Luca Boschi -

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29/04/08

WALTER CORSE DA SOLO

Veltroni

Correre è di per sé un'impresa, in un mondo di lumache!

Questa bella vignetta e triste è di Giorgio Sommacal, che molti (anzi: tutti!) senz'altro conosceranno grazie alle sue collaborazioni a Il giornalino, Lupo Alberto, Cattivik...

Già a suo tempo Carlo Peroni (Perogatt) si era servito di lumache e chiocciole per raccontare le sue gag. Adesso, questo flemmatico animale viene ripreso da Giorgio e dall'amico Augusto Rasori per "M".

"Perché le lumache?", uno potrebbe anche domandarsi.

Vignetta125

Perché i loro occhi sono antenne puntate verso il mondo, perché hanno l’aria di non avere mai paura, perché ci osservano in silenzio e notano tutti i nostri difetti in “fast forward”, perché non si lasciano coinvolgere da inutili diatribe di territorio, perché dopo una giornata di pioggia amano fare una “passeggiata” quando esce il sole, come capita spesso anche a noi, perché dal guscio loro hanno il coraggio di uscire.

Ecco perché.

Con gli stessi personaggi, ma in chiave "generalista" Giorgio e Augusto (Giors e Gugu) hanno fatto un promo in animazione flash di 9 minuti, già proiettato fuori concorso alla rassegna CORTOinBRA.


Date un'occhiata qua e inviateci un personale feedback. Trattasi di un ordine!

Web: http://www.giorgiosommacal.com
BLOG: http://striscebavose.blogspot.com/

Francesca

Nello spirito della battuta lumachesca è anche quella che segue, collegabile al fatta che, dopo dieci anni, a Castel Sant'Elmo, ci siamo incontrati di nuovo, con Francesca Fornario, autrice di satira e scrittrice per bambini.

La vignetta del pugno nell'occhio è una sua creazione di qualche giorno fa, tornata anche oggi di schiacciante attualità (dettagli a parte). Il disegno appartiene a un artista che Francesca stima molto: Francesco Schietroma.

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Di seguito i weblog con link a WALTER CORSE DA SOLO:

Commenti

Mi sono imbattuto in questo blog, navigando la notte, al casello.
Lo sapete, questo?
La Corte europea di Giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive. La legge della fattucchiera Gasparri è contraria alle normative europee.

L’Europa, dopo le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale ha ordinato all’Italia che le frequenze televisive pubbliche di Rete 4 devono essere assegnate a Europa 7. Se non verrà applicata la sentenza europea pagheremo 300.00 euro al giorno dal primo gennaio 2006. A fine 2008 fanno 330 milioni di euro. Più del prestito ponte all’Alitalia. Fede ci costa 300.000 euro al giorno di tasse.

L’ultimo Consiglio dei ministri di Prodi, D’Alema e Rutelli doveva applicare le direttive europee. Le ha applicate TUTTE, tranne quella su Rete 4.

Poveeeeeeer'Itaaaaaaaaaaaliaaaaaaaa!!!

Volumetrico

Belle ma lacrimevoli le vignette di questo post-

Bravi Sommacal, Francesca e gli altri.
C'è da riflettere, da pensare. Mentre gli altri parlano di fucili, mentre a Roma torna il saluto fascista dopo l'elezione di Alemanno.

E' così, non fasciamoci la testa, un po' di gente è questo che vuole, non una liberaldemocrazia, alla quale tutti potremo tendere, di ex sinistra e di attuale destra. Qui si tende comunque alla sopraffazione, all'imposizione di uno status quo che ricorda quello del secolo scorso.

Se sarò smentito dai fatti sarò felice, ma se fossi "imbeverato" dalle balle che questi raccontano sarei davvero uno strafesso.

Contro il saluto fascista che ritorna (poi passeremo alle squadracce; e sono STRACONTENTO di non vievere e a Roma, beché il problema sia anche mio in quanto italiano), mi piacerebbe far leggere ai frequentatori del blog queste parole di Furio Colombo.

Aperto alle opinioni altri e difformi. Opinioni, non legnate. Cultura, non berci da gradassi ignoranti come capre e orgogliosi di esserlo, così com'è Berlukaz.

Un fatto nuovo e unico sta verificandosi nel nostro Paese: il tentativo, apertamente sostenuto dai leader della nuova maggioranza che sarà il nuovo governo, di cancellare la Festa della Liberazione che si celebra (si celebrava, temo che dovremo dire fra poco) il 25 Aprile.

Si tratta della più importante festa della Repubblica italiana, la sola che veramente riguarda tutti gli italiani.

La ragione è semplice. Un giorno del 1945 è finito per sempre il regime detto nazi-fascismo, ovvero il legame fra fascismo italiano e nazismo tedesco che per cinque anni aveva terrorizzato tutta l’Europa, distrutto la maggior parte delle città, deportato e decimato a decine di milioni le popolazioni europee. Aveva, attraverso la stretta subordinazione del fascismo italiano al nazismo tedesco, realizzato il più grande genocidio della Storia: il tentato sterminio del Popolo ebreo, raggiunto, catturato e rinchiuso in apposite istituzioni di morte fino a raggiungere i 6 milioni di donne, bambini e uomini uccisi a uno a uno durante anni di metodica organizzazione.

Il 25 Aprile è diventato la Festa degli italiani perché quel giorno tutti gli italiani, compresi coloro che avevano preso parte al fascismo, sono tornati liberi, normali, uguali, non più divisi fra persecutori e vittime. Se il 25 Aprile non ci fosse stato, una parte degli italiani avrebbe dovuto continuare a combattere in clandestinità, fino ad essere eliminata, spesso con la tortura o il trasferimento nei campi di sterminio. E un’ altra parte di italiani avrebbe continuato a servire i tedeschi con la missione di catturare, torturare e uccidere dentro una meticolosa organizzazione di morte.

Tutti gli aguzzini avrebbero continuato a cercare tutti gli ebrei, anche nella famiglia o nella porta accanto, tutti i vecchi e i bambini dei gruppi destinati a morire, tutti gli zingari, tutti gli omosessuali, tutti gli avversari politici.

Dubito che si possa smentire questa descrizione. Se è vera, il 25 Aprile ha liberato soprattutto i fascisti dal loro tragico destino di aguzzini e di cacciatori di ebrei (per i quali ricevevano un compenso di lire cinquemila per ogni essere umano consegnato).

Allo stesso tempo è il giorno della liberazione di coloro che per dignità, decenza, amor di patria e di libertà, si sono rifiutati di piegarsi a un mondo di carceri e di campi di sterminio e hanno dato e rischiato la vita perché l’Italia tornasse a essere un Paese civile, normale, senza più teschi sui gagliardetti.

Di colpo le città italiane si sono riempite di bandiere tricolori ed è stata la festa di tutti.

Perché allora adesso ti dicono senza imbarazzo e senza arrossire che “è una Festa che divide gli italiani”? Come può dividere una Festa in cui tutti (tutti) sono diventati liberi ed è cominciata la democrazia nel nostro Paese?

Poiché è una affermazione palesemente falsa, le stesse persone ti danno, di volta in volta, risposte diverse.

Una è che alcune formazioni partigiane erano “bianche” (cattoliche) e volevano la libertà e altre erano comuniste e hanno combattuto sognando di passare da una dittatura fascista a una dittatura sovietica. Poniamo che sia vero. Era vero anche in Francia dove la parte comunista della Resistenza è stata la più combattiva (e - in seguito - molto più “sovietica” dei comunisti italiani).

Eppure un presidente di destra come Sarkozy, appena eletto, è andato a rendere omaggio ai caduti (dunque a molti comunisti) della Resistenza francese.

Un’altra risposta, un po’ sarcastica e un po’ con l’aria di chi sa meglio di noi la storia, è che «non ci hanno liberato i partigiani, ci hanno liberato gli americani». Chi, come me, c’era nella notte tra il 24 e il 25 Aprile, e con altri bambini che quella notte non hanno mai dormito, spiava la strada a curve che portava al luogo in cui eravamo nascosti, non ha mai dimenticato il rombo dei carri armati americani che abbiamo sentito per ore prima di vedere un carro comparire sulla collina, prima di vedere la bandierina a stelle e strisce, che voleva dire “siete liberi”, sopra la lunga asticella (allora non sapevo che era l’antenna radio).

Ma intorno a noi e dietro di noi, e lungo i percorsi che scendevano verso la pianura c’erano i partigiani. A loro si erano arresi i tedeschi (anche grandi reparti, ne vedevamo a centinaia seduti nell’erba senza l’elmetto che era stato per anni il primo segnale del terrore, senza la corta mitraglietta, con cui li avevamo visti abbattere giovani appena catturati, in mezzo alla strada). I partigiani portavano giù interi reparti di fascisti che avevano avuto come unico compito non “l’onore dell’Italia” ma la caccia agli italiani antifascisti, agli italiani ebrei. E al fronte non erano mai andati.

Nei due lunghi anni di occupazione di tedeschi e fascisti nelle città e nelle campagne italiane (mai stato così freddo l’inverno come in quei due anni) di chi erano i corpi dei giovani abbandonati, dopo la fucilazione, nelle strade italiane (cinque cadaveri di giovani sui vent’anni, lungo il percorso tra la chiesa e la scuola la mattina presto del due febbraio 1944)?

Chi erano gli impiccati, uno per lampione, in via Cernaia, a Torino, sul lato sinistro per chi viene da Porta Susa? Se erano così inutili, così irrilevanti da non meritare nemmeno una Festa, perché ne hanno uccisi tanti? Non sarà che quei fucilati, quegli impiccati erano stati in grado, con i loro tanti compagni “bianchi” e “rossi” più vecchi e più giovani, più “conservatori” e più “sovietici” di tenere inchiodati tedeschi e fascisti, costringendo una parte di loro a non combattere contro gli americani, costringendo una parte di loro a non poter dedicare tutto il tempo alla tortura degli antifascisti e alla deportazione degli ebrei?

Oggi, 25 Aprile, vorrei ricordare uno solo di coloro che - con ben due pagine fitte di scherno e denigrazione - Il Giornale di casa Berlusconi (22 aprile) ci intima di smettere di ricordare. È Franco Cesana, un ragazzino ebreo di 13 anni, di Modena, che ha voluto seguire “in montagna” (così si diceva allora) il fratello diciassettenne e con lui è stato fucilato sull’Appennino. È stata la storica americana Susan Zuccotti a raccontare la sua storia nel testo “The Italian Holocaust” (Nebraska University Press), a esibire la lapide del cimitero di Bologna su cui c’è scritto: «Al più giovane partigiano d’Italia».

Ci ricorda che con lui è nata giovane, la nostra Repubblica che ha reso liberi tutti. Lo ricorda nel capitolo fitto di nomi e di eventi «Gli Ebrei e la Resistenza italiana». Qualcuno dice che dovremmo dimenticarci di loro, perché questa data divide?

Mai sentito che la libertà divida un popolo. Quello è il mestiere, anzi la missione delle dittature.

Lo prova il fatto che nessun Paese, mai, ha abiurato o respinto o negato il giorno della Liberazione.

Vi immaginate un americano che rinunci alla Festa di Indipendenza del 4 di luglio?

Solo persone strane e vanesie o di debole identità si ostinano a cambiarsi la data di nascita.

La nostra è il 25 Aprile 1945. E siamo sicuri che ci unisce.

E' vero, io mi sento di destro, o almeno liberale. Non apprezzo Rutelli, non l'avrei mai votato. Ma queste sono miserie del nostro paesello: classe politica imprsentabile e transitoria, come Alemanno, che è altrettanto impresentabile.

Sono di destra, il mio cuore batte a destra, ma mi sale il vomito quando vedo Schifani presiedere una della massime istituzioni dello Stato. Serve un filosofo, una persona di specchiata onestà intellettuale, di destra, per ricoprire quei ruoli, non un lecchino del Cavaliere. Repellente.
E all'altra camera non può andare Fini, sbattuto lì per tenerlo lontano dal Governo (DENTRO il Governo deve stare). Anche se è notorio che Fini mente, che è del tutto incoerente sui temi della famiglia, che ha voltato la gabbana più volte e per coniugarsi more uxorio con quello coi tacchi ha tradito più volte noi di destra fino a cambiare i connotati del partito (facenddo anche svanire il tentativo rispettabile della Santanché di creare una vera destra moderna e senza pregiudizi e legami con un passato fascista ingombrante e sconfitto dalla Storia). Anche se pure Fini è un bugiardo noorio, quantomento è persona razionale. Al governo avrebe fatto da contrappeso a Bossi l'ubriaco, che anche oggi ha parlato di imbracciare il fucile, e ha detto che Berlusconi deve eseguire i suoi ordini.

Come previsto. E' un film già visto, un romanzo già scritto.

E in mezzo ci siamo noi: gente che crede davvero a una detra accettabile, moderna, da contrapporre al fanfaronismo in parte inconcludente del centrosinistra e della sinistra (scomparsa oltre l'Arcobaleno, come dice Smmacal).

Cosa dobbiamo fare? Cosa possiamo aspettarci?

Condivido le parole di Colombo. Lasciamoci alle spalle le divisioni sul fascismo, che invece sono pericolosamente tornate a galla ieri sera (ho visto le foto).

Il 25 aprile ci ha liberato dalle barbarie, infierire contro la festa della nostra nazione è da fascisti perfetti, Dimostra che a questo, ancora, si mira. Alla dittatura.

Che noi di destra (come spero anche gente di buona volontà di centro e di sinistra) scongiuriamo.
Quando nascerà anche in Italia una destra europea della quale possiamo non vergognarci?

Grazie a questo blog che ci permette di esprimerci.

Tanja

Signor Luca Boschi,
ma non le sembra che sia ora di rendersi conto della realtà e smetterla con le ideologie ?
In Italia c'è stato un periodo buio di guerra civile che ha fatto vittime innocenti in entrambi gli schieramenti, di destra e di sinistra , altro che liberazione.
La libertà ce l'hanno regalata gli Americani, non certo i partigiani.
Mai letto Pansa ?
Mai sentito parlare delle Foibe ?
Capisco che la sconfitta elettorale bruci, ma via, passata la buriana cerchiamo di riprendere la serenità d'animo.

Salve, Lele!

Ma... io pensavo che queste vignette fossero di tuo (suo) gradimento (non capirò mai se ci diamo del "tu" o del "lei")! Per una volta che si prende in giro Walter e la fu Sinistra Arcobaleno... No?

Anche per far riflettere sia gli uni che gli altri. Io non mi sento di censurare nessuno (salvo che qualcuno si lanci in robe tipo bestemmie offensive di divinità assortite, il che potrebbe urtare le sensibilità di qualche passante per il web; ma naturalmente nessuno si sogna di fare una cosa così)...

Per cui... Anche questi dibattiti mi sembrano vagamente costruttivi, pur essendo collaterali ai fumetti in sé (anche se partono da fumetti: il buon Giorgio Sommacal mi aveva mandato le sue segnalazioni intorno al 25 aprile, ma ero assolutamente bloccato da altri impegni partenopei, non avevo nemmeno un istante per controllare la posta). I prossimi post, per quanto mi riguarda, saranno asettici e bipartisan (e dirò di più: anche "biamerican", seguendo il tuo ragionamento).

Sommacal è comunque un vero Maestro, secondo me anche tropo poco sotto i riflettori, date le sue capacità dispiegate su vari fronti.
Mi piacerebbe che qualcuno si esprimesse su di lui, come ha fatto per il suo collega Bonfatti (meritevole vincitore di un "Premio Micheluzzi" sabato scorso).

E Francesco Schietroma, che non conosco personalmente, ha disegnato un paio di vignette (una è quella di Francesca che compare sopra, un'altra è pre-elettorale con un Bossi fuciliere) che non hanno niente da invidiare a quelle dei più celebrati vignettisti satirici nostrani.

Ciò "a mio avviso", come direbbe Vianovi.

Da par mio (anche se la cosa potrà far ridere), cerco di essere il "fumetnauta di tutti", anche se capisco come certi temi possano ancora suscitare reazioni e confronti... urticanti!

A presto! Con molte belle novità!

L.

Tornando al Comicon...bellissima esperienza!
Lascio la parola al mio io anglofono che così commenta i bei giorni a Castel Sant' Elmo su un forum internazionale:

"Hi, folks. I'm back from Naples where, inside a great comics/cartoon festival, the italian version of US' Comicon, I've been hosting three screenings of classic cartoons from the Golden Age.
Boy, it was a success.
The first screening was about Tex Avery and, wow, there were many people in one room (everything was done inside a marvellous medioeval castle!) LOLing like I've never seen before.
This screening was introduced by me and a common friend of mine and David's, Luca Boschi, an excellent comicbooks and cartoons historian, among the many things, and a marvellous person too, which I'll never thank enought to have allowed me to be there.
It was great to "play the part" of the critic and be able to give an audience made of few aficionados and people of the "real word" (not exactly though, being them still comicbooks fans, or even artists, but obviously not experts about this kind of animation) details about the time those shorts were made, the style of directors and animators, the timing of the gags and the plethora of them, unlike what used to happen in Disney's shorts, the metatheatre so much used in Avery's short and that comes from the roots of literature, with the Greek comedy and then rediscovered by Shakespeare and Pirandello, the various cultural references etc. They were amazed when I described how "a certain director" used to create several short-lived characters to be featured in few cartoons and then, when he thought they had already did the best of themselves, he literally killed them on the screen (the suicide of George and Junior in "Pigmy" visually expressed such remark later).

The grand total of screened shorts was 26 (plus an interview).
The wildest reaction was for "The Legend of Roackabye Point" that wins by a hair against "Crazy Mixed Up Pup", "Half Pint Pigmy" and "The Barber of Seville".
We even made a sort of Q&As at the end. I was extremely delighted to be able to speak about classic cartoons in Italian and I was also pleased to be asked some kind of questions like "Pard' me, but was that country wolf voiced by Pinto Colvig?" or "I remember to have heard the same voice used for the city wolf in a Droopy cartoon I had the luck to see in original language. Am I misremembering?". "

Bellissimo, Grazie, Andrea!

E' stato un piacere anche per me, naturalmente! Quando avremo pronte delle foto relative ai giorni scorsi, le metteremo on line!

Mentre, pensavo di rendere partecipi alcuni visitatori che non erano presenti con qualche post sul tema (nei prossimi giorni), ma vedo che mi hai preceduto!

In futuro faremo senz'altro di meglio, prenotando e adattando alcuni "materiali in movimento" con molto anticipo, in modo da architettare dei palinsesti ancora più complessi.

Grazie per la tua disponibilità, per la competenza confermata e per lo sfoggio di ars oratoria che hanno sorpreso tutti (sembrava che ci fossimo studiati i copioni in anticipo, mentre in realtà andavamo... "all'impronta"). In sostanza, sei stato una delle conclamate rivelazioni di questo festival!

Salutoni anche a Dave Gerstein e agli altri del forum, da parte mia (anche a John Kricfalusi, se ne fa parte).

E ai prossimi giorni.

L.

Grazie dei complimenti che sia te ed altri mi hanno rivolto!

Già idee per l'anno prossimo le avrei ma non le rivelo ( o ce le sottraggono con un anno di anticipo!) e quando i tempi saranno maturi te le dirò per posta elettronica.
Potremmo organizzare gli eventi come interventi di entrambi, in modo da poterci poi sedere comodamente e visionare i cartoons con calma senza che tu sia costretto a ricorrere al tuso super potere dell' ubiquità e ad impazzire correndo fra gli opposti angoli del castello per presentare altro (e poi, ovviamente, come ben sai, talune dei miei "possedimenti animati" son impossibili da reperire altrimenti! Mi dispiace infatti che tu non abbia potuto assistere ad "Up n' Atom", scritto da Clampett per lo Screen Gems, e che però Marco ha visto e forse potrebbe descrivertelo. Era il corto col "clone di Sylvester"......

Mi ha veramente stupito la moltitudine di persone lì presenti. E mi ha fatto tra le tante cose enormemente piacere chiacchierare in Inglese con Richard Camara, l'iberico autore di una stupenda versione di "Cappuccetto Rosso", veramente un genio, che, pur non sapendolo, aveva avuto idee che non di molto si discostavano da "The Trial of Mr. Wolf" e "Red Hot Riding Hood", mentre mi mostrava le tavole originali!
Aggiungici poi che fra le "ghost players" era pieno di belle ragazze il che non guasta mai......

Alla prossima!


P.S.: Tornando alla politica, possiile che molti che la pensano come me debbano sovente farmi sentire a disagio? Parlo con ragazzi lieti come che Alemanno abbia vinto e se ne escono ad un certo punto con idioti saluti romani, per strade i tontoloni che urlano viva il Duce o salutano romanamente...e basta!! Mi sento spesso il personaggio che Claudio Amendola interpreta nel film "Caterina và in città", l'ex-fascista (anche se io non lo sono mai stato nè mai lo sarò) che si vergogna di chi non si "è evoluto" ed ancora si comporta in quel triviale modo.
Anni di potere e governo conquistato non sembrano abbattere questi stereotipi che, oltre ad essere terribilmente inutili, fanno sì che il centrosinistra possa sguazzarci tacciandoci poi dell' appellativo di fascisti.
Come ieri Vauro a "Markette" che poi si beccava l'applausone mentre diceva che la nostra Costituzione espressamente dichiara il Bel Paese come antifascista, facendo un errore clamoroso (il compianto Moro insistette a lungo perchè si usasse il tewrmine "afascista", con un italianizzato alfa privativo, di ben più grande impatto e forza, e di significato assai differente) o l' Annunziata che a "Ballarò", mentre fiera sfoggiava il suo disinteresse per il congiuntivo ("Spero che a sinistra non faranno l'errore...", "Io ritengo che si deve smettere...", "Non penso che io ho detto..."), sempre di "mani alzate", "maree nere" et similia ella parlava.

Mi rivolgo a chi ha avuto quelle idee dementi (io sono classe '83 e per fortuna ho vissuto anche in epoche differenti dalla guerra e da anni '60-'70) nella speranza che le abbandoni. Ci si è messo tanto ad uscire dal ghetto sociologico in cui la Destra, giustamente (perchè quelle idee ancora aveva!!!), si trovava, francamente non vedo perchè dare adito a strumentalizzazioni. Se la mano alzata è ormai sinonimo di totalitarismo, leggi razziali, assassinio di Matteotti ed altre abnormità, francamente, chi può avere nostaglia di quei tempi????
Spesso chi fà quei gesti è il solito ignorante che fà la "spacconata"....basta, dico io, poi non stupiamoci che "El Pais" parli del "neofascista"(!!) PDL al potere in Italia e a Roma. W la moderazione! Aridatece non er puzzone, ma almeno una DC meno tangentopolizzata!

Ciao, io sono simpaticamente d'accordo con il parlare di queste cose anche in un blog di fumetti. Quello che dice Andrea Ippoiti mi trova concorde e mi fa riflettere.
Capisco benissimo questo "desiderio di pulizia" dal retaggio del passato a cui anche dei giovani di destra (o di centrodestra) mirano.
Infatti, il problema è che nella destra italiano sussistono tracce molto pesanti di fascismo (o dell'ideologia fascista supposta, perché i giovinastri che inneggiano al Duce Littorio dubito che ne abbiano studiato vita &opere, e naturalmente potrebbero essere nipoti di chi nel Ventennio c'era).

Il secondo problema è la commistione tra buono e poco buono, tra onesto e sospetto, tra limpido e losco.

Girando per questi blog ho letto quello che scrive qui Francesco Rigatelli:
http://francescorigatelli.nova100.ilsole24ore.com/2008/04/berlusconi-schi.html

Sempre nel vostro "blocco" del Sole 24 Ore, che non mi risulta sia legato propriamente alla Sinistra Radicale cosiddetta, ma piuttosto alla Confindustria, trovo osservazioni che condivido, e che, credo, il popolo che non pensa e non sa (e che ha voltato Berlusconi) ignora. Perché gli sono negate. Anche se dubito molto che possa provare simpatia per un antipatico endemico come il vomitevole Schifani.

Il titolo è:

"Berlusconi, Schifani ed il cattivo esempio"

Comincia così:

Già nel 2002 Franco Giustolisi e Marco Lillo si occuparono su L'espresso di Renato Schifani, ex democristiano, consigliere comunale a Palermo, poi capo dei senatori di Forza Italia e per anni volto tv del Berlusconi pensiero. Tra le sue azioni parlamentari si ricorda la legge o lodo Schifani, che sospese temporaneamente i processi in corso contro le più alte cariche dello Stato (fu utilizzata da Berlusconi stesso, allora premier), dichiarata poi inconstituzionale. Ma anche la battaglia vinta per il carcere duro ai mafiosi. Da ieri Schifani è il nuovo presidente del Senato. Ha avuto subito parole di grande equilibrio e ricevuto molteplici applausi. Certo è che come seconda carica dello Stato la maggioranza non ha scelto Pera o Pisanu, ma un uomo dal profilo marcatamente berlusconiano. Si tratta di un omaggio alla Sicilia, senza ministri nel governo, di un passo della Forza Italia dura verso il Quirinale, ma anche di un premio ad un senatore per la cieca fedeltà al capo. Solo che una democrazia non funziona coi cattivi esempi. E una legislatura non inizia bene con un tale passo. Di seguito l'articolo di Giustolisi e Lillo.

Quando, dopo una settimana di nottate, blitz e tranelli ha portato a casa l'approvazione della legge sul legittimo sospetto, Renato Schifani ha sottolineato con il consueto senso delle istituzioni la sua vittoria sull'Ulivo: «Li abbiamo fregati». Il capo dei senatori forzisti è fatto così. «È la mia chiarezza che dà fastidio alla sinistra», ha detto a un settimanale che gli ha dedicato un editoriale lodando «lo stile Schifani». Questo avvocato di 52 anni, nonostante il riporto e gli occhiali da archivista, è l'uomo prescelto da Silvio Berlusconi come volto ufficiale di Forza Italia. E lui lo ripaga come può. In un articolo sul "Giornale di Sicilia" dal titolo "Cavour e il conflitto di interessi" afferma che anche lo statista piemontese era «in potenziale macroscopico conflitto di interessi perché aveva il giornale "Il Risorgimento", partecipazioni bancarie, grandi proprietà terriere e un'intensa attività affaristica». Proprio come Berlusconi, insomma, eppure nessuno gli disse nulla. Peccato che, come scrive Rosario Romeo a pagina 451 della sua biografia, Cavour appena diventò ministro «decise in primo luogo di liquidare gli affari nei quali era stato attivo fino ad allora». Ma Schifani per amore del capo è disposto a sfidare anche il ridicolo. Come quando si fa riprendere in tv accanto al santino del leader neanche fosse Padre Pio. Avvocato civilista e amministrativista, 52 anni, sposato e padre di due figli, amante delle isole Egadi, è stato eletto nel collegio di Corleone, cuore di quella Sicilia che ha dato il cento per cento degli eletti a Forza Italia. Per descrivere l'eroe del legittimo sospetto, l'uomo che ha scavato nottetempo la via di fuga dal processo milanese per Berlusconi e Previti, si potrebbe partire dalle sue radici democristiane. Ma applicando alla lettera il suo credo, «non bisogna usare il politichese ma parlare con serenità il linguaggio dell'uomo comune», sarà meglio partire da una constatazione: il capo dei senatori di Forza Italia è stato socio di affari (leciti) con presunti usurai e mafiosi.

Sua eccellenza Filippo Mancuso, solitamente bene informato, ha definito così il suo ex compagno di partito: «Un avvocato del foro di Palermo specializzato in recupero crediti». Schifani gli ha risposto con una lettera in cui difende la sua «onesta e onorata carriera» e nega di avere mai svolto una simile attività. Negli archivi della Camera di commercio di Palermo risulta però una società, oggi inattiva, costituita nel 1992 da Schifani con Antonio Mengano e Antonino Garofalo: la Gms. L'avvocato Antonino Garofalo (socio accomandante come Schifani) è stato arrestato nel 1997 e poi rinviato a giudizio per usura ed estorsione nell'ambito di indagini condotte dal sostituto Gaetano Paci della Procura di Palermo. L'ex socio di Schifani è ritenuto il capo di un'organizzazione che prestava denaro nella zona di Caccamo chiedendo interessi del 240 per cento. Schifani non è stato coinvolto nelle indagini ma certo non deve essere piacevole scoprire di essere stato socio con un presunto usuraio in un'impresa che come oggetto sociale non disdegnava: «L'attività esattoriale per conto terzi di recupero crediti e l'attività di assistenza nell'istruttoria delle pratiche di finanziamento...».

(...)


Chi vuole leggere il resto basta che prema sul link che ho dato prima.
Saluti a tutti e viva le lumache.

Eli

Ciao luca,
Per quanto tiguarda le lumache "storiche" voglio aggiungere quelle del grande Rebuffi con le sue Strip "Esopo minore".

Signor Luca Boschi,
evidentemente le mie considerazioni riguardavano i primi due interventi del blog, non le simpatiche vignette.
La mia formazione culturale sul tema si basa sul fantastico fumetto di Jacovitti : "Battista l'ingenuo Fascista".
Consiglio a tutti di leggerlo perchè rappresenta ferocemente l'Italiano medio con le ipocrisie e gli opportunismi che lo contraddistinguono.
Ciao.

Verissimo, Lele: quell'episodio raccontato da "Lisca di Pesce", che gli valse anche un po' di problemi perché in quella circostanza "osava" sviscerare il pensiero di un italiano medio che un po' sapeva e un po' no, è una sorta di paradigma, descritto anch'esso in modo piuttosto disincantato e "semplice" (ma chiaro per chi avesse avuto orecchie per intendere) dell'italiano opportunista.

Purtroppo, temo che l'italiano medio del 2008, nel suo intimo, sia ancora così. Come Battista, ma nel contempo anche come chi, intollerante perché munito di coda di paglia, non amava che questa intima confusione e ipocrisia fosse rappresentata in vignette da Jacovitti.

Jac, come sappiamo, ebbe dei problemi anche in seguito, ai tempi di "Linus", quando "sfruculiava" i lettori orientati verso la sinistra extraparlamentare che talvolta erano infarinati di ideologia, senza avere delle concrete basi per stare da quella parte (né da un'altra). Il direttore Oreste del Buono, che sapeva il fatto suo, aveva lasciato carta bianca a Jacovitti, e certo non era intenzionato a censurarlo benché il Maestro di Termoli ironizzasse su Up il sovversivo di Alfredo Chiàppori, sul Dottor Rigolo di Pericoli-Pirella e sugli altri personaggi satirici della rivista. Il suo umorismo era comunque un po' più "alto" di quello del Bagaglino, pur con qualche scivolone, e andava lasciato libero di essere espresso sulle pagine del mensile, se non altro per rispetto a un autore così titanicamente grande: il principale umorista italiano già da decenni.

Anche su "Linus" Jacovitti tendeva soprattutto a divertire e a far ridere, piuttosto che a satireggiare come facevano i suoi più giovani e schierati colleghi, per cui qualche battuta superficiale, magari dettata da giochi di parole o da tormentoni, gli andava perdonata. E bisognava ringraziare il Maestro per la partecipazione a una rivista con la quale tutto sommato non aveva molto da spartire.

Ma così non fu, come ho mostrato a mo' di esempio con due vignette messe a raffronto in "Irripetibili", dove Linus, sulla copertina di una copia della sua omonima rivista letta da Gionni Peppe (o Gionnipeppe), al posto della sua consueta coperta stringeva una bandiera rossa con falce e martello.

Nel libro si vede la versione originale dell'immagine disegnata da Jac, ricavata da una fotocopia fatta alla tavola prima della sua consegna, e a fianco c'è la versione censurata dell'immagine, sbiaccata su richiesta della redazione, dove la bandiera era tornata a essere la classica coperta da Linus, e il suo manico serviva a comporre una inopportuna scaletta a pioli appoggiata di lato.

"Battista l'ingenuo fascista" avrebbe bisogno di una ristampa, e così anche il resto delle vignette satiriche di Jac: quelle pubblicate sul "Travaso", per esempio...

Rivelo segreti d'ufficio e annuncio un "possibile lieto evento", spifferando che c'è chi da tempo sta cercando di ricostituire tutto questo ampio corpus di tavole e vignette per riproporlo ai lettori?

Non posso aggiungere altro!!! :-)

L.

Egregio sig.Boschi
condivido anche stavolta il commento di Lele, guerra civile e vittime da entrambe le parti, altro che liberazione. C'è però da aggiungere un protagonista, ossia quel Regno del Sud che combatteva accanto agli Alleati con quello che restava del vero esercito italiano; tra questi soldati si contarono più morti che tra i partigiani.
Non capisco perchè ce l'abbiano tutti (in apparenza, perchè poi il pubblico lo vede) col Bagaglino, nonostante qualche momento grassoccio hanno dimostrato di sapere fare sia il varietà che la satira, e se andiamo a vedere i nomi che ci sono dentro, nessuno metterebbe all'indice Pippo Franco od Oreste Lionello. Ricordo che per rispetto del periodo pre-elettorale interruppero una loro parodia del "Grande Fratello", intitolata "Il Grande Politico", mentre ci fu chi si comportò ben diversamente. Senza di loro ci sarebbe un vuoto, e non vedo proprio chi altro potrebbe riempirlo (già abbiamo perso Amurri&Verde), anzi, certe trasmissioni sono ad un livello senz'altro più basso del Bagaglino; c'è addirittura uno che ha sacrilegamente reintitolato "Happy Days" col nome di una parolaccia.
Saluti.
G.Moeri
P.S.: Lumache? Ma quelle non sono chiocciole? ;-)

Poffarre, chi avrebbe mai immaginato tanti commenti a un post come questo?
Ne sono felice, naturalmente.

Forse è vero: parlare "non benissimo" del Bagaglino è quasi divenuto un luogo comune. Personalmente, devo dire che i loro spettacoli non mi piacciono (mi scuso, ma de gustibus..., mi scuserà per questo, caro Moeri). I miei appunti non riguardano la supposta volgarità del linguaggio impiegato (quandomai?), bensì una superficialità di battuta per me eccessiva e scontata, una rinuncia alla ricerca, con un mix di avanspettacolo tardivo e di varietà datato, anche più fuori tempo (per dire) de "L'amico del giaguaro" di Bramieri-Pisu-Del Frate (inizio anni Sessanta), o di "Tigre contro tigre", de "La trottola"... Questi ingredienti usati dal Bagaglino, uniti al coinvolgimento nello show dei vari politici in cerca di consensi, e all'arruolamento di attori e soubrette per me poco simpatici mi spingono a far giustizia immediatamente con il telecomando...

Ben altro era il livello di Amurri e Verde, ai quali è andata sempre la mia grande ammirazione. Ho registrato negli anni molti loro show televisivi e radiofonici, che ho poi studiato a lungo; ho anche avuto la fortuna di dirglielo quando li ho poi conosciuti, a suo tempo, per uno spettacolo tv, all'inizio del loro "Amurri e Verde News".

Con loro voglio ricordare un altro Maestro, umorista dalla prosa sublime, che spesso ha lavorato con Antonio Amurri, e con il quale ha condiviso il lancio (nel 1966) di "Gran Varietà": Maurizio Jurgens, papà di Stefano. Il programma tutto scritto da Maurizio Jurgens "Le ballate degli italiani" era un vero capolavoro creativo, penso perduto nei meandri degli archivi Rai; con un cast da fare invidia e una regia altrettanto esemplare (se ben ricordo di Federico Sanguigni).

Non voglio fare adesso un trattato, ma aggiungo anche il mio apprezzamento per l'ottantunenne Oreste Lionello, altro autore e entertainer che ho seguito sempre; il suo show da me prediletto era "Troppe donne pover'uomo!", scritto con Sergio D'Ottavi, dove recitava degli sketches con Andreina Pagnani, Paola Pitagora e altre attrici di teatro, forse anche Rina Morelli e Lina Volonghi. Qualcuno se lo ricorda?

Di questi programmi (e purtroppo di decine di altri) non ho mai trovato altra traccia che nella mia memoria.

Accettabili, per i miei gusti, anche il Pippo Franco e l'Oreste Lionello (con il Pino Caruso) diretti da Antonello Falqui all'inizio degli anni Settanta, in "Dove sta Zazà", "Mazzabubù" e così via. Quegli show erano veramente ben diretti, con classe, da un fuoriclasse (gioco di parole) come Falqui, "il regista dal dolce sapore di prugna". "Quando si dice Falqui, non ci sono equivoci!" . Dagli anni Ottanta in poi... Pardon, per Lionello e compagnia ho qualche problema di sopportazione.

Resta sublime il suo lavoro di doppiaggio, anche nei film Disney. Il suo Bert di "Mary Poppins" è superbo, benché un po' fuori sincrono (diciamo così) come avviene un po' per tutto il film anche con le altre voci.

Se qualcuno ha notizie o tracce di questa magica stagione della cultura umoristica italiana, sarò lieto di ospitare i suoi interventi. Da cosa nasce cosa. Ma bisogna tornare indietro nel tempo, purtroppo.

Enrico Vaime, autore che stimo moltissimo e che si può considerare l'ultimo depositario della "sapienza scrittoria" del varietà italiano, purtroppo si occupa di giornalismo. Lo fa benissimo, a "Omnibus" su La 7, con la saggezza e l'ironia che un conduttore imbalsamato da TG1 (o uno dei vari venduti in circolazione) non saprebbe mai sfoderare. Però, trovo che la sua, di intelligenze creative, sia sprecata. Ma è un segno dei tempi.

M fa piacere che qualcuno come lei, caro Moeri, sia sensibile a questi stimoli (ma lo sapevo già scorrendo le sue pagine web).

Parliamone...

Buon primo maggio. Io lo passo lavorando, per tenere dietro alle consegne.

L.

Grazie per l'augurio e l'interessante trattazione
di Amurri e Verde (tralaltro ho letto entrambi i libri dell'Amurri e &Verde News") oltre al loro spazio su "Italia sera", quando ancora il preserale non era appaltato agli sponsor, ricordo, su Radio 1 alle 13,20 anni fa, il programma "Chiamate Roma noi due noi due". Enrico Vaime invece è uno di quei volti che mi fanno cambiare canale.
Quello del Bagaglino è uno spettacolo teatrale che può vivere anche al di fuori della televisione (come è anche accaduto), una compagnia con un suo pubblico affezionato. Nel corso degli anni, da quando si chiamava "Biberon", lo spettacolo si è ampliato anche troppo (esigenze televisive), ha cominciato ad ospitare politici (anche troppi nell'ultima edizione), ma ha sempre avuto un suo volto ben riconoscibile. Che sia comicità "vecchia", sono in totale disaccordo: esiste una comicità vecchia? Faccio un esempio: Franco e Ciccio venivano accusati da qualcuno di riciclare la vecchia comicità di Stanlio ed Ollio: in realtà sono un tantino diversi, ma se anche fosse, se vediamo certa comicità successiva, moscia quando non volgare (non tutta), è un bel passo all'indietro rispetto ai due grandi comici siciliani.
Personalmente posso (sor)ridere ugualmente con un fumetto americano di primo Novecento, considerato "vecchiume" persino da addetti ai lavori :-O, come con un fumetto italiano recente: si tratta sempre dello stesso mestiere.
Non accuso il Bagalino nemmeno di superficialità: come dicevo, si tratta di uno spettacolo teatrale per il grande pubblico, che affronta i temi in maniera semplice e chiara. Non tutti insomma devono fare ricerca, ci sono varie correnti, come ad esempio questa.
Poi ci si può trovare di fronte ad una vignetta di Forattini in cui un perplesso Jimmy Carter osserva da dietro uno steccato un Giulio Andreotti cow-boy che cavalca con disinvoltura una falce-e-martello imbizzarrita, pensare molto bene del vignettista, ma non si conclude con "Pippo Franco questo non lo sa fare", viene da pensare semmai "Pipppo Franco le dice in un altro modo".
Mi scuso per la lunghezza della risposta, e mi auguro che gli archivi Rai un giorno restituiscano quel che devono.
Saluti.
G.Moeri

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