi non riuscivano a tenere i ritmi imposti dai datori di lavoro, così Sickles pensò bene di smettere con i tratteggi ed usare al loro posto grandi zone nere.

Non vedo Sickles come epigono di Crane o di Godwin.


I modelli di Sickles si devono ritrovare soprattutto (per sua stessa ammissione) tra i disegnatori del settimanale satirico tedesco "Simplicissimus" (http://www.old-coconino.com/sites_auteurs/simplicissimus/)


E non dimenticherei il buon vecchio (californiano nonostante il nome teutonico) Harold Von Schmidt della cui influenza su Sickles ho parlato sul Notiziario GAF (http://testanellenuvolette.blogspot.it/2010/05/notiziario-gaf-n30.html) e sul mio blog (http://testanellenuvolette.blogspot.it/2011/09/scorchy-von-schmidt.html)


Crane non somiglia a Sickles neppure quando quest'ultimo disegna umoristicamente.


E Godwin mi sembra stilisticamente poco correlato a Sickles, appartenendo ad una scuola di "campioni" del tratteggio, come gli illustratori Charles Dana Gibson, Orson Lowell, James Montgomery Flagg o i cartoonist Charles Voight e Clifford McBride.

Il volume è quello di "Terry and the pirates", 1934/36.

La prefazione al volume è di Luciano Secchi, così probabilmente ,forse, anche sua potrebbe essere la traduzione dell'intervista.
Dice Caniff/Secchi: ... il lunedì scrivevo il soggetto delle sei strisce giornaliere,il martedì le disegnavo,il mercoledì le inchiostravo,il giovedì le rifinivo,il venerdì attaccavo con la pagina domenicale,la disegnavo il sabato, la inchiostravo la domenica.
Il lunedì ricominciava il ciclo delle giornaliere.
Il mio lavoro non era noioso, ma estenuante,, non mi lasciava un attimo di respiro, finchè Sickles elaborò un sistema di lavoro che permise anche a me di sottrarmi alle catene degli orari di lavoro......

Tomaso, non credo che Secchi conosca l'Inglese...

Tomaso,
possiedo tutta l'opera di
Scorchy Smith: un gran libro della Field Newspaper Syndicate, tradotto e pubblicato dalla Futuropolis in francese nel 1981. Vi è riportato molto sulla vita di Noel Sickles, oltre una lunga presentazione scritta dallo stesso Caniff. Si viene a conoscere un autore inventore di tante opzioni grafiche incredibili.

Lamberto: era un'idea.
Su quel libro della Corno che contiene "Terry e i pirati"e che risale del 1971 non c'è nessun riferimento riguardo l'intervista a Caniff, da dove sia stata presa, chi l'autore americano e naturalmente nessun riferimento al traduttore.
Chissà chi era. Secchi poi lo conosco solo di nome e per quello che ha fatto: Ho anche letto che aveva -ora non so- un bel caratterino.

Nestore: ora c'è in vendita un sagio americano su Noel Sickles che contiene tutte le strisce di Scorchy Smith.
Ma io lo ritengo costoso, poi acquistare materiale made in USA si va incontro non solo a forti spese postali, ma ad altre poco gradevoli sorprese, tipo imposte doganali non quantificabili a priori.
In casi come questi io lascio perdere.

Ipotizzo, per la traduzione.
Carlo della Corte?

Tutta l'opera di SCORCHY SMITH nel volume Futuropolis!?!
Il volume della Futuropolis presenta solo un segmento dello SCORCHY SMITH di Sickles che già aveva pubblicato l'americana Nostalgia Press (1977).


Il recente (2009) libro della IDW (quello indicato da Tomaso) è l'unico veramente completo (lo SS di Sickles va dal 4 dicembre 1933 al 21 novembre 1936) ed è pure preceduto da una enorme ed illustratissima biografia dell'artista (http://testanellenuvolette.blogspot.it/2009/02/troppa-grazia-sig-mullaney.html).


Quanto alle ascendenze grafiche di Sickles mi permetto di dubitare sia di Roy Crane che di Frank Godwin.


Sickles non somiglia a Crane neppure quando disegna umoristicamente e Godwin appartiene ad una scuola di vecchi virtuosi del tratteggio in cui possiamo contare gli illustratori C.D. Gibson, Orson Lowell, J.M. Flagg e i cartoonist C.A. Voight e Clifford McBride.
Ma Sickles, seppure faccia uso all'occasione di stili diversi (e non solo di quello "caniffiano"), non è mai "strutturalmente" simile a Godwin.


Piuttosto, per sua stessa ammissione, Sickles si rifaceva agli autori del vecchio settimanale satirico tedesco "Simplicissimus" (http://www.old-coconino.com/sites_auteurs/simplicissimus/mng_simpli.htm)


E a questi possiamo sicuramente aggiungere almeno l'influenza del californiano Harold Von Schmidt (http://testanellenuvolette.blogspot.it/2011/09/scorchy-von-schmidt.html)

Fortunato, resto ammirato e a bocca spalancata.

Precisiamo.
Alludevo al solo Scorchy Smith realizzato da Sickles dal 1935 al '36. Non l'ho citato in quanto facevo riferimento indiretto al primo intervento. Scorchy Smith è stato disgnato da tanti compreso Frank Robbins.
I riferimenti a Crane li riconfermo.
Molti visi, addirittura nelle strisce dei primi mesi lo ricordano. Allo stesso modo nell'uso di usare il segno. E siccome avevo individuato questa influenza, in serata, facendo una ricerca, ho trovato un'intervista di Alex Toth che addirittura dichiara: sia Sickles che Caniff, adoravano Crane. E per me è stata una conferma. L'influenza, prescinde dal taglio grottesco o caricaturale di Crane. E talvolta agisce incosciamente. C'è da considerare che Sickles era un ecclettico e nelle sue strisce, riusciva ad inserire richiami che vanno dall'impressionismo all'espressionismo; dai tagli cinematografici e quelli della fotografia; dalla nettezza della linea e dei neri, alle varie tonalità di grigio usando retini o tratteggi creando gamme di luci affascinanti. Anzi, mi espongo nell'affermare che addirittura, anticipa Warhol e Lichtenstein. In alcune vignette raggiunge effetti serigrafici da anticipare la Pop Art.
Per quanto riguarda Godwin, in alcune strisce lo ricorda benissimo soprattutto al Connie dei primi anni '30. Detto questo, non significa che non guardasse altri artisti. Amava l'arte della figurazione di qualsiasi genere a tutto tondo: lo dimostra il fatto che nel '36 lascio' il fumetto, non solo per motivi di soldi ma perchè amava altre esperienze come l'illustrazione e la pubblicità. Aggiungo a ulterirore conferma della sua vasta cultura e sensibilità di ricerca e ricchezza di esperienze, che, prima di realizzare Scorchy Smith, aveva disegnato per conto della casa cinematografica della RKO. Questa vasta gamma di cultura, conoscenze e sensibilità, che Sickles inseri' nelle sue strisce, portarono lo stesso Caniff ad affermare che era stato, per il fumetto, anche se lo aveva fatto per pochissimo tempo, il più grande di tutti! E la cosa bella, affermava Caniff, che lui, nemmeno se ne rendeva conto. Anzi, certi attestati di ammirazione nei suoi confronti, lo lasciavano alquanto, perplesso!!!

Tomaso,
credo che il volume a cui alludi possa trovarlo anche in Francia: fu fatta una traduzione in francese un paio d'anni fa.
Comunque, in questi giorni provo a controllare.

Giuvanni Capoccia: per le traduzioni l'editrice Corno doveva avere dei professionisti, se pensiamo alla collana con i supereroi della Marvel.
Ma anche prima con gli eroi del fumetto sindacato americano, Gordon, Brick Bradford ecc,ecc.
Essendo poi io un semplice lettore, vedo sempre le cose dall'esterno, non ho assolutamente idea di che cosa accada o sia accaduto nelle varie redazioni.
So che l'ambiente redazionale rispecchia abbastanza quanto accade nella vita quotidiana lavorativa di tutti: l'uomo è veramente una "brutta bestia".
Leggete un poco quello che segue.
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Back Fumetti Luciano Secchi attacca Sergio Bonelli che viene difeso da Maria Grazia Perini
Luciano Secchi attacca Sergio Bonelli che viene difeso da Maria Grazia Perini

Venerdì 30 Luglio 2010 00:00
Redazione Fumetto d'Autore
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alanford493[30/07/2010] » I titani del fumetto italiano polemizzano.

Non è una novità che Luciano Secchi, alias Max Bunker, ex direttore editoriale della mitica Editrice Corno, creatore del longevo Alan Ford (tra sei mesi 500 numeri), fondatore e timoniere della Max Bunker Press, non ami Sergio Bonelli. Anche a livelli editoriali "titanici" ci sono conflittualità, concorrenzialità e antipatie. Ecco quindi in questa estate 2010 consumarsi l'ennesimo capitolo della diatriba tra mostri sacri del fumetto italiano, anche se stavolta la faccenda assume le connotazioni di un vero e proprio triangolo, visto che le parti in difesa di Bonelli le prende Maria Grazia Perini, Editor Supremus dell'Editoriale Corno nei lontani ma gloriosi anni '70 e stretta collaboratrice di Secchi/Bunker.

Tutto comincia con questo editoriale "acceso" di Max Bunker (di cui riportiamo le scansioni che si trovano in giro per il web con il solo intento di documentare la diatriba) sul numero 493 di Alan Ford, tutt'ora in edicola:

mb_af493_01

mb_af493_02

mb_af493_03

A questo punto arriva la lunga e articolata risposta di Maria Grazia Perini (risposta anch'essa reperibile in rete) che riportiamo di seguito:

Le “MOLTE BRUTTE PAROLE” di Max Bunker
Mi è capitato, dopo molto anni, di acquistare l’ultimo numero in edicola di ALAN FORD (n.493)

(curiosità? Un pizzico di nostalgia? O cos’altro? Non so). Ho letto la storia e l’ho trovata a dir poco deludente, soprattutto perché è scomparso il mitico “gruppo TNT” lasciando il posto a due personaggi scialbi e inconcludenti. Ma quel che più mi ha indignato, ma non sorpresa, è l’editoriale di “Chez Max” ( più che la testatina di una rubrica, assomiglia all’insegna di un “club per pochi intimi” ma forse proprio tal è!) dove il “sempervoster” attacca in modo a dir poco ignominioso Sergio Bonelli, una persona che non ha certo bisogno di avvocati difensori per controbattere la volgarità di uno sproloquio simile, ma un Uomo e un Editore la cui signorilità, correttezza, umanità merita il rispetto di tutti, che lo conoscano o meno di persona. E io ho avuto la fortuna di conoscerlo, stimarlo e apprezzarlo nel corso di anni di vera amicizia. Ma vengo al punto.

IL SIGNOR B

Attaccarlo nella sfera dei sentimenti e del privato è cosa umiliante per chi lo fa, rivelandone l’animo gretto e la totale mancanza di sensibilità. Sottolineare che sia ricco, anzi ricchissimo, denuncia sentimenti quali invidia e acredine. Non credo che Max Bunker lascerà ai suoi eredi testate dal valore inestimabile!

IL SIGNOR B ( parte seconda)

Il Signor Luciano Secchi, nel suo ruolo di imprenditore, non conosce evidentemente le regole del mercato. Sergio Bonelli è in grado, con le tirature e soprattutto con le vendite delle sue testate , di tenere i prezzi di copertina a livelli competitivi, nulla togliendo – proprio per le dimensioni della sua azienda – a quei giovani che vorrebbero creare piccole case editrici che, in quanto tali, sarebbero costrette in tutti i casi a una tiratura limitata, ad una diffusione parimenti limitata e a un prezzo di copertina molto alto per poter coprire le spese e guadagnarci qualcosa. Non mi risulta del resto che la MBP abbia prezzi di copertina molto bassi, ma per l’appunto appartiene alla schiera dei piccoli editori…..Forse, se fosse in grado di lanciare sul mercato qualcosa di veramente nuovo (non mi riferisco certamente a prodotti di scarso spessore quali Angel Dark, Kerry Cross e altri dove violenza e volgarità la facevano da padroni), potrebbe fare un balzo in avanti e guadagnare in dignità editoriale. Sentirlo dire “questa è la legge del capitalismo bieco e cieco” mi fa davvero sorridere……

IL SIGNOR B (parte terza e ultima) – finalmente! NdR

Anche qui i messaggi criptici di LS nulla dicono se non il suo irriverente modo di proporsi,soprattutto ai suoi lettori: ma di cosa sta parlando? Le sue illazioni, perché tali sono, denunciano ancora una volta il carattere di una persona che semina maldicenza a titolo gratuito, che tale rimane se non corredata dai fatti. Vedo che non ha perso la sua curiosa forma di scrittura (…ma da snob di prima enunciazione (quella di senza nobiltà)….deve aver dimenticato la frase in latino (sine nobilitate) – forse ha perso il libriccino delle citazioni latine.

La sua promessa di dire tutto, ma proprio tutto su Sergio Bonelli, terrà con il fiato sospeso la massa oceanica dei suoi fans! Vendite alle stelle almeno sino al n. 500!!!!!!!!!

IL DISTURBO ANONIMO

L’antesignano della nuova tecnologia telefonica, povero lui, riceveva telefonate anonime che poi anonime non erano, che lo riempivano di critiche e che “ficcavano il naso” nella sua privacy. Ancora una volta fa intendere chi possa essere stato l’importuno che stava dall’altra parte del filo!

Ma cosa di più ridicolo e, anche se fantascientificamente la cosa fosse vera, che senso ha parlarne adesso? Nel corso della mia vita editoriale ho conosciuto persone che invadevano la privacy dei loro sottoposti seminando cimici e registratori per gli uffici per sentire cosa potessero dire i loro dipendenti, o altre persone che indirizzavano richiami su fogli stampati in rosso (usati per “gravi mancanze professionali”) a dirigenti che venivano catechizzati perché, chiamati dal gran capo, si sedevano davanti alla sua scrivania senza prima chiedere il permesso! Una o più telefonate che esternavano critiche cosa sono davanti a paradossi quali ho appena citato?

LA COMICA FINALE

L’autore deve aver ritrovato il libriccino delle citazioni latine, perché ritorna sull’argomento snob e la sua elucubrazione mi lascia, come credo sia successo a tutti coloro che l’hanno letto, semplicemente allibita. Cosa c’entrano le elezioni? Forse potrebbe trovare qualche quotidiano su cui pubblicare le sue esternazioni (con un buon editor che corregga gli strafalcioni), così potrebbe conquistarsi uno spazio ad hoc. Chissà….forse “Libero”, o “Il Giornale” (suggerimento gratuito).

Lo stacco finale, rivolto chiaramente ai suoi lettori che mancano di sensibilità lamentandosi che il fumetto è “caro”, chiude infelicemente questo brutto, bruttissimo pezzo d’Autore.

E ora LE MOLTI GENTILI PAROLE……

Vorrei fare alcune precisazioni su fatti ed eventi della storia della Editoriale Corno, che ho vissuto in prima persona e che sono stati rammentati da Andrea Corno (anche lui Uomo e Editore di tutto rispetto, di grande signorilità e gentilezza d’animo) in una sua intervista del 1999 rilasciata a Delos in occasione del ritorno sul mercato della Garden Editoriale (la sua nuova casa Editrice ) con “Nuovo Millennio”, un titolo dedicato alla fantascienza. “Ruberò” ad Andrea (e so che da Lassù mi lancerà un sorriso) alcune frasi emblematiche di certe verità.

Prima però voglio puntualizzare un paio di cose. Max Bunker in non so quale numero (il fatto mi è stato segnalato via mail da un lettore più che attento) dice che Cirano, il bracco che faceva parte del gruppo TNT, era il cane di un suo amico e che Squitty, la cavietta, apparteneva ad una ragazzina che una volta fece visita alla Editoriale Corno. A onor del vero, il Cirano era il “mio” bracco italiano (e Luciano Secchi venne a casa mia, in quel di Milano, Via Varanini) a fotografarlo in tutte le pose possibili per poi darle a Magnus perché ne facesse la caricatura. E anche Squitty era la “mia” cavietta, la portò un giorno a casa mio fratello che ai tempi lavorava come biologo, nel laboratorio di ricerca di una grande farmaceutica. L’idea di inserire le due bestiole nel gruppo TNT fu mia e molte delle loro gags erano ispirate a fatti realmente accaduti! Del resto nel n. 80 di Alan Ford, Max Bunker in persona mi intervistò e, tra i vari eventi, citai anche i miei due amici a quattrozampe che nel frattempo erano morti sottolineando il fatto che, rivederli nel fumetto, mi dava una grande gioia. Quella di Max Bunker, a tale proposito, è mancanza di memoria, alterazione della verità o che altro?

Bunker è una persona molto egocentrica, che avoca a sé tutti i successi editoriali della Corno. Per quanto riguarda Alan Ford, riporto quel che ha detto Andrea Corno nell’intervista che ho citato sopra: “L’idea di fondo fu di Magnus…….Ricordo che Magnus veniva da me e mi chiedeva come doveva fare una copertina. Due giorni dopo tornava con tre tavole una più bella delle altre…”. Di fatto, Alan Ford non avrebbe avuto il successo che ha avuto senza il binomio Magnus & Bunker ma devo aggiungere che io correggevo i testi e le sceneggiature di Bunker (mettendoci anche del mio senza ovviamente nulla pretendere, eravamo lui, Magnus e io, i famosi tre amici al bar), Magnus disegnava e a sua volta aggiungeva gags o modificava alcune scene, raggiungendo sempre il top!

Spesso andavamo a cena (soprattutto da “Romani”, zona Sempione) e non si faceva che parlare di Alan Ford, di situazioni, di gags, di battute! Erano tempi molto felici! Poi qualcosa si sfaldò, Alan Ford era osannato soprattutto per i disegni (e come poteva non esserlo?), l’amicizia tra i due si incrinò, Magnus non se ne andò di sua scelta, questo lo posso garantire, Magnus fu “costretto” ad andarsene poiché la sua presenza di vero “co-autore” dava fastidio all’Autore con la A maiuscola.

Voglio “rubare” ancora una volta le parole di Andrea Corno: “Piffarerio, così come Magnus, mi dimostrò con questa e altre esperienze di essere un santo, mi fece capire che gli angeli esistono e sono in mezzo a noi, così come i diavoli!” (grazie, Andrea, per schiacciarmi l’occhiolino da Lassù).

Un’altra precisazione: riguarda l’acquisizione dei Super-Eroi Marvel. Mi dicono che il “voster” disse un tempo, di averli “scoperti” in una edicola a Viareggio e di essere riuscito a prenderne i diritti per l’Italia! I fatti che ricordo io sono gli stessi che Andrea Corno cita nella stessa intervista. La Corno prendeva i diritti inglesi di un albo settimanale intitolato “Guerra d’Eroi” dalla Transworld, agenzia giornalistica gestita da Franca Lazzaro, della quale divenni molto amica perché era una adorabile Signora, che un giorno si presentò con gli albi originali dell’Uomo Ragno e degli altri Super-Eroi chiedendo se ci potessero interessare. La risposta fu positiva da parte di tutti (Andrea Corno in primis) e così mandammo in onda, anzi in edicola, i Marvel ottenendo un successo strepitoso. Tutto questo per onore di verità e rispetto nei confronti di Chi non c’è più e che non è più in grado di dire la sua.

Una grande lezione di Andrea Corno, e che Luciano Secchi non ha mai imparato, è stata quella che, ancora una volta, riprendo dall’intervista: “Il mio mestiere è, dopotutto, ascoltare nuove valide idee e renderle concrete….l’obiettivo è quello di tenere assieme un gruppo affiatato, dal magazziniere all’editor.”

Che altro dire? Forse che Luciano Secchi alias Max Bunker c’è riuscito? Direi di no, costretto com’è ai suoi monologhi pieni di nonsense e di cattiveria gratuita, costretto com’è a fare ristampe su ristampe (mancanza di contatti con collaboratori, autori etc?) e a sognare di arrivare sino al n. 500 di un patetico Alan Ford & Compagna per poi, magari, approdare alle Hawaii! Buon viaggio, buon viaggio davvero!

Maria Grazia Perini

P.S. Un'ultima cosa: disconosco la maternità dell'editoriale apparso sul n. 77 di Alan Ford in cui si comunicava l'uscita di Magnus dallo staff della testata.

Penso basti confrontare lo stile di scrittura e la sintassi usati da me nei miei articoli su Eureka, nelle varie poste e redazionali, per capire che non è farina del mio sacco.

E, soprattutto, la mia profonda amicizia con Magnus, l'affetto e la stima che mi legavano a lui ( e che continuarono in seguito )mi avrebbero impedito di scrivere quel testo. Chi ne fu l'autore? Indovinello facile da risolvere..........

Sembrano solo vecchie diatribe provenienti da vecchi "dietro le quinte" di quasi 40 anni fa e più, ma sono anche esse un pezzo di storia del fumetto italiano e come tali vanno lette, cercate di comprendere, casomai discusse e archiviate, magari mettendo in conto che forse nemmeno stavolta Sergio Bonelli risponderà pubblicamente a Luciano Secchi.

Su Facebook intanto è nato un gruppo di discussione su questa polemica a "tre". Si chiama "Le molte gentili parole di MGP".


Le “MOLTE BRUTTE PAROLE” di Max Bunker

Mi è capitato, dopo molto anni, di acquistare l’ultimo numero in edicola di ALAN FORD (n.493)
(curiosità? Un pizzico di nostalgia? O cos’altro? Non so). Ho letto la storia e l’ho trovata a dir poco deludente, soprattutto perché è scomparso il mitico “gruppo TNT” lasciando il posto a due personaggi scialbi e inconcludenti. Ma quel che più mi ha indignato, ma non sorpresa, è l’editoriale di “Chez Max” ( più che la testatina di una rubrica, assomiglia all’insegna di un “club per pochi intimi” ma forse proprio tal è!) dove il “sempervoster” attacca in modo a dir poco ignominioso Sergio Bonelli, una persona che non ha certo bisogno di avvocati difensori per controbattere la volgarità di uno sproloquio simile, ma un Uomo e un Editore la cui signorilità, correttezza, umanità merita il rispetto di tutti, che lo conoscano o meno di persona. E io ho avuto la fortuna di conoscerlo, stimarlo e apprezzarlo nel corso di anni di vera amicizia. Ma vengo al punto.

IL SIGNOR B
Attaccarlo nella sfera dei sentimenti e del privato è cosa umiliante per chi lo fa, rivelandone l’animo gretto e la totale mancanza di sensibilità. Sottolineare che sia ricco, anzi ricchissimo, denuncia sentimenti quali invidia e acredine. Non credo che Max Bunker lascerà ai suoi eredi testate dal valore inestimabile!

IL SIGNOR B ( parte seconda)
Il Signor Luciano Secchi, nel suo ruolo di imprenditore, non conosce evidentemente le regole del mercato. Sergio Bonelli è in grado, con le tirature e soprattutto con le vendite delle sue testate , di tenere i prezzi di copertina a livelli competitivi, nulla togliendo – proprio per le dimensioni della sua azienda – a quei giovani che vorrebbero creare piccole case editrici che, in quanto tali, sarebbero costrette in tutti i casi a una tiratura limitata, ad una diffusione parimenti limitata e a un prezzo di copertina molto alto per poter coprire le spese e guadagnarci qualcosa. Non mi risulta del resto che la MBP abbia prezzi di copertina molto bassi, ma per l’appunto appartiene alla schiera dei piccoli editori…..Forse, se fosse in grado di lanciare sul mercato qualcosa di veramente nuovo (non mi riferisco certamente a prodotti di scarso spessore quali Angel Dark, Kerry Cross e altri dove violenza e volgarità la facevano da padroni), potrebbe fare un balzo in avanti e guadagnare in dignità editoriale. Sentirlo dire “questa è la legge del capitalismo bieco e cieco” mi fa davvero sorridere……

IL SIGNOR B (parte terza e ultima) – finalmente! NdR
Anche qui i messaggi criptici di LS nulla dicono se non il suo irriverente modo di proporsi,soprattutto ai suoi lettori: ma di cosa sta parlando? Le sue illazioni, perché tali sono, denunciano ancora una volta il carattere di una persona che semina maldicenza a titolo gratuito, che tale rimane se non corredata dai fatti. Vedo che non ha perso la sua curiosa forma di scrittura (…ma da snob di prima enunciazione (quella di senza nobiltà)….deve aver dimenticato la frase in latino (sine nobilitate) – forse ha perso il libriccino delle citazioni latine.
La sua promessa di dire tutto, ma proprio tutto su Sergio Bonelli, terrà con il fiato sospeso la massa oceanica dei suoi fans! Vendite alle stelle almeno sino al n. 500!!!!!!!!!

IL DISTURBO ANONIMO
L’antesignano della nuova tecnologia telefonica, povero lui, riceveva telefonate anonime che poi anonime non erano, che lo riempivano di critiche e che “ficcavano il naso” nella sua privacy. Ancora una volta fa intendere chi possa essere stato l’importuno che stava dall’altra parte del filo!
Ma cosa di più ridicolo e, anche se fantascientificamente la cosa fosse vera, che senso ha parlarne adesso? Nel corso della mia vita editoriale ho conosciuto persone che invadevano la privacy dei loro sottoposti seminando cimici e registratori per gli uffici per sentire cosa potessero dire i loro dipendenti, o altre persone che indirizzavano richiami su fogli stampati in rosso (usati per “gravi mancanze professionali”) a dirigenti che venivano catechizzati perché, chiamati dal gran capo, si sedevano davanti alla sua scrivania senza prima chiedere il permesso! Una o più telefonate che esternavano critiche cosa sono davanti a paradossi quali ho appena citato?

LACOMICA FINALE
L’autore deve aver ritrovato il libriccino delle citazioni latine, perché ritorna sull’argomento snob e la sua elucubrazione mi lascia, come credo sia successo a tutti coloro che l’hanno letto, semplicemente allibita. Cosa c’entrano le elezioni? Forse potrebbe trovare qualche quotidiano su cui pubblicare le sue esternazioni (con un buon editor che corregga gli strafalcioni), così potrebbe conquistarsi uno spazio ad hoc. Chissà….forse “Libero”, o “Il Giornale” (suggerimento gratuito).

Lo stacco finale, rivolto chiaramente ai suoi lettori che mancano di sensibilità lamentandosi che il fumetto è “caro”, chiude infelicemente questo brutto, bruttissimo pezzo d’Autore.

E ora LE MOLTI GENTILI PAROLE……

Vorrei fare alcune precisazioni su fatti ed eventi della storia della Editoriale Corno, che ho vissuto in prima persona e che sono stati rammentati da Andrea Corno (anche lui Uomo e Editore di tutto rispetto, di grande signorilità e gentilezza d’animo) in una sua intervista del 1999 rilasciata a Delos in occasione del ritorno sul mercato della Garden Editoriale (la sua nuova casa Editrice ) con “Nuovo Millennio”, un titolo dedicato alla fantascienza. “Ruberò” ad Andrea (e so che da Lassù mi lancerà un sorriso) alcune frasi emblematiche di certe verità.

Prima però voglio puntualizzare un paio di cose. Max Bunker in non so quale numero (il fatto mi è stato segnalato via mail da un lettore più che attento) dice che Cirano, il bracco che faceva parte del gruppo TNT, era il cane di un suo amico e che Squitty, la cavietta, apparteneva ad una ragazzina che una volta fece visita alla Editoriale Corno. A onor del vero, il Cirano era il “mio” bracco italiano (e Luciano Secchi venne a casa mia, in quel di Milano, Via Varanini) a fotografarlo in tutte le pose possibili per poi darle a Magnus perché ne facesse la caricatura. E anche Squitty era la “mia” cavietta, la portò un giorno a casa mio fratello che ai tempi lavorava come biologo, nel laboratorio di ricerca di una grande farmaceutica. L’idea di inserire le due bestiole nel gruppo TNT fu mia e molte delle loro gags erano ispirate a fatti realmente accaduti! Del resto nel n. 80 di Alan Ford, Max Bunker in persona mi intervistò e, tra i vari eventi, citai anche i miei due amici a quattrozampe che nel frattempo erano morti sottolineando il fatto che, rivederli nel fumetto, mi dava una grande gioia. Quella di Max Bunker, a tale proposito, è mancanza di memoria, alterazione della verità o che altro?

Bunker è una persona molto egocentrica, che avoca a sé tutti i successi editoriali della Corno. Per quanto riguarda Alan Ford, riporto quel che ha detto Andrea Corno nell’intervista che ho citato sopra: “L’idea di fondo fu di Magnus…….Ricordo che Magnus veniva da me e mi chiedeva come doveva fare una copertina. Due giorni dopo tornava con tre tavole una più bella delle altre…”. Di fatto, Alan Ford non avrebbe avuto il successo che ha avuto senza il binomio Magnus & Bunker ma devo aggiungere che io correggevo i testi e le sceneggiature di Bunker (mettendoci anche del mio senza ovviamente nulla pretendere, eravamo lui, Magnus e io, i famosi tre amici al bar), Magnus disegnava e a sua volta aggiungeva gags o modificava alcune scene, raggiungendo sempre il top!
Spesso andavamo a cena (soprattutto da “Romani”, zona Sempione) e non si faceva che parlare di Alan Ford, di situazioni, di gags, di battute! Erano tempi molto felici! Poi qualcosa si sfaldò, Alan Ford era osannato soprattutto per i disegni (e come poteva non esserlo?), l’amicizia tra i due si incrinò, Magnus non se ne andò di sua scelta, questo lo posso garantire, Magnus fu “costretto” ad andarsene poiché la sua presenza di vero “co-autore” dava fastidio all’Autore con la A maiuscola.
Voglio “rubare” ancora una volta le parole di Andrea Corno: “Piffarerio, così come Magnus, mi dimostrò con questa e altre esperienze di essere un santo, mi fece capire che gli angeli esistono e sono in mezzo a noi, così come i diavoli!” (grazie, Andrea, per schiacciarmi l’occhiolino da Lassù).
Un’altra precisazione: riguarda l’acquisizione dei Super-Eroi Marvel. Mi dicono che il “voster” disse un tempo, di averli “scoperti” in una edicola a Viareggio e di essere riuscito a prenderne i diritti per l’Italia! I fatti che ricordo io sono gli stessi che Andrea Corno cita nella stessa intervista. La Corno prendeva i diritti inglesi di un albo settimanale intitolato “Guerra d’Eroi” dalla
Transworld, agenzia giornalistica gestita da Franca Lazzaro, della quale divenni molto amica perché era una adorabile Signora, che un giorno si presentò con gli albi originali dell’Uomo Ragno e degli altri Super-Eroi chiedendo se ci potessero interessare. La risposta fu positiva da parte di tutti (Andrea Corno in primis) e così mandammo in onda, anzi in edicola, i Marvel ottenendo un successo strepitoso. Tutto questo per onore di verità e rispetto nei confronti di Chi non c’è più e che non è più in grado di dire la sua.
Una grande lezione di Andrea Corno, e che Luciano Secchi non ha mai imparato, è stata quella che, ancora una volta, riprendo dall’intervista: “Il mio mestiere è, dopotutto, ascoltare nuove valide idee e renderle concrete….l’obiettivo è quello di tenere assieme un gruppo affiatato, dal magazziniere all’editor.”
Che altro dire? Forse che Luciano Secchi alias Max Bunker c’è riuscito? Direi di no, costretto com’è ai suoi monologhi pieni di nonsense e di cattiveria gratuita, costretto com’è a fare ristampe su ristampe (mancanza di contatti con collaboratori, autori etc?) e a sognare di arrivare sino al n. 500 di un patetico Alan Ford & Compagna per poi, magari, approdare alle Hawaii! Buon viaggio, buon viaggio davvero!

Maria Grazia Perini

P.S. Un'ultima cosa: disconosco la maternità dell'editoriale apparso sul n. 77
di Alan Ford in cui si comunicava l'uscita di Magnus dallo staff della testata.
Penso basti confrontare lo stile di scrittura e la sintassi usati da me nei miei articoli su Eureka, nelle varie poste e redazionali, per capire che non è farina del mio sacco.
E, soprattutto, la mia profonda amicizia con Magnus, l'affetto e la stima che mi legava-
no a lui ( e che continuarono in seguito )mi avrebbero impedito di scrivere quel testo. Chi ne fu l'autore? Indovinello facile da risolvere..........
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© 2012 Cagliostro E-Press Associazione Culturale | Nota Legale

Nestore: sono riuscito ad ordinare il volume IDW su Noel Sickels via Amazon Italia.
Spedizione gratis, arrivo in 2/3 giorni, prezzo 34 euro.
Potrò finalmente vedere e leggere tutto Scorcky Smith!!

Spero che non sia una fregatura.Invece niente da fare per Hazard giornaliero volume secondo: arriva solo dall'America, quindi lascio perdere.

Tomaso,
ho visto anch'io su Amazon: 34,43 euri. Lo stesso volume in Francia su ebay sta quasi 72 euri. Debbo vedere presso il mio negozio abituale: una volta l'aveva.

...Pero', essendo Sickles un artista poliedrico, si presta ad essere interpretato in diverse sfumature. Anche da un punto di vista della personalità.
Lascio' il fumetto dopo quasi 2 anni perchè riteneva di essere pagato poco.
Ed aveva ragione. A fronte di un guadagno settimanale delle daily di 1500 dollari, lui ne riceveva appena 125. Se fosse stato pagato meglio, ora avremmo chissà quali opere da osservare. Era un artista pieno, con la capacità di assorbire tutto quanto gli girasse intorno. Se pensiamo a quello che ha lasciato lavorando solo appena pochi mesi nel campo del fumetto, ci si rende conto della sua grandezza.

...ci sono delle pagine con rappresentazioni di aerei in volo e in battaglia con delle prospettive che sono una meraviglia. E dei primi piani di donne realizzati con tecniche le più diverse. E' chiaro che ci vuole un occhio molto sottile per afferrarlo.

Lunedì mi dovrebe arrivare il volume su tutto Sickles!!
Sono ansioso di vedere.

Interessante notare che dopo lo stile fotografico di Foster su Tarzan, anche Caniff, che inizia nel solco di Crane (quindi ancorandosi alla tradizione del fumetto), senta il bisogno di rendere realistici i suoi disegni con la tecnica chiaroscurale di Sickles (che deriva dall’illustrazione). Per vie diverse, dai negativi ricalcati da Foster al chiaroscuro di Sickles, il fumetto abbandona la sua tradizione per una sorta di simulazione ante litteram del… fotoromanzo. Per fortuna che, come abbiamo visto, questo processo non attecchisce in Giappone, se non tardivamente e solo in parte. Fa fatica a imporsi anche nei comic book (almeno fino agli anni sessanta, quando dominava Jack Kirby). Pure in Francia c’è chi rifiuta la fotografia, non solo i disegnatori della linea chiara. Però la tecnica fotografica finisce per imporsi perché poco faticosa: basta mettere in posa i modelli, fotografarli, proiettare i negativi con l’episcopio e ricalcare. Foster e Caniff sono certo grandi artisti, ma hanno dato al fumetto una svolta che non mi piace. In Italia non ne parliamo. Anche qui la tradizione fotografica parte negli anni trenta, con Raymond. Almeno così si dice, anche se secondo me i vari Mulino si erano fatti la mano sulle copertine di Beltrame. Quanto a Crane, per colpa del Corriere dei Piccoli non l’ha mai visto nessuno.

Pardon, Walter Molino. Non Mulino...

Ma Nestore dov’è finito???
Bussiamo alla porta, lo chiamiamo ad alta voce: silenzio assoluto dietro alla porta chiusa. L’oste prova ad inserire la chiave nella serratura:” niente da fare, è chiusa dall’interno”. Risaliamo al piano superiore e mentre meditabondi ci chiediamo che cosa fare, si ode giungere con fracasso infernale il carro dei pompieri scortato da alcune auto della GARDA, la polizia irlandese! Entra per primo mister Alexander Santi, noto commissario dell’Interpol, conosciuto anche come grande conoscitore ed esperto della vinificazione dell’uva sultanina e pure come jacovittologo/pinocchiologo di fama mondiale Ci scruta con un sorriso sornione sulle labbra:” Ci è scappato il morto?? Sospetto di tutti quanti e specialmente di Tomaso Turchi che con lo scomparso Del Boccio aveva vecchi conti da regolare, una ruggine di antica data, forse contrasti ideologici artistici, interessi, affari con il mondo delle mostre di “croste” spacciate per originali di Caravaggio,Vermeer,Velasquez….” Sono allibito, questo diabolico Santi la sa più lunga del diavolo!! “Un momento” salta su il nano,” questo signore che lei accusa è certamente innocente perché è sempre stato con me mentre io divoravo il boccone dell’eroe!!”. “Si, si”, urlano tutti gli altri avventori in coro,”anche noi siamo testimoni a suo discarico”. Santi estrae il fischietto e soffia a più non posso, baraonda generale, pompieri con tanto di piccone e truppe speciali anti sommossa armate fino ai denti entrano nel locale, ci ammanettano e a suon di bastonate ci fanno uscire dal Pub. Con brusche maniere ci caricano su un paio di fuoristrada blindati dove ci stipano come sardine. “Al castello di Ballynacka(e)n, chiudeteli tutti quanti nei sotterranei e lasciateli marcire a pane ed acqua finché non confessano!!”, urla l’esagitato commissario dell’Interpol. Il capo dei pompieri arriva trafelato dal sottosuolo del Pub. ” Commissario, abbiamo sfondato la porta, Nestore del Boccio non c’è, di lui nessuna traccia, l’unico indizio consiste da uno strano gorgoglio che proviene da uno dei millecinquecento barili di whiskey che riposano al fresco della cantina, ma con la strana acustica del sottosuolo non riusciamo a localizzarne la provenienza: i barili dovranno essere spillati uno per uno per individuare l’eventuale salma dei Nestore infilata dentro uno di essi. Operazione lunga e costosa, poiché il whiskey appena spillato deve essere necessariamente bevuto, in quanto se lasciato riposare in altri contenitori perderebbe tutto il suo caratteristico aroma leggermente affumicato, con traccia di torba e fiori di campo. Santi si gratta pensieroso il capo:” già , sarebbe un vero delitto, quindi non ci rimane che radunare tutte le forze d’ordine della Contea di Clare e darci sotto!!! Intanto portate i presunti colpevoli, compreso il cane che ha l’aria assai sospetta, al Castello e lasciateli languire in preda a rimorsi e paura.
Riprende a parlare il nano dai capelli rossi
Un’ora dopo mi trovo con una decina di altri indiziati, fra i quali Becattini sempre pensierosamente immerse nelle sue letture, chiuso in una delle segrete del castello. Seduti su una dura panca di legno do olmo stagionato meditiamo in silenzio. Non vedo la misteriosa figura incappucciata: una Dragon Lady doppiogiochista, al servizio della Garda?? Il nano si schiarisce la voce e inizia a parlare con forbito ed inaspettato accento di Oxford: “Emigrai in Italia con la famiglia a seguito della carestia dovuta all'epidemia mortale delle patate, partecipai alla grande guerra combattendo valorosamente sul Piave dove fui ferito alla gamba da una raffica di mitragliatrice. La ferita era gravissima e il prof, Alcibiade Gori, medico militare e chirurgo di fame me la amputò. Poi asfissiato dai gas all'iprite fui ricoverato a Rovereto dove all'ospedale conobbi Loretta, una infermiera sordomuta che si invaghì di me e mi costrinse ad interminabili ed estenuanti amplessi notturni. Stanco di lei, era troppo alta per me, fuggii nottetempo e giunto a Genova mi imbarcai clandestino di un cargo libanese che trasportava tabacco all'Avana, e fu così che..” . “Un momento, un momento”, faccio io, ora chiuda per un attimo la bocca e stia ad ascoltare me. e nel frattempo si scoli la sua birra”. La strana guida turistica scuote tristemente la testa e inizia a sorseggiare la scura cervogia. Mentre il bizzarro nano beve, io inizio a parlare.

Ma insomma, stavo controllando la versione su anteprima e il post è partito da solo....
E ora che faccio?' lo lascio così come è??


Nestore: in attesa del volume di Sickles sono nervoso, capisco che “forse” im quel materiale si trova il codice di lettura che mi permetterà di confutare la teoria di Sauro e di oppormi a questa idea che tutti i disegnatori copiavano o ricalcavano fotografie, modelli dal vero. Mah?? si, certo, all’alba sono ancora sveglio, ma non posso attendere oltre, devo scendere nella cripta per stendermi nell’accogliente bara, prima che i mortali raggi del sole possano colpirmi.
Che faccio poi tutto il giorno chiuso nel pur accogliente feretro??’
Beh, scrivo leggo e dipingo ( la bara è alta con copertura di volte a crociera risalenti al 1276)
Un esempio delle corbellerie che escono in tale circostanza dalle mie meningi??

Leggi un po’ quanto segue!!!

Dalla piazza antistante la brasserie “Le matou et le renard” giunge un improvviso squillo di trombe e rullare di tamburi. Mi alzo ed esco riparandomi con una giacca cerata dalla pioggia insistente e dal vento impetuoso, mentre volgendo lo sguardo verso l’alto scorgo nuvole nerissime che transitano velocemente sullo sfondo di un cielo color piombo. Il biplano di Maner Lualdi volteggia pigramente nel cielo: si muove monotonamente in larghi cerchi intorno alla piazza; guardo con attenzione e scorgo al fianco dell’indomito Maner un secondo passeggero: ah, non è, come si potrebbe pensare il conte Bondi, ma un altro illustre personaggio della nobiltà dell’Urbe.
Già, il nostro presidente onorario. Intuisco che prima a poi il prode Lord Fritz de Volpius si getterà con il paracadute per la gioia della legione dei suoi trepidanti ammiratori: un gesto plateale, in cerca di consensi e per incrementare i rinnovi dell’iscrizione all’associazione Amici del Vittorioso. Da che cosa deriva questa inusitata temeraria esibizione?? Probabilmente dal fatto che Ale Santi ( che sempre sia lodato) ha portato nelle casse dell’associazione milioni di rubli acquistando un numero imprecisato di copie invendute del “Vola-Hop”. Non so, la cosa benché apparentemente inverosimile mi è stato assicurato essere assolutamente rispondente a verità. Quindi, causa/ effetto, lord de Volpius, già decorato dalla regina Vittoria in persona per i suoi atti di eroismo compiuti nella tristemente nota guerra dei Boeri, vuole con un gesto eclatante attirare di nuovo l’attenzione su di sé. Mah??? Non vorrei che l’ottuagenario lord si schiantasse sul duro selciato della piazza: comee? Mi state dicendo che è stato anche un asso dell’aviazione nel 1940 al tempo della famosa “Battaglia d’Inghilterra”? Ah, fu a quel tempo che conobbe Manuer Lualdi! Con lui si sbronzava nelle bettole di Gand, Belgio, dopo il ritorno vittorioso dai raids sul sud dell’Inghilterra? Ma, ma, io sapevo che aveva sì partecipato a quella guerra aerea fra le forze dell’Asse e la Royal Air Force, ma che il suo compito si limitò al rigonfiamento dei pneumatici degli aerei della squadriglia nella quale militava Maner Lualdi in qualità di tenente pilota ( vedi: “Jacovitti per aria”, sito degli “Amici del Vittorioso [ Cose Turche]). Va beh, un altro mistero che probabilmente rimarrà tale.

Qualcuno mi ha detto, dopo aver letto questi post: ma sei tocco??
Allora mi sento in dovere di spiegarmi.Io non sono un dissennato idealista, mi piacerebbe saper disegnare come Raymond, dipingere come Rembrand, cantare come Caruso, scrivere come Banana Yoshimoto e così via; purtroppo la natura matrigna non mi ha dotato di simili capacità, quindi pervaso da sottile ma naturale invididiosa malinconia immagino storielle senza capo né coda.
Quindi, essendo io incurabile,non posso fare altro che continuare.
Ma non per sempre.Allegria, allegria!!

Va beh, non rimane che attendere......

Ciao Tom, saluti. Vado fuori e torno a giugno.
Duccio (triste e piove)

Duccio da Boninsegna?
Sei tu, mon tresor, l'adorabile pittore della mia immacolata infanzia artistica?
Sei anche tu un groupie, stai volando verso lidi più caldi ed accoglienti??
Ma allora, i groupie veramente volano!!
Mi si è accesa la lampadina ornitologica.

Tommaso,
un grande saluto.
La tua visionarietà mi affascina!

Nestore: Beh, insomma, sono visioni pilotate.
Va beh, voglio almeno continuare la storia irlandese e svelare -in parte- come andò a finire la faccenda della stanza chiusa dall'interno con te chiuso nella cantina sotterranea adibita a luogo di invecchiamento delle botti di wischy.
Quindi , chiedo pazienza .
Si riparte: Il nano guida turistica, cantimbanco e ciarlatano recita ad alta voce la sua monotona litania: “Le Isole Aran (Oileáin Árann in gaelico) sono un gruppo di tre isole situato all'imbocco della baia di Galway, nella Repubblica d'Irlanda. Sebbene siano più vicine e simili come paesaggio al Clare, fanno parte amministrativamente della contea di Galway. Le isole sono raggiungibili con dei traghetti da Doolin, presso le Cliffs of Moher, nel Clare, oppure da Ros a' Mhíl, nella Contea di Galway. Il modo più panoramico ed emozionante per raggiungere le isole è per via aerea, a bordo di uno dei piccoli aerei BN2A Islander della compagnia Aer Arann, oppure in deltaplano usufruendo dei costanti venti ascensionali che hanno come luogo di origine le Cliffs e il baratro che le separa dall’oceano tumultuoso: Ma anche l'aeroporto sulla terraferma, il Connemara Airport, in localita` Indreabhán a poca distanza da Galway. Il volo dura circa 10 minuti (costo circa 40 Euro a/r nel 2012). Come non dire almeno due parole su i currach, particolari piccole imbarcazioni tipiche dell'Irlanda occidentale. Sono presenti con molte rappresentative particolarità del luogo: vengono costruiti con un'impalcatura molto leggera e ricoperti di materiale bituminoso. Affidabilissimi nel maltempo tipico che affligge le zone, sono però poco resistenti agli urti e talmente leggeri che i pescatori delle Aran non possono indossarvi scarpe, ma solo particolari calzature fatte con materiale di capra, chiamate "pampooties”. Nella cella entra come un turbine l’ispettore Santi: ”ah, siete salvi per un pelo, Nestore del Boccio è stato ritrovato nella 83° botte di wischey ( in irlandese si scrive in tale maniera), era ancora in apnea ( che uomo, che fisico) e se l’è cavata: siete tutti liberi, avanzi di galera!!!". Io sono perplesso. ma come ha fatto Nestore ad entrare nel barile del wiskey ermeticamente chiuso e come mai e in quale maniera la porta era chiusa dall’interno?? Guardo il commissario Alexander Santi e percependo il suo sguardo torvo intuisco che non è il caso di porre domande. Però qualcosa, conoscendo il suo tallone di Achille, lo voglio dire, non subito però.
Quindi a risentirci.


E Nestore, dove sarà andato a finire?? Ieri sera appena giunto dal nord europa e fermatosi in Francia ( a Metz??), dopo un frugale riposo è partito alla guida del suo autobus grandi linee per trasportare con un viaggio allucinante senza sosta ( con imbarco a Le Havre per Rosslare) alcuna, un gruppo di turisti cingalesi diretti alla costa con l’idea un poco folle, una cosa secondo me paradossale, di immergersi nelle gelide acque di Streedagh Point; l’intenzione di questi pazzoidi sarebbe stata quella di raggiungere a nuoto l’isoletta Inishmurrai, dove pare in una vecchia torre alcuni cenciosi abusivi hanno installato una distilleria clandestina di un prelibato whiskey torbato singol malt.
Il fatto è che il torpedone guidato da Nestore, dopo aver sostato a Sligo per offrire ai temerari cingalesi una robusta colazione a base di aragosta e di birra rossa al doppio malto, si è infilato a tutta velocità nella zona della foresta di Lisadell!! Ehh, avrebbe dovuto sapere che senza offrire preventivamente qualche otre di robusto whiskey artigianale a quei permalosi dei Leprecauni, qualcosa di spiacevole probabilmente sarebbe accaduto. Infatti l’autobus in questione è stato ritrovato vuoto questa mattina all’alba da un gruppo di pescatori che transitavano da quelle parti: nessuna traccia di Nestore e della comitiva dei cingalesi!!
Holmes è stato incaricato dal primo ministro irlandese in persona, Sir Shon O’ Muffy, di iniziare le indagini: perché mai tanta fretta?? Ehhh, vi posso sussurrare all’orecchio che è stato il governo israeliano a fare pressioni, perché “pare” ( certezze non ce ne sono) che Nestore del Boccio sia in realtà non un vero autista di autobus – e fede ne fanno i numerosissimi incidenti di guida che ha avuto nell’ultima settimana – bensì un astuto agente segreto del Mossad. Io, a dir il vero ne dubito, ma ben si sa che a questo mondo tutto è possibile.
La cosa che poi mi lascia ancor più perplesso è che si sussurra che Nestore agisca spesso in tandem con Luca Boschi, conosciuto nell’ambiente della mala parigina con il soprannome di “Le Rififì” .
Sono assai scettico, e secondo me questa è tutta una manovra propagandistica orchestrata dall’ editore Nicola Pesce in vista del lancio del nuovo libro su “ Jacovitti e i Disney italiani”!! Una cosa sbalorditiva, perché si svela finalmente il fatto misconosciuto della partecipazione di del Principe e Jacovitti alla stesura di alcune storie di Paperino ispirate a romanzi famosi: Don Chisciotte, I tre moschettieri, Orlando il paladino [più o meno furioso] ,ecc, ecc).
Voi che ne pensate??
Io non ho dubbi, perchè il mondo dell'editoria a fumetti sta vivendo un momento di folle esaltazione.

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