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30/12/2008

IL SIGNOR BUG VA IN CITTA' (NY, NELLO SPECIFICO)

Hoppitynew

Un'altra cosa che mi sono perso nel 2008, e che continuerò a perdermi in questi giorni, fino a Capodanno, è l'eccezionale proiezione a New York City di un classico dell'animazione e del cinema in generale, che nel corso dei decenni è stato bistrattato come pochi.

Ne avevamo già accennato qui.

La proiezione avviene ogni mattina al Film Forum, 209 W Houston St, New York, NY 10014. Chi è in zona (non io, ahimè), può anche acquistare qui i biglietti.

Il lungometraggio animato narra la storia di un eroico "cavalletto" maschio, un grasshopper idealista, Hoppity, personaggio principale di un'opera corale che coinvolge una comunità d'insetti minacciati dall'espansione di Manhattan, un tema memore delle parabole di Frank Capra sul destino e le miserie dell'umanità.

Qui una recensione specifica, pubblicata oggi (30 dicembre) su The L Magazine e firmata Cullen Gallagher.

Mrbug

La proiezione è in una nuova copia ottima in 35 mm. che potrebbe essere anche usata per una futura diffusione in dvd, se chi detiene i diritti per farlo amasse il proprio lavoro e intuisse il potenziale di guadagno dell'operazione. Ma pare proprio che di entrambi questi fattori non si vede l'ombra.


Mr_bug_ad

Nel sito Out of the Inkwell, l'esperto Gordon Michael Dobbs fa delle interessanti valutazioni sulle ragioni dell'insuccesso del film al momento della sua distribuzione, forse dovuta a fatti contingenti (Pearl Harbor, mica bruscolini!), insinuando che però, forse, potrebbe anche essere stato determinato alla volontà "crudele" della Paramount di lasciare i fratelli Fleischer nei debiti, di cacciare a pedate Max e Dave e ingurgitarsi il loro studio dall'eccezionale curriculum e staff.


Non è una valutazione nuova, gli storici dei disegni animati hanno sempre ventilato un'ipotesi simile, ricordo bene di averla letta già da bambino in un testo comperato usato su una bancarella che non poteva essere stato scritto dopo il 1960.


Dice Dobbs:


Look at the bottom where interested movie patrons were asked to inquire at their local theater about when the film was going to be playing.


Variety reviewed the film at a Dec. 4, 1941 trade screening and I have to wonder if the first public screenings came just three days later.


I wonder if there is a record of movie grosses at the time of the attack – did they drop across the board? I would imagine if there had been a trend it wouldn't have applied to just one movie.


I do know the New York Times didn't review the film until its Feb. 20, 1942 edition. Time magazine put in a review in its Feb. 23, 1942 issue.


A Christmas time release had definitely been originally planned as one Minneapolis department store its window display centered around the movie, Variety reported.


A February release couldn't capitalize on the school kids being out on Christmas break. Nor could a February release help sell the merchandise tie-ins as limited as they were.


Now whether or not Paramount sabotaged the film's release in order to tighten its hold on the Fleischer Studio and to fire Max and Dave was the reason for the delay in releasing the film – the NY Times and Time reviews would have come out to coincide with the film's general release – has often been the subject of speculation. It's interesting to note that Paramount brass would have been willing to lose its investment in the film just to make sure Max didn't stage some sort of financial recovery
.


Questo post è dedicato a Catia, alla quale devo sempre mostrare la (purtroppo) racchia versione di questo film, nel pessimo doppiaggio italiano degli anni Ottanta.
Sotto, l'avvio della pellicola nella sua riedizione (su YouTube è disponibile tutta, in lingua oiginale, in otto segmenti).

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CATEGORIE: Film

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Commenti

Io ricordo un "Putiferio va alla guerra", sempre con insetti, un bel film.
Ma era più sperimentale, non c'entra niente, vero?

Ciao,

Lady Godiva

Ne approfitto per annunciare un altro evento, nel zoo8, che non vale la pena di perdere, anche se non si vedrà Mr. Bug.

E' possibile approfondire la notizia sul sito della Fondazione Corriere dei Piccoli:
http://fondazionecorriere.corriere.it/

Il progetto del Corriere dei Piccoli ha rappresentato per la storia del fumetto e della pedagogia italiana un momento molto significativo.
La ricorrenza del centenario dell'uscita del primo numero, che cade proprio in questi giorni (era il 27 dicembre di un secolo fa), offre l'occasione per rivivere le fasi salienti della storia della pubblicazione e riflettere sulle implicazioni che ha avuto una pubblicazione così fortemente connotata dal punto di vista educativo.
http://fondazionecorriere.corriere.it/it/iniziative_e_progetti/6_list_iniziative_details/iniziative_detail216.php?sez=Iniziative%20e%20Progetti

Il 22 gennaio aprirà a Milano, presso la Rotonda della Besana, una grande mostra organizzata dalla Fondazione Corriere della Sera, prodotta assieme a Palazzo Reale, che presenterà al pubblico circa trecento opere, individuate dopo un accuratissimo lavoro di ricerca eseguito tra le decine di migliaia di documenti posseduti dall'archivio della Fondazione.
Dovrebbe essere l'evento dell'anno, a cui non si potrà mancare!
http://fondazionecorriere.corriere.it/it/rass_stampa/detail.php?id=137

Se poi nell'anno ce ne saranno altri, meglio non perdersi neanche quelli. Purché non siano stronzate, nel qual caso sarà meglio perderle che trovarle.

Saluti e auguri,

L'Opinionista Informativo

"Mr. Bug" è un buon lungometraggio. Molte scene sono ottime, ed è pure una storia originale anzichè l'adattamento di una fiaba.
La tesi della Paramount fagocitatrice è la più credibile da qualche anno.

Grazie, Andrea!


La tesi della Paramount fagocitatrice circola un po' da sempre, il punto forse sta nella "quantità di dolo" che la major del cinema avrebbe messo nell'operazione. Se avesse fatto pressione sui giornali affinché non pubblicizzassero il film ricucendone di fatto il fatturato al botteghino nei primi giorni di programmazione (cosa fondamentale per la distribuzione dei lungometraggi in USA in quel periodo, a differenza dei cortometraggi, molto meno considerati e molto più tranquilli nella loro navigazione).
Se non erro, però, passano appena tre giorni dall'uscita di "Mr. Bug" e l'attacco di Pearl Harbor, con la conseguente, ovvia, copertura dei giornali di questa notizia, che fece passare in cavalleria tutto il resto, a cominciare dalle attualità della cultura e dell'intrattenimento.

Possiedo una vecchia storia a fumetti, americana ma pubblicata in Francia nei primi anni Settanta, sulla rivistina "Phantasmagorie", redatta da un paio di collaboratori del mensile di Wolinski "Charlie", che propone in un breve fumetto la storia dei Fratelli Fleischer, che si chiude con i succitati cacciati a calcioni dalla porta della Paramount dopo il flop di "Mr. Bug".


Se interessa a te e ad altri, posso andare a ricercarla e postarne almeno la parte finale, per riscoprire se questa tesi della Paramount fagocitatrice con dolo fosse già presente allora...


A presto, e buon anno (e buoni post sul tuo blog)!


Luca


PS: In un commento di Saurilla (una "new entry") ad un altro post, questo: http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2009/01/i-rifiuti-a-nap.html#comment-143939088, si cita il lungometraggio su Pinocchio di Giuliano Cenci, del quale parla in questo sito:
http://retronika.blogspot.com/2009/01/un-burattino-di-nome-pinocchio-di.html


Cosa ne pensi?
Anch'io le lascerò un breve commento, più tardi...
Thanks!

Sarebbe interessante vedere il fumetto che citi. Sul Pinocchio di Cenci non posso dirti nulla.
Non ho mai seguito con interesse il cinema d'animazione non-statunitense.

La tesi di Pearl Harbor non mi ha mai convinto del tutto, anche perchè moltissimi film vennero prodotti in quel periodo ed il loro successo/insuccesso al botteghino non fu certo condizionato dall'attacco giapponese.

P.S.: Per divertimento sto facendo una mia personale lista dei 100 "greatest WB cartoons". Credo che la metterò nel mio blog presto.
Sarebbe bello vedere anche la tua.
Sul blog di Jerry Beck ho postato i primi 50 titoli (il massimo che si consentiva), dovendo rinunciare ad un bel po' di favoriti.

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