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GINO GAVIOLI E LA DITTA "PIERINI PORCOSPINI & C." (con l'aiuto di Giovanni Bosticco)

Gavioli Pierini Porcospini testata

Come già per il post precedente, anche in questo si guadagna il suo spazio un lettore eccellente, che nello specifico scrive spesso a Cartoonist Globale riportando alla luce storie di personaggi che potremmo definire "fuori corso".

Cover pierini porcospini blog

Lettore e (a quanto pare) collezionista soprattutto di pubblicazioni della leggendaria Casa Editrice Universo, il suo nome è Giovanni Bosticco; ha già scritto in passato su Fiordistella, Forza John e altre serie sviluppatesi soprattutto a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, e delle quali non resta traccia, purtroppo, nelle pubblicazioni degli ultimi decenni, forse escludendo qualche rara menzione su fanzines o riviste specializzate per collezionisti.


Oggi racconta un episodio della serie comica e un po' furry (benché i peli dei suoi due protagonisti, maschietto e femminuccia, siano piuttosto aculei) della premiata ditta Pierini Porcospini, il cui nome dev'ssere stato suggerito a Corrado Zucca (direttore delle pubblicazioni) e forse a Luigi Grecchi (sceneggiatore di gran parte delle storie) dalla classica figura di Pierino Porcospino (o meglio Struwwelpeter), eroe della letteratura per ragazzi di origine germanica, creato da Heinrich Hoffmann, pubblicato anche in Italia con la traduzione di Gaetano Negri.

La serie, disegnata dall'animatore e fumettista Gino Gavioli, è pubblicata a rotazione sul settimanale Il Monello da metà anni Cinquanta, in alternativa a Il Lupo e l'Agnello, Pico Panda e Paco Serse, Cappuccino, Cappuccetto e l'Orso, Sempronio, Felicino e Arcibaldo e qualche altra dalla vita più breve, a cominciare dalla misconosciuta La famiglia Cangurini, che inaugura questa sezione comico-moralistica impaginata nel menabò del tascabile prima della puntata di turno di Fiordistella, reginetta del cielo.
La parola a Giovanni!

Struwwelpeter


Restiamo nell’umorismo, sempre parlando de Il Monello. E’ la volta dei Pierini Porcospini, una coppia di costruttori e inventori, “coadiuvati” da Pippo, un maialino che ha il sonno come unico scopo della vita.


Per questo, studia sempre imboscate infami al postino, che porta loro ordinazioni di lavoro, turbando i sonni del pisolone. Poi, dalla lettera, o meglio da ciò che ne rimane, Pierino cerca di capire cosa intendeva il mittente.
Questa volta, dai brandelli della missiva sopravvissuti all’attentato, si legge di una “mostra dell’uranio”, cui i nostri personaggi sono invitati a partecipare.
E’ dato ordine a Pippo di preparare il contatore geiger, sensibile alle radiazioni che rivelano il minerale in questione. Ma questo è stato demolito da Pippo stesso, per preparare il necessario all’agguato. Quindi deve “ricostruirlo”, ovviamente a sua maniera, mettendo insieme oggetti vari, tra cui una sveglia. E si avviano su montagne dove l’uranio è reperibile.

Là Pippo, anziché cercare, trova meglio raccogliere fiori, tra le proteste di Pierino.
A un certo punto la sveglia suona, e lui, pensando di avere trovato il materiale fissile, scava terreno, che pone in una scatola di piombo che lo ripara dalle radiazioni.


Quando però giungono alla mostra, scoprono che è in realtà la “mostra del geranio”, e il presidente inveisce: “Vogliamo difendere la natura, e voi ci portate qui una mezza bomba atomica!”. La scatola cade e si apre, ma un tecnico appura che di uranio non c’è nulla.
Poi il presidente vede i fiori in mano a Pippo, e fa: “Ma è uno splendido geranio di montagna!”
E ai Pierini Porcospini tocca il primo premio.
.
Saluti a tutti.

Gavioli Pierini Porcospini blog
.
La copertina de Il Monello pubblicata sopra corrisponde al fascicolo uscito in data 25 maggio 1961, il n. 21 di quell'anno.
A puri fini nostalgici e di informazione (per chi all'epoca non si sognava nemmeno lontanamente di nascere) vi sottopongo anche una scansione della retrocopertina, qua sotto, con la pubblicità di un detersivo che andava per la maggiore, il Vel.
Si deduce chiaramente che l'albo in questione è piuttosto accartocciato; di livello poor, potremmo dire.
Come altri due prodotti in scatola, il Persil e il Tide, era molto amato dai bambini perché tra i granelli di polvere nascondeva un regalo in ogni sua confezione, un po' come sarebbe accaduto due decenni dopo con gli Ovetti Kinder e forse appena un paio di lustri più tardi con varie marche e denominazioni di patatine fritte.
.

RETRO cover pierini porcospini

Commenti

In queste confezioni di detersivo c'erano anche delle strisce a fumetti, o delle figurine?
Ho letto una cosa di questo genere, ma vorrei averne conferma,
Possibile che siano stati gli stessi giornalini della magnesia bisurata San pellegrino!?

Saluti,


Mauro

Gavioli, che conosco per i suoi lavori sul Giornalino, ha avuto la fortuna di cominciare a pubblicare da giovanissimo. Così, è ancora noto alle nuove generazioni, benché questi fumetti, bellissimi e modernissimi che faceva, e che sono riprodotti qui, datino circa mezzo secolo.
Privilegio che capita a pochi.
Dovrebbero essere ristampati, qualcuno può fare qualcosa?

Genzianella

Non ho mai sentito parlare della "Famiglia Cangurini", mentre posso testimoniare che no: gli album della Magnesia San Pellegrino, collezione di cui possiedo qualche numero, disegnati e scritti da Domenico Natoli, non hanno niente a che vedere con quelli a fumetti che erano invece inseriti nelle scatole del detersivo Persil.
Nel Tide c'erano giocattolini di plastica (guerrieri, soldatini da collezione, alieni, spazzole, specchietti per bambole e qualcos'altro) ed erano presentati da un personaggio di nome Tidino sul "Corriere dei Piccoli"...


Ciao!


Marta Mariani

Saluti a tutti.
Anzitutto chiedo scusa se ho ingolfato il blog con la stessa storia ripetuta sette volte. Non pensavo a cliccare su "successivo>>" e la credevo persa.


Ho comprato il settimanale dal '55 al '63, e, come cartoni animati, si succedevano regolarmente Il Lupo e l'Agnello, I Pierini Porcospini (con Pippo), Cappuccino e Cappuccetto (con l'amico Orso, cui procuravano solo guai), Pico Panda e Paco Serse (due discoli con la Tartaruga istitutrice). All'incirca nel '59 si sono inseriti Sempronio, Felicino, Arcibaldo (rispettivamente gatto, topo, cane). Così i personaggi cambiavano ogni settimana, e dopo cinque riprendeva il ciclo.


A rileggerci.

A questo punto non può mancare la vicenda del nostro
Pippo alle prese col “luppolo”.
L’ordinazione, una volta tanto, arriva intatta ai Pierini,
e si tratta della richiesta di una grande produzione di
birra. Pippo è incaricato di pensare al luppolo, un’erba
aromarica per insaporire la bevanda.
Pippo arriva coperto di ferite.
“Ma?!? Pippo, il luppolo non ha le spine!”
“Ci mancano solo più quelle!
Bastano già le unghie e i denti.”
Pippo per “luppolo” ha inteso un piccolo lupo, che è
andato ad acchiappare con le mani e sistemare in una
buona gabbia di legno..
“Sei una montagna d’ignoranza. E con quello che ci
faccio?”. “Beh, ci fai ...la birra!”.
Per qualche giorno si susseguono peripezie che non
ricordo, ed intanto al “luppolo” non pensa più nessuno,
finché, divorato dalla fame peggio di quanto non divori
lui, non rompe coi denti le sbarre della gabbia, e corre
dietro al povero Pippo.
Questi, passando tra i serbatoi della lavorazione, stacca
tutti i tubi che li collegano, finché, sfuggito al “luppolo”,
non torna e li riconnette, ovviamente a maniera sua.
Il risultato è talmente orrendo, che, al momento dell’assag-
gio, tutti giurano che mai più toccheranno alcool nella vita.
E l’Associazione Alcoolisti Anonimi da’ ai Pierini il primo
premio.

Leggendo di Vel, Persil, Tide, penso
alla storia di Kinder Pinguì.
“Dove va quando muore?”.
“Nel Kinder Paradiso. E sapete perché?”.
“No.”.
“Perché è stato un Kinder Bueno!
E sapete come è morto?”.
“No.”.
“Si è schiantato con la sua Fiesta contro un Tronky.
Lo sapevi?”.
“No.”.
“Kinder Sorpresa!”.

Buongiorno, sono Marzia, vecchia conoscenza di Giovanni.


Ho letto anche i racconti delle storie di "Forza John"...
Non scrivevo da un po' di tempo, e ora vi ho ritrovati tutti in questo post...Ho visto anch'io delle brevi storie a fumetti di Tidino sul Corriere dei Piccoli, di molti, mooolti anni prima che venissi al mono.
Storie disegnate da un certo Benoit, che sia lo stesso benoit che poi ha fatto storie quasi veriste (Ted Benoit, se ricordo bene?).
Queste storie dei Pierini Porcospini sono molto interessanti, perché non soggiacciono al mefitico "politically correct".
Figuriamoci se oggi in un fumetto per bambini avrebbe diritto di cittadinanza un'Associazione Alcoolisti Anonimi! I personaggi dei fumetti, oggi, non possono nemmeno più bere alcolici, quindi nessuna associazione può recuperarli. Poi, non fumano, non scopano, non hanno nemmeno accenni alla sessualità.
Mi ricordo anche di aver visto una storia di quelle citate, del Lupo e l'Agnello, dove compariva qualcosa di simile all’Associazione Alcoolisti Anonimi: l'Esercito della Salvezza. Non ne avevo mai sentito parlare, poi a Londra e a NY ho visto dei suoi uffici.

Questi fumetti di Gavioli & C. erano disinibiti, Moralisti quanto si vuole, ma legati alla realtà.
Saluti, e grazie soprattutto a Giovanni.


M.

Ciao, Marzia.
Fa piacere rileggerti, dopo tanto tempo.
Se ti piacciono storie di alcoolici e politically
incorrect, puoi vedere questa dell’Orso.
Trova un amico, che gli chiede, con una vigorosa,
amichevole manata sulla spalla:
“Ehi, Orso, vuoi un po’ di vino buono?”
“Grazie, non bevo. Ma mi hai dato un’idea.”.
Si presenta con un pintone all’Orsetta, la donna
del suo cuore, e le fa, con una manata analoga:
“Ehi, Orsetta, vuoi bere un po’ di vino buono?”.
“Mah si. Versa qui.”. E gli porge un secchio.
“Ah, Orsetta! Ti piace trincare.” .
Quando è pieno gli e lo rovescia in testa.
“Prendi, cafone, e impara a comportarti con una
signora!”. Lui, sconsolato, chiede consiglio a
Cappuccino e Cappuccetto.
“Non preoccuparti. Lascia fare a noi. Le offriremo
a tuo nome una bottiglia del miglior champagne.”
Quando va a constatare l’esito, si sente dalla sua
bella: “Al diavolo tu e la tua sciacquatura di piatti!”.
Va dalle scimmiette, che gli ribattono:
“Non è possibile! L’abbiamo assaggiato entrambi, e
fatto assaggiare a un amico!”
“Ehe? E quel che mancava, come l’avete sostituito?”.
“Con acqua fresca, che domanda!”
Non descrivo le reazioni dell’Orso, ma so che intima
loro di non farsi vedere mai più.
Poi incontra un oste che gli chiede se beve.
“Sono astemio.” “Allora fai per me. Sto cercando un
cantiniere da assumere.” E l’Orso accetta.
Al suo primo giorno di lavoro, arrivano i suoi “amici”.
Lui li prende per il collo, uno per mano, e li alza,
deciso a non mollarli finché non saranno strozzati.
Pur di salvarsi, uno stacca lo spinotto da una botte.
L’orso, per non desistere, tappa il buco con la bocca,
ma i due non si decidono a morire.
E il vino che lo penetra non tarda a fare effetto, dato
anche che non è per nulla abituato a bere.
Non solo molla i due malnati, ma prende un’ascia e
comincia a sfasciare tutto.
“Orsoooo! - urla il padrone entrando – Nessuno dei miei
cantinieri si era mai ubriacato così!”.
Questa è solo una delle mille storie sventurate dell’Orso.
Anche allora c’era il politically correct. Erano i settimanali
con il famigerato MGM (Marchio Garanzia Morale), che
assicurava che la pubblicazione non comportava rischi.
Erano, ad esempio, Paperino, Topolino, e simili.
IlMonello, tra l’altro condannato anche dal clero cattolico,
aveva pericolose “scene di violenza”.
L’ho sempre letto, e non mi ha insegnato ad uccidere una
mosca.
Saluti a tutti.



Sentite questa, ricordando i prodotti degli anni '60.
"In Italia ci sono più salite o più discese?".
"Che domanda! E' uguale. Ogni pendio è salita se
percorso in un senso, discesa nel senso opposto.".
"No. C'è una salita senza discesa corrispondente.".
"E quale?".
"La Salitina MA...".

Ah, questa la capiscono in pochi... la famosa polverina "Salitina MA".
La salitina EmmeA acqua gassata (non gasata, *gassata*) la ricordo
anche perchè finalmente dava una risposta almeno a una domanda esistenziale:
"...al mondo ci sono più salite o più discese?"

Facendo una ricerca ho fatto una scoperta nel blog di una certa Sandra, all'indirizzo http://www.untoccodizenzero.it/
Parla di una miscelina ottenuta con una bottiglia di acqua del rubinetto (all’epoca in campagna era un acqua davvero buona) e una bustina magica con le bollicine.


Qualche giorno fa ero in un supermercato a fare la spesa e mi sono trovata davanti la scatola blu e azzurra della Salitina… Non potevo crederci, la fanno ancora, dopo tutti questi anni! E come un flash mi si é aperta una finestra nella memoria… I nonni,noi bambini,la campagna,i giochi….

Un fiume in piena che usciva dalla mia testa… che posso dire?? Grazie Salitina, che mi hai fatto tornare bambina per cinque minuti e abbracciare virtualmente chi non é più con noi (me) da qualche anno, ormai…

C'era poi l'Idriz (bustine Idriz, che facevano bollicine anch'esse). E l’idrolitina; sono andata a cercarla e ho trovato questo
http://www.dimenticatoio.it/index.php?title=L‘idrolitina


Credo che a Carosello ne facesse la pubblicità Delia Scala nei panni di Mary Poppins...

Ciao, gente!


Eliana

Proposta pubblicitaria:
dormi tranquillo e asciutto
Lines Notte assorbe tutto.
Commento:
se al mattino sei bagnato
Lines Notte t'ha fregato.

Parliamo una volta di cosa fa il Lupo per mangiare a sbafo.
C’è in città una commissione per valutare i ristoranti, e il
nostro pensa di raccontare di farne parte, ed essere servito
in cambio di un giudizio positivo.
Vede, su un angolo arrotondato, un’insegna che inizia per
RISTOR ed entra. Gli viene porto un mastello con un intru-
glio imbevibile. “E che è?” “Un pediluvio. Questo non è
un ristorante. E’ il RISTORO DEL PIEDE. Lei comunque
paga 1000 lire.” “Ma io non ho niente!” . E’ buttato fuori
con un calcio, dato da un piede, precisa il titolare, che sarà
ristorato con un pediluvio.
Al secondo tentativo, quando bisbiglia di essere della commis-
sione, si prende un sacco di botte, perché questa, l’anno prima,
aveva detto male del locale.
Al terzo si siede, e, di fronte al menù, ordina semplicemente
“Tutto.” In quel mentre arriva un vigile, che gli fa: “Multa.
Lei ha l’auto in divieto di sosta.” “Ma non ho soldi!”.
“Ehe?!? Non può pagare una multa, e vuole un pranzo da un
milione? (IlMonello costava 30 lire)”.
Altro non ricordo, ma penso che basti già.

Saluti a tutti.
Voglio narrarvi questa, dell’Orso.
Si sa che l’Orsetta è contesa tra lui e Gastone,
ma un bel giorno lei si decide, ed indice una gara.
Sposerà chi dei due arriverà primo al tempietto
pagano, passando per due strade diverse nel bosco.
Così Cappuccino e Cappuccetto pensano di mettere
al meglio una della due, che sarà scelta dalle scim-
miette con un sorteggio truccato.
La notte prima, appunto, si dan da fare l’Orso con i
suoi “collaboratori”. Uno dei due, portando assi in
spalla senza vedere dove andava, abbatte in pieno
l’Orso, e gli procurano disgrazie tali, che arriva a
sputare i suoi denti. Allora gli consigliano di andare
a casa a dormire, ché a terminare penseranno loro.
E così fanno. Ma al sorteggio scambiano le carte, e
all’Orso tocca la via peggiore.
Ma un altro sbaglio aggiusta la situazione, perché un
asse di un ponte cede sotto il peso di Gastone, e
questi resta incastrato, mentre l’Orso arriva al tempietto.
E’ lui il prescelto.
Ma dopo cinque settimane, ho visto come è andato il
matrimonio.
Mentre l’Orso si sta preparando, a casa sua, Gastone
bussa alla porta, e gli amici lo incoraggiano ad aprirgli,
visto che l’Orsetta ha scelto e non può più tirarsi indietro.
Gastone, entrato, si siede “inavvertitamente”, sul cappello
a cilindro destinato alla cerimonia.
“Te ne procuro un altro!” Si offre il furfante.
“Ma non s’intona col resto del vestito!”.
“Non preoccuparti: ho io un abito intero.”.
Il vestito arriva subito, fornito da un suo complice presti-
giatore. Fatto sta che, nel corso della cerimonia, escono
dal cilindro conigli a volontà, e, quando, per questa ed altre
sorprese, l’Orso vuole tergersi il sudore, il “fazzolettino” si
rivela un lenzuolo, e matrimoniale, per giunta!
Alla fine lo sventurato chiede all’officiante se almeno il
matrimonio è registrato correttamente.
“Ma qui-gli viene risposto-risultano sposati l’Orso, Cap-
puccino e Cappuccetto!”. Un matrimonio a tre, omosex
ante litteram.
La sposa fugge inorridita, e così è concluso il “matrimonio”
dell’Orso.
Però, lettori, ditemi un po’ cosa pensate di queste storielle,
ch’io sappia di non avere scritto per niente!
Saluti a tutti.

Cari lettori,
Forse non vi piacciono le comiche, e allora vi presento
una mezza tragedia.
E’ tratta dagli “Albi dell’Intrepido”, una pubblicazione
della casa Universo che non ho mai comprato, ma che
ho letto, quando me ne capitava una in mano.
Questa ha titolo “Lo schiavo bianco”.
Una nave americana, intorno al 1840, sta traversando
l’Atlantico verso gli Stati Uniti. Ha a bordo una coppia
di proprietari d’una piantagione di cotone, con il loro
figliolo. Una tempesta affonda l’imbarcazione, e, nella
confusione del naufragio, genitori e figlio finiscono su
scialuppe diverse. Loro sono soccorsi da una nave che
va in America, lui, trasportato dalle correnti, finisce su
la costa africana, è accolto da una missione, e cresce
con gli indigeni.
Quando ha ormai vent’anni, scorge da un’altura una
nave all’orizzonte. Sono i negrieri, a caccia di schiavi
da vendere ai piantatori di cotone americani.
Subito avverte il villaggio, e tutti fuggono con lui, fino
quasi a un punto sconosciuto a tutti i bianchi.
Ma qui sono raggiunti. Il missionario è trucidato, e lui
fatto schiavo con altri.
In America raccoglie cotone, tra commoventi vicissitu-
dini che non ricordo.
Ma nel 1862 il presidente Lincoln proclama il divieto
della schiavitù, e, come è noto, gli Stati del Sud scen-
dono in armi per difenderla.
E’ la guerra di secessione.
Il nostro fugge e si unisce ai Nordisti.
Quando questi, tre anni dopo, ottengono la vittoria, il
padre dello ex-schiavo si apposta, nella piantagione,
con il fucile puntato, disposto a uccidere il primo
nordista che entrerà, per la “difesa del vecchio Sud”.
Il malcapitato, per disgrazia, sarà proprio suo figlio.
Spara e lo sbaglia. Al che il figlio si fa riconoscere,
e il padre, all’idea di saperlo schiavo, si rassegna alla
vittoria nordista, ed accetta la causa della libertà.

Cari lettori,
Oggi voglio parlarvi di Cuoricino & C, di cui probabilmente
non avete mai visto storia alcuna.
Per capirne l’umorismo dovete pensare alla scuola di 50 anni
fa, dov’era possibile, quando era giusto, prendersi un ceffone
e ripetere un anno alle elementari.
La maestra chiede a due allievi di andare in segreteria a prendere
un cancellino, per pulire la lavagna.
Questi tornano, un’ora dopo, con un piccolo cancello in ferro,
che hanno, a viva forza, strappato da un muro.
Questo loro “cancellino” mi ricorda il “luppolo” di Pippo.
La maestra, per riprendersi dall’accaduto, decide di interrogare
Cuoricino, il migliore della classe. Questo attacca a dire boiate,
e un allievo lo giustifica: “E’ ubriaco, signora maestra: si è bevuto
un fiasco di vino prima di venire a scuola.”.
“Non bevo vino – ribatte lui – solo liquori.”.
Al che l’insegnante tenta con Fusetta, un’allieva esemplare, e le
chiede il “Sabato del villaggio”.
Questa risponde: “Perché sabato e non domenica?”
Ed attacca a cantare:
“Domenica è sempre domenica,
si sveglia la città con le campane.
Al primo din, don del Gianicolo
Sant’Angelo risponde: din, don, dan”.
Era la sigla de “Il Musichiere”, trasmessa
nel ’59-’60 da Mario Riva, morto tragica-
mente all’Arena di Verona, l’estate dopo.
A questo punto dichiara: “Oggi avete i
piedi al posto della testa!”.
Gli scolari la prendono alla lettera, e se
ne vanno tutti camminando sulle mani,
letteralmente capovolti.
Tutti, tranne Accio, il peggiore della classe,
che aveva anche una mano fasciata,e dato che,
quel giorno, si doveva scegliere un capoclasse,
la scelta tocca necessariamente a lui.
Quel che hanno fatto i compagni è stata tutta
una mess’in scena, per dare una consolazione
al poveretto disprezzato da tutti.
Molti non l’apprezzeranno, perché ambientata
in una scuola definita oggi oppressiva e ingiusta,
ma resta da dimostrare che l’odierna sia migliore.
Saluti a tutti.


Cari lettori,
Siete morti tutti, ché da più di
un anno non vi rileggo più?
Oppure non sto scrivendo sul
post giusto, o le mie storielle
vi fan schifo?
Gradirei una vostra frase.

Caro Giovanni, ciao!


;-)

Penso che siamo vivi, in linea di massima...

Temo che il problema sia che con l'andare del tempo i post non sono facilmente raggiungibili nella schermata e solo chi fa una ricerca specifica su un tema "incoccia" nei nuovi commenti e quindi "reagisce". Allora, direi che (come ho fatto altre volote), dirotto il tuo commento sui post di oggi.
Posso accennarti al fatto che, personalmente, sabato scorso ero a pranzo con il grande Gino Gavioli (disegnatore dei Pierini Porcospini!!!) e sua moglie, con altri grandi Maestri in attività da diversi decenni.
Pur ottantenne, Gavioli è attivo, sta per realizzare un nuovo ciclo di libri illustrati e mi ha realizzato un disegno che metterò in un uno dei prossimi post, e quindi ti farò sapere.


A tra non molto, Giovanni!


L.


Cari lettori,
Vi ringrazio per avermi risposto.
Ma, vorrei sapere, quali erano questi
"post di oggi" su cui viene dirottato il
commento?
Saluti e grazie a chi mi risponde.

Sono Marzia, salve, è un po' di tempo che non bazzico in questo blog, me ne scuso.
A me le storie di Giovanni piacciono sempre perché trovo affascinanti i fumetti di quell'epoca. Non so se domani riesco a andare alla Fiera di Reggio per vedere se trovo qualche vecchio Monello. A Romics ho comprato dei vecchi Intrepido, perché uno stand ne aveva davvero centinaia, al prezzo di due o tre euro l'uno. Mi sembrava un affare!
Non ricordo come si chiamasse il venditore, so solo che l'avevo visto qualche anno prima e era grasso il doppio. Aveva degli Albi dell'Intrepido la volta ptrima e mi pentii di averne comperati, ma mi piacciono di più le antologie di storie che gli episodi completi.

Un caro saluto a Giovanni e alla prossim.
E ciao a tutti!

Cari lettori,
Devo confessarvi il mio
massimo errore della vita.
Nel '76, a quasi 27 anni,
ho incendiato tutte le
copie de "Il Monello"
(8 anni!), anche prive
di alcuni numeri, pensan-
do che fossero "bambinate",
che la Casa Editrice ne
avesse comunque una copia.
Ma, ho capito dopo, nessun
sentimento ci guida: fuori
del Dio Soldo esistono solo
commedie che servono al suo
scopo.
Andrei, per riavere ciò che
ho perso, a Cinisello Balsamo
camminando sulle ginocchia,
per espiare la mia colpa.
Pregherei voi tutti, e soprat-
tutto Marzia, di dirmi dove
riottenerne qualcosa, specie
per quel che riguarda il '56/,57.
Saluti a tutti.

Per Giovanni Bosticco:


per caso hai visto quest'altro post (e vari altri) che potrebbero interessarti?


Qui si parla di Gavioli, del Lupo e l'Agnello etc.

http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2010/06/il-lupo-lagnello-e-gino-gavioli-oggi.html

Potresti proseguire a intervenire anche qui.

Perbacco, incendiare dei fumetti è un... REATO GRAVE!!!!

O meglio, penso che sia una bella sofferenza.
Andare a Cinisello Balsamo non so, ma in una mostra mercato dove questi fumetti si possono rintracciare sì!!!

Qualcuno ha qualche idea di dove si possono trovare le annate che dice Giovanni?

Ci leggiamo presto!

Parliamo un po' di Pedrito el Drito,
baffutissimo sceriffo di Tapioca City,
in diversi post definito erroneamente
messicano. Lo sceriffo di una city, con
tanto di stella sul petto, è per forza
statunutense, di una zona messicana fino
al 1848, quindi di lingua spagnola.
Una notte sente rumori sospetti in salot-
to, e va a vedere, pistola alla mano.
Vede nel buio, in uno sprazzo di luce,
un cow boy che gli punta un'arma.
Pedrito spara. Poi, buio e silenzio.
Quando accende la luce, si chiarisce la
realtà: ha soltanto demolito il televisore.
Questo, dimenticato acceso, stava trasmettendo un western.
Un puma ferocissimo minaccia la città,
e lui si mette a costruire una vasta e
robusta gabbia, come se volesse metterci
la belva.
Poi, però, ci si chiude dentro con la
scrivania, a riparo dal pericoloso
animale.
Un'altra volta va in giro per Tapioca
City con intorno a sè una botte, per
proteggersi da polvere e schizzi di
pozzanghere. Poi, sulla soglia di casa,
scopre, togliendosela, che all'interno
era spoca di grasso! Dalla finestra si
vede Paquita che brandisce il mattarello,
per provvedere alla situazione.

Cari lettori,
visto che si è parlato
più volte di pubblicità
di altri tempi, voglio
parlarvi del mitico
"Calimero". Era un buf-
fosissimo pulcino nero,
con in testa un mezzo
uovo, personaggio di
Carosello, una bellissima
trasmissione pubblicitaria,
interrotta sciaguratamente
il 1/1/77.
Costui aveva sempre il peg-
gio, lamentandosi che "era
piccolo e nero" Poi veniva
passato in lavatrice, e ne
usciva, candidissimo, escla-
mando : "AVA, come lava!
Vediamo un po' la mia prose-
cuzione personale.
Caliomero va a Cinecittà e
cerca fortuna da Sofia Loren.
Si sente rispondere: "Via di
qui, piccolo sgorbio nero!".
Prova da Gina Lollobrigida,
ed ha lo stesso risultato.
Prova da Ava Gardner.
Per un bel po' non si sente
nulla. Poi Calimero emerge
raggiante: "Ava, come chiava!"
Il pulcino nero ha ottenuto
giustizia.

Divertente, Giovanni!

Di Calimero si parlava anche qui:
http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2010/05/arrivano-i-moschettieri-di-carosello.html


... Ma in modo più serio!


Saluti a tutti, era tanto che non ci leggevamo.

Parlando di Carosello, ho
tre diverse scenata da porvi.
Vianello intervistava Tognaz-
zi su certe sue presunte inven-
zioni e aziende.
Nella prima si presentava un
mitico "orologio notturno",
che, a sentire Tognazzi, sa-
rebbe funzionato solo di notte.
Per provarlo i due si trovano,
nel buio più fitto, in una
strada deserta della città.
Tognazzi arriva con una pertica,
cui, dal culmine, erano attaccate
varie file di barattoli.
"E sarebbe un orologio quello?"
"Aspetta" ribette l'altro.
Ed incomincia a sbatterlo, senza
pietà, prima in un muro, poi in un
altro. Al chè si apre una finestra:
"Volete piantarla? sono le 02,20'!"
Dava l'ora perfetta, ma solo di notte.
Un'altra, forse migliore, è la mitica
"vetreria" di Tograzzi. Vianello gli
chiede: "Il vetro è per voi una grande
tradizione di famiglia." "Certo, senza
dubbi: si figuri che mio nonno lo chia-
mavano tutti "elemosina"."
Già non è questo un preludio rassicu-
rante. Ma l'intervistatore prosegue:
"Come fate, con il vetro?".
"Con una cannuccia ne aspiriamo un bel
po', e, soffiando in essa, otteniamo
una fialetta. Fialette per la farmacia."
"E come fa, da un bel po' di vetro fuso,
ad ottenere solo una fialetta?".
"Niente paura: ogni volta ci va giù un
po' di vetro."
"E com'è la produzione? Ne fate, almeno,
di queste fialette?"
"Macché. Nemmeno una! Ci proviamo, tutte
le mattine, e non ci riesce mai!
Il pomeriggio andiamo per elemosina:
serve a comperare il vetro del giorno
dopo."
Mi sono perso la terza, che mi è stata
solo narrata. Era una mitica falegname-
ria, in cui, abbattendo un albero, si
otteneva, a forza di toglier legna, un
solo semplice stecchino.

Caro Giovanni, sono "scenate" o "scenette"?

:-)

Hai visto il post su Raimondo Vianello che era apparso qui?

http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2010/04/raimondo-vianello-non-gioca-piu.html

Io ti leggo subito perché ho "l'abbonamento a tutti i post che arrivano", ma non tutti ce l'hanno. Forse faresti meglio a scrivere in coda agli ultimi raggiungibili sulla schermata

http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/ , altrimenti con queste nuove regole del Sole 24 Ore, che ha cambiato la grafica e la struttura, si rischia di essere letti per caso e a distanza di tempo.


Un saluto, leggo sempre i tuoi commenti-memoria.

Caro Mattia
Non riesco a trovare come scrivere
in coda all'ultimo sito che mi dici.
Gradirei sapere come si fa.

Per Giovanni.

Ciao.... E' più semplice di quanto tu possa pensare.
Quel che intendevo è che basta semplicemente andare alla "pagina generale", o meglio fare clic qui:

http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/

L'ultimo post è quello più visto e quindi ci possono essere più risposte.


Poi, a proposito della richiesta, che è anche di altre persone, lettori e collezionisti, di ritrovare vecchi fumetti di qualche decennio fa, se ne parla spesso in questo blog e un po' anche in altri.

Per esempio c'è in questa pagina la segnalazione di una iniziativa che si tiene proprio stasera:

http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2010/07/fumetti-e-figurine-da-collezione-una-serata-mercoledì-14.html

Per ora ti saluto, ma possiamo parlarne ancora, anche insieme agli altri lettori.


Ciao e buona ricerca di "Intrepidi" (bellissimi giornalini, come oggi non ne esistono).

Grazie. Mattia
mi hai detto in modo molto
elegante che non devo più
rompirti le tegole, con le
mie "scenate", perché
altrimenti, rotte le tegole,
la pioggia ti entra in casa.
Quindi, d'ora in poi, non
ripetrò i miei commenti con
geni del par tuo, ma solo con
deficienti come me.
SAluti e a non rivederci.

Salve Giovanni!
Ho visto la tua mail (mi arrivano le segnalazioni quando qualcuno risponde a un mio commento) e mi spiace che ci siamo fraintesi, anzi, che non mi sono fatto intendere.


Nessuna ironia, i tuoi interventi su storie a fumetti di personaggi che quasi non conosco mi sono sempre interessati e mi hanno incuriosito, come anche quelli di altri lettori che parlano di storie del pssato, ma che sarebbe il caso di pubblicare ancora per i lettori nuovi. In effetti, questo blog e altri, come quello di Chico, indugiano su questi argomenti e si tratta di una delle ragioni di maggior interesse per cui li seguo.

Recensire un libro o un fumetto in edicola oggi è relativamente facile, facilissimo è sparare sentenze come fanno alcuni "pseudocritici" che si trovano in altri blog o siti. Più difficile è fare ricerca e condividere le conoscenze.


Per cui,,, niente tegole rotte o infiltrazioni temporalesche!
Auguro a te, come a tutti, buone letture (a fumetti), perché è questo che ci unisce.

Ah, grazie, Giovanni! Questo non l'avevo visto! Mi metto a leggere. Avevo fatto confusione, questo non è esattamente un sito, è una pagina diversa dello stesso sito. Io chiederei a Cartoonist Globale di trovare un sistema per far sapere a chi legge che ci sono interventi nuovi, perché la schermata del Sole 24 Ore non lascia vedere questa cosa, si leggono solo i titoli degli ultimi post, mentre "alla spalle" la conversazione e le comunicazioni vanno avanti.

Ciao e a presto!

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