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LO SGOMBERO FORZATO DI CALUSCA E CONCHETTA, OGGI

 RE NUDO COVER

Oggi è una giornata micidiale.

Le pessime notizie giungono a raffica, e in questo misero blog cerco, comunque, di farle conoscere. La mia amica Monica mi ha informato su quanto accade da quelle parti e... parla meglio di chiunque altro, con un suo comunicato, l'editore Giuseppe Liverani, circa una nuova ferita inferta, oggi, alla cultura della Milano da scolare. Anzi, già scolata, temo.


ALLA RICERCA DELLA CULTURA A MILANO (Alfredo Jaar, 2008)


Non sarà un caso se la città che ospita la civilissima mostra di Alfredo Jaar organizzata dalla Provincia di Milano e ha battezzato un convegno con una delle domande con le quali l’artista ha tappezzato la città, ABBIAMO DIMENTICATO LA CULTURA?, elimina uno dei giacimenti più preziosi del suo patrimonio culturale stesso, vivo e attivo da trentatré anni.

Cox


Come in un blitz antimafia, la polizia, all’alba di oggi giovedì 22 gennaio 2009, ha sgomberato il centro sociale Cox 18 a Milano, comunemente detto Conchetta, che da tanti anni ospita la mitica Libreria Calusca.

Fondata nel 1971 da Primo Moroni (Milano 1936 – 1998, scrittore, libraio e intellettuale italiano, punto di riferimento della sinistra extraparlamentare, punk anarchici e sindacalismo di base fino a tutti gli anni ‘90 – fonte Wikipedia) la non omologata Calusca è sempre stata punto di incrocio di cultura, controcultura, informazione, controinformazione, per la città e a livello nazionale ed europeo.


Nella sua sede attuale di via Conchetta, tutti hanno sempre trovato spazio, idee, confronti, scambi, stimoli e chi più ne ha più ne metta.
Fino a oggi in quel centro c’è stato l’archivio sterminato di Primo Moroni, da oggi non più: ci entra manu militari il Comune di Milano senza neanche aspettare l’esito di un provvedimento giudiziario in corso.

L’anno passato è stato sbattuto fuori il circolo degli artisti di corso Garibaldi, oggi la Calusca. Cosa dobbiamo aspettarci domani dalla giunta di questa malridotta città?

Mentre ci domandiamo preoccupati con Alfredo Jaar se POSSIAMO FARE A MENO DELLA CULTURA? chiediamo al Sindaco Letizia Moratti che fermi lo sfratto e lasci nella sua casa questo pezzo insostituibile di conoscenza e storia.


Infine ci piacerebbe sapere dal nuovo assessore alla cultura del Comune Massimiliano Finazzer Flory se il suo innovativo progetto culturale si alimenta di tutto ciò. A lui estendiamo un’altra delle domande di Jaar: COS’ È LA CULTURA per lei e la sua giunta?


Giuseppe Liverani, Editore
Edizioni Charta, Milano / New York
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COS'E' L'ARCHIVIO PRIMO MORONI?


I molti che l'hanno conosciuto possono dirlo: Primo Moroni ha sempre dialogato con chi andava in Calusca per libri e riviste, per portarvi le proprie edizioni, incontrarsi e discutere con altri compagni, o farsi "raccontare" da lui il "com'è andata".

Nel corso fluido della narrazione, cercando tra la massa di materiali stipati dietro il bancone, forse caotica ma ben disegnata nella sua mappa mentale, Primo vi attingeva immancabilmente l'opuscolo, il foglio volante, il libro "giusto", a sostegno del suo argomento o utile all'interlocutore.

Moroni

Di quella mappa fa parte anche la grande quantità di materiale documentario che, raccolto nell'intero arco della sua lunga e densa "presenza alla storia", è andata via via ad arricchire la sua biblioteca personale: una parte significativa delle culture espresse dai movimenti rivoluzionari e dalle esperienze corrosive dei sistemi di valori conservativi, monocentrici e patriarcali, negli anni Sessanta-Settanta, poi negli Ottanta e fino a oggi, in Italia e all'estero.


Per quanto frammentario, quel che oggi ne rimane dopo molteplici peregrinazioni e traversie (tra cui ingenti sequestri da parte degli organi repressivi dello Stato italiano), e cioè le varie migliaia di libri e riviste, poi i documenti, il fittissimo numero di opuscoli, i bollettini "ciclinprop.", i testi o gli audiovisivi prodotti dall'ampia e variegata area dell'"editoria diffusa" e del "no copyright", basta a delineare tanto una straordinaria visione d'insieme di quegli anni quanto uno spaccato minuto, fin nelle pieghe intime e strette, di collettivi sconosciuti ai più o di esperienze dimenticate.

Internojpg

D'altro canto, la Libreria Calusca, fondata da Moroni nel 1971, è stata sin dai suoi inizi un crocevia di innumerevoli percorsi di elaborazione teorica, controinformazione, controculture, pratiche sociali non omologate. Così anche quando, nel 1992, la libreria ha preso il nome di Calusca City Lights: è allora che si è aperta alla convivenza con i giovani dello spazio occupato di Cox 18, che vi esprimevano nuove soggettività e forme di lotta, e con i ragazzi e le ragazze della Shake Edizioni Underground, che nel Centro portavano la propria esperienza punk, poi cyberpunk e cyberfemminista.

Qui in Conchetta, la Calusca di Primo ha proseguito la sua funzione di connettore tra costellazioni, traiettorie e modi d'essere financo divergenti, di sensore delle soggettività e dei cambiamenti sociali, facendosi spazio condiviso, tale da oltrepassare radicalmente la dimensione del "negozio di libri" e del "consumo culturale".


Tutto questo, con lo spessore di incontri reali, di vite con-vissute, costituisce l'humus e dà respiro al molto che resta della biblioteca di Primo.


Lui avrebbe voluto farne un centro di documentazione: già l'aveva pensata così, nel concreto, accarezzando tra l'altro l'idea di un archivio in rete collegato con altri, prima di tutto con quello della Calusca-gemella, a Padova (si veda "Il Centro di documentazione Calusca City Lights", in Primo Moroni, Calusca City Lights, Milano, s.d.).


Attorno all'idea di Primo, dopo la sua morte, ci siamo ritrovati, conoscendosi poco o nulla, in un gruppo di compagne e compagni sia esterni che interni a Cox 18. L'abbiamo fatta nostra, perché ne condividiamo il senso per l'oggi e la proiezione futura. Inoltre, glielo dobbiamo. Per alcuni di noi la cura di questo progetto è anche una forma minima di affettuosa, necessaria "restituzione": sullo sfondo della prossimità, della conoscenza, dell'amicizia politica.


Non è sostituibile la capacità di orientamento nelle stratificazioni della storia, delle vite, delle lotte che ha rappresentato il segno distintivo della figura di Primo Moroni. E neppure la sua dote quasi sensitiva di ascolto e vibrazione a ogni segnale di cambiamento, né la propensione alla relazione teorico-politica, pregnante e vitale, tra quanto mai "archiviato" è depositato nei libri d'archivio e le trasformazioni dei soggetti, della città e dell'intorno globale. Ma, tuttora, creare connessioni è quanto ci aspetta: "Leggi e fai circolare!".

Ineludibile premessa è la conservazione più rigorosa dei materiali e la realizzazione delle migliori condizioni per un'agile consultazione. Proponimenti, questi, che assumono un significato politico aggiuntivo se soltanto si considera quella parte di scritti che, realizzati dall'"umanità sofferente che pensa" e dall'"umanità pensante che viene oppressa" (Marx a Ruge, maggio 1843) nel corso degli sconvolgimenti sociali degli anni Sessanta e Settanta, sono poi stati dispersi, negati o travisati, seguendo la sorte di tanti tra i soggetti che li avevano prodotti. Vogliamo evitare che quelle o analoghe testimonianze restino preda del "grande freddo". Oppure che si riducano a oggetto di ricerca per quell'umanità che pensa ma non soffre. Che, soprattutto, ignora il "rapporto immediato e sostanziale" esistente tra quei materiali e gli affrontamenti storici di allora.


La complessità del compito, dunque, non ci sfugge. E neppure la limitatezza dei mezzi. Ma rimane ferma l'intenzione di mantenere integro lo spirito che ha animato il progetto dell'archivio come ogni altra iniziativa di Primo Moroni: non solo quindi una "struttura di servizio" per ciò che una volta era chiamato "il movimento", ma un ambito di sperimentazione dove il tempo scorra diversamente e le ore e i minuti non vengano misurati in termini di prestazioni o di tornaconto, non scandiscano flussi di danaro che altro non è se non l'equivalente generale del nulla.
Va da sé che l'archivio sarà autonomo e autogestito, avverso alle noiosissime, e sempre uguali, leggi del mercato.


il gruppo di lavoro dell'Archivio

http://www.inventati.org/apm/

Qui, la voce della figlia di Primo, Maysa Moroni, che spiega perché ha lanciato, attraverso il blog di Alessandro Gilioli, un appello affinchè lo sgombero del Conchetta non metta a rischio l'archivio che raccoglie libri, volantini, documenti e manifesti che raccontano la storia dei movimenti in Italia tra gli anni Settanta e Novanta.
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Commenti

Ciao, vi giro quanto ha scritto Marco verso le 16 di oggi (spero che ne sia felice) per tutti coloro che abitano a Milano, che amano e odiano questa città e che, da ogni parte d’Italia, comunque riconoscono a Cox18 e all’Archivio Calusca di Primo Moroni un retaggio politico e culturale importante per tutte le forme di controcultura e attivisimo nel nostro paese, questo è un giorno infinitamente triste.


La notizia mi è arrivata alle 8.30 di stamattina, un risveglio tra i più incazzati e tristi che mi ricordi. A differenza di altre realtà controculturali storiche dell’area milanese, Conchetta era ed è insieme a poche altre esperienze, un luogo di memoria, una testimonianza forse di un’epoca che non c’è più, uno spazio dove poter liberamente proporre idee e appuntamenti culturali, un posto di ricordi personali e di amicizie, la sede del ricchissimo Archivio Moroni, l’ultimo vero anti-eroe di questa città, uno degli ultimi che l’ha amata ad alta voce e che ha compiuto con la Calusca un’opera di collezione di testi e video la cui eventuale confisca costituirebbe una delle più gravi perdite di materiale audiovisivo che i movimenti controculturali di questo paese potrebbero mai subire.


Lo sgombero di Conchetta, per le modalità con cui è stato effettuato, per le motivazioni politiche e sociali che lo accompagnano, costuitisce forse l’ultimo, definitivo, atto di furto e di offesa non solo ai giovani della controcultura milanese, ma a tutti coloro che nel nostro paese amano avere voce libera, riconoscersi in un luogo, in una serie di iniziative, per tutti coloro che non vogliono fuggire dalla propria storia ma resistere, per tutti coloro da Roma a Torino, da Venezia a Palermo che, sono sicuro, sentono sotto pelle soffiare il vento della repressione, dell’offesa, della perdita della propria storia, dell’offesa gratuita e arrogante da parte delle Istituzioni, di qualsiasi Istituzione, quella aggressiva che reprime e quella laida che tace.


Da stamattina, dalle prime 30 persone accorse ancora assonate e sconvolte in Via Conchetta 18, il numero di giovani e anziani è aumentato progressivamente per fare sentire a propria voce: ho assistito al primo presidio, al blocco della circonvallazione di Viale Tibaldi, al corteo itinerante per le strade del quartiere da Porta Genova alla Darsena: tutti luoghi storici della controcultura milanese, leggete La Luna sotto casa di Primo Moroni per capire cosa intendo, quel Primo Moroni che starà urlando anche lui dalla tomba nel vedere quello che sta accadendo.


Ho lasciato i ragazzi di Conchetta che cercavano disperatamente di rientrare in possesso della loro mailing list per informare i loro iscritti, cercavano una Rete da amici che abitano nelle vicinanze. Per loro, l’acesso alle stanze di Conchetta al momento è impedito con la forza.

Alle 15.30, quindi da circa venti minuti, un presidio a oltranza è stato organizzato (per quanto sia possibile organizzarsi in queste condizioni) davanti al Comune di Milano/Palazzo Marino: la speranza personale è che intervenga la cittadinanza, giovani dei centri sociali, agenti culturali, giornalisti indipendenti, gente comune, perchè senza troppa retorica perchè la gioranta di oggi non sia un momento da segnare a lutto
Esagero? Non sono solo, non credo a pensarla allo stesso modo, è il mio pensiero comunque sia, e ho una piattaforma per esprimerlo: per una volta la uso, me ne perdonerete.

Chiedo a tutti che ci seguono su Digicult di diffondere la notizia, protestare come meglio ci viene, per strada e sulla Rete. Fatelo, è il momento di farlo, smettendo di lamentarsi per quello che non abbiamo più, smettendo di fuggire dalla città alla ricerca di un posto migliore, oggi a Milano c’è anche un bellissimo sole.


C’è una frase di De Andrè che continua a tornarmi in mente, sono sicuro che molti di voi la conoscono e con questa il mio sfogo finisce per lasciare spazio alla protesta:

“E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, senza le barricate senza feriti, senza granate, se avete preso per buone le “verità” della televisione, anche se allora vi sentirete assolti siete per sempre coinvolti”.


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Barbara

Bisognerebbe far leggere tutto ciò a Red Ronnie: secondo lui la Letizia è una gran donna e (parole sue) è orgoglioso di aver il suo nome associato a quell di lei.

Be', se avessimo la mail di Red Ronnie, gli potremmo anche spedire l'articolo, e le testimonianze che immagino ci saranno nei prossimi giorni.

Ma piuttosto che con Red è meglio prendersela con chi è stato effettivamente responsabile dello scempio in corso, ligio al disprezzo per la cultura e per la conoscenza a cui si è votato.

Ciao, Marco!


Gianluigi

Io so.
Io so che Pier Paolo Pasolini scrisse sul "Corriere della Sera" un articolo nel quale denunciava alcuni misfatti, tenuti occulti da chi era incaricato di farlo, della Prima Repubblica.


Io so che ieri Beppe Grillo ha usato la stessa struttura "poetica" per denunciare, questa volta, i disastri e i reati attuali, quelli della Seconda Repubblica.
L'ha fatto qui, ottenendo un seguito di entusiasti aderenti:

http://www.beppegrillo.it/2009/01/io_so/index.html?s=n2009-01-21

Io so anche che Pasolini, per questa denuncia, fu eliminato, mettendo in scena un teatrino che dava in pasto all'opinione pubblica la sua devianza, cementando la grettezza dei bepensanti.

Io so chi invece lo volle eliminare.
E so che questa "associazione" è ancora attiva.
E so anche che fa da cane da guardia ai burattinai attuali.


Spero solo che Beppe Grillo non cada in un tranello di queste brave persone, perché un commento come quello è fumo negli occhi della classe dominante italiana.

Alla signora Moratti e ai lavoratori di polizia, ai graduati, e al vicesindaco della "Milano da pere" Alessandro Robecchi dedica una citazione di Ray Bradbury, da "Fahrenheit 451" (1951), e dall’omonimo film di François Truffaut (1966).


E’ la frase che dice il protagonista, Guy Montag, che di professione brucia libri:

"E’ un lavoro come gli altri, un buon lavoro, piuttosto vario. Il lunedì bruciamo Lucrezio, il martedì Molière, mercoledì Machiavelli, giovedì Goldoni, venerdì Voltaire, il sabato Sartre e la domenica Dante. Li riduciamo in cenere e poi bruciamo le ceneri. È questo il nostro motto".


Lo facciamo in Letizia.


Maupassant

Anche Sandrone Dazieri, che partecipa a questa esperienza di Nòva, ha scritto oggi su questi fatti, e con molta maggior cognizione di causa, grazie alla frequentazione che ha fatto negli anni passati di Calusca e Cox 18.


Ne parla in questo articolo, dal titolo "L'omicidio di COX 18", qui:
http://sandronedazieri.nova100.ilsole24ore.com/2009/01/lomicidio-di-cox-18.html


E, soprattutto, saggiamente riflette: "Ma davvero nella città di Milano non c'erano spazi da assegnare in comodato d'uso, o qualcosa del genere, perché l'attività di Conchetta continuasse? Davvero il Comune di Milano necessitava di quelle poche centinaia di metri quadri autogestiti da decine di anni? Davvero l'unica strategia possibile verso i luoghi della cultura non allineata è quella di distruggerli, inviando centinaia di poliziotti e decine di blindati, bloccando un intero quartiere e distruggendo tutto? Io penso che questo sia orrendo, che ancora una volta la gestione di Milano, dal Sindaco Letizia Moratti in giù, si sia rivelata per quello che è: un comitato d'affari, che vede la città come un'azienda da gestire, come una SPA generatrice di profitto. A spese di chi ci abita, di chi ci lavora, di chi cerca di viverci."


L.

:..MANIFESTAZIONE A MILANO PER IL COX18..:

H15,00 - PZZA 24 MAGGIO MILANO

Ho capito, LUQ, mi fa piacere, ma in che giorno avverrà?

Domani (sabato)?

Posto anche un'altra news che non c'entra, ma identifica il clima di tensione in cui si vive in Italia.


Chi ha visto la trasmissione in diretta non se ne è potuto accorgere.
Ma ieri sera, mentre Michele Santoro conduceva la trasmissione AnnoZero, al di fuori del teatro si è svolta una manifestazione, dove spiccavano le bandiere israeliane e da dove si sono sentiti insulti contro Santoro, reo di aver osato, la settimana scorsa, dare voce ai palestinesi.

Da questo punto di vista, significativa la prima delle vignette con cui il vignettista satirico Vauro ha concluso la puntata di ieri (che altrimenti si capiva un po' meno).

Faceva vedere un gruppo di bambini palestinesi dietro un muro semidistrutto e c'era la scritta: "L'operazione Piombo Fuso è finita". Uno dei bambini diceva: "Ma se noi siamo ancora vivi".

E l'altro: "Ssstt, ti possono sentire".

Che ve ne pare?


Saluti.

Mero

Dopo i manicomi chiudono anche i centri sociali ......
Non è giusto ! Dove la mettono adesso certa gente ? E se uno vuol farsi una canna in santa pace adesso deve andare per strada.
Lo sapete che quando chiude un centro sociale muore una fatina ?
Che perdita per la cultura, chissà se sopravviveremo !

scusa hai ragione si e' sabato 24 la manifestazione nazionale, per il resto (santoro & c.) si sa' come funziona...posso solo dire: speriamo di non diventare tutti "meri" per sempre...che tristezza. Sono arrogante se dico Zingarelli significato della parola "mero"

Ma scherziamo?


Parlare di "manicomi" oggi vuol dire essere col cervello incastonato nei profondi anni Cinquanta, e paragonare i "manicomi" ai centri sociali credo che sia ironico, ma in un momento come questo non vedo proprio dove stia, il bisogno di fare dell'ironia.

Qui c'è in ballo un archivio importante, con documenti che non si trovano altrove, Si sa che gli ignoranti vorrebbero annientare quello che semplicemente non conoscono (voce del verbo "ignorare"), infatti... guarda chi c'è al potere e guarda come avvilisce la cultura. Con programmi televisivi imbecilli tutti i giorni nelle fasce di maggior ascolto (ma tanto è gente che vota anche quella e il suo voto "pesa" come quello di una persona consapevole e rivolta al progresso). E con giornali faziosi, pien di notzie false, approssimative e... omesse.


Vabbe', guardandoci intorno, siamo messi proprio molto male! Non è che si salvi molto.

Allora, domani pomeriggio alle 15 in piazza 24 maggio (quando il Piave mormorava al passaggio), ci saremo!

Saluti e buonanotte a chi va a dormire.


SuperEva

Dopo la manifestazione in favore dei centri sociali di solito si contano i danni, quanti cassonetti bruciati, quante vetrine infrante, quante scritte sui muri , quanti feriti ecc. ecc.
Se questa è la vostra cultura se ne può fare benissimo a meno.
Inoltre, se volete farvi gli affari vostri, perchè dovete usare un immobile di proprietà del comune, cioè di tutti ?
Questi rivoluzionari vogliono contestare le istituzioni vivendo a spese delle istituzioni.
Patetici.

Nei Paesi civili ci si comporta in modo diverso da come fa il Comune di Milano, che tanto deve piacere (la sua posizione politica retrograda, intendo) a chi ha scritto sopra.

Prendiamo l'Inghilterra, che non è certo un Paese comunista.
Anzi, è conservatore, ma l'individuo, là, sembra molto più rispettato che nella Fogna (Forza) Itaglia.

E' notizia di questi giorni che una ventina di ragazzi precari, in maggiornaza studenti e artisti con lavori saltuari, con tranquillità e tatto, molto inglesi, hanno occupato due case nel West End di Londra.


Nulla di strano per l'Inghilterra (e lì si parla di case come dimora, non di immobili inutilizzati che diventano centri culturali, notare bene), vista la decennale tradizione di squatter della capitale inglese, se non fosse che le case, site in ParkLane, si trovano in uno dei quartieri più ricchi di Londra e il loro valore sia di diversi milioni di euro.


Il proprietario dell’intera area è il Duca di Westminster, la cui famiglia possiede quei terreni dall’XI secolo e che ora amministra tramite l’azienda di famiglia l’immobiliare Present Duke con un patrimonio acquisito stimato in sette miliardi di sterline.

Il duca possiede case anche nei migliori quartieri londinesi da Belgrovia a Mayfair, dove nei mesi scorsi c’è stata un’altra occupazione. E non commenta la situazione, certamente imbarazzante, sapendo che contro gli occupanti c’è poco da fare.


La legislazione inglese infatti permette la restituzione del bene solo con ingiunzione di un giudice dopo una denuncia ed un procedimento penale, cosa che sarebbe logico avvenisse anche in Italia, e che invece a Milano tutti si sono guardati bena di evitare. Certo, la Lega e Comunione & Liberazione sono di un'altra pasta, non si può immaginare che siano liberali. I propri porci interessi e stop.


Non è finita,in un Paese civile come l'Itaglia non è, se gli occupanti non devastano le proprietà ma le riutilizzano a fini abitativi, non possono essere sgomberati e allo scadere del decimo anno di permanenza ne diventano i legali proprietari.


Questo solitamente avviene con le case occupate nei quartieri periferici, ma ora c’è chi vuole conquistarsi la speranza di godersi per molto tempo il gusto di un tramonto ad Hyde Park. Una lussuosa risposta alla crisi, che si spera diventi una pratica diffusa, almmeno in un Paese civile, non importa se c'è la Monarchia o no,
Un monarca ce l'abbiamo anche noi, nei fatti.
Un monarca repubblicano (ma solo perché qualcun altro, col proprio sacrificio, scacciò a suo tempo gli infami che adesso potrebbero al massimo parecipare - infamemente - a un reality show).

Ha trovato la Repubblica e Presidente vuol diventare, in barba ai mandati di cattura.
Di chi sto parlando?
Parlo di un mondo virtuale, quello i cui attualmente è al potere un personaggio di fantasia, che avete capito?


Si chiama Bambasciazzo Narcorellotunis De' Lutronprevitazzi.
Lo conoscete?


Aveva uno stalliere.


Matteo Miradoris

Non so chi sia Riccardo, ma condivido il suo sdegno e riprendo le sue riflessioni.
Riccardo dice "Io rispetto le idee di tutti." E così faccio io. Ma aggiunge anche che non può condividere le idee e le trasformazioni che Milano sta subendo ad opera di una giunta comunale capitalista e di stampo fascista (non che io reputi Forza Italia un partito fascista, sia chiaro!).


Stanno trasformando la nostra Milano in una città sempre meno a misura d'uomo e sempre più a misura di anziani... ma che dovrà vivere la città nei prossimi 50 anni sono i giovani, non certo gli ultraottantenni cui credo, comunque, vada riservata la giusta attenzione.
La Moratti sta rovinando la città. Le uniche regole che vigono sono quelle che si basano sulla logica del profitto Se l'Expo dovevamo pagarla noi cittadini era il caso di fare un referendum per vedere quanti, veramente, erano d'accordo.
La Moratti ci sta mettendo in ginocchio.
Ecopass, parcheggi blu ovunque, strade dissestate, ordinanze del cazzo antidegrado (ma il vero degrado della città dove lo mettiamo...?), polizia ovunque, giustizia da nessuna parte.
Sono deluso.
Conchetta merita di esistere come posto di cultura ed aggregazione che fa parte della storia di Milano. Una storia che vogliono cancellare per fare posto ad un grande conto in banca. Io non ci sto.


Grazie, Riccardo.

Scrivo qui, perché nel post su Moliterni non sarebbe rispetto, in quello sul teatro non c'entra nulla.

Allora, prendiamo questi argomenti (poi ci sarebbe quello della manifestazione a Roma della prossima settimana):

1) Fermereno gli sbarchi!


- FALLITO, si trattava di una bugia talmente grossa alla quale solo i tele-ipnotizzati (anche inconsapevoli, magari brava gente, ma illusa) hanno creduto.


2) Fermeremo la criminalità che con la sinistra ha prosperato!


- FALLITO - vedi sopra, e aggiungo che non si può davvero pensare di combattere la criminalità colpendo la magistratura, oggi sottoposta a un attacco senza precedenti, neppure sotto il fascismo.

Ora va inviare 30.000 soldati nelle strade, per fare che? Guerre stellari? Non certo per fermare la criminalità. Ma per fermare i fermenti di opposizione che nei prossimi mesi, quando i soldi saranno finiti per tutti, si farà sentire.
Altro che sgombero del Cox di Milano (pur assurdo e gravissimo)!
Il bello è che ancora ci sono tanti che ci credono.

Ritalisa Forlani

Ma se abbiamo persino sconfitto l'effetto serra ! Per la prima volta i ghiacciai hanno smesso di sciogliersi, anzi sono aumentati.

Ciao Luca (è un "tu" informatico, non mi permetterei mai), scusami se sono troppo rapido nelle presentazioni, ma cercherò di rimediare a questo in seguito.
E' da 1 mese che scrivo sul forum del Papersera e, dato che è una decina d'anni che raccolgo l'opera completa sia di Guido Martina che di Rodolfo Cimino, mi era stato proposto di creare 2 blog su questi 2 Grandi Autori.
Ho deciso di cominciare dapprima con Cimino, poiché è relativamente più facile, e poi di questi tempi non posso impegnarmi troppo causa vari esami.
però ho 1 problema: la storia ZIO PAPERONE E IL TESORO DI CAPITAN KIDD (disegni di Pier Lorenzo e Massimo De Vita, 1961), è accreditata, sull'INDUCKS e su GC 219, per la sceneggiatura a Roberto Catalano, mentre tu stesso sui Maestri Disney numero 34 la attribuisci alla coppia Rodolfo Cimino-Elisa Penna: e in effetti la storia sa molto di Ciminiano.
Puoi spiegarmi l'arcano?
Grazie in anticipo.


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