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RARITA' DI JACOVITTI E CASSONI, di Franco Bellacci

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Tif548Il post straveloce sullo Jacovitti della rivista "americaneggiante" Record! e il pre-commento di Alfredo Castelli sul comic book Catholic Comics hanno suscitato vari corollari di discussione sparsi nei post dei giorni scorsi ed evocato una colta disanima di Franco Bellacci, coautore con Leonardo Gori, Andrea Sani e il sottoscritto del volume su Jacovitti edito dalla NPE.

Incidentalmente, ne approfitto per ricordare che durante la scorsa edizione di Napoli COMICON è stato presentato un nuovo prezioso volume a fumetti di Jacovitti, in un incontro col pubblico tenuto da Pier Luigi Gaspa, Leonardo Gori, l'editore Nicola Pesce e il sottoscritto.

E' Gionni Peppe - Gionni Lupara (copertina più sotto), che per la prima volta ristampa in modo integrale (e a colori!) le due lunghe avventure comico-satiriche dell'evoluzione adulta di Jak Mandolino pubblicata da Linus fra il 1973 e il 1974. Un volume da non perdere per la sua importanza storica, in una tiratura che l'editore (NPE) ritiene vada ad esaurisris a tempo di... pensate un po'... "di record!".

Jacovitti Magazine #1 (1994) - Page 4-1

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Intanto, mentre facciamo un po' spogliatoio, cerchiamo di riprendere le fila del discorso evidenziando qui l'intervento di Bellacci, infarcendolo con immagini forniteci da Tomaso Turchi.
Grazie a tutti, naturalmente
.

La parola a Franco.

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Innanzi tutto un caro saluto (in ordine alfabetico) agli amici Antonio, Luca e Tomaso. Quindi alcune notizie a tempo di. ..Record!

Nel suo libro Il cartellonismo e l’illustrazione in Italia dal 1875 al 1950 (Nuova Editrice Spada, 1984) Enzo Cassoni parla della nascita della rivista, dovuta all’iniziativa del giornalista Armando Ravaglioli, il quale, “avendo proposto un suo progetto ad un noto editore italo-americano (Mister Santangelo, oriundo abruzzese), era riuscito a varare la rivista Record!, quindicinale [rectius mensile] di avventure sportive.

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La rivista, che venne tenuta a battesimo dal campionissimo Gino Bartali, era disegnata per metà da cartoonist americani e per il resto da Jacovitti e me.

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Record! si vendeva contemporaneamente (perché stampata in inglese e in italiano) negli Stati Uniti e in Italia; purtroppo, a causa dei mezzi di trasporto transoceanici allora poco efficienti, dopo un anno venne soppressa l’edizione in lingua italiana. L’editore Santangelo, che possedeva un grandioso complesso tipografico nei pressi di New York, ci propose un vantaggiosissimo contratto di lavoro purché ci fossimo trasferiti in America. Senza alcuna esitazione respingemmo gentilmente l’offerta... amavamo troppo rimanere nel nostro paese”.

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Per quanto riguarda il lato bibliografico, occorre dire che i fascicoli non hanno indicazione di data né di periodicità: in copertina c’è solo l’indicazione tipica dei comic books americani (Vol. e No.).

Qualcosa di più si apprende da un trafiletto, apparso per la prima volta il 5 febbraio 1949 su >Il Quotidiano di Roma e ripetuto nei mesi di marzo, aprile e maggio (e non oltre), che annuncia: “Record! (“mensile di avventure sportive”) è in vendita nelle edicole”.

E’ quindi plausibile che siano stati pubblicati almeno quattro numeri (anche se, di questa rara rivista, se ne conoscono solo tre). Che questo n. 4 sia introvabile potrebbe dipendere da una scarsa distribuzione o da insuccesso di vendite per cui, le copie, potrebbero essere finite al macero.
Oppure dal fatto che, pubblicato in the USA, non sia mai arrivato in Italia, nonostante il prematuro avviso apparso sul Il Quotidiano. Sono possibili altre congetture.

In quanto all’affermazione di Cassoni che l’edizione italiana sia cessata dopo un anno, sembra più un lapsus memoriae che un fatto reale. Ma tutto è possibile!

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Ultima notazione: l’autorevole e diffuso catalogo Official Overstreet Comic Book Price Guide, che dal 1970 costituisce il riferimento per i collezionisti americani dei fumetti, dal 1938 ad oggi, ignora completamente questa rivista!!!
Tanto per sottolinearne la rarità.

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Commenti

GRAZIE, FRANCO, PER IL TUO PREZIOSO INTERVENTO

Oggi mi sento in vena di far pazzie, quindi eccovi qui 2due righe" su Jacovitti.

Ho chiesto direttamente al grande Jacovitti che cosa si potrebbe ancora dire sul mistero di “Record”, della sua presunta doppia identità nelle vesti di questa pubblicazione americana,”Catholic comics”.

Jacovitti, ora in vacanza a Parigi con moglie al seguito, è stato gentile e disponibile: l’appuntamento è come al solito nel famoso bar dove Jacovitti passa ore ed ore a scrutare i passanti che poi gli servono come modelli per disegnare le sue immense panoramiche.

Le tre che sono state pubblicate su “Record” nel 1948 sono state fatte in tale maniera, compresa quella ambientata nell’Inghilterra di un secolo fa.
Ma come è stato possibile, vi chiederete voi, attenti followers del blog di Luca Boschi. Mah, io non lo so, proprio. Comunque sono già in viaggio sul treno superveloce che passa attraverso il nuovo tunnel della linea Torino /Lione, quello che verrà forse costruito in un futuro probabilmente remoto.

Questo viaggio lo faccio anche per sentire il parere di un grande critico del fumetto che attualmente vive anche lui a Parigi e che spesso affianca il grande Jac nelle sue ore di osservazione e lavoro nel bar prima citato.

Il quale critico, per innata modestia non desidera venga fatto il suo nome, ma poiché in qualche modo lo devo pur chiamare, ho scelto lo pseudonimo di Raffaello Sanzio.

Non osando disturbare il grande intellettuale da solo ho costretto il povero Prospero a seguirmi.
L’appuntamento è per le 17.00 nel bar della piccola e misconosciuta rue Puget. Non ci si può sbagliare, poiché la via è assai corta, anche se i locali di intrattenimento sono numerosi .


Eccoci quindi qui nel quartiere di “Pigalle” dove il grande umorista molisano vive in una mansarda di 30 metri quadrati posta all’ultimo piano di un caseggiato anni ’30, con le due piccole finestre che si affacciano sulla movimentata Place Blanche, luogo nel quale ogni mattina ha luogo il rito del coloratissimo mercato multietnico ( se passate da quelle parti non lo potete perdere!!).


Jacovitti ci aspetta nel bar che fa parte integrante di questo edificio, locale popolare frequentato da una variegata umanità di incerte origini.


Lo scorgo attraverso i vetri del locale intento a giocare a briscola con Raffaello. Il grande critico pare però dormire, forse stordito dai numerosi bicchierini di calvados che ha ingurgitato insieme ai famosi piatti di trippa alla Robespierre, piatto tristemente famoso perché costituiva nel famigerato periodo del terrore l’ultimo pasto dei condannati alla ghigliottina. Macabro ma vero: in puro stile jacovittesco. Jacovitti ci vede mentre entriamo.

Si alza e stirandosi mi guarda sorridendo: “ahh, che fatica riguardare tutte queste mie panoramiche!”
Così dicendo, il nostro amato “Lisca di pesce” agita il volume che tiene in mano: si tratta del recente parto di “Stampa alternativa” (Settembre 2012) dedicato alle sue panoramiche formato verticale, con l’intitolazione un poco ermetica di “ Jacovitti di qua e di là”.

“Ahhhh, esclama Jac, ma guarda qui, non hanno inserito le tre panoramiche di “Record”, quelle che disegnai con il piede sinistro mentre con la mano destra schizzavo la storia "Pippo e la bomba comica": Brunoro, il responsabile di questa inammissibile dimenticanza, l’avrà a fare con il sottoscritto!!!” Jacovitti sospira e respirando a lunghe regolari boccate si calma.


“Tomaso, guarda, la pioggia non cade più, c’è quasi il sole… sono un poco stanco di star qui , dai, andiamo in qualche bistrot all’aperto a berci qualcosa”.


Acconsento, ho pure io desiderio di sgranchirmi le gambe e bermi una buona tazza di vino novello speziato alla cannella, caldo naturalmente. Ordino Prospero di restare con il dormiente e probabilmente ebbro Raffaello Sanzio, e in caso di impensato risveglio di tenercelo fuori dai piedi; perché non ho voglia di risentire le sue elucubrazioni sul “centro di gravità permanente”, motivo conduttore della sua premessa scritta al libro sulle panoramiche n°2 qui in oggetto di disamina.

Non vedo motivo per ridiscutere quell’argomento già di per se stesso alienante. D’altra parte sono giorni e giorni che sono in ballo da una biblioteca e da una città all’altra, alla ricerca dell’araba fenice: il materiale che mi consenta di avere una visione complessiva, senza grossi buchi di ordine documentale, sull’opera di Franco Benito Jacovitti disegnatore di panoramiche.

Quindi, per ora, l’argomento lo lascerei perdere.

Usciamo dal bar e dopo aver disceso la stretta strada acciottolata, bagnata e un poco scivolosa, ci dirigiamo verso Avenue Rachel.

L’aria frizzante mi schiarisce un poco la mente, intorpidita da settimane di lettura e consultazione di pagine e pagine di vecchie pubblicazioni. Ed eccoci qui in una sorta di bistrot in parte all’aperto, rallegrato dalla vicina presenza delle pompe funebri del vicino cimitero di Montparnasse. Umorismo nero, me lo dovevo aspettare.


Già, il famoso locale “Le poulet rôti”, conosciuto ai più perché lo scrittore Leo Malet veniva spesso qui a piangere e lamentarsi del fatto che, eravamo alla fine degli anni sessanta, la sua Parigi veniva sconvolta e sventrata da dissennati interventi urbanistici. Di questo fatto avevo detto e pure scritto un approfondito intervento , “ Nestor Burma va in periferia”, ma la infida e sotterranea azione della setta reazionaria della Cong del dragone ha affossato tutto: peccato!!

Povero Nestor, buttato nel cestino di Vittò!!

Jac appare distratto, soprapensiero. Inizia a parlare con voce quasi impercettibile: le panoramiche…. Mi son sempre piaciute, le disegnavo già da bambino quando frequentavo le scuole elementari; poi le regalavo a compagni, ad amici e anche ai maestri. Ma a dir il vero il centro di gravità permanente tirato in ballo dall’amico Raffaello non c’entra proprio un bel nulla.


Ma, lo devo confessare, l’amico Sanzio lo ha scritto con il mio permesso, anzi, con il mio incoraggiamento, poiché più le acque vengono agitate e più la confusione sale di grado, io sono felice. Eh, son fatto così.Le panoramiche….ricordo che nel mese di Febbraio del 1944 ne disegnai una decina che poi lasciai al priore dei carmelitani.


Già, questa storia non l’ho mai raccontata a nessuno. Devi sapere, caro Tomaso, che per sfuggire alla chiamata di leva, (nel 1942 ero stato dichiarato rivedibile al servizio militare ma poi con l’avvento della Repubblica Sociale le carte in tavola erano cambiate e il mio nome era inscritto nella lista dei “richiamati), su consiglio di Piercostante Righini mi rivolsi ad un Monsignore in grado di trovarmi un nascondiglio sicuro: vestito da carmelitano scalzo rimasi molti mesi chiuso in un convento di Fiesole, e durante quel periodo portai avanti la storia di Pinocchio che avevo iniziato alla fine di gennaio e della quale avevo disegnato solo due tavole!!


Finalmente all’inizio di Settembre potei rivedere la luce della libertà e raggiungere Floriana che non vedevo da almeno un mese”. Guardo stupefatto Jacovitti:”ma, ma, allora la storia di Sacile…?”Sospira Jacovitti:” Nel 1986 intervistato da Gori e Luca Boschi mi venne in mente di raccontare la storia con opportune variazioni, non saprei dirne con precisione la ragione”. “E le 31 tavole di questa storia quando poi le portasti a Roma??? “


Jac si gratta la testa e la scuote un poco.” Beh, dopo le feste di fine anno, in Gennaio: sul Vittorioso apparve a puntate a partire dalla fine del 1946. Le patinate le regalai a Mario Basari, un ragazzo, figlio d’arte, rimasto orfano del padre Enrico, morto dopo le torture infertegli dai nazi-fascisti.


Comunque di panoramiche ne disegnai parecchie per “Il Brivido” anche nel dopoguerra: una decina le pubblicò Nerbini con il titolo di “Microcosmo”. Per Nerbini disegnai insieme a Lemmi anche una copertina verticale di Mandrake, “Il vortice del Diavolo”. Lo feci perché stavo contemporaneamente preparando “Mandrago” per “Il Vittorioso”.

Così, uno sfizio. Ma non dirlo a Raffaello, è un segreto che deve rimanere fra te e me. Ma, e Prospero?? Che starà mai facendo, povero diavolo?’ Lontano da orecchie indiscrete credo che stia dialogando con il sommo cervellone e grande critico sul fatto che un albo delle avventure di Adèle Blanc - Sec ( per la cronaca si tratta di “Tous des Monstres”) disegnato dal suo mentore Jacques Tardi in parte si ambienta proprio da queste parti.


Raffaello – lo intuisco con le mie capacità subnormali- ha fra la mani l’ultimissimo numero di “Vitt & Dintorni”, palestra di vecchi fans del “sempre più bello”, ma anche dei suoi vasti ed imprevedibili dintorni. L’argomento portante di questo numero è il concetto di esotismo: il suono del ramsinga, il profumo del metacarpo… ehm, volevo dire del nagatampo. Eh, con questi nomi esotici mi confondo, chiedo mercede .


Certo, è un famoso intellettuale, ma pare - si dice - dotato di carattere impulsivo e facile agli eccessi d’ira, che abbinati alla sua forza sovrumana, costituiscono un aspetto inquietante della sua personalità. Ahi, ahi, Sanzio estrae dal suo borsello in pelle di alligatore una grossa pipa di radica gialla; la riempie con un tabacco filamentoso di colore rossastro che odora fortemente di cognac. Lo estrae lentamente, sorridendo, da un barattolo di metallo verniciato e disegnato in stile liberty.


Ecco, la pipa è accesa e Raff guardando fissamente nel vuoto intercala sbuffate a frasi : “Prospero, ti concedo questa breve intervista solo perché Jacovitti mi ha spesso parlato di te. Ehmm, beh, si, il menabò del prossimo numero di “Vitt &Dintorni” ( in probabile uscita nel mese di Giugno/Luglio 2013) che ho avuto in anteprima mondiale da Bruno contiene anche un tuo articolo del quale penso valga la pena di parlare ( ma non qui , non subito); ehh, “Jacovitti alla ricerca dell’isola perduta: il mistero di “Record” in effetti è un titolo che colpisce l'immaginazione. Una questione di baricentro dell’equilibrio permanente, come ben cantava Malnato …. “


Va beh, lasciamo perdere.


Fuori ha ripreso a piovere. Io e Jac usciamo in fretta dal locale e saliamo al volo sull’autobus n°126, dove Maigret assiso e fumante ci saluta con allegria.

”Che ne direste di un pastis??” ci chiede sorridendo sotto ai baffi.




Beh, arriveranno fra qualche ora.
Comunque l'intervento di Alfredo Castelli è quello che è stato già pubblicato, quindi da questo lato non dobbiamo aspettarci altre novità??

Franco Bellacci: sarebbe tecnicamente possibile mettere nel post, o in uno successivo. l'interessantissima intervista video"Jac... un giorno d'estate" Forte dei Marmi, 20.8.1993, realizzata da Leonardo Gori, Andrea Sani, Franco Bellacci, Michel Pierre??


Qui Jacovitti accenna ai suoi 4 viaggi fatti a Parigi negli anni '80, chiamato da Wolinsky per partecipare a una sua mostra (di Jac) tenutasi in un vecchio teatro del quartiere latino.

Beh, si, viaggi, naturalmente.
Ed è proprio qui che jacovitti , su domanda di Franco Bellacci parla del "Vola Hop" e di Maner Lualdi...
La finisco qui altrimenti qualcuno mi fa la pelle.

Mannaggia!! è saltato il commento intermedio, nel quale parlavo dell'intervista video vatta a jacovitti da Gori, Bellacci, sani e Michel Pierre a Forte dei marmi nell'estate del 1993.

va beh, riprovo: in questa intervista Jacovitti si confessa e parla di tante cose, anche del "Vola Hop" e di Maner Lualdi, dei suoi viaggi fatti a parigi su invito di Wolinsky.

sarebbe interessante poterla postare qui: Bellacci, è una cosa tecnicamente possibile?'

Luca, tu hai il DVD con tale intervista video, con una seconda parte solo audio??

Accidenti, questi problemi di server cominciano davvero a scocciare. Ma non si può mandare un colpi di bazooka a quelli del Sole 24 Ore?

Il libro su Gionni Peppe è da comprare assolutamente. Quello Jacovitti è del mio periodo preferito, anche se so come i filologi amino di più quello del Vittorioso con Pippo, Pertica e Palla, Zagar e la Carlomagno.

Ciao, come state?
ma quella tavola della storia "Lo sparviero azzurro"... secondo voi è roba americava o di italiani? Potrebbero essere pseudonimi, i nomi?

Mi ricorda qualche disegnatore (che non amo), tipo di Sciuscià o di fumettini vecchi come quello.
Non li possiedo, ma ne ho vistio a casa di un amico, io li trovo illeggibili.

Ma... grazie per aver ointervistao Jacovitti a Parigi... Ma... Jacovitti... E' un viaggio immaginario, vero?

Anto Lisei: gli autori de "Lo sparviero azzurro" sono italianissimi, due prestigiosi autori dell'indimenticabile "Il Vittorioso". Roudolf è lo pseudonimo del genovese Raoul Traverso (soggettista)e i disegni del bravissimo Enzo Cassoni.
Che poi tu non ami questo tipo di fumetto, è una tua opinione rispettabile come tutte le opinioni.

Mattia : in una videointervista dell'Agosto 1993 dovuta a Gori, Bellaccu, Sani e Pierre,Jacovitti dichiarò di essere stato negli anni '80 ben 4 volte a Parigi su in vito di Wolinski.
Accolto alla Gare de Lyon da Molitierni (mi pare)con una particolare pantomima di riconoscimento ( i due non si erano mai visti), po jacovitti che fece, con chi parlò, in quakle albergo di quale quartiere parigino risiedette??

Bellacci, naturalmente, non Bellaccu!!
Per anni ho cercato notizie di questi 4 viaggi parigini, anche chiedendo a Gianni Brunoro che ha scritto dell'arrivo alla Gare de lyon in un paio di articoli, ma non ho mai cavato un ragno dal buco.
Allora ho iniziato ad inventarmi interviste ed altre cose con protagonista Jac parigino.

Grazie, Antonio. Allora, Cassoni era un disegnatore. Nella mia ignoranza avevo capito che fosse un critico, che aveva scritto un libro sull'illustrazione. Ma avevo letto di quell'omonimia fra Cassone e Cassoni, Devo ripassarmi qualche post del blog, Grazie dell'expertise.

Se entri nel sito de "Gli Amici del Vittorioso", trovi sotto la voce "Cose turche", cose di tutti i colori, ricorosamente inventateda sottoscritto.Viva la fantasia!!

Un momento, ekkeè tutto questo sfreccìo, andate a scheggia andate…
un miiiiiinimo di calma!
Dunque: Jac si trova attualmente nel sottotetto di un cassonetto rinvenuto
nel seminterrato di un blop statunitense? Ho capito giusto?
E allora? Che bisogno c’è di agitarsi tanto?
Si tratta sicuramente di un sosia, ottenuto telematicamente
dalla contaminazione di cristalli di silicio.
Mi pare ovvio.
Per ovviare a questo inconveniente, basta contattare direttamente
l’emoticon della Silicon Palley e appiccicarlo sotto il pacchetto del minestrone
della Valle degli Urti, nella apposita casella -Orturtato-, poi fare click su finestra,
poi su inserisci- invio-riferimenti e poi su arrostisci sistema.
Riferendomi al commento di Ermete, vorrei aggiungere che -per moh!-
i migliori disegni di Jaciovitti sono quelli realizzati nel periodo manga.
L’alièn cessivo

Mattia: dunque, l'articolo di Gianni Brunoro nell'ambito del quale si parla dell'arrivo di jacovitti a Parigi accolto da Corteggiani ( pardon , mi ricordavo male)si intitola "Non cacciate le farfalle,sognano Jac",Jacovitti Magazine n°3 di Settembre 1994, pagina27.
A pagina c'è invece una intervista "vera" fatta da Antonio Cadoni a Jacovitti.

A pagina 26....

Quando riaprite il circùito potete mettere per cortesia un segnalibro
all'immagine di testa o coda? (Fa lo stesso). Grazie.

altino....

Per la gioia degli amanti dell'avventura fantastica.
http://www.ilvittorioso.it/

No, Tomaso: l'intervista a Jacovitti è di Edgardo Colabelli

Cadoni: si, ho equivocato.
Mi sono confuso con un altro tuo intervento, nell'ambito del quale racconti quando a Roma, nel 1948 o giù di li, in redazione de Il Vittorioso, incontrasti Jacovitti.
Non riesco più a ricordare dove l'ho letto.
Mah, mi ci vorrebbe un poco di "sviluppina"!

L'ho raccontato nell'introduzione all' "AUTOBIOGRAFIA" di Jac, ma in precedenza ne avevo già parlato.

Negli articoli all'interno del libro, si parla del casino che i fumetti di Jacovitti crearono a Linus? Delle proteste di Chiappori eccetera?

Ciao, Sauro!
Ne parlo io, per come la so (avevo persone "interne" all'epoca, e ne parlai con Del Buono e con Jacovitti stessso, ovviamente), mostrando anche una vignetta incriminata in versione originale rispetto a quella censurata.

Poi, essendo state scansite le tavole originali, ci sono le scritte ai piedi di ogni pagina, che tagliarono completamente nella redazione.


E' la versione "inespurgata", anche se non del tutto. Ma questa era.


E curiosamente era stata colorata sul retro (da Alfonso Castellari).


L.

Grazie, Luca. Te lo chiedevo per giustificare l’acquisto del libro, dato che ho già i Linus con i fumetti originali di Jacovitti. Molto ironici verso “l’ultrasinistra” del tempo, peraltro.

A proposito, Luca. Nestore mi comunica che non merita di essere maledetto dal sottoscritto, perché avrebbe consegnato a te le strisce di Frazetta (oltre a quelle già pubblicate da questo blog). Chiedo scusa al buon Nestore e domando a te: vedremo mai queste strisce? Hanno una certa importanza, per l'interpretazione del discusso (da me) lavoro di Dan Barry.

Ciao, Saur(o).
Certo, sia Nestore, sia altri amici mi hanno inviato matite di Frazetta e anche altri materiali interessanti.
Senza trascurare i disegni raymondiani di... Ondina!

Cerco di mettere online tutto, nei limiti di tempo che possiedo. Mi fa piacere che in questo blog si moltiplichiono le discussioni su temi classici.


Ma anche l'annuncio di novità editoriali, mostre etc. devono avere la loro parte.
Imminente qualcosa su... Horacio Altuna, che da domani dovrebbe essere in Italia.

l'Aliencessivo: ho scritto bene il nome? perchè le forze oscure della reazione mi controllano e sono ovunque in agguato i loro sicari pronti a farmi shampo, barba e capelli, manicure ed altro che per innato pudure eludo.
Certo, Jacovitti è sempre stato un replicante, con capacità di sdoppiarsi e disegnare percciò a quattro mani più il piede sinistro.
E il destro?
Libero, per prendere a calci nel didietro tutti i beghini ed i bigotti, biscotti compresi.Ciao, anima gemella.

Prendeva a calci (nelle gengive) anche i bagnini, of course.

My Lord: si, Jacovitti le ha prese , ma gline hanno anche date di botte e metaforici calci negli zededei.
La cultura di destra , di centro , di sinistra: nessuna pietà per Jac libertario!!

Sauro: nel volume di Cadoni sulla biografia del Nostro, jacovitti stesso parla del fattaccio di Lunus, dove poche decine di lettere su diecimila lettori decisero le sorti del grande Lisca di pesce.
Proprio perchè era il migliore di tutti,provocava invidie ,rancori e vendette,
Ma lui, Jacovitti,non faceva nulla dal punto di vista comportamentale per attirarsi tutti questi guai.
Nella redazione di Linus c'erano redattori, molte donne, che ragionavano con l'utero.
Un esempio di idiozia italiana.

Caro Tom, tu mi tiri in ballo, ma non ho molto da dire. Jacovitti l'ho letto tutto (quello più antico in ristampa, per esempio su "Il Mago" gigante), ma come tutti. In proposito posso dire solo ovvietà, meglio che ne parli gente davvero esperta come Cadoni, appunto. I miei agganci interni a Linus, per dirla come Luca, mi hanno indicato in Chiappori il responsabile principale della sua cacciata, anche se era un collaboratore esterno, ma chissà. Qui e altrove si parla anche del Vittorioso, dove Jac aveva iniziato, ma io il Vittorioso l'ho letto solo nell'epilogo, negli anni sessanta, quando si chiamava Vitt. Gli italiani, salvo Jac che presentava Occhio di Pollo, erano già finiti al Giornalino. Conteneva "solo" i francobelgi come Tintin e il fumetto inglese Trigan: l'astronave che cade dal cielo, nel prologo, me la sognavo anche di notte. E per tornare a Luca, hai visto come mi ha cazziato di brutto? Come se quelle strisce di Frazetta non fossero vitali per il destino dell'umanità.

Sono convinto anch'io che da quelle strisce dipendano le sorti della nostra simil/democrazia occidentale, per questo sarò orgogliosissimo di pubblicarle presto, anche per evitare lo scioglimento anticipato delle Camere.

Sauro: ti volevo solamente segnalare che su"Jacovitti, autobiografia mai scritta" di Antonio Cadoni, un saggio composto dalla raccolta selezionata delle interviste fatte al Nostro, dalle più antiche fino alle altime, esce uno spaccato sognificativo della vita e dell'operato del grande Jac.
Un capitolo è dedicato al periodo di Linus, ed ovviamente "Lisca di Pesce" dice la sua.
Io che ne penso??
Ne ho scrito più di una volta e in sintesi l'ho già espreso in questo post.

Poi, beato te che non sei vecchio, che hai approcciato da ragazzino "Vitt" e non "Il Vittorioso " nel suo anno di nascita 1937!!
Hai le energie per fare lavoro di ricerca se l'argomento veramente ti interessa.
Certo, Su Jacovitti son stati versati fiumi di inchiostro.
Ma l'inchiostro io lo lascierei dilavare sotto la pioggia del tempo, rimarrei ancorato alle storie a Fumetti del Nostro, che anche se ristampate -secondo me - vanno bene lo stesso.
sarenne ragionevole voler consultare la storia "La Famiglia Spaccabue" nella sua prima pubblicazione avvenuta nel 1945 su "Intervallo", giornale studentesco cattolico romaano??
"Intervallo" è introvabile e per me lo è sempre stato, nonostante lo abbia iniziato a cercare nel 1965 attraverso annunci su "Linus2.
IO conosco solo Cadoni, che ne ha la raccolta pressochè completa.
Se ne potrebbe parlare sul Blog di Luca, sarebbe istruttivo, sarebbe formativo.
Ma, ovviamente, non dipende dal sottoscritto.

Di questa storia,"La famiglia Spaccabue "e del suo seguito"Ghigno il maligno",io sono profondamente innamorato.
"Ahhh, ecco l'esaltato...", sento in lontanaza le voci di qualche esimio critico del fumetto che ha già archiviato queste storie e quel periodo della produzione jacovittesca con la sbrigativa definizione di "bozzettistica".
Io, la penso in modo diametralmente opposto. Sarò pure un esaltato dei fumetti del Nostro, ma ritengo che con l'inizio del 1945a guerra ancora in corso, Jacovitti nella Firenze liberata dall'Agosto 1944 rinasca a nuova vita e che questa "Famiglia Spaccabue" sia l'espressione della libertà finalmente acquisita.
Anche in questo caso Jacovitti fu contestato da un numero esiguo di lettori e dovette interrompere la storia.
O meglio, si interruppe la sua pubblicazione su "Intervallo", ma poichè la storia ed il suo seguito l'aveva già disegnata, saltò fuori a pezzi e a bocconi anni dopo.
Ehh, non era facile anche nel 1945 voler dire e disegnare in piena libertà espressiva.

Il caso di Jacovitti a Linus fu un episodio significativo per varie ragioni. Con la gestione di Oreste Del Buono il mensile si era trasformato in una rivista politica e tutto doveva adeguarsi a questa logica. Però il cambiamento non ebbe successo. Proprio nell’intervista che citavo (probabilmente del ’78, non del ’77 come avevo detto), OdB mi disse che voleva ridurre il formato perché lo leggesse anche il pubblico generico che in quel periodo comprava Intrepido, Skorpio eccetera. In seguito mi ringraziò dell’intervista, perché in questo modo aveva potuto comunicare l’idea/decisione alla redazione senza doverla discutere. La cosa curiosa è che nel 1994 l’editore incaricato della Rcs (ex Rizzoli) mi chiese una consulenza sul destino di Linus e del Corriere dei Piccoli. Dati i conti in rosso, non c’era niente da fare: proposi di abbandonare le due riviste.

Già, in effetti poi "Linus" si ridusse di formato ( 1980/81 , mi pare9:le storie di Jacovitti di "Joe balordo vi furono stampate in formato "mini".
Una sola anzi, la seconda non venne pubblicata se non dall'Editrice Panini, prima su "Comix", poi in volume di ampio formato, colorato -secondo me - con i piedi.
Correva l'anno.....1992??

Sono d'accordo anch'io, sommando il sommabile, che la cifra più personale di Jacovitti sia la sua estrema libertà espressiva, che a volte rispecchiava la leggerezza che un umorista deve avere verso le cose prese troppo sul serio, e che rischia di essere presa per qualunquismo (ma è altro). Penso all'umorismo in generale, quello dei giornali satirici, dell'avanspettacolo, dei varietà radiotelevisivi, della vommedia all'italiana e anche di film comici esteri (occidentali). Lo sberleffo, lo sbertuccioamento, la beffa... questa è la mission (parola inglese, non è quella italiana alla quale manchi la "e" finale) di Jac nel corso della sua carriera.


E non tutti apprezzano che si vada a "sberleffare" il proprio orticello insberleffabile.


Certamente, sarebbe didatticamente utile capire cosa c'era dentro "Intervallo". E credo che prima o poi siamo nelle condizioni di farlo sapere e di divulgarlo.
Alla fine questo blog è visto quotidianamente da qualche migliaio di persone, se è vero quanto ci dicono. E quindi una sua funzione di "acculturazione" ce l'ha. Di conseguenza, si suppone che anche i commenti vengano letti (almeno in parte).
Vedo che attualmente è quarto nella classifica italiana del settore.


E tra poco, appena possibile, finalmente se ne affiancherà un altro.
Acqua in bocca.

A Linus c’era un conflitto. OdB, pur essendo il propulsore della politicizzazione della rivista, conosceva e rispettava gli autori della sua generazione: oltre al tentativo di inserire Jacovitti, si veda la lunga presenza “dell’ultrareazionario” Dick Tracy su Alterlinus. Le redattrici, invece, più giovani e meno fumettofile, queste eccezioni non le capivano. D’accordo su quanto avete detto entrambi, circa l’estetica dell’umorismo, però io insisto: Jacovitti era di destra, come lo era Chester Gould. Entrambi, pur artisticamente diversi, erano per “l’ordine”, così come veniva inteso dalla destra dell’epoca (non certo da quella di oggi…). Quindi, i critici non sbagliavano nel vedere in Jac e in Dick Tracy degli “avversari” ideologici. Sbagliavano a non essere tolleranti. O meglio, a non essere rispettosi delle idee altrui.

A mio (modesto) parere si può dire che Jacovitti fosse di destra in quanto non era certo di sinistra, della sinistra di allora, quando essere di sinistra voleva dire essere comunisti.
Altri tempi.

Alla fine della fiera però la tolleranza viene sempre chiesta a sinistra. Le pubblicazioni democristiane o di destra facevano storie, su chi era tesserato, non andava in chiesa, era divorziato o esprimeva idee diverse. Se poi a Linus qualcuno esprimeva dubbi sul pubblicare alcuni autori le anime belle subito si inalbera(vano) gridando censura. Ancora oggi sull'Unità on line tutti scrivono contro mente sui giornali (delle libertà - mi fa schifo citarli) le opinioni contrarie vengono censurate. Citando Woody Allen: "un bel fondo satirico contro i neonazi sul NYT fa il suo bell'effetto ma delle mazze da baseball sono certamente meglio."

Alla fine della fiera però la tolleranza viene sempre chiesta a sinistra. Le pubblicazioni democristiane o di destra facevano storie, su chi era tesserato, non andava in chiesa, era divorziato o esprimeva idee diverse. Se poi a Linus qualcuno esprimeva dubbi sul pubblicare alcuni autori le anime belle subito si inalbera(vano) gridando censura. Ancora oggi sull'Unità on line tutti scrivono contro mente sui giornali (delle libertà - mi fa schifo citarli) le opinioni contrarie vengono censurate. Citando Woody Allen: "un bel fondo satirico contro i neonazi sul NYT fa il suo bell'effetto ma delle mazze da baseball sono certamente meglio."

Credo che tu abbia ragione, Max!

Sauro: ma chi sono, o sono stati, questi critici che hanno bollato Jacovitti uomo di ordine , ossia di destra??
POi. sono i suoi fumetti che emanano odore destrorso ,oppure qui si tratta della persona in sè, delle sue enunciazioni verbali o scritte.
POi, se sono i fumetti di Jacovitti ad essere manifestazione di destra, quali specificamente lo sono? Non credo tutti!!
In piena guerra, nel 19d2 e 43, Jacovitti mandava Lo zio Fagiolo e il nipotino Cucu in giro per il mondo su un aereoplano d'epoca, Caramba nel 1600, Chicchirchi ( senza accento,please) negli States nel mondo dell'Hard boiled, Cin Cin nelle Cina medioevale, I tre cacciatori Baccalà,Tulipano e Caterina a cacciar farfalle in Africa...
Vogliamo avanzare nel tempo??
Nel 1951 ecco "Pippo nel castello di Rococò", che a sentire il super comunista Antonio faeti è una palese denuncia dei guasti della civiltà capitalista.
Insomma, siamo uomini o caporali??

A me non frega niente se Omero, Leonardo Da Vinci, Shakespeare e Jacovitti erano di destra o di sinistra. Grasso che cola averli avuti. E poi non è che gli autori di destra abbiano l'anello al naso, che li si riconosca perché scrivono cose nefande.

Beh, insomma, se una persona dichiara che secondo lui Jacovitti, o qualsiasi altra persona , è di destra, poi deve civilmente saper argomentare per volere e potere esplicitare le sue ragioni. Casomai dimostrandolo dialetticamente.
Sauro, dovresti solo- se lo ritieni necessario, se ne hai voglia, se ne haI IL TEMPO - prendere qualche storia di Jacovitti e previa accurata analisi dimostrare hai lettori attraverso esempi oggettivi che in quella storia , in quella tavola, in quel quadretto, La destrosità del mite Jacovitti, è manifesta.

ahi, ahi ,ahi, ho scritto ai con la H: la crisi della civiltà si manifesta ovunque.

Io non mi rileggo mai per non trovare errori. Fa' come me.

Per la Cocincina, è saltato il commento nel quale davo il peggio di me stesso: la mano della provvidenza telematica??

A proposito di storici e critici del fumetto e dintorni, vi sottopongo una mia disamina di quanto il prof.Preziosi ha avuto l'opportunità di scrivere sul"Vittorioso" e di rimando sul Nostro Jacovitti.
Buona(?) lettura.
Sono perplesso: ho letto il saggio del prof. Ernesto Preziosi su “Il Vittorioso, storia per un settimanale per ragazzi”, Ed. Il Mulino, 2012


Vi risparmio la prima parte e anche più del saggio qui sotto la lente di ingrandimento ( non ho competenze sufficienti per entrare nei meandri della storia dell’Azione Cattolica). Parto da pagina 213 del libro, citato nell’intitolazione, dove si parla di Jacovitti e delle sue storie del secondo dopoguerra, a partire cioè dal 1945.
Che ci dice il Prof. Preziosi a proposito??
Beh, soprattutto cita con le adeguate e doverose note di riferimento quanto scritto dalla signora Anna Saleppichi e Goffredo Fofi nell’ambito di vari capitoli, “Jacovitti e la pace armata” e “Jacovitti e il turbolento dopoguerra”, che fanno parte e compongono il saggio edito da Stampa alternativa “ Jacovitti, Eia, eia baccalà”, soprattutto pagine 29 e 103. Anno di grazia 2010.
L’autore, Prof. Preziosi, ripete meccanicamente, ( forse per una totale concomitanza di vedute ed opinioni??) quanto Saleppichi riprende da varie interviste, soprattutto da quella ospitata sulla pubblicazione “Segni e Disegni, 90 ma non li dimostra”, editore Pichierri, 1987: un metodo che spesso diventa consuetudine quando l’ estensore/i di un qualsiasi lavoro scritto basato sulla ricerca è/ sono – in questo caso sui fumetti - dei neofiti (suppongo). Va beh, pazienza. Però io non posso essere d’accordo con questo sistema di procedere. Sono un bacchettone moralista?? Forse, però non solo occorre dare a Cesare quel che è di Cesare ( cosa in effetti correttamente fatta), ma sarebbe auspicabile trarne conclusioni autonome .
L’intervista prima citata …….. Jacovitti in un lontano 1986 conversò con Gori , Boschi, Sani e, mi pare, Bruni. Inventò delle situazioni, quindi una operazione fantastica sul nonsenso delle cose. Dissertò sull’esecuzione delle storie di "Pippo e il Dittatore"," Pippo e le guerra e la Pace", dichiarazioni poi trascritte tali e quali dai perplessi e forse intimiditi intervistatori: i quali, penso io, non osarono emettere un solo suono, o una nota, critica. Ormai a decenni di distanza, con il senno di poi è facile dire che, in quel caso, sarebbe stato indispensabile inserire tale nota.
Queste notizie fantastiche ma di fatto ( involontariamente?) fuorvianti, furono nel tempo utilizzate alla lettera più volte e da diversi giornalisti, storici del comic ecc, ecc. Penultima a rifriggere la frittata, Anna Salepicchi, ultimo della serie , il prof.Preziosi. Questa ultima cosa mi ha inquietato parecchio. Nel 2010 oltre che scrivere alla signora Salepicchi ( insegnante di lettere) -mai ricevuto risposta - ne scrissi pure su Vitt & Dintorni e sul sito degli Amici del Vittorioso nell’ambito di un lungo intervento imperniato sul rapporto Jacovitti/ Maner Lualdi (1959).
Va beh, devo lasciar perdere? tanto una goccia nel mare non ne fa certo salire il livello. In tutti i casi desidero precisare che: Jacovitti finita la guerra lavora praticamente esclusivamente per l’editrice cattolica AVE, sul “Vittorioso” (e su alcuni albi quasi tutti con storie già uscite in precedenza a puntate sul Vitt). Nel 1945 ci fu l’eccezione di “Intervallo”, settimanale studentesco cattolico sul quale il Nostro sul n° 2 approda con la storia di “Pippo e il dittatore” disegnata a tutta pagina, in grande formato e in quella veste originaria mai più riproposta ai lettori.
Neppure la casa editrice “Stampa Alternativa“ ha avuto voglia ed interesse per condurre un’operazione filologica nel ristampare nell’anno di grazia 2010 integralmente questa storia nel contesto del prima citato volume “Jacovitti – Eia, Eia, baccalà, la guerra è finita”. Il medesimo trattamento hanno avuto, sullo stesso volume, le due storie consecutive “Pippo e la guerra” e “Pippo e la pace”, apparse originariamente su “Il Vittorioso” e disegnate dal Nostro fra il 1946 e l’anno successivo. Poi pubblicate in due albi della “serie Pippo”.
Che scrive Goffredo Fofi di queste storie ( nella veste di curatore del volume prima citato di Stampa Alternativa) nel suo prologo intitolato “Jacovitti e l’interregno....” ??
Mah, insomma, a me non dà l’impressione che affondi il coltello nello specifico fumettistico con cognizione di causa, ma piuttosto che porti avanti un’analisi di tipo generale legata alla sua conoscenza della Storia e del Cinema di quel periodo. Io scrissi a Fofi chiedendogli: ma perché mai ha accettato di scrivere su Jacovitti senza averne una reale ed approfondita conoscenza?? La risposta: “perché mi andava, per sfizio, anche se avevo in cuor mio il timore/presentimento che qualcuno me lo avrebbe poi fatto notare”.
Ancora mah?? Comunque non credo che nessuno con certezza possa discettare sulle motivazioni che spinsero Jacovitti fra il 1945 e il 1947 a disegnare quelle storie che parlano di dittatura, di guerra e di pace. Lo stesso Jacovitti ha rilasciato a proposito, in tempi diversi, interviste contradditore, poi acriticamente riportate ( mi ripeto. Ma ripetere aiuta) alla lettera in contesti diversi, compreso il prima citato volume nella parte curata dalla signora Anna Saleppichi ( Lisca di pesce e la pace armata, pagina 29). Mah?’
Torniamo allo specifico del saggio del prof.Preziosi. Mancano parecchie cose fondamentali ( si lo so, bisogna guardare quello che c’è, ma, insomma, anche quello che manca). Ho cercato invano un cenno alla metamorfosi de “Il Giornalino” avvenuta nel 1969, con cambio di formato e distribuzione in edicola.
Perché poi questo interesse per quello specifico avvenimento ?? perché di fatto “Il Giornalino” raccolse l’eredità del nostro “Il Vittorioso” attraverso l’operato di scrittori e disegnatori ereditati da “Il sempre più bello”, Basari, De Barba , Roudolph, Jacovitti, Landolfi, Giovannini, Gianni De Luca ecc .
Pubblicazione questa, Il Giornalino, ancora validamente sulla breccia.
Sono veramente perplesso….
Va beh. Si… Il prof. Preziosi è fondamentalmente uno storico dell’Azione Cattolica e il suo saggio qui in disamina rispecchia questo lato della faccenda; però, insomma, un poco più di leggerezza, per evitare la pesantezza del tutto. E poi il titolo del libro… ma Il Vittorioso non era soprattutto molte storie a fumetti di differenti autori?’ Non è limitante parlare praticamente solo di Jacovitti e per di più non in modo nuovo e personale, ma attingendo senza riserve e senza – lo ripeto- pudore alcuno, da quanto scritto da altri.
Insomma, se una persona è uno studioso, studia ed elabora una sua visione degli avvenimenti, non ripete quanto prodotto da altri, anche se le visioni sono combacianti.
Oppure sono io ad essere fuori strada e i fumetti c’entrano poco. Perché è questo il lato che emerge da quanto scritto da Preziosi: la matrice storica è prevalente, “il Vittorioso” come parte del movimento associativo, la valenza pedagogica implicita nell’associazionismo e nelle storie scritte e disegnate e in tutti gli interventi parte di rubriche varie; certo è così, ma senza un’ analisi sistematica ed accurata del fumetto il nostro giornale perde di identità, non ha senso. Almeno, a me sembra così. Mi sbaglio?
Un’altra cosa solamente, importante anche se da un certo punto di vista marginale nei confronti del nocciolo intorno al quale si sviluppa il saggio di Preziosi. Portiamoci al fatidico anno di grazia 1959: ho già raccontato con molti “se” e con tanti “ma” sia nell’ambito del “Notiziario” degli Amici del Vitt n°21 del Novembre 2009 (Il Vola Hop sulle ambe etiopiche) poi su “Vitt & Dintorni” n°17 del Luglio 2011 (Alla ricerca dell’intervista perduta) e già ne avevo accennato su “Informavitt”n° 25 del settembre 1997 nell’ambito del mio intervento “La lisca di pesce censurata”, quello che so e che penso sulle varie motivazioni che portarono Jacovitti a decidere di interrompere la collaborazione con Maner Lualdi, lasciando interrotta alla 8° puntata la storia del “Vola-Hop”: fondamentalmente di ordine economico ma con risvolti legati al carattere dei due protagonisti e al loro modo di rapportarsi con la Storia. L’aviazione nella carneficina della prima guerra mondiale, La guerra d’Etiopia del 1935/36, con l’aviazione dell’italico regno e sotto l’egida del littorio fascista che mitraglia turbe di etiopi inermi in fuga e sgancia su di loro il gas all’iprite ( proibito dalla convenzione di Ginevra). Il giornalista e scrittore Angelo del Boca iniziò a denunciare questi fatti - fino ad allora prima occultati e poi rimossi- all’inizio degli anni ’60, con una serie di reportages su di un quotidiano torinese, poi in un paio di libri che suscitarono scandalo ( mai pestare i piedi alle forze armate).
Comunque per quanto concerne prove documentali concrete e reali sui rapporti personali Jacovitti/Lualdi, non ne esistono, a parte i miei ricordi, che prove non possono essere considerati. Jacovitti dal 1960 passa in pianta stabile al “Giorno dei ragazzi”, Lualdi assunse la gestione del teatro S. Erasmo di Milano. La sua direzione durò sino al 1967, anno in cui per problemi economici, fu costretto a lasciare.
Ecco, cose come queste, non sono state assolutamente percepite dal Prof. Preziosi, eppure questi rapporti di un autore de “Il Vittorioso” come Jacovitti con altri editori è significativo, fa capire come si muovevano le cose nel campo dell’editoria che utilizzava anche fumetti.
L’estensore del saggio qui in disamina scrive ( se ho ben capito il concetto, ma ho dei dubbi) che Jacovitti passando nel 1957 a “Il Giorno dei Ragazzi” lasciò il lavoro fino allora in esclusiva per l’AVE. Questo momento non è mai stato di fatto e nemmeno ha mai rappresentato una sorta di spartiacque nell’ evoluzione del “Vittorioso”, che comunque andò avanti senza scossoni. Poiché il nostro giornale era fatto di tante altre cose, c’erano altri disegnatori da anni all’opera. Jacovitti poi non svanì nel nulla. Basti pensare al Diario Vitt. Non ci fu dicotomia, “Il Vittorioso” continuò ad ospitare storie del Nostro, anche se irregolarmente.
Ci fu, è vero, un travaso di ingegni dal “Vittorioso” al “Giornalino”, ma anche verso altri lidi editoriali, come l’Inghilterra: esempio eclatante Franco Caprioli.
Insomma, ci vorrebbe un seguito al libro qui in disamina; a me pare che le cose siano state lasciate a metà, a spizzichi e a bocconi. Manca tutto il periodo della prima metà degli anni cinquanta, ad esempio. Il Prof. Preziosi, se mi legge, ( ma ne dubito assai) che pensa di tutto questo?



Jacovitti era personalmente di destra, ma non per questo scriveva storie di destra. Nella prima avventura di Gionni Peppe, lavorando per una rivista come Linus, si sente in dovere di fare satira, e lo fa in maniera un po’ insulsa, scrivendo dappertutto “Raglia raglia giovane Italia”. L’ispirazione viene dagli innumerevoli articoli dei giornali dell’estrema destra, come i settimanali Il Borghese e Candido, nei quali si accusa i contestatori del decennio 1968-78 di essere ignoranti perché manifestano invece di studiare. La seconda storia è piena di frasi, anche qui ripetitive e un po’ insulse, sulla mancanza di umorismo (nel senso di autoironia) della sinistra “gruppettara” perché lo ha contestato per la storia precedente. Ma anche qui la satira è inconsistente, dato che Jacovitti si limita a scrivere in ogni dove “io sono questo o quello per colpa della società”. In realtà, Jacovitti voleva scrivere delle storie apolitiche, ma il fatto di essere pubblicato su Linus e poi le critiche di alcuni lettori l’hanno portato a esibirsi in tentativi abortiti di satira, per di più mal cuciti qua e là (anche se era comunque sua abitudine inserire frasi nell’arredo urbano dei fumetti). Fossi stato OdB, gli avrei detto: fregatene di Linus e dei lettori di Linus, limitati a scrivere storie nel tuo stile tenendo solo presente che il nostro è un lettorato adulto.

Sauro: si anche questa è una lettura corretta della situazione.Ma Jacovitti era fatto così: in corso d'opera, mentre stava disegnando una storia a fumetti, interagiva con quanto accadeva intorno a lui in relazione alla storia che stava disegnando.
Questo perchè Jacovitti, lo dicono tutti e credo corrisponda alla verità, nelle sue storie a fumetti andava avanti a braccio, senza averne prima definito e stabilito un percorso completo.
Poi Jacovitti, per sua stessa e ripetuta ammissione, non era un satirico (un satiro??) della politica, era questo un aspetto della vita che evidentemente non gli era congeniale.
Però quandi si sentiva tirato per i capelli reagiva, e lo faceva probabilmente senza pensarci tanto, così, per puro istinto.
Però, se andiamo indietro nel passato, troviamo storie come "Don Chisciotte"( recentemente ben ristampata)che fanno invece intuire che Jacovitti era un gran ragionatore, colto e capace di effettuare improbabili transferts temporali, dal tempo di Don Chisciotte della Mancia all'italia dell'inizio anni '50.
Meditate giovanie vecchietti, meditate.....

Cassoni bagna il naso a tutti.

Jacovitti, Jacovitti...
E' giunto il momento che il mondo del blog sappia la verità. Ecco dunque.... Il decennio degli anni ottanta vede il Nostro alle prese con seri problemi di salute. Nel 1982 si ammala gavemente la moglie e Jacovitti risente in tal modo della pesante situazione da avere un crollo nervoso tale da ridurlo balbuziente: dovrà sottoporsi per alcuni anni a cure appropriate, ma ancora nel 1987 leggermente balbetta.
Il suo disegno ovviamente ne risente, complice anche un forte calo della vista e il diabete che lo debilita e che lo costringe ad una alimentazione controllata.
La storia Cocco Beach, 1986, rivela con un disegno sofferente questa situazione di forte disagio.
Ed eccoci arrivati al dolente periodo degli anni novanta, con Jacovitti in precaria salute, tanto da dover ricorrere ad aiutanti vari: ahimè, che cosa ti combina l’editrice “Stampa Alternativa”??
Va a pescare nelle acque poco chiare rappresentate dalla collaborazione di Jacovitti con l’agenzia “Il Soldatino” del compianto Vezio Melegari”.
Tutti i lavori firmati Jacovitti ed apparsi sul trimestrale della “Banca Popolare dell’Emilia Romagna” sono del falsi autorizzati dall’autore! Disegnati in realtà da Ferrara prima e Triscari poi. Il loro nome appare in ultima pagina in fondo a destra di ogni lavoro.
Tutti sanno come sono andate le cose, quindi perché non parlarne?? .
Così anche il “Collodjacmelevittirime”, risalente all’autunno del 1990, proposto dal volume del quale si sta parlando è nient’altro un “Jacovitti per procura”.
Non ci credete? Io posseggo l’intervista video girata a Forte dei Marmi il 20 Agosto 1993!! Il video di Bellacci, Pierre , Gori e Sani che armati di videocamera immortalarono Jacovitti in bicicletta.
In questo ambito Jacovitti confessa ingenuamente ogni cosa.
Va beh, pazienza , si deve pur campare.
Ma per evitare di portare avanti ipotesi campate in aria e dichiarazioni che mi potrebbero portare in galera, mi sono deciso ad incontrare Jacovitti per conoscere alla fonte come sono andate in realtà le cose..
L’occasione si presenterà di nuovo oggi, qui a Parigi dove Jac invitato dal disegnatore Georges Wolinsky sta esponendo numerose sue tavole originali nell’ambito di una mostra ospitata in un teatro della riva sinistra, in pieno quartiere latino,
Soppeso il volume in questione e devo convenire che vale molto di più dei 20 euro che costa, non fosse altro per la ristampa delle storie a bellissimi colori “Bobby Cianuro” e “Pasqualino Rififi” tratte dal “Travaso del 1957/59 e fino ad ora mai ristampate.
Poi la “chicca”; il Sandocan ritrovato, tre tavole di una storia probabilmente mai continuata della quale apparve solo una sintesi di una pagina pubblicata su “Il Corriere dei Piccoli”in data 4 Agosto 1977. L’anno prima il Nostro aveva disegnato il famoso “Salgarone”, apparso quasi postumo alla fine del 1997 a cura del romano Edgardo Colabelli, opera questa che sta fra il fumetto e l’illustrazione e che presumibilmente ebbe come coda l’incompiuto Sandocan. Una vera novità,
Ed altre novità ce ne sono proprio oggi in arrivo mentre
scocca or ora mezzodì ed io mi trovo sull’autobus della linea numero 84 diretto al mercatino di rue Levis dove alla Brasserie della piazzetta omonima Jacovitti mi aspetta per rilasciarmi la sospirata intervista.
Inizia a piovere, un temporale improvviso con vento e polvere nell’aria
L’acqua scorre sulla strada in discesa, specialmente ai lati, tanto che trabocca in parte sul marciapiede.
Mi rifugio nel primo Bistrot che trovo.
Seduti ad un tavolo chi vedo?? Ciavola, Gallinoni e Pazzi con davanti scodelle fumanti di zuppa di cipolle e un magnum Veuve Clicquot,
Ecco mi hanno visto !! Agitano le mani: ehi Tomaso, vieni qui, c’è posto, cameriere- gridano ad alta voce- un altro coperto.
Arriva Vito Mastrorocco in persona con una zuppiera di trippa fumante e un bottiglione coperto di goccioline semigelate che appoggia orgogliosamente sul tavolo: ecco qui per te caro vecchio amico del Vitt, questo è un Primat, contiene ben 27 litri di champagne, nel caso tu non lo sapessi!!
“Ma, ma”, balbetto,”non saprei, mi sembra esagerato”.
Sogghigna felice Vito: la bottiglia più grande fa lo champagne più buono! Io, da parte di nonna materna, sono un Drapier (antica stirpe di viticultori) e nei miei vigneti dell’Aube, dalle parti di Troyes, pratico ancora la presa di spuma, il remuatage e la sboccatura.
Io mi schernisco: ma, champagne così a quest’ora, non sono avvezzo, non vorrei che mi potesse dare alla testa.
Ciavola sorride: allora dovrai mangiare anche qualcosa, che so, la trippa alla normanna, è la specialità della casa.
Gallinoni assente e scorgendo il volume che ho appoggiato sul tavolo dice: ah, è il volume di Stampa Alternativa curato dal nostro Cadoni, tu che ne pensi Pazzi? L’interpellato che sta scolando una coppa di nettare ben gelato prende tempo e dopo aver schioccato la lingua mugugna qualcosa di inintelligibile. Capisco solo Peppino il Paladino e “sito internet” .
Il dolente problema del sito internet degli “Amici del Vittorioso”….. Per quanto invece riguarda la storia di Peppino il Paladino c’è in effetti ogni ragione per mugugnare visto in quale modo è stata ristampata, tanto da suscitare più di una reazione, una fra tutte quella della stessa figlia del grande Lisca di Pesce ,che detiene il copyright dell’opera omnia del celebre padre.
Facendo una recensione non è obbligatorio incensare a tutti i costi e se c’è qualcosa che non quadra non bisogna avere peli sulla lingua.
Quindi, cara Stampa Alternativa, per la qualità della riproduzione della storia qui in questione, bollino rosso!
Mi siedo sospirando : amici miei, okay, però non posso restare tanto, c’è Jacovitti che mi aspetta, avrei dovuto incontrarlo proprio da queste parti, ma pare che sia di nuovo in rue Suger, io ci sono già stato ieri, quindi non so se tornarci o meno.
“Ma ieri che cosa è successo, che ti ha detto Jac??”Risuonano all’unisono le tre voci.
“MMMH, dico inghiottendo cucchiaiate di trippa, avete tempo da perdere? Si, bene, ora ve lo racconto per filo e per segno :

Ah, che bello scarabocchiare, recito con enfasi ad alta voce!
Come? Perché lo faccio? Perché mi diverto.
“Ma un disegno più preciso e pulito?” la voce echeggia disturbante.
Jacovitti mi scruta corrrrrrrucciato.
“Maestro” sussurro, “c’è qualche erre di troppo”
Ride Lisca di pesce: sta giocando a briscola con Georges Wolinsky e in questo preciso momento sta estraendo dalla manica il suo sesto asso. Wolinsky per non vedere si è tolto gli occhiali e volgendosi verso di me ammicca: dai Tomaso, fai presto, hai finito con quello straccio, il pavimento è pulito?
Ecco come sono finito: dovevo”sgommare” qualche tavola dei due concentrati giocatori invece - quei bellimbusti- hanno deciso altrimenti!! Se non fosse che Dubout ha promesso di lasciarmi squadrare le sue tavole e forse pure di farmi colorare gli sfondi delle sue illustrazioni del romanzo di Marcel Pagnol,”La gloir de mon père” edito da Pastorelli, non sarei qui in rue Suger .
Colorare….insomma, usare solo il giallo ( l’azzurro? No, troppe possibili variabili di tono).
Apro la finestra del minuscolo appartamento e mi sporgo per vedere meglio la folla che sotto di me gremisce la piazza di St.André des Arts. Sono tutti fans di Jacovitti che attendono la quotidiana gratuita distribuzione delle tavole originali del Maestro: davanti a tutti un imberbe Luca Raffaelli, non vedo Andrea Sani, strano molto strano
Probabilmente il futuro arguto filosofo fiorentino sarà ancora al Bistrot a consumare la solita pentolaccia di ribollita in compagnia del prof . Michel Pierre.
“Maestro”dico con tono reverente rivolgendomi a Jacovitti,” ma che accadde in realtà alla fine del lontano 1959?
“Tomaso” sospira Jac,”qui si tratta di parlar di soldi, lo sai, non si campa di sola aria!
Alla fine del 1959 la direzione del “Giorno” mi propose un contratto in esclusiva con uno stipendio fisso di 700.000 ( settecentomila ) lire più un tanto ogni tavola, però non avrei più dovuto collaborare con nessun altro.
Così dovetti lasciare perdere le tavole per “Il Piccolo Missionario”, la collaborazione con “Il Travaso”e quella con “Il Corriere dello Spazio”.
Qualche mese prima c’era stato un poco di attrito con Maner Lualdi per la “Storia dell’aviazione”, scritta da lui stesso e illustrata non ricordo più da chi, che era già partita da alcuni mesi in vista della prossima fine del “Vola Hop”.
Una cosa che non mi aveva garbato punto, tanto che saltai un mese nella consegna di una tavola.
Poi Lualdi era partito per uno dei suoi viaggi di esplorazione in aereo e non ebbi più modo di contattarlo; ne parlarono tutti i giornali di quel viaggio che era stato sponsorizzato dalla Fiat:
L’aereo utilizzato era per l’appunto un Fiat monorotore G.49: mi pare che si trattasse di attraversare l’Atlantico e poi l’America da est ad ovest e poi giù fino al Perù e la Terra del fuoco per un totale di 60.000 chilometri.
Quando poi tornò in Italia, un paio di mesi dopo, io ormai lavoravo a tutto ritmo per il “Giorno dei ragazzi” e per altri supplementi del quotidiano milanese che allora era diretto- mi pare- da un tal Baldacci.
Quindi al “Vola Hop” non ci pensò più nessuno”
Io osservo attentamente Jacovitti; ma allora la fantomatica nona puntata di questa storia non fu mai disegnata??
“Mi pare proprio di no”
Io sono allibito.”Ma l’anno scorso tu mi dicesti che fra te e Maner Lualdi erano nate divergenze di tipo politico, perché avevi sbertucciato gli aviatori dell’Ala Fascista, quelli che nel 1935/36 in Etiopia avevano sganciato bombe all’iprite( un gas vescicante) e mitragliato la popolazione in fuga dopo la battaglia del lago Ascianti! Ci furono migliaia di civili uccisi, donne , vecchi e bambini, un massacro vergognoso, una notizia che il fascismo fece di tutto perché non divenisse di dominio pubblico e che di fatto rimase sommersa fino agli anni sessanta, quando il giornalista Angelo del Boca ( poi docente di storia contemporanea all’Università di Torino) iniziò a pubblicare reportages sull’argomento e tirò fuori tutta la verità nei servizi giornalistici e in ben due libri ( Feltrinelli editore) che fecero scandalo”
Jacovitti si toglie gli occhiali e si gratta la testa: Lualdi non aveva gradito il fatto che avessi disegnato le azioni belliche dell’aviazione durante la prima guerra mondiale denunciando che questo uso dell’arma aerea contraddiceva lo spirito che animava i pionieri del volo, che era improntato a ben altri ideali .Poi consultando delle riviste inglesi sull’aviazione scoprii la loro versione sul comportamento dell’Ala Fascista nella guerra d’Etiopia e ne rimasi molto turbato.
Io nel 1936 avevo tredici anni e avevo realmente creduto che quella guerra fosse stata fatta per portare la civiltà in un paese considerato selvaggio, ma non potevo sapere che in realtà si era trattato di una ingiustificabile aggressione ad un paese sovrano composto da una popolazione in maggioranza cristiana, riunita in tribù ed armata prevalentemente di lance e pochi fucili.
Io avrei voluto continuare il “Vola Hop per denunciare tutto questo, ma il contratto con il “Giorno …..”
“Mah, allora”, faccio io,”la causa dell’incompiutezza del “Vola Hop” è in pratica da addebitarsi solo a questo contratto ??”
“Si, in pratica accadde proprio questo.” Jac sospira e si rimette gli occhiali, ”Mia moglie fu molto felice che io avessi avuto quello stipendio fisso, una sicurezza per tutta la famiglia”.
Ma e “Il Vittorioso”?? Con l’AVE hai pure continuato a collaborare: storie a fumetti, il Diario Vitt , le copertine per il Vittorioso Poi i cartoni animati per la Televisione, Pecor Bill per l’industria Lanerossi di Vicenza: come mai??
“Ahh, si, si, per “Il Vittorioso”fecero una eccezione, potevo fare una sola storia a fumetti all’anno, così come per alcune storielle che avevo preparato per un giornaletto che si chiamava “Allegria. Pecor Bill in realtà l’avevo disegnato tempo prima e il contratto con Lanerossi era già stato stipulato da oltre un anno”.
Sono perplesso, la cosa non mi convince del tutto, Però è pur vero che dal 1960 su “Il Vittorioso” iniziarono ad essere ristampate vecchie storie a fumetti del Nostro e che apparve a puntate solo un nuovo lavoro, “Pippo e il Cirilimpacco”.
Il quale, è pur vero, a volte si confonde con date e nomi, ma su questo fatto specifico mi sembra sincero e privo di dubbi
“Il 1960”, riprende Jac,” fu un anno strano, avevo acquistato con i primi stipendi una automobile nuova-la prima era stata una”topolino”usata con la quale al sabato e alla domenica andavamo al mare; poi nel 1964 comperai anche la casa a Forte dei Marmi consigliato da mio cognato architetto. Comunque il 1960 me lo ricordo bene, l’anno delle olimpiadi a Roma , del film di Fellini “La dolce vita”, poi mi ricordo di un altro film stranissimo, francese , con una bambina che a Parigi scappava di casa….”
“Zazie nel metrò” faccio io, “un film del regista Louis Malle tratto dall’omonimo romanzo di Raymond Queneau”.
Jacovitti mi guarda sorpreso.”Si, si, mi pare proprio quello, c’era pure Philippe Noiret giovanissimo e anche Vittorio Caprioli in una parte un poco strana, anzi se ben ricordo interpretava più personaggi contemporaneamente ma tutto il film era piuttosto bislacco; io poi lessi anche il libro- a quel tempo ci vedevo ancora bene e leggevo moltissimo, un poco di tutto e alla fine finivo per conoscere di tante cose un po’, non come Umberto Eco che è un tuttologo. ”.
“Ehm, ehm” intervengo io per evitare che Jac inizi a parlare a ruota libera uscendo dal seminato,” si, Raymond Queneau, l’autore di Zazie nel metrò era a quel tempo uno scrittore elitario e con quel romanzo nel 1959 riscosse un successo incredibile( mai ripetutosi), ma il film di Malle fu un fiasco colossale, a parte il primo mese di proiezione nelle sale parigine)e , tanto che dopo uscì dal circuito e scomparve nell’oblio. Ora, dopo decenni, è uscita sul mercato una copia ottimamente restaurata alla quale sono stati ridati i vivaci toni del tecnicolor.
Il film rivisto oggi a distanza di più lustri che fa pensare”
Jacovitti mi guarda interessato: una versione restaurata?? Ma come l’hai avuta??
“Beh, me l’ha procurata mio cognato che è un accanito cinefilo, pensa, ha una filmoteca che contiene più di quattromila pezzi!!”
Cade il silenzio sugli astanti, tutti restiamo per un po’ cogitabondi.
Caprioli?? penso io, ah si l’attore, da non confondersi con il quasi omonimo Franco.
Jacovitti intuisce al volo: Fulvia Caprioli ti ha strigliato per le domande che ti sei ed hai posto a proposito del disegnatore in questione??
“Ma” bisbiglio,” sai per quella faccenda dello stile del disegno che nel 1958 passò inopinatamente dal puntinato al tratteggio…”
Jac si fa serio: e beh, l’AVE esportava da decenni le nostre tavole di fumetti all’estero senza pagarci una lira e perdipiù quando dalla Francia arrivò la richiesta di tavole dal disegno meno elaborato e senza le sottigliezze che il grande Caprioli metteva in opera con infinita pazienza, qualcuno della direzione e/o dell’amministrazione ebbe la sfrontatezza di intimare a Caprioli di usare solo il tratteggio; poveretto, doveva pur campare e dovette sottostare a quella richiesta”.
Wolinsky che ha ascoltato tutto in silenzio prende la parola: che ingiustizia, vittima della miopia culturale di qualche testa di legno. Mah, erano tempi grami.
Sospira il disegnatore francese( direttore anche del mensile “Charlie”)e con tono accorato prosegue: invece con questo romanzo di Zazie , demistificante, beffardo e surreale, Queneau ebbe proprio in quegli stessi anni un grandissimo successo: il solo best seller di tutta la sua vita di scrittore .
Le stesse cose che ho appena detto io, penso.
“Il romanzo in questione ha avuto di recente una edizione illustratissima, hai presente??”
“No”faccio io,” mi pare che –come al solito- in Italia non sia mai arrivata. Ne avevo sentito parlare da Jean-Paul Rappaneau”, il dialogista del film in questione, nell’ambito di un breve video allegato alla nuova versione del film stesso”.
Guardo Jacovitti che sta maneggiando il mazzo di carte: una domanda mi prude sulle labbra.
“Ma come mai poi passasti nel 1968 alla Rizzoli, se al “Giorno” ti pagavano così bene?”
“Ahh” fa Jacovitti,” nel 1968 il “Giorno” era in crisi, problemi non solo economici,così accettai lo stipendio della concorrenza e iniziai le storie per “Il Corriere dei Piccoli” e le tavole per la “Domenica del Corriere”.
Lascio Jacovitti pensoso e Wolinsky che mi guarda con espressione indecifrabile.
Decido di andarmene .
Georges e Lisca di pesce hanno ripreso a giocare a carte e non si accorgono nemmeno che me ne vado.

Tomaso, l'edizione "FCP" di "Joe Balordo" è datata proprio 1992.

Annunziato: ormai ho perso il filo.....
Si, l'edizione grande formato Di Joe Balordo edizioni Franco Cosimo Panini,"FPC", è della fine del 1992, anno fatale per l'arrivo su questa terra, quasi contemporaneamenre, del bel volume edito da "Granata" Jacovitti", Di Boschi ,Gori Sani e Bellacci.
Volume poi riapporso ora (2010) in edizione più corposa ma anche più incasinata.
Ma tornando al Joe balordo diFCC del '92 ( disegnato nel 81, primo ep,83 il secondo), che cosa mia ho scritto?'
Non riesco a trovare il riferimento, tanto è il bailamme da me creato sui vari post.
Help, me!!!

Tomaso, ci si riferiva all'edizione di "Joe Balordo" su "Linus": il tuo scritto è del 15 maggio (12:57:19).

Atsalud!

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