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UN PREMIER SCOPERTAMENTE FILOSOVIETICO

Vauro

Stefania invia a me e a un po' di amici un testo illuminante, che ben mette a fuoco il pensiero di chi, sgomento/a, assiste alle nefandezze perpetrate in questi ultimi giorni.
Chi ha buona volontà può leggerlo, altrimenti lo salti pure, come ha evitato di confrontarsi con tutto quello che non è il pensiero unico.

  • “La Costituzione italiana è stata fatta sotto influssi filosovietici.” – Berlusconi parla della Costituzione – “ideologizzata e filosovietica” – in nome della quale ha giurato per diventare Presidente del Consiglio.
  • “Al Presidente della Repubblica vengono attribuiti poteri che non ha!” – Berlusconi che commenta i pareri di costituzionalisti che giudicano corretto l’operato del Presidente della Repubblica Napolitano.
  • “Un capo del governo deve poter prendere decisioni importanti!” – Berlusconi parla di se stesso e allude al fatto che, per prendere le decisioni cui si riferisce, ha tutto il diritto di sovvertire lo Stato.

  • “Ci sono quelli che stanno con lo Stato che si impone nella vita degli altri!” – Berlusconi che si riferisce a Napolitano. Vi eravate illusi che fosse stata un'autocritica. No. Lui pensa di essere graditissimo, mentre decide di fare valere il suo parere anche a proposito delle funzioni dell’utero di Eluana Englaro.

  • “Si torna al popolo e cambieremo la Costituzione.” – Berlusconi che vorrebbe un golpe “democraticamente” televotato dal popolo mediaset. Il Presidente Napolitano è stato Nominato. Fuori dalla casa del grande fratello.

  • “Farò approvare un disegno di legge in tre giorni!” – Berlusconi che ha deciso di poter fare a meno anche del Parlamento, i deputati della camera e del senato, le commissioni parlamentari.

  • Partigiane in città

    La Costituzione italiana è stata calpestata talmente tante volte da poterla davvero considerare carta straccia. Berlusconi non è né il primo né sarà l’ultimo a farlo. Diciamo che la carta costituzionale è stata vittima di uno stupro di branco.


    La nostra repubblica non è fondata sul lavoro.
    I cittadini non hanno pari dignità, non c’e’ garanzia del diritto all’istruzione, alla salute e a molte altre cose per tutti e tutte.
    Non si riconosce la libertà di culto, perché si impone l’egemonia della religione cattolica su tutto con divieti e punizioni per chi pratica, per esempio, la religione musulmana.
    Lo straniero da noi non ha diritto d’asilo.
    L’italia non ripudia la guerra.
    Il diritto all’informazione è una barzelletta.
    La libertà d’opinione è privilegio di pochi, ma le opinioni diverse da quelle "uniche" dei governanti sono aggredite e non trovano spazio che in qualche remoto angolino, come la rete, come questo post di un blog che dovrebbe parlare di fumetti, ma che è spinto a occuparsi di cose ben più grave e laceranti (in questo caso riprendendole, con qualche interpolazione ma senza alterarne la sostanza, da Femminismo a sud, ottimo no-blog collettivo che Cartoonist Globale incita a visitare e che, con Stefania, ringrazia); accade lo stesso che per comici, fantasisti e altri "non addetti" che discutono di temi messi a tacere dal sistema di censure e autocensure instaurato in questi anni dalla telecrazia.
    Andiamo avanti.
    I poteri dello Stato non stanno più in equilibrio, ma si azzannano tra loro.
    La repubblica è federalista, non una e indivisibile.
    Continuate pure.
    Leggetela per intero e vi sembrerà di scorrere un libro di fantascienza o di antropologia del diritto costituzionale, a seconda dei casi.


    Potreste commentare dicendo “allora era così che immaginavano uno Stato i nostri nonni?” oppure “ma com’e’ che siamo tornati alla fase precedente alla Costituzione?”.


    Mancano i colonnelli - che tanto non importa, la gente si rincoglionisce con la televisione - e per il resto il golpe c’è tutto.
    Basta che vi sintonizzate su un qualunque programma tivù.


    Poveri illusi e illuse che hanno combattuto con l’idea di consegnarci un mondo diverso e migliore. Poveri/e loro che quando arrivarono gli americani a celebrare la “liberazione” e si fece il patto atlantico, e poi l'accordo con la chiesa, si sentirono persino un po’ traditi perché non piaceva certo a tutti l’idea di aver liberato l’italia dai nazisti per consegnarla agli americani e al vaticano.
    Sotto quell’influenza si fece la Costituzione.
    Brutta non era, anche se con il tempo mostrò qualche pecca. Più che altro perché a turno ognuno l’ha utilizzata come voleva. Carta straccia, igienica, salvietta dopo pranzo, strumento di coesione, di divisione, di repressione, di demolizione e qualche volta, per fortuna, anche di costruzione.


    Ora, che diventiamo tutti fedelissimi della costituzione pare brutto dirlo, però il punto è che realmente è proprio il contrario di ciò che blatera Berlusconi.


    Di filosovietico in italia c'è proprio lui, amico di Putin a tal punto da avergli offerto il loculo mortuario nella sua tenuta in Sardegna.
    Filosovietici sono quelli che stanno zitti rispetto alle atrocità commesse dalla Russia in Cecenia. I colonnelli si aiutano sempre tra loro. Questa non è una novità.


    Ma ai tempi della nostra carta costituzionale, le storie filo atlantiche trasudavano da ogni poro della nostra vita repubblicana. E il seguito lo conosciamo, lo conoscete, no? Ricordate andreotti? E cossiga? La cia? Gli anni delle stragi? La strategia della tensione? La P2? Dove stavano i sovietici?

    Copertina

    Dire che la Costituzione era ideologizzata e filosovietica è quanto di più falso ci possa essere.
    La Costituzione è una buona carta di intenti. Scritta con le migliori intenzioni da persone che venivano tutte in un modo o nell’altro dalla resistenza partigiana, dalle carceri, dal confino. Tra loro c’erano democristiani in massa, cattolici moltissimi. Perché il nazismo non se l’è presa soltanto con i comunisti. Uomini e donne, laici, laiche, voi lo sapete che non è così. Davvero volete continuare a sostenere un fanatico eversivo che vuole modificare le regole quando gli impediscono di fare quello che vuole?


    Il 2009 pare proprio un brutto anno.
    La resa dei conti. Capisco la fatica. Proviamo a ragionare sul concordato, sui patti lateranensi, per dire che forse è proprio ora di riguardare un po' quelle carte lì.
    Altro che la Costituzione. Proviamo a ragionare di questa Costituzione che ci ritroviamo a difendere senza che sia in realtà probabilmente mai stata applicata sul serio o senza che forse ci rappresenti fino in fondo.


    Il discorso può proseguire qui.
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    Tra le immagini, foto di ragazze partigiane, vignetta di Vauro e ritratto a cura di Daniele Caluri, pubblicato su testi di Mario Cardinali in copertina dell'attuale Vernacoliere in edicola, baluardo delle riviste di satira nel nostro Paese. In chiusura, la tragica macchietta di un notorio irresponsabile.
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    Commenti

    Comperate "La Repubblica", se posto questo bell'articolo di Eugenio Scalfari su questo tema, non si arrabbi né Eugenio, né l'editore, perché ha questo spot-invito gratuito ad acquistare il giornale.


    Parole di saggezza sulle mostruosità dei giorni scorsi, quelle di Barbapapà, da ascoltare.

    IL COMMENTO
    Non poteva esserci
    scempio più atroce
    di EUGENIO SCALFARI

    IL CASO ENGLARO appassiona molto la gente poiché pone a ciascuno di noi i problemi della vita e della morte in un modo nuovo, connesso all'evolversi delle tecnologie. Interpella la libertà di scelta di ogni persona e i modi di renderla esplicita ed esecutiva. Coinvolge i comportamenti privati e le strutture pubbliche in una società sempre più multiculturale. Quindi impone una normativa per quanto riguarda il futuro che garantisca la certezza di quella scelta e ne rispetti l'attuazione.

    Ma il caso Englaro è stato derubricato l'altro ieri da simbolo di umana sofferenza e affettuosa pietà ad occasione politica utilizzabile e utilizzata da Silvio Berlusconi e dal governo da lui presieduto per raggiungere altri obiettivi che nulla hanno a che vedere con la pietà e con la sofferenza. Non ci poteva essere operazione più spregiudicata e più lucidamente perseguita.

    Condotta in pubblico davanti alle televisioni in una conferenza stampa del premier circondato dai suoi ministri sotto gli occhi di milioni di spettatori.
    Non stiamo ricostruendo una verità nascosta, un retroscena nebuloso, una opinabile interpretazione. Il capo del governo è stato chiarissimo e le sue parole non lasciano adito a dubbi. Ha detto che "al di là dell'obbligo morale di salvare una vita" egli sente "il dovere di governare con la stessa incisività e rapidità che è assicurata ai governanti degli altri paesi".


    Gli strumenti necessari per realizzare quest'obiettivo indispensabile sono "la decretazione d'urgenza e il voto di fiducia"; ma poiché l'attuale Costituzione semina di ostacoli l'uso sistematico di tali strumenti, lui "chiederà al popolo di cambiare la Costituzione".

    La crisi economica rende ancor più indispensabile questo cambiamento che dovrà avvenire quanto prima.
    Non ci poteva essere una spiegazione più chiara di questa. Del resto non è la prima volta che Berlusconi manifesta la sua concezione della politica e indica le prossime tappe del suo personale percorso; finora si trattava però di ipotesi vagheggiate ma consegnate ad un futuro senza precise scadenze. Il caso Englaro gli ha offerto l'occasione che cercava.

    Un'occasione perfetta per una politica che poggia sul populismo, sul carisma, sull'appello alle pulsioni elementari e all'emotività plebiscitaria.

    Qui c'è la difesa di una vita, la commozione, il pianto delle suore, l'anatema dei vescovi e dei cardinali, i disabili portati in processione, le grida delle madri. Da una parte. E dall'altra i "volontari della morte", i medici disumani che staccano il sondino, gli atei che applaudono, i giudici che si trincerano dietro gli articoli del codice e il presidente della Repubblica che rifiuta la propria firma per difendere quel pezzo di carta che si chiama Costituzione.

    Quale migliore occasione di questa per dare la spallata all'odiato Stato di diritto e alla divisione dei poteri così inutilmente ingombrante? Non ha esitato davanti a nulla e non ha lesinato le parole il primo attore di questa messa in scena. Ha detto che Eluana era ancora talmente vitale che avrebbe potuto financo partorire se fosse stata inseminata. Ha detto che la famiglia potrebbe restituirla alle suore di Lecco se non vuole sottoporsi alle spese necessarie per tenerla in vita.


    Ha detto che i suoi sentimenti di padre venivano prima degli articoli della Costituzione. E infine la frase più oscena: se Napolitano avesse rifiutato la firma al decreto Eluana sarebbe morta.

    Eluana scelta dunque come grimaldello per scardinare le garanzie democratiche e radunare in una sola mano il potere esecutivo e quello legislativo mentre con l'altra si mette la museruola alla magistratura inquirente e a quella giudicante.

    Questo è lo spettacolo andato in scena venerdì. Uno spettacolo che è soltanto il principio e che ci riporta ad antichi fantasmi che speravamo di non incontrare mai più sulla nostra strada.

    Ci sono altri due obiettivi che l'uso spregiudicato del caso Englaro ha consentito a Berlusconi di realizzare.
    Il primo consiste nella saldatura politica con la gerarchia vaticana; il secondo è d'aver relegato in secondo piano, almeno per qualche giorno, la crisi economica che si aggrava ogni giorno di più e alla quale il governo non è in grado di opporre alcuna valida strategia di contrasto.

    Dopo tanto parlare di provvedimenti efficaci, il governo ha mobilitato 2 miliardi da aggiungere ai 5 di qualche settimana fa. In tutto mezzo punto di Pil, una cifra ridicola di fronte ad una recessione che sta falciando le imprese, l'occupazione, il reddito, mentre aumentano la pressione fiscale, il deficit e il debito pubblico. Di fronte ad un'economia sempre più ansimante, oscurare mediaticamente per qualche giorno l'attenzione del pubblico depistandola verso quanto accade dietro il portone della clinica "La Quiete" dà un po' di respiro ad un governo che naviga a vista.

    Quando crisi ingovernabili si verificano, i governi cercano di scaricare le tensioni sociali su nemici immaginari. In questo caso ce ne sono due: la Costituzione da abbattere, gli immigrati da colpire "con cattiveria".

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    Il Vaticano si oppone a quella "cattiveria" ma ciò che realmente gli sta a cuore è mantenere ed estendere il suo controllo sui temi della vita e della morte riaffermando la superiorità della legge naturale e divina sulle leggi dello Stato con tutto ciò che ne consegue. Le parole della gerarchia, che non ha lesinato i complimenti al governo ed ha platealmente manifestato delusione e disapprovazione nei confronti del capo dello Stato ricordano più i rapporti di protettorato che quelli tra due entità sovrane e indipendenti nelle proprie sfere di competenza. Anche su questo terreno è in atto una controriforma che ci porterà lontani dall'Occidente multiculturale e democratico.

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    Nel suo articolo di ieri, che condivido fin nelle virgole, Ezio Mauro ravvisa tonalità bonapartiste nella visione politica del berlusconismo. Ha ragione, quelle somiglianze ci sono per quanto riguarda la pulsione dittatoriale, con le debite differenze tra i personaggi e il loro spessore storico.

    Ci sono altre somiglianze più nostrane che saltano agli occhi. Mi viene in mente il discorso alla Camera di Benito Mussolini del 3 gennaio 1925, cui seguirono a breve distanza lo scioglimento dei partiti, l'instaurazione del partito unico, la sua identificazione con il governo e con lo Stato, il controllo diretto sulla stampa. Quel discorso segnò la fine della democrazia parlamentare, già molto deperita, la fine del liberalismo, la fine dello Stato di diritto e della separazione dei poteri costituzionali.


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    Nei primi due anni dopo la marcia su Roma, Mussolini aveva conservato una democrazia allo stato larvale. Nel novembre del '22, nel suo primo discorso da presidente del Consiglio, aveva esordito con la frase entrata poi nella storia parlamentare: "Avrei potuto fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli".

    Passarono due anni e non ci fu neppure bisogno del bivacco di manipoli: la Camera fu abolita e ritornò vent'anni dopo sulle rovine del fascismo e della guerra.
    In quel passaggio del 3 gennaio '25 dalla democrazia agonizzante alla dittatura mussoliniana, gli intellettuali ebbero una funzione importante.
    Alcuni (pochi) resistettero con intransigenza; altri (molti) si misero a disposizione.

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    Dapprima si attestarono su un attendismo apparentemente neutrale, ma nel breve volgere di qualche mese si intrupparono senza riserve.
    Vedo preoccupanti analogie. E vedo titubanze e cautele a riconoscere le cose per quello che sono nella realtà. A me pare che sperare nel "rinsavimento" sia ormai un vano esercizio ed una svanita illusione. Sui problemi della sicurezza e della giustizia la divaricazione tra la maggioranza e le opposizioni è ormai incolmabile. Sulla riforma della Costituzione il territorio è stato bruciato l'altro ieri.

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    E tutto è sciaguratamente avvenuto sul "corpo ideologico" di Eluana Englaro. Non ci poteva essere uno scempio più atroce.

    Difficile rimanere calmi quando lo scempio avviene sotto i tuoi occhi.
    Mi auguro manifestazioni, proteste, e che la gente capisca di quale viscido disegno è ostaggio.

    Per cui, sottoscrivo l'invito di cui sopra e copio il commento di Ezio Mauro, invitando all'acquisto.


    La svolta bonapartista
    di EZIO MAURO

    UNA questione di vita e di morte, una tragedia familiare, un caso di amore e di disperazione tra genitori e figlia che cercava di sciogliersi nella legalità dopo un tormento di 17 anni, è stato trasformato ieri da Silvio Berlusconi in un conflitto istituzionale senza precedenti tra il governo e il Quirinale, con il Capo dello Stato che non ha firmato il decreto d'urgenza del governo sul caso Englaro, dopo aver inutilmente invitato il Premier a riflettere sulla sua incostituzionalità, e con Berlusconi che ha contestato le prerogative del Presidente della Repubblica, annunciando la volontà di governare a colpi di decreti legge senza il controllo del Quirinale. Pronto in caso contrario a "rivolgersi al popolo" per cambiare la Costituzione.

    Il Presidente del Consiglio non era mai intervenuto in questi mesi nel dibattito morale, politico e culturale sollevato da Beppino Englaro con la scelta di chiedere la sospensione della nutrizione artificiale per sua figlia, ponendo fine ad un'esistenza vegetativa di 17 anni, giudicata irreversibile da 14. Ma ieri l'istinto populista ha consigliato al Premier di scegliere proprio il dramma pubblico di Eluana, giunto al culmine della sua valenza emotiva sollecitata dalla cornice di sacralità guerresca del Vaticano, per sfidare Napolitano su una questione di fondo: il perimetro e la profondità del potere del suo governo, che Berlusconi vuole sovraordinato ad ogni altro potere, libero da vincoli e controlli, dominus incontrastato del comando politico.

    È uno scontro che segna un'epoca, perché chiude la prima fase di un quindicennio berlusconiano di poteri contrastati ma bilanciati e ne apre un'altra, che ha l'impronta risolutiva di una resa dei conti costituzionale, per arrivare a quella che Max Weber chiama l'"istituzionalizzazione del carisma" e alla rottura degli equilibri repubblicani: con la minaccia di una sorta di plebiscito popolare per forzare il sistema esistente, disegnare una Costituzione su misura del Premier, e far nascere infine un nuovo governo, come fonte e risultato di questa concezione tecnicamente bonapartista, sia pure all'italiana.

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    Il caso Eluana, dunque, nel momento più alto della discussione e della partecipazione del Paese, si è ridotto a pretesto e strumento di una partita politica e di potere. Berlusconi aveva infine ceduto alle pressioni del Vaticano e all'opportunità di dare alla sua destra senz'anima e senza tradizione un'identità cristiana totalmente disgiunta dalle biografie e dai valori, ma legata alla precettistica e alle politiche concrete della Chiesa: così ieri mattina ha annunciato al Consiglio dei ministri la volontà di varare un decreto legge di poche righe, per vanificare la sentenza definitiva della magistratura che accoglie la richiesta di Beppino Englaro, e per impedire la sospensione già avviata ad Udine dell'alimentazione e dell'idratazione per Eluana.

    Il Presidente della Repubblica, che già aveva spiegato giovedì al governo l'insostenibilità costituzionale del decreto, ha deciso di assumersi su un caso così delicato una pubblica responsabilità, che non si presti ad equivoci davanti all'esecutivo, al Parlamento, alla pubblica opinione.
    Dando forma e sostanza all'istituto della "moral suasion", ha scritto una lettera a Berlusconi in cui spiega le ragioni che rendono impossibile il decreto, se si guarda - come il Capo dello Stato deve guardare - soltanto alla Costituzione, ai suoi principi, ai criteri che stabilisce per la decretazione d'urgenza. C'è una legge sul fine-vita davanti al Parlamento, dice Napolitano nel messaggio, c'è la necessità di rispettare una pronuncia definitiva della magistratura, se non si vuole violare "il fondamentale principio della separazione e del reciproco rispetto" tra poteri dello Stato, c'è la norma costituzionale dell'uguaglianza tra i cittadini davanti alla legge, quella sulla libertà personale, quella sulla possibilità di rifiutare trattamenti sanitari.
    Ci sono poi i precedenti di altri inquilini del Quirinale - Pertini, Cossiga, Scalfaro - che non hanno firmato decreti-legge, e soprattutto c'è la funzione di "garanzia istituzionale" che la Costituzione assegna al Capo dello Stato. Da qui l'invito al governo di "evitare un contrasto", riflettendo sulle ragioni del no del Presidente.

    Con ogni probabilità è stato questo richiamo al ruolo di garanzia del Quirinale, unito al gesto pubblico di rendere nullo il decreto del governo, rifiutandosi di emanarlo, che ha convinto Berlusconi a sfruttare l'occasione per aprire la contesa suprema sul potere al vertice dello Stato.

    In conferenza stampa il Premier ha spiegato la sua scelta sul caso Englaro con motivazioni morali ("Non mi voglio sentire responsabile di un'omissione di soccorso per una persona in pericolo di vita") ma anche con giudizi medico-scientifici approssimativi ("Lo stato vegetativo potrebbe variare"), e con affermazioni incongrue e sorprendenti: "Eluana è una persona viva, che potrebbe anche avere un figlio".

    Ma il cuore del ragionamento berlusconiano è un altro: la lettera di Napolitano è impropria, perché il giudizio sulla necessità e urgenza di un decreto spetta per Costituzione al governo e non al Quirinale, mentre il giudizio di costituzionalità tocca al Parlamento. Non solo, ma il decreto d'urgenza è l'unico vero strumento di governo in un sistema costituzionale antiquato.
    E se il Capo dello Stato "decidesse di caricarsi della responsabilità di una vita", non firmando il decreto, il governo si ribellerebbe invitando il Parlamento "a riunirsi ad horas" per approvare "in due o tre giorni" una legge stralcio che anticipi il testo in discussione al Senato, bloccando così l'esito della vicenda Englaro.
    Eluana, tuttavia, è già sullo sfondo, ridotta a corpo ideologico e a pretesto politico.

    Ciò che a Berlusconi interessa dire è che non si può governare il Paese senza la piena e libera potestà governativa sui decreti legge. "Si può arrivare ad una scrittura più chiara della Costituzione. Senza la possibilità di ricorrere a decreti legge, tornerei dal popolo a chiedere di cambiare la Costituzione e il governo".


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    La sfida è esplicita, addirittura ostentata. Quirinale e Parlamento devono capire che il governo assumerà il potere legislativo attraverso i decreti legge, della cui ammissibilità sarà l'unico giudice, con le Camere chiamate ad una ratifica automatica di maggioranza e il Capo dello Stato costretto ad una firma cieca e meccanica.


    Berlusconi vuole decidere da solo, in un'aperta trasformazione costituzionale che realizza di fatto il presidenzialismo, aggiungendo potestà legislativa all'esecutivo nella corsia privilegiata della necessità e dell'urgenza, criteri di cui il governo è insieme beneficiario e giudice unico, senza lasciar voce in capitolo al Capo dello Stato.

    Un Capo dello Stato minacciato pubblicamente dal Premier, se non firma il decreto per un deficit costituzionale, di "caricarsi della responsabilità di una vita". Qualcosa che non era mai avvenuto nella storia della Repubblica, per i toni politici, per i modi istituzionali, per la sostanza costituzionale: e anche per la suggestione umana.

    La risposta di Napolitano poteva essere una sola: con rammarico, il Presidente non firma, perché il decreto è incostituzionale. L'assunzione di responsabilità del Quirinale rende nullo il decreto, e costringe Berlusconi a imboccare la strada parlamentare, sia pure con le forme improprie annunciate ieri.
    Ma la lacerazione rimane, il progetto di salto costituzionale anche. È un progetto bonapartista, con il Premier che chiede di fatto pieni poteri in nome del legame emotivo e carismatico con la propria comunità politica, si pone come rappresentante diretto della nazione e pretende la subordinazione di ogni potere all'esecutivo.

    Avevamo avvertito da tempo che qui portavano le leggi ad personam, i "lodi" che pongono il Premier sopra la legge, la tentazione continua di sovraordinare l'eletto dal popolo agli altri poteri.
    Ieri, Napolitano ha saputo opporsi, in nome della Costituzione. La risposta del Premier è stata che il Capo dello Stato non potrà mai più opporsi, e la Costituzione cambierà.

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    Ecco perché la data di ieri apre una fase nuova nella vita del Paese, una Terza Repubblica basata su una nuova geografia del potere, una nuova legittimità costituzionale, un nuovo concetto di sovranità, trasferito dal popolo al leader.
    Si può far finta di non vedere cosa sta accadendo, con l'immorale pretesto della tragedia di Eluana? Ieri la voce più forte a sostegno di Napolitano è stata quella del Presidente della Camera, che sembra ormai muoversi in un perimetro laico e costituzionale, da destra repubblicana.


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    Dall'altra sponda del Tevere, mai così stretto, è venuto il plauso a Berlusconi del Cardinal Martino, presidente del pontificio consiglio Giustizia e Pace, e la sua "profonda delusione" per la scelta di Napolitano di non firmare il decreto. Come se insieme alle chiavi di San Pietro il Vaticano avesse anche la golden share del governo italiano e delle sue libere istituzioni.

    Certo, sotto gli occhi attoniti del Paese e sotto gli occhi che non vedono di Eluana Englaro ieri è andato in scena uno scambio di favori al ribasso, col Dio italiano consegnato alla destra berlusconiana, come un protettorato, in cambio di una difesa di valori disincarnati e precetti vaticani, da parte di un paganesimo politico servile e mercantile.

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    Dal caso Eluana non nasce una forza cristiana: ma un partito ateo e clericale insieme, che è tutta un'altra cosa.

    Libero News ne dice altre.
    Berlusconi se ne fregò altamente di Eluana cinque anni fa, adesso fa finta di essere il difensore di... se stesso e del suo smodato egoismo, forte dell'impunità che si è dato da solo, (con i suoi compagni di merende, certo).

    Meno male che ha appena dichiarato di dimettersi, così finalmente liberrà l'Italia dalla sua oppressione.
    Meno male, un giusta l'hai fatta! Grazie per andare alla porta.

    ROMA - Quando Berlusconi era presidente del Consiglio, ''nel 2004, gli scrissi una lettera chiedendogli aiuto. Non rispose. Dal momento che la politica non fece nulla e nemmeno il governo, mi rivolsi ai giudici. Chiesi loro aiuto ed essi fecero il loro dovere''. E' quanto dice Beppino Englaro in un'intervista al Pais pubblicata oggi sul sito online del giornale spagnolo.

    ''La Chiesa non ha nulla a che vedere con questa questione. Non mi puo' imporre i suoi valori'' afferma Englaro. ''Della Chiesa non parlo, sento un grande rispetto verso di lei e spero lo stesso per me da parte della Chiesa. Spero che sappiano quello che dicono e che fanno, ma non polemizzo con loro'', aggiunge Englaro.

    ''Il magistero della Chiesa e' morale; lo Stato e' laico e in esso convivono anche i cattolici. Quello che dice la Chiesa riguarda solo loro, non noi che non professiamo questa confessione'', conclude il padre della donna in stato vegetativo da 17 anni.

    D'accordo, quanto dice il padre di Eluana è perfettamente razionale e condivisibile.

    Noi che non apparteniamo alla Chiesa Cattolica non possiamo sentirci vincolati a dei diktat che dovrebbero valere per tutti.
    Mostruoso è che lo stato rinunci alla sua laicità, che trasformi il diktat in legge, oltretutto violando la Costituzione e avvilendo la Magistratura) volendo imporre a tutti, in modo assolutistico (a questo aggettivo si può sostituire anche quello che si preferisce).
    E altrettanto mostruoso è che poi la Chiesa, invece di restare fuori dalle questioni dello Stato, questioni di un capo del governo che (a essere gentilissimi) sbaglia e persevera nello sbaglio, invece l'applaude.


    Conseguenza: il crescente disprezzo per il Governo e per la Chiesa Cattolica (ma non per tutta, attenzione, solo per le più alte gerarchie vaticane, che mettono in imbarazzo teologi e anche parroci dalla mente aperta e fedeli).

    Non è un caso che da Papa Ratzinger i fedeli prendano le distanze in tutto il mondo, anche prima che "benedicesse" i nuovi cardinali antiebraici, con in mezzo quel negazionista.
    Ma evidentemente sono più vicini alla sensibilità papalina di altre figure e comunità della Chiesa Cattolica.


    In un blog i discorsi che si fanno non possono mai essere troppo profondi, si rischia la superficialità, anzi, ci entriamo a tuffo.


    Ma questo è quanto.

    Chi non conosce la pietà, le sta studiando di ogni, senza ritegno. In quale altro stato che si dica civile qualcuno si permetterebbe di comportarsi in questo modo, mentendo spudoratamente all'opinione pubblica nel tentativo di agitarla, di obnubilarla?
    Cosa diranno i media, domani?

    Ho trovato questo "rapporto" in internet...


    Dopo 12 ore di controlli da parte di tre ispettori-medici del Ministero del Welfare e dei carabinieri del Nas, il verdetto sarebbe che la clinica “La Quiete” di Udine non sarebbe in regola. Le irregolarità sarebbero di tipo amministrativo.
    Secondo i Nas le stanze destinate a Eluana sono state “locate” all’associazione di volontari che si è assunta la responsabilità della donna, creando una nuova «struttura sanitaria non autorizzata». Inoltre, sempre secondo il rapporto, nel decreto della Corte di appello i magistrati hanno indicato che l’interruzione dovesse avvenire in un «hospice» o in un «altro luogo confacente», che non corrisponde all’attuale sistemazione.
    Ieri si sarebbe verificato un sopralluogo di una giornata intera, in cui Nas e ispettori hanno controllato qualsiasi documentazione riguardante il processo, Eluana e tutti i responsabili presenti alla clinica, oltre al gruppo di volontari e al rapporto tra questi e la clinica stessa. Il gruppo avrebbe anche requisito la cartella clinica della paziente.
    Il gruppo ha lavorato fino alle 22, in parallelo con i carabinieri di Udine e con la squadra mobile, incaricati dalla Procura di indagare su una serie di esposti e denunce.
    Il rapporto dovrebbe essere notificato all’Assl 4 da cui dipende la clinica, all’assessore friulano alla Sanità, e alla presidente della struttura Ines Domenicali.
    Entro domani dovrebbe essere consegnato anche al procuratore Antonio Biancardi, in tempo perché lo stato di Eluana non si ancora irreversibile.

    Comunicazione di servizio...


    Ci sono stati di nuovo problemi nella gestione dei messaggi del programma Typepad.
    Come mi ha fatto notare Tito Faraci, le categorie in cui inserire i nuovi post sono rimaste di numero limitato per oltre una settimana (da quando ce ne siamo accorti) e oggi sembrano essere state ripristinate.


    Anche rispetto al numero dei commenti da inserire nei post era scomparso il limite massimo di 25 "visibili" e adesso vedo che invece è stato ripristinato.
    Poi, ci sarebbero state anche altre disfunzioni.

    Poiché vedo dal "segnalatore" sotto i tags che in un post con argomento simile a questo ci sarebbero almeno altri quattro commenti nascosti, fra i quali uno mio, mi riprometto di travasarli in coda a questo al più presto possibile, indicando anche la data in cui sono stati spediti.

    Cosa ci tocca fare...


    Saluti,


    Luca

    Certo che volevamo godere dell'ultima dimostrazione di controllo
    sull'individuo, questa proposta, che definire ignoblile non renderebbe
    grazia alla dimensione paradossale della stessa, potrebbe aiutare chi
    ancora dovesse nutrire dubbi sulla trasparenza offerta dalle
    rappresentanze dell'attuale gestione politica.


    Che il ns caro nanerottolo, Berlusca, stia facendo il possibile per
    risultare piu' ampio della dimensione che madre natura gli ha donato,
    e' chiarissimo, cosi' come la sua linea/non linea di gestione del paese
    appare piu' somigliante ad un pentolone di colla dove lui stesso sta'
    continuando a rivoltarcisi nell'intento di liberarsi di "passati"
    scomodi e che poco hanno a che vedere con la carica di chi dovrebbe
    essere considerato un saggio a tutti gli effetti e che invece, viene
    ridimensionato a mero coltivatori di interessi privati.


    Certo che una presenza consistente di opinioni critiche non gioverebbe
    alla gestione di un governo che non offra alternative decenti e
    specialmente tendenti a restituire una decenza all'immagine dell'Italia
    e degli italiani. La volonta' degli addetti ai lavori attuali e' fatta
    di opzioni adottate tecnicamente che niente hanno a che fare con
    l'offrire una soluzione ma bensi' i fatti ci dimostrano che di cercare
    soluzioni non se ne parla neppure, vero e' invece, che piuttosto che
    cercare di ristabilire gli equilibri "disturbati" da una vita intera (
    parlo del cosiddetto debito contratto con quello che e' definito il
    Banking Cartel) i ns attuali rappresentanti, come quelli che li hanno
    preceduti negli ultimi 40 anni di storia, credono che di fatto questa
    posizione passiva, che costa innumerevoli capitali di interessi pagati,
    sia divenuto uno status da coltivare anziche' debellare.
    Bisognerebbe essere informati, e non lo siamo, su quanto sudore degli
    italiani viene versato ogni anno nelle casse di quel Cartello Bancario
    che non accenna a risolvere il problema perche' chiaramente e' piu
    produttivo tenerci per i coglioni e di tanto in tanto darci una
    strizzatina per ricordarci che stiamo usciendo dalle linee pattuite.


    Credo che la maggioranza godrebbe di piu' se i coglioni sofferenti non
    fossero quelli degli italiani stessi ma bensi' quelli dei nostri
    rappresentanti in carica.
    Berlusca, l'uomo piu' ricco d'Italia potrebbe risanare le casse dello
    stato di una buona fetta del debito
    pubblico..........................aggiungo una nota a questa
    definizione: Debito Pubblico..................chi, del pubblico, ha
    partecipato nel creare quel debito venga lapidato all'istante! Credo
    che il numero si amplificherebbe se venisse alla luce che le aziende
    pubbliche sono quelle che piu' di tutti hanno attinto dalle borse dello
    stato e lo stato di conseguenza ha richiesto sovvenzionamenti al
    Crtello Bancario.
    Che i ns Berlusconi cio aiutino a capire in cosa consiste il Cartello
    Bancario e perche' riesce ad influire sulle vite dei cittadini.
    Mettere al corrente i cittadini della realta' dei fatti che hanno
    portato l'Italia ad essere un paese con i "buchi" richiede una forza di
    volonta' enorme e "coglioni" da parte dei politici che purtroppo non
    hanno. Solo Pannella & una ristretta cerchia di gentiluomini hanno
    provato, 30 anni fa', ad aprire gli occhi dell'opinione pubblica am con
    scarsi risultati vista la volonta' dei politici di allora di non mutare
    quello status di cui quasi tutti godevano, senza distinzione di colore
    a parte il gruppo naif dei "duri a morire".
    Quindi,mi rivolgo a tutti, dal Presidente della Repubblica ai
    fratelli/sorelle/compagni/cani sciolti/anarchici/quelli per la
    verita'/vedete voi come state girati................cerchiamo di non
    dare soddisfazione a questa ultima espressione dittatoriale che cerca
    di imbavagliarci/accecarci questa possibilita' di poter partecipare,
    anche in modo critico, a quello che e' a tutti gli effetti un diritto
    che non ha bisogno di approvazioni ne' di una Camera e neppure di un
    Governo specifico perche' siamo e ci vogliamo sentire liberi di
    esprimerci come, dove e quando lo riteniamo opportuno.

    Il tutto sempre condito con Amore.
    Claudio

    Facendo riferimento alla proposta legge
    d'Alia...


    Credo che ci sia ben poco da aggiungere quando mi passano davanti agli
    occhi i commenti gia' espressi e che esprimono l'imbarazzo di fronte ad
    una proposta simile. Riferendomi direttamente all'interessato direi che
    vedo che chi ha tempo da investire, d'alia, non lo fa certo nel nome
    di una qualsiasi forma democratica specialmente quando cerca di
    convincere il cittadino della legittimita' di questa proposta.
    Vergognati d'alia! non meriti neppure le maiuscole, ti sei "estinto" da
    solo esponendoti in questa campagna degna del 1600. Sei pagato
    profumatamente dalle tasche dei cittadini per essere creativo e
    costruttivo ed e' per questo che oltre ad essere anacronistico ti
    esponi anche ad altre forme di denigrazione, chiaro e' che sei un
    povero di spirito.


    Di tempo ne e' passato dagli anni '70 ma di cose in quel periodo ne
    sono state discusse tante, di proposte innovative ne' e' stata riempita
    la storia ed e' per questo che l'indignazione cresce notando che
    persone come te stanno ancora adoperandosi per destituire forme di
    diritto che niente hanno a che vedere con i tempi attuali.

    Se non lo hai capito (mi chiedo chi sono quelli che ti hanno riservato una
    poltrona come quella dove stai seduto) stai solamente cercando di fare
    il buon soldatino ma se ti rimanesse un minimo di coraggio, potresti
    anche illuminarci su chi ti ha messo in bocca questa disqualificante
    proposta di legge.
    Ne abbiamo abbastanza di nanerottoli che pretendono di mostrare al
    mondo quanto grandi sono i "coglioni" italiani anche perche' l'unico
    risultato ottenuto e' stato quello di perderci la faccia in ripetute
    occasioni. Se al posto dei partitocratizzanti ci fossero delle menti a
    governare il paese allora si che sarebbe possibile vedere i
    cambiamenti.


    Governi sostenuti dalla saggezza e non influenzati dalla politica o
    religione, solo in quelle condizioni si verrebbero a creare le
    condizioni ottimali per una ripresa. Se cosi' fosse, e tutti i
    plurimiliardari (fatti sulle spalle dei cittadini) devolveseero la
    meta' dei loro capitali per risanare il paese ed il marcio controllo
    operato dal Crtello Bancario, vedreste che la musica cambierebbe e non
    saremmo costretti a farci rappresentare da pagliacci che niente hanno a
    che vedere con le sorti del paese.


    Svegliamoci gente, dopo averci insaccato come dei salumi, rendetevi
    conto che ci stanno togliendo anche la dignita' di essere e questa
    proposta di legge ne e' la prova lampante, togliere la voce al popolo,
    togliere il potere della critica che nella meta' dei casi e' solo
    positiva ed atta a stimolare negli addetti ai lavori che , forse,
    esiste un'ulteriore punto di vista che sarebbe opportuno prendere in
    considerazione se ritenuto positivo e nell'interesse dei cittadini.
    I cittadini..............vi siete accorti che i media usano definire i
    cittadini dietro il termine "massa"? La "massa" e' una poltiglia che
    niente ha a che vedere con il riconoscervi una qualsiasi
    identificazione, una massa e' incolore, praticamente inesistente.
    Non facciamo che la storia degli ultimi 40 anni sia alterata dalle
    deformazioni che vorrebbero farci credere che chi e' stato immolato
    non ha piu' ragione di essere menzionato, ragazzi/e diciamo no ai
    totalitarismi, non mi stava bene l'ideale comunista e non mi sta' bene
    neppure cio' che ci stanno proponendo, fuori i partiti ed i politicanti
    dal Governo e lasciamo le briglie/sorti del paese nelle mani di chi ci
    puo' veramente aiutare.
    No ai cialtroni ciarlatani.

    Per quanto riguarda la questione di Eluana...............
    Sì alla vita se e' tale, No alla vita se voluta contro ogni legge
    naturale. Probabilmente la natura avrebbe gia' risolto il problema da
    tempo, solo l'accanimento umano, con l'ausilio di mezzi meccanici,
    pretende di farci vedere le cose da un punto di vista che niente ha a
    che vedere con le leggi della natura.
    Restituitele la dignita' che si merita e lasciatela riposare in pace.

    Claudio

    Non credo che se qualcuno di noi, se ha l'influenza o si opera di tonsille, possa aspettarsi un'incursione sull'uscio di Sacconi e dei suoi sottoposti con lo stetoscopio e il termometro.

    Data 08/02/09 16:37

    Avrei voluto intervenire sull'articolo di Repubblica e le vignette di Vauro, ma i commenti al post sono chiusi.
    Strano sistema democratico per favorire il dibattito, ma tant'è.
    Qui la sinistra sta strumentalizzando il caso Eluana per togliere il sondino al Governo, ma mentre i politici discettano e litigano su questioni di potere, una vita sta morendo.
    Torniamo al problema vero : la vita di una persona !
    E' chiaro che il decreto ha valenza di urgenza, perchè tra pochi giorni, causa la vacanza legislativa e la sentenza di un magistrato, muore una vita.
    A quanto ho letto, di questa morte non glie ne frega niente a nessuno, l'importante è criticare il governo e il vaticano.


    Ho paura di vivere in un paese come questo, dove se non ti puoi difendere ti ammazzano. E se succedesse a me ? Dovrò stillare un testamento biologico nel quale dichiaro espressamente che non voglio che mi interrompano le cure, altrimenti sono spacciato...

    Per quello che può contare, ho sottoscritto anch'io il seguente messaggio inviato al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

    Per la prima volta nella vita di questa Repubblica libera, democratica e garantita dalla Costituzione il potere esecutivo, per iniziativa del presidente del Consiglio, ha deciso di abolire una sentenza legittima, definitiva, non modificabile della giurisdizione italiana al suo più alto livello.

    Il Capo dello Stato ha fatto sapere al governo che l’atto sarebbe stato incostituzionale, e ciò per ragioni obiettive, palesi, verificabili nella nostra Costituzione e tipiche di ogni ordinamento democratico. Il governo ha deciso di ignorare l’obiezione. Il presidente della Repubblica, in nome della Costituzione di cui è garante, non ha firmato il decreto del governo. Ciò determina una situazione senza precedenti nella vita giuridica e politica italiana.

    Il governo Berlusconi ha deciso di aggravarla annunciando che, in luogo del decreto, presenterà una legge, chiedendo al Parlamento di votarla subito. La legge, anche se approvata, avrà la stessa natura anti-costituzionale del decreto. Tutto ciò su una materia immensamente delicata come la condizione di Eluana Englaro , con una violenta invasione di campo nel dolore di una famiglia e nei diritti civili delle persone coinvolte.

    Sentiamo perciò il dovere di essere accanto al presidente della Repubblica, custode e garante della Costituzione. Chiediamo agli italiani di unirsi intorno al Capo dello Stato e alla Costituzione in questo grave momento nella vita della Repubblica.

    Furio Colombo
    Umberto Eco
    Pietro Ingrao
    Umberto Veronesi
    Roberto Benigni
    Nicoletta Braschi
    Nicola Piovani
    Andrea Camilleri
    Carlo Lucarelli
    Ottavia Piccolo
    Rita Levi Montalcini
    Dario Fo
    Franca Rame
    Antonio Tabucchi
    Moni Ovadia
    Giorgio Ruffolo
    Claudio Rossoni
    Chiara Saraceno
    Luigi Manconi
    Gianfranco Pasquino
    Sergio Givone
    Luciano Canfora
    Stefano Rodotà
    Giovanni De Luna
    Margherita Hack
    Raffaele Simone
    Eugenio Finardi
    Samuele Bersani
    Giancarlo De Cataldo
    Luca Formenton
    Dacia Maraini
    Vincenzo Cerami
    Citto Maselli
    Ascanio Celestini
    Paolo e Vittorio Taviani
    Gino Strada
    Sandra Bonsanti
    Giovanni Bachelet
    Cesare Romiti
    Sergio Staino
    Lidia Ravera
    Luigi Cancrini


    ... e moltissimi altri.

    Per dimostrare che è tutta una farsa, basta pensare che chi fa abortire le proprie donne, e chi in questi giorni parla in Sardegna sa a cosa mi riferisco, non ha diritto di parlare di tutela della vita.
    Come non ce l'aveva Giuliano Ferrara che di aborti, per sua stessa ammissione preelettorale, ne cagionò tre.


    Silenzio.
    E solidarietà a Giorgio Napolitano, la cui sedia è minata da questa trama a orologeria della destra eversiva.


    V.

    07/02/09 19:58

    Ecco qua. È stato zitto per giorni, ora sproloquia senza limiti.


    Tutt'a un tratto è diventato il più strenuo difensore della vita di Eluana.

    Fa perfino il medico, dice che Eluana ha «un bell'aspetto e delle funzioni, come il ciclo mestruale, attive».

    È evidente che il premier mentre parla pensa ad altro.


    Altrimenti non si spiega lo strappo senza precedenti che ha compiuto nei confronti del presidente Napolitano.
    Quello del premier, è convinto il segretario Pd Veltroni, «corrisponde a un disegno politico ben preciso: è un tentativo di esasperazione che prescinde dal merito drammatico di questa vicenda».
    La vicenda di Eluana, dice ancora Veltroni, «è usata strumentalmente, con una certa dose di cinismo, per mettere in crisi il nostro sistema istituzionale».


    Insomma, il governo ha preso al volo l’occasione per mettere in pratica «un'idea populista e autoritaria, pericolosissima per la tenuta del paese: o si fa ciò che egli ritiene giusto fare - prosegue Veltroni – o si cambia la Costituzione, magari con il sostegno mediatico».

    La strategia di Berlusconi, ormai è chiara: addossare al Capo dello Stato la responsabilità di quanto può accadere a Eluana Englaro.
    «Immaginavo francamente - ha spiegato il premier durante il suo tour elettorale a Cagliari - si potesse superare da parte del Colle una posizione legata a fatti giuridici, anche non condivisibili, e che noi non condividiamo. E ciò anche in considerazione del fatto che il decreto del governo è stato fatto per salvare una vita umana».


    Per lui, il no preventivo di Napolitano al decreto «fa ridere». E approfitta della baraonda per dire che vuole cambiare la Costituzione, «perché è una legge fatta molti anni fa sotto l'influsso di una fine di una dittatura e con la presenza al tavolo di forze ideologizzate che hanno guardato alla Costituzione russa come un modello».

    Il disegno che ha in testa è chiarissimo: venerdì in soli 4 minuti ha fatto approvare al Consiglio dei ministri il disegno di legge in materia di idratazione e alimentazione. E ora, nel giro di un weekend si appresta ad approvarlo. Come richiesto da Berlusconi, il presidente del Senato Schifani ha convocato per le 19 di lunedì l'assemblea di palazzo Madama, anticipando la seduta già prevista per martedì 10. In pratica, l’esame del ddl in commissione (in programma per lunedì mattina) durerà al massimo un pomeriggio. Poi, bisognerà votare subito.

    Si preannuncia un’altra giornata nera per le istituzioni. Come quella di venerdì, quando il governo ha palesemente ignorato i rilievi del presidente Napolitano, che già si era rifiutato di firmare il decreto.

    Berlusconi parla come un dittatore, pronto a stravolgere la Carta: «Se non ci fosse la possibilità di ricorrere ai decreti legge tornerei dal popolo e chiederei il cambiamento della Costituzione. La Costituzione può essere scritta in maniera più chiara». Il presidente del Consiglio giudica «un'innovazione» la lettera del Colle e scandisce che «la decisione sui requisiti di necessità ed urgenza di un decreto legge spetta al governo, non ad un altro organo».
    Affondo non solo al Colle, ma anche al Parlamento.

    Intanto, il governo incassa la solidarietà di monsignor Fisichella, del Vaticano. Benedetto XVI ha voluto riaffermare «con vigore» «l'assoluta e suprema dignità di ogni vita umana», anche «quando è debole e avvolta nel mistero della sofferenza». Di ciò il Papa parla nel messaggio per la 17/esima Giornata Mondiale del Malato, in programma per l'11 febbraio. Nel testo Ratzinger, tuttavia, non fa alcune riferimento esplicito all'eutanasia o alla vicenda di Eluana Englaro.

    Ancora due giorni ed Eluana avrà conseguenze permanenti dalla mancata alimentazione e idratazione.
    Chi se ne frega, muoia in silenzio.

    Uno può, giustamente, desiderare di avere il diritto di decidere su se stesso, su come intende vivere o morire.
    Ma non può pretendere di giudicare (perché è più bravo e intelligente, perché la sa lunga, perché gli ha telefonato il Papa, perché è arrogante e presuntuoso, perché è autoritario e non sopporta di guardare in faccia la realtà o non ha gli strumenti per farlo).


    Può decide per sé ma non per tutta la comunità.
    Non può pretendere, su questioni tanto delicate, impicciarsi di come morirò. Io.

    Non può farlo per legge, non può farlo per disegno di legge, contro lo Stato, contro la logica.


    Ma non è di questo caso che staimo parlando. A questa congrega, basta guardarli in faccia quando parlano, basta guardare Sacconi quando sputava veleno in TV ieri sera, per giustificare l'ingiustificabile sperando che qualche allocco ci cascasse.


    Stiamo parlando dell'ennesimo, svergognato tentativo di farla franca.
    Di piegare la legge, vuoi con la riforma della magistratura (che il Governo NON può fare), vuoi con il continuo discredito tramite giornalisti complici o (alternativamente) a 90 gradi. O ben pagati (soprattutto).

    E se è il caso allungando magari qualche mazzetta ai giudici.
    E sono scomodi... Abbiamo visto che si usano altri metodi.


    Mi vergogno degli italiani che non hanno ancora aperto gli occhi, Io non sono più italiano da tempo.

    Aurevoir, mes amis!


    Fernand

    Eluana è morta, sarete contenti

    Ho lasciato scorrere le opinioni di tutti, che si sono avvicendate qui come in altre migliaia di blog e gruppi di discussione, ma adesso, per favore, non è il caso di procedere oltre.
    Personalmente, ho un'idea precisa su tutta questa vicenda, usata in modo strumentale per colpa di chi non nomino nemmeno, e l'ho espressa chiaramente sin dall'inizio.

    Chi non nomino nemmeno penso che tuttavia non tacerà, poiché non si è fermato davanti a questa situazione che meritava rispetto e cordoglio.
    Non l'ha fatto pur di portare avanti il proprio viscido disegno egoistico, camuffandolo da pietà interventistica; mi vergogno per lui e del fatto che rappresenti il nostro Paese, rimasto in buona parte attonito davanti agli armeggiamenti nelle segrete stanze e alle dichiarazioni scioccanti degli ultimi giorni. Davanti alle panzane raccontate in comizio per rimestare nei sentimenti profondi, e che meritano rispetto, delle persone tormentate da dubbi.


    La Storia (a patto che non la riscriva Dell'Utri) racconterà a bocce ferme in tutti suoi rivolti orribili anche questo lacerante dramma di una famiglia trasformato in un "caso" all'ultimo momento, dopo 17 anni di menefreghismo.
    Dirà chi ha fatto male e chi ha sfruttato la situazione. A questo non si scappa e in questo spero, affinché serva d'esempio.

    Ora non c'è più bisogno di decreti (peraltro incostuzionali) d'urgenza, che comunque (va chiarito) non avrebbero potuto aver alcun effetto sul caso in questione, non potendo prevalere comunque su una sentenza, ma solo per essere applicati a casi futuri.
    Solo qualche voce si è alzata per dirlo, mentre l'onda mediatica ha fatto convincere la stragrande maggioranza degli italiani che un decreto, o un disegno di legge, avrebbe cambiato il corso delle cose. Un'altra delle menzogne a cui siamo stati abituati in questi anni. Una legge seria sul tema adesso va fatta, non dal Governo, ma dal Parlamento, senza ingerenze dello Stato estero che limita da almeno nove decenni la sovranità italiana.


    Adesso, chi è credente preghi in silenzio come sa, secondo la propria religiosità.
    Per chi crede è questo il momento di farlo.


    L.

    E chi non crede mandi a quel paese magistrati, politici e presidenti.
    Fate un giro nel mio blog, se volete sapere la mia opinione.
    lelevignette.splinder.com

    In effetti sí, sono contento. Era ora.

    Ecco che si sente la voce sputazzante di un altro avvoltoio, che conferma la sua natura notoria.
    Tacete, sparvieri meschini, tacete davanti a una tragedia, abbiate la decenza, una volta almeno nella vita, prima di continuare a indossare come tutti i giorni il fez e il manganello!


    20:51 Gasparri: "E' stata eutanasia, pesano firme messe e non messe"
    "Su questa vicenda peseranno per sempre le firme messe e le firme non messe". Con queste parole il presidente dei senatori Maurizio Gasparri ha commentato la morte di Eluana Englaro. "Questo è un caso di eutanasia che non è previsto dalla legge", ha aggiunto, "bisognerà capire cosa è successo in quel posto che si chiama 'La Quiete' e che dovrebbe chiamarsi 'la morte'.


    Tacete, avvoltoi! La vostra sputazza vi ricada sulla testa a catinelle!

    Il Cacciatore

    Il disegno di Lele è carino, ben fatto, intendo, indipendentemente da quella a cui vuol alludere e che non mi trova d'accordo.


    La morte ha vinto tante volte in questi ultimi giorni, anche su persone a me care, ma le tv e i politici non ne hanno parlato. Nessuno ci ha disegnato vignette.

    Mes

    ........ a proposito, sig. Luca Boschi, complimenti per la battuta sullo Stato estero che incombe nella politica italiana.
    Mi sembra di averla letta l'ultima volta in un libro di Guareschi, protagonisti Don Camillo e Peppone, è un pò vecchia, ma fa sempre ridere.
    Ossequi

    A breve un Decreto Legge che imporra' di salutasi con "Eiaeiaalala'".
    Il capo del PdL, rimirando i propri stivali neri lucidi sopra i calzoni da cavalcatura, ha deciso di modificare il proprio cognome in Berluschini, avvicinandosi al suo mito giovanile non solo per attività politica ma anche per assonanza in rima.

    DT

    Ne esce, ancora una volta, un Paese ingenuo, emotivamente fragilissimo, superficiale, immaturo, credulone, retrogrado, masochista, represso, reazionario. Ringrazio chi, facendo parte di questa congrega, scrive in questo blog. Così, può ricordare efficacemente a chi legge che non si può riposare: la strada da fare per sconfiggere i pregiudizi, l'ideologia, l'incapacità di interpretare i fatti è ancora tutta in salita.

    Chi professa una qualsiasi fede, già che c'è, preghi una quindicina di minuti anche per lui affinché apra gli occhi. Ne ha bisogno quasi quanto chi, seguendo un'ambulanza, grida di svegliarsi a una ragazza con una necrosi cerebrale da almeno quindici anni, e alla quale le cure farmaceutiche impediscono che la natura faccia il suo corso.

    Una ragazza delle cui gigantografie sono piene le prime pagine di oggi.
    In una nazione incarognita come la nostra i media diventano sempre più ributtanti, gli avvoltoi e gli sciacalli continuano a fare razzia.


    L.

    Questo dice Sofri, saggiamente, oggi:


    Verrebbe voglia di dire che bisogna tutti sforzarsi di richiudere questa ferita, ma non sarà così. Le ferite non si chiudono. Non si chiuse quella di Moro. La disputa sul corpo di Eluana è per l'Italia del nuovo millennio una tragedia senza catarsi, senza redenzione, come fu quella sul corpo di Moro per la fine del secolo scorso. Ho guardato il minuto di raccoglimento al Senato: sembrava piuttosto, per quei grami presenti, la concentrazione nell'angolo prima dell'ultimo round.


    Certi uomini politici - cioè certi politici, prima degli uomini che dimenticano di essere - fanno molti conti. Vedrete: anche ora che il corpo di Eluana non è più perquisibile dai Nas, mostreranno di voler procedere per la loro strada. Legislatori tutti d'un pezzo, pronti a decretare la mia, la vostra, l'impossibilità di ciascuno di rifiutare per sé la nutrizione artificiale, una volta che ci trovassimo privati senza ritorno della nostra coscienza. Pazzia. Silvio Berlusconi ha voluto dire che lui, nella condizione di Beppino Englaro, non potrebbe mai "staccare la spina". Sia risparmiata la prova a lui e a noi. Tuttavia la prova è stata imposta a tanti, e qualunque sia la loro scelta, compresa quella di non rassegnarsi mai al commiato, dev'essere rispettata, amata e sostenuta. Ma provi Berlusconi a immaginare un'altra eventualità: che tocchi a lui di uscire da una rianimazione in una condizione vegetativa irreversibile. Vorrebbe o no poter decidere, finché il senno e la fortuna siano dalla sua, come debba chiudersi la sua esistenza, o preferisce lasciarne il peso ai suoi figli, per giunta votando ad horas l'obbligo a nutrirlo artificialmente senza fine? Questo era già il punto, ora lo è ancora più nitidamente. Mettete via i cartelli opposti che intimano: "Giù le mani da Eluana".


    Quanto a noi, scriviamo ciascuno sul proprio cartello: "Giù le mani da me, per favore".

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