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03/05/2009

PROCESSO A GIOVANNI DE LEO, di Luigi Marcianò

De Leojpg

Ancora nel tentativo di definire nel modo più circostanziato possibile le modalità dell'entrata nell'uso comune del termine "Fumetto", e di altri ad esso collegati, interviene Luigi Marcianò, con una ritrovamento che ha per oggetto un paio di articoli i cui originali sono stati evidentemente in possesso dell'amico Claudio Bertieri, decano della critica e dell'approfondimento fumettistico, già direttore di Sgt. Kirk per l'editore Florenzo Ivaldi, nonché organizzatore di cineforum (per chi non lo sapesse, è lui che si cela dietro il famoso cinefilo Riccardelli che Paolo Villaggio cita da decenni come il presentatore del film La corazzata Potëmkin in un suo celeberrimo monologo). Sotto, per chi lo vuole vedere, un estratto dal Secondo tragico Fantozzi, dove il monologo originale di Villaggio è (più o meno ben) sceneggiato. Purtroppo, l'audio del video di YouTube è un po' basso, conviene alzarlo.
La parola a Luigi Marcianò
.


Jumbo-comics

Ho trovato due articoli riportati (purtroppo, stampati con corpo talmente piccolo che per copiarli ho dovuto usare la lente d'ingrandimento) nel bellissimo volume Le rotte dell'immaginario, curato da Claudio Bertieri, pubblicato dalle Edizioni Esagraph nel novembre 1985. Parlano dell'editore Giovanni De Leo e dei suoi guai con la censura e riportano il clima di "caccia alle streghe" che circolava all'epoca nei confronti dei fumetti.


Soprattutto, sono interessanti, a mio avviso, in quanto, in uno di essi, viene riportato, credo per la prima volta, il termine "fumetteria",
chiaramente non inteso nell'accezione odierna.
.
1° Articolo (datato novembre 1952) – Non firmato
.
L’editore responsabile di un giornale d’avventure in tribunale
“Robin Hood” a fumetti condannato per istigazione alla violenza e all’indisciplina

La denuncia presentata dal Comitato “Difendiamo il fanciullo” citava una vicenda in cui “I ragazzi imparano come si assassina silenziosamente e freddamente”


Rotte

0677f Non abbiamo molta simpatia per l'infinita serie di pubblicazioni a "fumetti", in ispecie per le esotiche e avventurose vicende contenute negli "albi", "buste gallina", "superbuste delle meraviglie", né per altre pubblicazioni del genere, delle svariate serie a cui tanto si appassionano oggi i ragazzi… e, purtroppo, anche i grandi. Ricordiamo ancora quelle di un tempo ormai lontano in cui con maggior vantaggio i bambini dedicavano le ore di doposcuola alle sane letture di "Minuzzolo", di "Giovedì", ecc. Ma allora non c’erano i cinematografi (dove oggi i ragazzi accedono con facilità e si abituano a veder di tutto) e nessuno ci aveva assuefatti alla violenza e alla brutalità, allo spettacolo delle guerre, né i ragazzi già dalla tenera età erano irregimentati nei "figli della lupa" o tra i "balilla" e… via di seguito con tanto
di moschetto o di pugnale.
Il mondo ora è tutto diverso, sorprende perciò una sentenza pronunciata dal tribunale di Genova in materia di pubblicazioni del genere sopra accennato. La Prof.ssa Beatrice Pozzi in Ferzi, di anni 71, da Poggio Catino (Rieti) domiciliata a Genova in via Zara 21, delegata del Comitato "Difendiamo il fanciullo" - del quale è presidente la Prof.ssa Elsa Roncali – sorto nel Novembre 1951 ad iniziativa della sezione genovese della Fed. Italiana Laureate e docenti istituti superiori, allo scopo di cooperare al risanamento della stampa destinata ai ragazzi, ha inviato in data 3 maggio di quest’anno, un esposto al Procuratore della Repubblica in cui lamenta la diffusione di albi e fascicoli a fumetti, "buste gallina", "superbuste delle meraviglie", ecc. nei quali si vorrebbero ravvisare "elementi gravemente nocivi ai ragazzi" e dove nei "fumetti" si rilevano a caso "delle frasi ritenute offensive del senso morale e provocatrici di pericolose conseguenze", poiché in quelle illustrazioni e nel testo "i ragazzi imparano come si assassina silenziosamente e freddamente, scherzando pure sul morto!".


Nota: A questo punto, l’articolo non è più interpretabile in quanto è sormontato da un secondo breve articolo che, qui di seguito, riporto.

.


2° Articolo (non datato ma che presumo coevo) – Non firmato
Si trattava di banali "fumetti"
Tre mesi per violazione della
legge sulla stampa

Sheena De Leo copia


Il collegio giudicante della VII Sezione del Tribunale presieduta dal dott. Marsicano (P.M. Lombardo), si è trovato ieri a dover giudicare Giovanni De Leo fu Vincenzo, di anni 28, calabrese di Siderno Marina, imputato di avere, quale responsabile delle "fumetterie" edite per i fanciulli sotto titoli vari, e cioè di opuscoli contenenti "avventure" presso a poco come certi film: invece di sequenze di immagini, disegni spiegati, o dilatati, da didascalie.
Si tratta di infrazioni alla legge sulla stampa, e precisamente degli artt. 14 capoverso e 21 del febbraio ’48, in relazione all’art. 528 del codice penale, tramite le pubblicazioni "Big Bill le Casseur" e "Robin Hood", le quali – secondo un denunzia della professoressa Beatrice Pozzi in Ferzi del Comitato "Difendiamo il fanciullo" (presieduto dalla professoressa Elsa Romoli) – apparirebbero "fatte sistematicamente in modo da favorire il disfrenarsi nei fanciulli di istinti di violenza e di indisciplina sociale". L’imputato si è difeso negando di avere commesso il reato, e il suo patrono, avv. Selvaggi ne ha chiesto la piena assoluzione, nonostante la richiesta del P.M. di 4 mesi.

Nota: Nei due articoli, la presidente del Comitato "Difendiamo il fanciullo" è indicata prima come “Elsa Roncali” e dopo come “Elsa Romoli”.
Non so quale sia il suo nome esatto.


.

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CATEGORIE: Fumetti

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Commenti

Bello, ma mi piacerebbe sapere cosa sono queste "Buste Gallina"?
Non le ho mai sentite nominare prima!

Un'altra osservazione: si svolgeva tutto a Genova (o quantomeno in Liguria) a quei tempi? Rubino è di quelle parti, De Leo è residente a Genova (anche se originario del sud, come si legge nel post)...
Curioso!

Mai sentito parlare di "Buste Gallina", saranno state buste sorpresa da comperare in edicola, con dentro dei fumetti e una gallina sulla... faccaiata della busta. Immagino che siano state con la gallina e un uovo (da lei cagato) per similitudine alle uova sorpresa pasquali.

A parte questo, vi posto questa informazione che riguarda la buona TV. In tempo reale o quasi. Vi consiglio di guardare Report, che andra' in onda stasera, domenica 3 maggio alle 21.30 sempre su RAI TRE.
La puntata si intitola ''PORTE GIREVOLI'' di Sabrina Giannini.

Ecco di cosa parla:
Sono passati trent'anni dall'abolizione dei manicomi e dall'entrata in vigore della legge 180 che doveva restituire diritti civili e dignita' alle persone affette da malattie mentali, prevenire e curare adeguatamente i loro disturbi.
Ma alle nobili intenzioni non sempre sono seguiti i fatti. Gli interessi nel campo dell'assistenza e l'impostazione della legge 180 non hanno consentito un'adeguata applicazione delle norme che puntavano sostanzialmente alla riabilitazione e al reinserimento nella societa' della persona affetta da malattia mentale.


La legge 180 e' tra le piu' inapplicate, se si pensa che sono serviti mediamente 18 anni per chiudere i manicomi e che ancora oggi ne esistono tre.
Oggi il disturbo psichico e' sempre piu' dilagante e diffuso e sempre meno intercettato e curato dall'assistenza psichiatrica italiana. Depressione, disturbi alimentari, fino alle piu' gravi psicosi, ma l'assistenza sanitaria si prende carico soltanto del 10% delle persone che avrebbero bisogno di un supporto.


La cura del disagio psichico rappresenta un costo enorme per le aziende sanitarie che possono fingere di non vedere una malattia che, a differenza di tutte le altre, e' senza materia. L'inchiesta e' un viaggio nell'Italia della follia, quella che lascia i malati di mente, anche i piu' pericolosi, per strada o rinchiusi nei moderni manicomi, che rispetto a quelli che si volevano abolire sono soltanto piu' piccoli.

Oppure li lascia totalmente a carico delle famiglie che a volte sono impreparate a gestire il proprio caro e spesso si trovano anche in abitazioni inadeguate dove si consumano tragedie di fatto annunciate.
Una legge rivoluzionaria la 180 forse, ma nel Paese sbagliato.


Per la rubrica "Com'e' andata a finire?" andra' in onda ''I RE DI ROMA'' ? Aggiornamento al servizio del 4 maggio 2008 di Paolo Mondani.


Buna serata!


Venex

Naturalmente, Sheena e Jumbo erano testate pubblicate da De Leo, che poi erano riprese da comic book americani...

A quell'epoca si andava in galera per tre mesi... per oscenità?
Per corruzione di giovanilettori?
Era questo il punto?


Salve,

Esubria

Sempre in questo inizo di maggio si compiono,m in Italia, cose terribili, beffarde, e a favore di... dubbi figuri.

Leggete coa dice Carlo Vulpio, che fa sapere informazioni che forse i giornali non daranno. Riguarda la TV, perché tratta anche di Emilio Fede e Bruno Vespa, quei galantuomini obiettivi e super partes furoreggianti sul piccolo schermo per raccogliere voti da dare.. a chi sappiamo.


Siamo un Paese meraviglioso, una delle più riuscite costruzioni geopolitiche alla rovescia.
Solo da noi, per dirne una, è possibile, che tolgano la scorta al giudice Clementina Forleo e la mantengono ad Emilio Fede. In Italia, che per magistrati ammazzati è seconda soltanto alla Colombia, Forleo non ha la scorta, e nemmeno la più attenuata forma di protezione che si chiama tutela, mentre Fede ce l'ha.

Forleo e tanti altri magistrati a rischio, perché fanno bene e con onestà il proprio lavoro, non hanno nessuno che li protegge, mentre tanti altri magistrati e politici, a cui non serve, esibiscono questa forma di protezione come status symbol, come segno del potere.

Voi tutti sapete che Clementina Forleo è il giudice che si era occupata, quando era giudice per le indagini preliminari a Milano, delle scalate bancarie dei furbetti del quartierino Ricucci, Coppola, Fiorani, con la complicità dell'ex governatore della banca d'Italia Fazio, mentre Consorte, Latorre, Fassino e D'Alema da sinistra, Comincioli, Cicu e Grillo da destra.

Voi tutti sapete che in seguito a tutte queste vicende la Forleo è stata ingiustamente trasferita da Milano a Cremona. Ma non sapete però, e nessun giornale o TV ve lo ha raccontato e probabilmente non ve lo racconterà, che la presunta incompatibilità ambientale che le è costata il trasferimento, con una decisione del CSM che non ha nulla di giuridico ma sembra un referto medico visto che dice che la Forleo era emotiva, nasce il 6 giugno 2007 in una riunione “segreta” tenuta nella stanza di Anna Finocchiaro in Parlamento.
In quella circostanza, testimonianza resa dall'ex parlamentare e magistrato di Cassazione Fernando Imposimato, si sono visti la stessa Finocchiaro, Mastella, Latorre, Guido Calvi (ex parlamentare e avvocato di D'Alema) e altre persone. Tra queste persone la più prudente sembrava essere Mastella, perché in quella circostanza si discuteva se predisporre o meno un'ispezione al Palazzo di Giustizia di Milano, ovviamente un'ispezione che avesse come obiettivo la Forleo, visto che certe telefonate che iniziavano ad essere trascritte preoccupavano diverse persone.
Mastella è stato più prudente degli altri perché di fronte all'idea di predisporre un'ispezione avrebbe detto che era giusto attendere le determinazioni di altre e più alte cariche dello Stato.
Tradotto dal politichese significava che Mastella riteneva che si potesse procedere soltanto con l'appoggio di altre figure istituzionali, un appello che non si è fatto attendere perché nella stessa giornata, 6 giugno 2007, è immediatamente arrivata una lettera, a firma del Presidente della Camera Bertinotti e del Presidente Senato Marini, che esprimeva la preoccupazione del Parlamento per queste telefonate sulle scalate bancarie.

L'ispezione poi viene eseguita e sappiamo tutti com'è andata a finire, ma in quell'estate caldissima del 2007 succedono altre cose: alla Forleo arrivano minacce, proiettili calibro 38, viene incendiato il raccolto dell'azienda agricola di famiglia in Puglia, e soprattutto che venga preannunciata la morte con una lettera anonima di entrambi i genitori della Forleo, cosa che avviene in uno strano incidente stradale nel quale i suoi genitori muoiono e il marito della stessa Forleo finisce addirittura in coma.


Nello stesso periodo, la Forleo viene denunciata da un tenente dei carabinieri di Francavilla Fontana, comune popoloso della provincia di Brindisi in cui la Forleo è nata, per presunte offese nei confronti di questo tenente incaricato delle indagini sulla morte dei genitori del giudice.
In questa vicenda accade un'altra cosa strana: a denunciarla, insieme al tenente dei carabinieri, è anche Alberto Santacaterina, pm della procura di Brindisi, che oggi, per questa vicenda, a sua volta denunciato dalla Forleo, è stato rinviato a giudizio a Potenza per abuso d'ufficio e falso ideologico.


Nonostante tutto questo e nonostante sia chiaro a tutti che con la Forleo sono in tanti a dover chiudere i conti, nonostante sia chiaro a tutti che sia stata disinnescata sul piano giudiziario adesso si vorrebbe annichilirla sul piano umano e personale, il 25 aprile arriva una telefonata da un maresciallo dei carabinieri che la informa di due provvedimenti. Non solo non si fa una notifica, come chiede la legge, personalmente nelle mani della Forleo, ma con una telefonata le si comunicano due cose: un provvedimento, a firma del prefetto di Milano Gianvalerio Lombardi, con il quale si revoca la tutela alla Forleo e si mantiene invece un servizio di vigilanza radiocomandata con l'abitazione di Milano; un altro provvedimento, che sembra contraddire il primo, con la quale il prefetto di Cremona, Bruno di Clarafond, comunica che non soltanto viene revocata la tutela ma viene mantenuto soltanto il servizio di sorveglianza radiocollegato con il tribunale di Cremona.

Tutto questo cosa significa?
Che Clementina Forleo viene lasciata completamente sola, viene oscurata ogni informazione su ciò che la riguarda, oscurata ogni informazione su ciò che lega la necessaria protezione di questo magistrato, e abrogata ogni memoria recente e meno recente su tutte queste vicende che invece stanno producendo delle conseguenze incredibili e pericolose.


Perché non scriviamo al ministro dell'Interno Maroni, inondando il Ministero dell'Interno di mail, e chiediamo al ministro se non sia il caso di togliere la scorta a Vespa, a Fede, e a quei magistrati e politici a cui la scorta non serve assolutamente, e venga mantenuto il servizio di protezione per un magistrato come Clementina Forleo, soprattutto quando esce dal tribunale di Cremona e va in giro per l'Italia e magari torna nella sua Puglia nella quale sono diversi a non amarla e avere con lei dei conti in sospeso?

Poniamo questo semplice quesito, che possa valere anche per tutti quei magistrati e per tutte quelle persone che sono in prima linea e rischiano davvero senza alcuna scorta ne protezione da esibire come status symbol e segni del potere.

Ehm... cinofilo o cinefilo?

Euh... Be', non sinefilo (http://sinefilo.deviantart.com/stats/gallery/)... E mi dicono che amasse molto i levrieri afgani.

Ma mi sa che è meglio correggere...

L.

PS: Ne approfitto per allinearmi alla richiesta di Vulpio (bravo giornalista, messo alla porta chissà perché... E da chi...): non solo toglierei la scorta a Emilio Vespa e a Bruno Fede, ma molto volentieri toglierei loro il tubo catodico. Altro che prendersela con le battute di Vauro!

L'operazione contro la Forleo e la concessione di scorte a chi le usa come sfoggio di potere sono due facce dell'umiliazione sistematica fatta alla democrazia in questo povero Paese, oggetto di saccheggio.


Come si deve fare? Scrivere a Maroni? Dove?

Anche a me piacerebbe sapere dove inondare di mail.

E faccio notare i nomi citati, coprono ad ampio spettro il parlamento, lasciando fuori solo un paio di piccole realta' politiche. Nomi tuttora in auge, in prima ed in seconda fila nei loro partiti. Come possibile credere in un cambiamento di scelta politica della maggioranza elettorale? Non si tratta solo dell'indottrinamento mediatico e della censura giornalistica, si tratta anche della condiscendenza, della complicita', del marciume di quella che dovrebbe essere l'opposizione. Nelle formazioni piu' importanti, non in tutte, per cui la possibilita' di indirizzare il proprio voto verso altri non infangati c'e', ma con la coscienza che questi non hanno, purtroppo, una forza parlamentare (italiana ed europea) di grande rilevanza. Ma meglio poco che niente.

Riguardo all'argomento del post, il primo articolo mi sembra anche sgrammaticato:
"Il collegio giudicante della VII Sezione del Tribunale presieduta dal dott. Marsicano (P.M. Lombardo), si è trovato ieri a dover giudicare Giovanni De Leo fu Vincenzo, di anni 28, calabrese di Siderno Marina, imputato di avere, quale responsabile delle "fumetterie" edite per i fanciulli sotto titoli vari, e cioè di opuscoli contenenti "avventure" presso a poco come certi film: invece di sequenze di immagini, disegni spiegati, o dilatati, da didascalie." Imputato di avere... cosa? Il verbo e' incompleto, forse manca una riga dell'articolo originale.

Non mi pare sia diverso l'atteggiamento attuale, considerando le varie associazioni che hanno denunciano Bonelli per istigazione a fumare, o gli editori di Dragonball per la violenza... e chissa' quante altre denunce e esposti son stati fatti e non ne sappiamo nulla. E poi ci si stupisce se le testate piu' popolari del panorama a fumetti d'edicola non sperimentano maggiormente ed impongono autocensure, c'e' una sorta di mannaia sulla testa degli editori, ed ogni volta che succede qualche fatto di cronaca nera legato a dei ragazzi i giornalisti sottolineano subito che era lettore di DylanDog o Devilman.
Non so voi, io ritengo che la societa' italiana vede tutt'ora, come quando ero ragazzino io (anni '70) e prima, il fumetto come una forma di spettacolo violenta, senza contenuti culturali, opinabile come scelta di intrattenimento o di formazione culturale e personale, idonea solo a bambini delle elementari o di minorati mentali per intrattenerli in spiaggia o in bagno (ma attenzione a quest'ultimo luogo, che nei fumetti non ci siano immagini di anatomie umane discinte, ne va della vista del bambino!), potenziale trasmettitore di concetti ed informazioni devianti e pericolose, da relegare in un angolo di edicola, che non ha senso abbia un settore in libreria. Ed a pensarci bene, non solo della societa' italiana.
E non sono ottimista per il futuro.
DT - http://danieletomasi.altervista.org

Caro Daniele Tomasi, chissà se Vespa ha preparato un piccolo plastico della villa di Arcore per ricostruire i fatti come fece per anni e anni con i fatti di Cogne, per catalizzare l'attenzione degli italiani su quello, mentre qualcun altro "mestava" e (di fatto) li saccheggiava.
Tutte le varie case e casette, ville e attici, mogli, amanti, veline, candidate, letteronzissime, ministre indottrinate come le incapaci e scandalose che ha messo in prima fila (e si è visto cosa sono state in grado di fare)...


Adesso agli italiani intelligenti che ancora non l'hanno fatto non resta che prendere esempio da Veronica Lario.
Chiaro? Lasciatelo alla ciurma di vassalli dalla lingua lunga che tutti i giorni cerca di rintronarvi cantando le lodi di questa destra inutile, incapace, razzista e protettrice degli evasori fiscali (per dirla in sintesi), dei cementificatori, del cancro della storia.


Oggi il prestigioso New York Times, grazie a questi comportamenti del Grande Statista pluriprocessato, del Maestro-Imperatore (parole della moglie) della Prescrizione, si prende gioco di nuovo di noi italiani. E fa bene. Ma io voglio aggiungere che lo fa di chi l'ha voltato e lo sostiene, della parte marcia del Papese, non di me e della parte buona che non voterà mai, comunque, vada, questa destra inqualificabile e impresentabile.

Si prende gioco di voi, metà marcia d'Italia, qui: http://www.nytimes.com/2009/05/04/world/europe/04iht-italy.html?_r=2&hp

ROME — Less than a week after writing an open letter criticizing her husband for cavorting with much younger women, the wife of Prime Minister Silvio Berlusconi said she wants to file for divorce.


Prime Minister Silvio Berlusconi of Italy and his wife, Veronica Lario, in 2005.
“I’d like to close the curtain on our married life,” Veronica Lario, 52, Mr. Berlusconi’s wife, told the center-left daily La Repubblica on Sunday. “I was forced to take this step,” she told the Turin daily La Stampa. “I don’t want to add anything else.”

An assistant to Ms. Lario, Paola Giponi, on Sunday confirmed the press reports, while Mr. Berlusconi released a brief statement to the ANSA news agency. “It’s a personal matter, and one that saddens me,” the prime minister said. “It’s a private issue that’s best not discussed.”

If Ms. Lario does file for divorce, it is unclear whether Mr. Berlusconi, 72, would be affected politically. Despite colorful gaffes that would sink a politician elsewhere, Mr. Berlusconi enjoys more power and popularity than ever before, thanks to the disarray of his left-wing opposition and his brilliant reading of Italian sensibilities.

In fact, part of Mr. Berlusconi’s success lies in his ability to present himself at once as a devoted family man and a consummate ladies’ man — a contradiction embodied in his marriage to Ms. Lario.

The two met in Milan in 1980, when she was an actress appearing nude in a play called “The Magnificent Cuckold,” and he a married, up-and-coming real estate tycoon. Mr. Berlusconi left his first wife for Ms. Lario. They had three children before marrying in a civil ceremony in 1990.

The news of the impending break-up came after days of soap-opera drama. On Tuesday, Ms. Lario wrote an open letter to the ANSA news agency complaining about her husband’s roving eye — her second such public declaration in recent years.

Ms. Lario criticized reports that Mr. Berlusconi’s center-right coalition planned to nominate a slate of attractive young women for the European Parliament, including the star of a reality television show.

Choosing candidates seemingly on the basis of their headshots more than their political experience was “shamelessly trashy,” Ms. Lario said.

Ms. Lario was also angered by press reports that Mr. Berlusconi had attended the 18th birthday party in Naples of Noemi Letizia, who has said in several recent interviews that she called the prime minister “daddy” and that he had given her a gold and diamond necklace.

“That surprised me,” Ms. Lario told ANSA. “Because he never attended the 18th birthday parties of his own children, even if he was invited.”

Mr. Berlusconi countered that his wife has been subject to the “manipulations” of the left-wing press. “I’m afraid that the ‘signora’ believed what she read in the newspapers,” ANSA quoted him as saying last Wednesday.

In the ensuing days, Italian newspaper Web sites have carried pictures of Ms. Letizia posing in her underwear, and national conversation has been dominated by speculation about the nature of the relationship between the prime minister and the young woman.

On Sunday, La Repubblica said that Ms. Lario had been contemplating divorce for years. In hiring a lawyer and opening proceedings, “I would like to avoid conflict,” La Repubblica quoted her as saying.

Yet any divorce would inevitably cause inheritance battles between Mr. Berlusconi’s two children from his first marriage and the three from his second with Ms. Lario over control of his vast real estate and media empire, valued in the billions.

Mr. Berlusconi and Ms. Lario are rarely seen in public together and there has been palace intrigue for years.

In 2007, Ms. Lario published a letter on the front page of La Repubblica demanding an apology from Mr. Berlusconi after news reports quoted him praising the beauty of a showgirl whom he later named equal opportunities minister, saying: “If I weren’t already married, I would marry you right now.”

“These are statements I consider damaging to my dignity,” Ms. Lario said at the time.

The same day, Mr. Berlusconi, who was running for a third term as prime minister, quickly issued a public apology, which political analysts speculated was aimed at winning over women voters.

“Your dignity should not be an issue: I will guard it like a precious material in my heart even when thoughtless jokes come out of my mouth,” Mr. Berlusconi said then. “Forgive me, however, I beg of you, and take this public testimony of private pride that submits to your anger as an act of love. One among many. A huge kiss. Silvio.”

Eh, ci credo che l'imputato negava di avere commesso il reato! Ma che violenza ... contro i fumetti e contro chi ci lavorava; chissà se se la sarebbero mai presa direttamente con gli editori americani, e con le case cinematografiche.
Certo, se se la prendevano con Sheena, bisogna dire che con l'italiana Pantera Bionda, ho letto, scattò il finimondo, partita in bikini, poco ci mancava che dovesse andare in giro vestita da Babbo Natale. E quando l'editore provò a parlare in pubblico, ho letto, gli fu impedito da una folla urlante, tra i quali c'erano ... dei suoi concorrenti :-/
Saluti.
G.Moeri

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