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NUOVI INTERVENTI SULLA CRISI DELL'ANIMAZIONE ITALIANA

Ro1A distanza di una decina di giorni, poiché è sparito dalla pagina del menù da tempo e potrebbe interessare a chi se l'è fatto sfuggire, rendo nuovamente visibile (e commentabile) questo post interlocutorio sull'animazione italiana: suoi splendori e miserie.

In queste ultime settimane se n'è parlato molto, anche in seguito alla diffusione, nel web, di notizie non certo esaltanti sullo stato di salute del medium stesso nel nostro Paese e ai contenziosi, anche molto complessi, esistenti fra animatori e studi per i quali prestano il loro lavoro, sia in modo diretto, sia attraverso altre strutture che a loro volta fanno da tramite. Non è una novità, almeno sin dai tempi gloriosi di Carosello, e prima ancora dei quelli delle pubblicità animate cinematografiche, i lavori più articolati e complessi veniva "subappaltati" per intere scene o per particolari funzioni, come la coloritura dei rodovetri, che richiedeva particolare precisione, ma non competenze di animazione e disegno particolarmente sofisticate.

Dallo scambio di battute fra amici, professionisti creativi e amministratori degli studi sono emerse alcune riflessioni, che può servire riportare qui (o anche altrove, why not?), per allargare l'ambito del discorso.

Le riporto di seguito, puntualizzando che quanto trovate nella chiacchierato di questo post è un semplice avvio di discussione, con tutte le lacune e le approssimazioni che alcune note in un blog possono popratre con sé. Se trovate errori o valutazioni sbagliate, vi prego di farmelo notare.

Commuovetevi, ma correggetemi.

DraghettoOrdunque, il panorama dell’animazione italiana, visto dall’esterno, dai freelance, ha un’unica prospettiva. Visto da chi è stato sia freelance, che (poi) impiegato e imprenditore, può offrire utili paragoni e spunti di riflessione, con cui raffrontare delle esperienze molto diverse fra loro, vissute in prima persona, sulla propria pelle.

Veniamo al dunque, senza girare troppo intorno al nocciolo: il mercato si è ristretto drasticamente e come conseguenza ci sono tanti piccoli studi di animazione che chiudono. Lo fanno anche i grandi, o quelli presunti tali. Tutti questi studi, se gettano la spugna,, lo fanno perché evidentemente hanno dei preoccupanti debiti, perché non ce la fanno a pagare i costi, le bollette, l’affitto, i collaboratori.
Di questi temoi stiamo discutendo anche in questi stessi giorni a proposito di etichette editoriali, agenzie di distribuzione, testate che scompaiono, progetti che si dissolvono...

Una chiusura non è un metodo furbo da adottare sistematicamente per sfruttare il lavoro degli altri. È un evento tragico e indesiderato, causato a sua volta da altri eventi dolorosi, da altre società che non pagano, da altre chiusure, ande da leggeresse commesse o da errori di previsione, senza dubbio.

Tuttavia, è sempre un guaio che si cerca in ogni modo di evitare; un’azienda che ha sempre lavorato dignitosamente per anni, che ha costruito con fatica la propria reputazione, non ha senso che improvvisamente si diverta a schiavizzare e masochisticamente a rovinare il proprio nome. Queste realtà cercano disperatamente di resistere, proprio per non buttare all’aria anni, a volte decenni di onesta storia lavorativa.

Ma se alla fine soccombono, si ripete lo schema, sempre uguale per tutti, che si verifica una sola volta, alla fine della loro storia, lasciando molte morti sul campo, e nessun vincitore.

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In verità, esistono anche aziende che speculano sull’animazione e hanno dei comportamenti poco etici, ma paradossalmente, non sono quelle che falliscono, bensì quelle che rimangono aperte. Sono alcune delle grandi che prosperano e crescono, non hanno bisogno di imbastire complicate manovre societarie, di modificare la sede o il nome.
Fanno tutto alla luce del sole e sistematicamente, non una volta ogni dieci anni, ma ogni mese, ogni settimana.

Molte di queste struttuire non lavorano neanche in modo specifico nell’animazione, (ma nella fiction, nel licensing, etc) e si lanciano in questo settore perché ci intravedono dei facili guadagni con tollerabili margini di rischio.

Sono le più pericolose. Non è difficile riconoscerle, perché hanno mille serie televisive all’attivo, tutte di scarsa qualità, tutte brutte copie dell’originale, del concorrente.

Hanno sedi enormi e lussuose, dove però al loro interno lavora un piccolo manipolo di ragazzi malpagati, capitanati da un anziano signore che ha superato da tempo l’età pensionabile, che raffazzona alla bell’e meglio un progettino, e poi affida lo sviluppo completo in Asia.

Sono queste le società che danneggiano tutto un compartimento, perché delegano in modo strategico tutto il lavoro all’estero, e quando tengono qualcosina qui in Italia, lo disperdono tra mille studi, creando una serie di infiniti subappalti che porta come conseguenza un prodotto spesso orribile e di qualità disomogenea.

Come se non bastasse, per realizzare questi scempi, attingono a quei famosi finanziamenti pubblici che invece sono destinati alle aziende serie italiane.

Mister Coo musicvideo: Ça Ça Mirlaquerr from nacho rodriguez on Vimeo.

E anche su questo punto c’è da fare chiarezza: diversamente da quanto, protezionisticamente, avviene in alcuni Paesi esteri, in Italia non esiste nessuna sussistenza e nessun obbligo da parte della RAI a dare lavoro agli studi nazionali.

Da parte loro, gli studi Italiani non cercano uno sterile assistenzialismo che non favorirebbe nessun tipo di crescita.

Esiste invece un Decreto Legislativo che obbliga la RAI a destinare una quota non inferiore allo 0,75% dei ricavi complessivi annui derivanti dagli abbonamenti relativi all'offerta radiotelevisiva (nonché i ricavi pubblicitari connessi alla stessa), alla produzione, al finanziamento, al pre-acquisto o all'acquisto di opere di animazione di espressione originale italiana appositamente prodotte per la formazione dell'infanzia.

Stesso obbligo c’è anche per le altre emittenti (anche se con una quota leggermente inferiore), come Mediaset o Sky.

Questo aiuta sì a sviluppare l’azienda, a cercare co produttori esteri, a incrementare quella internazionalità che è essenziale nella produzione di serie televisive d’animazione.
E sono proprio le “altre” società italiane, quelle affidabili , che vigilano e lottano affinché queste regole vengano applicate.

Prova ne è che 13 anni fa queste aziende hanno fondato CARTOON ITALIA, associazione di categoria che senza alcun fine di lucro, e senza nessun carattere politico, si impegna ad esempio:

- a fare in modo che resti in Italia la percentuale più alta possibile di lavoro, e che il contributo RAI non venga dato alle aziende estere;

- a sviluppare una comunicazione tra le emittenti e le aziende, in modo che si sappia che tipo di cartoni animati vogliono, e quanto ne vogliono.

- Inoltre, si sforza di risolvere le problematiche legate alle date di messa in onda, alla programmazione e alla promozione dei programmi a cartoni…
E tantissimo altro…

C’è ancora un lavoro immenso e durissimo da fare, ma gli unici frutti che sono stati raccolti in questi anni sono stati prodotti proprio da queste società italiane, che molto spesso vengono invece viste come entità sopraffattrici dei diritti altrui, e che si sono iscritte a CARTOON ITALIA.

Basta andare su http://www.cartoonitalia.it/associati.html per rendersi conto di quali sono queste società.

Proprio durante questo gravissimo periodo di crisi, è facile che si verifichino fusioni e acquisizioni, magari di più società che chiudono, ma che riescono a trovare partners finanziari che consentono di ripartire.

Sono manovre societarie complicatissime, soprattutto qui in Italia, dove non è semplice superare quella concorrenzialità e quella diffidenza, che ci spinge a guardare sempre e solo al nostro piccolo orticello.

Westandsodacattivi

Sono inutili prerogative tutte italiane, e che invece all’estero sono state messe da parte e stanno dando ottimi frutti da anni: unire le forze creative a quelle finanziarie è sicuramente la chiave per superare questi difficili anni che ancora abbiamo davanti.

Queste operazioni durano mesi, e sono compiute da professionisti, nel pieno rispetto delle norme legislative.

Proseguimo con altre valutazioni, un po' collaterali al discorso, ma strettamente connesse ad esso. Essere una grande Società non è sinonimo di sfruttatore. Anzi, proprio queste hanno la possibilità di assumere e far lavorare a tempo indeterminato centinaia di giovani che finalmente possono coronare il loro sogno e fare della loro passione il loro mestiere.

Certo, non saranno la Pixar, magari non sempre le loro creazioni brillano per originalità e qualità, ma siamo in Italia, e siamo ancora a livelli di pionierismo.

La strada è in salita, ma se non la percorriamo, fra altri dieci anni saremo sempre al solito punto, se non più indietro.

I commenti e le valutazioni su questo leitmotiv continuano.

Mucca carolina

Nel corpo del post compaiono immagini di personaggi classici, come Draghetto Grisù o Gigino Pestifero e l'Omino coi baffi, un cartoon di Rat-Man e un corto che non c'entra nulla con l'animazione italiana, ma che ci tengo a mostrarvi: è del barcellonese Nacho Rodríquez, che ha diretto e animato in Flash questo divertente music video.

In apertura il brano In Your Arms, interpretato da Kina Grannis e basato su una tecnica di animazione che dovete provare a immaginare quale sia.

Il © dei personaggi e delle serie è dei rispettivi aventi diritto.

Commenti

Interessante, ma bisognerebbe approfondire. Ci sono quiondi società di incopetenti che prendono i soldi dei contributi e non sono in grado di gestire il lavoro? Non ne dubitavo, dato che siamo in Italia.


Il personaggio in apertura è quello ideato da Guareschi, vero?


Ciao, buone dormite!

devo essere sincero, non ho mai capito la funzione di Cartoon Italia. cioè, la capisco ma da una parte non ci ho mai visto nessun tipo di promozione del settore (sia da interno perchè quelle società le conosco e conosco chi le gestisce, che da spettatore) e dall'altra ci vedo un grosso conflitto di interessi. conflitto doppio; il primo alla base, in Rai, dove non esiste una commissione che giudica i progetti meritevoli di sovvenzione e in seconda battuta un circolo chiuso di chi questi fondi se li palleggia. non a caso molte di quelle società hanno chiuso o si sono fuse a vicenda.
non voglio entrare in polemica, diciamo che anche questo settore rispetta l'andamento poco limpido e tutt'altro che meritocratico del nostro paese. e questo sistema ha fatto si che ora ci ritroviamo come prodotti principali e più noti, dei prodotti puramente commerciali che nulla hanno di artistico.
eppure le capacità per creare prodotti d'animazione di qualità e con potenzialità commerciali da concorrere con quelli di Cartoon Network, ce le abbiamo. non a caso il capo del dipartimento storyboard della Dreamworks è Alessandro Carloni, un italiano. idem per la pixar e il loro nuovo cortometraggio La Luna, autore Enrico Casarosa.
lìeccellenza c'è.
il problema è appunto questo sistema. e su questo sono pessimista come sul resto. è un sistema chiuso dove finanziatore e sviluppatore sono la stessa persona, non ci sono commissioni, NON CI SONO BANDI DI CONCORSO!! per farti un esempio, in lussemburgo arrivano i fondi della commissione europea e vengono utilizzati per i progetti d'animazione.
perchè da noi questi fondi non arrivano? e perchè le nostre società vanno a fagocitare anche quei fondi esteri.
perchè non esiste un organo di controllo? come può permettersi uno come Enzo D'Alò di sventagliare ai 4 venti che Pinocchio è una produzione made in Italy quando viene prodotta in lussemburgo e animata nelle filippine?
potrei stare qui ad elencare tutte la notte, parlare dell'assenza di scuole d'animazione, della mala gestione del centro di cinematografia di Chieri che produce disoccupati.
il problema è sempre lo stesso.

ciao a tutti.
sono un appassionato di animazione italiana e mi dispiace molto dell'attuale situazione.

una domanda ai più esperti di me: non c'è modo di raccogliere tutte queste forze( storiche e nuove) dell'italico mondo animato e smuovere qualcosa ai vertici tutti assieme.
oppure ci sono troppe divisioni ed ognuno guarda al suo orticello?

Dopo oltre 30 anni di onesta professione nel magico mondo dell'animazione italiana non ho più molta voglia di continuare a fare i soliti discorsi… anche perchè poi mi arrabbio e mi sale la pressione!
Però voglio aggiungere un doveroso commento a questo blog. Per anni ho incontrato ragazzi e ragazze di belle speranze che venivano nel mio studio per ricevere consigli: ho indirizzato tutti verso gli studi all'estero, per sperimentare un'importante esperienza lavorativa che poi - mi auguravo - li avrebbe riportati arricchiti in patria.
Be', sono rimasti quasi tutti all'estero! e ne sono stati ben felici, visto le carriere e le soddisfazioni che ne sono conseguite.
A questo punto invece, sono pentito io di non averlo fatto e di aver continuato a credere nel futuro dell'animazione in questo paese.

l'articolo è interessante, ma affronta tutto un po' di striscio. e inoltre vorrei chiedere al signor flaviano cosa sa del centro sperimentale di chieri, se c'è mai stato, e se conosce i diplomati e quello che hanno fatto e fanno tuttora.
se ci sono ancora cortometraggi italiani nei festival internazionale in parte lo si deve al CSC. il mercato non lo rovinano certo i diplomati di chieri che al limite hanno le capacità e le professionalità per andare all'estero..il mercato lo rovinano quelli che dopo un corso di tre mesi accettano ogni tipo di lavoro per cifre da fame...
capisco che il signor flaviano è incazzato con tutto e con tutti, ma sparare a zero su un'istituzione seria che cerca da anni tra mille difficoltà di fare bene il proprio lavoro mi sembra ingiusto.
PS pinocchio è stato animato tra francia e lussemburgo e, guarda un po', ci sono parecchi animatori ex allievi del csc.

Intanto a Pinocchio stanno lavorando anche animatori italiani e non parlo di italiani che se ne sono andati all' estero, ma anche di chi ha deciso di restare qui in Italia per plurimi motivi. Questo anche per volontà del regista. C'è piuttosto da dire che in Italia siamo davvero rimasti in pochi.
La questione della delocalizzazione del lavoro è cosa complicata, stabilita, generata e fomentata da leggi di mercato che hanno imposto questo.
Non ritengo giusto "prendersela" con i nostri colleghi asiatici, che non sempre sfornano prodotti di scarsa qualità, piuttosto con chi i finanziamenti li da, in quota molto ristretta perchè il nostro è un settore ritenuto di scarsa importanza per quel che riguarda la dignità del lavoro, ma lucrativo per quello che ci ruota attorno (licensing, merchandising etc...) Quindi anche se sinceramente preferisco animare, fare clean up e intercalare, non me la prendo di certo con cinesi e indiani se mi tocca fare model pack o storyboard, ma contro chi eroga finaziamenti così infimi che comunque non consentono nè a me nè ai miei colleghi orientali di vivere dignitosamente.
Obiettivamente, ve la prendereste con qualcuno che lavora 18 ore al giorno per una tazza di riso e di cipolla? Io no...
Il vero problema è che non abbiamo un sistema adeguato di tutela e di prezziario che ci difenda a livello ufficiale e statale, come invece accade all' estero.
Per cui invece di prendercela tra di noi, o con chi ci sta appena sopra, sinceramente credo che la cosa migliore sarebbe unirci tutti, freelancer e studi di produzione per smuovere davvero le cose e farci sentire da chi realmente i soldi li maneggia e li distribuisce.

"non a caso il capo del dipartimento storyboard della Dreamworks è Alessandro Carloni, un italiano. idem per la pixar e il loro nuovo cortometraggio La Luna, autore Enrico Casarosa.
lìeccellenza c'è."

quindi la soluzione sarebbe riportare in italia professionisti italiani con stipendi da 3000/6000$ al mese per insegnarci come dobbiamo fare.
con quali soldi?

Questo articolo mi sembra un po' approssimativo e tratta l'argomento della crisi in maniera molto superficiale.
Non credo che siano stati interpellati i lavoratori del settore ma solo i "capi".
Da 15 anni lavoro nel mondo dell'animazione e devo dire che non sono d'accordo con la maggior parte delle cose scritte in questo articolo.
In questi anni di lavoro ho visto più volte sfumare la possibilità di creare uno studio competitivo con i nostri colleghi europei per il semplice fatto che sembra che a nessuno importa essere competitivo come è dimostrato dalla maggior parte delle produzioni italiane che sembrano obsolete per il semplice fatto che chi ha l'ultima parola sul design è ormai "vecchio" e non si interessa minimamente a ciò che piace ai bambini-ragazzini degli anni 2010, a parte qualche raro caso.
Non so chi abbia interpellato di Cartoon Italia, ma avendo lavorato per almeno una delle società affiliate, so che la maggior parte del lavoro di una produzione viene data all'estero perché, anche se la pre-produzione è molto importante e consistente, l'animazione costa meno farla fare in Asia.
Con estremo rammarico penso che 10 anni fa eravamo allo stesso livello della Spagna, invece adesso loro sono ad un livello decisamente superiore (basti pensare a lungometraggi meravigliosi come "Nocturnia" e "Planet 51").
Forse se qualcuno fosse stato meno ingordo e pieno di sè adesso non si sarebbe creata questa situazione.

un po di chiarezza:

il centro sperimentale di chieri: io non ho messo in dubbio la qualità degli studenti, molti di loro li conosco e sono dei veri talenti. ma il loro lavoro viene promosso abbastanza? basta una proiezione al cinema Massimo di torino a farli conoscere? no di certo. il CSC dovrebbe prendere esempio dalla Gobelins sia nella promozione che negli accordi tra la scuola e gli studi d'animazione per "piazzare TUTTI i propri allievi" (e non in stage gratuiti ovviamente). poi c'è il problema della selezione e dell'assegnazione delle borse di studio anche questo fumoso.
gli allievi del CSC dovrebbero farsi un po di domande. perchè non vengono assegnati a loro tutti i lavori di creazione grafica ed animata dei progetti pubblici? perchè vengono spesso assegnati a studi esteri o a studi italiani che non hanno nessuna capacità artistica ma che si occupano spesso d'altro? qualcuno vi ha chiamato per eseguire un animazione che promuova il museo egizio di torino? NO! siete stati chiamati a realizzare le animazioni promozionali per Expo 2015? NO! torino ed i suoi musei d'arte contemporanea vi ha mai dedicato una grossa esposizione? qualcuno dei vostri corti è esposto permanenemente? NO.
e allora, perchè tutti questi fondi pubblici non vengono impiegati per voi?


caso Pinocchio: per cortesia, parliamo con dati e numeri certi, non per sentito dire.
per proclamare una produzione "made in Italy" bisognerebbe averne in italia almeno i 2/3 (se non tutta). il fatto che in italia ci sia un gruppetto minuscolo di animatori che ci lavora non giustifica l'etichetta di made in italy ma soprattutto svilisce il talento del nostro paese in termini di qualità e in termini di risorse finanziare che anzichè alimentare i nostri lavoratori viene impiegata all'estero.


paolo: la mia era solo una constatazione per dire che le nostre capacità potenziali sono parecchio oltre il pionierismo, siamo in grado di puntare all'eccellenza! e parlo di mera tecnica. non c'è nessun bisogno di riportare in italia nessuno.

Ciao Luca..giustissimo articolo..il problema e' che purtroppo nessuno sente il bisogno di lanciare l'animazione italiana semplicemente perche' questa arte non e' radicata a fondo nella nostra cultura..in tanti altri paesi questa cultura c'e' e viene vissuta come un lavoro che a livello professionale deve essere retribuito come tale, mentre in Italia c'e' la volonta' di fare perseguire una sorta di apprendistato continuo..anche dopo anni di animazione..e le redini vengono tenute dai finanziatori e' vero ma devono anche essere gli studi a essere consci di questa situazione...e' comunque un concorso di colpa..certo che i produttori fanno la loro parte..c'e' pero' da dire anche un altra cosa..negli altri paesei vengono stanziati per il mercato dell'animazione dei fondi, che provengono dai fondi europei..anche l'Italia si serve di questi fondi...questi soldi non sono mai stati utilizzati per l'animazione ma sono stati mangiati in altre cose..quindi abbiamo comunque un background di base di tipo politico e sociale che influisce sulle scelte degli studi e sui bisogni dei produttori...personalmnete dopo molti anni di fame, stress, e depressione per quello che in Italia e' un mercato chiuso, io ho scelto di andare all'estero...e sinceramente non me ne pento..

Purtroppo è vero: ci sono tanti artisti molto bravi ma che non riescono a trovare un occupazione per più di 1 mese su un progetto. ed infatti se vanno!

però con la mera tecnica non ci fai niente se non finanziano progetti. Spero che Cartoon Italia abbia così tanto potere ( ma ad occhio e croce non mi sembra) da aprire un tavolo di trattative con Rai/Sky/Mediaset per creare una più equa distribuzione( e non solo ai soliti raccomandati) dei capitali provenienti dal canone( che sempre più persone non pagano).
proposta: con l'1% dei soldi provenienti dall'ICI delle Chiese si potrebbe finanziare almeno un paio di progetti all'anno :)

Interessanti tutti questi interventi. Certo, chi non ne sapeva nulla ora ha le idee ancor più confuse. Capisco che c'è molto casino, che come in tanti altri settori creativi in Italia siamo oggetto di predatori e chi lavora nel disegno e nell'animazione si sente abbastanza fortunato perché fa il lavoro che gli piace fare e non chiede la giusta remunerazione. Pur di lavorare nel settore che gli piace accetta stipendi (compensi) da vivaista belucistano. FDino a quando non può farcela più, manda a cagare tutto e tutti e cambia mestiere.
Ne conosco di amici che hanno fatto scuole di fumetto e animazione, anche bravini, che poi sono stati delusi e frustrati dalla situazione italiana.

Per Vernon: certo, il Gigino Pestifero è un personaggio disegnato da Paul Campani su soggetto di Giovanni Guareschi, il quale si lamentò abbastanza quando scoprì che il testo che aveva scritto, per un libro per ragazzi, era stato ampiamente tagliato e rimaneggiato senza che lui sapesse nulla fino all'uscita in libreria.
Insomma, se vendo messi sotto i piedi anche i Giganti, che ci possiamo aspettare a proposito dei giovani animatori? Ci passa sopra lo schiacciasassi.

@Elisabetta: forse uno dei tanti problemi è anche questo.
perchè un professionista dell'animazione ( e non un ragazzo di 20 anni e tante speranze appena uscito da una scuola professionale, disposto anche a qualche inevitabile anno di gavetta) deve accettare un lavoro malpagato, senza contratto, senza anticipo e magari senza P.Iva?
e perchè, una volta accettato il lavoro, non giudica la qualità da dare al produttore in base al compenso offerto, ma decide di lavorare ad una qualità maggiore?
perchè è un romanytico? perchè è un idealista sognatore? perchè fa curriculum? perchè non ne può fare a meno perchè sennò non lo pagano?

Gianni:

Scrivi tra le altre cose "perchè non ne può fare a meno perchè sennò non lo pagano?"


E questa tra le tante sembra essere la tua rispposta vera.
Se sei un professionista dell'animazione e questa è la tua risposta torniamo a dire che in Italia il mestiere (e non solo "l'eperienza") dell'animazione è sottopagata in generale.
E questa è una grossa, grossisima vergogna.
Ci vorrebbero leggi specifiche e incrementi, che non credo nemmeno il Governo Monti riuscirà a produrre. Non sono nella sua agenda.

Boris docet!

Ragazzi.... nella lista di studi di cartoon italia, ci sono sempre i soliti nomi di societa' vampire e gestite da DINOSAURI! Non lasceranno MAI spazio a noi giovani, e fa ridere che proprio gli unici che abbiano usufruito dei fonti RAI sino ad ora, siano gli stessi a volerli proteggere! Guarda caso!!! SONO PROPRIO LORO I PRIMI CHE DOVREBBERO SPARIRE!!! BASTA!!!

Fateci sapere qualcosa di più. Non capisco un sacco di cose.
Nemmeno cosa c'è dietro il forse giustificabilissimo lamento di Giulia, che si capisce essere piuttosto giovane o alle prime armi come animatrice?


Raccontateci le difficoltà, gli episodi dei quali siete stati testimoni, altrimenti non si capisce nulla e anche le critiche volano via.

Ci conto!


Una cosa che non c'entra, ma che oggi mi ha intrigato, magari voi ne sapete qualcosa. Che ne pensate di questo video?


http://vodpod.com/watch/4719605-la-vera-storia-di-gemma-del-sud-francesca-ferrera

Fernando,
Diciamo che se fossi rimasta in Italia, non sarei nemmeno arrivata alle "prime armi" come animatrice.
Putroppo di aneddoti raccapriccianti che hanno a che fare con questi fantomatici studi di animazione, e progetti fantasma, ne ho da VENDERE, sia vissuti in prima persone che da amici e colleghi.
Purtroppo il mercato dell'animazione italiana (come tutto il resto dell'economia del paese) e' guidato da lobby di incompetenti ed arroganti, Gente che a cui non importa proprio NULLA della qualita' del prodotto, tantomeno dlle persone che lo PRODUCONO.
Vi siete mai chiesti che fine ha fatto la serie "Adrian" ideata da Adriano Celentano e finanziata da Sky,era stata pubblicizzata dai TG ed anche ad AnnoZero??!! Indoviana Indovinello .....

che fine ha fatto la serie Adrian?

Appunto! ;)

Hanno reso tutto il mercato invisibile... cosi' possono fare tutto cio' che vogliono!

Ho letto con interesse questo post, anche perché conosco poco l'animazione italiana e la sua situazione. Ora ne so qualcosa in più e mi sto rendendo conto che c'è pure un po' di confusione. Credo che i giovani vadano indirizzati bene sulle reali situazioni italiche e fanno benne coloro che li indirizzano veso percorsi esteri, se all'estero ci possono essere soddisfazioni e serietà. Però è anche vero una maggiore unione fisica e di intenti, degli attuali operatori italiani non guasterebbe, anzi potebbe fare bene a tutto il settore.

Scusa, Giulia, questo è un argomento che meriterebbe di essere approfondito.
L'annio scorso Celentano ha addirittura aperto una puntata di "Anno Zero" dallo studio di animazione (o presunto tale) dove si lavorava a "Adrian".
Sembrava imminente. Non ricordo se per essere passata in Rai o su Sky (ma direi in Rai).

E poi non è mai stata portata a termine oppure è passata inosservata?


So che era una serie che veiva da lontano, erano anni che venivano fatte prove in merito: Silvia Ziche, poi il povero De Mas, alla fine Milo Manara.


E quindi?

Sono certo che se hai qualche notizia in più cartoonist globale potrebbe dedicarti uno spazio per approfondire.

Vero?

Grazie della partecipazione in ogni caso.


Ci hai messo l'ansia di conoscenza a tutti quanti!


Ciao, ragazzi, torniamo a parlare di cartoni.
Ma un nesso c'è: la Rai invece di investire in produzioni animate spende i soldi con questi esseri umani sui quali è bene stendere un velo pietoso.
D'amianto.

Nell’udienza davanti al gup Francesco Patrone il procuratore aggiunto Alberto Caperna ha accusato il giornalista di aver speso 65.341,33 euro di troppo tra luglio 2009 e novembre 2010. Non per le trasferte, autorizzate da Masi, ma per i ristoranti, frequentati in Italia e all’estero anche nei giorni di riposo.
La Rai, che ieri ha partecipato come parte offesa, ha annunciato che al processo si costituirà parte civile «per il danno di immagine e per i residuali profili di danno non patrimoniale ».
Fantastico!!!

mi permetto un ultima nota sull'articolo:
c'è modo e modo di chiudere per una società di fronte ad un fallimento. si può essere onesti, mettere al corrente i propri collaboratori e se possibile aiutarli ad ammortizzare il danno mettendo a disposizione i propri contatti e la propria esperienza.
oppure infischiarsene fino ad arrivare ad essere presuntuosi, volgari e, come in alcuni casi che conosco, minacciare con la violenza, forti della protezione legale di amici importanti e con una lista di studi legali nazionali ed internazionali a disposizione.
la crisi e gli imprevisti possono colpire tutti a prescindere dagli intenti. credo che alla fine a fare la differenza sia la correttezza e l'umanità. e perchè no, la gratitudine di chi ti ha messo a disposizione il massimo delle proprie idee e capacità.

Su queste questioni di cui parli, Flaviano, e che penso si riferisvcano a cose personali fra te e altri, nessuno meglio di te può denunciare come stiano le cose, questo è poco ma sicuro.
Credo che qui si cercasse di fare un discorso più generale per fare il punto della situazione o cominciare a farlo. Ma secondo me è bene che anche le questioni personali, se si vuole renderle pubbliche, vengano descritte per rendere partecipi altri, sia amici e aspiranti artisti, sia altre persone del giro.
Spero che ci siano altri articoli di questo tipo e che questo sia solo l'inizio della discussione.
Per correre ai riparli, non solo per fare esercizio di chiacciera o fare sfofgatoio.

Ho la risposta al simil-quiz, ma era una cosa banale: il brano In Your Arms, interpretato da Kina Grannis bastava vederlo fino in fondo e leggere: e' basato su animazione di una miliardata di caramelline colorate che si muovono come le tessere di un mosaico.
Roba che sarebbe piavciuta a Alexandre Alexeieff: http://en.wikipedia.org/wiki/Alexandre_Alexeieff

Cambio tema.
Per tutti coloro che pensano sia bello passeggiare con i pantaloni sotto al culo, LEGGETE la seguente spiegazione: questa tendenza è nata nelle carceri, negli Stati Uniti 'dove i prigionieri che erano disposti a fare sesso con altri prigionieriavevano bisogno di creare un segnale che sarebbe passato inosservato da parte delle guardie così da non subire conseguenze, quindi mostrando parzialmente il loro culo, dimostravano che erano disponibili ad essere penetrati da altri detenuti.


Pensateci bene...

@Flaviano:
Una piccola precisazione.
Pinocchio è una produzione made in Italy in quanto ci lavorano molti artisti italiani; la parte creativa è italiana (storyboard, models...per non parlare di Lorenzo Mattotti), i supervisori sono italiani, le musiche sono composte e realizzate in Italia, la finalizzazione è fatta a Cinecittà..gli scenografi sono in parte italiani, metà dei layout artists sono italiani..la maggior parte degli animatori sono italiani. L'animazione non viene realizzata nelle Filippine dove invece sarà fatto clean-up e intercalazione...sono bravi e sono tanti a fare questo lavoro...anche i nostri cugini francesi che tanto si vantano delle produzioni autoctone usano gli studi nelle Filippine come service (Titeuf e Zarafa).
Si è vero, per lavorare molti animatori, artisti, scenografi italiani hanno dovuto spostarsi in Lussemburgo..o a Bruxelles. Due studi sono anche lì.
Ma è un pò la vita di chi lavora in questo campo.
Non capisco dove tu possa aver raccolto tante informazioni imprecise, nè come tu possa usare un aggettivo "TERRIBILE" verso un prodotto del quale ancora non è stato diffuso niente.
In poche parole, capisco il tuo astio verso una ingiustizia che ti è stata fatta e non voglio entrare nel merito ma sinceramente quando fai delle affermazioni dovresti essere certo e avere delle motivazioni più valide ed esatte di quelle che porti..invece di sparare un pò nel mucchio.
Poi se vogliamo fare dei discorsi seri sull'animazione italiana...questo è un altro paio di maniche.

Quello che ciederei anche a questo blog e ad altri è vedere se possibile molti più trailer o "pezzi di lavoro" di animatori italiani e non per farmi un'idea di cosa si muove effettivamente in questo mondo e quali prospettive di lavoro ci sono, a costo di dover andare all'estero a lavorare.
Grazie.

non ho letto niente e non mi va di farlo ma vorrei comunicare a sto proposito che la rai in collaborazione col museo del burattino di budrio sta mettendo su con finanziamenti pubblici un cartone animato sulla commedia dell'arte e ha affidato l'animazione alla martoons di ro marcenaro...penoso!!! e più penoso di così il panorama italiano non potrebbe apparirmi
yo!!!

Ciao, Christian!
Non ci conosciamo, ma ho letto tempo fa alcuni interventi che nella sostanza condivido, sulla situazione tragica dell'Italia e del potere che la "controlla" e soprattutto gestisce. Ho capito bene che stai in Africa (potrei sbagliarmi)?

E allora mi stupisco che tu conosca cose che avvengono a Budrio, vicino a Bologna.
Perché sarebbe penosa questa cosa di Ro Marcenaro?
Ho visto che sul "Giornalino" ha disegnato "Il Vangelone", enorme. Non malissimo anche se del contenuto non potrebbe fregarmi di meno, ma capisco che possa servire per indottrinare i più piccoli.
Se sai qualcosa di più su questa serie (?) sulla Commedia dell'Arte e sul perché non la trovi un'iniziativa ben fatta, fammelo sapere (pura curiosità).
Ciao, buon pomeriggio.


Hellana

cara hellana di pavia è natale sono a bologna dalla mamma e al tg3 regione han dato la notizia la settimana scorsa...
non la trovo una cosa ben fatta perchè mi sembra un po' forzato proporre ai nostri bambini i burattini delle "specificità" regionali o territoriali se vuoi e credo che in un momento in cui sarebbe più utile unire la rai (il servizio pubblico di stato) propone la regionalizzazione della cultura...e marcenarto che dice di essere un comunista mi fa ridere...già me lo fece col vangelone...no ma la cosa più penosa è che 2o3 anni fa mi chiese un soggetto per un cartoon moderno a me e non avendo i finanziamenti mi disse che non gli piaceva e adesso gli piacciono i burattini? il medioevo? dai? cioè! a me mi scappa da ridere se non la caghetta
yo!!!

Sono diversi anni che non perdo occasione di mettere sotto i riflettori che la Rai & Co. sperperano i fondi pubblici appaltando milioni di euro a studi "italiani" che poi girano i progetti agli studi di animazione coreani/cinesi, togliendo lavoro agli artisti italiani. L'ultima volta che ho fatto l'errore di andare alla LuxVide a spiegare che noi facciamo tutto al 100% in Italia mi hanno risposto «impossibile, non ti credo» e ho perso l'opportunità di tornarmene a casa con del lavoro... In ogni intervista che mi fanno o articolo che mi scrivono spiego sempre che un ente pubblico dovrebbe accertarsi che i fondi pubblici dovrebbero essere utilizzati solo ed esclusivamente per pagare il lavoro di artisti italiani, e non di poveracci senza diritti che lavorano per "una ciotola di riso" [vedi http://www.youtube.com/watch?v=NYPwijF1DF8 , http://www.youtube.com/watch?v=WTzWqVQkglc , http://www.marcogiolo.com/media/Avanti!26-03-11.jpg ]... Insegno in una scuola di animazione e mi chiedi dove andranno a lavorare i miei alunni che adesso fanno il part-time per pagarsi la retta?

Caro Marco, grazie per il tuo intervento. Mi è sembrato interessante (per tutti: studenti, professionisti, appassionati, giornalisti...), per cui gli ho dato un po' più di rilevo qui:
http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2011/12/la-crisi-dellanimazione-italiana-parla-marco-giolo.html

... Anche per suscitare alri commenti, dato che l'argomento, benché le festività incombenti non creino il clima più propizio, è molto caldo e denso di problemi.


Ciao, grazie!

Luca

Ciao! Luca, ci sonosciamo da anni ma non ci siamo mai visti! grazie per questo articolo, ,ma visto che è stato chiamato in causa Pinocchio, anche se non è proprio l'argomento trattato, non posso che dire la mia! Un flop assoluto, guadagno zero, brigosità massima e perdita di tempo! questa è stata la mia esperienza di lavoro! tanto per dare supporto a chi è alle prime armi e desidera fare questo mestiere! Son dieci anni che lavoro in animazione, tanto lavoro e portafoglio vuoto, e nonostante questo son ancora qua perchè AMO profondamente l'animazione e credo ancora al lavoro degli italiani, spesso sottovalutato. guardate i Davincibles e scoprirete che siamo in grado di creare un prodotto che può far benissimo concorrenza alle serie americane!

Ciao, Elena!

Felice di rileggerti!
Ma come, ci siamo conosciuti di persona! Oltre una decina di anni fa, con l'intercessione della fulgida Lucia Mattioli, in un'aula della vecchia Scuola di Comics, quando aveva la sede a Firenze vicino al Giardino di Boboli...

Ricordo tutto quello che mi hai scritto in questi anni, dai tuoi lavori in riviera (l'estate) al video di Zucchero...

Hai lavorato ai "Davincibles"?
Se hai qualcosa in più da raccontare sulla tua esperienza pluridecennale, espzndendo anche questo commento, posso inserire immagini e video sul tema e darti uno spazio apposito in un post futuro.


Grazie e a presto, buone animazioni e buon amore per le stesse!


Luca

Per gli interessati: questo il sito ufficiale Rai dei Davincibles:
http://www.thedavincibles.com/home.html

grazie Luca, molto volentieri! Buon Lavoro a tutti!

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