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IL "CONDONO" MONDADORI E L'INDIFFERENZA DEGLI INTELLETTUALI

Strippy

Strippy era una effimera ma a suo modo importante testata a fumetti lanciata dagli uomini di Arnoldo Mondadori negli anni della contestazione giovanile (o giù di lì). Una bella testata che si affiancava nel formato e per target a Superman, a Batman, a Dyno, a Nic Cometa, Zorro, Davy Crockett...
Erano gli anni nei quali la gloriosa Mondadori si interessava sempre più ai fumetti, nasceva il mensile Il Mago (con Mafalda, Blondie, Jacovitti, Momma, Arcibaldo e Petronilla, sotto la direzione più o meno effettiva di Fruttero e Lucentini). Gli Oscar a fumetti andavano alla grande.

Zorro

Cosa resta oggi, di quel periodo felice, di quella stagione piena di promesse (non sempre mantenute, a dirla tutta, ma c'era chi ci aveva provato, meritando il rispetto e la riconoscenza degli appassionati)?

La discussione sui fatti, che potremmo definire loschi, oscuri, usando un un eufemismo circa il passaggio di proprietà della casa editrice, sono affiancati in quest'ultima settimana dalle prese dei posizione e dai dubbi di uomini di cultura dalla coscienza ancora attiva che hanno pubblicato con quella casa editrice.

Nic

Giorni fa, Massimo Giannini ha intitolato un suo articolo su La Repubblica così: Mondadori salvata dal Fisco - scandalo "ad aziendam" per il Cavaliere

Prima del "vivo" del pezzo, si legge una sintesi del suo contenuto, sotto il titolo: La somma dovuta dall'azienda editoriale: 173 milioni, più imposte, interessi, indennità di mora e sanzioni. Una norma che si somma ai 36 provvedimenti "ad personam" fatti licenziare alle Camere dal premier. Segrate è difesa al meglio: i suoi interessi li cura lo studio tributario di Giulio Tremonti, nel '91 non ancora ministro. Marina Berlusconi mette da parte 8,6 milioni, in attesa delle integrazioni al decreto. Che puntualmente arrivano.

Superalbo

Il testo dell'articolo è molto istruttivo. Non essendoci state repliche o contestazioni si suppone che sia tutto vero. Dopo una serie di peripezie funamboliche per tentare di evitare di pagare (inizialmente) 200 miliardi di lire di imposte, Segrate ha la meglio (alla faccia di noi contribuenti). E Giannini conclude: "il gioco è fatto. Il colosso editoriale di proprietà del presidente del Consiglio è sostanzialmente salvo." Come il contenzioso con il Fisco si sia articolato non sto a trascriverlo; il pezzo di Giannini chiarisce tutto.

Posso però sottoporre alle attenzioni dei visitors di questo sito qualche valutazione del Giannini stesso.

Stavolta Berlusconi non può dire "non mi occupo degli affari delle mie aziende": non è forse vero che il 3 dicembre 2009 (come riportato testualmente dalle intercettazioni dell'inchiesta di Trani) nel pieno del secondo tentativo di far passare la legge "ad aziendam" dice al telefono al commissario dell'Agcom Giancarlo Innocenzi "è una cosa pazzesca, ho il fisco che mi chiede 900 milioni... De Benedetti che me li chiede ma ha già avuto una sentenza a favore, 750 milioni, pensa te, e mia moglie che mi chiede 90 miliardi delle vecchie lire all'anno... sono messo bene, no?". Stavolta Berlusconi non può dire che Carboni, Martino e Lombardi sono solo "quattro sfigati in pensione": non è forse vero che nelle 15 mila pagine dell'inchiesta delle procure sulla cosiddetta P3 la parola "Mondadori" ricorre 430 volte (insieme alle 27 in cui si ripete la parola "Cesare") e che nella frenetica attività della rete criminale creata per condizionare i magistrati nell'interesse del premier sono finiti sia il presidente della Cassazione Carbone (cui come abbiamo visto spettava il compito di dirottare alle Sezioni Unite la vertenza Mondadori-Agenzia delle Entrate) sia il presidente dell'Avvocatura dello Stato Oscar Fiumara (cui competeva il necessario via libera a quel "dirottamento"?).

Eugenio Scalfari replica con un circostanziato articolo leggibile per intero in uno dei link correlati posti in coda a questo post.
Eccone un passaggio decisivo:

Il conflitto di interessi di Berlusconi è un'anomalia che - in queste proporzioni - esiste soltanto in Italia. Si combatte eliminando l'anomalia, cioè si combatte politicamente. Lo sciopero degli autori, degli operatori televisivi e, perché no, quello dei lettori o dei telespettatori non sono armi facilmente realizzabili. Si possono determinare casi personali come quello di Roberto Saviano, insultato da Berlusconi e da sua figlia Marina con giudizi offensivi sul suo libro "Gomorra" ancorché pubblicato dalla Mondadori.
Ma si tratta di casi personali che l'interessato risolve come ritiene più opportuno
.

Sotto, il pensiero di Don Gallo, che risponde anche a Scalfari. Don Gallo è stato evocato anche in questo blog in qualche commento ai post precedentoi, quelli sugli "Stati generali del Fumetto Italico".

Aggiungo ancora un commento di Giannini:

È tutto agli atti. Una sola domanda: di fronte a un simile sfregio delle norme del diritto, un simile spregio dei principi del mercato e un simile spreco di denaro pubblico, ci si chiede come possano tacere le istituzioni, le forze politiche, le Confindustrie, gli organi di informazione. Possibile che "ad personam", o "ad aziendam", sia ormai diventata un'intera nazione?

Davy

La seconda parte del titolo di questo post accenna all'indifferenza degli scrittori, dei giornalisti, degli attori, degli insegnanti (eccetera) italiani davanti a fatti di questa gravità.
Reazioni eclatanti, a parte di dubbi dell'onestissimo Mancuso, non mi sembra che se ne siano viste, o ascoltate.

Il post è finito, ci sono repliche?


LINK MERITEVOLI DI PERLUSTRAZIONE

MONDADORI: HA RAGIONE VITO MANCUSO, di Gad Lerner

GLI SCRITTORI, I LIBRI E IL CONFLITTO D'INTERESSE, di Eugenio Scalfari

LODO MONDADORI: IL TRIBUNALE CHIEDE 749.955.611,93 EURO

QUELLI CHE A SEGRATE NON RINUNCEREBBERO MAI MA NON VOGLIONO DIRLO, di Alessandro Gnocchi

AHI, FLITT!

Blog_jacovitti_ahi_flitt_2

Commenti

Questo "Nic Cometa" sembra una copia italiana di Michel Vaillant, come impostazione (almeno dalla copertina).
Chi lo faceva? Ci sono un sacco di sorprese tra i giornalini italiani e non se ne sa nulla o quasi... Mai visto, questo qua!

Del grande Sergio Zaniboni che poi passò la serie a Bagnoli con testi di Per Carpi.Ho anche un retroscena su questa serie, tanto perchè la Mondadori ante B. non era poi molto diversa; ma non posso raccontarlo.

NIC COMETA
Arnoldo Mondadori Editore, Milano
dir. resp.: Enrico Bagnoli
albo cm 18,5x24 48 pp bn +cop 4c pm L. 150
2 numeri,
1 ) La pista di fuoco (giugno 1968)
2) Il ribelle (luglio 1968)

Ma grazie infinite, Gcm!
In questo blog si trovano persone sorprendenti!
Quindi, quei disegni sono di Zaniboni, quello di Diabolik. E... è lo stesso stile di Strippy o sono così solo le copertine? Bisognerebbe che qualcuno ristampasse questi fumetti in una antologia di "perle" del Fumetto di casa nostra.


Di Bagnoli so poco e niente. Giustappunto il nome, che però forse confondo con un certo BAGLIONI, che lavorava sempre a Milano.


Vedo da quiesta tua mail che era direttore responsabile di queste pubblicazioni (o solo di Nic Cometa).

Mi rammarica il fatto che anche prima la Mondadori fosse poco... accettabile. I lettori queste cose non le scoprono quasi mai, anche se intuiscono qualcosa.
Grazie, comunque.

La copertina di Strippy è di Enrico Bagnoli. era direttore, grafico e copertinista di molte edizioni mondadori. Compreso una "ristrutturazione" de Il marchio Giallo di E.P.Jacobs che fa inorridire i soci del Club belga "amici di E.P. Jacobs".
http://www.lambiek.net/artists/b/bagnoli_enrico.htm

FRANCO BAGLIONI

(Firenze,17-4-1909) Grande appassionato del genere western, fa la sua prima esperienza editoriale nel campo dei romanzi per ragazzi, alcuni dei quali sono pubblicati sul Gazzettino dei Ragazzi. Scrive per il Giornale dei Viaggi e delle Avventure per il Cartoccino dei Piccoli. Dal 1938 al 1940 collabora a Il Vittorioso . Nel 1947 per la Casa editrice Juventus scrive i testi di AMOK e per le Edizioni Audace crea il personaggio di FRISCO BILL, illustrato da Guido Zamperoni . Nel 1949 lancia la prima rivista western italiana, con alcuni suoi scritti firmati Francis Gallagher , e la collana l Romanzi del Coyote. Scrive "Gli italiani nella seconda guerra mondiale" per la collana Eroica e la serie di libri "Nei secoli del mondo, audace, eroismi, avventure dell'umanità illustrata con le tavole di Rino Albertarelli.

Baglioni era uno che aveva un ruolo importante nella casa editrice Dardo.
Ma mi domando... Nato nel 1909! Ha 101 anni?

ECCO LA REPLICA. UN “PICCOLO ESTRATTO” DI UN ARTICOLO (CHE CONTIENE “MOLTO” ALTRO) CUI UNISCO UNA PREGHIERA/CONSIGLIO: PARLIAMO DI FUMETTI, DI FUMETTISTI E LASCIAMO PERDERE IL RESTO. OK? A GIUDICARE DAI POST, INTERESSANO MOLTO PIU' DELLA POLITICA.


IL MIO MASCALZONE E’ PIU’ PULITO DEL TUO
Maurizio Blondet 03 Dicembre 2009


[…DE BENEDETTI – Aveva comprato Olivetti con i soldi ricevuti dagli Agnelli per togliere il disturbo in Fiat, e coi soldoni raggranellati nella rapida uscita, appena in tempo, dall’Ambrosiano (Calvi, poveretto, ci guadagnò meno). La pagò poco, perchè a quel tempo Olivetti faceva macchine da scrivere, e già albeggiavano i personal computer ed internet. Per fortuna, con l’interessamento di Visentini, le Poste di Stato comprarono ad Olivetti centinaia di migliaia di telescriventi (i giovani non sanno più niente di quelle macchine: servivano a trasmettere telegrammi), oggetti già allora obsoleti: lo Stato le rottamò anni dopo ancora negli imballi originali. De Benedetti ci guadagnò 145 miliardi di vecchie lire. Oltretutto, una legge provvidenziale obbligava lo Stato a comprare il 50% delle macchine da ufficio, e i primi computer, da aziende italiane: guarda caso, Olivetti riusciva a mettere insieme pc con componenti comprati in Giappone.

Strano che quando si parla di «conflitto d’interessi», non si ricordi mai quello di Visentini. Anzi: trattato dai media come Venerato Maestro, lodato come alta figura morale ed esempio di servizio allo Stato.

D’accordo, direte: ma almeno De Benedetti non è sceso in politica, fa i suoi interessi ma da imprenditore privato. E INFATTI È QUESTO A DIMOSTRARE CHE BERLUSCONI È ESSENZIALMENTE UN SALAME. PERCHÈ NON HA FATTO COME L’INGEGNERE? DE BENEDETTI NON HA MAI AVUTO BISOGNO DI ENTRARE IN POLITICA: I POLITICI HANNO SEMPRE LAVORATO PER LUI.

ROMANO PRODI – Da presidente dell’IRI, stava per vendere la SME (alimentari) a De Benedetti per 393 miliardi. Craxi impedì la svendita mettendo insieme una cordata (Berlusconi-Barilla Ferrero) che fece un’offerta migliore: così lo Stato incassò 2.000 miliardi in più, sei volte il prezzo a cui Prodi voleva vendere a De Benedetti. Strano che sia Berlusconi ad essere continuamente sotto inchiesta della nostra occhiuta magistratura, e non Prodi: c’è un angolo cieco nell’occhio dei giudici.

CARLO AZEGLIO CIAMPI – Era presidente del Consiglio il 28 marzo 1994, e il giorno dopo avrebbe dovuto lasciare la poltrona perchè la sua sinistra aveva perso, e Berlusconi vinto le elezioni. Come ultimo atto di governo, il Venerato Maestro Ciampi assegnò la concessione al secondo gestore della telefonia mobile: a De Benedetti, che aveva appena creato Omnitel. Il miglior affare mai fatto dall’Ingegnere, che poco dopo vendette Omnitel alla tedesca Mannesman per 14 mila miliardi di vecchie lire.

GIULIANO AMATO – Braccio destro di Craxi eppure mai toccato da Mani Pulite, intemerato e Veneratissimo Maestro. Appena nominato presidente dell’Antitrust (da Berlusconi, quel Salame) Amato blocca Lorenzo Necci, presidente delle FFSS, che stava giusto vendendo a Telecom, allora statale, la rete telefonica ferroviaria per 1.100 miliardi. No, ordina Amato: meglio vendere detta rete a Omnitel, ossia a De Benedetti: e a 350 miliardi in meno, ossia a 750 miliardi pagabili in 14 anni, insomma in comode rate. Con quella rete aggiuntiva, il valore di Omnitel agli occhi dei tedeschi crebbe: 14 mila miliardi, come già ricordato, per l’Ingegnere.

MASSIMO RIVA – Giornalista dell’Espresso e di Repubblica (di De Benedetti), e al tempo senatore del PCI (pardon, dei «democratici di sinistra»). C’entra con la rovina di Europrogramme, un fondo di diritto svizzero creato dal finanziere Bagnasco: ben 25 mila sottoscrittori di tale fondo accusarono Riva ed altri giornalisti dell’Ingegnere – in prima linea Turani e Giampaolo Pansa (quello che adesso fa il revisionista) – Repubblica e l’Espresso di aver orchestrato una forsennata campagna mediatica, lanciando tali allarmi sulla tenuta di Europrogramme, da provocare la fuga dei sottoscrittori (all’inizio 75 mila) e il fallimento. Il tutto perchè l’ingegnere potesse raccattare per un boccone di pane il patrimonio immobiliare di Europrogramme: un affaruccio da mille miliardi di lire, in beni di sicura rivalutazione.

Il ministro Visentini, presidente di Olivetti, diede una mano all’operazione varando un decreto (approfittò di un vuoto legislativo) che per i fondi d’investimento decretava un prelievo fiscale del 30% sulle plusvalenze ancora da realizzare: il colpo alla nuca per Europrogramme. A comprare gli immobili fu poi la SASEA, una società del finanziere fallito Florio Fiorini: che per questo ottenne un prestito da UBS.

Perchè la UBS diede il prestito a un fallito? Perchè garantiva per Fiorini la CIR, ossia De Benedetti. Fiorini è finito (un’altra volta) in gattabuia; cinque ex manager del gruppo De Benedetti finirono accusati di falsa testimonianza. L’Ingegnere e il suo Visentini sempre intoccati, rispettati, assolti. Si sa, solo Berlusconi «usa i media a suo favore».

De Benedetti fu miracolato dalla magistratura svizzera, che rigettò il ricorso dei danneggiati. Ma anche la magistratura italiana ha sempre trattato l’Ingegnere con la massima cordialità…]


Scusate...ho ommesso la parte iniziale:

Visentini è stato anche ministro delle Finanze (1974-76), del Bilancio (1979, un governo Andreotti), e di nuovo alle Finanze con Craxi (1983-1987). E inoltre, presidente della Olivetti per quasi vent’anni, (1964 -1983). Come ministro delle Finanze, Visentini obbligò tutti i dettaglianti d’Italia a comprare il registratore di cassa: per lo scontrino fiscale (Morte agli Evasori!). Ma per puro caso, il presidente della Olivetti in veste di ministro diede una bella mano alla Olivetti, che aveva registratori di cassa da vendere. Ne vendette milioni: e «il libero mercato» non c’entra.

Solita storia: la politica è una cosa sporca, lasciamo perdere.
Lasciamo che siano gli altri a distruggerci e parliamo di sport, musica, fumetti... Come se le cose non fossero facce della stessa medaglia.
Fa bene Zavro a aggiungere la sua verità. Così il quadro è più completo. E coì facendo (diciamo) fa informazione, più che politica.

Come se i messaggi e i post sui diritti degli autori di fumetti non fossero politica anch'essi, e non ci fosse su di essi la gran risposta che stiamo vedendo in questi giorni, perlustrando il web.


Grazie, Zavro, per la condivisione. Vediamo se ci saranno smentite.

A me risulta che l'"oppressione" (e la crisi) non siano firmate Ciampi, Visintini, Prodi, De Benedetti.


Guarda un po' chi c'è al "seggiolone" da troppo tempo e datti una risposta.


Poi, sul fatto che ci sia un sistema di clientele radicato, inestricabile (in Italia) siamo più che d'accordo, io non vconosco i fatti di cui parli e non potrei mai contestarli. Quindi, ben venga la tua integrazione.
Passo e chiudo.

Ho cercato in rete di sapere qualcosa su questo Blondet.

Ho scoperto che, se quanto leggo è vero, trattasi di un integralista cattolico antisemita, che pubblica libri nei quali si teorizza la complicità di Israele nelle stragi dell’11 settembre.


Saperte che riesce a collegare le vaccinazioni antinfluenzali alle speculazioni del capitalismo ebraico?

Per rimanere sull’attualità, visto che siamo reduci da episodi di violenza ai cittadini gay italiani, ecco un concentrato delle idee da cui muove Blondet, qui presentato come uomo «di cultura e intelligenza». A proposito dell’omosessualità nel Charlus di Proust argomenta:

-
"Perchè essendo l’omosessualità una turba, essa ha un decorso. Come l’alcolismo o la tossicodipendenza, essa provoca con gli anni un degrado sensibile della personalità, una distorsione sempre più visibile del comportamento.
Infatti anche la lussuria, normale nell’eterosessuale, nell’omosessuale diviene sintomo estremo della patologia, come capita con «i gatti in calore»:
Ai tempi della omosessualità «felice» di San Francisco, prima che scoppiasse l’Aids, accadeva che un individuo avesse in un anno oltre 600 rapporti con individui diversi, sconosciuti, con cui magari non aveva prima scambiato una parola (tali incontri avvenivano in locali oscuri, «bathouses»): performances simili non sono perseguite dal più scapestrato e lascivo donnaiolo. Qualche notte di débauche intensa basta a richiedere, nell’eterosessuale, una pausa, l’andare a passeggiare, a pescare, a leggere o a bere con amici, il non pensare al sesso. L’omo è prigioniero di una coazione a ripetere, torna sempre lì, sempre illuso di trovare una soddisfazione che gli sfugge - lo notò anche Moravia a proposito della «insaziabilità» di Pasolini, che non poteva essere trattenuto ad andare, la notte, a cercare un amore losco, come un gatto in calore."

Questo leggo su Blondet e non mi stupirei che quanto afferma in quell'articolo riportato da un mio predecessore in questo blog siano panzane. O panzanelle.

Segnalo un paio di link non banali e controcorrente sull'affaire Mondadori:

...c'erano uno scrittore, un'editore... e la lotta di classe
di Luca Casarini
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/-cerano-uno-scrittoreun-editore-e-la-lotta-di-classe/5607

A domanda rispondo. Il caso Mondadori
di Sandrone Dazieri
http://www.globalproject.info/it/in_movimento/A-domanda-rispondo-Il-caso-Mondadori/5605

Boicotta Wu Ming
http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=1176

Baci,
c.

Interessante, Claudio, ma non condivido comunque chi fa la scelta di stare, senza porsi dubbi, con il "cattivo" (palesemente tale, direi, no?).


Casarini dice, nell'articolo che segnali (e grazie per averlo fatto):


Ad uscita imminente del libro, mi arriva una telefonata di Fabrizio Roncone del Corriere della Sera: “ Allora Luca ma pubblichi per Berlusconi!?” – “No veramente pubblico per Strade Blu di Mondadori…”. “Va bè, ma è di Berlusconi. Come la mettiamo?”- “Guarda potremmo metterla così: Berlusconi è padrone di tutto, è come dire a uno che lavora alla Fiat che lavora per Agnelli. Diciamo che con i soldi che guadagno mi ci pago i processi, se vuoi una battuta, che ho accumulato perché lotto contro Berlusconi e quelli come lui…ma a me interessa un’altra cosa: non ho cambiato una virgola di ciò che volevo scrivere, né me l’hanno chiesto. Se l’avessero fatto il libro non sarebbe uscito.”

.
Ecc.

.
Mah, io dico che anche se chi fa l'editore fosse comunque "negativo" solo perché "padrone", bisogna distinguere. Andrebbe bene il "padrone" Einaudi NON di Berlusconi come oggi è, quello che ciò che desidera in barba alle leggi (ecco, farsi le leggi da solo e violare le leggi non è una discriminante sufficiente, se fatta da un fantastiliardario come lui? Ci sono Paperone e Rockerduck, Berlusconi è quest'ultimo. Io lavorerei per il primo e non per Rockerduck).


Lavorare per lui non è etico.
Chi fa il paragone con Agnelli non ha capito o è in malafede.
Certo, Agnelli aveva La Stampa ma poc'altro.
Berlusconi ha il grosso dei mezzi di comunicazione in Italia e li usa a suo pro. Non costruisce automobili come attività principale. Lavora siulle menti delle povere persone imbecilli (res tali) che poi lo votano.
E lavorare con lui è essere complici dello sfacelo, della deprivazione di cultura e di pensiero che caratterizza l'Italia impresentabile odierna.
UGH!
Ho detto!

"vido comunque chi fa la scelta di stare, senza porsi dubbi"
Non mi sembra il caso dei WuMing, per dire (terzo link riportato da claudio calia).

Porsi dubbi e rimanere, Tarzanetto, è LEGGERMENTE meglio che non porseli affatto, ma la conclusione (rimanere) non camia il totale. La somma è fatta da esso, come diceva Totò.
Il paragone con gli intellettuali e il fascismo che ha fatto qualcuno, è, purtroppo, sconcertantemente calzante.
L'opportunismo è sempre dietro l'angolo, combatterlo è difficile, si annida in noi.

Gesù (come si vede nel film che ha interpretato, Jesus Christ Superstar), prese a randellate i mercanti del tempio e i loro contenitori girevoli di cartoline e souvenir.


Chi ha fede, come Don Gallo, che è umano, ha ragione a fare quello che ha esposto di fare.
Il resto sono "balle" di comodo, pur proveniendo da grandi scrittori.
Casarini non è neanche un grande (né come scrittore né come altro).

Casarini non è neanche un grande (né come scrittore né come altro).

Questo giudizio suppongo che ovviamente derivi da una lettura attenta del suo romanzo, no?

Cmq Casarini NON è uno scrittore Mondadori in senso stretto: i suoi prossimi libri usciranno per altri editori. Avrebbe perciò potuto prendere una posizione diversa ma ha invece scelto di remare contro l'opportunità, scrivendo un pezzo sincero. Di questo si dovrebbe dargli atto.

Comunque, i link che ho postato erano semplicemente uno stimolo alla discussione, per rendere chiaro che il problema è a mio avviso un tantino più complesso del dibattito nero vs. bianco che vediamo svilupparsi in questi giorni.

Baci,
c.

Per continuare con le segnalazioni:

http://www.ilsecoloxix.it/p/cultura/2010/08/25/AMJPFXzD-pennacchi_chiesa_gallo.shtml

(per la cronaca: io a Don Gallo gli ci voglio un gran bene)

baci,
c.

Pennacchi? Ma chi è questo Pennacchi? Cosa vuole?
Sembra un Diavolo di Tasmania della dialettica. Dice delle gran cretinate, superficiali.


Dal testo spedito da Claudio si capisce che "Pennacchi è stato iscritto al Msi, poi si è spostato a sinistra, si dichiara marxista, leninista e stalinista, è stato cacciato dalla Cgil per «le mie forme di lotta»..."


Mi faccia il piacere, uno così.
Gli piacerà Gheddafi con quella scandalosa pantomima fatta ieri, per umiliare l'Italia e in particolare le sue donne. Una logica simile a quella della Carfagna, nominata ministro per meriti sul campo.
O come le varie escort di cui QUALCUNO si circonda normalmente per alimentare il suo ego da galletto reazionario.


Quoto questo pezzo:
L’editore è una controparte oppure no per un autore?
.
«Sì. È Silvio Berlusconi che frega i soldi a me, non Antonio Pennacchi che li prende a lui. Anzi, vorrei un aumento dei diritti d’autore».
.
D.i Berlusconi lei che cosa pensa, visto che è la “palla al piede” della Mondadori?
.
«Può andare affa... all’istante».
.
La casa editrice, invece...
.
«Senta, io non ho rapporti con Marina Berlusconi, ma con i redattori, gli editor, sono loro i miei compagni di lavoro. In fabbrica noi facevamo gli scioperi, i cortei, menavamo pure i capireparto. Però eravamo orgogliosi del nostro lavoro, non pensavamo che la fabbrica fosse del padrone, ma nostra. La contraddizione tra Berlusconi e me è quella tra borghesia e proletariato, quella fra Travaglio e Berlusconi è in seno alla borghesia, così come quella tra Mondadori e gli altri editori».

Bah!

Pennacchi? Ma chi è questo Pennacchi? Cosa vuole?


E' il vincitore dello Strega di quest'anno.
c.

Se prendiamo in esame i libri scritti da Don Gallo notiamo che:


nel 1998 pubblica L'INGANNO DROGA Editore SENSIBILI ALLE FOGLIE

nel 2005 pubblica il libro IL CANTICO DEI DROGATI. L'INGANNO DROGA NELLA SOCIETA' DELLE DIPENDENZE Editore SENSIBILI ALLE FOGLIE

nel 2007 pubblica IO CAMMINO CON GLI ULTIMI Editore CHINASKY EDIZIONI

più altri libri di scarso successo tutti pubblicati con editori minori.

nel 2010 la svolta:
pubblica COSI' IN TERRA, COME IN CIELO Editore MONDADORI
e questa volta ha successo perchè il vantaggio nel pubblicare con un grosso editore non è dato dal fatto che ti dà una percentuale maggiore sul prezzo di copertina, ma dalla maggiore visibilità che ti offre.

Perchè il buon Don Gallo hon ha continuato a pubblicare con case editrici minori più vicine alle sue idee tipo SENSIBILI ALLE FOGLIE che, tra l'altro, pubblica Renato Curcio e nel 2010, dopo due anni di governo Berlusconi, pubblica il suo libro con Mondadori?

E perchè DOPO averlo fatto (con successo di vendite) sbandiera ai quattro venti che lui non ha più intenzione di pubblicare con Berlusconi?

Le ipotesi, a mio avviso, sono due soltanto:

1. Don Gallo si è fatto una buona propaganda con la Mondadori e, ottenuta visibilità, si proporrà ad un altro (grosso?) editore e quindi è un personaggio, diciamo...piuttosto "scaltro".

2. Don Gallo è un po'..."ingenuo" (ma personalmente scarterei questa ipotesi).

Si tratta di ipotesi personali. Voi ne avete di alternative?


Questo è un intervento che ho richiesto io a Massimo Roccaforte, fondatore di NdA, la più grossa realtà di distribuzione indipendente in Italia. E non mi aspettavo che la pensasse così:

http://www.globalproject.info/it/produzioni/NdA-distribuzione-indipendente-sul-caso-Mondadori/5652

C'è da rifletterci.
baci,
c.

Caro Claudio, grazie per i tuoi contributi. Questo ultimo intervento, anche perché proviene da un distributore (molto importante) indipendente, dovrebbe essere evidenziata.


La cito in uno dei prossimi post, posticipando (forse i post si chiamano così perché sono sempre soggetti a posticipazione?) altri argomenti già programmati, non me ne vogliano (troppo, lo facciano moderatamente) i diretti interessati.

Un saluto e buon lavoro!


Luca

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