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22/06/2009

ALL'AMBRA IOVINELLI DI ROMA: "IN GALERA!", SPETTACOLO DI PROTESTA DEI GIORNALISTI

Ambra

Al glorioso teatro Ambra Jovinelli di Roma, le cui polverose tavole furono calcate persino da Totò, va in scena domani In galera! Gli articoli che potremmo non leggere più, uno spettacolo-manifestazione gratuito con attori e giornalisti contro il ddl Alfano.

La comunicazione ci giunge dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, che ha preso una dura e netta posizione contro i provvedimenti di censura sull'informazione impostati dall'attuale Governo; con questo spettacolo, prima uscita plateale del mondo della stampa italiana (carta, Internet, bloggers, radio, televisione...) intende dimostrare nel modo più evidente i guasti micidiali che il ddl Alfano licenziato dalla Camera dei Deputati porterebbe al sistema dell'informazione democratica dei cittadini se il testo venisse approvato anche dal Senato.


Serena-dandini

La performance, promossa da Unci, Fnsi e Ordine dei giornalisti, inizierà alle 21. E' stata ideata da Gegia Celotti e Saverio Paffumi, regìa di Silvano Piccardi, contenuti e testi di Gianni Barbacetto.

Attori, gente di spettacolo, giornalisti e rappresentanti del mondo sindacale e della società civile si alterneranno ai microfoni per leggere brani delle intercettazioni che hanno consentito ai magistrati di scoprire e agli italiani di conoscere i maggiori scandali degli ultimi anni: dalle razzie economico-finanziarie, alle truffe ai danni dello Stato, dalla sanità malata al malaffare dello smaltimento rifiuti.

Reati, scandali, ruberie, si legge nel comunicato stampa, che i magistrati avrebbero moltissima difficoltà a scoprire, reprimere e punire se le norme del ddl Alfano diventassero legge perché verrebbero privati della piu' efficace arma di indagine, dato che le intercettazioni diventerebbero quasi impossibili. Reati pubblici e privati di cui i cittadini, prosegue la nota stampa, non verrebbero più a conoscenza perché il testo punta a impedire che i giornalisti possano riferire gli sviluppi delle indagini giudiziarie in modo corretto, compiuto e tempestivo.

Tutto il mondo del giornalismo, quello onesto, di qualsiasi parte politica (a meno che non sia "venduto", e in quel caso si pone automaticamente fori dalla categoria, perché non esercita la professione di cronista bensì quella di escort, i cui fasti sono stati riportati all'onore delle cronache in tempi recenti) è impegnato da un anno a contrastare queste norme liberticide che allontanerebbero l'Italia dall'Europa ancora di più di quanto non lo sia adesso, comprimendo in modo inaccettabile la libertà d'informazione.
Incidentalmente, ricordo che il direttore artistico del teatro è Serena Dandini, che sarà sicuramente presente anche alla serata.

Ulteriori notizie sui contenuti della serata saranno prontamente comunicate anche su questo blog.
Anzi, i lettori e colleghi che le conoscono sono invitati a segnalarli direttamente, scrivendole (senza filtri o censure, diversamente da ciò che qualcuno vorrebbe sostenere) nei commenti.

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Commenti

Molte informazioni sono negate.

Vi segnalo queste di Miss Kappa, o meglio di... "Mi scappa di parlare", blog che riguarda L'Aquila e il terremoto.
Spero che i blog, che sono tanti, siano letti da qualcuno e che le loro informazioni possano girare. Per questo, inizio da Miss Kappa, pensando di fare cosa utile per la conoscenza generale.
Se volte, ne avete voglia o tempo, fate girare anche voi.
http://miskappa.blogspot.com/


Il G8 a L'Aquila è un problema. Un problema di portata enorme.Un ulteriore fardello sulle nostre spalle stremate. Più la data si avvicina, più ce ne rendiamo conto. E ne comprendiamo la portata.

La strategia attuata dal governo si sta dipanando davanti ai nostri occhi.
Manovre di regime, manovre occulte, manovre che tendono a schiacciare. A mettere con le spalle al muro. Oggi si è riunita qui a L'Aquila l'assemblea nazionale sul G8. Eravamo un bel po' di persone, sotto il tendone del parco Unicef. Ore ed ore sotto la pioggia battente e la grandine che imbiancava il paesaggio come in inverno.
Acqua torrenziale sotto i nostri piedi.
E voci coperte dal fragore del temporale. Condizioni estreme, in una situazione estrema. Immaginate di coniugare i terremotati che, nonostante la calamità naturale e le coercizioni che lo stato militare infligge, cercano di alzare la testa per affermare i propri diritti e, pian piano, ci stanno riuscendo e i rappresentanti dei movimenti che intendono, giustamente e ad ogni costo, rivendicare il loro diritto a manifestare contro il G8.


La paura dei primi di essere strumentalizzati, o, almeno, di apparire tali e le intenzioni di chi, comunque e dovunque, avrebbe assicurato la sua presenza all'evento.
Questo governo ha studiato le cose alla grande: i cittadini che provano a ribellarsi, che, faticosamente, provano a darsi visibilità, a coordinarsi, a chiedere a gran voce ciò che per diritto gli è dovuto e i manifestanti contro il G8 che portano le loro istanze di sempre.
Quelle che stanno dalla parte dei deboli, contro le superpotenze. E noi lo sappiamo bene che stanno dalla nostra parte: i no global sono presenti su questo territorio sin dalla prim'ora. Sono quelli che hanno istituito i campi autogestiti, a Tempera, a San Biagio, a Camarda. Son quelli arrivati con gli aiuti prima di molti altri. Son quelli che hanno lavorato instancabilmente e continuano a stare sul territorio. Accanto a noi. E hanno realizzato spazi ricreativi, e cucine da campo, e magazzini, e sono gli unici che riforniscono gli sfollati non sistemati nei campi, ma rimasti sul territorio. Quelli abbandonati dalla Protezione Civile perchè esenti da strettissimo controllo.

Son quelli che ti ascoltano e ti aiutano.
Son quelli che non andranno via, dopo il G8. E poi i social forum, e i cobas, e i numerosissimi movimenti di sinistra. Tutti insieme, tutti in questa città a cercare di non ostacolarsi a vicenda.
I cittadini aquilani affermano la loro intenzione a non voler essere accomunati nell'immaginario collettivo ai facinorosi, gli altri, che facinorosi non sono, affermano la loro intenzione a lottare.
Anche per noi. Si è deciso che si manifesterà, ognuno scegliendo le forme che riterrà più opportune. Cercando di non ostacolarci a vicenda.
Il primo ministro ha pensato di inchiodarci così.
Ma noi andiamo avanti. Anche se i media faranno il loro sporco lavoro. L'apparato sarà come quello di guerra.
Si dice che gli sfollati dei campi saranno inibiti dall'uscire dalle tendopoli e che il lavoro, quel poco che c'è, si fermerà, e i cellulari e internet saranno controllati. Il regime svolgerà il suo compito, qui, in questa terra che è diventata la sua palestra.
Noi ci proveremo a non essere offuscati per sempre da questo ulteriore terremoto. E i vigili del fuoco manifesteranno accanto a noi.
Si è ribadito e confermato che non verrà usata violenza alcuna.
E i violenti entreranno solo se loro, i manovratori di regime vorranno, come sempre, farli entrare.

Ciao Luca, ti segnalo l'ultima incursione nella politica dei Democratici Anonimi. Abbiamo fondato la Guarda Guardia Nazionale Italiana, per inseguire le ronde nere di Gaetano Saya prima che le ronde inseguano noi.


Guarda il video del misterioso eroe mascherato (ai i fan dei cartoni animati ricorderà qualcuno di molto famoso...) e aderisci al suo appello!
www.ggni.blogspot.com

"L'insidia più grande per la nostra democrazia" è l'azione del quotidiano Repubblica, "un superpartito che concentra in sé la dimensione politica, quella economica, quella culturale e perfino quella giudiziaria". Lo afferma, in una lettera pubblicata dal "Giornale", il ministro per i Beni e le Attività culturali Sandro Bondi, che definisce Repubblica "l'erede principale" della cultura giacobina.
"Nell'ipotesi che abbia successo il progetto destabilizzante" del quotidiano, si avrebbe "non la caduta di un regime, come ritiene Eugenio Scalfari, né la fuga di gerarchi felloni", ma "l'indebolimento della nostra democrazia e la rovina dell'Italia".
La risposta di "Repubblica" a Zio Fester:
"L'invettiva del ministro Bondi nei confronti di "Repubblica", ma più ancora della libertà di informazione, merita nella sua miseria roboante appena due righe di commento. Soltanto nel nostro Paese un ministro della Cultura può definire un giornale "un'insidia per la democrazia". Evidentemente nella sua concezione della democrazia che non prevede contropoteri e pubblica opinione, ma solo sudditi, la libera stampa rappresenta un'insidia. I cittadini sono avvertiti."
"Repubblica" a parte, pensiamo al "Corriere", che ne sarebbe il rivale. La storia della D'Addario è partita da lì, e mi risulta che anche Mediaset sia nella proprietà, o cado in fallo? Quindi, il terorema di Zio Fester mostra di avere le caviglie d'argilla, come vari suoi ragionamenti.


Mentre Repubblica copre le facce di una delle ragazze, il Corriere le pubblica, mentre si scattano foto nel cesso di Palazzo Grazioli.
Allora?
Lucia Rossini e Barbara Montereale si scattano fotografie all’interno di uno dei bagni di Palazzo Grazioli. Berlusconi le ha ospitate insieme alla escort Patrizia D’Addario la notte dello scorso 4 novembre, quando si attendevano i risultati delle presidenziali americane.
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2009/06/22/pop_grazioli.shtml
Prima di entrare nella residenza romana del Papy-premier, le ragazze non sono state sottoposte ad alcun controllo: sono state loro stesse a confermarlo di fronte ai magistrati della Procura di Bari.
Se avessero avuto pistole o esplosivo con sé?
E gli altri piantoni di papy, che paghiamo noi e che lo seguono sempre, a spese della collettività, sono congedati in queste occasioni da Satyrikon?

J. M.

Sì, fatemi sapere chi ci sarà, stasera, all'Ambra Jovinelli.
Parliamo anche di questo scandalo di Stato, e della lezioncina sulla prostata fatta (per esperienza personale) da un certo Feltri.
Vi consiglio di ascoltare l'editriale di oggi (anzi, di ieri) di Marco Travaglio, che si chiama "Puttanopoli".
E' perfettamente in linea con le valutazioni che venivano fatte tempo fa a proposito del post su Beatrice Borromeo.

Oggi, la poca stampa libera che c'è (rimasta) in Italia, Paese ridotto a Bordello dal monopolio dell'informazione di mediariaisettopoli, e lo dico senza il MINIMO moralismo, dice che il numero di donne che girava intorno a Tarantini è più ampio (alcune sarebbero state reclutate per politici locali).


Ve lo riporto: in questo avrebbe avuto un ruolo Maria Teresa De Nicolo, escort milanese indagata per induzione della prostituzione. Ma una figura di primo piano è anche Nicola D., un giovane barese di 27 anni, sospettato dalla Guardia di finanza di essere uno spacciatore.

Grande amico di Gianpaolo Tarantini, sarebbe stato lui il tramite tra il mondo degli affari dell'imprenditore e quello delle belle donne che hanno partecipato alle feste con il premier. Tre, tutte a Roma, sarebbero state organizzate, nel mese di marzo a pochi giorni di distanza l'una dall'altra.

La guardia di finanza, in queste ore, sta cercando riscontri, con controlli incrociati negli alberghi e sulle liste di coloro che hanno viaggiato in quei giorni in aereo.
Il sospetto è che come i due incontri a Palazzo Grazioli, dei quali ha parlato Patrizia D'Addario, anche a quest'ultimi abbia partecipato il finale "utilizzatore" Papi.

Onorevole Gianni Letta,
è giunto il suo momento. Il momento in cui si entra nella stanza, possibilmente in penombra, fresca, anche nella calura estiva, perché le mura sono spesse. Si entra e ci si avvicina alla persona che più si è voluto bene, stimato, a cui si deve tutto, o quasi. Si entra nella stanza, lasciandosi dietro il frastuono della città, della capitale politica o di quella da bere. Si entra e, mentre le carte ingombrano il tavolo e le telefonate si susseguono incalzanti, cala il silenzio più profondo. Si entra nella stanza e si recitano le parole che tante volte, nel corso dei secoli, hanno attraversato le stanze del potere: “E’ finita, ora devi andare”.

Non so dove si trovi in questo momento Gianni Letta: se in Vaticano a districare imbarazzi noti, in Goldman Sachs a rifare i conti di tanti anni di potere, nel gruppo Fininvest a far quadrare gli oscuramenti dei TG della sera. Lo immagino alzarsi infastidito. Tutti lo cercano, ma Letta non si vede, non si sente.


(...)
Il momento è giunto.

Onorevole Letta, fedele al suo potere, quello vero, porta il messaggio: “Vogliono che te ne vada”. E per un attimo, il palazzinaro di Milano 2 vede in faccia la realtà. Il denaro non basta, ci vuole cultura ed eleganza. Qualità non in vendita negli ipermercati all’uscita della tangenziale est di Milano. L’onorificenza della Légion d’Honneur non la danno a tutti, non l’hanno mai data all’amico di sempre.
(...)
Onorevole Letta entri in quella stanza, pronunci le parole che ormai sono attese, e faccia pulizia. Hanno avuto la loro chance, la loro possibilità. E l’hanno sprecata. Lo sa anche lei. Non sono venuti alla sua scuola di antica diplomazia. Hanno preferito altre scuole di dubbia moralità. Qualcuno si è permesso anche di schernirla dicendo che l’età degli imperi era finita da molto. Come si sbagliavano.

Entri in quella stanza. I suoi servigi saranno ripagati con la stanza più alta, quella del Quirinale. Lo sappiamo tutti che sarebbe meglio Lei che Napolitano a rappresentarci. E’ giunto il momento, che cali il sipario.
http://www.agoravox.it/Gianni-Letta-e-il-momento.html


Famiglia Cristiana dice in questo numero: Il «limite della decenza» è stato superato nel comportamento «indifendibile» dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e la Chiesa italiana «non può ignorare l'emergenza morale».

Lo afferma papale papale (o cardinale cardinale, se non vogliamo dargli troppa importanza) quel pericolosissimo stalinista sovversivo che è il direttore di «Famiglia Cristiana» don Antonio Sciortino, rispondendo alle lettere dei lettori disorientati di fronte allo scandalo delle cosiddette 'escort'.


E tu che ne pensi, cattolico?

Per gli interessati allo spettacolo "In galera!", aggiungo che le letture e la presentazione degli episodi di cronaca giudiziaria sono coordinate dal giornalista Gianni Barbacetto, come già è stato scritto, e che le improvvisazioni musicali sono dell’arpista Floraleda Sacchi.

Oltre alle presenze in sala, saranno proiettati interventi filmati dei giornalisti Massimo Alberizzi, Guido Besana, Rosi Brandi, Mimmo Lombezzi, Pino Nicotri, Marco Travaglio, Laura Verlicchi, Maxia Zandonai dal filmato “Professione Riporter”, realizzato da Stefano De Felici. Il coordinamento è di Amelia Beltramini, con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti. Non manca la personale testimonianza in video di Roberto Scarpinato, procuratore aggiunto a Palermo.

Chi, milanese, se lo perderà non potendo andare a Roma, si tenga libero per la serata di lunedì 29 giugno. Sarà una versione diversa nella metropoli meneghina: Milàn l'è una gran Milàn anche se alla Provincia Berlusca ha vinto per un pelo (doppio senso)…

Notizie di ora. Augusto Minzolini è sempre nella bufera.
Il nuovo direttore del Tg1, che cerca di «spiegare», arrampicandosi sulle specchiere, l'oscuramento di quasi una settimana di tutte le notizie sulle inchieste di Bari e sul giro di ragazze pagate per partecipare alle feste di Berlusconi, è stato criticato nuovamente dal Pd. Il leader dell'Idv Di Pietro, che non ha mai avuto buoni rapporti con Minzolini (naturalmente, dato che ha leso l'onore dei giornalisti italiani, non facendo il suo dovere, una cosa che dovrebbe costargli l'espulsione dall'Ordine, speriamo presto), sostiene: "Andrebbe licenziato per giusta causa".
Come dargli torto?


Il Pdl ha subito difeso il direttore del Tg1: "Magari Di Pietro vorrebbe arrestarlo", dice il portavoce del Pdl Capezzone.


Ma si sa che le parole di Capezzone sono sempre più difficili da intellìgere, perché la sua lingua è troppo occupata altrove.
La professione di escort non sempre è così palesata, come invece con onestà dichiara la D'Addario sulla sua attività.

The intriguing thing is not Silvio Berlusconi but the Italian people. So it is alleged that the prime minister has been paying escort girls to visit his parties. There are tapes and photos. Silvio breaks off a session with one girl to phone through congratulations to the newly elected Obama.

Is anybody surprised by these claims? No. Is Berlusconi likely to fall over this, as the British papers wishfully suggest? Absolutely not.

This is not Britain. This is not Gordon Brown. Europe may have a single currency but it has many mindsets and they are not growing any closer. I have yet to meet an Italian who thinks Berlusconi should resign over this. The courts found British lawyer David Mills guilty of accepting money from Berlusconi to give false testimony but the prime minister did not resign.
It is hard to imagine the crime that would force him out.

No one in Berlusconi's party wants him to go.
He created it.
Everybody owes their position to him and will disappear, like the party itself, when he goes.


The newspapers enjoy having it both ways: pages of juicy details, then editorials saying how tacky it is to reduce politics to gossip. The media controlled by Berlusconi complains of an orchestrated conspiracy. The concept of loyal opposition doesn't exist in Italy. There are supporters, such as former minister Vittorio Sgarbi ("If Berlusconi does not gain sexual satisfaction he governs badly"), and there are conspirators.

The church, so loud on contraception, euthanasia and abortion, lies low.
Berlusconi is seen as more pro-family and pro-life than the opposition. A family is still a family even when the husband is on the sofa promising an escort girl some help with her application for planning permission.


One says "the opposition" but there is none.
Since the collapse of Romano Prodi's hopelessly fragmented coalition the left has evaporated, not only in parliament, but in people's heads. Berlusconi has achieved the status of the renaissance Signore. More than popular, he is inevitable. There are no heirs, no credible opponents. Democracy has not been officially suspended but Berlusconi will win every election, and not just because he owns half the TV stations. The country is in the grip of a deep fatalism.
At 72, Berlusconi will not go until the Lord takes him.
Then the Italians will heave a sigh of relief, as people do when the boss finally kicks it.

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