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GLI "STATI GENERALI" secondo Fabio Lai - ANDATEVENE!

Prosegue la serie di interventi (riflessioni, critiche, proposte) sulla Tavola Rotonda autunnale da tenersi presso il MUF di Lucca. Dopo Gianfranco Goria e Alessandro Bottero, sottopongo ai lettori di Nòva (soprattutto agli autori, editori e operatori del Fumetto che seguono il blog) il punto della situazione secondo Fabio Lai, autore umoristico italiano attivo (guarda caso) sul mercato francese (Vents D'Ouest, Delcourt, Soleil e Jungle).

Fabio ha già espresso queste valutazioni su Kinart e sul suo blog Comicaos, dal quale traggo anche un po' d'immagini.

A Fabio la parola.

RitornoParigi

Da quando si è diffusa la notizia dell'incontro degli autori in quel di Lucca le reazioni sono state piuttosto omogenee:

- da una parte un certo numero di autori si lamenta e chiede pagamenti decenti
- dall'altra parte un certo numero di piccoli editori si lamenta delle critiche a loro rivolte e dice di star conducendo il proprio lavoro in maniera più o meno ineccepibile.

Credo che, in fin dei conti, la diatriba 'autori vs piccoli editori' lasci davvero il tempo che trovi, il problema non è il tipo di trattamento offerto dai piccoli, quanto piuttosto il fatto che sia diventato quasi impossibile, in Italia, rivolgersi ad un editore che non sia un piccolo.

Dal mio punto di vista, da autore, gran parte del mondo fumettistico italiano lo vedo come rovine fumanti regolarmente bombardate da canadair colmi di merda. La situazione è tragica, sempre meno lettori, bassissime tirature, pagamenti indecenti o inesistenti. I piccoli editori costituiscono ormai la maggior parte di questo panorama ma, a sentire chi di loro si pronuncia sulla questione, non si riconoscono alcuna responsabilità per la situazione attuale. Va be', diciamo che non è importante capire e distribuire le colpe, o almeno non è centrale per il mio discorso; diciamo che è tutta colpa del mercato, della crisi, di una maledizione vudù, di un complotto dei servizi segreti americani volto a indebolire lo scacchiere mediterraneo del fumetto, onde favorire la penetrazione del comic d'oltreoceano. Ha poca importanza, prendiamo come dato di fatto che:

- la maggior parte degli editori italiani non è in grado di corrispondere una cifra onesta ai propri autori e nemmeno di diffondere degnamente il loro lavoro.

Sketchosity_14

Prendiamo il caso di un giovane autore intenzionato a far diventare la propria passione nello sceneggiare o nel disegnare un lavoro in ambito fumettistico, vuole che la sua arte sia riconosciuta, apprezzata, giustamente retribuita e valorizzata (e a lui è rivolto questo mio intervento, tutti quelli che fanno fumetto giusto per avere un albo da mostrare a mamma o per andare per forum a dire "sono un autore" possono tornare a Farmville, che poi non so cosa cazzo sia).

Farà le sue prime esperienze come tutti, presso la KittysinKula Comics, piccolo editore, pagato poco o niente, ma in fin dei conti vive ancora con mamma e papà e se lo può permettere. Farà un albo, due, poi probabilmente arriverà quella cosa chiamata vita a dirgli che dovrebbe fare un salto di qualità, dovrebbe cominciare a guadagnare cifre perlomeno decenti, collaborare con un editore migliore.

Ecco, oggi in Italia quasi nessuno può soddisfare queste sue basilari, legittime (se ci sono le capacità, ovvio) aspirazioni.

In Italia adesso, in campo fumettistico, rimangono pochissimi editori in grado di pagare un autore quanto merita: Bonelli, Astorina, Edizioni Paoline e poco altro (non me ne voglia chi ho dimenticato) perfino Disney sta attraversando un periodo atroce, ha mandato a casa molti collaboratori e le paghe si sono ridimensionate, insomma, quella porta per il momento è chiusa (il fatto che Disney, da molti, venga ancora indicato come un datore di lavoro al momento papabile mi mette una certa inquietudine e mi fa domandare la reale conoscenza della situazione da parte di queste persone).

È ovvio che questi pochi nomi non possono assorbire l'enorme offerta di autori, o aspiranti tali, che il nostro paese produce. Così come è ovvio che non tutti i futuri fumettisti italiani hanno uno stile adatto a questi editori, basta guardare questo forum per rendersi conto che la maggior parte degli aspiranti fumettisto italiani ha ben altre aspirazioni.

Quindi, questi autori che fanno? Mica possono continuare anni e anni a lavorare per quella grossa parte dell'editoria che paga dieci euro (sono ottimista) a tavola, dovranno pur campare; nella realtà che conosco io se uno a, che so, 25 anni ancora non riesce a racimolare un salario perlomeno pari al minimo sindacale di un bracciante agricolo rischia di fare un'esistenza veramente problematica.

Moto_03

Un consiglio dato di tutto cuore: andatevene.

Lo so, è triste, tutti vorremmo che qui in Italia le cose fossero diverse (oddio, tutti tutti no, forse a qualcuno sta bene così) ma bisogna fare i conti con la realtà prima o poi.

Esempio: pensate che gli Stati Uniti siano il vostro mercato di riferimento? Prendete contatto con qualche piccolo editore americano, fatela lì 'sta benedetta gavetta. Se riuscirete a crescere come autori un giorno avrete del materiale già edito, con tutti i crismi della pubblicazione d'oltreoceano da mostrare alle grandi americane, e sperare così di entrare nelle loro fila.

Nel frattempo vi sarete già confrontati con la mentalità e i ritmi del mercato locale e, se siete stati fortunati, magari avrete racimolato qualche soldo in più di quanto avreste fatto a casa vostra. Pensate di essere già pronti per le grandi?

Bussate subito alla loro porta, non domani, adesso.

Idem per la Francia, lì piccoli editori come Carabas o Claire De Lune (i primi due che mi vengono in mente) pagano almeno 100€ per una tavola in b/n e basta dare un occhio al loro catalogo per capire che non è richiesta una qualità stratosferica. Certo, mica è il paradiso, anche lì rischiate di incontrare cialtroni, editori improvvisati, è la vita; ma se lì è un rischio, qui è quasi una certezza, e inoltre lì c'è la possibilità, se ci si sa fare, di costruirsi una carriera di tutto rispetto.

Sono convinto che lavorare unicamente in questo piccolo mondo dell'editoria italiana alla lunga non aiuti a crescere, ed è un discorso che va ben aldilà dei pessimi pagamenti o del fatto di venir seguiti da sedicenti editor di dubbie capacità. Innanzitutto questo sistema non premia la qualità, c'è un fattore nella selezione degli autori che pesa più di altro: la disponibilità a lavorare per condizioni miserevoli. Questo fa sì che gli artisti più dotati, o più sicuri del fatto proprio, semplicemente se ne vadano là dove le condizioni di lavoro sono migliori.

Anche se trovate in maniera continuativa "lavoro" per micro-editori italiani non è detto che così sia perché siete abbastanza bravi, quanto piuttosto perché siete abbastanza disperati. Così è difficile poter misurare le proprie chance di poter, un giorno, fare il fumettista di mestiere.

Spesso un piccolo editore italiano può assicurarvi una tiratura del vostro albo in cinquecento/mille copie; da un punto di vista editoriale mille copie sono una goccia nel mare, un nulla. Anche vendendole tutte non avreste mai la certezza che il vostro lavoro sia veramente apprezzato dal pubblico, che il vostro stile possa permettervi tirature e vendite maggiori, e anche se avete questo dubbio, non sarà certo qui che ne avrete conferma.

Blog_Zombibar


Ovviamente la mia è solo un'opinione avvalorata dalla mia storia personale. Conosco diverse persone che continuano a rimbalzare da un piccolo editore italiano ad un altro, nel mezzo ci ho visto di tutto, ovviamente i più fortunati sono quelli con una situazione familiare molto solida alle spalle, alcuni vivono miseramente, ai limiti dell'indigenza, incapaci di costruirsi una vita, farsi una pensione, tirar su dei figli, altri continuano a vivere in questo stato perché, sfiduciati dei propri mezzi, non provano nemmeno a fare quel salto di qualità, altri ancora quel salto, è evidente, non lo faranno mai, ma continuare a pubblicare per la KittysinKula Comics fa loro sperare che un giorno...

Alcuni a trent'anni suonati ancora vivono coi genitori perché altrimenti non avrebbero di che camparsi, nonostante lavorino da anni come fumettisti in Italia, altri provano a farsi una vita, ma dopo poco sono costretti a tornare da mammà perché non sanno come pagare l'affitto. Tutto ciò è molto triste.

Blog_Malpo_11

Il seguito (e gli eventuali commenti a seguire), nel blog di Fabio!

Blog_Prenoms_01

LINK CORRELATI:

LA TAVOLA ROTONDA SUGLI AUTORI DI FUMETTI IN ITALIA... AL MUF DI LUCCA

GLI "STATI GENERALI" secondo Gianfranco Goria - LA COSCIENZA COLLETTIVA

GLI "STATI GENERALI" secondo Alessandro Bottero - SERVE UN CONVEGNO!

UNA FIRMA PER IL FUMETTO - IL PUNTO DELLA SITUAZIONE, di Ivo Milazzo

OSSERVAZIONI SUL DIRITTO D'AUTORE NEL FUMETTO, di Carlo Chendi

IL FUMETTO IN ITALIA: TUTELE E PROSPETTIVE, di Raffaella Pellegrino

Commenti

Mi sa che Fabio Lai abbia ragione.
Resteremo un clan di fedelissimi di questa arte, ma non avremo molti colleghi, perché tutti saranno andati all'estero, i vecchi saranno morti e i giovani, quando i genitori non li sosterranno più (o moriranno anch'essi) si decideranno a cercare un lavoro meno effimero.


Non c'è trippa per gatti, ragazzi!
Anche quelli che si iscrivono alle scuole di Fumetto, cosa pensano?
Quale visione spostata del mondo hanno?

Leggeremo gli articoli e i blog sui fumetti che già ci sono.

Ve ne segnalo uno di oggi sul Los Angeles Times:
http://www.latimes.com/news/local/la-me-0829-then-20100829,0,261843.story

L.A. cartoonist was obscure and misunderstood — the epitome of avant-garde
George Herriman and his bizarre "Krazy Kat" comic strip had some elite supporters — Woodrow Wilson, William Randolph Hearst and Vanity Fair among them — but much of the rest of the country just didn't get it.

Io adoro il finale, leggibile sul blog di Fabio, e la colonna sonora che potrebbe secondo me essere ottima per aprire il dibattito a Lucca. :)

Credo che il brano al quale si riferisce Claudia sia annunciato, nel blog del buon Lai, da Lelio Luttazzi. Quindi, potrebbe essere stato presentato a Studio Uno.
Da notare che il gruppo musicale viene presentato come "I RokEs", con la "e" bel calcata. Così si chiamava all'epoca? Non " I Rocks"?

Per il resto, Fabio dice cose sensate, ma non nuove.
In Italia chi fa cultura vive male, e chi fa fumetti non si distanzia da questo problema.
Ogni giorno l'ignoranza viene esaltata e non ci se ne vergogna più.
Una volta vedevo commercianti arricchiti e sboroni sputare (per esempio) sulla lettura.

Ora lo f il Governo. Belusconi, Calderoli, Bossi... L'esempio è quello di essere ignoranti come capre e arraffare.

Via dall'Italia, è giusto.
E chi deve restare, dia una mano a MANDARE VIA quelli, i falchi predatori, gli avvoltoi. Con buona pace di Verzo, che scriveva delle cose su De Benedetti in uno o due post fa.

Quasi d'accodo. Fare fumetti dovrebbe innanzitutto essere "una vocazione", approdando a questa professione pensandola come "lavoro" è meglio desistere subito. Che poi ci si debba trarre il giusto obolo per vivere è fuor di dubbio ma può anche non realizzarsi mai. Chi è stato a Hollywood, Burbank o Glendale avrà notato un percentuale piuttosto alta di belle ragazze (e ragazzi) servire ai tavoli, farti benzina e anche spazzare le strade. Sono aspiranti attori in attesa di riuscire. Il fumettaro come ogni attività artistica è una professione molto aleatoria, puoi farci milioni come la fame. Si può anche fare part time se proprio non si vuole mollare, un lavoro diverso per vivere e disegnare (o scrivere) al pomeriggio o la sera. O fare una attività di fianco ce ne sono molte. A mio parere da "anziano del fumetto" molta colpa è anche degli aspiranti fumettari che non pensano a come farsi vedere, cosa proporre di nuovo ma solo ad andare, come si diceve un tempo, "sotto padrone". Capita sempre meno di sentire giovani dire, "sto cercando di pubblicare un mio personaggio" ma invece senti dire "sto cercando fare Dylan Dog". I All'inizio degli anni '80 eravamo messi come ora poi arrivò un tale Sclavi e da Dyd nacquero gli splatter grazie a un intraprendente Francesco Coniglio e si rivitalizzò il settore per una decina di anni. All'estero bisognerebbe andarci alla Giardino o alla Hugo Pratt con propri prodotti, andarci da "lavoratore" va bene per la pagnotta ma non fa avanzare la categoria. Il mercato è ora decisamente "maturo" ma offre ancora buone possibilità, basta vederle.

Sottoscrivo l'analisi della situazione editoriale di Fabio Lai, ma sarei meno drastico sulle scelte professionali.

Secondo me quella che è venuta a mancare (e che rischia di sparire del tutto) è la figura quasi impiegatizia del disegnatore (o scrittore) che si lega per tutta la vita ad un personaggio o ad un editore.

Pochi di questi ultimi sono in grado di dare garanzie in tal senso, ma la situazione non mi sembra diversa in altri ambiti professionali.

Suggerirei allora ad un giovane motivato di differenziare la propria offerta professionale: oggi disegno un fumetto, domani faccio illustrazioni per una ditta che produce trapani, dopodomani dipingo su commissione dei quadri ad olio, fra un mese devo realizzare una scenografia, entro l'anno devo consegnare delle illustrazioni per un testo sullo streaching, poi disegno la mascotte di un supermercato...e nel frattempo, magari, viene fuori un nuovo lavoro nel campo del fumetto.


Tutta questa mobilità avrebbe lo scopo di mantenersi dignitosamente con il proprio lavoro, con in più la possibilità di crescere professionalmente e restare nell'ambiente, circostanza che una diversa professione potrebbe non permettere (lavorare tutto il giorno con un martello pneumatico non aiuta a a ripassare i disegni a china col pennellino durante il dopocena).

Si, bisogna ANCHE andare fuori ItaGLIa.
Perlomeno quelli che lamentano il malessere diffuso d'esser autore incompreso ed invisibile.

Chi racconta storie

chi piange su foglie secche che cadono

chi disegna mostri

chi belle fighe

chi pupazzi con peni enormi

comunque tutti a curare il proprio demone grafico mentale.



Permettersi di non scendere a compromessi con nessuno è una precisa scelta, un lusso condivisibile perchè origina una libertà invidiata.

Invidiata da tutti quelli che continuano a non pensare al medium fumetto come una faticosa forma artistica(e artigianale) e talvolta lavorativa et remunerata.

Chi viene pagato più di quel che merita
chi viene pagato il giusto
chi poco
chi nulla
comunque comparabile al sistema produttivo ItaGLIa.

Ma si disegna comunque, non si molla mai, la maledizione è ossessiva, quasi skizoide ma benevola.

Perchè in fondo ci si accontenta di un vivere quotidiano onesto con se stesso, di un bicchiere di vino e un pugno di riso.

Di gente che vive con Mammà e di figli non ne ha ce n'è tanta, ce n'è sempre stata, dove il problema, ce ne stupiamo ancora..?
Mamma, calcio e spaghetti.

Gli stati generali del fumetto non esistono.
Già solo per il fatto che qualcuno si autoinvesta a salvatore del mondo mi lascia perplesso.

Non è difficile guardare fuori penisola, cos'è... troppo scomodo? Troppa strada da fare..?
Taluni colleghi amano dare aria ai denti.
Ma è una cattiva abitudine che nasce negli anni 80, nei finti salotti del Costanzo Show.

Quando collaboravo ad Alan Ford come inchiostratore alcuni anni fa, prendevo 700 euro lordi, più o meno 5 euro a tavola.
Prendere o lasciare.
Per altri motivi ben più etici e civili mi sono licenziato, ma questa è un'altra storia.
Mi sono licenziato perchè trattato a pesci in faccia.

Umiliato.

E non ero certo nella condizione di potermi permettere un'alzata di testa del genere, avevo un figlio appena nato ed una moglie in casa a fare la mamma.
E nessun aiuto fisicopsichicoeconomico.

Entrate da musicista, quindi altalenanti.

Una prece.
Ho scelto comunque la libertà nel rispetto di quel disegno generale che ho nella testa.
Resettare e ripartire con invenzioni improvvisate ed istintive, leit motiv ricorrente e sano.


Ma claudicante è bello.

Quindi, sempre avanti a testa alta.

Contrattando i patti se ne vale la candela.

La storia insegna che nessuno lascia il proprio lavoro (se lo soddisfa), poltrone (se son comode), sedie, sdraio e neanche il posto sul bus alle donne incinte…

Una cosa sensata da fare è affiancarli come si può, con progetti propri cercando di farsi spazio.


Chiaro è che spingere da soli sortisce effetti limitati.
Meglio se agevolati da testate che già raggiungono il grande pubblico (che è e rimane una bestia strana e complessa), che ti fanno girare il segno, il personaggio, lo stile.

Allora la strada cambia pendenza, la salita è meno impossibile pur rimanendo faticosa, si galleggia con un bracciolo mezzo sgonfio, si zoppica ma si procede.

Non succede mica sempre, anzi, è abbastanza raro.



Prendiamo Canemucco ad esempio.

Io non conoscevo Makkox manco sulla rete.

Io come il grande pubblico distratto delle edicole.
Makkox ha avuto una possibilità, un giocattolo personale, un veicolo.

Che magari preferiva tenere solo in rete.

Magari no.

Non ci interessa.
Fatto sta che è sul mercato grosso (in crisi, e bla bla bla, però tant'è).

Ed è rimbalzato subito perchè la gente non cerca più il nuovo.
Il letargo è perenne.
Nei secoli dei secoli.

Mancano comunque gli editori.
Prendiamo il fumetto comico.
Morti Caregaro e Bianconi, morto tutto quanto.
Amen.
Senza nuovi Caregaro e Bianconi non succede nulla ma oggi cosa devi stampare te lo dice il distributore.
Che non va assolutamente bene.
Perchè non è detto che il distributore abbi vera cognizione di causa sulla percezione fanciullesca.

Anche i Superamici (Maicol & Mirco, Tuono Pettinato, Ratigher, etc.) hanno avuto il trampolino romano di Coniglio per tuffarsi da una discreta altezza con XY Comics.

Niente di nuovo.
In passato toccò a Pazienza (Tamburini, Liberatore, Scozzari etc) con Frigidaire.
Don Zauker con Il Vernacoliere.
Leo Ortolani con Panini Comics che vende più dell’Uomo Ragno (incredibile, non riesco a capacitarmene…).

E Gipi & Igort con Coconino.

E non c'entra nulla se apprezzo o meno il loro lavoro, quello è soggettivo e non riguarda il tema.


Chi vince l'oro
chi arriva ultimo
chi muore
chi diventa invisibile suo malgrado
non dipende in esclusiva dalla bravura dell'autore, lo decide il pubblico, un editore o un direttore di produzione cassamortaro.


E l'Italia di 'sti tempi è quello che è...

Come sempre, mi direte voi, anzi peggio...
Beh, in effetti sono conclamati ed esplosi i sintomi nefasti già visti in passato.


Lo spazio si è ridotto e sono aumentate le porte in faccia per tutti.
Porte in faccia che sono sempre esistite e da cui nessuno (dei non paraculati) è esente…

I trampolini s'incontrano strada facendo.

Ma la strada facendo si fa camminando.
Buone passeggiate e tutti.

Si, bisogna ANCHE andare fuori ItaGLIa.
Perlomeno quelli che lamentano il malessere diffuso d'esser autore incompreso ed invisibile.

Chi racconta storie

chi piange su foglie secche che cadono

chi disegna mostri

chi belle fighe

chi pupazzi con peni enormi

comunque tutti a curare il proprio demone grafico mentale.



Permettersi di non scendere a compromessi con nessuno è una precisa scelta, un lusso condivisibile perchè origina una libertà invidiata.

Invidiata da tutti quelli che continuano a non pensare al medium fumetto come una faticosa forma artistica(e artigianale) e talvolta lavorativa et remunerata.

Chi viene pagato più di quel che merita
chi viene pagato il giusto
chi poco
chi nulla
comunque comparabile al sistema produttivo ItaGLIa.

Ma si disegna comunque, non si molla mai, la maledizione è ossessiva, quasi skizoide ma benevola.

Perchè in fondo ci si accontenta di un vivere quotidiano onesto con se stesso, di un bicchiere di vino e un pugno di riso.

Di gente che vive con Mammà e di figli non ne ha ce n'è tanta, ce n'è sempre stata, dove il problema, ce ne stupiamo ancora..?
Mamma, calcio e spaghetti.

Gli stati generali del fumetto non esistono.
Già solo per il fatto che qualcuno si autoinvesta a salvatore del mondo mi lascia perplesso.

Non è difficile guardare fuori penisola, cos'è... troppo scomodo? Troppa strada da fare..?
Taluni colleghi amano dare aria ai denti.
Ma è una cattiva abitudine che nasce negli anni 80, nei finti salotti del Costanzo Show.

Quando collaboravo ad Alan Ford come inchiostratore alcuni anni fa, prendevo 700 euro lordi, più o meno 5 euro a tavola.
Prendere o lasciare.
Per altri motivi ben più etici e civili mi sono licenziato, ma questa è un'altra storia.
Mi sono licenziato perchè trattato a pesci in faccia.

Umiliato.

E non ero certo nella condizione di potermi permettere un'alzata di testa del genere, avevo un figlio appena nato ed una moglie in casa a fare la mamma.
E nessun aiuto fisicopsichicoeconomico.

Entrate da musicista, quindi altalenanti.

Una prece.
Ho scelto comunque la libertà nel rispetto di quel disegno generale che ho nella testa.
Resettare e ripartire con invenzioni improvvisate ed istintive, leit motiv ricorrente e sano.


Ma claudicante è bello.

Quindi, sempre avanti a testa alta.

Contrattando i patti se ne vale la candela.

La storia insegna che nessuno lascia il proprio lavoro (se lo soddisfa), poltrone (se son comode), sedie, sdraio e neanche il posto sul bus alle donne incinte…

Una cosa sensata da fare è affiancarli come si può, con progetti propri cercando di farsi spazio.


Chiaro è che spingere da soli sortisce effetti limitati.
Meglio se agevolati da testate che già raggiungono il grande pubblico (che è e rimane una bestia strana e complessa), che ti fanno girare il segno, il personaggio, lo stile.

Allora la strada cambia pendenza, la salita è meno impossibile pur rimanendo faticosa, si galleggia con un bracciolo mezzo sgonfio, si zoppica ma si procede.

Non succede mica sempre, anzi, è abbastanza raro.



Prendiamo Canemucco ad esempio.

Io non conoscevo Makkox manco sulla rete.

Io come il grande pubblico distratto delle edicole.
Makkox ha avuto una possibilità, un giocattolo personale, un veicolo.

Che magari preferiva tenere solo in rete.

Magari no.

Non ci interessa.
Fatto sta che è sul mercato grosso (in crisi, e bla bla bla, però tant'è).

Ed è rimbalzato subito perchè la gente non cerca più il nuovo.
Il letargo è perenne.
Nei secoli dei secoli.

Mancano comunque gli editori.
Prendiamo il fumetto comico.
Morti Caregaro e Bianconi, morto tutto quanto.
Amen.
Senza nuovi Caregaro e Bianconi non succede nulla ma oggi cosa devi stampare te lo dice il distributore.
Che non va assolutamente bene.
Perchè non è detto che il distributore abbi vera cognizione di causa sulla percezione fanciullesca.

Anche i Superamici (Maicol & Mirco, Tuono Pettinato, Ratigher, etc.) hanno avuto il trampolino romano di Coniglio per tuffarsi da una discreta altezza con XY Comics.

Niente di nuovo.
In passato toccò a Pazienza (Tamburini, Liberatore, Scozzari etc) con Frigidaire.
Don Zauker con Il Vernacoliere.
Leo Ortolani con Panini Comics che vende più dell’Uomo Ragno (incredibile, non riesco a capacitarmene…).

E Gipi & Igort con Coconino.

E non c'entra nulla se apprezzo o meno il loro lavoro, quello è soggettivo e non riguarda il tema.


Chi vince l'oro
chi arriva ultimo
chi muore
chi diventa invisibile suo malgrado
non dipende in esclusiva dalla bravura dell'autore, lo decide il pubblico, un editore o un direttore di produzione cassamortaro.


E l'Italia di 'sti tempi è quello che è...

Come sempre, mi direte voi, anzi peggio...
Beh, in effetti sono conclamati ed esplosi i sintomi nefasti già visti in passato.


Lo spazio si è ridotto e sono aumentate le porte in faccia per tutti.
Porte in faccia che sono sempre esistite e da cui nessuno (dei non paraculati) è esente…

I trampolini s'incontrano strada facendo.

Ma la strada facendo si fa camminando.
Buone passeggiate e tutti.

Scusate ma l'ho postato 2 volte...
Luchino, me lo levi tu il doppione..?
e anche questo...?

carissimo Laca,
tutti noi abbiamo collezionato esperienze di lavoro risolte con grandi amarezze e notevoli perdite di tempo e denaro.

Elencarle sarebbe solo tempo perso.

Quello che trovo incoraggiante in questo dibattito è il fatto che, nonostante le delusioni patite, tanti addetti ai lavori siano ancora disponibili per discutere e fare delle proposte sul da farsi (senza per questo sentirsi "salvatori del mondo").

E tu ne hai?

Di proposte, intendo...nel tuo intervento non ne ho letta nemmeno una.

Ciao!


A. Di Virgilio ha scritto in questo fòrumme:


http://comicus.forumfree.org/index.php?&s=101bf05c9777ed785c01033ee7a2f077&showtopic=66525&st=315&#entry2254858

"Da parte mia, dovendo condurre le conferenze a Narni con gli autori italiani (Bartoli, De Cubellis, Torti Jr, Pascutti, Palumbo, Frezzato, Caterini, Dal Pra, Di Vincenzo, Ruju, Torti Sr e Pontrelli, comincerò già chiedendo loro un parere.
Mi aspetto che ciò possa far nascere domande e considerazioni interessanti tra il pubblico."


Io ti dico: IDEA OTTIMA!
Allora chiedi, trascrivi e facci sapere anche in questo blog. E chiedo anche agli altri che condurranno incontri o incontreranno autori. Lo stesso Luca nelle prossime fiere incontrerà o intervisterà qualcuno, no?


Bisognerebbe trovare delle domande-tipo, così il dibattito di Lucca poggerà già su umori consolidati e espressi.

Dimenticavo: gli interventi di Laca sono dei lavori di poesia.
Sembrano delle canzoni di Rino Gaetano. Sono però d'accordo con Giuliano: facciamo proposte, oltre a constatare!

Caro Giuliano
non mi sento proprio in grado di fare proposte.
Ho già partecipato in passato a tavole rotonde
anche su argomenti musicali (che mi riguardano anche quelli...), sempre di cultura si tratta...
assai speranzoso et propositivo
che hanno sortito effetti nulli
e semmai ribadivano nei propositivi
che dovevano starsene buonini
se volevano continuare a lavorare.
Ti deluderò ma, ahimè, zero proposte stavolta.

Da lettore di Alan Ford avevo notato delle nuove buone chine firmate Luca Montagliani, ma dopo un pò non avevo più trovato il nome ad inizio albo, e pensavo "già andato via?". Leggendo qui e su altri siti ne ho saputo di più. Posso dire al sig. Montagliani che sono dispiaciuto, e che la sua esperienza è stata simile a quella di un altro disegnatore della stessa testata alcuni anni prima.

Quote
Mancano comunque gli editori.
Prendiamo il fumetto comico.
Morti Caregaro e Bianconi, morto tutto quanto.
Amen.
Senza nuovi Caregaro e Bianconi non succede nulla. Endquote

Tristemente vero. Ma le vendite non premiano comunque il fumetto comico (manco con Garfield si vende più, comunque ne so qualcosa di mio), scoraggiando nuovi investimenti nel settore.
Saluti.
G.Moeri

mica è obbligatorio fare proposte per intervenire....
luca/laca ha espresso una sua sensibilità.
e l'unica cosa sensata è ringraziarlo per la testimonianza!

Bene, MicGin!
E, appunto, mi fai notare che non ho ringraziato Laca (terrei anche gli interventi multipli, perché eliminarli?).


Laca è anche autore di un notevolissimo numero speciale di Diabolik che mette conto acquistare...


Avete presente questa parodia-omaggio uscita a primavera (e che non ho ancora -vergognosamente - segnalato?

Ehilà ma quanti complimenti..!
Grazie, grazie a tutti.
Al sig. Moeri, che seguivo sul trapassato forum di Alan Ford, in primis per le parole di consolazione per l'Alan Ford.
Di mazzate (come commenta anche Giuliano) ce n'è per tutti ed è inutile starle ad elencare... ma quella con la MBP è ancora per me fonte di grande amarezza. Perchè di Alan Ford ero grande ammiratore et conoscitore.
Immensa è stata la delusione, che perdura, quando ci penso, ancora...

Si, mio prode Luchino, PASOLIK ha riscosso un buon apprezzamento, specie tra gli addetti ai lavori (si può soddisfare qualche curiosità sul caso, sbirciando tra le pagine di www.ottag.it ove rubo un poco di spazio al mio mentore Rebuffi per parlarne qua e là).

Nell'oggi ha appena ultimato un bel volume (che sarà di grande formato e ben colorato dal giovine Andrea Piccardo) scritto da Emiliano Pagani (si, la bestia di Don Zauker) che parla di supereroi.
Si, si, avete letto bene, supereroi: GLI INGUARDABILI X-NERD.
Ma in un mondo, il nostro, dove i superpoteri non esistono.
Niente a che vedere con Kick-Ass però, manco parente alla lontana...
Qualche immagine..?
Su www.donzauker.it trovate giusto da ieri, un post che ci riguarda...
Uscita prevista a fine Ottobre... che strano eh?

Piacerà anche a Mic Gin o mi dirà che c'è troppa roba nelle vignette..?

Sono molto daccordo con le cose scritte da Fabio Lai e da Laca. Il fumetto è messo male e non solo quello comico.
Una considerazione paradossale: Se nel giro di pochi mesi, chiudessero le testate Panini, Planeta e meta' della Bonelli, cosa resterebbe nelle edicole e cosa succederebbe al mercato dei fumetti in Italia?
E cosa ancora piu' drammatica: in quel caso siamo sicuri che i lettori andrebbero nelle fumetterie per conoscere quali altre produzioni ci sono, per iniziare ad aquistarle? riflettiamo pure su questa cosa....

piccola coda sul comico italiano...
Si, in effetti mancando da anni nelle edicole, la riesumazione del fumetto comico per bimbini non è cosa semplice.
Ma se dico che ci vorrebbe un nuovo Bianconi, intendo un editore deciso a riportare "certi" personaggi MAI dimenticati (dai neogenitori d'oggi in special modo...) e senza troppi scrupoli.
Un umano che sappia condurre senza pietà (cioè sottopagando e scendendo a patti con i vari demoni dell'occasione, perchè in ItaGLIa BISOGNA fare così...) un risorgimento a fumetti per fanciulli.
Che tarda ad arrivare.
E badate bene, NON scimmiottando il nuovo (per me orrido) nuovo stile Disney Manga.
La linea grafica d'allora, lievemente svecchiata me non snaturata come hanno fatto con il Tiramolla Vallardi.
Una proposta per il fumetto..?
Ripartire dal basso.
Dai bambini.

Voglio cogliere quest'occasiuone per salutare "platealmente" Mario Benenati, con il quale, ahinoi (ma non è l'unico) in questi anni devo mettere all'attivo un certo numero di occasioni perdute d'incontro, via eb, per telefono,,in qualsiasi modo. Anche di persona (a parte un saluto con sorriso a Napoli durante una cosa televisiva - della quale poi mi ero completamente dimenticato - era una lunghissima intervista - girata un attimo prima che dovessi partire in tutta fretta).


Salutoni, allora, e... per gli altri che leggono e non sono Mario, un invito a visitare il sito di Fumettomania (http://www.fumettomania.net), che è uno degli obiettivi perseguiti da Mario con accanimento e una dedizione granitico il primo e adamantina la seconda (nel senso della materioa delle unghiette di Wolverine, l'adamantio).


Bye bye per ora!

L.


PS: La discussione sul "comico italiano" (Bianconi etc.), naturalmente mi interessa molto. Merita uno spazio a parte. Potremmo ritagliarne uno, come sul fumetto per ragazzi in generale, negli "Stati Generali Apocrifi" del MUF, probabilmente il sabato!

L'ho buttata sul comico per il semplice fatto che, nel panorama piagnone di certi "nuovi" fumetti tutti sospiri e riflessioni interiori, lo spazio per i fanciulli è indispensabile.
O vogliamo far piangere e sospirare anche loro..?
Non credo.
Il fumetto, o perlomeno un certo tipo di fumetto, deve assolvere anche una funzione di svago ed intrattenimento (per quanto riguarda l'età scolare) e di svacco liberatorio (per gli orfani di Totem comic...)

Solo un piccolo appunto che riporta alla discussione principale.
L'invito ad andare all'estero risulta molto più realistico per i disegnatori.
O proprio al limite per gli autori completi.
Sceneggiare in una lingua che non è la propria è sì possibile ma, difficilmente i risultati saranno all'altezza di autori madrelingua.
I modi di dire, il fraseggio, il ritmo di una lingua... possono sì impararsi ma perchè siano la "stessa cosa" occorrono anni ed anni di "full immersion" nell'ambiente in cui l'idioma è parlato.

Scrivere per l'estero non è facile e, secondo me, ancora più complesso che presentare un prodotto finito
italico proponendo di tradurlo.

Bussare alla porta di un editore straniero e proporsi come tuttofare, come qualcuno accennava, presuppone di esser pronto a scrivere di tutto in una lingua "estranea"

Ripeto: tutto questo sarà un limite mio,
ma trovo arduo, non impossibile badate bene, per uno sceneggiatore "espatriare"

Come ho detto di spazi per il fumetto ce ne sono ancora. Bisogna solo guardare in qualche altra direzione, l'editore puro alla Bonelli non esisterà più. D' altronde oggi non esiste più nemmeno in altri settori editoriali. Persone con i soldi che possono (e vogliono) fare pubblicazioni a fumetti se ne trovano ancora. Odio dover citare esempi personali, nei miei lunghi anni di lavoro (e anche oggi 31 ago 2010) trovo la fuori nel mondo chi "vorrebbe" fare una pubblicazione. Industriali dell'abbigliamento, compagnie telefoniche, ecc. Certo la pubblicazione avrebbe qualche pagina pubblicitaria ma questo è l'andazzo, e poi oggi quale media non ha pubblicità. Ho sempre sentito resistenza alla pubblicità per vari motivi (spesso sbagliati) che poi ci si ritrova una pagina sui pannolini o contro la stipsi tra una pagina e l'altra. Falso nessuna agenzia seria sbaglierebbe target, nessuno butta i soldi dei clienti. Tutte le iniziative che ho seguito io sono fallite per (mi spiace dirlo) la "stupidità" dei fumettari. Non posso fare esempi e nomi se non in privato ma sono parecchi. Solo Magnus e Guido Buzzelli dissero sì incondizionatamente, purtroppo il "destino crudele" ce li ha strappati.

allora è proprio il caso di preparare QUALCHE numero zero...

se non sono proposte queste..!
Visto che non è poi così difficile farsi venire qualche idea?

Sarebbe utile che chi ha capacità organizzative e voglia di fare partecipi alle nostre piccole riflessioni.

Non che voglia tirarmi indietro ma, a parte il fatto che credo di avere già dato a livello di iniziative varie, credo che ognuno debba fare il suo mestiere e che si impegni ad affrontare le trasformazioni che questo periodo richiede a tutti.

Ma a che punto siamo con gli "stati generali apocrifi"? C'è già una data?


laca... sai che sono sempre un criticone... ;-)
comunque la lettura di fumetti a partire dall'infanzia è un problema.
ma fino ad un certo punto. ai fumetti ci si arriva anche da adolescenti, come niente fosse. l'ho già visto tante volte con la nostra biblioteca.

laca... sai che sono sempre un criticone... ;-)
comunque la lettura di fumetti a partire dall'infanzia è un problema.
ma fino ad un certo punto. ai fumetti ci si arriva anche da adolescenti, come niente fosse. l'ho già visto tante volte con la nostra biblioteca.

Ciao, Giuliano!

La data, eh? Hm... Ne stiamo parlando, ancora non è stabilito in modo perfetto, ma (come dicevo) potrebbe essere fissata per sabato 30.

In surroga per domenica.

Dipende (cosa ancora non ben definita) da quanto sarà il tempo che riteniamo necessario; dipenda dal numero degli intervenienti e dal come saranno organizzati tematicamente gli interventim in scaletta.
Ma soprattutto, dipende anche dalla disponibilità del MUF, che di sicuro ha i locali occupali il giorno di venerdì. Ivo Milazzo mi accennava al fatto che anche il sabato dovrebbe esserci la presentazione di un'iniziativa.


Invece, la grande mostra bonelliana (dove c'è almeno una tua tavola - quella chi hai regalato e che ho messo a disposizione, bellissima ed elaboratissima) sarà inaugurato molto prima, e un bell'incontro, con autori niente male, sempre a cura del MUF avrà una sua presentazione nel prestigioso Palazzo Guinigi!


A domani,

Luca

Io di certo posso invitarvi al gran concertone dell'Orchestra Bailam, ove suono in veste di fisarmonicista (per ascoltare qualcosa recatevi su www.orchestrabailam.net) alle 18.00 del 31 Ottobre nella piazza grande di Lucca, in mezzo a centinaia di Cosplay assatanati...
W la revolution..!

Visto che Lai ha citato la Disney, non si può fare a meno di osservare come la medesima nel giro di 10-15 anni abbia dissipato il patrimonio lasciatole dalla gestione Capelli.

Il Topolino seconda metà anni Settanta era in una crisi per certi versi paragonabile all'attuale. Capelli (coadiuvato da Marconi e Carpi) lo ha risollevato portandolo, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, ad una tiratura di 400-500.000 copie (a settimana!) con punte di oltre un milione di copie nel periodo del gadget estivo in un momento in cui la crisi del fumetto in generale era perfettamente simile alla situazione attuale.

Quello che è accaduto nel dopo Capelli è sotto gli occhi di tutti. Non faccio commenti, mi limito a riportare fatti e cifre.

Ma cosa intendi, Absol?
Non conosco le cifre di venduto, ma non è questo il punto.
E' interessante (per me) capire in cosa consiste, a tuo avviso, la cura positiva che han fatto Capelli, Carpi e Marconi.
Storie più accattivanti? La politica dei gadget? Redazionali più interessanti? Iniziative - e pubblicazioni collegate - meglio studiate?
Reclutamento di autori migliori di quelli che c'erano in precedenza? Quest'ultimo punto mi sembra di poterlo rilevare anche a me: l'Accademia Disney, diretta da Carpi, ha portato linfa nuova e tante idee nuove e migliori. Questo è indubbio.
Grazie per questo proficuo scambio di opinioni in coda a questo post.

Cara Anto,

come ho già chiarito nel precedente post, io mi limito alle cifre (che, come si suol dire, si commentano da sole).

Sicuramente, quando hai un calo simile un motivo c'è e non è dovuto ad un crollo del mercato fumettistico in genere che era già in crisi all'epoca esattamente come lo è adesso.

Diciamo anche che sostituire un trio come Capelli-Marconi-Carpi è come sostituire Maradona in una squadra di calcio e questo costituisce anche un'attenuante per le gestioni successive.

Grazie anche a te.

Caro Luca,
non ti è certamente sfuggito che dopo il mio post di ieri (sono passate 24 ore) nel quale accennavo a possibilità di lavoro non sia giunto un (1) messaggio che chiedesse qualche spiegazione. Anche solo per "andare a vedere" giusto per potermi spernacchiare se "contavo balle". E invece: un silenzio assordante. E se questo avviene in un blog seguito come il tuo temo che tutto quello che si potrà fare in incontri e tavole rotonde siano, ahimé, solo chiacchiere. Chi lavora sta a posto e chi non lavora forse preferisce piangersi addosso: "a me m' à rovinato la guera"..."è tutta una mafia".
Giusto stamani avevo appuntamento (come amico consulente) in una casa editrice di buon livello che vuole (voleva?) proporre un periodico a fumetti. Nonostante l'entusiasmo dell'editore ( e mio) la conclusione è stata (per ora si spera) : impossibile preparare una scaletta. Dopo alcuni mesi di "pour parler" sotterraneo si sono trovati solo giovani inesperti, anziani "bolliti" che proponevano solo ristampe di loro vecchie cose e nessuna idea né nuova né buona. Scusa lo sfogo ma sono amareggiato, siamo partiti dal sogno di rifare "Pilote", o "Orient Express" (nello spirito) e abbiamo concluso con l'idea di utilizzare materiale straniero d'agenzia. Di ottimo livello e a prezzo basso.
Ma a mio giudizio (accetto scommesse) l'iniziativa è morta e sepolta. Una prece.

Ciao, Gcm!

Ma sai che invece il commento in questione mi è sfuggito!??? O meglio, l'ho letto, ma non avevo dedotto che ci fosse questa richiesta implicita e questa urgenza, l'avevo preso per una ipotesi, non per una realtà concreta e da gestire in fretta.


Poffarre! Avrei potuto evidenziarlo, con un certo profitto (e adesso è troppo tardi, vero?).

Da ieri a oggi sono in full immersion "dentro" un libro, naturalmente con un certo ritardo, e ho potuto osservare al minimo il blog. Ho risposto qualcosa ma non troppo qua e là, e ancora per qualche giorno sarei leggermente latitante. I post che leggi e leggerai sono fatti al volo (eh, sì, lo confesso) mentre quelli più impegnativi da comporre devono aspettare alla fine della settimana.


Accidentaccio!


Ma non è stato notato nemmeno da altri frequentatori del blog?


In effetti sono molti, e i commenti sono solo la punta dell'iceberg.

Trattandosi di un progetto nuovo, non è dato sapere di cosa si tratti (sia per scaramanzia che per ovvie ragioni di riservatezza). Se è possibile... recuperare qualcosa, vediamo se qualche reazione positiva ci potrà essere. Altrimenti, come dici tu, si chiacchiera solo. E anche un po' a vuoto...

A più tardi!!!

L.

Tu sei straimpegnato e puoi non "sentire" un richiamo (volutamente) tra le righe ma chi è in "caccia" dovrebbe sentire anche gli ultrasuoni. Diciamo che per ora il progetto è "in sonno" ci sono ora da risolvere cose con l'agenzia che vende gli spazi pubblicitari e avrebbe bisogno di un indirizzo certo. Questa sera l'editore partiva per gli Stati Uniti e anchio, nel mio piccolo, ho qualche impegno, abbiamo stabilito di ritrovarci a metà settembre. Ne riparleremo, un esperto del tuo calibro sarebbe un (impossibile?) desiderio.
gc

@ gcm

Scusa, ma perchè rifare Orient Express o Pilote (sia pure nello spirito) che non hanno avuto successo? Non ti pare un'idea sbagliata in partenza? A me risulta che ci siano in giro un bel po' di autori di esperienza che sicuramente hanno delle idee. Perchè non fate quello che nessun editore fa mai: un bando per selezionare idee nuove anzichè resuscitare i morti? Detto come serio consiglio e senza nessuna ironia.

Lo "spirito" Pilote (francese) e Orient Express era quello di cambiare il panorama del fumetto. (allora). Se si parlava di "spirito" si intendeva la voglia di fare non i temi o le storie. Pilote ( ça c'est un journal!) fu un successo clamoroso e uno spartiacque tra il vecchio e il nuovo. Orient Express era un'idea validissima, i motivi della chiusura furono tanti e diversi. In ogni caso noi non abbiamo in mente questo.
Mai stato a selezionare idee arrivate da "autori d'esperienza"? Quando mai sul tavolo di una redazione è arrivata un'idea completa. Arriva qualche fotocopia di vecchi lavori più 3 cartelle di soggetto. Quando abbiamo cominciato a parlarne a cena o in redazione si poggiava il discorso sull'idea che gli autori avrebbero aperto i cassetti e tirato fuori (fisicamente) le idee. Abbiamo scoperto che i "cassetti" oggi sono vuoti. Uno scrittore ha manoscritti pronti, così uno sceneggiatore di film o TV. I fumettari, pronti a ricrederci, non hanno nel "cassetto" una storia completa di 44 tavole. In America se vuoi fare una striscia sindacata devi mandare un mese di Giornaliere e due mesi di Domenicali il che equivale ad almeno il primo episodio se parliamo di miniserie italiane.
Ma questa è un'altra storia.

Caro gcm, bazzico il settore da una quarantina d'anni e ho lavorato a tutti i livelli, ma mi sembra davvero "strano" un editore che decide di fare una rivista senza avere un'idea precisa di cosa vuole fare, e uno dei suoi..."collaboratori" (?) che spera di trovarla con una frase sibillina nel commento di un post di un blog! Sì, l'editoria italiana è messa davvero male, se succede questo!
Ai miei tempi (tanto per parlare da quel vecchietto che sono) un editore, insieme ai suoi collaboratori "tecnici", decideva cosa fare (poteva essere un'idea originale o l'imitazione di una testata di successo) e cercava di conseguenza i collaboratori contattandoli in modo professionale: una lettera o una telefonata. La voce (l'ambiente è così piccolo...) si spargeva subito, e altri autori si fiondavano a proporsi a loro volta come collaboratori del nuovo giornale. Insomma, una cosa dettata dal buon senso.
Che roba è questa che un editore si aspetta di trovare autori con un'idea geniale nel cassetto per poter investire i suoi soldi? Se vuoi dei progetti, te ne mando una cassettata (da "cassetto", dove giacciono. Non so se "geniali"). Previa richiesta del tuo amico editore e contatti un po' più professionali di due righe nei commenti di un blog firmati "gcm" (magari ci conosciamo pure, ma in questo momento non mi viene in mente nessuno il cui nome risponda a questo acronimo).

Time out.
Nessuno ha cercato collaboratori attraverso questo sito. Si parlava di stati del fumetto e ho solo constatato che una frase scritta, quasi senza pensarci, su qualche possibilità di lavoro, in un momento gramo come questo avrebbe dovuto sortire qualche domanda. Così non è stato.
Sono certo che più ne parliamo e più usciranno fumettari, ma, ripeto, sono rimasto stupito che nessuno si fosse nemmeno un poco incuriosito.
Se sei il Marcello che penso sono certo che avrai cassetti pieni di idee, lasciami dubitare che ce ne siano molti altri come te. Il buon Goria ha aperto uno spazio su afnews a disposizione di chi avesse idee e serie da proporre non mi pare che ci sia stata una gran ressa.
In quanto all'editore, vuole fare soldi. Ha un idea, giusta o sbagliata, è sua come i soldi e io lo assecondo. Anche perché mi pare buona.

Non credo proprio che gmc cerchi collaboratori attraverso questo sito, anche se non trovo la cosa assolutamente disdicevole.

Come autore operante nel settore del fumetto da più di vent'anni, mi trovo però d'accordo con Marcello. Se c'è una cosa che non manca, sono gli autori di esperienza con progetti nel cassetto.

Il punto è che, negli ultimi tempi, gli editori, o almeno la maggior parte di essi (piccoli e grossi) hanno dimostrato di non saperli scegliere i progetti, per non parlare di quelli che se non sei "presentato" i progetti neanche li leggono.

Preciso: "presentato" non è "raccomandato". Raccomandato è il mediocre che pubblica per via di conoscenze. Presentato è l'autore che (bravo o meno) viene preso in considerazione solo dopo essere stato introdotto da qualcuno.

Volete sapere qual'è il problema principale del fumetto italiano, secondo me? Vi risponderò con un annedoto che Montanelli raccontò a proposito di Leo Longanesi (il "grande" Leo Longanesi):

Montanelli, all'epoca lettore per Longanesi, stava esaminando insieme ad altri colleghi il manoscritto di un allora perfettamente sconosciuto Vitaliano Brancati. L'opera, intitolata "Piave" era un mattone apologetico sulla prima guerra mondiale assolutamente illegibile, tanto che Montanelli e colleghi si scambiavano commenti sconsolati e ironici. Passa Longanesi e chiede cosa stia succedendo. Montanelli spiega la situazione e gli allunga il manoscritto. Longanesi legge distrattamente alcune righe, poi si fa più attento, si siede e legge un po' di pagine del manoscritto, dopo di che, tra lo stupore di Montanelli e dei suoi colleghi, fa convocare Brancati per dirgli (ATTENZIONE! Dopo aver letto un libro apologetico sulla prima guerra mondiale!): "Mi scriva un libro ambientato nel mondo dell'alta borghesia siciliana". Brancati torna a casa e dopo qualche mese gli consegna "Il bell'Antonio" che fu un grande successo editoriale e cinematografico. Commento di Montanelli (su Longanesi) nel suo tipico stile, strabuzzando gli occhi e allargando le mani: "Come avesse fatto ad intuire le capacità di Brancati non l'ho mai capito. Era proprio un genio."

ECCO, AL FUMETTO MANCA ASSOLUTAMENTE E COMPLETAMENTE QUESTO!! E LA COLPA E' SOLO ED ESCLUSIVAMENTE DEGLI EDITORI!

Spiace dirlo, ma buona parte dei progetti pubblicati (non tutti, ovviamente) sono scritti da "geni che scrivono capolavori che nessuno legge" e "giovani talenti" autori di sceneggiature praticamente illegibili. Ma forse sono io che di fumetti non capisco niente.

Non so chi tu sia, Absol (con tutti questi pseudonimi e nickname va a finire che siamo sempre gli stessi, dello stesso giro, a parlarci, e ci ignoriamo a vicenda) ma quanto scrivi è davvero interessante e centra in pieno la questione.
Forse Bernardi poteva essere considerato un po' alla stregua di Longanesi, non molta altra gente.


Grazie dell'aneddoto!

E LA COLPA E' SOLO ED ESCLUSIVAMENTE DEGLI EDITORI! ?????
Al massimo mancano gli "editor".

L'editore oggi è un signore che investe soldi se c'é da guadagnare.
Se non gli si mettono sotto il naso buone proposte, che magari nemmeno capisce, usa i suoi denari per comperare case, azioni o anche solo containers di banane e pomodori dalal Cina.
Non sono un operatore del settore, solo un lettore, e forse questa distanza mi fa vedere meglio il problema, se posso dare un consiglio si deve guardare verso nuovi mezzi e modi di veicolare il media fumetto. Dall' Ecclesiaste l'idea è pur sempre quella, il bene contro il male.
Grazie per l'ospitalità,
saluti a tutti?
Max.

Certo, mMassimo, perché avere dubbi? Saluti proprio a tutti!

Il Bene contro il Male...

Mi domando se lo dici con ironia oppure no.
Io direi di no.
gli autori contro gli editori.
Gli autori "bravai" contro la Camorra.
Gli autori bravi contro chi ruba (anche le case editrici).
I bravi autori contro chi evade il fisco (e si fa fare i condoni ad personam).
Evadere il fisco non è rubare?

Gli onesti contro i ladri... Arricchitisi con i furti.

Questo era scritto nell'Ecclesiaste?

Se non eri ironico, sono d'accordo con te.

Nessuna ironia.
Il punto di domanda è un refuso, colpa di questa nuova tastiera diversa dalla mia solita.
Max

a Luca:
non sarebbe il caso di spostare questa discussione dato il numero e la qualità degli interventi?
E magari riassumere i punti emersi?

a gcm:
neppure io avevo capito che il tuo progetto editoriale richiedesse collaboratori; mi sembrava un semplice esempio per ribadire la diffusa pigrizia mentale e la scarsa attitudine al nuovo ben presenti nel nostro ambiente, analisi che mi trova perfettamente d'accordo.
Quanto alle idee, come nel caso di Marcello, anche io ne ho stipate diverse nei cassetti, non si tratta di chiacchiere da bar su grandi progetti da realizzare (Chissà come e quando) ma, piuttosto, tavole, soggetti, studi di personaggi...

a Giuliano:
avevi capito giusto non ci mettiamo a cercare collaborazione attraverso un blog, seppur di prestigio come questo. Era effettivamente uno sfogo sulla pigrizia dei fumettari abbinata al fatto che se uno dice forse c'é del lavoro qualcuno si dovrebbe almeno informare. Abbiamo fatto una ricerca molto-molto sottotraccia per vedere (conosco quasi tutti) chi avesse qualcosa, appunto, nei cassetti. E siamo arrivati a una conclusione, forse sbagliata, che un fumettaro alle prime armi, un nome "pesante, può vendere quello e il passato, ma, appunto un giovane o meno poco conosciuto dovrebbe avere nel cassetto storie complete. Se vuoi vendere una storia per un film mandi una sceneggiatura completa, stesso per un libro. Un gruppo musicale fa un master, anche una modella spende parecchie migliaia di euro per un compisit. In pubblicità una agenzia gira un commercial, al risparmio ma lo gira per mostrarlo al cliente. So che questo farà dire a molti: come é possibile fare un fumetto completo? Ci vuole molto tempo! Vero ma ci vuole anche a scrivere un buon libro. Tutto questo perché nel futuro, se il fumetto avrà un futuro, ci saranno editori che vorranno solo investire per guadagnare. Editori a cui siamo abituati (me ne viene in mente solo uno) appassionati e informati non esisteranno più.

Forse, se questa cosa, che non curo, seguo solo perché mi é vicina, avrà uno sbocco chissà magari ci sentiamo per qualcosa. Posso solo anticipare che si indirizzavano verso personaggi a carattere seriale dai quali poter ricavare poi dei cartonati alla francese. Sesso e violenza estrema esclusa perché il target sarebbe famigliare.

Umili riflessioni sparse di bloggatore dilettante:

- ci vorrebbe un nuovo Bianconi, intendo un editore deciso a riportare "certi" personaggi MAI dimenticati -

Sarebbe bello che potessero superare il vecchio dualismo Alpe/Bianconi riproponendo le due scuderie di personaggi ... assieme.

- Una proposta per il fumetto..? Ripartire dal basso. Dai bambini -

Coi bambini di oggi temo che ci vorrebbe un gran investimento per regalargli una prima copia promozionale, e magari non li vorrebbero neanche così :-(
Spero che le cose non stiano in questo modo.

- L'ho buttata sul comico per il semplice fatto che, nel panorama piagnone di certi "nuovi" fumetti tutti sospiri e riflessioni interiori, lo spazio per i fanciulli è indispensabile.(...) un certo tipo di fumetto deve assolvere anche una funzione di svago ed intrattenimento (...) e di svacco liberatorio (...) -

Pienamente d'accordo.

- Capita sempre meno di sentire giovani dire, "sto cercando di pubblicare un mio personaggio" ma invece senti dire "sto cercando fare Dylan Dog". -

In rete ci sono tanti "nuovi autori" con dei loro personaggi (anche io, em ...), e lì rimangono; quando approdano sulla carta hanno ben poca visibilità (e se ti autosegnali ... auguri, ne sappiamo qualcosa io ed altri) e finiscono in un bancone apposito a Lucca con vendite irrisorie.
Ma anche realtà un pò più grandicelle come "Il Morto" fanno non poca fatica da quel che leggo, in pochi le conoscono ed in ancora meno le trovano materialmente.

- giovani inesperti, anziani "bolliti" che proponevano solo ristampe di loro vecchie cose -

Ma l'esperienza i giovani dove la dovrebbero fare? Comunque in giro per la rete dei giovani fumettisti anche bravi si incontrano.
Riguardo agli anziani, per es. di Perogatt si potrebbe ristampare qualsiasi cosa; per esempio, su "100 anni di fumetto italiano" n.8 si è potuto vedere qualche estratto, realizzato da lui e da altri, della rivista "Tilt!".

- I fumettari, pronti a ricrederci, non hanno nel "cassetto" una storia completa di 44 tavole. -

Io per esempio nei miei cassetti di semplice dilettante ho i testi di tante storie da 120 tavole ed altre più brevi, anche in impaginazione diversa dall'alanfordiana. E' vero che molti buttano subito giù una storia disegnata in forma completa invece di provare ad immagazzinare testi, e la quantità di produzione ne risulta di conseguenza molto ridotta.

Una proposta? Supergulp! I "fumetti in tv" diedero un impulso al settore mai più eguagliato, ebbero il potere di rendere celebri e vendute certe serie come non mai. E quando finì Supergulp furono dolori.
Ed allora, creare un progetto del genere, proporlo alle emittenti, Guido De Maria dovrebbe essere ancora disponibile, non è mica solo un elemento del passato.
Saluti.
G.Moeri

Umili riflessioni sparse di bloggatore dilettante:

- ci vorrebbe un nuovo Bianconi, intendo un editore deciso a riportare "certi" personaggi MAI dimenticati -

Sarebbe bello che potessero superare il vecchio dualismo Alpe/Bianconi riproponendo le due scuderie di personaggi ... assieme.

- Una proposta per il fumetto..? Ripartire dal basso. Dai bambini -

Coi bambini di oggi temo che ci vorrebbe un gran investimento per regalargli una prima copia promozionale, e magari non li vorrebbero neanche così :-(
Spero che le cose non stiano in questo modo.

- L'ho buttata sul comico per il semplice fatto che, nel panorama piagnone di certi "nuovi" fumetti tutti sospiri e riflessioni interiori, lo spazio per i fanciulli è indispensabile.(...) un certo tipo di fumetto deve assolvere anche una funzione di svago ed intrattenimento (...) e di svacco liberatorio (...) -

Pienamente d'accordo.

- Capita sempre meno di sentire giovani dire, "sto cercando di pubblicare un mio personaggio" ma invece senti dire "sto cercando fare Dylan Dog". -

In rete ci sono tanti "nuovi autori" con dei loro personaggi (anche io, em ...), e lì rimangono; quando approdano sulla carta hanno ben poca visibilità (e se ti autosegnali ... auguri, ne sappiamo qualcosa io ed altri) e finiscono in un bancone apposito a Lucca con vendite irrisorie.
Ma anche realtà un pò più grandicelle come "Il Morto" fanno non poca fatica da quel che leggo, in pochi le conoscono ed in ancora meno le trovano materialmente.

- giovani inesperti, anziani "bolliti" che proponevano solo ristampe di loro vecchie cose -

Ma l'esperienza i giovani dove la dovrebbero fare? Comunque in giro per la rete dei giovani fumettisti anche bravi si incontrano.
Riguardo agli anziani, per es. di Perogatt si potrebbe ristampare qualsiasi cosa; per esempio, su "100 anni di fumetto italiano" n.8 si è potuto vedere qualche estratto, realizzato da lui e da altri, della rivista "Tilt!".

- I fumettari, pronti a ricrederci, non hanno nel "cassetto" una storia completa di 44 tavole. -

Io per esempio nei miei cassetti di semplice dilettante ho i testi di tante storie da 120 tavole ed altre più brevi, anche in impaginazione diversa dall'alanfordiana. E' vero che molti buttano subito giù una storia disegnata in forma completa invece di provare ad immagazzinare testi, e la quantità di produzione ne risulta di conseguenza molto ridotta.

Una proposta? Supergulp! I "fumetti in tv" diedero un impulso al settore mai più eguagliato, ebbero il potere di rendere celebri e vendute certe serie come non mai. E quando finì Supergulp furono dolori.
Ed allora, creare un progetto del genere, proporlo alle emittenti, Guido De Maria dovrebbe essere ancora disponibile, non è mica solo un elemento del passato.
Saluti.
G.Moeri

a Gcm:
non so più nemmeno io a quale categoria appartengo (di sicuro non a quella dei giovani autori, ahimè!), ma spero di avere ancora la forza e l'opportunità per fare anche qualcosa di nuovo.
Se vuoi ne parliamo privatamente, visto che siamo d'accordo su parecchie cose:
gamakxp@tin.it

A Moeri:
ho qualche perplessità su un nuovo "fumetti in TV", oggi le televisioni ti calcolano solo se con il numero zero gli porti anche le sponsorizzazioni.
Chiaramente non dovrebbe trattarsi necessariamente di pubblicità correlate ma nemmeno fuori target.
Insomma, la vedo difficile.

Per l'esperienza formativa dei giovani autori la vedo sempre più difficile; una volta il mercato offriva delle opportunità per farsi le ossa e sperimentare ambientazioni e stili diversi.
Rinchiudersi in casa a produrre il proprio graphic novel rischia di limitare la sperimentazione alle ambientazioni ed alle atmosfere che riescono meglio, quello che per gli scrittori si dice "girare intorno al proprio ombelico".

Affrontare una sceneggiatura scritta da altri è sicuramente più formativo (geni esclusi).

Io dentro a questa diatriba ci sono finita in modo quasi casuale scrivendo sul mio FB la frase: " Il problema in Italia non sono i piccoli editori ma il fatto che non ci sono più quelli grandi..."
Questa frase ha scatenato una lunga discussione che ho trascritto e trovate scaricabile sul mio blog, questa chiacchierata con diversi interlocutori ha portato a galla molti problemi ma la discussione si è poi arenata quando si è dovuti arrivare a tirare le conclusioni ovvero a trovare un modo fattibile per reagire .
Certo è che è più facile parlare dei propri problemi che non avere proposte costruttive. Anch'io non vedo soluzioni, da autrice, a questo mercato malato.
Gli unici che potrebbero fare qualcosa sono gli editori ma non possiamo certo costringerli. Per il resto sì, potremmo chiedere qualche diritto in più ma rimane lo scoglio del denaro, che se non gira non lo si può inventare. Io potrei anche avere tutti i diritti del mondo ma in Italia non rientrerei mai se non avessi anche un giusto compenso. In più i diritti spesso hanno una relazione con la paga, che vorrei spiegarvi. Se facciamo una legge che gli stabilisce non è detto che venga rispettata, io diversi anni fa facevo un altro mestiere e l'azienda non mi diede quel che era stato pattuito con regolare contratto, mi presentai a un sindacato e chiesi come potevo riavere il dovuto. Mi venne risposto che per cifre simili non era possibile far niente ecco, quello che mi dovevano corrisponde al doppio di quel che di solito prende un autore italiano di anticipo, e lui spesso non ha neanche un contratto. Giusto o no ma anche i diritti, per essere sicuri che vengano rispettati, hanno bisogno di soldi.
In fine a me dell'intervento di Fabio ha colpito la parte sulla negazione delle colpe. Non ho apprezzato l'intervento di G. Goria, poteva risparmiarsi di contestare il mondo del fumetto in genere, mondo che doveva difendere lui. Se pensava che il suo ruolo non fosse rispettato e di non avere dietro di sé una categoria aveva due possibilità: gettare la spugna e chiudere baracca o fare qualcosa per trovare consensi. Lui che strada ha intrapreso? Non so se avrebbe funzionato una di queste due soluzioni ma se una persona mi dice che per 10 anni ha avuto un incarico che riteneva bistrattato e solo ora si sente libero di dirlo me ne stupisco un sindacalista, secondo me, dovrebbe avere il dovere di gridare forte i problemi del campo lavorativo in cui si muove soprattutto se sono problemi del suo rapporto con i lavoratori, porsi domande, cercare soluzioni.... E' come fare una associazione di beneficenza che dovrebbe portare soccorso e vedere che pochi ti chiamano se stanno male anzi molti preferiscono rimanere a terra a dissanguarsi pur di non aver a che fare con te e rimanere in una situazione simile per 10 anni!!??!!
E' un comportamento, hai miei occhi strambo e anche che ha giovato poco a tutti poi si probabilmente non sarebbe cambiato molto della situazione attuale di povertà che avvolge il fumetto ma quell'intervento l'ho trovato inutilmente polemico nei confronti degli altri ( nel senso che li critica dopo che ha vissuto per anni una situazione spiacevole) e in nessun modo critico nei confronti del suo autore.
Ultimo appunto ma questa è una sciocchezza ma è divertente: vedo che il termine usato da Goria "coscienza collettiva" rimbalza sui vari blog e tutti si augurano di ricrearla. Il problema è che il termine coscienza collettiva identifica, in una teoria di Jung, un bagaglio di nozioni comune a tutti gli esseri umani che è innato in loro (esempio delle paure ancestrali di certe cose tipo serpenti o maggior attenzione per certi colori). Insomma temo che non sia il termine giusto nel nostro caso :D

GCM: Per quanto riguarda la questione del prestare attenzione ad ogni proposta lavorativa ti posso dire i motivi per cui secondo me non le ha risposto nessuno: siamo in un blog dove non passano molti giovanissimi, persone che tirano fuori soluzioni e lavori ma dicono di non trovare collaboratori, solitamente, non danno una buona impressione. In più di case editrici nuove ne nascono molte ma la maggior parte di esse cerca grandi idee ma non ha grandi idee di cosa fare, nascono e quando va bene muoiono dopo poco quando va male continuano sopravvivendo. In più la pubblicità sui fumetti a me sta bene ma chi pubblicizzerà il fumetto? Nel senso che va bene pubblicizzare un prodotto ma se vendo uno spazio devo dare dei dati di vendita e coi dati della maggior parte dei periodici a fumetti italiani temo che solo un azienda scalcinata potrebbe "abboccare".

Ah dimenticavo: in Francia chi propone una storia manda 4-6 tavole, una sinossi e qualche pagina di sceneggiatura, conosco persone che pubblicano in America dopo un dossier di qualche pagina o pochi disegni. Tenere nel cassetto storie complete scritte e disegnate è, a mio avviso, una cosa ben strana anche perché vorrebbe dire che qualcuno ha investito 6 mesi/un anno in un progetto senza avere un editore che lo avesse approvato O_o!

Sono lieto che questo argomento produca ancora opinioni.
Claudia, tutto giusto, so che sei un seria professionista che lavora sul mercato francese e di questo ne saprai più di me, io partivo (vedere primo messaggio) dal dire che ci sono molti altri modi per fare fumetti. Forse più per soldi che per dire qualcosa. Poi sono scivolato, inconsciamente, sulla mia cosa e me ne dolgo. Esprimevo e ne sono convinto che ci saranno sempre più (se non solo) editore che vogliono investire e se hai qualcosa di pronto tanto meglio. Comprendo anchio che fare un fumetto completo porta via 6 mesi o un anno ma, se uno non c'ha lavoro o ne fa uno diverso per vivere e ami il fumetto che fa? Guarda la TV, va a passeggio. Si metta disegnare che non fa mai male, e chissà. Un disegnatore,un ottimo disegnatore, oggi scomparso, quando aveva bisogno di denaro non andava a chiedere una sceneggiatura ma portava all'editore una storia completa che aveva fatto nelle serate morte o nei ritagli di tempo. E l'editore davanti a un prodotto chiavi in mano non diceva mai di no.
Per quanto riguarda la pubblicità, una buona agenzia ha dei budget da clienti fissi che può gestire e... ma qui non posso dire di più.

PS. presentami ai tuoi editori in terra di Francia.

per Giuliano:
ti invierò una email privata quando rientro.

Non so chi abbia usato per prima il termine "coscienza collettiva"; avevo il sospetto che non fosse tecnicamente corretto ma l'ho adottato anche io perché rendeva l'idea di un comune sentire che spesso manca alla nostra categoria.

Da notare che è stato evitato il più impegnativo "coscienza di classe"...

Sì, forse coscienza di classe richiama cose vecchie e lotte che appartengono prevalentemente ad un'area politica tutte cose delle quali in molti si vergognano, soprattutto certi dei protagonisti di quelle lotte :). ( Come siamo messi male...)

Sì, forse coscienza di classe richiama cose vecchie e lotte che appartengono prevalentemente ad un'area politica tutte cose delle quali in molti si vergognano, soprattutto certi dei protagonisti di quelle lotte :). ( Come siamo messi male...)

diciamo più che altro che non è il periodo delle rivendicazioni corporative; con questi chiari di luna proprio non mi riesce di vedere un editore come uno sfruttatore del lavoro altrui...

@ Claudia Chec

Editori francesi e americani con cui si collabora dopo aver inviato qualche tavola disegnata e qualche pagina di sceneggiatura?

Penso non avrai nessun problema a nominarli, perchè a me non risulta proprio.

Detto senza nessuna ironia, naturalmente, ma con "legittima" curiosità:

Premessa: tutte le volte che rileggo i miei messaggi mi pare di essere stata un po' troppo diretta, le cose che scrivo le penso e sono pronta a sostenerle tutte ma alle volte manco un pelino di diplomazia, quindi mi scuso se qualcuno le trova troppo dure e mi scuso con la lingua italiana che offendo diverse volte in ogni post.

Giuliano: Sì, poi non penso che siamo una "classe" magari è più una coscienza di categoria o un ancora più calzante spirito di categoria. Comunque a questa questione del termine errato do poco peso, era più una curiosità dato che mi aveva strappato un sorriso ricordandomi delle tante volte in cui con amici autori nominiamo la coscienza collettiva. In pratica hai presente tutte quelle volte in cui ti viene un idea magnifica per un fumetto e dopo poco vedi la stessa cosa fatta da un altro senza che esista la ben che minima possibilità di copia? Ecco in quei casi noi diciamo sempre: "Maledetta coscienza collettiva!" :D

Absol: Forse non mi sono spiegata bene io parlo del dossier che si presenta a un editore. Nel blog Shaolin cartoonists (http://shaolincartoonists.blogspot.com/) io e Fabio (Lai) abbiamo intervistato diversi editor e tutti chiedono un quantitativo di materiale di questo tipo. Questo serve a loro per capire se sono interessati. Più che altro serve all'autore per capire se c'è da correggere un po' la rotta, se hai fatto tutte e 44 le pagine per un editore diventa forse anche più problematico adeguarlo alle sue esigenze. Poi ovviamente possono esserci dei passaggi e delle correzioni tra la presentazione e la firma del contratto però in base alla mia esperienza e da quello che mi dicono gli editor sconsiglierei dossier troppo voluminosi, indispongano solo chi li deve esaminare e possono essere un investimento eccessivo per gli autori. Io propenderei per diversificare gli obiettivi e magari iniziare più progetti, poi ovviamente non voglio criticare le scelte di nessuno. Un altro discorso viene poi per chi collabora in un progetto o per chi ha già lavorato nella stessa casa editrice, per questi la strada è ancora più facile.

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ho qualche perplessità su un nuovo "fumetti in TV", oggi le televisioni ti calcolano solo se con il numero zero gli porti anche le sponsorizzazioni.
Chiaramente non dovrebbe trattarsi necessariamente di pubblicità correlate ma nemmeno fuori target.
Insomma, la vedo difficile.
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In effetti al giorno d'oggi tutto ha la strada sbarrata, comunque avevo citato Guido De Maria che tra le altre cose si occupa di pubblicità da sempre, e che saprebbe delineare meglio i contorni di un simile progetto ...

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Per l'esperienza formativa dei giovani autori la vedo sempre più difficile; una volta il mercato offriva delle opportunità per farsi le ossa e sperimentare ambientazioni e stili diversi.
Rinchiudersi in casa a produrre il proprio graphic novel rischia di limitare la sperimentazione alle ambientazioni ed alle atmosfere che riescono meglio, quello che per gli scrittori si dice "girare intorno al proprio ombelico".
Affrontare una sceneggiatura scritta da altri è sicuramente più formativo (geni esclusi).
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Anche qui, quello che si trova in giro è poco o niente; quando si resta in casa a scrivere GN o strisce o farse è perchè non c'è altro da fare, piace inventare qualcosa ma rimane una cosa personale, un "aspiranti e basta", non esiste proprio un ambiente di riferimento, se si esce di casa si incappa in discorsi del tipo "Nella tal città c'è un altro che si interessa di fumetti" "E che fumetti fa?" "No, non li fa, li legge".
Saluti :-)
G.Moeri

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